18 Giugno 2017 - Categoria: c'est la vie, cultura, memoria e storia

Le oiseaux sans plumes de Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi, la poetessa anglonese di Perfugas, ha pubblicato in lingua francese il suo romanzo autobiografico dal titolo Oiseaux sans plumbea. Speriamo di presentare presto la recensione mentre facciamo i nostri più calorosi auguri alla nostra scrittrice.

La Sardaigne en 1952, une famille pauvre, parmi tant d’autres. Un père qui quitte son pays natal, baigné de soleil, pour rejoindre ce pays du Nord, où l’on offre un avenir à ces migrants, mais un avenir dans la mine. Puis Anna Maria, sa mère et ses frères rejoignent le père. C’est ainsi que débute l…
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16 Giugno 2017 - Categoria: letteratura sarda

“Jibril e le sue capre!” di     Mario Nieddu

Il gregge riposava all’ombra e il giovane Jibril osservava l’orizzonte.
Si sentì chiamare ad alta voce. Si voltò e vide uno sconosciuto del suo stesso colore, ma con abiti puliti e costosi.
-Jibril, sono tuo cugino Mahdi, ti ricordi di me?-
-Certo, mi ricordo di Mahdi, ma non ti conosco-
Erano passati almeno venti anni da quando il cugino Mahdi era sparito.
Aveva sempre ritenuto che quel cugino più grande di lui fosse morto.
Non aveva dimenticato il suo  volto, ma non lo riconosceva…
Tutto si era svolto in un attimo. Jibril, ubbidendo alle urla
terrorizzate della madre, si era nascosto all’interno di un cespuglio
polveroso. Prima urla e minacce, poi tutto tacque e si fece notte.
Rimase per tre giorni nel suo nascondiglio, assetato e senza forze,atterrito dalle urla di dolore e di odio che gli riempivano la testa.
Una capra brucava tranquilla nel suo cespuglio mentre allattava il suocapretto. Il bambino intuì che tutto era finito e subito dopo,girovagando attorno al rudere della capanna abitata dai cadaveri dilaniati della madre e dei due fratelli, capì che era finito anche il suo mondo.
Era da solo. Non riusciva a piangere. Seguì il capretto ecome lui si alimentò direttamente dalla mammella della capra…

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8 Giugno 2017 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, cultura, storia

I Chiaramonti, nobili e tre castelli catalani Claramunt, Claramonte a cura di Eleonora Ortu

Da tempo andiamo alla ricerca dell’origine dell’antroponimo e del toponimo Chiaramonti. Per ora ci accontentiamo degli strumenti che la storiografia ci mette a disposizione. Il lavoro del Masdeu ci pare serio e convincente sia pure scritto per fini elogiativi. La trascrizione da un testo quasi intrascrivibile di un sito internet è dovuto a Eleonora Ortu che ha fatto quanto ha volenterosamente potuto fare. Gli studiosi probabilmente potranno procurarsi il testo cartaceo. Per quanto ci riguarda è la prima volta che scopriamo che al cognome Claramunt (in Catalano o Claramonte, in italiano Chiaramonti, in Francese Clermont veniamo a sapere  che in Catalogna esistevano ben tre castelli intestati Chiaramonti, da ultimo, ma forse non ultimo abbiamo il castello di Claramonte, Chiaramonti nella regione storico-culturale dell’Anglona nella Sardegna centro settentrionale.

Castillo de Claramunt

Qualcuno ha dato un improbabile spiegazione della Rocca o Castello, il noto storico medievista Francesco Cesare Casula (Dizionario Storico Sardo, 2003) parla di un matrimonio tra Costanza di Chiaramonti e Brancaleone Doria di Uta, castellano di Chiaramonti, il quale per onorare la consorte avrebbe dato il suo nobile nome al Castello. Le ricerche diranno o non diranno, noi riteniamo che come tanti  nomi di Castelli l’origine del nome derivi da un antroponimo e non da un toponimo, visto che nel tempo i Chiaramonti si diffusero a dismisura in Europa come narra il Masdeu. Anche questo è un tassello che potrebbe concorrere alla ricerca. Già dal 1970 mentre m’accingevo a pubblicare un profilo monografico su Chiaramonti feci quest’ipotesi antroponomastica. (Angelino Tedde)

