21 Settembre 2016 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

San Matteo: festa a Salerno, Genova, Asiago, Chiaramonti a cura di Ange de Clermont

Uno sguardo anche altrove (Salerno, Genova, Asiago) dove viene venerato San Matteo apostolo ed evangelista, morto martire per Cristo. Infine il lodevole servizio di Letizia Villa nostra, lecitamente citato dalla Nuova Sardegna. Crediamo di fare cosa gradita ai claramontani pubblicando una preghiera di Anghelu de sa Nièra che come usa fare, dopo aver elencato i peccati dei claramontani, chiede la grazia del perdono finale per tutti i compaesani in punto di morte. 

salerno-san-matteoSan Matteo si festeggia quest’oggi a Salerno dove nella cattedrale giacciono i resti mortali del Santo e il vescovo Luigi Moretti,  presiederà i festeggiamenti religiosi.

 Verrà coinvolta quest’anno la sacra reliquia del braccio di San Matteo, conservato al Duomo e altra novità sono gli altoparlanti che consentiranno di prendere parte anche a distanza alle preghiere recitate.
san-matteo-a-santa-margherita-fotoreporter-guglielmo-gambardella-1-2Per la gioia dei salernitani torneranno anche i fuochi a mare che illumineranno i golfo dopo anni di assenza. Diverse le novità in vista e che riguardano, dunque, pure il programma religioso. Per quanto concerne gli appuntamenti tradizionali, l’arcivescovo Moretti visiterà, celebrerà messa e benedirà con il braccio di San Matteo gli ospiti della mensa di Casa Nazareth, la struttura d’accoglienza della parrocchia del Gesù Redentore nel quartiere Europa.

san-matteoMercoledì 21 settembre Solennità di San Matteo
SS Messe ore 6.30 – 7.30 – 8.30 – 9.30
Ore 10,30 Solenne Pontificale Giubilare celebrato dal Vescovo

san-matteo-genovaGenova

S. MaTè – da u-mò e da-a tera – Fiera Promozionale

Settembre. Contemporaneamente alle celebrazioni religiose in cui la statua del santo patrono di Laigueglia, scolpita dal Torretta nel XVIII secolo, viene portata in processione per le vie dell’antico borgo, il Comune organizza “S. MaTè – da u-mò e da-a tera”, la tradizionale “fiera di San Matteo”. Nel corso della fiera, che dura tre giorni consecutivi, dal venerdì alla domenica, diversi artigiani espongono nelle piazzette del centro storico oggetti di ogni genere: ceramiche, vetri artistici, filigrana, oggetti in legno lavorato, prodotti gastronomici genuini della campagna vicina, pietre dure lavorate. Durante S.MaTè, a corredo dell’attività espositiva, vengono organizzate una serie di manifestazioni di carattere turistico, culturali, artigianali ed enogastronomiche, tra cui concerti bandistici, mostre, intrattenimenti, ambientazioni storiche. Infine un grandioso spettacolo pirotecnico sul mare.

fiera_asiagoAsiago

Festa e Fiera di San Matteo

Due giorni di festa in onore di San Matteo con le classiche bancarelle dei prodotti locali e , infine, fuochi d’artificio.

 

Chiaramonti

 

Fotografie Moretti” Il 21 settembre la comunità festeggia il suo Santo Patrono, San Matteo Apostolo. Il comitato dei Fedales del 1965 ha organizzato i festeggiamenti in collaborazione con il Comune, il Coro de Tzaramonte, la Pro Loco, l’associazione Coro Doria, il gruppo folk Santu Matteu e, ovviamente, con le offerte della popolazione.

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14 Settembre 2016 - Categoria: memoria e storia

“Matteo Satta (1916-1988) 2. da operaio scrupoloso a nonno amabile” di Ange de Clermont

Addio  alle armi

Matteo Alpino Brigata Iulia

Matteo Alpino Brigata Iulia

Matteo disse addio alle armi il 22 ottobre del 1945.
L’Italia aveva fatto le sue scelte, il fascismo era alla spalle, ma bisognava affrontare il nodo della forma di Stato e predisporre eventualmente una nuova Costituzione.
Nell’entusiasmo del momento egli partecipò alla costituzione della sezione comunista di Chiaramonti, promossa e coordinata da Nino Soddu, da Giovanni Soddu, da Francesco Cossu, da Adamo Denanni, da  Battista Falchi (di Nulvi) e  da altri.

