10 Settembre 2009 - Categoria: storia

Norme per i medici e i chirurghi (1608) di Paolo Amat di San Filippo

Norme per la regolamentazione della professione di Medico e di Chirurgo, dalle Constituciones Prothomedicales del 1608

Dipartimento d’Ingegneria Chimica e Materiali

images( …) Primerament se statueix mana y ordena que de vuy anant tots los doctors que hauran de curar en la p(rese)nt ciutat de caller y en tot lo regne degan haver hait entegrame(n)t lo curs de Philosophia y lo de medecina ab doctors ….., portant de totes dites coses legitimes proves iunstame(n)t lo privilegi de com son estats graduats en universitat approvada y no altrame(n)t y que dins tres mesos apres de ser vinguts ans de fer cura alguna y fetes dites proves segon tenir conclusions publiques de medecina axi en theorica com en pratica les quals conclusions hatian de portar primerame(n)t al Prothomedich peraque las vetia y señyale lo die se tendran y constant de la bona sufficientia y habilitat del tal ó dels tals que hauran tingudes dites conclusions se li done llice(n)tia de curar en scrits per lo prothomedich y qui al contrari de lo contegut en dit capitol fara pagara de pena vinti sinc ducats y no resmeñys haura de tenir conclusione si volia curar en lo p(rese)nt regne ….

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9 Settembre 2009 - Categoria: storia

Tariffe dei farmaci della Sardegna Sabauda di Paolo Amat di San Filippo

Dipartimento di Ingegneria Chimica e Materiali

Università di Cagliari

Regesto: Vengono presentate cinque tariffe dei farmaci, del Regno di Sardegna, rispettivamente: del 1721, del 1738, del 1775, del 1828, e del 1841, reperite presso la Biblioteca Universitaria e l’Archivio di Stato di Cagliari. Nella descrizione si cercherà di evidenziare il progressivo, se pur lento, ammodernamento dei farmaci conseguentemente all’evolversi della Farmacologia e della Medicina.

BUssCa e ASCa,

images-5La prima tariffa del Regno di Sardegna è quella emanata, nel dicembre del 1721, dal primo Vicerè sabaudo Don Filippo Pallavicino, Barone di Saint Remy che, il 16 di Luglio dello stesso anno, aveva preso possesso dell’Isola a nome di Vittorio Amedeo II di Savoia, primo Re di questa casata.

images-7Nel frontespizio della Tariffa (Diap. 1), che è di per sè esaurientemente esplicativo è indicato Vittorio Amedeo I Re; ciò è giuridicamente esatto, anche se nella dinastia dei Savoia è il secondo Vittorio Amedeo

Al fondo della Tariffa, pubblicata nella stamperia Pisano di Cagliari nel 1722, sono indicati, alla catalana, i nomi dei Medici e dei Farmacisti che l’hanno elaborata.

In questa, che probabilmente si riferisce ad una qualche Farmacopea piemontese in vigore, le quantità dei semplici e dei differenti prodotti sono espresse, come di consuetudine, in Manipoli, Libbre, Once, Dramme, Grani e Gocce, mentre i prezzi sono espressi in Lire, Soldi e Denari.

La Libbra “Medicinale” (307,3998 g.), pur corrispondente a 12 Once (Oncia = 25,614 g.), ciascuna di otto Dramme (Dramma = 3,202 g.), ciascuna delle quali corrispondeva a tre Scrupoli (Scrupolo = 1,067 g.), ciascuno dei quali, a sua volta, corrispondeva, fino al 1828, a ventiquattro e poi, nel 1841, a venti grani (Grano = 0,053 g.), era ben diversa da quella “Commerciale”che corrispondeva, invece, a 406,56 grammi.

200px-Vittorio_Amedeo_I_of_Savoy1La stessa Libbra medicinale differiva da città a città; per esempio quella di Piemonte corrispondeva a 307,3998 g., quella di Genova a 316,750 g.; il Grano di Genova però era più piccolo, infatti corrispondeva a 0,046 g. contro i 0,053368 g. di quello di Torino.

La Libbra Medicinale sarda era uguale a quella di Torino.

La Lira, nel Regno di Sardegna, era solo una unità di conto, infatti la monetazione era così suddivisa: uno Scudo corrispondente a10 Reali valeva 2,5 Lire, una Lira corrispondeva a 4 Reali, un Reale corrispondeva a 5 Soldi, un Soldo corrispondeva a 12 Denari.

Circa la moneta corrente c’era, in oro a 21,1 carati, la “Doppietta” da due scudi, il “Carlino” e il “Mezzo Carlino”; in argento: lo “Scudo”, il “Mezzo Scudo”, il “Quarto di Scudo”, e il “Reale”.

Stante la cronica penuria di moneta aurea circolante nell’isola, circolavano, oltre alle monete di Savoia, quali la “Pezza da cinque Doppie”, la “Mezza Doppia”, la “Doppia nuova”, ed il “Quarto”, come se avessero corso legale, anche monete auree estere, quali la “Pezza da otto, di quattro Doppie”, la “Pezza da quattro, di due Doppie”, la “Doppia”, la “Mezza Doppia” di Spagna, i “Luigi” ed il “Mirlitone” di Francia, la “Doppia”, e lo “Zecchino” di Milano, la “Doppia”, e lo “Zecchino” di Genova, il “Ducato” d’Olanda, le “Doppie” e le “Mezze Doppie” del Portogallo, gli “Zecchini” del Granducato di Toscana e della Repubblica Veneta, e gli “Ungari” d’Austria, d’Ungheria, e di Colonia.

Quanto alle monete d’argento oltre allo “Scudo”, “Mezzo Scudo”, “Quarto di scudo”, e “Ottavo di Scudo” di Savoia, circolavano lo “Scudo” ed il “Crosazzo” di Genova, lo “Scudo” di Francia, il “Ducatone”, il “Filippo”, lo “Scudo” ed il “Mezzo Scudo”, di Milano, le “Pezze da otto di uno Scudo” il “Mezzo Scudo”, e la “Mezza Pezza” di Spagna, la “Franceschina” di Toscana, ed il “Ducatone” e la “Giustina o Filippo” della Repubblica Veneta1.

Di rame c’era il “Cagliarese” e la vecchia “Pezza da tre Cagliaresi”2

La moneta sarda valeva più di quella piemontese; infatti la moneta d’oro da 5 lire sarde ne valeva 8 di Piemonte, lo Scudo sardo da 2,1 Lire, valeva 4 Lire di Piemonte; il Reale d’argento da 5 Soldi sardi ne valeva 8 di Piemonte;1 Soldo sardo d’argento, ne valeva 1,7 di Piemonte3 .

La monetazione piemontese comprendeva: la Lira di 20 Soldi ed il Soldo di 12 Denari.

Il monetato d’oro sardo valeva 53 Lire, 12 Soldi e 8 Denari l’Oncia, quello piemontese 53 Lire 9 Soldi e 2 Denari3.

Quanto al monetato d’argento, il valore di 3 lire, 12 Soldi e 9 Denari l’Oncia, per la moneta sarda, superava quello della piemontese di 3 Denari3.

