15 Dicembre 2016 - Categoria: letteratura sarda

Giovanni Brianda, noto Nino (1922-2016) , un uomo e un cristiano trasparente, un educatore e un docente aperto, un cattolico impegnato ed esemplare di Angelino Tedde

giovanni-briandaGiovanni, o meglio, Nino Brianda (Sassari,1922-2016) l’ho avuto come collega presso la Facoltà di Magistero prima, di Lettere e Filosofia, poi  col pensionamento come correlatore delle ponderose tesi di laurea di storia delle Scuola e delle Istituzioni educative. Per anni l’ho conosciuto per la sua buona fama, ma poco frequentato. Abbiamo stretto amicizia quando lui è andato in pensione, perché, in mancanza di colleghi disponibili, lui mi ha dato una mano nella correlazione delle circa 200 tesi di laurea svolte nel corso dei miei ultimi dieci anni d’insegnamento. Posso dire che dai 70 agli 80 anni non mi ha mai  negato la sua generosa collaborazione che consisteva nella lettura puntuale delle tesi e nell’illustrazione e giudizio sul voto di laurea. Abbiamo scoperto un’affinità particolare forse per la vicinanza della sua regione storico-culturale di provenienza, la Gallura, a quella mia, l’Anglona. Ci capivamo al volo e sempre i suoi giudizi sui lavori delle laureande concordavano con i miei.
Ricordo che passai un brutto momento e lui mi fu vicino con una solidarietà fattiva e intelligente.  In genere ci si telefonava per gli auguri. Giunto a 80 anni mi disse che non  se la sentiva più di affrontare la fatica di correlazione delle numerose tesi che ad ogni sessione doveva leggere e presentare. Lo fece con garbo, spiegandomi che cominciava a sentirsi stanco. Ne apprezzai la chiarezza e la sincerità. Adesso se n’è andato alla casa del Padre che certamente lo ricompenserà per la sua vita esemplare di uomo e di cristiano. Ai figli la mia vicinanza e il mio affetto.

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14 Dicembre 2016 - Categoria: eventi luttuosi

Michelino Montesu (1926-2016): un ‘altra feconda memoria storica di Chiaramonti se n’é andata di Angelino Tedde

michelino-montesu-1926-2016Con molto dispiacere abbiamo appreso della scomparsa del caro amico Michelino Montesu, il nostro consulente storico dei personaggi di Chiaramonti. Qualche settimana fa c’eravamo sentiti al telefono per varie delucidazioni su un personaggio storico di paese. Dopo la morte di zio Giovanni Tedde era diventato lui il principale consulente delle nostre ricerche sulla memoria orale circa donne e uomini il cui profilo storico sto affrontando da un pò di tempo sul mio blog. Eravamo prima di tutto amici e lo stimavo per la sua capacità imprenditoriale. Fu lui a costruirmi la prima scrivania in legno e i primi tre scaffali per il mio modesto studiolo di Stintino con l’allora spesa di 13 mila lire. Nel corso degli anni trascorsi a Stintino da sposato (1963-1965) e poi a Sassari in via Filippo Turati, 35, ogni volta che mi sedevo a lavorare mi ricordavo di lui. Era un ottimo falegname, ma non pago del modesto guadagno artigianale si era dato poi al commercio dei mobili che vendeva in tutta la Sardegna e più tardi in Corsica. Era educatissimo, calmo, non pedeva facilmente le staffe, equilibrato. Si era ritirato, ma avev avviato le due figlie Cristina e Daniela verso la stessa professione con lunsinghiero successo.

