18 Luglio 2016 - Categoria: cultura, educazione

Manuale della scuole normali di Carlo Felice (1823-1848) per i maestri di Maurizio Serra a cura di Roberta Sanna

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CarmelitanoIstruzioni di Maurizio Serra al reverendo Signor Sacerdote Gianantonio Vargiu, maestro della scuola normale di Bunnanaro.

BUS-SS 1824.

AL REVERENDO SIGNOR SACERDOTE GIANANTONIO VARGIU MAESTRO DELLA SCUOLA NORMALE DI BUNNANARO

Reverendo Signore e mio collega amatissimo,

quantunque io già sapessi per esperienza che ogni anno di ogni regno dell’Augusto Sovrano che ci governa va distinto con nuovi benefizi, che il paterno suo cuore si compiace di spargere sui fortunati suoi Sudditi, non posso tuttavia esprimervi la gioja, da cui venni compreso quando, al comparire del Regio Editto del 24 di giugno dello scorso anno, io ne ravvisai tanti, e sì preziosi insieme accumulati in vantaggio della pubblica istruzione, e singolarmente dell’istruzione elementare che contava sinora fra noi così pochi Stabilimenti. Io non fui tardo a conoscere quali, e quanti vantaggi avrebbe recato alla Sardegna la salutare instituzione delle Scuole normali in quella savissima legge universalmente prescritta, e strettamente inculcata. Il volgo imperito, e la schiera de’ maligni non potrà forse, o non vorrà riconoscere a prima giunta, quale feconda sorgente di beni va per tal guisa ad aprirsi alla Sardegna. Ma un parroco che per dovere del sacro suo ministero è tenuto ad illuminarne il popolo, ed a servirgli di guida principalmente in quello che riguarda la morale e la religione, sarebbe troppo colpevole se non gioisse al pensiero dei miglioramenti che vanno a risultarne, e se non cercasse di cooperare con tutti i suoi mezzi alla prosperità di uno Stabilimento, di cui è per proprio ufficio e per disposizione del Re, il protettore, il sostegno e la guida.

L’accelerare ne’ vivaci nostri fanciulli lo sviluppo delle facoltà intellettuali, il dirigerle al vero scopo al quale debbono tendere unicamente, contribuirà eziando, a migliorando nel cuore ispirando loro per tempo coi sublimi precetti della divina legge, il santo timor di Dio, la via del buon costume, e del dolce amor fraterno che è la divisa dei Cristiani, e verrà a togliersi ai parroci l’ostacolo che presentemente incontrano nella difficoltà di farsi capire da troppo rozzi intelletti, allorché spezzano al popolo il pane spirituale della Divina Parola.

Meditando questi riflessi, non solo non mi fu grave, che addossata mi fosse, come a tutti gli altri parroci, l’ispezione di questa scuola; ma mi affrettai ad aprirla, quantunque mi trovassi sprovveduto di un conveniente locale, e quello, ch’era assai peggio, di un maestro, che la reggesse. Fu d’uopo, imprendessi io stesso ad insegnare ai fanciulli, e volentieri me ne occupai coll’ajuto de’ vice parroci, finché lo zelo vigilantissimo del nostro comun Padre, e Pastore Monsignor Arcivescovo di Sassari fissò i suoi sguardi sulla vostra degna persona, o mio collega amatissimo, e v’indusse a darmi sollievo col destinarvi ad institutore dei nostri cari fanciulli, che vi benediranno a suo tempo, e de’ quali forse, per mercé vostra, alcuni daranno più di lustro a un paese, ove nacque un Carboni[1].

Non vi rincresca pertanto d’aver perduto il vantaggio di qualche vostro interesse, ma tutto caldo di zelo e d’amor di patria consacratevi di buon grado a servirla senza che troppo vili considerazioni tolgano il pregio al vostro sacrifizio. Copiosa è quella mercede che Iddio va preparandovi, egli, che considera per se impiegate le cure, che vi darete per tutti questi fanciulli, e per ciascuno di essi in particolare: Quod uni ex minimis meis fecistis, mihi fecistis.