Questa differenza nei valori delle monete conduce sempre a risultati erronei, nei calcoli, quando non sia specificato se si tratti di moneta sarda o di quella piemontese.

Per la conversione si deve tenere presente che 1 Reale sardo equivaleva a 8 Soldi di Piemonte, e che 1 Lira sarda corrispondeva a 32 Soldi di Piemonte, ossia a 1,6 Lire di Piemonte; 1 Lira di Piemonte corrispondeva a 2,5 Reali sardi, ossia a 0,625 Lire sarde.

La Tariffa elenca in ordine alfabetico 786 voci, a partire da un “Abecij” non identificato ( Diap. 2) fino allo “Zenzero polverizzato” (Diap. 3); queste voci comprendono 9 tipi di “Adipes”, compreso quello umano, 5 “Anthidoti”, 22 tipi di “Aquae”, fra le quali quella “Forte” (HNO3) e, anche se non espressamente indicate, anche quelle di numerose erbe, 1 tipo di Balsamo, 19 tipi di “Ceratum”, 6 tipi di “Confectio”, 11 di “Conserva”, 7 tipi di “Decocta”, 13 tipi di “Electuarium”, 11 di ” Emplastra”, 2 tipi di “Essentia”, 29 di “Extracta”, 2 di “Infusiones”, 4 di “Julepes”, 4 di “Loch”, 4 di “Mel”, 2 di “Miva”, 2 di “Mucillagen”, 2 di “Magisterium”, 74 tipi di “Olea”, 6 di “Oximel”, 24 tipi di “Pillulae”, 5 tipi di “Pulver”, 12 di “Quinta Essentia”, 7 tipi di Radix”, 14 tipi di “Salia”, fra i quali il Salnitro, il Salgemma, il Sale ammonico, ed il Cremortartaro, 8 tipi di “Semina”, 19 di “Species”, 14 tipi di “Spiritus”, fra cui quello di Sale Comune (HCl), e di Corno di Cervo (NH4OH), 10 tipi di “Succus”, 68 di “Syrupi”, 2 tipi di “Theriaca”, 3 di “Tintura, 17 tipi di “Trochisci”, e 37 di “Unguenta”.

Il prezzo più basso è di 6 denari l’oncia, il più elevato compete all’estratto d’Agarico (19 Soldi la Dramma) seguito dalle Perle orientali preparate (18 Soldi la Dramma), dall’estratto di Radice di Peonia (17 Soldi la Dramma), e dagli estratti di Sandalo giallo e di Elleboro nero (16 Soldi la Dramma) e dal Cranio umano preparato (15 Soldi la Dramma).

Il Grasso umano costa 1 Lira e 5 Soldi L’Oncia.

La seconda Tariffa, che probabilmente fa riferimento alla Pharmacopoaea Taurinensis del 1736, è quella emanata nel 1738, regnante Carlo Emanuele III (Diap. 4), dal Vicerè Carlo Emanuele Battista di San Martino di Agliè, Marchese di Rivarolo (Diap. 5).

Nella prefazione, scritta in castigliano perchè solo nel 1767 Carlo Emanuele III dispose che in Sardegna cessasse l’uso della lingua spagnola nei documenti ufficiali4, è detto che l’incarico di elaborare la nuova Tariffa era stato conferito ai Medici e ai Farmacisti di maggior fama di Cagliari, essendone il Protomedico impedito dalla avanzata sua età.

In questa Tariffa sono indicate 763 voci che elencano, in ordine alfabetico, prima i semplici, successivamente i loro derivati (Diap 6-10).

Queste voci comprendono 13 tipi di “Adipes”, 16 di “Aquae Compositae”, 13 “Balsama”, 15 di “Conservae”, 8 di “Confectiones”, 17 tipi di “Cerati” di cui 8 Sparadrappi, 17 tipi di “Decocta”, 9 di “Electuaria”, 19 di “Emplastra”, 2 di “Julepi”, 2 di Loch”, 2 di “Mel”, 4 tipi di “Olea”, 16 di “Pillulae”, 6 tipi di “Pulver”, 14 di”Species”, 4 di “Succus”, 41 di “Syrupi”, 10 tipi di “Trochisci”, 3 di “Tabellae”, e 30 di “Unguenta”.

images-11Successivamente nell'”Index Medicamentorum Chimicorum” sono indicati svariati composti chimici, inorganici ed organici, in termini alchimistico jatrochimici, che comprendono, accanto alla polvere, o allo Spirito di Cranio umano, ed alla”Aqua Regia”, 10 tipi di “Balsama”, 12 di “Extracta”, 5 di “Elixir”, 11 tipi di “Fiori”, 13 di “Fecola”, 26 di “Olio”, fra cui quello, già citato, di Cranio Umano, 17 tipi di “Sale”, 41 di “Spiriti”, fra i quali, oltre a quello già citato di Cranio Umano, compare anche quello di Sangue Umano, e infine 7 tipi di “Tintura”.

In questa Tariffa, pur essendo il numero di voci all’incirca lo stesso che nella precedente, più voci nuove hanno sostituito le vecchie scomparse.

Il prezzo più basso è 2 denari che compete a un’Oncia di Corteccia essiccata di Melograno, o ad una Goccia di soluzione di Canfora; il prezzo più elevato compete all’Olio di Vipere, (17 Soldi e 6 Denari la Dramma), e all’Olio di Vetriolo caustico (H2SO4), e allo Spirito di Canfora (16 Soldi la Dramma). L’acido Solforico, come Olio di Vetriolo semplice, costa 6 denari la Goccia.

images-12Il Sale Volatile di Cranio Umano, e quello di Vipere costano 2 Soldi e 6 Denari al Grano; l’Ambra Grigia costa 5 Soldi al Grano

La Radice di China costa 40 Soldi l’Oncia, l'”Auri Vitae” 4 Soldi al Grano, mentre l’Oro Fulminante, e l’Essenza di Cannella ne costano 3.

Le Perle preparate costano 25 Soldi la Dramma.

Rispetto alla Tariffa di 17 anni prima, i prezzi dei semplici e dei preparati, nel 1738, sono alquanto ribassati.

Il ribasso può essere dovuto, sia alle maggiori possibilità di approvvigionamento dei semplici, conseguente alla maggior intensità e regolarità degli scambi tra l’Isola ed il Continente, sia al più rigoroso controllo, effettuato dalle Autorità, sulle Farmacie

Nel 1731, infatti, avendo il Vicerè, Tommaso Ercole Roero Conte di Cortanze, constatato che nelle visite annuali effettuate nelle botteghe dei Farmacisti, erano state commesse delle parzialità, emise un regolamento per l’esecuzione di queste5.

In perfetta sintonia con i Capitoli di Corte le visite alle Farmacie sarebbero dovute avvenire due volte all’anno, la prima non più tardi del mese di Settembre, e la seconda nel mese di Febbraio.

images-14La Commissione, composta dal secondo Giurato della Città, dal Protomedico, e da 4 Medici di buona fama della Città stessa, i quali non avrebbero potuto esimersi dall’incarico se non per fondati motivi, e da un Notaio della Città, aveva anche la facoltà di fare provare le medicine ai Farmacisti.

