1 Novembre 2008 - Categoria: storia

Alberto Crispo Cappai, un sardo al servizio della Nazione

Il Generale Crispo e d'Annunzio 1917

Il Generale Crispo e d’Annunzio 1917

Alberto Crispo Cappaj (Sassari 1851- Modugno 1940) diede inizio alla propria carriera, quale sottotenennte nell’8° reggimento bersaglieri il 20 Settembre 1870, partecipando all’assalto a Porta Pia. La missione più importante alla quale egli fu destinato, con il grado di colonnello, fu certamente il comando delle truppe di terra (bersaglieri) nell’occupazione internazionale dell’isola di Creta nel 1897. Comandò inoltre col grado di Generale l’Accademia di tiro di fanteria di Parma (1910). Fra le tante decorazioni ricevute da Alberto Crispo, la più importante è la legione d’onore francese; egli concluse la carriera militare, durata circa 50 anni, durante la Grande Guerra, con il comando di vari corpi d’armata.

Ci pare proficuo inserire nelle nostre pagine di storia il profilo di Alberto Crispo Cappai, nipote del teologo Manunta che si distinse come uomo d’Armi nell’arco di 50 anni di storia patria. Il profilo ci è stato inviato, su nostra richiesta, dal pronipote del Manunta e nipote del Generale.

Ringraziamo vivamente il sig. Alfredo Crispo Crispo Longo

http://digilander.libero.it/frontedeserto/memory/biografie/crispocappai3.htm

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31 Ottobre 2008 - Categoria: narrativa

Il nano e la Sacra Bibbia di Ange de Clermont

images In un piccolo paese di collina, ai tempi dei tempi, c’era un nano che camminava come se fosse un gigante e pensava come se fosse un genio.

Leggeva di tutto e a stento riusciva a capire il senso delle letture, parlava di tutto, ma quasi mai afferrava quanto dicevano gli altri.

Il paese era popolato di pastori, di agricoltori, di artigiani e di manovali che si davano da fare per procurarsi da vivere e che, fatte poche eccezioni, erano anche timorati di Dio.

Il nano di corpo e di mente li rimproverava e, dall’alto della sua presunta scienza che raggiungeva la scemenza, criticava tutto e tutti. I pastori, a suo dire, erano testardi come i muli, gli agricoltori erano simili agli asini perché spesso si recavano ai campi con l’asino:
-Chi va con l’asino impara ad asinare- esclamava il nano.
Degli artigiani non ce n’era uno che facesse il mestiere secondo i crismi dell’arte propria, non parliamo dei manovali definiti asini calzati e vestiti.
Il nano, che godeva di una grossa rendita lasciatagli da una sfilza innumerevole di zii, osava anche attaccare senza ritegno sia le persone consacrate del paese come il parroco e i suoi coadiutori, sia il sagrestano sia i confratelli della Santa Croce.
Il parroco era un cassiere e il vice un vicecassiere, il sagrestano era un baciapile che andava a raccogliere le briciole dalla mensa del parroco, i confratelli della Santa Croce erano dei gran bigotti senza testa.

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31 Ottobre 2008 - Categoria: archeologia

Siti e monumenti archeologici di Mario Unali

 

chiaramonti_11Inventario dei siti e dei monumenti archeologici delle culture prenuragiche, nuragiche e romane attestate dalla ricognizione sul territorio di Chiaramonti dall’autore del contributo.

Darò una sommaria e breve descrizione del territorio di Chiaramonti, in provincia di Sassari sia dal punto di vista ambientalistico sia dal punto di vista archeologico.

I siti individuati sono numerosi e spesso prendono il nome del toponimo in cui sono ubicati. Talvolta sono conosciuti con uno o più nomi: questo ingenera confusione, e altera, falsandola, la consistenza numerica.

I nuraghi e gli altri monumenti, dei quali darò conto più avanti, sono per la maggior parte ridotti allo stato di rovine, di pochi si può fare la ricognizione interna. La maggior parte sono soggetti a manomissioni quasi quotidiane da parte di improvvisati cercatori di tesori che non si rendono conto dell’irreversibile distruzione che deriva dalla loro azione insensata.

Il depauperamento dei nostri siti deve cessare immediatamente; occorre portare avanti strategie di salvaguardia se non si vogliono perdere ulteriormente questi tasselli fondamentali per tracciare le vicende delle diverse epoche storiche che ci permettono di conoscere la vita delle popolazioni che ci hanno preceduto e che hanno dato inizio non solo alla nostra genetica, ma anche alla nostra antropologia storico-culturale.

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29 Ottobre 2008 - Categoria: psicologia

Famiglia e famiglie di Matteo Tedde

 

Famiglia e famiglie

Tra le ragioni che ci portano a definire il concetto di famiglia vi è la necessità di indicare i confini semantici che esso assume in questo contesto .