Alle elezioni furono presentate due liste, della lista vincente fecero parte: il dott.  Luigi Madau, indipendente (con 748 voti di prefernze) Sebastiano Puggioni (con 680), Tore Rottigni, indipendente, (con 704) Francesco Ruiu (con 673) Gavino Canopoli (con 656), Giovanni Agostino Canopoli (658), Andrea Urgias, indipendente (con 650), Gavino Murgia (con 635) Gavino Denanni (con 634), Giovanni Michele Scanu con (623) Salvatore Lezzeri (con 613) Salvatore Quadu (596), la minoranza conquistò tre seggi Nino Soddu comunista (con 274 voti),   Giuseppe Bajardo, sardista, (con 242 voti) Andrea Accorrà, repubblicano (con 222 voti). Sindaco fu eletto Luigi Madau e assessori Sebastiano Puggioni e  Gavino Canopoli.

Da allora Matteo non prese più parte all’attività del partito anche se lo  votò sempre,

Il lavoro per la famiglia

matteo-con-tessera-di-operaio_Al di là della scelta partitica  aveva davanti a sé una famiglia numerosa costituita dalla moglie Tarsilla e dalle figlie Teresa Domitilla e Francesca. Cinque bocche da sfamare: la giovane moglie, Tarsilla di 25 anni, la figlia Teresa di  4 anni, Domitilla e Francesca rispettivamente di 2 e 1 anno. Poteva, volendo, accettare le offerte del benestante parentado dei Falchi e dei Grixoni e dei Madau, ma non accettò deliberatamente il posto di fattore in una delle aziende dei suoi parenti, avendo scelto di combattere la borghesia, Le offerte della nobiltà e della borghesia parentelare non gl’interessavano e così scelse  di diventare operaio dell’industria edilizia.

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2 Settembre 2016 - Categoria: memoria e storia

“Matteo Satta (1916-2016): 1. a cento anni dalla nascita, da sposo precoce e padre a caporale maggiore” di Angelino Tedde

Matteo Satta 1938 Trieste

Matteo Satta 1938 Trieste

Matteo Satta, figlio di Antonio- (figlio di Giovanni Maria e di Donna Antonia Tedde-Grixoni)- e di Francesca Mannoni, nacque a Chiaramonti il 13 luglio 1916, mentre l’Italia combatteva il suo secondo anno della Grande Guerra e il paese era amministrato dal sindaco Nicolò Madau e dai consiglieri del suo rango sociale in genere borghesi agrari e produttori di formaggio.

Il neonato fu battezzato il sei settembre nella parrocchiale di San Matteo Apostolo ed Evangelista in Chiaramonti dal parroco Giusppe Calvia (1893-1920) che annotò nel registro del 1916 dei battezzati a p. 184 che era figlio di Antonio Satta-Tedde  figlio di Giovanni Maria e di Antonia e di Francesca Mannoni Perino. Gli fu imposto il nome di Matteo. per ricordare il bisnonno paterno, Matteo Lugi Tedde-Sanna. I padrini furono il fratello e la sorella Bachisio e Maria Canalis  figli di Cesare e di Anna Maria Madau.
Claudio Coda molto gentilmente ha trascritto il testo latino che, ringraziadolo, riportiamo

 “Anno Domini millesimo nongesimo decimo sexto mensis septembris,Claramonte – puer natus die decima tertia mensis Iuliis hora quarta ex Antonio Satta Tedde filio Ioannis Mariae et Antoniae et ex Francisca Mannoni Perina filia Ambrosii et Ioannae coniugibus – baptizatus fuit a sac. Ioseph Calvia Parocho in hac Ecclesia S. Matthaei Apostoli et Evang. – Eique nomen impositum est Matthaeus – Levantes fuere frater et soror Bachisius et Maria Canalis Madau – filii Caesaris et Annae Mariae.”