Il giudizio sulla bontà o meno delle medicine sarebbe stato approvato a maggioranza; in caso di parità di voti avrebbe prevalso il voto del Protomedico.

La terza Tariffa è quella emanata nel 1775.

images-15 Poichè solo otto giorni dopo la morte di Carlo Emanuele III, nel 1773, il nuovo Re Vittorio Amedeo III aveva licenziato in tronco il Ministro per gli Affari di Sardegna, a lui fortemente inviso, Giambattista Bogino Conte di Migliandolo, fedele ed attivo collaboratore del defunto Re, sostituendolo con un incolore funzionario, il Cavaliere Chiavarina, questa Tariffa, che fa riferimento alla Pharmacopoaea Sardoa elaborata, nel 1771, sotto gli auspici, appunto del Bogino, dal Professore di Materia Medica Giuseppe Giacomo Paglietti, di Canale d’Alba, e pubblicata nel 1773, porta la firma del Cavaliere Chiavarina, Reggente la Segreteria di Stato e di Guerra.

Era Vicerè, in quel periodo, il Conte Antonio Francesco Gaetano Gallean di Robbione.

Nella prefazione alla Tariffa, il cui testo integrale fu anche pubblicato in editto6, sono ricordati, in 11 punti, gli adempimenti che i Farmacisti devono soddisfare, alcuni dei quali non sono altro che la ripetizione degli adempimenti già prescritti negli Ordinamenti per i Farmacisti del 16087 (Diap.11-17); contemporaneamente vengono riconfermate le corrispondenze dei pesi da usarsi nelle Farmacie, pesi che dovranno venir controllati e punzonati dal Regio Bilanciere.

Questi sono: la Libbra di 12 Once, l’oncia di 8 Dramme, la Dramma di 3 Scrupoli, pari a 72 Grani, e lo Scrupolo di 24 Grani.

Le multe per le eventuali infrazioni o inadempienze più gravi, di 25 Scudi, sono le stesse di 37 anni prima.

I proventi delle multe saranno ripartiti tra l’Università ed il delatore, in difetto del quale andranno a beneficio della Confraternita dei Santi Cosma e Damiano.

La Tariffa del 1775 è controfirmata dal Segretario del Protomedicato Cadeddu.

images-26Era costui l’Avvocato Salvatore Cadeddu, Segretario dell’Università e Tesoriere del Comune che, coinvolto, nel 1812, nella Congiura detta “di Palabanda”, dal luogo dove si riunivano i congiurati, perse la vita sulla forca il 2/9/1813.

La Tariffa che denomineremo “del Paglietti”, per il riferimento a questa Farmacopea, comprende, in ordine alfabetico, 959 voci, fra le quali compaiono 6 tipi di “Aceta”, 12 di “Adipes Purgati”, compreso quello Umano, 4 tipi di Allume, 77 di “Aquae”, 5 di “Bacchae”, 14 tipi di “Balsama”, 4 di Burro, 7 tipi di “Condita”, 6 di “Confectiones”, 41 tipi di “Conservae”, 11 di “Decocta”, 13 tipi di “Electuaria”, 6 di “Elixir”, 34 tipi di “Emplastra”, 33 di “Extracta”, 8 di Farina, 22 tipi di Fiori, 19 di Gomme.

Tra le varie Erbe vengono distinte: 6 ortensi comuni, 7 ortensi meno comuni, 5 che, abbondanti, possono venir raccolte vicino, 5 che, seppur meno abbondanti, possono ancora venir raccolte vicino, 8 che debbono venir raccolte lontano, 8 che vengono raccolte solo sui monti, 3, pur volgari, provengono solo dall’estero, e 4, meno volgari, anch’esse solo dall’estero.

Tutte le erbe, inoltre sono vendute fresche, essiccate, oppure ancora polverizzate, naturalmente ad un prezzo superiore.

Nella Tariffa sono compresi anche 9 tipi di Infuso, 6 tipi di Pietre, compresa quella “Infernale” (Ag NO3), 8 tipi di Legno, 8 tipi di “Liquor”, 7 di Miele, 10 di Mercurio, 7 tipi di Mucillagine, 5 tipi di Nitro, 28 tipi di Olio comune,9 tipi di Olio ottenuto per pressione e altri 17 tipi di Olio ottenuto per infusione, 27 tipi di “Pillulae”, 16 tipi di”Pulveres”, 50 tipi di Radice che possono venir vendute a pezzetti, od in polvere, 4 tipi di “Rob”, 7 tipi di Zucchero.

I 21 “Sali” vengono distinti in: “Comuni”, “Essenziali”, “Lisciviali”, e “Volatili”.

Sono indicati 3 tipi di Sego e 22 tipi di Semi, alcuni dei quali possono venir venduti anche in polvere.

Sono ancora menzionati 10 tipi di “Spiritus ardentes”, 5 di “Spiritus acidi et dulces”, 6 tipi di “Spiritus volatiles” comprendenti anche quello di Cranio Umano e quello di Vipera, 14 “Succi Purgati”, 54 tipi di “Syrupi”, 15 tipi di “Tabellae”, 9 tipi di Tartaro, 22 tipi di “Tincturae”, 7 tipi di “Trochisci, 9 tipi di Vino fra cui un “Vermuth” ante litteram, 31 tipi di “Unguenta”, ed inoltre Turbith vegetale e minerale Vipere vive, Vetriolo ed altri prodotti.

Il composto o il semplice più economico costa 4 Denari l’Oncia, il più caro 9 Soldi e 6 Denari al Grano.

images-27L’Antimonio “crudo”(Solfuro di Antimonio), in pezzi, costa 10 Soldi la Libbra; l’Aqua Antiscorbutica 20; il Burro d’Antimonio (Cloruro basico o Ossicloruro) 15 Soldi la Dramma; Il Croco di Marte vitriolato (solfato ferrico basico) costa 25 Soldi la Dramma; lo Zafferano 50 Soldi l’Oncia; l’Estratto acquoso di Mirra 20 Soldi la Dramma, quello d’Oppio 10 Soldi lo Scrupolo.

Il Mitridate costa 60 Soldi la Libbra e la Miva di Cotogne 15 Soldi. L’Olio di Bacche di Alloro 18 Soldi la Dramma, quello di Galbano secondo Paracelso 15 Soldi la Dramma, mentre quello di Scorpioni composto 15 Soldi l’Oncia.

La Polvere di Cornachina 15 Soldi la Dramma, la Resina del Perù 15 Soldi lo Scrupolo, i granuli di China-China 20 Soldi l’Oncia, il Vino all’Assenzio (il Vermuth ante litteram già citato) 15 Soldi la Libbra.

La Tariffa si conclude col preziario delle operazioni di confezione di particolari preparati o di particolari prestazioni quali disinfestazioni etc.

E’ un pò difficile pensare di poter ricondurre esattamente il prezzo dei farmaci ricavati dalle tariffe ai prezzi d’oggi, e dare una qualche idea del potere d’acquisto della moneta nel XVIII secolo per la mancanza di sicuri riferimenti.

