30 Giugno 2018 - Categoria: memoria e storia, storia

“Mons. Damiano Filia (Illorai,1878-Sassari,1956): sacerdote e storico insigne” di Mons. Pietro Meloni, Vescovo Emerito di Nuoro, già professore di Letteratura antica presso l’Uniss.

Pubblichiamo con vero piacere su accademiasarda.it il contributo del già Prof. dell’Uniss e Vescovo emerito di Nuoro  Mons. Pietro Meloni pronunciato  il 23 gennaio 2018 presso il Seminario Vecchio di Ozieri, nel corso della commemorazione di mons. Damiano Filia, a 140 anni dalla nascita, già sacerdote plurilaureato in Teologia e in Utroque jure e storico insigne, autore della Sardegna Cristiana, III, Edizione Anastatica,  Carlo Delfino Sassari  1995. Cogliamo l’occasione per porgere a Mons. Meloni i nostri auguri per il Giubileo Sacerdotale che cade in questi giorni.

 “Il nome di Mons. Filia rimane come uno dei più illustri, non solo dell’arcidiocesi di Sassari, ma della Sardegna tutta negli ultimi 50 anni”. Queste parole di Mons. Francesco Spanedda sono risuonate nella chiesa cattedrale di Sassari all’indomani della morte del vicario generale della Diocesi, avvenuta il 22 maggio 1956. Il futuro vescovo mostrava che proprio dallo studio della storia della “Sardegna Cristiana” il Filia “traeva gli auspici per la sua rinascita nel segno luminoso della fede avita”.

       L’arcivescovo Mons. Arcangelo Mazzotti manifestò  in quel giorno il rimpianto della comunità diocesana di Sassari, e di tutta la Chiesa Sarda, per la morte di “un sacerdote dalle qualità eccezionali”. Mons. Attilio Ingolotti sottolineò la sua umiltà e la sua modestia, ricordando che il Filia sempre aveva “sfuggito plausi e onori”, convinto dell’antica verità: “apostoli gloria Christi”. Nella celebrazione la Polifonica Santa Cecilia eseguiva la “Messa da Requiem” di Lorenzo Perosi.

       La Sardegna e la sua storia erano state la grande passione di Damiano Filia, sacerdote e studioso. Nella celebrazione liturgica del trigesimo della morte, il suo “maestro e amico” professore Mons. Sebastiano Pola lo ricordò come grande predicatore, giornalista, polemista, umile, generoso, leale, docile ai vescovi e amorevole con i sacerdoti, fedele nelle amicizie con tutti. Era dotato di un “ingegno forte e nutrito di sicura e soda erudizione”, e soprattutto era uno “storico coscienzioso” dal “carattere fiero e ruvido alle volte”, uno scrittore animato da spirito poetico e artistico.

       Damiano Filia era nato a Illorai il 4 novembre 1878. Lo zio Mons. Damiano Masala, priore di Nostra Signora di Bonarcado – dopo essere stato parroco di Bono e della Chiesa Cattedrale di Ozieri – lo aveva ospitato nel Santuario di “Bonaccattu” per inviarlo ad Oristano a compiere gli studi ginnasiali. Poi lo aveva presentato all’Arcivescovo di Sassari Mons. Diego Marongio Delrio, il quale lo accolse nel Seminario Arcivescovile e nell’Istituto Teologico. All’età di 24 anni il Filia conseguì la laurea in Teologia a Sassari e fu ordinato sacerdote in Cattedrale il 19 settembre 1903.

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21 Giugno 2018 - Categoria: cultura, eventi culturali, memoria e storia

“La polemica tra il prof. Massimo Pittau e Italo Bussa sul libro l’Accabadora immaginaria, una rottamazione del mito” di Italo Bussa

Sommario

Recensione del prof. Massimo Pittau                        01

  • Risposta di Italo Bussa 04
  • Replica del prof. Massimo Pittau, sul sito Rosebud 12
  • Intervento di Rina Brundu, direttrice del sito Rosebud 12
  • Risposta a Rina Brundu

1) Recensione di Massimo Pittau

ACCABBADORAS E ACCABBADURAS

Esistono due categorie di “storici” molto differenti fra loro. Da una parte esistono gli storici che fanno sempre riferimento alle “fonti”, ossia ai documenti scritti lasciati dagli antichi, documenti che cercano negli archivi, analizzano, studiano e dai quali traggono le loro conclusioni storiografiche. Dall’altra parte esistono gli storici che fondano le loro ricerche solamente sugli scritti già pubblicati dagli altri. Si afferra subito che i veri storici sono i primi, mentre i secondi non sono altro che compilatori di opere divulgative e di successo oppure di semplici manuali scolastici.

