6 Ottobre 2016 - Categoria: memoria e storia

“Isola Rossa 82” Numero unico, ormai storico, curato e scritto da Angelino Tedde

isola-rossa_nCominciai a frequentare l’Isola Rossa dal 1971 e ogni anno predisponevo interviste e pezzi giornalistici  dal momento che penso che per un lavoratore intellettuale non esistano vacanze assolute. Sull’Isola Rossa ho pubblicato tanti servizi apparsi sulla Nuova Sardegna, particolarmente nell’agosto del 1974 e 1975, le due grandi pagine centrali, con foto e qualche poesia oltre che servizi. Nel 1982 decisi di pubblicare un numero unico con gli articoli che l’amico Antonio Maria Murgia da Pinerolo ha avuto la pazienza di copiare scrupolosamente. Tra non molto mi manderà anche le foto apparse su questo numero unico. Oggi questi pezzi, essendo passati ben 34 anni, possono considerarsi storici. Peccato che non possa recuperare tutti i servizi pubblicati sulla Nuova Sardegna che accrescerebbero sicuramente il prezioso bagaglio storico di questo numero unico dal titolo “Isola Rossa 1982”. Ricordo che la moglie del  pescatore Morlé, la signora Carmela Vitiello, vedendo il giornale, di 6 pagine, illustrato da tante fotografie dei pescatori e degli operatori, mi disse:- Professò, chissà quanti soldi ha fatto da questo giornale?- Risposi:-Signora, senza contare il mio lavoro, ci ho rimesso nella tipografia di Tempio, per 3000 copie, ben 700 mila lire!- Nella vita non tutto si fa pensando al denaro, ma ci sono ben altri e più nobili motivi per fare un lavoro intellettuale.-

Questi testi li offro a chi ama sapere la storia dell’Isola Rossa, spero che oggi (2016) qualcuno abbia il piacere di completarla scrivendo sul Porticciolo realizzato, sulla sabbia aumentata sia nella Spiaggia Longa sia all’ingresso del centro abitato. Allora si temeva che il Porticciolo avrebbe fatto scomparire la sabbia. Così non è stato, anzi è avvenuto il contrario!

L’Isola Rossa

La località dell’isola Rossa, situata a metà strada tra Sassari e Santa Teresa di Gallura, e ad appena 30 chilometri da Aggius e da Tempio. non è un’isola, ma una penisola, anzi la più bella tra le penisole che tempestano la costa che va da Castelsardo a Santa Teresa. Il nome deriva dall’isolotto rossastro, scoglioso, ma facilmente accessibile che le sorge d’avanti. Nel promontorio dell’Isola Rossa sorge una suggestiva e ben conservata torre costiera simile per forma e dimensioni a quella di Vignola e di Santa Teresa di Gallura. Da questa torre si ha una visione completa della penisola il cui dorso divide il mare in due bacini, quello della Marinedda a nord e della spiaggia “grande” a sud. Il centro urbano si estende per circa due chilometri quadrati e gravità sul versante sud della penisola, a ridosso sul mare. Le prime case e magazzini di pescatori sardi e ponzesi, sono sorte verso la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento all’ombra della torre spagnola. Queste modeste abitazioni, negli ultimi anni, sono state man mano demolite e al loro posto sono sorte le case mono famigliari allineate, caratteristiche dei piccoli centri rurali e marinari che di anno in anno sono state sopraelevate e che oggi caratterizzano il primo nucleo storico dell’isola Rossa. Amministrativamente questo minuscolo centro marinaro è frazione del Comune di Trinità d’ Agultu da cui dista appena 6 chilometri. A 4 chilometri sono situate però le frazioni di Paduledda, più popolata dell’isola Rossa, e della Scalitta, più stazzo che frazione. Il centro urbano tuttavia, nei trent’anni, ma soprattutto nell’ultimo decennio, si è talmente sviluppato da assumere i connotati di un piccolo centro marinaro paragonabile per estensione territoriale al centro territoriale di Stintino, col vantaggio però delle due spiagge, al posto della della scogliera stintinese. Eppure l’isola Rossa conta appena 120 abitanti stabilmente residenti, le cui famiglie, quasi tutte imparentate tra loro, superano appena la decina. La quasi totalità degli abitanti si dedica stabilmente alla pesca, una minima parte, all’attività alberghiera e commerciale.