Lo stesso prezzo dell’Oro e dell’Argento non è significativo in quanto il rapporto tra l’Oro e l’Argento oscillò, negli anni 1755-1785, tra 14,5 a 1 e 15 a 1.

Oggi un kg. di Argento costa intorno alle 200.000 lire mentre un Kg d’Oro intorno a 25 Milioni, nel rapporto, pertanto, di circa 125 a 1.

Per contribuire a dare un’idea del valore della moneta, in quel periodo, basti pensare che un Professore Ordinario della Facoltà Giuridica o di quella Medica dell’Università di Cagliari percepiva, nel 1764, complessivamente Lire1.000 all’anno8.

Oggi un Professore di I Fascia percepisce mediamente, 75.000.000 di Lire all’anno.

Un Mastro Fonditore della Fonderia di Villacidro, operaio ultra specializzato, percepiva, nel 1750, 1 Lira al giorno; un Fonditore, operaio specializzato, 16 Soldi sardi; il manovale meno qualificato 4 Soldi al giorno; il Direttore della Fonderia percepiva, mensilmente, 60 Lire sarde, lo Scrivano 209.

Nel 1755 l’Argento veniva pagato 3 Lire e 11 Soldi sardi l’Oncia (39,56 g.), che in moneta di Piemonte facevano 5 Lire 13 Soldi e 7 Denari.

Nel 1759 la Zecca di Torino comprava e vendeva l’Oro “fino” a 83 Lire, 17 Soldi e 6 Denari di Piemonte l’Oncia (39,56 g.)

Nel 1762 sempre il Direttore della Fonderia di Villacidro percepiva 3 Lire sarde al giorno, mentre un Manovale percepiva 13 Soldi; una Cantara (40,66 Kg.) di Carbone vegetale costava 19 Soldi e 2 Denari sardi9.

Lo stipendio annuo del Vicerè, nel 1762, era di 32.000 Lire10.

Un quintale di grano (2 Starelli e mezzo) costava, sull’aia, nel 1783, 25 Reali, ossia 6 Lire e 5 Soldi sardi, una Cantara (40,66 Kg.) di formaggio pecorino 8-9 Lire, una di lardo 12 Lire e 10 Soldi11.

Nel 1786 la Tesoreria di Cagliari pagava l’Oro a 51 Lire, 13 Soldi e 9 Denari sardi L’Oncia, che in moneta di Piemonte facevano 82 Lire e.14 Soldi12.

Nel 1796 il Professore Ordinario di Medicina Teorico-Pratica dell’Università di Cagliari, uno dei miei quadrisnonni, percepiva ancora 1.000 Lire di Piemonte all’anno13.

images-28Nel 1799 la Regina percepiva un appannaggio annuo di 18.000 Lire di Piemonte, il Principe ereditario, che allora era il Duca d’Aosta, poi diventato Vittorio Emanuele I, percepiva 95.000 Lire, il Duca del Genevese, diventato poi Carlo Felice, ne percepiva 40.00014.

Nel 1798 un Sottotenente di Fanteria percepiva 500 Lire all’anno15; nel 1799 un Capitano d’Artiglieria ne percepiva 1.50016.

Nello stesso anno un mio antenato, Maggiore di Fanteria, Capitano della Guardia degli Alabardieri del Re, percepiva 2.000 lire di Piemonte all’anno17.

Un Capitano di Squadrone dei Dragoni Leggeri di Sardegna, ancora nello stesso anno, percepiva la stessa cifra18

Un altro mio quadrisnonno, Giudice della Sala Criminale della Reale Udienza, come Consigliere e Referendario nel Consiglio di Stato, percepiva 2.000 Lire di Piemonte all’anno19

Di due miei altri antenati, l’uno Capitano di Compagnia delle Guardie del Corpo del Re, e Maggiore Generale di Cavalleria e Dragoni, percepiva, nel 1799, 5.000 lire di Piemonte all’anno20, l’altro, Governatore Militare della Città e del Capo di Sassari nel 1801, ne percepiva 2.55921.

Questi dati potrebbero venir confrontati con gli eventuali dati di alti funzionari di pari rango dei nostri giorni.

La quarta Tariffa, emanata nel 1828 (Diap. 18), sotto il Viceregno del Conte Giuseppe Tornielli di Vergano, regnante Carlo Felice, elenca 1241 voci di semplici e dei loro derivati, ed altre 57 voci di “Fatture” indicanti il costo della loro manipolazione e confezione.

Anche in questa Tariffa nella prefazione sono sottolineati gli stessi adempimenti della precedente, ma questa volta solo in 10 punti.

E’ sparita, infatti, la norma che esimeva i Farmacisti dall’obbligo di tenere tutti i composti menzionati nella Farmacopea, limitando l’obbligo di detenzione solo ai più importanti (Diap. 19-22).

In questa Tariffa, che stranamente è denominata “Tassa” (Diap. 23). compaiono, per la prima volta, i nomi dei composti chimici, col nome più corretto della nomenclatura del tempo, esteso, cosa molto importante, anche a composti dal nome alchemico o jatrochimico non citati nelle “Voci di Spezieria” del Masino22

Le voci di questa Tariffa in italiano sono disposte, sempre alfabeticamente, in modo più razionale e moderno che nelle precedenti (Diap. 24-30).

images-29Per la prima volta compaiono elementi come il Fosforo, lo Iodio, e lo Stagno, e, accanto alle usuali voci di Botanica Farmaceutica tradizionalmente connesse con la Materia Medica, vengono citati molti reagenti, inorganici ed organici.

I prezzi, complessivamente, salvo che per qualche composto, sembrano stabili rispetto a quelli della Tariffa precedente, se non, addirittura più bassi.

Il prezzo più basso compete all’aceto di vino bianco che costa 1 Soldo e 4 Denari la Libbra, quello più alto al Fosforo, che costa 7 Soldi al Grano.

Seguono l’Olio di Crotontiglio, e l’Ambra grigia (5 Soldi al Grano), l’Emetina, il Muschio del Tonkino, la Narcotina, la Polvere di Algarotti (4 Soldi), e infine l’Olio di Rose e di Cannella del Ceylan (3 Soldi e 4 Denari al Grano).

Anche in questa Tariffa è citato il Grasso Umano, che costa come quello di Vipera e quello di Volpe (3 Soldi e 4 Denari la Dramma)

Abbastanza alto è il prezzo dello Iodio (5 Soldi e 4 Denari lo Scrupolo), che però è inferiore a quello del Magistero di Gialappa (5 Soldi e 4 Denari lo Scrupolo), e a quello del Magistero di China (8 Soldi lo Scrupolo), e a quello del Nitrato di Argento (8 Soldi e 4 Denari lo Scrupolo).

Fra le “Fatture” le più care sono la preparazione dei fogli grandi di Cerotto (7 Soldi), l'”Estinzione” del Mercurio nel Grasso (7 Soldi), e l'”Estinzione” della Trementina nelle Polveri (8 Soldi) (Diap. 30-31).

