1 Dicembre 2008 - Categoria: narrativa

A chie leat primu de Mario Unale

Foeddu Unale, giaju meu, su babbu de babbu, pius connotu comente “Foe Tzieddu”, pro lu distingher dae sos Unales “pili rujos” e dae cussos “de Buscianu”, aiat unu caddu nieddu cun d’unu bellu calessinu.
Custu fit covacadu a pedde trapuntada ue si setziant sos passizeris, e issu, giaju, addainanti chentza covacura. A cumandu andaiat a totue, fintza a Tatari e ateros logos meda pius atesu.

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30 Novembre 2008 - Categoria: eventi culturali, narrativa

Beatrice dagli occhi verdi di Ange de Clermont

pict0107A mia nipotina Beatrice T.

Nell’isola delle capre, ai tempi dei tempi, nella città di Vinceildenaro, viveva una giovane coppia di sposi, che in breve tempo ebbe una figlia. Tutti, vistala immersa nel tulle bianco del battesimo, vollero chiamarla Beatrice.
Crebbe felice Beatrice, per almeno due anni, ma poi i due sposi litigarono e la coppia si separò. La piccola Beatrice se la prese la mamma, ma per qualche anno, anche il papà poté vederla e tenerla con sé per qualche serata alla settimana.
Graziosa e vivace Beatrice crebbe, potendo vedere tanto il padre come la madre.
Quando Beatrice compì i cinque anni poté far festa tanto in casa del papà e dei nonni quanto in casa della madre.
Dopo il quinto compleanno però il padre dovette partire lontano nella penisola delle martore, per motivi di lavoro e non poté più vedere la bimba, nemmeno quando tornava nell’isola delle capre, per riposare un po’.
Per alcuni anni però il papà poté sentirla al telefono con sua grande gioia, ma gli fu impedito pure di sentirla e per questo molto se ne addolorò. Tra i tanti parenti che non poterono vederla più ci furono i nonni paterni.
La bimba, di nascosto dalla madre, quando andava a letto, piangeva pensando al padre, che tentò invano di vederla o di udirla, almeno.
Il diritto più sacrosanto del mondo ad entrambi fu negato come del resto avviene per tanti altri padri  e tante figlie e figli nell’isola delle capre e nella penisola delle martore.
Un brutto giorno al padre e ai due nonni fu negato anche di poterla sentire al telefono. Non bastarono gl’inviti dei magistrati alla madre, che fece di tutto per impedire alla bimba la vista del padre e dei nonni.
Nelle isole e nelle penisole delle pecore e delle martore avviene sempre così, tanto più nella città Vinceildenaro.
La bimba crebbe sempre più bella con i suoi occhi verdi, ma a tratti il suo sguardo era attraversato dalla malinconia. Il padre e i nonni paterni si accontentarono di fare i rubanotizie da amici, da insegnanti, da chiunque avesse la possibilità di vedere la piccola Beatrice che man mano cresceva. Quando riuscivano a sapere notizie di lei, addirittura ad avere qualche fotografia, il papà e i nonni si rallegravano e continuavano a pregare il Signore perché prima o poi concedesse loro di vedere Beatrice, ma il Signore, forse distratto, non concesse loro di poterla vedere.
E così senza vedere il papà e i nonni paterni Beatrice compì undici anni, nella nostalgia struggente del cuore per il papà e i nonni. Il papà e i nonni anche loro man mano compirono gli anni e si sa che via via che passano gli anni i bimbi crescono, ma i nonni invecchiano.
Passò il tempo, ma il papà e i nonni soffrirono di nostalgia per una figlia negata e per una nipotina ugualmente negata, sperando che un giorno l’adolescente nipotina Beatrice, navigando sul web, leggesse questo racconto, prendesse il telefono e chiamasse il papà e i nonni che attendevano uno squillo del telefono o un suono di campanello alla porta e sentire la voce dolcissima e velata di Beatrice:
-Papà, nonno, nonna, sono qui, per abbracciarvi.-

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30 Novembre 2008 - Categoria: narrativa

Salvatore Falaruota di Ange de Clermont

A mia nipotina Beatrice T.

 

RuotaNell’isola delle capre, in un paese di collina, anzi posato con le facciate bianche e i tetti rossi delle case su due colline, nei tempi dei tempi, viveva un ragazzo sui quindici anni che si chiamava Salvatore.
Il ragazzo era bello e atletico, correva saltava e si muoveva con una agilità sorprendente, tanto che i suoi compagni si divertivano a chiedergli delle esibizizioni come si fa nei circhi con gli atleti.

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30 Novembre 2008 - Categoria: narrativa

Giovannetta della pace di Ange de Clermont

 

A mia nipotina Alice maria Z.

Giovannetta faceva parte della compagnia di una decina di ragazzini del rione Sa Niera (la Ghiacciaia), in via Garibaldi, di un paese di alta collina dove le case come pecore al pascolo con le loro facciate bianche e i tetti rosso-oscuri si arrampicavano sulle pendici di due colline sorelle. La via era ravvivata non solo dai loro schiamazzi, ma anche dalla presenza di asini e cavalli, legati vicino alle loriche delle porte.

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29 Novembre 2008 - Categoria: eventi culturali

Prosatori e poeti in erba al Salone dei Vigili Urbani di Sassari

Si è svolta stamane, presso il salone dei Virgili Urbani di Sassari, in via Carlo Felice, col patrocinio dell’assessorato alla cultura del Comune di Sassari, la recitazione delle poesie e dei racconti in lingua sarda dei giovani autori, alunni delle Scuole Medie Statali del Canopoleno di Sassari e di Thiesie di Florinas.

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28 Novembre 2008 - Categoria: lingua/limba

Antoni Anghelu de Mario Unale

Una die bella Antoni Anghelu, a caddu a s’ainu, fit andende a binza, ue deviat illistrire sas bides. S’annada fit tardia pruite aiat fatu un’ierru fritu meda. Passende acurtzu ad unu terrinu intendet unu giovanu cantende a boghe ispallatada, tzapende e ponzende trigu a narvone.

-E ite ses fatende cuddu gio’?-
-Mih! Ponzende unu pagu de trigu!-
-Trigu ? Como no est tempus de trigu! Si trigu pones in martu, non lu messas tantu artu, narat su diciu. –

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27 Novembre 2008 - Categoria: lingua/limba

Arrejonos in limba de Anghelu de sa Niera

 I

S’ànima de Chiribau

-Fizu me’ drommi e ista mudu ca si ti pones a pianghere t’intendet s’anima de Chiribau.-

-Ma’, chi est s’ànima de Chiribau?-

– Est un’ànima chi andat peri sos tirighinos-

-Eris so passadu in su tirighinu de piata e no l’apo bida.-

– Fizu me’ ca si pesat a de note. Como drommi però!-

-Ma’, si non la bido non bi creo!-

-Mezus gai fizu me’, ca si la bides ti che moris.-

– Ma tando si faghet bìdere dae sos betzos.-

– Finimila como cun custa matana.-

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26 Novembre 2008 - Categoria: versos in limba

Sempre est Nadale di Nino Fois

     

 Sempre est Nadale:

 

in mesu su nie e cotzighina allutta,

in mesu a lagrimas e càntigos

in mesu a ingranzeos appiccados

a s’àrvure ricca

subr’a su presepiu poverittu,

in mesu a nuscos de timanza[1]

e fiagu agru de bùlvera,

in mesu a zente istérrida

e zente

chi non ponet afficu a Tie

chi pelèas e isperas

in donzi frade meu

disamparadu

 

 

nuscos de timanza   =   profumi di incenso

 

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