Pasquale Demurtas, La magia di un uomo buono. Thiu Giarrette. Anime e Demoni, Youcanprint, Sassari, 2014 €. 13 pp 158.
Questa pubblicazione è curata dall’autore succitato che ha creduto opportuno raccogliere in un libro aneddoti e storie di tradizione popolare sia di magia bianca sia di magia nera così come gli sono stati raccontati da vari compaesani. L’autore non è un esperto di tradizioni popolari e quindi ne fa una semplice trascrizione così come gl’intervistati gliele hanno raccontate.
Specifichiamo che s’intende per magia nera tutte quelle azioni che mirano a far male al prossimo e per magia bianca quelle, invece, che mirano a fare del bene o addirittura a gar guarire o a cacciare gli effetti della magia nera.
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Commenti disabilitati su “Sant’Andria mozza li mani” filastrocca sarda. Un lavoro di Pasquale Demurtas. Recensione di Ange de Clermont . Leggi tutto

Lilly
Lilly è stato il primo cane di piccola taglia che ho avuto, era uno yorkshire che pesava un chilo e mezzo quando me l’hanno data, in cambio di un gatto persiano, ai tre chili e mezzo quando è morta.
All’epoca viveva ad Alghero, in un recinto con altri cani, fra cui sua sorella, una capra, un asino e delle oche.
L’età esatta non la sapeva neanche la proprietaria che faceva pensione per animali e una cliente gliel’aveva portata e poi non era mai andata a ritirarla, forse aveva un anno e mezzo ed io l’ho presa nell’estate del 1998.
A farmi decidere di prendere lei e non la sorella è stato il carattere, infatti Lilly pur essendo di dimensione molto ridotte, sapeva farsi rispettare da tutti gli animali che la circondavano, compreso asino e capra.
Quando l’abbiamo presa era magrissima, pelle e ossa, la vecchia proprietaria, per risparmiare, alimentava i cani che aveva in pensione con pane ed acqua, e quando l’avevo vista era bastato il mio sguardo misto a sgomento e rabbia a farla arrossire e farfugliare qualcosa tipo:
-E’ la prima volta non ho avuto il tempo di preparargli il pastone.-
Eppure il peso di Lilly dimostravano tutto il contrario.
È stata lei a scegliere il nome, infatti quando con mio marito e alcuni amici, a voce alta nominavano alcuni nomi che potevano andarle bene, quando ha sentito Lilly è subito venuta verso di noi.
Non ho mai amato i cani di piccola taglia, soprattutto gli yorkshire, così dispotici, che abbaiano ad ogni minima cosa, per cui, visto che mio marito la desiderava tanto, a malincuore l’ho presa.
All’epoca di cane avevo solo Rass I, un bellissimo pastore tedesco a pelo lungo, che pur essendo vecchio e malato, appena aveva visto Lilly se n’è subito innamorato. Lei invece non lo sopportava, soprattutto quando con una sola leccata la bagnava tutta e spesso gli si rivoltava contro tutta indispettita.
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Commenti disabilitati su “Lilly, la regina della fattoria: vita, opere e miracoli” di Eleonora Ortuño . Leggi tutto
Sono giorni così, profondamente autunnali.
Fatti di bianchi e di grigi nei quali le emozioni spiccano come le foglie gialle e rosse degli alberi, in modo così intenso quasi da fare male.
Viene naturale starsene ovattati e chiusi un po’ in sé, a curare le proprie solitudini mentre in sottofondo la mente va a riordinare la confusione dei pensieri.
Li risistema nei cassetti e negli armadi, li piega provvisoriamente come fossero calzini spaiati.
Si ripromette che da lì in poi sarà più metodica e disciplinata sapendo benissimo che non sarà così.
E poi cerca di richiudere in barattoli tutte le amarezze, di tentare di etichettarle nel modo giusto perché, visto che non ce ne si può liberare, almeno siano lì dove è possibile riconoscerle per quelle che sono e non continuare a sentirne il sapore anche là dove di fatto non c’entrano niente.
E mentre una parte di te cerca per istinto una strategia per vivere meglio da lì in poi, per non fare più che qualcuno o qualcosa entri a rovistarti dentro grettamente e senza alcuna cura, quel briciolo di saggezza che hai maturato negli anni ti ricorda che non hai altro modo di essere che quello che sei, con le tue porte aperte sul mondo e sulle persone.