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4 Ottobre 2016 - Categoria: versi in italiano

“Laudato si” di San Francesco e “Salmo di lode e di ringraziamento” di Ange de Clermont

francscoOltre che una delle prime poesie in lingua volgare questa lirica è una delle più belle preghiere del mondo e non solo della Cristianità.

« Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »

 

ange-de-clermontSALMO DI LODE
E
DI RINGRAZIAMENTO

di Ange de Clermont (1991)

Il cielo man mano s’imbianca
e tu, o Signore, dal sonno mi convochi
alla tua presenza per cantare le tue lodi mattutine
e darmi anche oggi certezza di vita.
Ti contemplo e ti amo mio Dio
Tu sei grande e non c’è nessuno come te.
Per me hai creato il cielo e le stelle.
Per me hai plasmato il sole e la luna.
Mi fai dolce il riposo dopo le fatiche.
Mi fai amare il lavoro dopo il riposo.
Provvedi a saziarmi come una madre,
mi rivesti con abiti adatti al mio corpo.
Mi raccogli pietoso dopo le sventure
e mi sollevi forte verso il cielo.
Mi hai dato una sposa feconda
che allieta la mia vita come il vino.
Belli e sani sono i miei figli
per loro sospirano le giovani donne
e festose li accompagnano
ai canti e ai balli.
Hai dato loro intelletto e vigore.
Mi hai dato una casa nel caos cittadino
per ripararmi con la sposa e i figli
mi hai donato una casa vicino al mare
per offrire salute a tutta la mia nidiata.
Mi hai concesso dopo cinquant’anni
di riavere una casa  al mio paese natio.
Da tutte queste case mi offri il tuo cielo
il tuo mare, le tue valli e i tuoi monti
il verde smagliante dei campi primaverili
il giallo estivo dei campi di frumento.
Al colle, nel mio settimanale riposo,
fai giungere l’abbaiare dei cani e il belato delle greggi.
Nella pianura circondata dai monti mi fai
udire i dolci flutti del mare.
Come non dirti grazie mio Dio
che mi hai raccolto orfano e indigente
e mi hai donato  con materno gesto
il calore dolce di una  sposa feconda
e tanti figli come olivi alla mia mensa.

Clermont, 1991

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28 Settembre 2016 - Categoria: memoria e storia

“Elisa Budroni ved.Lezzeri (Ch.1914): una donna longeva attraversa un secolo, funestato da due grandi guerre mondiali, continuando la sua serena esistenza, vivendo i suoi 103 anni” di Angelino Tedde

budroni-lisedda-1Elisabetta Budroni, nota Elisa, 102 anni ovvero la traversata di oltre un secolo.

Dalla nascita al matrimonio con Giommaria Lezzeri 1914-1937

Mentre a Chiaramonti, loc. Edras Carrelighedu, Elisa Budroni nasceva il 19 maggio del 1914, da Eliseo e da Antonia Piseddu, l’Italia non era ancora entrata a far parte della Grande Guerra, ma lo farà quattro giorni dopo che lei ebbe compiuto il suo primo anno di età, il 25 maggio 1915,  quartogenita di sette figli, (Vincenzo, Beniamino, Angelina, Elisa, Maria, Concetta, Mattea)  poté ricevere poche carezze dal padre, perché fu chiamato in guerra e, pur ritornato vivo (1918), quattro anni più tardi morì,  a causa delle terribili prove a cui era stato sottoposto durante il conflitto come sostiene il memorialista Giorgio Falchi.
Eliseo Budroni andò a raggiungere la schiera dei ventotto commilitoni chiaramontesi che avevano perso la vita in quella guerra. Quel tragico evento vide scomparire ben 13 mila sardi, su centomila chiamati a in guerra.

La vasta parentela paterna dei Budroni, di estrazione borghese agraria, non fece mancare mai la sua solidarietà alla famiglia, composta da due figli e da cinque figlie. Dai maschi alle bambine la famigliola di Antonia Melone, così era nota, alta e bella, robusta e attiva, prese coraggio e si diede da fare, per mandare avanti la famiglia, che abitava nella casa avita nel centro storico del paese, detta anche Carrela Longa.