L’amico Italo Bussa appartiene senz’altro alla prima categoria di storici, come hanno sempre dimostrato i numerosi studi pubblicati nella assai valida rivista culturale da lui stesso fondata e diretta, i “Quaderni Bolotanesi” e di cui mi vanto di essere collaboratore anche io.

Nel maggio del 2015, per i tipi delle “Edizioni della Torre” egli ha pubblicato un’ampia opera intitolata «L’Accabadora immaginaria – Una rottamazione del mito”, nella quale ha ampiamente dimostrato la sua totale padronanza delle “fonti” e precisamente la sua conoscenza e la sua analisi di tutti gli autori, antichi e recenti, che hanno studiato o almeno accennato alla ormai lunga questione delle Accabbadoras o Accabbadores = «accoppatrici,-tori» e della Accabbadura «eliminazione dei moribondi in lunga e penosa agonia», praticamente la «eutanasia». Se qualche studioso vorrà nel futuro intervenire su questa dibattuta questione, non potrà fare a meno di consultare il libro di I. Bussa. Da questo punto di vista io sono fermamente convinto che egli sia degno di ogni lode. D’altra parte sono pure del parere che egli, nell’affontare lo spinoso problema, – in maniera inopinata e pure vistosa – abbia sbagliato la “chiave di lettura o di interpretazione” dei numerosissimi documenti raccolti e studiati.

La tesi di fondo di I. Bussa è presto detta: premesso che egli ha anche un primo importante merito, quello di aver distinto bene la “accabadura simbolica o magica” dalla “accabbadura violenta e cruenta”: la prima consistente nella spogliazione del moribondo e della sua stanza da ogni aggetto religioso, come medaglie, scapolari, rosari, crocifissi, immagini sacre, che si riteva che fossero di ostacolo alla sua morte, la seconda nell’eliminazione del moribondo o con colpi di mazza sul capo o con soffocamento provocato con un cuscino. Ebbene I. Bussa è sostenitore della tesi che la accabbadura simbolica e magica sarebbe effettivamente dimostrata dai documenti, mentre della accabbadura violenta e cruenta non esisterebbe nessuna prova.

Prendo in esame partitamente le argomentazioni che I. Bussa presenta a favore della sua tesi di fondo, argomentazioni che d’altronde non sono molte, anche se sono da lui richiamate frequentemente.

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21 Giugno 2018 - Categoria: lingua/limba

Sa Bibbia in sardu: Sa Sabientzia – capitulu 11 di Maria Sale

SABIENTZIA – CAPITULU 11

1) Issa at fatu resessire sas fainas insoro pro mesu de unu santu profeta,

2) an atraessadu unu desertu de malu accasazu, an piantadu sas tendas insoro in terrinos redossos,

3) an paradu fronte a sos inimigos, e che los an catzados. Su meraculu de s’abba. Primu contrapassu

4) Cando aian sidis, t’an invocadu e lis est istada dada s’abba da una runda mala, rimediu contras de su sidis da una rocca dura.

5) Su chi fit servidu a punire sos inimigos insoro, in su bisonzu, lis est istadu de benfitziu.

6) In giambu de sa currente de unu riu fitianu, triuladu de sambene pudidu,

7) pro iscammentu de unu decretu mortore de pitzinnos, tue lis as dadu, chena chi si l’ispeteran, abba bundante,

8) mustrende, pro su sidis de tando, comente aias punidu sos inimigos insoro.

9) Difattis, postos a sa proa, mancari punidos cun miserigordia, an cumpresu cales turmentos aian patidu sos malos, zuigados in mamentu de arrabiu,

10) pruite tue as proadu sos unos comente unu babbu chi curreget, mentres chi as iscandagliadu sos ateros comente unu re severu chi cundennat.

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17 Giugno 2018 - Categoria: archeologia, Chiaramonti e dintorni, cultura

“L’elefantino di bronzo all’archeologo e funzionario della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro” di Claudio Coda

Ieri l’altro, nell’austera navata della Chiesa di San Pietro delle Immagini (o de su Rughefìssu) – del sec. XII – in Bulzi – la cerimonia di premiazione de “Elefantino di bronzo”. Iniziativa promossa dall’Assoc.ne “Nuovi Orizzonti per Castelsardo”, in collaborazione con la Soc. Cooperativa “Simbranos”, Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione -Università di Sassari- dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Tempio-Ampurias, Unione dei Comuni dell’Anglona eBassa Valle del Coghinas, il Consiglio Regionale della RAS ed il Comune di Bulzi.
La Giuria, composta dai proff. Antonello Mattone, Marco Milanese,Salvatore  Patatu, e dai dott. Mauro Tedde, Giuseppe Tirotto, hanno assegnato riconoscimenti, per la loro intensa attività culturale e/o lavorativa/artigianale a: GIANLUIGI MARRAS, archeologo di Chiaramonti; Pietro Elias, maestro artigiano del coltello sardo di Castelsardo; Cooperativa Lattearia “S. Pasquale” di Nulvi. A chiusura, i Cori di Bulzi e di Nulvi hanno incantevolmente risuonato incantevolmente nell’aula ed emozionato il numeroso pubblico. A GIANLUIGI MARRAS affettuosamente: Auguri, ad maiora !
(Testo riprodotto dal diario di facebook di Claudio Coda)