La quinta Tariffa è quella emanata il 25/5/1841, Sotto il Viceregno del Conte Giacomo de Asarta, regnante Carlo Alberto, e pubblicata, a Cagliari il 6/3/1842, che fa riferimento, molto probabilmente, alla Pharmacopoea Taurinensis del 1833.

Nella prefazione, però, della “Farmacopea per gli Stati Sardi” del 1853, sono menzionati alcuni Regolamenti precedenti, per esempio quello per i distretti del Protomedicato: di Torino, del 16/3/1839, e di Genova del 16/1/1841.

E’ probabile, però, che questi si riferiscano esclusivamente solo alle norme per la conservazione sotto chiave, e la vendita dietro ricetta di alcuni medicinali pericolosi.

La prefazione di questa Tariffa, prescrivendone la conformità con quella di Torino, indica, in 19 punti, nuovi adempimenti accanto a quelli ormai tradizionali (Diap 31-42).

I nuovi obbligano il Farmacista a conservare sotto chiave i 50 semplici o composti contrassegnati con un asterisco, e a vendere, solo dietro presentazione di ricetta medica, i 541 contrassegnati da una crocetta, ed a provvedersi della una serie dei pesi metallici della Libbra Medica, e dei suoi sottomultipli, di cui è stabilita la corrispondenza in”gramme”.

Ogni Farmacia dovrà esser dotata, inoltre, di: un peso da 2 Libbre, uno da 1 Libbra, uno da 6 Once, uno da 3 Once, uno da 2 Once, uno da 1 Oncia, uno da Mezza Oncia, quattro da I Dramma, uno da 2 Scrupoli, uno da 1 Scrupolo, uno da Mezzo Scrupolo, uno da 6 Grani, uno da 3 Grani, uno da 2 Grani, e uno da 1 Grano.

I pesi “Medici” dovranno venir conservati rigorosamente separati da quelli “Commerciali”.

Nel 1841 lo Scrupolo non è più di 24 Grani, ma di 20, per cui la Dramma non corrisponderà più a 72 Grani, ma a 60.

La multa più pesante per le eventuali inadempienze è la stessa di cento anni prima: ancora 25 Scudi.

La Tariffa è firmata dal Segretario del Protomedicato Valle e controfirmata dal Primo Segretario di Stato per gli affari di Sardegna Villamarina, lo stesso che anni prima, nel 1812, scoperta la Congiura “di Palabanda”, aveva mandato al patibolo quell’Avvocato Cadeddu che, Segretario del Protomedicato, aveva firmato la Tariffa del 1775.

images-30Don Giacomo Pes, Marchese di Villamarina, regnante Vittorio Emanuele I nel 1816, era stato nominato Vicerè.

Fra le 1629 voci.di questa Tariffa, più moderna e razionale delle precedenti, al vecchio nome alchimistico-jatrochimico dei 139 Sali, 30 Acidi, 2 Basi, e degli altri 53 composti chimici citati, è affiancato quello corrispondente alla nomenclatura vigente (Diap. 43-46).

Sono citati 61 tipi di Acqua, 4 di Bacca, 23 di Balsamo, 4 di Butirro, 8 di Cataplasma, 5 di Cenere, 17 tipi di Conserva, 15 di Corteccia, 20 di Decotto,17 di Elettuario, 8 di Elisir, 30 di Empiastro, 94 tipi di Estratto, 8 di Farina, 13 di Gomma, 6 di Grasso,7 tipi di Legno, 5 di Linimento, 4 di Liquore, 6 di Liscivio, 3 di Magistero, 24 tipi d’Olio ottenuto per distillazione, 13 per pressione, 19 per infusione; 4 tipi di Ossimiele, 8 di Pasta, 5 di Pietra, 24 tipi di Pillola, 19 di Polvere, 15 di Pomata, 8 di Radice, 4 di Resina, 7 tipi di Rob, 22 tipi di Sale, 56 di Sciroppo,10 tipi di Semi, 16 tipi di Spirito,17 di Sugo, 18 tipi di Tavolette, 36 di Tintura, 6 tipi di Trocisco, 32 tipi di Unguento, 6 di Vino, e 6 di Zucchero.

Da questa Tariffa sono finalmente scomparsi sia il Grasso che i varii derivati del Cranio Umano, così come la Mummia che pure era ancora presente, anche se”Egiziaca” in quella precedente

images-31 I prezzi non sono più espressi in Soldi e Denari, ma in Lire e Centesimi; infatti anche se il sistema Metrico-Decimale non era stato ancora introdotto, poichè ciò avvenne, infatti, solo nel 1845, il Re Carlo Alberto già prima del suo Editto del 26/11/1842, col quale aveva imposto in Sardegna la monetazione centesimale, aveva stabilito, per le monete sarde i valori corrispondenti seguenti23:

Oro

Carlino 50,00 Lire

Mezzo Carlino 25,00 “

Doppietta 10,00 “

Argento

Scudo 4,80 “

Mezzo Scudo 2,40 “

Quarto di Scudo 1,20 “

Eroso Misto

Reale 0,48 Lire

Mezzo Reale 0,21 “

Rame

Soldo 0,10 “

Mezzo Soldo 0,05 “

Cagliarese 0,01 “

Il prezzo più basso compete al Latte di Vacca (10 Centesimi la Libbra), il più alto all’Asparagina (90 Centesimi al Grano), seguita dal Sublimato Corrosivo (50 Cent./Grano), dall’Acido Succinico (3 Lire /Dramma), e dagli Eteri Muriatico e Nitrico (2 Lire/Dramma).

Nel 1861 lo Scudo sardo di 10 Reali corrispondeva a 4 Lire e 80 Centesimi, il Reale di 5 soldi a 48 Centesimi, il Soldo di 12 Denari a 9,6 Centesimi; il Denaro 0,8 Centesimi; la Lira sarda di 20 Soldi a 1 Lira e 92 Centesimi24

Per portare al valore del 1987 una Lira del 1861, secondo una tabella dell’Istat, bisogna moltiplicarla per il coefficiente di rivalutazione 4175,6098.

1 Archivio di Stato di Cagliari (A.S.C.), Fondo Regie Provvisioni, Vol. 14, 21/12/1785.

2 A.S.C., Fondo Regie Provvisioni, Vol. 3, 29/12/1763.

3 A.S.C., Fondo Regie Provvisioni, Vol. 7, 28/3/1768.

4 A.S.C., Fondo Regie Provvisioni, Vol. 4, 7/2/1767.

5 A.S.C., Fondo Segreteria di Stato e di Guerra, II Serie, Vol. 863, 23/11/1731.

6 A.S.C. Fondo Atti Governativi ed Amministrativi Vol. 6, n.340.

7 P.Amat di San Filippo: Antichi Ordinamenti dei Farmacisti di Cagliari – Atti e Memorie dell’A.I.S.F., 1990, VII, (2), 87-104.

