16 Novembre 2008 - Categoria: versos in limba

Pro te hapo disizadu de Giuanne Soro

 

Pro te,babbu, hapo disizadu
beraniles chena muros
semenados e arveghes
e anzones biancos
e boes rassos e restes nieddas
e veridades in fiores allentoridas,
chelos giaros, frinigheddas de abba
e albores chena fine.

Si t’ammentas, babbu, hapo disizadu
su montiju affumadu
garrigu de nues,
cando su fogu
distruiat su masone.

Sa funtana ‘e s’allegria
hapo disizadu,
cun buttios sonende
a ripiccu subra roccas,
ingranidas de disperu,
cando sas chimeras cunzetas,
naschidorzas morian.

Su caminu de su ‘ighinadu,
attraessadu da-e omines
bestidos de paghe
hapo disizadu,
cando sa notte isparghiat muilos
de tempestas traitoras
subra su coro ‘e su mundu.

Ite no hapo disizadu, babbu!

Su tempus nos hat distruttu…
e tue ses mortu
in s’isettu ‘e sa lughe
de su manzanu bramada,
in d’una notte isteddada.
…E so restadu a piangher,
a piangher sos disizos
de sa vida tribulada
chi promittit avreschidas
seguras.

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14 Novembre 2008 - Categoria: eventi culturali, letteratura sarda, narrativa

Il singhiozzo della trombetta di Ange de Clermont

 

76716In un paese di collina, alta collina, ai tempi dei tempi, viveva un dignitoso banditore. Non aveva molti vizi, tolto l’alcol e il fumo, per il resto era l’uomo più buono del mondo. Questi due soli vizi però gli procuravano periodicamente un po’ di dissenteria, per cui l’uomo era cronicamente magro, magro a tal punto che non si reggeva in piedi, specie quando i due vizi li praticava in modo simultaneo. Per un certo periodo, quando doveva dare i bandi, si appoggiava ai muri delle case, toglieva dal taschino la trombetta, per richiamare i suoi compaesani,e annunciava:

-Tuuh, tuuh! Chi vuol comprare del sale, a buon prezzo, scenda allo stradone che c’è Giovanni Cucu!-
Alle donne non sembrava vero, e, affidati i figli piccoli ai figli più grandicelli, scendevano allo stradone a comprare il sale e, dato che provenivano dai quattro rioni del paese, ne approfittavano per raccontare peccati mortali e veniali delle comari e delle amiche. Naturalmente non diffamavano nessuno, scoprivano soltanto che i peccati nascosti erano molto simili a quelli conosciuti e che tutte le donne si rassomigliavano, almeno nel peccare.

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12 Novembre 2008 - Categoria: narrativa

Una botte di gloria di Ange de Clermont

Una botte di gloria

Una botte di gloria

In un paese dell’isola di Sardegna, ai tempi dei tempi, viveva un uomo che, a causa delle sue origini modeste, anzi quasi anonime, bramava, periodicamente, di essere glorificato.

-Glorificano i santi del ciclo liturgico dell’anno con le processioni; glorificano Gesù Cristo e la Madonna con feste alle quali tutti accorrono; perché non posso essere glorificato anch’io, in fondo sono il notabile più dovizioso e più intelligente del paese, mi pare giusto che ogni tanto qualche processione, qualche evento i miei compaesani riescano ad organizzarlo per me. –

L’aspirante alla gloria non pensava che bene o male i santi erano passati a miglior vita e che quindi era giusto onorarli, anzi venerarli mentre lui era vivo e vegeto.

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11 Novembre 2008 - Categoria: narrativa

Murriniedda di Mario Unali

Intamen de li narrer sa veridade chi giughiat bene inserrada in su coro, si che fit bessidu cun d’unu….”nudda!”, nadu cun d’unu piulu de oghe.
Chi, in s’andare de su tempus, cussa peraula si li fit bortada contr’a issu matessi. B’aiat si e no duos passos, dae sa banchitta ue fit setzidu ismurszende a s’intrada de sa gianna, ue, Antoniainzu si fit paradu reu reu, dimandendeli ite fint sos cuntrestos.
-Nudda!- rispondeit Billia, incrispende de coddos.
Cussa peraula che li esseit deretta, guasi guasi, chena mancu l’aer pessada, comente si narat…. “che troddiu”.
“Ti l’apo a fagher bider deo su nudda!”.
Gai, marghinende in tzelembros milli e una cosa, che li fit bessida!
“Nudda!” S’esseret istadu possibile, Billia cussa peraula si l’aiat retirada. Ma pruite?”
Antoniainzu fit mannu e in possa, ma a issu, a su fizu de Zuseppe Carcassona, no li faghiat timoria niunu.
– Mancu sos dimonios e tantumancu cussu, Antoniainzu, fizu de Peigottu !-
“Prima cosa…, chi sa die de su fattu, l’aiant bidu cun su entone ruju, iscampullitende in su riu, attraessu in su terrinu ruttìu.

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8 Novembre 2008 - Categoria: narrativa

Il rifiuto della morte apparecchiata di Ange de Clermont

pict0012_91In un paese dell’isola di Sardegna, ai tempi dei tempi, viveva un uomo che credeva in tutto, ad eccezione di un quarto di tutto.

Tutti i giorni quando si alzava dal letto credeva di vivere nel suo paese che, grazie a Dio, vedeva. Quando si guardava allo specchio credeva di esistere e di essere simile alla sua immagine.