Ora desiderando ancor io di partecipare in qualche maniera alla ricompensa abbondante, che dovete sicuramente aspettare da chi non lascia senza mercede, neanche un bicchier d’acqua data in nome di un suo discepolo, risolvetti di contribuire ad agevolarvi il buon esercizio del vostro impiego: e letto avendo alcuni libri mandatimi da un degnissimo Ecclesiastico[2], institutore in un tempo de’ seminaristi della Diocesi, e uomo, che arde dal desiderio di procurar tutti i lumi e tutti i vantaggi possibili ai suoi connazionali, impiegai i ritagli del tempo, che fortunatamente lasciommi il mio pastorale Ministero per darvi un breve compendio delle massime più adattate a voi, al luogo, ed alle persone, che dovete instruire, onde formarvi qual vi desidero, e spero che diverrete un maestro veramente degno del gradimento del Governo, della riconoscenza del Pubblico, e della benedizione di Dio.

A giudizio di sommi uomini, l’uffizio, che intraprendete non è quello che il volgo crede, facile e di poca importanza. Se un buon pittore, ed un perito statuario vengono con ragione apprezzati perché sono rari gli ottimi artefici, più alta idea ancora bisogna farsi di un buon maestro di scuola, dice San Gio. Crisostomo: Quid majus quam adolescentulorum fingere mores? Omni certe pictore, omini certe statuario, ceterisque hujusmodi omnibus excellentiorem hunc puto, qui juvenum animos fingere non ignoret.

Un maestro che abbia a cuore d’adempiere al suo dovere in tutta la sua estensione, ed operi secondo gli impulsi della propria coscienza nell’instruire i fanciulli, sarà il riformatore dei costumi di tutto un Pubblico, il benemerito della Chiesa, e dello Stato, anzi l’Angelo tutelare, che addita il dritto sentiero per non sbagliare dal principio la via del Paradiso.

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16 Luglio 2016 - Categoria: cahiers de doléances

Lo splendido paesaggio della Sardegna deturpato da troppe pale eoliche realizzate per pochi denari di Angelino Tedde

Parco eolico di Nulvi

Parco eolico di Nulvi

Vedo con tristezza la fine del paesaggio incontaminato offerto dalla nostra bella regione . Coloro che dovrebbero tutelare il paesaggio sono soprattutto i rappresentanti eletti nei consigli comunali, che dovrebbero amare il loro territorio alla stessa maniera con cui amano i loro figli e parenti, invece l’esecrabile fame del denaro, come canta Virgilio, acceca uomini e cose. Avviene così che in ogni paese stia avanzando, inesorabile e visibile, una foresta di alte ferrigne torri, dotate di pale che, a detta di una parte di studiosi, dovrebbero offrirci energia pulita. Con i soliti trenta denari, ma questa volta, per i giuda che hanno venduto e stanno svendendo il nostro meraviglioso paesaggio. Le popolazioni da tutto questo mercimonio non ricavano alcun profitto. Stranamente, queste operazioni sono affidate a imprese avellinesi e casertane.
Ho visto lo sfacelo combinato a Punta Tinnari,Isola Rossa, dove i famosi prigionieri del sole, come i famosi prigionieri di Circe, non possono oltrepassare i confini della colonia estiva che si sviluppa tra picchi rossastri ormai inquinati. In Inghilterra e in Olanda, ma anche in Spagna, dove si è compiuto per lo sviluppo turistico il più efferato disastro paesaggistico non solo nella Costa Brava, queste torri di ferro, queste pale che zufolano senza mai posare, (quando non c’è il vento sfruttano l’energia auto prodotta); turbano i fragili cervelli delle pecore al pascolo, allontanano la selvaggina, costringendola a emigrare in altri lidi è, addirittura, secondo uno studio inglese, provocherebbero malanni fisici ai pastori stanziali, insomma tanto scempio per trenta denari. I paesi dell’Anglona non ricavano se non esigui benefici, le bollette dell’energia aumentano di mese in mese con l’aumento del petrolio. Il  nostro illustre scienziato Rubbia ha detto no da tempo alle pale eoliche, insistendo sullo sfruttamento dell’energia solare con ricerche mirate; non per niente l’ha reclutato la Spagna. Si era levato invano la voce di Soru. Allo scempio di certe coste ora si deve aggiungere anche lo scempio dei paesaggi incontaminati dell’ interno. In tutta l’anglona sorgeranno pale eoliche, dando l’impressione che ormai anche il cielo dell’Anglona sia imprigionato.