La redazione di accademiasarda.it si unisce al plauso della Giuria e dei presenti per l’onorificenza conferita all’amico stimato dott. Gianluigi Marras, funzionario della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro.

 

 

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14 Giugno 2018 - Categoria: cultura, narrativa

“Così prendo fiato e torno a più miti consigli” di Sarah Savioli

La settimana scorsa, baciata dalla fortuna di un guasto, sono rimasta senza internet.
La tele non l’abbiamo da anni, così vedevo qualcosa con il cellulare. Proprio il minimo indispensabile.
Una meraviglia incantata di inconsapevolezza mediatica.
In questo isolamento ovattato, mi beavo di un silenzio nel quale potevo illudermi che il mondo fosse esattamente come volevo che fosse.
In questo boschetto da favola pieno di fiori profumati, mi vedevo come Biancaneve che cantava amabilmente circondata da cerbiatti, morbide lepri e usignoli.
E invece no, guasto riparato in solo otto giorni…
Una volta tornata a vedere cosa succedeva, è tornata al galoppo la voglia di spaccare il modem a martellate e isolarmi su un’isola a fare il guardiano del faro. Per contattarmi, cortesemente, utilizzate un piccione viaggiatore.
Macchè. Non si può, non posso.
In più è inutile negarlo: non ho nulla di Biancaneve.
Sono tendente di più al Secco, l’amico di Zerocalcare. 

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9 Giugno 2018 - Categoria: cultura, lingua/limba

Sa Bibbia in sardu: sa Sabientzia – capitulu 10 di Maria Sale

III. Sa sabientzia obera in s’istoria dae Adamo a

Mosè

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7 Giugno 2018 - Categoria: cultura, eventi luttuosi, lingua/limba, memoria e storia

“Ricordando Paolo Pillonca” di Antonio Canalis, segretario Premio Ozieri

Nato a Osilo nel 1942, cresciuto tra Seui e Arzana, luoghi della sua anima e della sua ispirazione artistica, si laureò in Lettere Classiche, dopo una rigorosa formazione salesiana. Fu prima insegnante, poi giornalista. Voce potente della cultura sarda di cui è stato profondo e appassionato cultore. E’ stato anche  scrittore e poeta cioè  un intellettuale a tutto tondo.

È stato responsabile della redazione nuorese de L’Unione Sarda negli anni ’70, cronista lucido e puntuale degli anni del banditismo e dei grandi processi. Gli piaceva rimarcare di aver sempre dato uguale rilievo sia alle condanne che alle assoluzioni. In seguito ha collaborato anche con

La Nuova Sardegna.

Fu il presidente della Giunta Regionale Sarda, Mario Melis, che lo convinse a  lasciare il giornale e svolgere per lunghi anni il ruolo  di Capo Ufficio Stampa della Regione.
Paolo, instancabile ricercatore e cultore della poesia sarda, si può considerare il più profondo conoscitore dei poeti estemporanei e a penna degli ultimi centovent’anni. Fin da bambino,  era attratto  a scoprire il mistero della poesia che fiorisce nelle labbra “de sos cantadores”.

Biografo e amico strettissimo di un grande improvvisatore, Remundu Piras di Villanova Monteleone, Pillonca è stato a sua volta poeta e scrittore in “limba sarda” e in italiano, nonché autore di numerosi saggi e protagonista di un sodalizio artistico con Piero Marras, con cui scrisse canzoni profonde e dolcissime.
Ha intrattenuto relazioni intense, fertili di arte e pensiero, con i più grandi intellettuali sardi del Dopoguerra: dal già citato Mario Melis a Cicitu Masala, Eliseo Spiga, Nereide Rudas, Bachisio Bandinu e tanti altri.

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6 Giugno 2018 - Categoria: cultura, lingua/limba, memoria e storia

Paulu Pillonca a contivizu de Giuanna Elies

Paulu Pillonca, naschidu in sa Ya Manna de sa ‘idda de Osile (cabu de susu), s’otto de santiaini Millienoighentosbarantaduos, passadu a mezus vida in Cagliari ( cabu de josso, su vintises de maju) e sepultadu in Seui dominiga  vintisette de maju de su Duamizadegheotto.