Questo scrivo non per vanità, ma piuttosto per mettere in luce la contiguità tra i genitori di Matteo e le famiglie più abbienti del paese da cui poi il giovane Matteo non volle orgogliasamente ricevere incarichi e favori.
I Satta abitavano allora nella piazzetta della chiesa parrocchiale di San Matteo.
Matteo era l’ultimo figlio di una numerosa famiglia i cui capifamiglia,  da alcune generazione, svolgevano il mestiere di cantoniere alle dipendenze della Provincia di Sassari.
I fratelli che lo avevano preceduto erano Cristoforo (1904-1989) (futuro cantoniere), Maria (1909-1987) (sposatasi (1939) con Gerolamo Carta (1906-1986) e vissuta a Roma fino alla morte), Giovanni Maria, noto Billia (1911-1963) , (futuro cantoniere) morto prematuramente a 52 anni.
La madre Francesca gli morì quando da bimbo viveva il suo secondo anno di vita e l’onere di sostentare ed educare la famigliola ricadde tutta sul padre Antonio e su sua sorella Maria Teresa, nota Teresa.
A quanto si apprende dalla memoria familiare i ragazzi furono tirati su abbastanza bene e crebbero sani e belli. Vissero in paese dell’eco delle peripezie della Grande Guerra, del chiassoso rientro a casa dei reduci e degl’invalidi, decimati di ventotto commilitoni rimasti sui campi di guerra,

Scuola e GIL

Matteo e Tarsilla Bari 1941Matteo, come tutti i coetanei visse in un paese  che, tra il censimento del 1911 da 2400 era passato nel 1921 a 2000 abitanti.
Nel 1922 ci fu la marcia su Roma, (il bambino aveva solo 6 anni) l’incarico del Re Vittorio Emaniele III a Mussolini e l’inizio delle fortune del Partito Nazionale Fascista che, col listone del 1924, prese le redini del governo dell’Italia, dissestata oltre che dalla guerra anche dal biennio rosso e dall’agitazione permanente dei reduci che man mano prendevano coscienza che la guerra era stata voluta dalla borghesia.
Il ragazzo compiva i suoi otto anni  e a scuola cominciò a subire l’indottrinamento delle idee fasciste sia pure blandamente dal momento che la maggior parte delle maestre si era formata nella fiorente epoca giolittiana. All’epoca era stata adeguatamente curata la preparazione delle maestre, quasi un’anticipata  formazione permanente con appositi corsi (direttore didattico, pedagogia, psicologia, agricoltura ecc.) senza contare che nel 1911 le maestre erano passate dai Comuni all’Ufficio Scolastico Provinciale   secondo i dettami della legge Danéo-Credaro.

Il paese

Chiaramonti ultimo Ottocento

Chiaramonti ultimo Ottocento

La popolazione di Chiaramonti era agglomerata nelle 4 vie del centro storico orientate verso l’antica chiesa di San Matteo e l’intera superficie miocenica, inglobata a suo tempo nell’ormai scomparso castello dei Doria, e in quelle  che andavano  costruendo ed elevandosi tra il reticolo viario strambo del retro della chiesa parrocchiale, pendio di Codinarasa, e nel pendio del Monte de Cheja davanti alla stessa con case sopraelevate  ingresso ad arco a tutto sesto e con mezza luna di ferro nei portoni per dare luce all’andito. Poche case oltre al palazzo dei Grixoni e dei Migaleddu sorgevano nel rione che andava sviluppandosi nel pendio Est di Codinarasa che già dal 1874 si distingueva per il grande fabbricato della Caserma dei Reali Carabinieri e a suo tempo dalla Torre del Mulino a Vento Est-Ovest e forse dalla Nivéra che aveva dato il nome a questo rione attraversato dalla Via Grande, dove esisteva tra l’altro il fabbricato con piano sopraelevato di Giovannadrea Tedde-Cossiga n. 187  (poi Via Garibaldi,17 e oggi Via Leopardi, 22), e che nella via a monte prendeva il nome di Sa Niéra.
La maggior parte della popolazione attiva era dedita alla pastorizia stanziale e alla conseguente trasformazione del latte in formaggio, in pere di formaggio e in altre specialità che i continentali avevano importato nei centri dell’Anglona. Si aggiunga la febbrile attività degli artigiani del legno e del ferro e quella delle donne tessitrici.
All’epoca fu costruito anche il lavatoio pubblico di Funtanedda alla periferia del centro storico nell’estremo pendio del Monte Carmelo.

