Carlo Patatu nel suo omonimo blog con tre puntate ha parlato dell’asilo di Chiaramonti e delle Povere Suore Scolastiche di Nostra Signora di Gorizia, congregazione religiosa di fondazione tedesca, che lo gestivano sotto la direzione del rappresentante del fondatore Giorgio Falchi Madau, scomparso da tempo. I mezzi non erano tanti, ma la popolazione dimostrò sempre grande generosità per andare incontro alle suore. Cristina Urgias nella sua monografia L’Educazione cattolica dell’infanzia a Chiaramonti, Muros 2004. pp.240 ha pubblicato in appendice anche una specie di diario mensile che le suore compilavano sulle offerte che giungevano all’asilo e che potrebbe offrisi ad uno studio onomastico sui donatori e le donatrici dal 1938 al 1947 periodo in cui queste suore gestirono l’asilo.
Il brano qui riportato è tratto dal libro di Carlo Patatu, Scuola Chiesa e Fantasmi, Sassari, Gallizzi 2007 pp.224. (La Redazione)
Compiuti i sei anni, feci il mio ingresso nella scuola elementare. Ma questa nuova esperienza, da me sognata a lungo, s’interruppe presto; dopo qualche giorno appena. Tifo e malaria mi colsero congiuntamente, costringendomi a una degenza che si protrasse fino alle vacanze natalizie. Con grande apprensione dei miei genitori che, così mi raccontarono in seguito, furono sul punto di non credere più nella guarigione.
Invece montagne di chinino e alcune centinaia d’iniezioni produssero il miracolo. L’olio di fegato di merluzzo, ingurgitato forzatamente e controvoglia mattina e sera (una vera schifezza), fece il resto. In breve, a Gennaio ero guarito; pronto a riprendere il mio posto sul banco scolastico rimasto vuoto per quasi tre mesi. Ma la delusione fu cocente quando, presentatomi a scuola accompagnato da mia madre, la maestra disse, senza vergognarsene, che per quell’anno non c’era niente da fare. Il resto della classe era ormai avanti nel programma. Tutti gli alunni avevano già imparato a leggere e scrivere.
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Capitulu III Visita a s’Inferru
S’àttera notte mi nde so pesadu pro andare a Campusantu, ma non mi
sentio bene, tando mi che so bettadu torra a lettu e apo leadu sonnu.
A unu tzertu puntu acò unu bisu, unu sònniu meda feu. Mi so bidu su
matessi in Campusantu in ue b’est sa rughe de sas ànimas e no ischio in cale cuadru che fèrrere, ma cando mi so mòvidu pro andare a sa tumba de tia Lughia, acò un’ànghelu lughente tantu chi l’apo nadu de nde istudare sa lughe, ma issu m’at nadu:
– Ànghelu caru custa no est lughe chi s’istudat, custa est lughe ispirituale.
Comente at faeddadu mi so abituadu a sa lughe e l’apo dimandadu:
-Si ses bènnidu a mi leare, cheret narrer chi so morzende, ma tando in ue est Santa Brìgida e sas àtteras Santas chi prego ogni notte?-
Issu a mie:
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Fabio Pruneri, Giovanni Battista Maria Vassallo e le missioni popolari nella Sardegna sabauda 1726-1775 “Annali di storia dell’educazione”, 19, (2012) pp. 47-66 . (75.499 caratteri pp. 39)

Giovanni Battista Vassallo
Fabio Pruneri, dopo uno scrupoloso lavoro di ricerca negli archivi dei Gesuiti di Bergamo e di Gallarate, ha pubblicato sulla rivista citata i risultati di questo scavo che, noi obbedendo alle leggi che tutelano i diritti della proprietà, non pubblicheremo, ma ci limiteremo a recensirlo dopo due anni dalla pubblicazione. Non so per quanti secoli la rivista dovrà rigorosamente rispettare i diritti universali della ricerca, per cui, tolti gli addetti ai lavori e coloro che hanno una particolare passione per quest’argomento, che potranno acquistare la rivista, i più non conosceranno mai l’intero contenuto del lavoro. Tentiamo, nei limiti del possibile, di fare una recensione del lavoro, per stimolare chi lo desidera a procurarsi la rivista o a consultarla nelle biblioteche universitarie.
Il numero della rivista è di carattere monografico e tratta “Lumi del Sacro. Territori del sapere formativo. Il contributo è suddiviso in sette paragrafi compresa la premessa e la breve conclusione.
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Ventu chi veni e ciocchi de Gianfranco Garrucciu

Staséra chistu ‘èntu
vèn’e mi ciòcca ‘ndrèntu
fìnz’a la ‘ìritài.
A lù me cori in pèna
istrìgni una catèna
chi nò allena mài.
E l’ànimu riòlta
tòrr’a lu mari ‘sciòlta
da lù poltu la nài.
Vèntu chi veni e ciòcchi
lu tèmpu chi bramài
ìllu sintitu tòcchi
ca’ fùsini l’aggrài!
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L’Associazione Culturale “Salotto Letterario”
Sardegna: pagine di memorie, briciole di sogni
Premio letterario Osilo
Premio Selezione “Il libro dell’anno”
intitolato a “Su Casteddu de Osile”
Il Premio si articola in tre sezioni:
- Saggistica – edita tra novembre 2018 e febbraio 2021 .
- Fiaba / Contos / Paristorias, max n.5 cartelle
- Letteratura per l’infanzia
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Le odiavo da ragazzo le olive fuggitive… oltre che fuggitive erano anche insolenti, perché riuscivano ad evitare la cattura più di una volta!
Due sono le possibilità di scampo della drupa al frantoio: la resistenza cocciuta sull’albero oppure il rimbalzo sulla rete come se fosse una palla da tennis.
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Dopo la Messa domenicale, oggi officiata da don Bigasbaby, ma anche di suffragio per i compagni di collegio senza famiglia, Oreste le cui ceneri navigano sul mare della Cina, Eugenio, sepolto a Sassari in un loculo sempre infiorato, ci siamo recati al nostro meraviglioso Camposanto, inaugurato nel 1879. Abbiamo innaffiato i fiori collocati in abbondanza nella tomba di famiglia, non sia che mia suocera Tarsilla si faccia vedere nel sogno per rimproverarci di averne messo pochi, quindi abbiamo innaffiato in altra tomba incompleta i fiori abbondanti collocati per Franca, morta prematuramente a soli 56 anni e un pò d’acqua anche nei fiori di mio zio Giovannandrea (1906-1990) privi del tutto d’acqua e della seconda moglie Maria Antonia Gallu, nota Antonina (1911-1998).
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Cabidulu XX. Su Paradisu.

Manu manu chi pigaimus in altu diventaimus lezzeros e unu entareddu dulche nos attiraiat sempre pius. Su Chelu, isconfinadu e coloradu de rosa, mandaiat unu profumu de eranu fioridu e sas animas prima, che puddones in d’un’arvure de mendula, s’aberiant e si serraiant che fiores. In zirculos semper pius mannos sas animas isijiraiant bestidas in tunicas como biancas che.i.su latte e pustis rosas. Sas caras fint totu giovaniles e totu sutta sos vint’annos, sas concas coronadas cun istellas lughentes e su movimentu issoro produiat una musica misteriosa chi ti trabassaiat su coro.
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