Ganfrancesco Masdeu, Origine catalana del regnante Pontefice nato Chiaramonti, Stamperia di Luigi Perego Salvioni, Roma 1804, pp. 30

Dedica

ALL’EMINENTISSIMO MAGNATE DON ANTONIO DESPUIG PER NAZIONE SPAGNUOLO PER ORIGINE CATALANO. BARCELLONESE PER CASA. MAIORCHINO PALMENSE PER FAMIGLIA DE’ CONTI DI MONTENEGRO PER SANGUE. GRANDE DI SPAGNA PER ANTENATI INSIGNI PRECLARISSIMO PRINCIPE IN ROMA UDITORE ROTALE IN ORIOLA VALENZA E SIVIGLIA VESCOVO ED ARCIVESCOVO NELL’ORD. EQUESTRE DI CARLO III CAVALIERE PRIMARIO DELLA CORTE DI CARLO IV SUPREMO CONSIGLIERE NELLA S.R.C. CARDINALE AMPLISSIMO IN LETTERE E SCIENZE PIENAMENTE ERUDITO AMICO DE’ LETTERATI MECENATE DEGLI STUDIOSI CONSOLATORE DE’ POVERI BENEMERITO DI MOLTI LA SUA OPERETTA GENEALOGICA A GLORIA DI PIO VII A DECORO DI CATALOGNA A COMPIACENZA DE’ BARCELLONESI.

GIANFRANCO MASDEU

DEDICA DI BUON GRADO

   ORDINE DELL’OPUSCOLO

1 Oggetto e motivo di questa scrittura p. 7

2 origine favolosa de’ Chiaramonti p.8

3 documenti sicuri della loro genealogia p. 11

SECOLO X

4 Chiaramonti nobilissimi in Catalogna p. 14

SECOLO XI

5 Nobiltà loro Magnatizia p. 16

6 Riflessioni in conferma della suddetta nobiltà p. 19

SECOLO XII

7 Chiaramonti passati in Francia p. 22

8 Vi passarono, quando vi entrò la lingua catalana p. 24

SECOLO XIII

10 Continuazione delle memorie p. 29

11 Ingrandimenti de’ Chiaramonti in Francia p. 32

12 Trasmigrazione de’ medesimi in Italia p. 34

SECOLO XIV

13 Avventure della famiglia in Sicilia p. 35

14 Avvenimenti della stessa in Francia p. 36

15 Successi della medesima in Catalogna p. 37

SECOLO XV

16 Altre memorie della stessa Casa p. 38

17 Stabilimento de’ Chiaramonti in Cesena p. 40

18 Le loro armi, relative all’origine catalana p. 41

19 Conclusione p. 44

     ORIGINE CATALANA DE I CHIARAMONTI DI CESENA

1 Le studiose investigazioni sulle origini genealogiche degli uomini illustri sono state reputate in ogni tempo, ed in ogni popolo, non degne solamente de’ Curiosi, ma de’ Letterati ancora, e de’ Sapienti. I Romani, i Greci, i Fenici, gli Egiziani, ed anch’esso l’antico Popolo santo, tutti han lasciato alla posterità luminosissime pruove di questa lor seria occupazione, la quale, a fronte di esempj si rispettabili, inutilmente vorrebbe farsi passare per puerile ò per vana. Sarebbe forse riprensibile quell’Uomo grande, il quale impiegasse la penna ad illustrare genealogicamente la sua propria Casa: egli affonderebbe in qualche maniera le gelose leggi della modestia; e nell’atti di voler accrescere la grandezza sua, ne diminuirebbe presso a molti con cotesto tratti di ambizione lo splendore ed il fregio. Ma che si occupi al contrario in cotali ricerche che non vi ha interesse di famiglia, principalmente dove si tratti d’investigar l’origine d’un uomo illustre, il quale le sue gloria non curi; dovrebbe ciò non riprendersi, ma più tosto approvarsi delle persone saggie. Queste sono appunto le circostanze, che caratterizzano il mio disegno. L’Immortale Pio Settimo non rivolse mai uno sguardo alla celebrità de’ suoi Antenati, né a quella della Persona sua. Egli, malgrado l’alta sua dignità, è l’oggetto dell’ammirazione comune per quella modestia sua singolare, di cui è solito a dare continue ripruove, nell’aspetto, nelle parole, in tutte le maniere sue, quasichè non si ricordi Egli mai dell’alto luogo, in cui siede. Di questo incomparabile discendente de’ Chiaramonti Cesenati, io mi accingo a rintracciar la genealogia. Non farò a lui cosa grata, temendo anzi di offenderne la virtù: ma spero di farla gratissima a tutti, di lui ammirator, e generalmente ancora a tutto il mondo cristiano, che le vere storie ed origini de’ Romani Pontefici ama di veder richiamate.

