14 Maggio 2019 - Categoria: memoria e storia

“Miei dolci buoi” di Ange de Clermont

Miei dolci buoi
di tutoli
di granoturco
dalle corna di canne
dai gioghi di quercia
trainando 
carri di sambuco
vi creai
bambino
evocando campi
sterminati
“Ah! Ah! Su o’ !”
ripetevo
imitando mio padre.

I compagni 
frementi
un giro 
mi chiedevano
e sull’acciottolato
giostravo 
con le funi
arando 
praterie
di sogno.

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13 Maggio 2019 - Categoria: letteratura sarda

“Meditazione sull’esortazione : dei morti non si deve parlare se non bene” di Ange de Clermont

L’intero mondo ai nostri giorni pare sia popolato da circa sette miliardi e settecento milioni di abitanti, ogni anno ne nascono circa cinquantuno milioni e ne muoiono circa ventun milioni e mezzo.
Questi dati sono naturalmente momentanei perché come le onde del mare l’umanità va e viene dall’altro mondo. Esiste un algoritmo guardando il quale possiamo seguire minuto per minute le nascite mondiali e le morti ugualmente mondiali.
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10 Maggio 2019 - Categoria: c'est la vie

“Ricordando Oreste Carboni (Sorso, 1946-Hong Kong, 2017) l’esule di Lantau” di Ange de Clermont

 

Due anni fa, nel tardo pomeriggio, ad appena 71, moriva un carissimo amico di collegio Oreste Carboni. Era nato a Sorso nel 1946 ed era destinato a morire a Hong Kong il 10 maggio 2917. La sua vita come quella di tutti gli esseri umani fu abbastanza tribolata. A 3 anni affidato alle Figlie della Carità di Sassari della Casa Divina Provvidenza. Nell’istituto aveva frequentato le scuole elementari. A 12 anni era stato accompagnato presso un istituto professionale di Palermo. Successivamente aveva svolto il servizio miliare nella Marina e quindi dopo varie peripezie e malattie era riuscito ad entrare all’Università di Milano come impiegato. Aveva messo su famiglia con la nascita di un figlio maschio e due figlie femmine. Successivamente come spesso capita anche questa esperienza si era conclusa ed aveva sposato una stilista cinese che dopo sei mesi di matrimonio volle ricongiungersi alla madre ad Hong Kong.

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2 Maggio 2019 - Categoria: storia

Il banditismo in Sardegna dal 1848 al 1860 di Angelino Tedde (1969)

Pubblico, a distanza di 50 anni, (21 aprile 1969-21 aprile 2019), la mia tesi di laurea senza l’appendice documentaria. La stesi in 15 giorni e la mandai al professore torinese Narciso Nada che apportò delle correzioni, che non feci in tempo ad eseguire perché il professore per sbaglio la spedì ad altro studente. Io alla scadenza non ricevendo la corrispondenza la presentai ugualmente in segreteria nel febbraio del 1969.

 

La discussi il 21 aprile con prof. Nada, prof. Luraghi e prof. Costantini. Entrambi i primi due sono scomparsi. La cordialità dei primi due fu contrastata dal marxista Costantini al quale risposi abbastanza ingenuamente. Alla discussione, durata, 45 minuti, furono presenti mia moglie e la compianta mia cognata Teresa. Ebbi come votazione 8 punti, in genere non se ne davano più di 6. Sommando la media dei voti che era di 24, raggiunsi i 9 punti, cioè 99/110. Dal primo all’ultimo esame misi su famiglia, nacquero 3 figli, insegnai nelle scuole medie e frequentai per due anni Giurisprudenza dando 5 esami e frequentando 7 corsi. Passai a Lettere moderne nella Facoltà di Cagliari e mi trasferii a Genova per dare Storia romana e Epigrafia, nonché un altro esame di Storia della Lingua Italiana.
Nel complesso sostenni 28 esami. Per questa laurea bastavano 21, quindi ne diedi 6 in più senza contare altri 3 di Giurisprudenza, Mi furono tutti utili per la formazione culturale di base insieme allo studio della Filosofia Scolastica frequentato durante il Liceo ad Aversa (Caserta). Il mio corso di studi fu stilato dal prof. Giovanni Lilliu che come primo esame pose Atcheologia. Il lavoro ha indubbiamente varie debolezze dovute sia alla mia giovane età e agli approfondimenti che ebbi modo di portare avanti sul banditismo sardo, sdoganato da Antonio Pigliaru che ne rilevò la sua subculturalità, per cui doveva risolversi più con provvedimenti socio-economici che non con la semplice presenza dei carabinieri, utili anch’essi.