Elisa alla morte del padre aveva compiuto i dieci anni (1924) e come tutti  i fanciulli e le fanciulle dell’epoca dovette contribuire con le sue energie  al ménage della famiglia, rivelandosi molto attiva e riservata.

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28 Settembre 2016 - Categoria: cultura, storia

Ottana Orotelli-Crysopolis di Massimo Pittau

 200px-san_nicola_ottana_nuOttana (localmente e nella zona Othana, Otzana) (villaggio della provincia di Nùoro) – È cosa abbastanza nota che la Sardegna, la Sicilia e l’Africa proconsolare (odierne Tunisia e Algeria) furono i tre principali granai di Roma: tria frumentaria subsidia reipublicae, le chiama Cicerone (de imp. C. Pompei, 12, 34), regioni dalle quali la città dominante a lungo trasse grandi quantità di grano necessario per il sostentamento delle sue folle cittadine e dei numerosi reparti del suo grande esercito. E in proposito si deve precisare che in quei tempi il pane di grano costituiva la parte principale del cibo dell’intera popolazione, non ancora sostituito, almeno in parte, dal granturco e dalle patate, che non si conoscevano ancora. Si deve pure precisare che delle tre citate regioni frumentarie di certo la Sardegna era la più importante, in ragione diretta della sua maggiore vicinanza a Roma. Ed infatti da numerose testimonianze storiche antiche risulta che l’arrivo o il mancato arrivo o il ritardo dell’arrivo del grano dalla Sardegna a Roma condizionò notevolmente lo svolgimento degli eventi, soprattutto nei periodi di guerre, ad es. quelle intestine fra le diverse fazioni e tra i vari pretendenti al potere sulla città.

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24 Settembre 2016 - Categoria: eventi culturali

“L’elefantino di bronzo a prof. Mauro Maxia, all’impresa Murgia e all’Oratorio della Santa Croce di Castelsardo” di Mauro Tedde

mauro-2Dalla Nuova Sardegna apprendiamo:

“NULVI. Nella bella cornice offerta dall’antico chiostro dell’ex convento di Santa Tecla sono stati consegnati sabato scorso i tre premi “Elefantino di bronzo 2016”, che l’associazione culturale “Nuovi Orizzonti per Castelsardo” mette in palio ogni anno fra le personalità dell’Anglona che si sono distinte nel campo culturale ed imprenditoriale. Il premio è itinerante e ogni anno la cerimonia si tiene in un diverso Comune dell’Anglona. Questa seconda edizione si è tenuta a Nulvi grazie alla collaborazione del Comune di Nulvi, l’Unione di Comuni dell’Anglona e l’associazione culturale “Su Sidhadu”. Un premio speciale è stato attribuito dall’associazione a Pietro Sanna, uno dei fondatori e una delle anime del sodalizio, recentemente scomparso. Il primo “Elefantino di bronzo” è andato a Mauro Maxia, studioso, docente di linguistica, saggista, scrittore e poeta di Perfugas per la sua immensa produzione bibliografica sull’Anglona e non solo. Premio consegnato da Antonello Mattone e Marco Milanese che hanno illustrato la sua importante opera con la quale sono stati posti punti fermi nelle conoscenze della ricca storia della zona del Nord Sardegna. “Elefantino di bronzo” anche a Vincenzo Murgia, valente imprenditore di Chiaramonti, amministratore delegato del “Gruppo Alimentare Sardo”, una delle aziende leader nel settore agroalimentare in Sardegna. Un’impresa che dà lustro all’intera isola e consente di guardare al futuro con maggiore fiducia. Il terzo “Elefantino di bronzo”, consegnato da Giuseppe Tirotto, è andato invece all’Oratorio Santa Croce di Castelsardo, depositario e custode dei riti secolari del Lunissanti e dell’originalissimo canto liturgico studiato e apprezzato dagli etnomusicologi di tutto il mondo che ogni anno risuona nei vicoli attorno al castello dei Doria.
La cerimonia, presentata da Tore Patatu ed Elvira Decortes, assessore alla Cultura del Comune di Nulvi, è stata impreziosita da alcuni brani eseguiti dal Coro di Nulvi diretto da Fabrizio Mangatia e dal musicista Andrea Tola. «Voglio ringraziare in particolare gli hotel-ristorante “Baga” Baga e “L’Incantu” – ha commentato Christian Speziga, presidente dell’associazione castellanese – che, nonostante il momento di crisi, hanno voluto sostenere la nostra iniziativa che ha il merito di dare voce a chi promuove l’Anglona, perché non rimanga quel territorio di mezzo, quell’espressione geografica tra la provincia Sassari e la Gallura ma che si spinga per il rilancio del proprio patrimonio storico-culturale ed economico».”