Nella letteratura scientifica in generale e in particolar modo in quella delle scienze sociali, vi è la tendenza all’uso di varie accezioni di uno stesso termine.
Dato il rapido evolversi del linguaggio comune e le stesse “confusioni terminologiche del linguaggio scientifico” appare necessario ricorrere ad una iniziale operazione di semantizzazione del concetto con l’intento di localizzarne il contesto e demarcarne i confini di utilizzo.
Tale azione si esplica attribuendo al significante, in questo caso la famiglia, un significato; specificando il punto di vista da cui si osserva l’oggetto e fornendo una collocazione spazio-temporale all’interno della quale ciò che viene espresso trova il proprio significato .
La varibilità che connota il concetto di famiglia si rileva nella pluralità di significati non solo delle scienze tradizionali quali il diritto, la medicina e la storia ma anche nelle scienze umane, quali l’antropologia-culturale, la sociologia e la stessa psicologia.
Mentre l’ambito psicologico coglie nel termine “famiglia” il concetto di sistema relazionale dinamico, l’ambito psicosociale predilige il termine “famiglie” per far risaltare la pluralità delle strutture .
La Saraceno illustra molto estesamente la famiglia come costruzione sociale e le conseguenti immagini contraddittorie di “famiglia” che si rilevano sia nella storia sia nella contemporaneità.
Il Sociologo Donati, sottolineando la molteplicità delle prospettive e confini culturali all’interno dei quali la famiglia trova ragione concettuale, pone un quesito interessante rispetto al tentativo di definire l’oggetto di indagine: “Nelle scienze sociali odierne la domanda che si dovrebbe porre è quindi “come è possibile la famiglia” rispetto a “che cos’è la famiglia” nel senso appunto di definire quest’ultima attraverso il modo in cui essa viene definita in ogni singola società e in ogni particolare fase storica”.
Alcuni autori preferiscono utilizzare il termine “famiglie” al posto di “famiglia” per evidenziare la molteplicità delle forme da essa assunte, la complessità dei sistemi di relazione che esser generano attraverso peculiari processi di natura interpersonale e sociale
Florence Klaslow afferma: “quando pensiamo alle famiglie, oggi, la nostra concettualizzazione deve andare oltre la (1) famiglia bi-generazionale composta da coppia unita dal matrimonio e dai figli biologici; deve poter includere anche: (2) famiglie tri o quadri-generazionali; (3) famiglie affidatarie; (4) famiglie adottive che possono essere multirazziali o multiculturali; (5) famiglie monoparentali a conduzione materna o paterna; (6) coppie omosessuali con o senza figli; (7) famiglie composte da persone divorziate e rispettivi figli; e (8) persone che vivono insieme senza vincoli di parentela, ma connessi da forti legami emoti¬vi e da impegni reciproci”.

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29 Ottobre 2008 - Categoria: storia

Lo Statuto Albertino (1848-1947)

Molti ne hanno parlato e ne parlano, ma quanti lo hanno letto? Poiché da questo Statuto partono le scelte dello Stato costituzionale riteniamo utile offrire nel nostro sito il documento delle nostre origini costituzionali democratiche. Lo Statuto Albertino ebbe la durata di cento anni, la nostra Costituzione ne ha compiuto sessanta.

Lo Statuto Albertino (Regno di Sardegna e Regno d’Italia)
[4 marzo 1848]

CARLO ALBERTO

per la grazia di Dio

RE DI SARDEGNA, DI CIPRO E DI GERUSALEMME

Ecc. Ecc. Ecc.

Con lealtà di Re e con affetto di Padre Noi veniamo oggi a compiere quanto avevamo annunziato ai Nostri amatissimi sudditi col Nostro proclama dell’ 8 dell’ultimo scorso febbraio, con cui abbiamo voluto dimostrare, in mezzo agli eventi straordinarii che circondavano il paese, come la Nostra confidenza in loro crescesse colla gravità delle circostanze, e come prendendo unicamente consiglio dagli impulsi del Nostro cuore fosse ferma Nostra intenzione di conformare le loro sorti alla ragione dei tempi, agli interessi ed alla dignità della Nazione.

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28 Ottobre 2008 - Categoria: storia

La popolazione di Chiaramonti nel Settecento di Giovanni Soro e Andreina Cascioni

La popolazione di Chiaramonti nel Settecento
I quinque libri
La Sardegna del Settecento.

