26 Agosto 2016 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, memoria e storia, narrativa

“Brezza profumata di sale” di Sarah Savioli

Sara SavioliOggi ho ricevuto un grande dono.
Nel mio ultimo giorno di mare, con previsioni nefaste di vento violento e grandi onde di tempesta, invece c’è stata una brezza profumata di sale e qualche increspatura frizzante.
Ho fatto l’ultimo bagno, giocato sul bagnasciuga a saltare sulla spuma fino a sera mentre il blu del mare si confondeva sempre di più con quello del cielo e ogni colore prendeva le tinte dolci dell’inizio del tramonto.
La mia terra che mi piace sognare mi saluti con il suo grande abbraccio, con una carezza sulla testa prima che io vada via per l’ennesima volta. Ormai da ventitrè anni.
Quella terra che, quando da giovani si va via, si lascia con rabbia come se andasse troppo stretta.
Maresi BadesiPoi con il tempo si torna e pian piano si scopre che è l’unico abito che ti calzi davvero a pennello.
E con gli anni ancora ti accorgi che invece è immensa e sconfinata e vorresti, tu essere minuscolo e fragile, solo lasciarti andare e disciogliertici dentro.
images-1Così domani, sull’aereo che decolla, le lacrime emozionate dell’arrivo lasceranno il posto a quelle amare dell’addio.
E di nuovo spererò con tutta l’anima che finalmente la saggezza dell’età porti quella consapevolezza che non arriva mai che lasciando la mia terra io non ho perso la mia casa, ma ho solo aggiunto ad essa altri posti di vita e del cuore.

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24 Agosto 2016 - Categoria: cultura

5° Memoriale di Angelo Truddaiu scultore (1935-2011) a Funtanazza (22-28 agosto 2016) Artisti all’opera: Deffenu Luigi, Ledda Mario, Massidda Roberto, Muggiolu Pietro, Schuchardt Ariane, Michele Soro,di Ange de Clermont

SimposioChiunque lasci questo mondo non scompare del tutto specialmente quando lascia delle figlie e dei figli devoti: è stato così per Angelo Truddaiu, noto scultore chiaramontese che ha lasciato tre meravigliose figlie e un figlio.

Figlio e figlie sono tutti sposati non solo, ma hanno rispettivamente Angelina due meravigliosi bimbi, Stefania quattro, Sara due figli adolescenti e Giuseppe uno.
L’attività agropastorale la porta avanti Angelina che è anche la custode delle opere paterne. Si tratta di numerosi e preziosi lavori in legno e sculture in trachite di vario colore, un santuario che in compagnia di mio figlio abbiamo visitato. Vorrei che fossero inventariati e fossero mandati studenti in architettura per uno studio analitico delle opere e per una pubblicazione. Angelo come artista era vario e vivace, lo esprimono le sue opere illustratemi dalla figlia mentre procedeva con rapidità alla mungitura del suo gregge. Ha imparata a mungere le pecore da quando aveva quattro anni e per quanto tentata spesso di lasciare un lavoro poco redditizio, tuttavia vi si sente visceralmente legata. Passa da una pecora all’altra mentre parla con me, raccontandomi del padre e della sua passione per la scultura in legna e in pietra.

Angelo TruddaiuD’altra parte ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Angelo fin dalla mia giovinezza sia che lo incontrassi nel suo laboratorio sia che lo incontrassi nelle manifestazioni sassaresi a due passi da casa.

L’ho sempre incoraggiato anche se come tutti gli artisti ha avuto poca fortuna e poche volte ha solcato il mare, se non erro, a Venezia, dove è stato apprezzato. Gli apprezzamenti però non bastano e così succede  che la sua fama tenda a espandersi ora che è passato all’altro mondo, grazie all’operosità delle figlie e del figlio nonché della vedova.

