I Chiaramonti: alla ricerca dell’origine del nome del borgo di Chiaramonti (SS) a cura di Angelino Tedde
Chiaramonti ha oggi, 2017, circa 1557 abitanti, Il Casula sostiene, nel suo Dizionario storico, che il nome del borgo deriverebbe dal matrimonio di Branca leone Doria di Uta con la seconda moglie Costanza, figlia di Manfredi Chiaramonti III di Sicilia, che sposandola le fece omaggio dando il suo cognome al Castello, che fu edificato nella vasta piattaforma miocenica a forma di ellisse irregolare sul colle più alto e maestoso (470 mlm) fra gli altri due che gli si affiancano ( Codinarasa 447 e Carmelo 442. Il borgo andò crescendo negli anni anche alle pendici degli altri due fino ad estendersi ai giorni nostri nella piattaforma di Codinas.
Sull’origine del nome ci ha tessuto una bella ricerca onomastica Mauro Maxia, definendolo Monte della Tzara, una specie di erba che vi sarebbe cresciuta.
Pers0nalmente ritengo che il nome del paese sia stato data dai fondatori Doria, per via di combinazioni matrimoniali coi Chiaramonti di Sicilia, ivi infeudati dai Re d’Aragona, Non abbiamo finora documenti tali da poter affermare con certezza che fu così, ma vari dubbi si, dato che gli Aragonesi ebbero relazioni coi Chiaramonti e anche coi Doria. Riportiamo qui un passo tratto da un libro in cui pare aprirsi una pista che potrebbe avvalorare la tesi della quale siamo fautori. Occorrono certamente ricerche tanto a Genova nelle carte dei Doria quanto nell’Archivio di Aragona e di quello Segreto Vaticano da cui è tratto il passo del libro citato.
I Chiaramonti
Da un documento dell’Archivio Segreto Vaticano del 1365, è certo che Manfredi Chiaramonte, possedeva in Sicilia 33 Feudi, Baronie, Contee, tra cui Misilmeri.Non abbiamo una data precisa quando vennero in possesso della nostra Baronia. Si pensa che abbiano acquistato la Baronia di Misilmeri subito dopo del Caltagirone, cioè verso la metà del 1300. I Chiaramonti erano allora una delle Famiglie più Nobili e più potenti della Sicilia, Manfredi I Chiaramonte specialmente spicca tra tutti per la sua munificenza. Si costruì nel 1307 quasi una reggia a Piazza Marina, chiamata tutt’oggi il Palazzo dello “Steri”, dal latino “Hosterium”, ossia Palazzo fortificato, oggi Aula Magna dell’Università di Palermo. Costruì anche molte Chiese e Conventi a Palermo e nei suoi molti Stati. Inoltre ingrandì ed abbellì il Castello dell’Emiro. I suoi Nobili Cavalieri Crociati di ritorno dai luoghi santi, portarono la devozione particolare di S. Antonio Abate, Fondatore del Monachesimo Orientale. Come a Palermo accanto allo “Steri” sorse la cappella di S. Antonio Abate, così altrettanto ne dedicarono una allo stesso Santo nel loro Castello di Misilmeri.
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