La domenica ci vedevamo in chiesa e spesso quando mi recavo alla Santa Comunione, passandogli vicino, gli stringevo la mano. Non finiva mai di ringraziarmi per l’insegnamento del metodo di ricerca  al nipote Simone del quale era orgoglioso. Conversare con lui era un piacere perché oltretutto aveva conservato una memoria lucidissima e ricordava luoghi, vie, personaggi locali a partire dal 1936. Era sempre disponibile quando lo chiamavo al telefono per consulenza e un giorno mi disse…forse potresti anche intervistarmi sulla mia vita lavorativa. Gli promisi che l’avrei fatto e poiché speravo che il Signore, doppiati i 90 anni, lo lasciasse in vita almeno fino ai cento non l’avevo ancora intervistato. Se n’è andato rapidamente, per un male latitante nel suo organismo e scoperto forse all’ultimo momento. Per tutti i compaesani è una grande perdita, ma certamente lo è maggiormente per sua moglie Titina, per le sue due care figlie, per i due nipoti e vari parenti. Anche per me è la perdita di un amico con cui si poteva conversare volentieri e con eleganza. Gli volevo un gran bene. Le conceda il Signore il premio che concede ai giusti che hanno creduto in Lui e che soprattutto hanno amato anche il prossimo. Avrò modo, intervistando la moglie, di scrivere quel profilo che gli avevo promesso e che lui avrebbe desiderato. A tutti i parenti porgo le mie più profonde condoglianze, assicurando preghiere.
I funerali si svolgeranno stasera al Carmelo alle 15, 14 dicembre, giorno di San Giovanni della Croce.

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11 Dicembre 2016 - Categoria: memoria e storia

III. “Il paese che non c’è più di Carlo Patatu”, recensione di Ange de Clermont

patatuCarlo Patatu Il paese che non c’è più. Usànzias, còntos, mestièris, buttègas e màstros de Zaramònte in su tèmpus passàdu (Consuetudini, racconti, mestieri e botteghe in Chiaramonti nel tempo che fu). Prefazione di Luisella Budroni, Grafiche Essegi srl, Perfugas, 2016 pp. 400 Offerto in omaggio dall’autore a richiesta.

carlo-3Tutte queste riflessioni danno ampia spiegazione della discreta bibliografia degli scritti di Carlo Patatu tra cui prevale l’interesse per Chiaramonti in particolare nei lavori delle Cronache di Giorgio Falchi, della Scuola Chiesa e Fantasmi, e infine, di Il paese che non c’è più.

Questi tre lavori costituiscono l’ossatura dei suoi interessi, la passione della sua scrittura, il pascolo della sua memoria tenace e non ultimo del suo cuore di uomo che va alla ricerca della sua identità più profonda.

cronacheNel primo volume citato, quasi 400 pagine, oltre ad illustrare il lavoro minuzioso di Giorgio Falchi, egli pare innamorarsi della sua statura di intellettuale, animato da passione civile, talvolta ostile ai chierici, gestori della cultura dominante. In Falchi, che dopo la laurea in Giurisprudenza non si mosse più dal paese, partecipando alla vita civica, ammira la passione per il buon funzionamento delle istituzioni laiche e religiose, la sua passione per la scuola e la cultura, il suo amor di patria con i suoi riti annuali della memoria degli eroi chiaramontesi morti in guerra, la sua costante inculturazione del pur “vil gentame”, svolta con la lettura del quotidiano in Piazza. In breve, il suo donarsi ad un popolo poco istruito, talvolta rozzo, ma suscettibile di miglioramento.

In quest’uomo penso che Carlo Patatu abbia trovato il suo modello da imitare sia pure in tempi ed ambienti mutati.
Il libro, donato a tutti i compaesani, ha voluto essere un momento didattico importante per l’oggi e per l’indomani. Credo che emerga da quello scritto la sua intima passione per essere ricordato come dispensatore di istruzione, di dibattito, di risveglio della coscienza., prima laica che religiosa. Se lui fosse credente si direbbe che esorti come fanno tanti intellettuali e operatori religiosi illuminati: prima educare e formare l’uomo e poi su questa base il cristiano.

L’onestà civica, il corretto rapporto con gli altri cittadini, con la cosa pubblica, con la libertà di pensiero:questo è il suo messaggio fondamentale.

carlo4Alla base di questo messaggio c’è anche l’esortazione a conoscere la storia del borgo, nel bene e nel male, ma sempre nel tentativo di rigenerarsi positivamente. Lo sguardo sociologico non tende ad essere equanime, ma sicuramente a favore delle classi disagiate in netta e rude opposizione ai detentori dei beni materiali e delle loro vere o soltanto percepite ingiustizie.