Stefania TruddaiuDall’anno successivo alla morte, dove facevano bella mostra le opere da lui scolpite: mondo umano, mondo animale, mondo vegetale in un contesto paesaggistico di eccezionale bellezza compreso un laghetto da lui predisposto.
Le opere ben si collocano tra sughere secolari alte e contorte, ombrose e ricche di sughero. I suoi eredi fin dall’anno successivo alla morte hanno organizzato il memoriale, questo è il quinto, invitando artisti amici che l’hanno conosciuto e altri suoi estimatori, al punto che negli anni il parco scultoreo è stato ampliato e ci auguriamo che attraverso il riconoscimento della Regione Autonoma della Sardegna nasca una fondazione intestata all’artista e gli eredi non siano costretti a svenarsi per l’organizzazione complessa che finora è andata avanti con piccoli contributi del Comune e con la collaborazione di volontari,

Sara TruddaiuIl memoriale si trasforma per sette giorni in un mega laboratorio sotto il bosco dove gli artisti scolpiscono le loro opere sui massi trachitici ivi portati dall’impegno e dalla collaborazione dei volontari. Questa manifestazion è da seguire per apprendere come si fanno uscire da massi informi visi, animali di ogni forma e oggetti di varia grandezza. Peccato che si svolga in un tempo in cui lescuole sono chiuse: una vero laboratorio didattico per osservare come escono da massi informe figurazioni del mondo umano e animale e oggetti di vario genere come la chiave musicale che introduce al parco.

Coro Doria

Coro Doria

E in particolare quest’anno Roberto Massidda, Pietro Muggiolu,  Luigi Deffenu, Mario Ledda, Michele Soro, Ariane Schuchartdt, Presente anche l’infortunato Sebastiano Sanna, che non ha potuto scolpire. Artisti in visita Diego Contu, Filippo Ruiu che ha intrattenuto i bambini facendo loro lavorare l’argilla, Visita anche dei cavalieri di Chiaramonti e di altre personalità.

Coro Tzxaramonte

Coro Tzxaramonte

Collaborano anche a creare l’ambiente il chitarrista Carlo Moretti e  la sua band, il maschile Coro de Tzaramonte e il femminile Coro Doria,
Patrizio Stincheddu ha provveduto alla ricerca e raccolta dei massi necessari per gli scultori e  Giuseppe Spanu per l’energia elettrica senza la quale gli artisti non avrebbero potuto lavorare e, infine, tanti, tanti altri che sono stati sempre vicini a queste figlie meravigliose e alla vedova  dell’artista Stefanina.

 

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23 Agosto 2016 - Categoria: eventi straordinari, memoria e storia, narrativa

“Segreti di famiglia”: tenerezze di figlio di Gristolu Christophe Thibaudeau

Ma MéreSegreti di Famiglia
Mia madre è nata a Nizza nel ’27
è sempre stata avara di complimenti
di baci e di abbracci
per quanto lontano ricordi.
Ha avuto una infanzia infelice:
la madre è morta giovane;
una adolescenza infelice,
C’era la guerra, era orfana:
una vita infelice.
Messi da parte i primi anni
d’incontro con mio padre parigino…
Sono nato frutto dal loro amore,
ma ero gravemente malato a 6 mesi,
Problemi bronchiali.
Sono stato separato di lei
dai 7 a 10 anni, credo,
Vivevamo in Provenza:
una vita di lavoro.
Ha sempre lavorato.
Era infelice, non amava Parigi.

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22 Agosto 2016 - Categoria: memoria e storia

P. II/III Quattro figli 400 poponi e un corteo funebre sotto la finestra della signora marescialla sardo bergamasca di Ange de Clermont

fantasmiQuando si scendeva alla Spiaggia Longa non ci s’isolava, ma si girava per conoscere la fauna  dei e delle bagnanti, passeggiando lungo la riva del mare da occidente a oriente. Si può ben affermare che conoscevamo, soma. viso e portamento di tutti gli ospiti al punto che una sera, riuniti nel solito gradone, prima di iniziare a mangiare poponi, con la mia Olivetti 32 che portavo sempre con me come faccio col Mac oggi, cominciammo a comporre non poesie, ma pensieri, consigli e apprezzamenti vari sulle singole signore a capo delle varie quaranta cupole degli ombrelloni.
Cominciammo a scrivere: “Signora, pensiamo che sarebbe ora di buttare giù qualche chiletto posseduto in più. Si tenga conto, saluti!” Si piegava in quattro il foglio e lo si metteva da parte.