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Lingua e Società in Sardegna by Mauro Maxia

Formato: Formato Kindle
Dimensioni file: 2232 KB
Editore: Ipazia Books; 1 edizione (3 giugno 2017)
Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
Lingua: Italiano
ASIN: B072Q8NXX9

Mauro Maxia – Mauro Maxia è specialista abilitato come professore universitario di filologia e linguistica italiana. Ha insegnato nelle università di Cagliari e Sassari ricoprendo vari incarichi di lingua, letteratura, dialettologia e onomastica della Sardegna. Ha partecipato come relatore a numerosi convegni nazionali e internazionali. Ha pubblicato oltre un centinaio di lavori a stampa su temi di storia della lingua, filologia, fonetica, etimologia, sociolinguistica e onomastica. Ha ricostruito la storia della lingua della Sardegna settentrionale studiando a fondo gli idiomi sardo-corsi. È autore di ricerche e inchieste sociolinguistiche e di progetti per l’insegnamento del sardo e di altre lingue regionali. Fa parte del comitato scientifico del Repertorio Toponimico della Corsica ed è curatore delle Giornate internazionali della lingua gallurese. È presidente dell’Istituto Sardo-Corso di Formazione e Ricerca. (da http://maxia-mail. doomby.com/).

Lingua e società in Sardegna. È una raccolta di articoli, interventi e saggi di sociolinguistica e di glottopolitica dai contenuti attuali. Il volume spazia dalle difficoltà dei genitori sardi nella scelta della lingua in cui educare i figli alla particolare situazione linguistica dei giovani; dall’analisi di una situazione locale che vede un lusinghiero recupero del sardo alla critica della situazione delle lingue minoritarie a scuola e ai livelli di consapevolezza di alcune comunità linguistiche sub-regionali. Una parte del volume è dedicata alle cause della contrapposizione tra un settore del movimento linguistico, che si batte per salvare la lingua sarda dall’estinzione in un regime di bilinguismo con l’italiano, e un gruppo di intellettuali di sinistra che vi si oppone in vari modi. Dei nove capitoli in cui si articola il volume quattro sono scritti in italiano e cinque in lingua minoritaria (quattro in sardo e uno in gallurese) in coerenza col plurilinguismo della Sardegna. Questa scelta mostra che “anche le lingue regionali e sub-regionali possono essere usate in qualsivoglia contesto, dai registri colloquiali fino alla saggistica”.

 

CONTENUTI

Premessa
Capitolo 1
L’italiano dei Sardi: lingua o dialetto?
Capitolo 2
Gasi no est gosi
Capitolo 3
Sa limba minorizada in s’iscola sarda
Capitolo 4
Sardo o italiano? La difficile scelta dei genitori
Capitolo 5
Gadduresu e sassaresu tra cossu e saldu
Capitolo 6
Chircas sociolinguìsticas e chistiones de mètodu
Capitolo 7
Il riacquisto del sardo nella comunità giovanile di Perfugas
Capitolo 8
Un giallo linguistico
Capitolo 9
Istandard, folklore e iscola
Postfazione
Bibliografia
Note biografiche

 

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26 Maggio 2017 - Categoria: eventi luttuosi

“Vincenza Pischedda ved. Erre, nota Cenzina (1917-2017), sposa e madre esemplare, alle soglie dei cent’anni se n’è andata in Cielo” di Ange de Clermont

Vincenza Pischedda nacque a Sassari il 26 agosto 1917, venendo a mancare alle soglie dei suoi cent’anni di vita.