Le riflessioni fatte nella preparazione alla tesi di laurea sono qui confluite più come dato sociologico che storico del quale egli poco si voleva curare. Non vuol fare storia, ma riflettere sui cahiers de doléances di gente che si è sentita sfruttata e maltrattata.

Un contributo di parte, ma comunque un apporto alla sociologia dei borghi rurali che nel tempo potrà documentare percezioni e sentimenti e risentimenti rivolti dal mondo subalterno ai ceti possidenti e dirigenti.

scuolaIl secondo volume, più limitato, per dimensione: si tratta di circa 230 pagine, esposto in registro colloquiale, tratta di operatori religiosi e laici che hanno affascinato la sua crescita adolescenziale e giovanile, cattolica prima, ostentatamente laica poi.

Da questo mondo paesano, ancora profondamente religioso e contadino, emergono figure contrastanti tra loro: Suor Reverenda, Su Vicariu, Don Cristovulu, Don Masala, con pregi e difetti, da una parte; su Mastru, il Tenente dei Carabinieri, il signor Antonimo Falchi, l’ereo laico, quasi massone, che da filo da torcere ai protagonisti religiosi della vita del borgo, ma anche quella incredibile macchietta del salatore che si crede un grande uomo politico, felice di fare un comizio in trasferta.
Infine, un certo spazio viene riservato alle tradizioni popolari liete e tristi, a eventi di progresso e a tradizioni sulla via del tramonto.

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10 Dicembre 2016 - Categoria: memoria e storia

II. “Il paese che non c’è più” di Carlo Patatu, recensione di Ange de Clermont

patatuCarlo Patatu Il paese che non c’è più. Usànzias, còntos, mestièris, buttègas e màstros de Zaramònte in su tèmpus passàdu (Consuetudini, racconti, mestieri e botteghe in Chiaramonti nel tempo che fu). Prefazione di Luisella Budroni.
Grafiche Essegi srl, Perfugas, 2016 pp. 400
Offerto in omaggio dall’autore, non in vendita, ma su richiesta.

Tra otto e novecento (1850-1950) Chiaramonti come tutti i centri urbani e rurali italiani ha visto svilupparsi una borghesia intellettuale, industriale e agraria; basti pensare ai nobili Grixoni e ai suoi rampolli, distintisi a livello nazionale; ai borghesi agrari e intellettuali Falchi, ugualmente distintisi a livello nazionale e internazionale, ai possidenti Madau, in parte intellettuali e in parte agrari; datori di lavoro a numerosi compaesani per almeno un secolo, ai piccoli industriali dell’ammodernamento (energia elettrica e mulini) Budroni e Rottigni, ai banchieri Schintu a percentuale sui budget concessi.
Strati sociali tutt’altro che parassitari, ma datori di lavoro in tempi di ristrettezza e di vita da sussistenza.
Nobili e borghesi dati all’Italia che si stava formando come nazione. (Si vedano le numerose fotografie che illustrano la trilogia di Carlo Patatu).

Come fiori all’occhiello della borghesia chiaramontese si possono citare in campi diversi l’oftalmologo di fama internazionale Francesco Falchi, il tenente colonnello medico Giovanni Grixoni, professore presso l’Istituto Medico Militare di Firenze e in campo socio-religioso-politico l’avv. Battista Falchi, fondatore in Pavia, con l’allora don Montini (futuro papa) e con Aldo Moro della Federazione Universitari Cattolici Italiani (FUCI) ( da cui il partito dei cattolici ha attinto ampiamente  dirigenti e personale politico) e successivamente eletto alla Costituente da cui si dimise per motivi di salute, nonostante le pressioni reiterate di Aldo Moro. Senza voler elencare tutti e in tutti i campi si può affermare che la nobiltà e la borghesia locale, clero compreso, ha dato il suo cospicuo contributo “a fare gl’italiani” fuori del paese.