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1 Settembre 2016 - Categoria: memoria e storia

“Giovanni Tedde (1924-2016): scompare parte della memoria storica degli ultimi 85 anni di Chiaramonti” di Ange de Clermont

 

Giovanni Tedde (1924-2016)

Giovanni Tedde
(1924-2016)

Alle 16,45 del 30 agosto in Chiaramonti ha cessato di vivere   zio Giovanni Tedde. Era nato il 13 aprile del 1924 e stava vivendo sia pure con forte disagio e sofferenza il suo 93 esimo anno. Con lui se ne va un pezzo di storia di Chiaramonti.

Fin da bambino aveva vissuto il disagio per la fine prematura e crudele della sua famiglia. Allevato dagli zii Pileri-Tedde ha vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza in Piatta, nel cuore del paese, conoscendo un po’ tutti i compaesani che per forza di cose dovevano passare davanti a casa degli zii contigua alla Casa Comunale. Era nato mentre il fascismo andava consolidando il suo potere. Era cresciuto nel clima della Gioventù Italiana del Littorio, ma non era uomo di parte e spesso con l’acuta intelligenza che aveva sapeva discernere il fumo delle parole dalla sostanza dei fatti. Durante la seconda guerra mondiale aveva svolto servizio a Roma e a Palermo subendo come i suoi coetanei i disagi della II guerra mondiale: sette anni di arruolamento.

Ricevuta l’eredità dei suoi defunti genitori dagli zii che gliel’avevano ben tenuta faceva il piccolo proprietario della sua azienda di famiglia, accresciuta col matrimonio con Giuseppa Truddaiu, sorella del famoso poeta chiaramontese del secondo Novecento; moglie e madre buona che sapeva tollerare cristianamente l’esuberanza del consorte.
Proprietario di terre e di bestiame ha svolto per un certo periodo la funzione di presidente della cooperativa  locale “Gruppo Pastori” e di consigliere dell’Istituto di Credito Agrario locale.

Stimatissimo e spesso chiamato a dirimere le questioni inerenti alle proprietà come mediatore o “omine de mesu”.
Buon conoscitore del territorio campestre, anche se non cacciatore, ma conoscitore di passaggi della selvaggina sia nel suo podere come in quelli altrui,  entrò  in familiarità con  avvocati e docenti universitari sassaresi appassionati della caccia.  Fra i docenti dell’epoca aveva familiarità col prof. avv. Salvatore Piras e  con il prof. Tommaso  Antonio Castiglia, entrambi appassionati di caccia.
Giovanni Tedde non aveva fatto studi superiori, ma aveva una discreta preparazione culturale e si doleva per non aver potuto seguire gli studi. Si esprimeva in un buon italiano, ma ovviamente parlava coloritamente la lingua sarda. Fino all’ultimo si è dedicato al miglioramento fondiario, soprattutto arboreo del suo più amato podere di Culuemuru. non si era certo fermato al mondo contadino di metà del secolo scorso. La moglie, Giuseppa Truddaiu,  scomparsa  due anni fa, gli ha dato tre figli: il maggiore era sottufficiale dell’Arma dei Carabienieri ed è prematuramente scomparso dopo il pensionamento: acerbo dolore per lui che oltre ad un figlio ha perso il sicuro erede della continuazione dell’azienda e della coltivazione degli orti dei frutteti ed oliveti, parte della frutta finiva in beneficenza della locale casa degli anziani  e degli amici più stretti anche lontanissimi dal paese. A suo tempo si era esposto finanziariamente anche per l’ammodernamento del locale Oleificio, chiuso per i problemi dell’inquinamento delle acque e liquidato con trasparenza.