Ci teneva lei a festeggiare i cent’anni con le due figlie e il figlio, i nipoti e i pronipoti, ma dopo aver vissuto dei cent’anni 8 mesi senza attendere gli altri quattro se n’è andata nel Signore.

Da anni in Via Pietro Mastino e dintorni era nota per la sua veneranda età ed io in particolare mi fermavo con lei a parlare: mi ricordava tanto mia madre che era nata anche lei nel 1917 e ci tenevo a festeggiare i cent’anni con i suoi che, in parte, sono anche miei parenti.
Lei schiva com’era non ha voluto attendere di più a raggiungere il suo amato sposo Pietrino con cui aveva celebrato il matrimonio nel 1938, a 21 anni di età, il marito ne aveva 26, essendo nato nel 1912; l’anno successivo era nata Bianca, la primogenita, ma la neonata visse tre anni e poi volò in cielo.
A far riacquistare un po’ di ottimismo familiare nel 1942 nacque Bruno, due anni dopo Laura e di seguito con due anni di distanza l’una dall’altra Alba e Vanda.

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21 Maggio 2017 - Categoria: cultura

“Perché…Deledda” di Giovanna Elies

Per raccontare di lei si sono sprecati fiumi d’inchiostro, a partire dai molti che l’hanno osteggiata, fino ai pochi che l’hanno difesa, per arrivare ai pochissimi che sono riusciti ad inquadrare la sua persona e le sue opere sotto una luce scevra da preconcetti e, ancora meglio, sottratta ad alcuni inesorabili canoni di arretratezza, pericolosi molto di più di alcuni potenti virus in circolazione.Solo per fare alcuni esempi. Dai commenti sulle lettere scritte a Stanis Manca emerge coralmente la considerazione di lei come una giovane “ingenua”. Il riferimento potrebbe essere rivolto, in particolare, ad alcune espressioni contenute nella lettera del 9 gennaio 1892 : […]“ spero non vi scandalizzerete se nel mio racconto troverete una fanciulla che dà convegni al suo innamorato”; Più che ingenuità traspare una velata paura che il ruolo della protagonista potesse dare adito a fraintendimenti. Di sicuro emerge una particolare attenzione per il proprio status, una dimostrazione che il desiderio di libertà, di apertura, di successo non potesse essere scambiato per trasgressione. *

-Del romanzo “ La madre” E. Cecchi scrisse:” dopo Marianna Sirca ‘ […] un’altra, ma anche più nera delle sue pitture tutte in nero “.

Nella realtà, Grazia vive una Sardegna unitaria che definire “nera” potrebbe essere un eufemismo, dal momento che gli arresti dei fuorilegge erano all’ordine del giorno. Si sa, infatti , che tra il 1898 e il marzo del 1899 furono arrestati in Barbagia 642 fuorilegge. Col senno do oggi potremmo chiederci: ma erano davvero si trattava di individui fuorilegge?

*In certi periodi del Novecento dimostrare un accenno di solidarietà e /o ammirazione per la scrittrice avrebbe potuto essere considerato un attacco in piena regola al buon senso comune, alla Letteratura nazionale, ai suoi scrittori, agli adepti, ai lettori e, perché no, anche agli operatori del settore, considerando la sola citazione come un “ delitto di lesa maestà”.

A dire il vero, questo tipo di reato, se reato si può definire, è ancora oggi di casa nel nostro sistema letterario.