8 A.S.C. Fondo Regie Provvisioni, Vol. 4, 1/7/1764.

9 G. Rolandi: La Metallurgia in Sardegna; Ed. l’Industria Mineraria , Roma 1971, pag. 100.

10 A.S.C. Fondo Regie Provvisioni, Vol. 3, 7/5/1762.

11 G. Rolandi: Loc. cit. pag 110.

12 Archivio di Stato di Sassari (A.S.S.); Manoscritto 33, carta 108 v.

13 A.S.C.: Fondo Regie Provvisioni, Vol. 22; 8/6/1796.

14 A.S.C.: Fondo Regie Provvisioni, Vol. 24; 20/5/1799.

15 A.S.C.: Fondo Regie Provvisioni, Vol. 23; 31/4/1798.

16 A.S.C.: Fondo Regie Provvisioni, Vol. 24; 22/4/1799.

17 A.S.C.: Fondo Regie Provvisioni, Vol. 24; 9/5/1799.

18 A.S.C.: Prec. cit.; 13/9/1799.

19 A.S.C.: Fondo Regie Provvisioni, Vol. 25; 11/12/1799.

20 A.S.C. Prec. cit.; 17/5/1799.

21 A.S.C.: Fondo Regie Provvisioni, Vol. 26; 15/6/1801

22 C. Masino: Voci di Spezieria dei secoli XIV-XVIII – Ed. A.I.S.F. Piacenza 1988.

23 Tavole Comparative fra i Pesi e Misure del Sistema Metrico Decimale ed i pesi e Misure antiche del Regno di Sardegna; Cagliari Tip. A.Timon 1845, pag.16

24 A. Del Panta: Un Architetto e la sua Città – L’opera di Gaetano Cima (1805-1878) nelle carte dell’Archivio Comunale di Cagliari; Ed. La Torre Cagliari 1983, pag. 356.

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9 Settembre 2009 - Categoria: cultura

Il Carbone Sulcis, risorsa sarda? di Paolo Amat di San Filippo

images-13In questi ultimi mesi è ritornato agli onori della cronaca il problema del rilancio del Carbone Sulcis. Dal 1948, ogni lustro, la stampa locale rispolvera il problema evidenziando la potenzialità del giacimento, le elevate caratteristiche tecniche dei moderni macchinari utilizzati per l’estrazione del macerale, l’ormai grande competenza acquisita dalle maestranze che, si apprende, si sono occupate dei tracciamenti, e finalmente, caldeggiando l’assegnazione della miniera di Seruci-Nuraxi Figus, da parte della Regione Sarda, a qualche cordata di imprenditori italiani o stranieri, in base a un’asta pubblica. Questo concetto di Asta, è nuovo, infatti non si tratta, come si è abituati a pensare quando si va a comprare, all’incanto, qualcosa che ci interessa molto, un quadro, un pezzo d’antiquariato o altro, che l’oggetto desiderato venga assegnato a chi offre di più, ma nel caso della miniera di Carbonia, questa verrebbe assegnata a quel concorrente che si accontentasse di percepire, dalla Regione, la somma minore.

images-15E’ arcinoto che dopo che l’ENEL, che si era accollata la gestione della miniera nel non lontano 1965, e rinunziato poi alla concessione nel secondo semestre del 1972, nel 1980 era stata creata la Carbosulcis, alla quale lo Stato aveva assegnato sostanziosi finanziamenti.

Nel 1975 la “Commissione Interparlamentare per lo Studio del Rilancio dell’Attività Carbonifera Sarda”, nominata dal Governo, aveva provveduto a prelevare, dalla miniera di Seruci, 12 campioni di carbone, si presuppone significativi, che erano stati fatti analizzare da due laboratori specializzati e di chiara fama, quali La Stazione Sperimentale per i Combustibili di San Donato Milanese, e il Laboratorio Chimico, Servizio Ricerche, Studi ed Esperienze dell’Associazione Nazionale per il Controllo della Combustione di Roma.

images-16I risultati analitici dei due laboratori, pur con piccole discrepanze, dovute prevalentemente alla grande eterogeneità del macerale, pur estratto dallo stesso letto, sono abbastanza coerenti tra loro. Li riportiamo succintamente come “range” dei tenori riscontrati.

Umidità % 5,9-8,7, Ceneri % 5,3-42,6; Sostanze volatili % 29,5-44,7; Carbonio fisso % 18,1-42,1; Zolfo % 5,2-8,2, Potere Calorifico superiore (Kcal/Kg) 3.460-6.460, Potere Calorifico inferiore (Kcal/Kg) 3.260-6.170.

Senza entrare nel merito si deve accennare che l’umidità può essere costituzionale e superficiale, che le ceneri possono essere inerenti, interstiziali, e avventizie, che lo zolfo può essere inorganico e organico, che la presenza di sostanze volatili compresa tra il 20 % e il 30% qualifica il carbone come “magro”, mentre la presenza delle stesse oltre il 30% lo qualifica come “a lunga fiamma”, e che non si deve in alcun modo confondere il Potere Calorifico Superiore con quello Inferiore, purtroppo, forse per cercare di convincere qualcuno, fraudolentemente si è riportato, in relazioni pseudo-scientifiche, il valore del Potere Calorifico Superiore come se fosse quello Inferiore

images-16E’ da tenere presente che in un carbone fossile, la presenza di un’elevata percentuale di sostanze volatili abbassa il Potere Calorifico inferiore, che per un campione tipo, con umidità non superiore al 6 % e un tenore in ceneri del 10 % sul secco, dovrebbe essere, se costituito di carbonio puro, di circa 8.080 (Kcal/Kg).

Il Potere Calorifico Inferiore è quello che dà un’idea più vicina al reale delle caratteristiche termiche di un combustibile, anche se queste, durante la combustione vengono ulteriormente ridotte dalla presenza dell’umidità e delle ceneri.

Anche la presenza dello zolfo nel carbone fossile ne influenza il Potere Calorifico inferiore.

images-20Ora nella prospettata possibilità del rilancio della miniera, prescindendo dalle considerazioni sui costi d’estrazione del carbone Sulcis rispetto al prezzo del carbone estero importato, si deve tener presente che se il carbone sardo venisse bruciato in qualsiasi modo, attribuendogli ottimisticamente un tenore in ceneri del 25% e in zolfo del 6%, se si bruciassero un milione di tonnellate si dovrebbero abbancare ben 250.000 tonnellate di ceneri calde e smaltire ben 60.000 tonnellate di zolfo che produrrebbero 120.000 tonnellate di anidride solforosa che, se liberata in atmosfera, a almeno 200 °C avrebbe un volume di 114.710.000 metri cubi.

images-19Questa anidride solforosa, abbattuta come solfato, ammessa, cosa che non avviene in realtà, una reazione esattamente stechiometrica con la calce, darebbe luogo a 322.500 tonnellate di gesso (solfato di calcio biidrato) .che dovrebbero anch’esse venir smaltite abbancandole a discarica. Quindi, in questo caso, bruciando un milione di tonnellate di carbone Sulcis si dovrebbero smaltire 572.500 tonnellate di materiali di scarto, fra ceneri e gesso. Questa gran massa di materiale di scarto dovrebbe venir smaltita, ovviamente il più vicino possibile alla centrale termica, e ciò per limitare i costi del trasporto e la possibilità di perdita di polveri durante lo stesso. Qualcuno potrebbe obiettare che il gesso potrebbe venir riutilizzato in qualche modo (come additivo dei cementi, per la produzione di cartongesso e altri manufatti di gesso), però bisogna tener presente che già la Fluorsid ha problemi di smaltimento della sua Anidrite capomorto della produzione d’Acido Fluoridrico e Criolite, che ha un più vasto campo di riutilizzo rispetto al gesso.