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31 Agosto 2016 - Categoria: memoria e storia

Usanze funerarie a Nùoro e in Sardegna di Massimo Pittau

morte1802Il romanzo dello scrittore nuorese Salvatore Satta Il giorno del giudizio, coi suoi numerosi richiami al tema della morte, di recente mi ha fatto ricordare le usanze funerarie dei Nuoresi, le quali erano e sono veramente particolari. D’altra parte c’è da precisare che quasi del tutto uguali permangono tuttora in molte località della Sardegna agropastorale.

Ai funerali partecipavano tutti i Nuoresi, perfino i bambini e i ragazzi dell’Asilo “Regina Margherita” e le “Orfanelle” di San Giuseppe (sia pure perché regolarmente “ingaggiati”) e ovviamente con una particolare presenza a seconda dei tre principali rioni della città, Santu Predu, su Cursu (Corso Garibaldi) e Séuna.

I funerali pertanto erano altrettante processioni, che assumevano pure il carattere di una “cerimonia comunitaria”. Questa si svolgeva nelle tre principali strade della città, via Alberto La Marmora, Corso Garibaldi e via Gian Pietro Chironi, le quali pertanto costituivano quasi un “percorso cerimoniale”, una solenne “via funeraria”. Questo percorso era particolarmente lungo per gli abitanti di Séuna che vivevano al lato opposto a quello del cimitero, anche perché il feretro era trasportato a spalla. Però bisogna dare atto che i Nuoresi erano molto volenterosi e pronti a darsi il cambio in questa pesante incombenza. Una certa pausa di riposo si determinava in piazza del Rosario, quando il feretro veniva fatto entrare nella chiesa per una prima benedizione da parte del prete o dei canonici del capitolo della cattedrale, anch’essi appositamente “ingaggiati”.

Ma dopo che la città andò espandendosi verso occidente, cioè verso rione Italia e verso Biscollai, cominciò la frequente diatriba fra il prete o i canonici da una parte, che volevano andare al cimitero tagliando corto per Palas de Serra (via Ballero) e dall’altra i parenti ed amici del defunto, che invece pretendevano di passare appunto per il Corso Garibaldi e via Chironi. E qualche volta è avvenuto che il prete e i due chierichetti, uno con la croce e l’altro col secchiello dell’acqua santa, passassero in Palas de Serra, mentre il funerale seguiva la via “cerimoniale e sacra” del Corso Garibaldi e di via Chironi.

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27 Agosto 2016 - Categoria: lingua/limba, narrativa, prosa

“A laras astrintas” di Nino Fois

S’ostera sa die fit piena che ou.