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23 Settembre 2016 - Categoria: cultura, storia

“Miriam Turrini, docente dell’Unipv, vince il Premio Internazionale Fass-Sandin 2016” a cura di Angelino Tedde

paviaMiriam Turrini, docente del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia, vince il premio internazionale Fass-Sandin 2016 della Society for the History of Children and Youth per il miglior articolo (in lingua tedesca o italiana) del 2015 con il lavoro “Poco oltre la soglia: racconti autobiografici di aspiranti gesuiti a metà Seicento”, in Studi storici, del 3/2014, July –Sept., pp. 585-614.

Il premio è stato assegnato dalla commissione giudicatrice per la ricchezza e la produttività delle fonti consultate, oltre che per le questioni metodologiche e concettuali che il lavoro solleva nello studio della storia dell’infanzia e della giovinezza all’inizio dell’età moderna in Europa.

L’articolo si basa su un meticoloso lavoro di ricerca d’archivio, concentratosi in particolare sui questionari compilati tra il 1636 e il 1644 dai giovani aspiranti gesuiti ammessi al noviziato presso S. Andrea a Roma. Dei 180 questionari disponibili, 82 includono il racconto della loro vocazione. Lo studio della prof.ssa Turrini si basa sulla combinazione dell’analisi dei questionari con quella delle storie vocazionali, presentandoci una straordinaria fonte di informazioni relative a un periodo in cui è difficile reperire testimonianze della voce dei ragazzi. Questi documenti forniscono dati sulla vita e sul background di provenienza di questi giovani, sulla scoperta della loro vocazione e sulla successiva scelta di intraprendere il noviziato. La maggior parte degli aspiranti novizi ha tra i 14 e i 18 anni; provengono sia dall’Italia che da altri paesi europei e da differenti tipologie di famiglie. Solo una minoranza ha origine da famiglie molto ricche o molto povere e molti di loro sono orfani di uno o di entrambi i genitori. Le loro testimonianze offrono preziosi scorci sul complicato passaggio dall’infanzia all’età adulta che, in questo contesto, coincide con il difficile passaggio dalla precedente vita “secolare” alla nuova esperienza di novizi nella Compagnia dei Gesuiti.

Le fonti analizzate offrono un importante sguardo sull’individualità e la soggettività dei giovani impegnati in un processo di analisi interiore e di autorappresentazione.

Al fine di completare con successo il periodo di prova, gli aspiranti gesuiti dovevano rispondere a domande relative al loro passato e presentare una visione del loro futuro, visto come un progetto di auto-realizzazione che avrebbe dovuto coincidere con l’ottenimento della perfezione cristiana. Anche se inevitabilmente pervase dalla necessità di soddisfare le aspettative dei loro esaminatori, le fonti mostrano il complicato sforzo di raccontare un progetto di vita radicale, un progetto che non solo richiede ai ragazzi di resistere alle tentazioni mondane, ma anche di combattere l’opposizione dei genitori. Solo in pochi casi, infatti, troviamo esempi di conversioni sollecitate o forzate, perseguite come parte di strategie familiari.

La prof.ssa Turrini paragona gli scritti dei più giovani con la minoranza degli scritti appartenenti a ragazzi più grandi, evidenziando in tal modo la specificità delle voci e delle esperienze delle persone più giovani e gli aspetti metodologici e teorici che emergono dalle fonti.

Il saggio della prof.ssa Turrini ha rappresentato un primo approccio a questo tipo di documenti autobiografici che da allora sono stati indagati ulteriormente. Questo articolo è destinato a promuovere ulteriori riflessioni storiografiche sulle categorie rilevanti per lo studio della gioventù in Europa.