Nel Novecento, prima e dopo l’assegnazione del Nobel -fino ad arrivare al tardo Novecento- le letture preferite degli italiani si concentravano principalmente sui mostri sacri della nostra letteratura, quelli che molto più tardi Montale chiamerà “ poeti laureati”, sui più conosciuti scrittori russi -non tutti per la verità – oppure sui più pubblicizzati scrittori americani. I palati più raffinati, invece, rivolgevano le loro attenzioni ad autori come Tostoj e Dostoevskj per quanto concerne la letteratura russa, oppure Mann, Kafka ed Ibsen per le letterature del Nord- Europa, Balzac e Hugo per la Francia, Lorca e De Unamuno per la Spagna.

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18 Maggio 2017 - Categoria: recensioni

Antonio Loriga: “La collegiata di Osilo (1727-1892)” recensione di Angelino Tedde

La collegiata di Osilo.Arcidiocesi di Sassari. II.Dalle origini (1727) alla conclusione (1892). Storia e documentazione, Carlo Delfino editore, Sassari 2016. pp. 616

Con questo ultimo lavoro mons. Antonio Loriga, già Rettore dell’Istituto di Scienze Religiose di Sassari, aggregato alla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, ha completato una parte notevole delle vicende storiche del borgo e del suo territorio. Soltanto cinque anni fa ha pubblicato il I volume
“I. Dalle origini alla pievania” (Sassari, 2011 pp. 412). E non ci fermiamo a richiamare gli altri più brevi lavori che ha portato a termine precedentemente. Quest’ultimo ponderoso volume è arricchito, come del resto il precedente, da un’interessante appendice documentaria e da una suggestiva appendice iconografica, un’edizione curata vicina alla collana della Rubbettino nella cui tipografia è stato stampato per conto dell’editore Carlo Delfino.
Questi lavori fanno venire l’invidia agli studiosi di quei centri di origine tardomedievale come potrebbe considerarsi Chiaramonti, il mio paese amatissimo, già castello anch’esso, poi borgo e ora in agonia come il suo centro storico e le sue vestigia, che, purtroppo, a tutt’oggi non sono stati oggetto di un grosso studio generale come questo di Osilo e del suo territorio, quantunque bisogna dare merito alla scuola dello storico archeologo medievista Marco Milanese che ha fatto la ricognizione dei villaggi abbandonati del territorio.
La bibliografia del nostro autore è ampia anche se non manca qualche neo, (chi neo non ha, bello non è, dice il proverbio), che, per evitarlo, avrebbe dovuto, a mio modesto avviso, attenuare i giudizi “sardisti” sulla cornice storica dell’Isola, scegliendo la via mediana, in medio stat virtus di altri noti storici. 
Dei dominatori occorre mettere in luce indubbiamente i grossi limiti della loro egemonia, ma riconoscere anche i meriti, ad esempio della politica culturale dei re spagnoli con la fondazione delle due università e di ben 15 collegidi studio e formazionee e quella degli stessi re sabaudi che promossero l’ammodernamento delle istituzioni e la grande e profonda opera del Bogino, di Carlo Felice e di Carlo Alberto. Al primo va il merito dell’istituzione della scuola normale <elementare> e del Codice civile e criminale, al secondo, oltre all’abolizione del feudalesimo, va il merito della concessione dello Statuto, della riforma della scuola feliciana che diventa decisamente elementare (1841) e alla promozione degli asili aportiani (1848). 
Rilevata questa patina sardistica, sia pure spinta dall’amor patrio, per cui i dominatori non fecero che sfruttare la Sardegna, veniamo ai grandi meriti che questo lavoro, estremamente analitico e da certosino ha.
La ricerca è dedotta dai numerosi verbali che in 165 anni i segretari canonicali della collegiata hanno steso e quanto da essi si può dedurre. 
Lavoro gravoso e caparbio che ha messo a dura prova la tempra del nostro storico, del resto già collaudata col precedente lavoro su Osilo.

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17 Maggio 2017 - Categoria: cultura

II. I Chiaramonti: cognome diffuso in Italia a cura di Angelino Tedde

Dopo una breve discussione per email con lo storico prof. Alessandro Soddu-Chiaramonti dell’Uniss, ho ritenuto opportuno pubblicare queste cartine curate certamente da studiosi di onomastica per evidenziare le località in cui è diffuso il cognome Chiaramonti.

 

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