Altro biglietto: “Signora ci siamo accorti delle sue poppe straripanti, ma sarebbe ora che comprasse nel locale negozio un nuovo reggiseno, questo che indossa andava bene l’anno scorso! Saluti e non se ne abbia a male.”

Altro ancora: ”  Signora, quando parla il sardo-bergamasco, urla troppo, la preghiamo di non far concorrenza ai piccoli e si ricordi di trattare meglio suo marito che, poi, è un maresciallo di finanza e non un uomo qualunque. Veda di imitare le sue prosperose belle fgliole! Salute e vita!”

Altro ancora; ” Signora, non sorride mai, perche? Forse suo marito la manda giù di tono? Se sorriderà le regaliamo un dentifricio! Saluti e buona fortuna.”

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22 Agosto 2016 - Categoria: memoria e storia

Il 5° Memoriale per lo scultore Angelo Truddaiu a Chiaramonti (loc. Funtanazza) di Ange de Clermont

SimposioTra promesse sciolte, battesimi e matrimoni e numerosa prole!
Così stamane ho sciolto la promessa di 40 anni fa per me e quel gregge di 23 soci davanti ai quali l’avevo fatta. Sia lodato il Signore per tutte le cose belle e meno belle che ci offre durante l’esistenza.
Per il resto qui in paese ha inizio domani (22 agosto-28 agosto) il 5° memoriale in ricordo di Angelo Truddaiu, il nostro scultore in legno e in trachite che se n’è andato prematuramente alcuni anni fa. Le adorabili figlie Angelina, Stefania, Sara, e il figlio Giuseppe, attualmente infortunato, ormai ogni anno preparano questo evento che meriterebbe di essere conosciuto. Oltre all’esposizione delle opere del defunto artista nell’incanto di un folto bosco, artisti di fuori e di Chiaramonti, invitati, procedono a scolpire le loro opere che resteranno in esposizione permanente a Funtanazza dove l’artista aveva il laboratorio artistico circondato da querce secolari, da pecore e in questi giorni da artisti e dai visitatori ormai affezionati. Il parco s’ingrandisce di anno in anno, è visitabile tutto l’anno e sicuramente nel tempo darà lustro a questo malmostoso borgo costituito da discendenti di pastori che nemmeno di fronte al minacciato scorticamento battevano le mani anche se bisogna dire onestamente che le nuove generazioni si stanno abituando a fare il battimani come ho potuto vedere sul Monte di San Matteo per le suonate di Paolo Fresu, un berchiddese pellegrino che suonando la tromba con l’aiuto di batteristi e battitori di altri strumenti musicali ha fatto gran fortuna nel mondo e in patria.
Ieri sera Battesimo di Salvatorangelo Denanni e oggi matrimonio di una figlia di Vittorio che con fiori e luci rutilanti dirà per sempre il suo sì al suo amato fidanzato. Altra gran promessa per Chiaramonti. Matrimoni, Battesimi sono quanto di meglio possa avvenire in questo borgo di grandi amatori, ma tirchi concepitori. Auguriamo agli sposi di farsi una bella carretta di figli, perché in questo borgo siamo stufi della moltiplicazione di cani e gatti, vogliamo futuri abitatori. Io, se fossi sindaco, istituirei una bella festa collettiva della mamma con premi in denaro al fine di incrementare cittadini claramontani. Ad esempio, in mezzo al memoriale per Angelo Truddaiu, non ci starebbe male un bel premio alle figlie, in primis a Stefania giovane madre di quattro figli, poi ad Angelina, giovane allevatrice e madre di due figli e infine a Sara, ancor giovane, ma con due figli quasi adolescenti; ecco un esempio da imitare: credere nella vita, credere nella prole, credere nella Provvidenza! Approfitto per fare gli auguri anche a Uccio e alla di lui bella consorte che ieri hanno battezzato il loro piccolo Salvatorangelo e tanti auguri anche a Olimpia che, olimpionica di culturismo col marito, hanno provveduto a dare al mondo Iside il cui nome evoca la dea egizia della magia! Quanto son belle le mamme del mondo! Come vorrei dire quanto sono prolifiche le mamme claramontane, guide sicure di mariti ragazzoni a volte mezzo scapestrati, ma sempre sotto la tutela e la guida sicura delle loro belle e intemerate mogli!