Nino Fois

Nino Fois

Fimis a mes’istiu e-i sos turistas andaiant e torraiant che frommijas. Bi and’aiat italianos, frantzesos, tedescos e de onzi logu.
Nigola s’aiat seberadu unu taulinu in dun’origheddu, solu solu, e fit isettende su màndigu. Sos camereris, duos mascios e duas féminas, fint a s’and’e torra, servende a-i custu e a-i cuddu, sena si frimmare mai. Donzi tantu attraessaiat sa sala su padronu, un’òmine rassu, de una chimbantìna de annos, ispìcciu andende chi pariat unu piseddu. Dae sos balcones d’idiat un’adde manna e, in sa pala, a ojos, sos padentes barbaricinos, umbrosos e frimmos, ca non fit andende una frina. De sas duas anchillas, màssimu una si nde fit mirende Nigòla: istrìzile, bianca de cara, cun sos pilos nieddos calados in palas e presos dae unu fiochittu ruju, a coa de caddu. Aiat una paja de ojos de pinnadellu e-i sas laras astrintas, sena risu… A insutta de sa massidda dresta si pariat unu marcu biaittu. Marcos biaittos si nde pariant finas in sos bratzos a insubra de sos cùidos.
Sa mirada de s’anchilla, una pisedda chi a calaìzu aiat pòtidu aer una vintina de annos, fit seria, guasi pérdida in dun’ammentu chi sighiat a l’iscuttinare s’àmina.
Nigola, chi li podiat esser fedale, sighiat a l’abbaidare in s’andare chi faghiat e in su torrare, isfatzendende de contìnu e aiat in coro s’ispera chi esseret toccadu a issa a lu servire.
Sa zente non bi poniat afficcu a su chi su piseddu fit patende in cussu mamentu, solu solu, in cuddu chizòne de s’ostera, sighende cun sa mirada ma, arréu arréu cun su coro, cudda fémina chi, bell’e gai, si podiat narrer chi fit sa sua…
… E si la bisaiat addainantis preguntendeli ite cheriat a mandigare… E, cun sos ojos de sa fantasia, bidìat s’ostera bòida… Issos duos ebbia bi fint sétzidos in su chizoneddu, a ojos a pare, in mudesa, cun sas manos subra de sa tiàza bianca. Sas manos de issa, nidas che-i sa tiàza, frìmmas che-i sas de una Santa… e-i sas laras sempre astrintas. Sos ojos, nieddos che-i su carvone, pro gai, lu fint abbaidende e pariat chi lu cherferant faeddare; unu belu de tristura in totta sa fregura sua, pariat chi cherfèrat narrer un’istoria de sufferenzia. Pagos minutos fint passados, ma cantu fit istadu longu cuss’abboju de s’immaginatzione!…
Beru beru pariat e, in punta de pòddighes, Nigòla intendiat su carìgnu de sas manos delicadas de issa, de sos bultzos, de sos bratzos…
… E intro de su coro intendiat su succuttu sou chi li contaiat sa pelèa chi fit patende pro si balanzare unu mossu de pane….
“ … Iscuru pìdigu in s’apposentu. A pian’a pianu s’abbérit sa gianna. A passos de battu intrat un’òmine rassu de una chimbantìna de annos… Intendet s’ischimuzu de sos passos, si covàcat sa cara cun su lentòlu…
Una manu l’afferrat a tuju, sena l’astringher, la carìgnat, la pìttigat… s’atera manu l’afferrat a tittas: ch’est subra, ch’est subra… Marcos biaìttos in tuju, in bratzos e issa ch’est resa che anzonedda trobeìda….”

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26 Agosto 2016 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, memoria e storia, narrativa

“Brezza profumata di sale” di Sarah Savioli

Sara SavioliOggi ho ricevuto un grande dono.
Nel mio ultimo giorno di mare, con previsioni nefaste di vento violento e grandi onde di tempesta, invece c’è stata una brezza profumata di sale e qualche increspatura frizzante.
Ho fatto l’ultimo bagno, giocato sul bagnasciuga a saltare sulla spuma fino a sera mentre il blu del mare si confondeva sempre di più con quello del cielo e ogni colore prendeva le tinte dolci dell’inizio del tramonto.
La mia terra che mi piace sognare mi saluti con il suo grande abbraccio, con una carezza sulla testa prima che io vada via per l’ennesima volta. Ormai da ventitrè anni.
Quella terra che, quando da giovani si va via, si lascia con rabbia come se andasse troppo stretta.
Maresi BadesiPoi con il tempo si torna e pian piano si scopre che è l’unico abito che ti calzi davvero a pennello.
E con gli anni ancora ti accorgi che invece è immensa e sconfinata e vorresti, tu essere minuscolo e fragile, solo lasciarti andare e disciogliertici dentro.
images-1Così domani, sull’aereo che decolla, le lacrime emozionate dell’arrivo lasceranno il posto a quelle amare dell’addio.
E di nuovo spererò con tutta l’anima che finalmente la saggezza dell’età porti quella consapevolezza che non arriva mai che lasciando la mia terra io non ho perso la mia casa, ma ho solo aggiunto ad essa altri posti di vita e del cuore.

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24 Agosto 2016 - Categoria: cultura

5° Memoriale di Angelo Truddaiu scultore (1935-2011) a Funtanazza (22-28 agosto 2016) Artisti all’opera: Deffenu Luigi, Ledda Mario, Massidda Roberto, Muggiolu Pietro, Schuchardt Ariane, Michele Soro,di Ange de Clermont

SimposioChiunque lasci questo mondo non scompare del tutto specialmente quando lascia delle figlie e dei figli devoti: è stato così per Angelo Truddaiu, noto scultore chiaramontese che ha lasciato tre meravigliose figlie e un figlio.