images-22Nel caso della gassificazione, con ossigeno a pressione, di una pari quantità di carbone, si avrebbero sempre le 250.000 tonnellate di ceneri e una quantità di prodotti solforati, SO2, o H2S, a seconda delle condizioni operative, corrispondenti alle 60.000 tonnellate di zolfo contenute nel combustibile gassificato. Il prodotto della gassificazione, una volta eliminati in qualche modo i composti solforati, potrebbe all’incirca la seguente composizione percentuale in volume: Anidride carbonica 29,2%; Ossido di carbonio 18,5 %; idrogeno 41,1 %; Metano 10,0 %; Idrocarburi vari 0,50 %; Azoto 0,7 %; Potere Calorifico superiore 1.713 Kcal/Kg; Potere Calorifico inferiore 1.601 Kcal/Kg. L’abbattimento dell’anidride solforosa dai gas prodotti potrebbe avvenire, come si è già detto, trasformandola in gesso per neutralizzazione con calce, e smaltendo il gesso in qualche modo; nel caso, invece, si tratti di Idrogeno Solforato, lo si potrebbe ossidare cataliticamente a zolfo elementare, e venderlo agli impianti che producono Acido Solforico, come fa la Saras. Bisogna sapere però che, ad onta dello statuto speciale della Regione Sarda, la Saras per vendere il suo zolfo deve pagare un balzello all’Ente Zolfi siciliano!

images-23Per accrescerne il potere calorifico, da questo gas, si dovrebbe eliminare l’anidride carbonica, con metodi chimici o fisici, trovandogli eventualmente un impiego ecologicamente compatibile, insieme con quella formatasi nella combustione del combustibile gassoso.

images-24Nella gassificazione si formano, inoltre, svariati altri composti ossigenati, quali fenoli e cresoli, e azotati, quali anilina, piridina e chinolina, che sono materie prime per l’industria dei coloranti e dei farmaci, ma che presuppongono, per la loro valorizzazione impianti attualmente inesistenti, e inoltre tecnologie chimiche particolari, inimmaginabili nell’Isola.

Dalla stampa si è appreso di alcuni processi proposti per eliminare l’anidride carbonica formatasi nella combustione del carbone o dei gas di gassificazione, quali la liquefazioe per compressione di questo gas e la sua immissione nel sottosuolo o nel fondo del mare, quali sono i costi energetici di questi processi? Non è che per produrre l’energia necessaria alla liquefazione della CO2 bisogna bruciare altro carbone o gas di gassificazione, producendo ancora anidride carbonica?

images-25L’Unico metodo per smaltire la CO2 è quello naturale della sintesi clorofilliana! Incrementiamo il più possibile la vegetazione arborea impiantando boschi e foreste nelle zone spelacchiate della Sardegna, limitando gli incendi estivi, e poi se vogliamo per forza avere più energia elettrica da impianti termici, o se vogliamo riscaldarci di più in inverno, affidiamoci al Buon Dio!

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8 Settembre 2009 - Categoria: storia

L’orto botanico cagliaritano di Paolo Amat di San Filippo

images-3Dopo l’istituzione della Cattedra di Chirurgia nell’Università di Cagliari, fu chiamato a ricoprirla il Chirurgo piemontese Michele Plazza, di Villafranca . Il Plazza svolse fin dal suo arrivo una zelante attività per migliorare la preparazione dei chirurghi e le condizioni degli ospedali sardi, ma nel frattempo curò anche la raccolta di campioni delle ” Produzioni naturali” dell’Isola. Questa sua attività è documentata da un Dispaccio del vicerè don Francesco Tana conte di Santena del 15 Dicembre 1760 , indirizzato al conte Giovanbattista Bogino di Migliandolo, ministro per gli Affari di Sardegna, nel quale fra l’altro è detto: “…Sendosi comunicata al V. professore di Cirurgia Plassa li graziosi di Lei sentimenti a di lui riguardo, n’è rimasto confusoe colmo di ben rispettosa riconoscenza, Egli sta lavorando compatibilmente colle altre sue incombenze alla descrizione delle produzioni d’istoria naturale delle quali il V. Castelli gliene ha procurate 14 casse, e quanto all’amministrazione dell’ospedale di San Giovanni di Dio ho tenuto inteso il V. Intendente Generale di far separare le detagliate memorie, che ne ha prese per essere consegnate al comm. Graneri cui appoggerò essa ispezione”.

L’intendente Generale menzionato era l’avvocato Antonio Bongino, e il Castelli citato, era il lucchese Domenico Castelli, capitano del Porto d’Alghero, capostipite dei nobili Castelli sardi.

images-4Il Professor Plazza aveva tentato la coltivazione dell’indaco, del caffè, del the, facendo arrivare i semi dell’indaco dalla Spagna, e le piante di caffè e di the dal “Jardin du Roy” di Parigi. A questo proposito, il 21 dicembre, il vicerè scrisse al Bogino : “…Viene il mentovato Sig. professore di Cirurgia plassa di soggiungermi quanto all’indico, ed altre produzioni naturali, che sarà necessario comprare un campo per fare un orto botanico, e parendomi opportuno il pensiero ne la tengo intesa nel prevenirla, che la spesa non dovrebbe essere considerevole…”.

E il 21 Marzo 1761 . “..lo stesso Professore (Plazza) ha cominciato a seminare poche grane del seme di Indigo, e si è trovato un campo di due giornate circa esposto a mezzodì tra la porta Villanova e quella del Gesù di terreno grasso col pozzo da servire all’Orto Botanico. Il padrone lo cede allo stesso prezzo, che gli è costato di 270 scuti circa, e si crede di poterlo far cingere di muro coll’opere de’ forzati, ed altrettanta spesa, la qual non è sembrata di entità relativamente allo oggetto, cui è destinata, e poiché il contratto è da buon Padre di famiglia attesa la vicinanza di esso fondo, alla città, e il reddito, che ne perceve il proprietario, quindi vo a lasciare l’ordine perchè se ne faccia l’acquisto a seconda delle Regie intenzioni che me ne ha fatte pervenire.”.