Credeva alla sua Carta d’identità e ai dati ivi descritti, pur non potendoli verificare, quando periodicamente doveva rifarsela: il capo dell’archivio anagrafico garantiva: lui solo poteva verificare e non il benedetto uomo.

Credeva subito su quanto i corrieri e i pochi giornali riferivano sul mondo, sulla nazione e sulla sua isola: notizie tutte che non vedeva, che non poteva verificare. Tutti gli anni, al primo aprile, in un primo tempo credeva alla notizia-pesce d’aprile e poi con il giornale la smentiva.

L’atto di fede maggiore lo faceva quando comprava il giornale che sovente leggeva come se si trattasse di notizie e riflessioni viste, toccate e verificate. E credeva soprattutto all’esistenza di coloro che firmavano gli editoriali, gli articoli, i trafiletti. Anzi, per manifestare la sua grande fede sui giornali che leggeva, si recava spesso per le vie e per i botteghini, nelle campagne e nei caseifici per dire che erano successi quei fatti e se qualcuno lo contraddiceva lo trattava da somaro.

Quest’uomo, alto non più di un metro e sessanta, possedeva pure una modesta biblioteca e in genere, su quanto leggeva non aveva dubbi: credeva, credeva e credeva senza nemmeno esercitare un po’ di spirito critico tanto che qualcuno ebbe a regalargli un libro con le peggiori fandonie del mondo, ma l’uomo che credeva tanto alla carta stampata continuava a predicare:

-Carta canta!-

E urlava se qualcuno al botteghino gli faceva osservare che qualche scrittore o scienziato o giornalista aveva raccontato frottole. Credeva nelle carte geografiche che qualcuno a scuola gli aveva mostrato e spiegato: se lo dice il maestro, diceva, io credo alla Cina e alla Mongolia, alle Americhe e alle Russie.

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3 Novembre 2008 - Categoria: narrativa

Sa lenda de sas animas de sas rocas de Magola di Mario Unali

In sos tempos antigos meda, sos bisajos nostros viviant in sas pinnetas e in sos barracos covacados a ude e a tiria, e puru a restuju cando non b’aiat ne una e ne atera. Sa covaccura a ude fit sa mezus ca pruite baiat pius appoggiu in s’ierru e pius friscu in s’istadiale. Ma, non potende ateru mezus, ogni cosa fit bona pro covaccare. Medas, sos pius poverittos si gosaiant de che drommire sutta a sas gruttas chi sa natura aiat fattu dae cando est fattu su mundu.

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3 Novembre 2008 - Categoria: storia

Antonio Giagu noto Nino di Angelino Tedde

I

nino-gagu-demartini-2Contesti familiari e associazioni cattoliche durante il fascismo in Sassari La formazione dei giovani cattolici durante il fascismo. Durante il fascismo (1922-1943) andò formandosi anche in Sardegna sia nelle parrocchie sia nelle varie istituzioni cattoliche, permesse dal regime, quella folta schiera di giovani, appartenenti alla borghesia cittadina e rurale, ma in parte anche ai ceti popolari, che, caduto il fascismo, diventò classe dirigente[1]. In provincia di Sassari offrono dei modelli formativi interessanti La Maddalena con i giovani della Schola Cantorum istituita dal parroco Don Salvatore Capula[2]; Tempio con il circolo Contardo Ferrini promosso dal canonico Francesco Doranti[3]; mentre l’azione cattolica fu animata a tempi alterni da don Luigi Grimaldi e da don Domenico Mureddu[4]; Pozzomaggiore con l’Azione Cattolica diretta dal parroco don Angelico Fadda[5]; Sassari soprattutto con i Circoli Silvio Pellico, Robur et Virtus e con i vari rami dell’Azione Cattolica animati dai parroci delle singole parrocchie cittadine e puntigliosamente schedate coi loro aderenti dal regime[6].

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1 Novembre 2008 - Categoria: storia

Alberto Crispo Cappai, un sardo al servizio della Nazione

Il Generale Crispo e d'Annunzio 1917

Il Generale Crispo e d’Annunzio 1917

Alberto Crispo Cappaj (Sassari 1851- Modugno 1940) diede inizio alla propria carriera, quale sottotenennte nell’8° reggimento bersaglieri il 20 Settembre 1870, partecipando all’assalto a Porta Pia. La missione più importante alla quale egli fu destinato, con il grado di colonnello, fu certamente il comando delle truppe di terra (bersaglieri) nell’occupazione internazionale dell’isola di Creta nel 1897. Comandò inoltre col grado di Generale l’Accademia di tiro di fanteria di Parma (1910). Fra le tante decorazioni ricevute da Alberto Crispo, la più importante è la legione d’onore francese; egli concluse la carriera militare, durata circa 50 anni, durante la Grande Guerra, con il comando di vari corpi d’armata.

Ci pare proficuo inserire nelle nostre pagine di storia il profilo di Alberto Crispo Cappai, nipote del teologo Manunta che si distinse come uomo d’Armi nell’arco di 50 anni di storia patria. Il profilo ci è stato inviato, su nostra richiesta, dal pronipote del Manunta e nipote del Generale.

Ringraziamo vivamente il sig. Alfredo Crispo Crispo Longo

http://digilander.libero.it/frontedeserto/memory/biografie/crispocappai3.htm

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