Son tutte belle le mamme del mondo
quando un bambino si stringono al cuor!
Son le bellezze d’un bene profondo
fatto di sogni, speranze ed amor.

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21 Agosto 2016 - Categoria: memoria e storia

Parte II/ II Quattro figli e 400 poponi e la gelosia di Battista dal passo felpato!

Isola Rossa_nNei primi anni settanta all’Isola Rossa mancava tutto quando il sole andava a gettarsi, grattandosi la pancia, dietro l’Isolotto, da noi spudoratamente violato di notte. Eravamo ingenui ragazzotti, sposatisi prematuramente che, calate le tenebre, in quel buio pesto, non potevamo andarcene a letto dopo esserci rimpinzati di poponi comprati a prezzo stracciato: un carro da buoi, non qualche chiletto, ma quintali di poponi. Unica lampada pubblica, ancora impressa nella mente, era l’insegna dell’Ichnusa  sul bar-birreria- tabacchi e accidenti vari piazzata dal caro indimenticabile zio Martino.
Ogni santa sera, messi a nanna i piccoli, finalmente stanchi dai cento bagnetti e tuffi in  mare, occorreva escogitare qualche passatempo e recitare a soggetto prescelto o improvvisato.
Alle  nostre amicizie si era aggregata anche Giulietta, con due figli (un bimbo e una bimba) e il consorte Battista,  funzionario delle poste  che, a causa della giovane  moglie con sex appeal  e della sua irrefrenabile gelosia si faceva 140 chilometri al giorno partendo la mattina e tornando la sera.  Tutti c’eravamo accorti della prima latente e poi conclamata gelosia. E, grazie al Cielo, avevamo trovato di che vivere.
Il progetto della commedia nacque nella nostra spiaggia, circa un chilometro di lunghezza e a tratti di 200, a tratti di 300 o 400 metri di larghezza, con appena una quarantina di ombrelloni, tanti quante erano le famiglie, lasciati lì chiusi anche la notte. Non c’era ressa sulla spiaggia, a parte qualche vacca digiunante di zio Pidreddu a cui davamo qualcosa da mangiare, per cui a forza di prendere confidenza finivano, talvolta, per lasciarsi andare vicino a qualche bagnante steso al sole. Però tutti sapevamo che le buse non hanno mai ucciso nessuno: si correva in acqua e ci si lavava e disinfettava al tempo stesso.

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20 Agosto 2016 - Categoria: memoria e storia, prosa

Parte II/IQuattro figli e 400 poponi e due casse di Vermentino di Ange de Clermont

PoponiSarebbe bene che prima di leggere questa I puntata della parte seconda vi leggeste le altre puntate dallo stesso titolo su accademia sarda, cercando i link appositi su google.