Si podet narrere chi s’ambissione sua est ‘istada su càntigu de Saldigna: chi esseret vantadu a bolu in sas piattas, cantepennò (ita., oppure) iscrittu a taulinu.

Ma s’andera  de sos poetes mannos, de su cantigu in sas piattas, de sas modas, de sos trintases fioridu e retrogadu, de sas deghinas, de sas duinas e  battorinas, de su “ciama e risponde”, sas anninnias, sas pregadorias e totugantu su mundu de sas peraulas chi sos saldos àn contivizzadu, l’àt attraessadu dae pitzinnìa e si che l’àt bitta pro tota sa vida.

Cunsideraiat su càntigu a bolu, chi esset fattu in logos de impoltantzia – in sas piattas mannas de sas biddas- dae poetes numenados, cantepennò in sas tancas, in sos  coiles, in sos sagniles, in sos tzilleris, comente s’alenu pius antigu e impoltante de su biver nostru.

Subra sa poetica “estemporanea” nostra àt faeddadu  in dogni palte e logu, iscrittu libaros e alticulos.

Istudiadu de sas poeticas latinas e grecas, àat sempre mantesu su meledu chi su cantigu nostru, procantu attraessadu dae paritzas culturas, esseret unu: sa ‘oghe de nois e totu, dae sos temporios finamentra a dies de oe, mancari su limbazu siat assupruidu dae cussu de totu sas populassiones chi nos ànt mantesu in cadenas e dae cussos chi recuian  de passazu dae addae.

Incantadu dae totu sos poetes e su càntigu issoro, àt giradu peri piattas, domos e sagniles pro nde regolver s’istiga.

Remundu Piras de ‘Iddanoa Monteleone est unu de sos poetes chi piusatotu li fuit aggradessidu, ma sos àteros no funi de ammancu: Barore Tuccone de ‘Uddusò, Antoni  e Maria Farina de Osile, Bustianu Morette de Tresnuraghes, Gavinu Contene de Siligo, Beppe Sozu de Bonorva, Tottoni Crobu de Neoneli, Giuanne Seu de Tzaramonte, Benaldu Zizi de Onifai, Antoni Pazzola de Sènneri, Frantziscu Sale de Mara, Frantziscu Mura  e Mariu Màsala de Silanus,

Chentza contare sos àteros mannos de  sos annos de mudimine. Difattisi, su càntigu a sa poetica de Saldigna àt connoschidu tempus de nèula pro guypa de sos pìscamos saldos. A comintzare dae su mese de maju de su  Millienoighentosvintibattoro (Chent’annos, Soter Ed) “s’annu de sa prima cumpayfida de Remundu Piras subra unu paylcu”, comente Pillonca  àt relatadu.

“ Su conciliu de sos piscamos, reunidu in Arborea, deit unu signale pretzisu a sos cantadores: chi no si  devian permittere de cantare argumentos de fide cristiana” (Chent’annos, Soter Ed.)

Mancu tres annos a poi, comintzei una gherra pro fagher in modu chi sas garas poeticas no s’esseran fattas. Gherra chi  si mantenzeit  finamentra  a passados sos annos Sessanta.

Difattisi, isse, in calidade de Capo Ufficio Stampa della Regione Sardegna, umpari cun su Mere de sa Regione Mario Melis, inghirieit mesu mundu pro faeddare cun sos Circolos Saldos de custa situassione e pro tennere in bida su càntigu a sa salda.

 Amante de sa terra sua e connoschende s’impignu e sa fache de custos poetes e de cussos benidores, ha chilcadu in totu sas maneras de  torrare a bida e bigher in punta cust’alte poetica chi, in unu modu o in s’àteru, àt bentuladu peri tantas populassiones ma chi solu in Grecia e in Saldigna ha piantadu semenes de poesia manna e signales de una tziviltade forsi ancora pagu cumpresa.

In Saldigna, s’est attivadu pro dare  ‘oghe e impignu a totu sos premios de poesia, semenende istigas de sigurantzia e de amistade, ponzende isse e totu a disposissione s’ischire e su tempus sou.

Comente òmine de cultura àt bettadu francas in aterùnas faches e lu podimus bider dae totu sos alticulos e pubblicassiones,  àt appretziadu caliguna prenda de custa terra nostra, ma pesso chi sau sulcu in su cale  àt mòvidu s’ aradu ‘e sos sentidos siat ‘istadu pius a  totu  cussu càntigu antigu nostru chi ‘enit dae addae e chi nos àt a bigher peri  sas carrelas mannas de su mundu.

Paulu, dae su cabu de susu: bonu reposu

( iscrittu in faeddu osilesu- lessico del dialetto di Osilo)

Giuanna de sos Elies

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