Figlio e figlie sono tutti sposati non solo, ma hanno rispettivamente Angelina due meravigliosi bimbi, Stefania quattro, Sara due figli adolescenti e Giuseppe uno.
L’attività agropastorale la porta avanti Angelina che è anche la custode delle opere paterne. Si tratta di numerosi e preziosi lavori in legno e sculture in trachite di vario colore, un santuario che in compagnia di mio figlio abbiamo visitato. Vorrei che fossero inventariati e fossero mandati studenti in architettura per uno studio analitico delle opere e per una pubblicazione. Angelo come artista era vario e vivace, lo esprimono le sue opere illustratemi dalla figlia mentre procedeva con rapidità alla mungitura del suo gregge. Ha imparata a mungere le pecore da quando aveva quattro anni e per quanto tentata spesso di lasciare un lavoro poco redditizio, tuttavia vi si sente visceralmente legata. Passa da una pecora all’altra mentre parla con me, raccontandomi del padre e della sua passione per la scultura in legna e in pietra.

Angelo TruddaiuD’altra parte ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Angelo fin dalla mia giovinezza sia che lo incontrassi nel suo laboratorio sia che lo incontrassi nelle manifestazioni sassaresi a due passi da casa.

L’ho sempre incoraggiato anche se come tutti gli artisti ha avuto poca fortuna e poche volte ha solcato il mare, se non erro, a Venezia, dove è stato apprezzato. Gli apprezzamenti però non bastano e così succede  che la sua fama tenda a espandersi ora che è passato all’altro mondo, grazie all’operosità delle figlie e del figlio nonché della vedova.

Stefania TruddaiuDall’anno successivo alla morte, dove facevano bella mostra le opere da lui scolpite: mondo umano, mondo animale, mondo vegetale in un contesto paesaggistico di eccezionale bellezza compreso un laghetto da lui predisposto.
Le opere ben si collocano tra sughere secolari alte e contorte, ombrose e ricche di sughero. I suoi eredi fin dall’anno successivo alla morte hanno organizzato il memoriale, questo è il quinto, invitando artisti amici che l’hanno conosciuto e altri suoi estimatori, al punto che negli anni il parco scultoreo è stato ampliato e ci auguriamo che attraverso il riconoscimento della Regione Autonoma della Sardegna nasca una fondazione intestata all’artista e gli eredi non siano costretti a svenarsi per l’organizzazione complessa che finora è andata avanti con piccoli contributi del Comune e con la collaborazione di volontari,

Sara TruddaiuIl memoriale si trasforma per sette giorni in un mega laboratorio sotto il bosco dove gli artisti scolpiscono le loro opere sui massi trachitici ivi portati dall’impegno e dalla collaborazione dei volontari. Questa manifestazion è da seguire per apprendere come si fanno uscire da massi informi visi, animali di ogni forma e oggetti di varia grandezza. Peccato che si svolga in un tempo in cui lescuole sono chiuse: una vero laboratorio didattico per osservare come escono da massi informe figurazioni del mondo umano e animale e oggetti di vario genere come la chiave musicale che introduce al parco.

Coro Doria

Coro Doria

E in particolare quest’anno Roberto Massidda, Pietro Muggiolu,  Luigi Deffenu, Mario Ledda, Michele Soro, Ariane Schuchartdt, Presente anche l’infortunato Sebastiano Sanna, che non ha potuto scolpire. Artisti in visita Diego Contu, Filippo Ruiu che ha intrattenuto i bambini facendo loro lavorare l’argilla, Visita anche dei cavalieri di Chiaramonti e di altre personalità.

Coro Tzxaramonte

Coro Tzxaramonte

Collaborano anche a creare l’ambiente il chitarrista Carlo Moretti e  la sua band, il maschile Coro de Tzaramonte e il femminile Coro Doria,
Patrizio Stincheddu ha provveduto alla ricerca e raccolta dei massi necessari per gli scultori e  Giuseppe Spanu per l’energia elettrica senza la quale gli artisti non avrebbero potuto lavorare e, infine, tanti, tanti altri che sono stati sempre vicini a queste figlie meravigliose e alla vedova  dell’artista Stefanina.

 

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