Lettere alla Nuova Sardegna del 24 maggio 2009 di Angelino Tedde – Chiaramonti-

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11 Luglio 2016 - Categoria: memoria e storia

Egidio Canopoli (Perfugas 1943- Sassari 2016) e Pietrina Mara (Nulvi1947-Sassari 2016) a pochi mesi l’uno dall’altra scompare una coppia esemplare nella fede, in famiglia e nella professione di Angelino Tedde

Dr. Egidio Canopoli

Dr. Egidio Canopoli

Se n’è andato in silenzio Egidio Canopoli, prima urologo presso il Policlinico sassarese e poi medico di famiglia a tempo pieno. Se n’è andato prematuramente. Era nato a Perfugas 73 anni fa e lì si è fatto seppellire. Dire che fosse un uomo integro, un medico scrupoloso è poco.
Andato in pensione alcuni anni fa si dedicava al servizio della parrocchia sia leggendo sia servendo la Messa. Ha avuto una moglie e due figli meravigliosi, entrambi psichiatri e psicoterapeuti. Era un anglonese verace. Fu marito, padre e medico esemplare. Ha fatto in tempo a conoscere una nipotina.
Lo ebbi medico attento e preoccupato della mia salute.
Non dubitiamo che il Signore lo accoglierà nella sua gloria quale figlio buono e fedele.
Alla moglie e ai figli vadano le nostre profonde condoglianze.

Ins. Pietrina Mara

Ins. Pietrina Mara

Pietrina Mara

Ad appena tre mesi dalla morte del marito ci ha lasciati prematuramente anche la moglie Pietrina Mara.
Piera, così veniva comunemente chiamata, era insegnante elementare ed aveva a svolto con particolare impegno questa attività professionale.
Nata a Nulvi il 13 giugno 1947, in Anglona come Egidio, che era nato a Perfugas nel 1943, dopo aver frequentato le scuole elementari e le medie nel suo paese natale, aveva frequentato a Sassari l’Istituto Magistrale Margherita di Castelvì, e quindi aveva insegnato in vari paese, fermandosi a Osilo che particolarmente prediligeva.

Si era sposata con Egidio Canopoli dal quale ha avuto Nicola e Maria Lucia, oggi, medici psichiatri e psicoterapeuti entrambi.
Di questa coppia si può dire davvero che erano tutto famiglia, professione e chiesa. Una famiglia davvero esemplare.
Piera per tanti anni si dedicò alla catechesi sia nella Parrocchia della Sacra Famiglia sia in quella di Mater Ecclesiae.
La sua ottima disposizione all’insegnamento l’aveva tradotto nella sua attività di volontariato catechistico.
Donna davvero carina non faceva sfoggio della sua bellezza, conservando per tutta la vita la sua modestia di sposa amata e fedele, di madre adorata e d’esempio ai figli come anche il marito Egidio.
La coppia e la famiglia era universalmente stimata.

La scomparsa prematura di Egidio, tre mesi fa, ci ha profondamente turbati come ci ha addolorati la morte di Piera.
Il Signore, con queste malattie feroci e imperdonabili, ce li ha tolti in così breve tempo entrambi, volendoli associare alla sua morte e passione, per il premio eterno.

Siamo fortemente frastornati e ci uniamo a Nicola e a Maria Lucia e alla figlioletta Diletta e ai parenti tutti nel dolore profondo e nel vuoto che la morte di due persone così buone, discrete ed esemplari lasciano nel nostro cuore.

Bene si addicono i passi biblici scelti dai figli per i necrologi:

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt.5, 8)

“Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.” (2Tm,7).

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10 Luglio 2016 - Categoria: eventi culturali, memoria e storia, recensioni

Padre G. B. Manzella: passo, passo con Padre Manzella nel 1935 Dinamismo apostolico di un ottantenne di Pietro Pigozzi cm.