Gli homines novi

toreDopo la seconda guerra mondiale, a metà novecento, il paese è stato animato dagli homines novi, provenienti da strati sociali subalterni (artigiani, contadini e operai) che hanno operato nelle istituzioni culturali e politiche (maestri, impiegati, professori, avvocati, dirigenti scolastici,sindaci, consiglieri provinciali e regionali) e che con un faticoso accesso agli studi sono riusciti a dare lustro al paese anche se spesso emigrando come del resto è avvenuto nelle città sarde con l’emigrazione d’intellettuali nobili e borghesi e uomini d’affari emigrati nelle capitali della penisola (i Cossiga, i Savona, i Segni, i Siglienti). Pochi rimasti in provincia come sentinelle del mattino.

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9 Dicembre 2016 - Categoria: memoria e storia, storia

La colonia penale di Tramariglio. “Memorie di vita carceraria” di Stefano A. Tedde

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Stefano A. Tedde, Angelo Ammirati et alii (a cura di), La colonia penale di Tramariglio. Memorie di vita Carceraria, , Carlo Delfino editore, Sassari, 2014.
Con DVD che include videoregistrazioni storiche e interviste a testimoni d’epoca (ex agenti, e nomi, operatori del penitenziario rurale di Tramariglio)

I luoghi recepiscono la storia umana, ne assorbono le vicende, i fatti, le tragedie del passato. E in un certo senso cedono lentamente, a chi vi si avvicina, l’essenza degli avvenimenti trascorsi. A Porto Conte durante il periodo fascista venne istituita una colonia penale. Questa sorgeva in una propaggine di un territorio caratterizzato da un paesaggio rurale arido e brullo, incluso nella vasta regione della Nurra, oggetto, già dalla metà dell’Ottocento, di un intensivo e graduale piano di risanamento e di bonifica.

6-un-acquaiolo-punito-a-pane-ed-acqua-1Nel 1938 con uno specifico accordo, l’Ente Ferrarese di Colonizzazione (che sovrintendeva alle opere di bonifica, all’appoderamento dei terreni e alla loro assegnazione in proprietà ad un discreto numero di famiglie provenienti di preferenza dalla provincia di Ferrara, destinate a lavorare in Sardegna o in regioni a basso indice demografico) e Ministero di Grazia e Giustizia decidono per la costruzione del nuovo «Penitenziario di Porto Conte». Il Ministero avrebbe avuto la concessione per vent’anni: per tutto questo tempo i detenuti avrebbero dissodato, bonificato e messo a coltura le aree marginali della Nurra sulle quali si espandeva la colonia, in un periodo nel quale il regime fascista dava estrema importanza al lavoro all’aperto e al valore di emenda che questo avrebbe potuto rappresentare per i reclusi. Trascorso il citato ventennio il pristino contratto prevedeva la restituzione di fabbricati ed aree bonificate alla “comunità libera” e Tramariglio sarebbe divenuto un borgo di agricoltori e pescatori. Il progetto contemplava la costruzione di un edificio centrale, sul quale si articolavano gli stabili del “villaggio tipo” (chiesa, stalle, forno del pane, scuole, ospedale, alloggi per agenti e funzionari) e tre diramazioni, modelli in scala ridotta dello stabilimento principale di Tramariglio, edifici che presidiavano i territori di Prigionette, Porticciolo e Cala del Vino.

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8 Dicembre 2016 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, memoria e storia, recensioni

I. “Il paese che non c’è più” recensione del libro di Carlo Patatu di Ange de Clermont

patatuCarlo Patatu Il paese che non c’è più. Usànzias, còntos, mestièris, buttègas e màstros de Zaramònte in su tèmpus passàdu (Consuetudini, racconti, mestieri e botteghe in Chiaramonti nel tempo che fu). Prefazione di Luisella Budroni
Grafiche Essegi srl, Perfugas, 2016 pp. 400
Offerto in omaggio dall’autore.