E che questo non è una dichiarazione di resa o una irrimediabile fragilità che ti porterà alla rovina.
Al contrario, è forse il tuo unico punto di forza.
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In una fredda giornata primaverile del 2012, ho trovato 5 gattini buttati in un cassonetto, uno era morto e gli altri strillavano talmente tanto per attirare l’attenzione di qualcuno e il caso ha voluto che io passassi li e li ho raccolti.
Erano appena nati, infatti avevano ancora il cordone ombelicale.
Subito li ho portati dalla mia veterinaria per aiutarmi, magari dandoli a qualcuno che aveva una gatta che stava allattando, ma l’unico aiuto che ho ricevuto sono stati i consigli per come allevarli.
I gattini cosi piccoli, senza la mamma, difficilmente sopravvivono, ed io nonostante avessi avuto tantissimi gatti, meritandomi l’appellativo di mamma gatta, sapevo che avrei avuto delle grosse difficoltà ad occuparmi di loro.
Non mi sono persa d’animo, la prima cosa da fare era scaldarli e tenerli al caldo, l’ipotermia ne aveva già ucciso uno all’interno del cassonetto non potevo permettere che accadesse anche agli altri.
Armata di borse con dell’acqua calda, ho fatto loro un giaciglio dentro una scatola coperta all’estremità che avesse una temperatura tale da permetter loro di stare al caldo.
Ho comprato del latte in polvere per gattini e con un biberon ho iniziato ad allattarli ogni due ore, notte compresa. Inizialmente sputavano la tettarella del biberon, ma poi con pazienza sono riuscita a fargliela accettare. La cosa fondamentale per dei cuccioli così piccoli è l’espletamento delle loro funzioni fisiologiche come quella della minzione e dell’evacuazione, per poterlo fare hanno bisogno di essere stimolati e nel regno animale le mamme lo fanno leccandoli nelle parti intime, io dopo che gli davo da mangiare gli passavo un cotone bagnato finché facevano i loro bisogni.
Tutto questo l’ho potuto fare finché ero in ferie, i problemi si sarebbero presentati al mio rientro al lavoro, dovendo rimanere fuori casa per nove ore come avrei fatto ad occuparmi dei gattini? Avevo necessità di una balia, di una persona che non avesse legami lavorativi e l’unica che mi sembrava adatta a ricoprire quel ruolo era la mia amica Margherita che si è subito offerta volentieri a ricoprire quel ruolo. Io le avrei portato tutto l’occorrente per mantenere i gattini e il sabato e la domenica (giorni di riposo) li avrei ripresi con me per permetter loro di riposarsi.
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Commenti disabilitati su “Gattini abbandonati alla ricerca di vivere” di Eleonora Ortuño . Leggi tutto
Crediamo di aver dato spazio paritario ai Si e ai No sul referendum costituzionale, mantenendo il nostro orientamento riservato per correttezza nei confronti dei nostri visitatori che per la verità pensavamo fossero più numerosi. I cittadini però sembrano stanchi di questo continuo frastuono a tutti i livelli:nazionali e internazionali e presumibilmente amano rifiutarsi di leggere queste continue battaglie. Del resto non bastano i migranti quotidiani con una sequela di morti in mare, i terremoti con tanta gente che ha perso tutto, la crisi economica che ha spremuto coloro che hanno redditi più deboli. A tutto questo si aggiunga l’impari battaglia della presidenza americana combattuta senza esclusioni di colpi da una parte e dall’altra e le paure che il conservatorismo e le battute senza controllo di Trunp hanno provocato. Forse siamo un pò tutti stanchi di questo continuo guerreggiare, per cui evitiamo di leggere e di riflettere ora anche sul SI e sul No al referendum per le modifiche apportate alla Costituzione Italiana.
Ad ogni modo crediamo che si debba comunque andare a votare e non pensare che l’assenteismo operi miracoli. L’assenteismo come diceva un vecchio slogan elettorale è senza testa.
Il nostro blog per quanto è possibile, avendo scelto la cultura come principale campo, ha voluto soddisfare la richiesta di alcuni visitatori che abbiamo accontentato. Ora abbiamo 18 giorni per riflettere e uno per andare a votare e col voto la democrazia vive.