ManzellaErminio Antonello e Roberto Lovera, La carità in azione. Epistolario di Padre Giovanni Battista Manzella, CLV Edizioni Vincenzane, Roma 2014, pp. 780 €. 20,00

E’ stato pubblicato un nuovo libro su Padre Manzella; anzi, sarebbe meglio dire un “libro di Padre Manzella” postumo di ben 76 anni! Si tratta del suo epistolario, curato dai Padri Erminio Antonello e Roberto Lovera. Rompendo gli indugi di un lungo riserbo, forse eccessivamente ossequioso della Causa di Beatificazione del Servo di Dio, oggi avvertiamo l’esigenza di far conoscere quel mondo spirituale manzelliano fissato nella sua abbondante corrispondenza epistolare, e riascoltare la sua parola viva, semplice e disadorna, ma sempre straordinariamente ricca di fede. Attraverso i suoi scritti possiamo incontrarlo tuttora vivo e palpitante nella vivacità di quella comunicazione che sapeva intessere con tante categorie di persone: i suoi familiari, le figlie e i figli spirituali a diverso titolo, i numerosi collaboratori nell’apostolato missionario e caritativo; persone ormai tramontate, che però ci testimoniano tutta l’estensione del mondo manzelliano. Una lettera al nipote Paolo Tante lettere ci fanno rivivere da vicino anche il suo apostolato straordinario tra le popolazioni della Sardegna. Una di queste, senza data e indirizzata al nipote Paolo, è particolarmente significativa del suo dinamismo apostolico ancora a ottant’anni compiuti. Dal contenuto veniamo a conoscere che fu scritta tra aprile e giugno del 1935. Paolo era figlio di Luigi, fratello maggiore del servo di Dio, e quindi fratello di Sr Linda e di Sr Annetta, con le quali Padre Manzella ebbe corrispondenza fino al suo ultimo anno di vita. Dalla moglie Edvige ebbe cinque figli: tra cui Laura: quest’ultima sarebbe diventata proprio suora manzelliana a Sassari nei primi anni del 1950. Nel 1935 Paolo subì l’amputazione di una gamba e Padre Manzella si premurò di scrivergli per sostenerlo e consolarlo. Scritta “dalla casetta di Castelsardo contemplando le ampiezze del mare”, si presentava al nipote come oberato sempre di lavoro: “Non so più in che mondo sia per il tanto lavoro, … venni qui alcuni giorni tanto per scrivere qualche lettera senza essere disturbato”. La casetta di Castelsardo-Lu Bagnu, inaugurata appena l’anno precedente, era diventata il suo eremo di tranquillità, dove ogni tanto si rifugiava, lontano dal frastuono apostolico di Sassari. “Sapevo già dell’amputazione della gamba, ma non sapevo nulla del seguito che ancora senti dolori alle gambe; è proprio così. Quanto verrei volentieri a vederti, spero venire quest’anno…”. Questo riferimento a una possibile visita in famiglia ci fa capire che l’estate non è ancora cominciata. Però aggiunge un suo timore: “Cosa vuoi?! nelle vacanze quando gli altri vanno in giro, io ho da predicare ai preti e perciò difficilmente mi avanza tempo. Pregherò per la tua guarigione perfetta, benché hai dovuto fare il sacrificio della gamba”. Ma anche altri elementi fanno pensare a un periodo prima dell’estate. A Giùncana, Santa Maria Coghinas e Codaruina Descrivendo la sua salute sufficientemente buona, affermava: “Io sto bene benché un po’ vecchio, ho soltanto ottant’anni compiuti; e qualche volta sento il peso della stanchezza che non sentiva quand’era più giovane. Faccio però ancor tutto come quando avevo trent’anni. Dio sia lodato. Tutti sono meravigliati come nonostante l’età faccio ancora tante fatiche”. Ed eccolo ripercorrere le sue fatiche apostoliche appena concluse: “Come otto giorni fa, dopo un lungo viaggio in automobile feci ancora due ore a cavallo per salire sopra un monte a predicare ai pastori, appena giunto, era già notte, chiamai a rassegna i pastori, feci loro una predica, visitai malati; cenato a mezzanotte mi coricavo…”

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7 Luglio 2016 - Categoria: cultura, memoria e storia, recensioni

Elisabetta Grazia Coraduzza, pittrice sassarese e insegnante di Educazione Artistica nelle Scuole Medie” di Angelino Tedde

In occasione della scomparsa di Elisabetta Grazia Coradduzza, sassarese, nata nel 1931 e scomparsa in questa Quaresima a 94 anni, pittrice e ordinaria di Educazione Artistica nella Scuola Media Statale, vogliamo ricordarla in occasione di una mostra organizzata nel secolo scorso e da me presentata nel famoso periodico sassarese, dal titolo il Sassarese. Riportiamo qui un quadro da lei regalatoci in occasione della mostra. (A.T.)