Il Settecento per l’Occidente è un secolo estremamente variegato: è il secolo della rivoluzione industriale inglese, della rivoluzione nordamericana, della rivoluzione francese e della sua diffusione per opera di Napoleone, della fine dell’ Europa confessionale e della rivoluzione culturale illuministica.
L’Italia, divisa in tanti piccoli stati , risentì sia pure moderatamente di questi profondi rivolgimenti subendo, specie nella penisola, almeno in epoca napoleonica, radicali mutamenti.
La Sardegna, nell’ultimo decennio del secolo, sia pure vivacizzata da numerose sommosse popolari e dai moti antifeudali, non si lasciò coinvolgere a pieno dalla rivoluzione francese, da quella industriale e tanto meno dalla rivoluzione culturale illuministica, ma si attardò nel clima dell’ancien règime in cui la nobiltà e il clero ebbero il sopravvento in mezzo ad una popolazione scarsa e dispersa nel territorio, alle prese coi problemi di sussistenza e sottoposta alle numerose vessazioni feudali (1).
Nel corso del Settecento la popolazione sarda passò dai 300 mila ai 360 mila abitanti, e tolte le città regie di Cagliari, Sassari, Oristano, Alghero, Iglesias, Bosa e Castelsardo, era suddivisa in circa 350 piccoli centri rurali, appartenenti a circa 360 feudi, di cui 188 di feudatari sardo-piemontesi e 172 spagnoli. I primi tendevano a resiedere nelle città più che nei borghi e i secondi, affidando i feudi ai “podatari” tendevano a risiedere in Spagna. I nobili, generalmente si trattava di piccola nobiltà, erano circa sei mila e il clero, tra quello regolare e quello secolare era costituito da circa otto mila unità, nel totale il ceto privilegiato costituiva oltre il 3% della popolazione (2).
Data l’organizzazione feudale, lo scarso commercio e le ridotte iniziative imprenditoriali in tutti i settori dell’economia, le rendite tendevano ad assottigliarsi, per cui le lotte sia all’interno della nobiltà che del clero sia all’interno degli stessi ordini privilegiati erano frequenti e violente. Non mancavano altresì le persistenti rivalità e contrasti tra le città e i centri rurali.

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26 Ottobre 2008 - Categoria: storia

I Cattolici in Sardegna di Emma Linda Tedde

I cattolici in Sardegna

In Sardegna l’associazionismo nell’ottocento é legato alle esperienze organizzative degli anni precedenti nel campo caritativo, sociale e religioso e assume un carattere elitario e di movimento di opposizione alla politica laicizzante della borghesia liberale[1] .

A Cagliari c’erano state già dal 1855/57 esperienze nel campo associazionistico e giornalistico.

In quegli anni, infatti, si erano formate associazioni caritative maschili e femminili promosse sia dai Preti della Missione sia dal movimento laicale vincenziano facente capo all’Ozanam in Francia e nel continente italiano e in Sardegna al sassarese Carlo Rugiu,[2] intitolate a S. Vincenzo de’ Paoli; inoltre nel ’56 era stata avviata la pubblicazione del periodico cattolico “Ichnusa”[3]..

L’ambito nel quale i cattolici sardi operavano era ostile[4]:l’anticlericalismo era ampiamente diffuso tra gli studenti, favorito dalla penetrazione del libero pensiero e dal razionalismo ed era tema di polemica politico- ideologica largamente presente nei giornali cagliaritani come il “Corriere della sera”, legato alla massoneria, e i periodici di orientamento democratico quale “L’Osservatore”, (1870), “La Verità” (1870/75), “L’era nuova”[5] (1870).

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26 Ottobre 2008 - Categoria: lingua/limba

Sa fidantzada negada di Domitilla Mannu

 

Traduzione dall’italiano del I capitolo del romanzo:

La maschera dalla gonna capitina” di Ange de Clermont

 

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I

Cussa note Maria Giusta Molinas non l’aiat serradu su portale de sa cheja de Santa Giusta chi est in una badde de s’Anglona connota cun su matessi nòmene . Fit imbaradu abbertu e aiat comintzadu a s’atapare malamente. Sas concas de mortu de sos bàtoro bandidos, fraigadas a duas pro ala in su portale, pariant fatende mustriacas malas cando s’ilzarrada de sos lampos totu in una las allughiat, a sos lampos sighiat luego sa tràghida de sos tronos . Su bentu a mùilos atraessaiat sa badde chi dae antigòrios fit istada bonificada dae sos padres Camaldolesos , cando aiant detzisu de bi fàghere sa sea de su cumbentu, de su cale non s’agataiat detzi che carchi bìculu de muru carralzadu dae s’erva sica, chi tres caddos nieddos si fint mandighende a s’isbramida.

Umbras fumatzosas sighiant àteras umbras, in s’oru de su riu sos fustiarvos si mujaiant cando sos ratos e sas fozas degogliados dae su bentu s’atapaiant a pare.
Sa Santa giovanedda, marturizada in su 412 pustis de Cristos, abbaidaiat chene chinnire ojos cussu temporale. Sas promissas apicadas in sos muros tinniant a lenu che ischigliareddas.
S’abba chi nde brotaiat dae sa bena suta a su presbitèriu, sighiat a cùrrere finas a Murtis in ue deviat catzare su sidis a unas setighentas pessones, chi si fint inserradas in domo isetende ch’èsseret acabbadu su temporale de cussu 12 de austu de su 1880.
A nord est, in su monte, sa turre de sos Doria de Miramontes , mazada dae rajos e bentu arriscaiat de nde rùere in sas bortadas de su caminu chi dae sa funtana de Ispurulò nde pigaiat a sa bidda chi s’agataiat in sas baddes de Santu Mateu e de Codinarasa.

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