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Commenti disabilitati su La nostra posizione sul referendum per il Si e per il No si chiama voto segreto di Angelino Tedde . Leggi tutto
Di fronte alla prospettiva che la legge costituzionale di riforma della Costituzione sia sottoposta a referendum nel prossimo autunno, i sottoscritti, docenti, studiosi e studiose di diritto costituzionale, ritengono doveroso esprimere alcune valutazioni critiche. Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo.
Siamo però preoccupati che un processo di riforma, pur originato da condivisibili intenti di miglioramento della funzionalità delle nostre istituzioni, si sia tradotto infine, per i contenuti ad esso dati e per le modalità del suo esame e della sua approvazione parlamentare, nonché della sua presentazione al pubblico in vista del voto popolare, in una potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell’appannamento di alcuni dei criteri portanti dell’impianto e dello spirito della Costituzione.
1. Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (“abbiamo i numeri”) anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addirittura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo. La Costituzione, e così la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica. E’ indubbiamente un prodotto “politico”, ma non della politica contingente, basata sullo scontro senza quartiere fra maggioranza e opposizioni del momento. Ecco perché anche il modo in cui si giunge ad una riforma investe la stessa “credibilità” della Carta costituzionale e quindi la sua efficacia. Già nel 2001 la riforma del titolo V, approvata in Parlamento con una ristretta maggioranza, e pur avallata dal successivo referendum, è stato un errore da molte parti riconosciuto, e si è dimostrata più fonte di conflitti che di reale miglioramento delle istituzioni.
2. Nel merito, riteniamo che l’obiettivo, pur largamente condiviso e condivisibile, di un superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto (al quale peraltro sarebbe improprio addebitare la causa principale delle disfunzioni osservate nel nostro sistema istituzionale), e dell’attribuzione alla sola Camera dei deputati del compito di dare o revocare la fiducia al Governo, sia stato perseguito in modo incoerente e sbagliato. Invece di dare vita ad una seconda Camera che sia reale espressione delle istituzioni regionali, dotata dei poteri necessari per realizzare un vero dialogo e confronto fra rappresentanza nazionale e rappresentanze regionali sui temi che le coinvolgono, si è configurato un Senato estremamente indebolito, privo delle funzioni essenziali per realizzare un vero regionalismo cooperativo: esso non avrebbe infatti poteri effettivi nell’approvazione di molte delle leggi più rilevanti per l’assetto regionalistico, né funzioni che ne facciano un valido strumento di concertazione fra Stato e Regioni. In esso non si esprimerebbero le Regioni in quanto tali, ma rappresentanze locali inevitabilmente articolate in base ad appartenenze politico-partitiche (alcuni consiglieri regionali eletti – con modalità rinviate peraltro in parte alla legge ordinaria – anche come senatori, che sommerebbero i due ruoli, e in Senato voterebbero ciascuno secondo scelte individuali). Ciò peraltro senza nemmeno riequilibrare dal punto di vista numerico le componenti del Parlamento in seduta comune, che è chiamato ad eleggere organi di garanzia come il Presidente della Repubblica e una parte dell’organo di governo della magistratura: così che queste delicate scelte rischierebbero di ricadere anch’esse nella sfera di influenza dominante del Governo attraverso il controllo della propria maggioranza, specie se il sistema di elezione della Camera fosse improntato (come lo è secondo la legge da poco approvata) a un forte effetto maggioritario.