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22 Settembre 2016 - Categoria: cultura

Instituto de Investigaciones sobre la Universidad y la Educación a cura dell’Università Nazionale Autonoma del Messico

UNAM

UNAM

Congreso Internacional Interacciones. Las universidades en el pasado y el presente de Iberoamérica
28 al 30 de septiembre de 2016

Enrique González, Hugo Casanova, Leticia Pérez Puente (coordinación)

Inauguración del Congreso
Auditorio “José Ma. Vigil” 9.00-9.30
Plenaria
28 sep 9.30-10.15
Gian Paolo Brizzi. Modelos de universidad en los dominios europeos de la Monarquía española (1550-1650)

Receso

10.15-10.30

Mesa 1. Modelos Universitarios
28 sep 10.30-12.30
IISUE – Salas 1er piso Mesa 2. La Universidad contemporánea en la perspectiva internacional
28 sep 10.30-12.30
IISUE – Salas 4º piso
Adriana Álvarez. Los Estudios Generales de México y Lima en la fundación de la Real Universidad de San Carlos de Guatemala Mónica Marquina. Problemas y tendencias de la universidad argentina en el contexto regional: inclusión, expansión, calidad y gobernanza
Alejandro Márquez. La universidad en Iberoamérica ante los nuevos retos de la sociedad del conocimiento

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22 Settembre 2016 - Categoria: educazione, pedagogia, prosa

“La nostalgia del nonno e i misteri dell’aldilà” di Sarah Savioli

sarah-savioli“Mimi, ma il nonno Mauro perchè è morto?”
Lo temevo. Prima o poi questo discorso sarebbe arrivato.
“Matteo, il nonno è morto perchè gli si è rotto un pezzo nella pancia e i medici non hanno potuto far nulla per aggiustarlo.”
“…ma mimi,….noi ci possiamo rompere?”
“Sì tesoro. Possiamo romperci e ammalarci. Per fortuna ci sono molte persone in gamba che ci sanno curare, un pò come fa il tuo pediatra quando hai la febbre o non stai bene. Alle volte però con tutta la buona volontà non ci si riesce.”
“Mimi…ma io non voglio rompermi e morire”
“…amore, è una cosa che capita a tutti. Quando diventiamo vecchi vecchissimi e siamo così stanchi che abbiamo voglia di riposare o quando siamo tanto ammalati che anche in quel caso per noi alla fine è meglio dormire…”
“Mimi…”
“Sì, amore”
“E dopo che siamo morti? Cosa succede dopo?”
“Amore, alla fine nessuno lo sa con certezza. Ognuno però si fa una sua idea, così non è che ci sia un pensiero giusto o sbagliato. Ognuno pensa e crede ciò che ritiene sia meglio. Per esempio, nonna Laura crede che ci sia il paradiso che è un posto meraviglioso, dove vanno le persone che muoiono e dove andremo anche noi e lì ritroveremo tutti i nostri cari. Il tuo papà invece pensa che semplicemente ci si addormenti e non ci si svegli più.”
“E tu, mimi?”
” …io penso che ci alla fine ci trasformeremo…penso che pian piano un pezzettino diventerà della bella erbetta, un’altra parte un fiore, un altra un uccellino o chissà…un tricheco. Che continueremo a vivere in tante forme diverse…anche se, come tutti, non so in realtà come saranno le cose. Diciamo che mi piace pensare così.”
“Mimi…”
“Dimmi amore.”
“Io secondo me diventerò un pinguino! E tu?”
“E bè, a me piacerebbe diventare un gatto!”
A Matteo si intristisce lo sguardo.
“Sì, però mimi, se sarai un gatto e io un pinguino poi come farai a farmi le coccole?!”
“Vedrai che ti cercherò e ti troverò. E anche se sarò un gatto e tu un pinguino, troveremo il modo di essere ancora una mamma e il suo piccolino.”
“E mi farai un nido e mi coverai con il tuo pelo morbido?”
“Certo Matteo. Se le cose saranno come pensa la mamma farò del mio meglio perchè sia così…ma sai che in realtà è un pò un mistero per tutti. E su queste cose la mamma, anche se vorrebbe, di certezze non te ne può proprio dare”
La manina di Matteo stringe la mia durante questa lunga passeggiata e un silenzio dolce e delicato come un velo ci avvolge, mentre entrambi ci perdiamo nei nostri pensieri.
Una farfallina nera e gialla ci vola vicino, si appoggia un attimo sul braccio di Matteo e poi va via così com’è venuta.
“Mimi, hai visto la farfalla? Chissà…forse era il nonno Mauro che ci è venuto a salutare.”

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