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20 Aprile 2019 - Categoria: cristianesimo

Pensieri e riflessioni in attesa della Pasqua di Ange de Clermont

Ieri sera la Via Crucis al Colosseo mi ha commosso commentata da una suora che ha passato passa le notti a confortare le prostitute e dar loro qualche conforto materiale e, se disposte, ad accoglierle, nelle case protette per rifarsi una vita.
Mi sono piaciuti i pensieri di quella suora che ha meditato sui migranti e su queste povere ragazze comprate per produrre soldi ai loro aguzzini.
Noi non ci pensiamo, ma il calvario ha una continuazione negli esseri umani. Cristo ha sofferto, è morto e risorto circa 2019 anni, ma il suo calvario continua. in questa povera umanità senza riposo.
Tutti gli uomini, al di là del loro professato credo, sono portati dal fatto stesso di esistere, volenti o nolonti, a percorrere il loro calvario con le flagellazioni, le fustigate, le cadute e, infine, con la morte la crocifissione non metaforica, ma reale sul proprio corpo. Non valgono stati sociali, ricchezze, benessere per evitare il calvario. Direi che è quasi una legge di natura. Cristo, tuttavia, con la risurrezione ci ha dato speranza sia per il vivere sia per il morire. Questo ci deve confortare nel ciclo del tempo e della vita. Questo ci deve consolare dalla nascita alla morte. Cristo con la risurrezione ci ha dato la speranza che va alimentata e accolta, solo chi muore come Giuda, disperato, è senza speranza né su questa terra né nella dimensione spirituale.
Come ci dai l’anima per respirare, Signore, donaci la speranza per percorrere i difficoltosi sentieri della nostra vita.
Come ci dai lo spettacolo incantevole dei paesaggi terrestri e marini, donaci un cuore che sappia sperare in una vita migliore per questa tormentata umanità.

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18 Aprile 2019 - Categoria: letteratura sarda

” Solu una Mente Divina!” de Anghelu de sa Niéra

Solu una Mente
Divina 
podiat immaginare
de nos lassare
isse e totu
su sambene
cun su corpu
e s’anima
cun su coro.

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16 Aprile 2019 - Categoria: letteratura sarda

“Il lunedì e il martedì santo di Parigi, della Francia, dell’Europa e del Mondo: Notre Dame brucia” di Ange de Clermont

Ho visitato sei o sette volte Notre Dame ed era mia preoccupazione che anche le universitarie che accompagnavo spesso in Francia la visitassero e ne conoscessero la storia. Mi sono avvicinato ad essa con un misto di appassionato cultore di storia e di cattolico, di ammiratore della Francia e particolarmente di Parigi. Nel 1993, con mia moglie, siamo andati a spasso per Parigi, non tralasciando i più illustri monumenti e musei: Notre Dame, les Invalides, le Sacré Coeur de Jesus, Montmartre, Louvre e le Que d’Orsais. Ogni nome apre suggestioni nel cuore e nella mente. Immagini che passano, emozioni che suscitano e desiderio di vedere e di rivedere le meraviglie del mondo. Notre Dame, il meraviglioso capolavoro gotico, tante volte rivisitato, ma sostanzialmente risalente al XII secolo. L’armonioso monumento alla Vergine Maria, a Nostra Signora, alla Madre Divina che mai ha abbandonato nel peccato questo mondo pieno di miserie e di peccati, dove Satan, da principe delle tenebre scorrazza, cercando di rovinare gli uomini dopo aver rovinato eternamente sé stesso. Mi sono anche confessato, ho pregato la Vergine, ma anche San Vincenzo de Paul, il padre degli orfani. Gli archi, le volte, le vetrate mi hanno incantato. Mi ha incantato l’altare su cui i blasfemi rivoluzionari hanno fatto danzare un’impudica ballerina. Son passati, ma Notre Dame, resta e resterà dopo quest’ultimo tentativo di Satan per distruggerlo. C’è tutta la storia di Francia sopra e sotto quel monumento, c’è la nascita di Parigi e la Senna che la circonda con un abbraccio amoroso. Si sosta dentro e fuori nella piazza di contemplazione della storia, della grande storia di Francia e dell’Europa.

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13 Aprile 2019 - Categoria: recensioni

“Quando la narrativa attraversa i sentieri della Verità.” di Giovanna Elies


Don Ciotti, nella prefazione al testo “Il costo della verità” del giornalista Ottavio OIlita, cita il Vangelo di Giovanni “ la verità vi farà liberi”. No che,, per usare le parole di Montale  “siamo di quelli che restiamo a terra”, cercheremo di capire l’operazione dell’autore, a cui- evidentemente- non basta che la verità resti chiusa nei faldoni dei Tribunali  ma, con pazienza ed abnegazione, intende concorrere ad eliminare quegli strani archetipi che tendono a celare  la  verità, appiattendola a bene personale piuttosto che  considerarla   bene comune e di inestimabile valore.

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