Grazia Elisabetta Curadduzza è nata a Sassari più di una trentina d’anni fa (1976). Si è formata presso il locale Istituto d’Arte, alla scuola di Dessy, Tavolara, Figari e Vico Mossa.

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14 Giugno 2016 - Categoria: cahiers de doléances

Le spudorate bugie del governo Renzi, con l’aumento delle tasse sulle secondo case, tasse quasi raddoppiate di Ange de Clermont

Ricevo e pubblico questa lettera:

Gli strozzini

Gli strozzini

” Esimio Coordinatore di accademiasarda.it, il 16 scorso ho potuto constatare le grosse bugie del governo di Renzi.

Fino allo scorso anno, pagando l’IMU sulla prima e seconda casa, non superavo le 500 euro, quest’anno senza pagare l’IMU sulla prima casa, ma soltanto sulla seconda ho dovuto pagare circa 760 euro come primo anticipo, a dicembre salvo ulteriori aumenti pagherò altri 760, in parole povere la seconda casa mi viene a costare la bellezza di 1520 euro, in lire circa tre milioni. In pratica viene erosa non solo la mia tredicesima di pensionato, ma anche il dodicesimo stipendio. Se questo significa abbassamento fiscale vuol dire che io non capisco nulla e non capisco se questi governanti abbiamo davvero la testa a posto. La maggior parte degl’italiani una casa in paese o al mare o in città la possiede e quindi su questa seconda casa si è accanito Renzi e il suo ministro Padoan e hanno fatto un bell’affare. “Faccio finta di restituirti il portafoglio, ma prima te lo svuoto”. Questi fatti dovrebbero far capire ai cittadini che i nostri governanti continuano a dire bugie su bugie. Infine attendo l’esito della dichiarazione dei redditi per vedere ingrossare il baget delle dichiarazione grazie alle due case e il conseguente esborso nel mese di luglio, divenuti ormai mesi nefasti perché con dicembre è il momento della mano lunga del governo davvero ladro. Perciò con le sue bugie Renzi ha finito di avere il mio voto nelle prossime elezioni. Penso anche che siccome in casa ho lavorato da stipendiato soltanto io e mia moglie non gode di alcuna pensione, poveretta il giorno che me ne andrò sarà costretta a vendere pure la seconda casa, altrimenti dovrà ricorrere alla Caritas per mangiare. La stupidità dei nostri governanti non ha limiti e le tasse con le accise sulle bollette di ogni servizio erogato sono una vergogna. Spero che presto questi cretini vengano spediti a casa  senza pensione e vitalizio. Da che siamo entrati in Europa  e viviamo sotto il governo tedesco non cc la facciamo più. Forse è meglio cominciare a pensare di mollare questo mastodonte che ben poco ci ha dato se non aumentare le tasse e i balzelli di ogni genere.

Cordiali saluti

lettera firmata”

Gentile visitatore,  condivido la sua analisi. I governi italiani di
sinistra hanno il compito di strozzare i meno abbienti tra gl’italiani che in questo momento sostengono i figli inoccupati e disoccupati.
Questi governanti sono anni luce lontani dalla gente e dai suoi problemi, la stessa cosa si può dire di questa puteolente europa (non merita la maiuscola). Non ci resta che protestare come stanno facendo i francesi e mandare a casa questi succhiatori di sangue e anime umane. Non parliamo delle privatizzazioni che sono servite e servono a lasciare i futuri pensionati senza pensione e a permettere l’arricchimento smodato di pochi. Mi auguro che prima o poi ci sia un’altra rivoluzione per tentare di cambiare le cose, perché peggio di così non possono andare. (Ange de Clermont)

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6 Giugno 2016 - Categoria: eventi culturali, filologia, lingua/limba