Son passati 45 (1971-2016) anni dalle prime vacanze all’Isola Rossa, sollecitato dall’amico fraterno Paolo ho scritto già tre o quattro puntate su quell’esperienza. poi, come di consueto, distratto da altri avvenimenti, ho dimenticato di continuare le puntate. Ora riprendo e in primo luogo voglio raccontare della sera in cui con gli amici, dopo aver mangiato almeno cinque grossi poponi sparsi nelle camere della casetta di ziu Dominugu, (oggi parte del ristorante pizzeria di Mario), presa in locazione per tremila lire al giorno, (1971) arrivò uno dei nostri abituali amici, Giuseppe, nipote del medico e mi pare nativo del luogo, ma ben sistemato a Sassari. Eravamo quasi al clou della serata seduti nel gradone e cominciavamo a parlottare un pò alto, arrivò Giuseppe, con due  casse, le aprimmo: Vermentino di Gallura, dieci bottiglie in una e dieci bottiglie nell’altra. Con la pancia ripiena di angurie, la solita greffa formata da Alberto e Gemma, Mariolina e Giuseppe G. , Giuseppe S. con la morosa, Giannino e qualche altra amica della quale quale ricordo i connotati, ma non il nome (la genovese), io e mia moglie con una mia cognata col pargolo dormiente. Ad un certo punto cominciammo a bere con vero gusto il Vermentino, non ci volle molto perché diventassimo alticci e cominciassimo a parlare come se invece dell’una di notte, fosse mezzogiorno.

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Gristolu Cristophe Thibaudeau: un francescano franco-italo-sardo a cura di Ange de Clermont

GrisL’amico e collega d’Università, che ha scelto la Sardegna come vocazione fin dalla sua giovinezza, ma che ha girato il mondo; che è vissuto per anni a Gavoi e ora vive a Siniscola;  che, tra l’altro è un raffinato scrittore e poeta, ma a lui manco questo importa; che  ha rinunciato ai viaggi per assistere la madre anziana e bisognosa di attenzioni; espone qui la sua teoria e pratica francescana.  
Questo testo è tratto dal suo diario di facebook dove sovente compone le sue prose poetiche e i suoi pensieri sparsi che non vuole assolutamente monetizzare, ma regalare gratuitamente a gli amici vicini e lontani.

Temo che sarete molto pochi, troppo pochi, a capirmi. Ma devo dire che nel corso della mia vita non ho mai avuto il gusto di accumulare soldi, di vendere, di affittare (neanche in nero…). Non capisco il gusto di “fare soldi”. Senz’altro sono un incapace. Tanta gente mi considera un essere inutile… non posso negarlo, sono negato per la piccola e grande economia… I soldi non mi hanno mai interessato. Mi piacevano i miei lavori poco retribuiti, ma che mi lasciavano mesi e mesi di tempo libero per errare nelle città, viaggiare, addormentarmi su un libro in biblioteche che parevano cattedrali… Errare nelle chiese, nelle pagode, nelle sinagoghe,nelle  moschee all’ora dell’ apertura quando si passa ancora la scopa e lo straccio… Viaggiare anche da solo nel mondo. Essere e sentirmi libero di mente. Provare a capire il mondo. Fare l’amicizia su tutti i continenti con bellissimi incontri fortuiti. Ammirare la natura sempre. Prendere un treno senza sapere dove sarei andato  a finire (sic!). Nel bene e nel male amo la vita che ho condotta, dove mi portava il vento… Ero libero si, senza moglie, senza figli. I miei  genitori erano ancora validi. Oggi,  mio padre è deceduto tanti anni fa,  e  mia madre ha bisogno di essere aiutata. Ho cambiato la mia vita, mi sono fermato. Per badare a lei la libertà ! Nei  libri, nelle passeggiate sul mare, guardando i gabbiani, i fenicotteri, liberi di volare loro. Confortato dall’amore delle mie cagne, dai gatti che ci vivono attorno… I passerotti e le tortore che vengano a mangiare quasi nella mano e che mi aspettano ogni giorno. I libri si, la poesia, i fumetti, il backgammon quando passa un amico… La cucina ! I cibi che amo sempre preparare, qualche buone bottiglia sarda. No, non ho mai amato “fare soldi”, non so neanche contare bene. Ma sono felice di non amarli, di non contare, di non accumulare… Accumulavo gli oggetti per aiutare la mia memoria storica… Una memoria sempre più labile, ma che funziona ancora davanti a un titolo di libro, un bel libro del palmo della mano che apro tra due messaggi. Facebook come messaggio con un piccolo occhio di Santa Lucia da imbottigliare e gettare in mare ! Scusate se vi ho fatto perdere il vostro tempo… Il tempo è denaro dicono in tanti, Io NO!

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