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Commenti disabilitati su Le argomentazioni per il No di 56 costituzionalisti . Leggi tutto
Dichiarazione sottoscritta da oltre 200 costituzionalisti Dopo anni e anni di sforzi vani, il Parlamento della XVII legislatura è riuscito a varare con una larga maggioranza – quasi il sessanta per cento dei componenti di ciascuna Camera in ognuna delle sei letture – una riforma costituzionale che affronta efficacemente alcune fra le maggiori emergenze istituzionali del nostro Paese. L’iter della riforma è durato oltre due anni, è passato per sei letture, tre per ciascuna Camera, con quasi seimila votazioni e l’approvazione di centinaia di emendamenti. Il testo modifica molti articoli della Costituzione, ma non la stravolge. Riflette anzi una continuità con le più accorte proposte di riforma in discussione da decenni e, nel caso del Senato, col modello originario dei Costituenti e poi abbandonato a favore del bicameralismo paritario impostosi per ragioni prudenziali dopo lo scoppio della Guerra fredda. Il testo, con le modifiche che il Parlamento ha voluto, si ispira inoltre direttamente alle proposte della Commissione per le riforme costituzionale istituita dal Governo Letta nel 2013, che rispecchiavano l’opinione largamente maggioritaria fra gli studiosi di ogni orientamento che presero parte a quella Commissione. Nel progetto non c’è forse tutto, ma c’è molto di quel che serve, e non da oggi. Si riporta solo un breve elenco, a titolo ricognitivo. 1. Viene superato l’anacronistico bicameralismo paritario indifferenziato, con la previsione di un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei deputati e Governo. Pregio principale della riforma, il nuovo Senato delinea un modello di rappresentanza al centro delle istituzioni locali. E’ l’unica ragione che oggi possa giustificare la presenza di due Camere. Ed è una soluzione coerente col ridisegno dei rapporti fra Stato-Regioni. Ne trarrà vantaggio sia il rapporto fiduciario fra Governo e Parlamento, che rimane in capo alla sola Camera dei deputati, superando così i problemi derivanti da sistemi elettorali diversi, sia l’iter di approvazione delle leggi. 2. I procedimenti legislativi vengono articolati in due modelli principali, a seconda che si tratti di revisione costituzionale o di leggi di attuazione dei congegni di raccordo fra Stato e autonomie, dove Camera e Senato approvano i testi su basi paritarie, mentre si prevede in generale una prevalenza della Camera politica, permettendo al Senato la possibilità di richiamare tutte le leggi, impedendo eventuali colpi di mano della maggioranza, ma lasciando comunque alla Camera l’ultima parola. La questione della complicazione del procedimento legislativo non va sopravvalutata, poiché non appare diversa la situazione di tutti gli Stati composti: in ogni caso, e di nuovo in continuità con le esperienze comparate, la riforma prevede la prevalenza della Camera politica. 3. La riforma del Titolo V della Costituzione ridefinisce i rapporti fra lo Stato e Regioni nel solco della giurisprudenza costituzionale successiva alla riforma del 2001, con conseguente incremento delle materie di competenza statale.
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La personalizzazione del referendum era un fatto “gravissimo” e quindi ben venga il cambio di registro comunicativo di Matteo Renzi. Eppure, Lorenza Carlassare, costituzionalista e tra le più agguerrite esponenti del comitato del no al ddl Boschi, è convinta che questo non basterà a spostare la discussione sul merito “perché l’impressione – spiega – è che su questo non abbiano niente da dire”. Anzi peggio, visto che il premier – sostiene- usa argomenti che sono “miserandi” se non addirittura “squallidi”, come quello sui risparmi.
Il presidente del Consiglio ha smesso di dire che si dimetterá in caso di vittoria del no e ha anche aggiunto che la legislatura andrà comunque avanti fino al 2018. Non era una delle cose che avevate chiesto?
Il fatto che avesse personalizzato questo appuntamento era gravissimo perché la Costituzione è di tutti, non un problema di sopravvivenza del premier. Che sia tornato indietro è opportuno ma l’impressione è che lo abbia fatto perché pensa non ci sarà esito da lui sperato. Io credo anche che lui non abbia mai avuto davvero l’intenzione di dimettersi, però pensava che gli andasse bene, era convinto di buttare sul tavolo una carta vincente. Adesso non ha più quella sensazione e cambia registro.
A questo punto, però, non sarà più facile spostare il dibattito sul merito della riforma come da voi auspicato?
A me pare che nel merito non ci vogliano entrare perché non hanno niente da dire. Loro ammettono che questa riforma non è perfetta ma sostengono che è da approvare assolutamente, invece di parlare dei contenuti. Io da 20 anni critico il bicameralismo paritario ma se deve essere cambiato in peggio, allora lasciamolo così. Il fatto è che il senso di tutta questa operazione è togliere la voce al popolo. Con un Senato non più elettivo e una legge elettorale per la Camera che non riproduce gli orientamenti del popolo ma ne deforma l’esito, sia Parlamento che governo e organi di garanzia finiscono in mano a un piccolissimo gruppo.
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