Nicola Tanda: un altro intellettuale sardo ci ha lasciati di Ange de Clermont

Nicola Tanda 1828-2018Tra i grandi vecchi delle facoltà letterarie  dell’Università di Sassari figurano Massimo Pittau, Ercole Contu, Manlio Brigaglia, ancora sani e vegeti e soprattutto produttivi. Fino ad ieri figurava anche Nicola Tanda, nato a Sorso nel dicembre del 1928 e casualmente morto a Londra qualche giorno fa (giugno 2016). Tutti intellettuali che continuano  a portare avanti iniziative culturali che non possono che incrementare l’umanesimo nell’Isola.
Nicola Tanda ha chiuso gli occhi non molte ore fa, a Londra, e di lui come degli altri che se ne sono andati diranno meglio le loro opere. Di questi nostri grandi, fatte le dovute eccezioni, c’è stato quasi sempre silenzio a livello pubblicistico dal momento che a noi sardi manca la poderosa macchina pubblicitaria di cui un tempo godevano su RAI 3 alcuni collaboratori imparentati con assessori e presidenti del Consiglio Regionale. Il nostro, tra l’altro, ha goduto anche in città della sua appartenenza al PSI da cui forse si può dire che abbia ricevuto incarichi di arbitrato in tempi non molto felici per il partito. Credo che il breve profilo offerto dal Centro di Studi Filologici, in attesa di studi più approfonditi su di lui, per ora possano essere sufficienti per ricordare lo studioso e la sua opera. (A.d. C.)

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4 Giugno 2016 - Categoria: lingua/limba, memoria e storia

“Bene meu amadu” di Anna Maria Sechi

Pietrino e Anna Maria

Pietrino e Anna Maria

Sa poetessa nd’at batidu dae Belgiu a Perfugas sas chijinas de su maridu mortu dae pagu tempus. Ispirada dae custa recuida at iscritu custa prosa in sardu chi est meda commovente. La pubblicamus pro sos vistadores de custu blog chi finza a como ant sempre legidu sas cantones de Anna Maria. (A.d. s. N.)

Bene meu istimadu,
Pietrinu meu caru, t’ amus accumpagnadu in s’ultimu biatzu tou dae Belgio a Pejfugas, cun sas lagrimas in ogros e unu pesu mannu in coro,
Pro a mie e pro fiza nostra est bistadu su biazu de sos ammentos, caminu fatende tra piantos e risos amus ravivadu su passadu de sa famìlia nostra, sas dies bonas e malas, sos momentos de allìgrias e de amore, sos momentos de lagrimas e dolores, t’amus faeddadu comente chi èsseres presente in carres tuas si puru in chijna ses como trasformadu non t’amus lassadu solu unu mamentu. S’ultimu disizu tou s’est cumpridu, ses cherfidu torrare a ue ses naschidu, Peifugas una normale bidda de Sardigna, chi amus tentu semper in coro, si puru non tenet nudda de particolare est su logu ue tue e deo semus naschidos e amus fatu sos primos passos. Ses cherfidu torrare pro chi potas in paghe reposare in mesu a sa gente tua e mia, parentes e àmigos chi as connotu e apretzadu e chi as depidu lassare sessant’annos faghet. Pro chircare trabaliu as atraersadu montes e mares, vivende sa vida tua in chelos lontanos. Su tempus a dolu mannu, non tenet coro nen perunu sentidu nche trajnat sas pessones a sos bator bicos de su mundu. Imbolados in s’iscunfinadu desertu de su disterru fatu de tribulias e umiliatziones, sa vida de sos migrantes est de atzetare su chi est. A ispesas nostras l’amus imparadu vivende sas difficultades cun dignidade. Cun s’ispera in coro, in terras noas chircamus de ponnere raighinas.
Si puru , ogni santa die che punta de ispina in coro, su disterru nos ammentat chi semus in logu anzenu, non podet distruere sa potente calamida chi atraet s’emigrante de torrare a s’amada bidda sua.
Bene meu, ti lasso in custa suspirada terra tua e mia, non ti fetat umbra si non m’ides ogni die preghende in custa tumba, como chi, in s’infinidu isparta s’est s’energia tua, como chi in notes de isteddos lughentes ti podes ammisciare a sa lughe issoro; como chi, nche anghelu lizeru podes bolare senas tropeas; beni a mi bisitare, faghemi sentire a ogn’istante chi ses affac’a mie, dami sa manu, ammenta.di de s’amore tou pro a mie, non mi lesses sighire sola su caminu, sa vida nos at aunidu, agiuami finas a s’ultimu respiru.
Adiosu bene meu,

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