 

patatuCarlo Patatu è cresciuto e vissuto, avendo come residenza ufficiale e casa, in Chiaramonti. La scelta di vivere in paese non gli ha impedito di frequentare le scuole medie statali alla Maddalena per un anno, a Sassari per gli altri due anni, e in seguito l’Istituto Magistrale per 4 anni; di fare il servizio militare in continente per 2 anni, a Roma, come sottotenente dell’esercito; di frequentare l’università, per quanto è stato possibile con gl’impegni di lavoro, di sostenere gli esami prima presso la Facoltà di Magistero di Cagliari poi presso l’omologa Facoltà di Sassari dove ha conseguito la laurea in Pedagogia con una tesi ad indirizzo sociologico col più stravagante dei giovani professori romani, Marcello Lelli, dal titolo

La percezione del potere a Chiaramonti.

 

Chiaramonti

Chiaramonti

Il vivere a Chiaramonti non gli ha impedito di prender moglie in Anglona, a Nulvi, di fare frequenti viaggi all’estero, a Nord come a Sud, e per alcuni anni di trascorrere le ferie in Francia; di mettere al mondo due figli, di fare carriera scolastica e conseguire la funzione di dirigente scolastico, per certi periodi in varie sedi della Sardegna settentrionale da Nulvi a La Maddalena e da questa a Sassari e, quindi di conoscere il mondo della scuola, di svolgere sia pure ad honorem il servizio di giudice dei minorenni, dopo aver svolto in paese anche la funzione di conciliatore; di diventare giornalista pubblicista, partecipando a quella palestra di dibattito che è stata per anni la Nuova Sardegna.
Il vivere in paese non gli ha impedito di fare il corrispondente da vari paesi dell’Anglona dello stesso quotidiano e in particolare da Chiaramonti, per una trentina d’anni.
La vita di paese non gli ha impedito di frequentare assiduamente le stagioni di musica operistica e teatrale a Sassari, per non parlare di partecipazioni ad un gran numero di convegni a vari livelli.

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8 Dicembre 2016 - Categoria: eventi culturali

Quarta giornata internazionale della Lingua Gallurese a Palau di Mauro Maxia

palauSabato prossimo, 10 dicembre, si svolgerà a Palau la 4^ Giornata Internazionale della Lingua Gallurese. L’atteso convegno è diventato ormai un appuntamento fisso non solo per la Gallura, ma anche per la Corsica e nel panorama delle lingue minoritarie. Quest’anno la formula prevede una innovazione. La rassegna sarà aperta da due relazioni scientifiche sulla letteratura gallurese e la letteratura corsa che saranno svolte dal sottoscritto e da Alain Di Meglio. Seguirà un confronto alternato fra tre autori di lingua corsa e tre autori di lingua gallurese. La Corsica sarà rappresentata da Alain Di Meglio, Ghjacumu Thiers e Ghjuvan Federicu Terrazzoni. La Gallura sarà rappresentata da Franco Fresi, Gigi Angeli e Giuseppe Tirotto. Tra le recite di poesie e brani letterari ci saranno due intervalli in cui si esibiranno il Coro Gavino Gabriel di Tempio e il Coro A Pasqualina dell’Università della Corsica. La manifestazione sarà coordinata dal rappresentante dell’Accademia della Lingua Gallurese, Mario Scampuddu. Per la prima volta ci sarà l’intervento di un rappresentante della presidenza dell’Assemblea di Corsica, il capo di gabinetto Sébastien Quenot. Si tratta di un riconoscimento tangibile dell’importanza acquisita nel giro di pochi anni da questa manifestazione internazionale.

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4 Dicembre 2016 - Categoria: eventi luttuosi

Bahia, la pastora tedesca di Gristolu e di Jacqueline ha reso l’anima di Gristolu Christophe Thibaudeau

pastoraLo so magari avreste voluto leggere di referendum😶 ma una settimana fa, Bahia, la nostra pastora tedesca ha reso l’anima al mio fianco… Tutti noi, cagne gatte gatti cani siamo sconvolti. E nella nostra casa regna il silenzio. Una settimana è passata, sembra un secolo, sembra ieri… Ogni tanto Sole prende il posto di Bahia sul divano piccolo, Mare dorme al suo posto sul divano del salotto, Kali sull’altro  lato che affezionava, Ascia sul suo cuscino preferito. Quando ci salutiamo ogni mattino l’una dopo l’altra/l’altro, gatte e gatto compresi lo facciamo in silenzio. Un silenzio pesante.

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