images-5E l’8 Giugno 1761 : “…Gli sperimenti del seme di Indico quantunque fatti in diversi tempi, e Terreni non hanno riuscito, ciocchè mette in qualche sospetto, che per avventura non siasi inabilitato a pullulare prima di darlo, non pertanto se ne faranno altre prove, ed in ogni evento si tenteranno li mezzi per averne, se sarà possibile di quello, che sia legitimo giacchè questo clima si c4rede proprio per essa produzione. Si sta lavorando col mezzo de’ forzati all’allineamento dell’orto botanico, di cui mi riservo inviarle il disegno; intanto mi giova dirle sul proposito che dopo li successivi benefici Regi provvedimenti emanati in breve giro di tempo, li quali questo regno riconoscerà perpetuamente dalla Munificenza di S.M., sarebbe desiderabile, che vi fosse in questa capitale un qualche Monumento di quelli, che cadono sotto li sensi, il quale ne segnasse vieppiù la Gloriosa Memoria, ed il divisato orto botanico potrebbe appunto servire ad un tal fine, se si facesse con quella decenza, che si conviene al Ven.mo R.o nome nella circostanza, che si trova ben esposto in veduta del Porto, e che esso stabilimento sarà ad avere una maggior cognizione de’ semplici, ed impareranno a trovare sotto questo cielo que’ generi, che ora fanno venire dagli esteri con loro dispendio, ai quali saranno un tempo in istato di fornirne. mi è paruto doverle fare questo cenno a vista altresì della naturale pubblica aspettastiva di vedere qualche cosa di grandioso, locché per altra parte si procurarebbe far eseguire con le regole di buona Economia, aggiunga il principale motivo del sommo mio interessamento in tutto ciò, che riflette alla gloria della M.S…”.

E lo stesso giorno . “…sul proposito aggiungerò all’E.V.che il Sig. Agostino Grondona ha trovato nella villa di Uta dei terreni molto propri per essi semineri (de’ Tabacchi), ed ha cominciato a farne piantare nella stesa di uno starello per modo di sperimento coll’idea di proseguire a suo tempo l’intrapresa piantazione…”.

images-6E il 24 Luglio : “…ho la ßoddisfazione di parteciparle, che nella diverse esperienze fatte del seme d’Indico si ßono finalmente vedute pullulare due piante, le quali si stanno osservando dal Professore Plazza nel loro progresso, ma siccome queste non sarebbero bastevoli per la prova della macerazione, così conviene seminare a suo tempo le rimanenti nell’orto botanico per tentare d’averne una maggior quantità, onde si possa devenire all’intiero sperimento, di cui appresso sarà ragguagliata. Intanto per ciò concerne l’orto sovraccennato differisco a trasmetterle il dissegno, il quale tutt’ora si sta formando nella maniera più addattata agli oggetti, e si lavora continuamente coll’opera de’ forzatiai trasporti di terra, che non tarderanno a compirsi, e poscia s’intraprenderà il muro di cinta, onde nel mese vegnente di settembre si possano cominciare gli sperimenti. la idea si manifesta nell’assetto grandioso, come conviene ad un’opera Reale, ed il Pubblico crede che la spesa sia egregia /ciocchè non lascia di fare il buon effetto, che l’E.V. vede/ ma non è così, anzi sarà moderata a vista dell’Economia, che vi operava in tutto si nei materiali, li quali si trovano in parte sopra luogo nell’escavazione, che nella sabia, ed acqua già rinvenuta a portata. In oltre ho fatto scegliere dalle galere 10 Muratori, che uniti ad altridue di questi forzati sarannopropri per la costruzione del divisato muro, con che viene a rendersi insensibile la detta spesa come appunto Ella me ne prevenne.Quella della casa sarà pure ben moderata, la quale non solamente servirà all’uopo della botanica, ma ancora alle adunanze dell’Accademia dell’Agricoltura, che si pensa di stabilire, seS.M. si mdegna approvarne il pensiero, e V.E. appoggiarnelo a vista delle utilissime conseguenze, delle quali è fecondo. In questa vi potrebbe essere il sig. Marchese d’Albis, il di lui genero Sig. Marchese di San Filippo, il Conte di Bonorva, il Censore sig. don Pietro Ripol, il sig. vice Conte di Fluminimaggiore, ed altresì de’ Prebendati, tutti buoni Padri di Famiglia inclinati ad internarsi nelle produzioni della terra, ed a coltivarne la feracità si aggiungeranno altri, e poiché il sito non tralascia d’essere di una considerevole ampiezza, vi si potranno fare delle sperienze, le quali non possano non essere vantaggiose; si lascierà luogo ai lodevoli curiosi di essere spettatori, e di questo e dell’altro Capo, acciò le buone cognizioni sieno portate dovunque, e si potrà dare una notizia dei libri, che trattino della materia, e sieno propri per essere introdotti nel Regno. Questa perspicace nazione condotta coi veri principj, e convinta dagli sperimenti, farà dei progressi non inferiori a quelli dell’altre più colte, che si trovano in circostanze meno favorevoli dal canto della fecondità de’ terreni. quindi l’E.V. comprende dove ho sempre indirizzate principalmente le mie mire, mosso altresì dal tetro ritratto della fame, che in passato con indecibile mia sensibilità dovetti avere davanti agli occhj in un Regno naturalmente abbondante, non sieno che dell’idea, in cui vieppiù mi confermo che portando l’Annona a quel segno, di cui è suscettibile il Paese prenderanno radice li benefici provvedimenti di S.M. a vantaggio di questi fortunatissimi popoli. Dalla qui giunta copia d’articolo di lettera del Sig. Cavaliere guibert Governatore di mSassari scorgerà come siasi colà cominciato allevare dei bigatti in maggiore quantità di quello si facesse in passato assegno che in quest’anno abbiano prodotto cinque cantara di cocchetti, ma che per difetto di Persone pratiche a filarli sieno stati costretti venderli al vile prezzo di soldi cinque di questa moneta per caduna libra, e così pure rileverà, che desidererebbe si mandassero dal Piemonte delle donne ad un tal fine. gli ho risposto che prima di dare esso passo era necessario saperne il numero a un dipresso, e come si sarebbono potuto mantenere nel rimanente dell’anno, passata la filatura, che si prevedeva non potess’essee longa,mi ha replicato, che mi avrebbe recati essi riscontri li quali sto attendendo. Desidererei però, che l’E.V. si compiacesse illuminarmi anche in questa parte se se ne debba coltivare la idea la quale già da molto tempo si pratica in alcune Ville del Regno, e specialmente in Dorgali, ed Orosei, senzacché abbia prosperato. Non entrerò a parlare se esso stabilimento sia conciliabile colle convenienze degli Stati di Terraferma di S.M., dirò bensì relativamente alla Sardegna, che per avventura potrebb’essere più vantaggioso di tirare un miglior partito del prodigioso numero di piante di olivi, e rettificare la maniera di fare l’oglio, come da qualche accurato padre di famiglia si è principiato a praticare con felicità. Del resto dov’Ella fosse curiosa di sapere come si mette in opera la seta nell’accennate Ville, le trasmetto un fazzoletto di quelli fabbricati nella prima su dei telai formati da que’ Terrazzani alla meglio, e di loro invenzione, una delle qualità che hanno essi fazzoletti si è d’essere di molta durata.

Nelle dette escavazioni dell’Orto Botanico sendosi trovate delle piccole monete, le ne trasmetto un gruppo, si crede che le une, le quali hanno l’aquila sieno de’ Pisani, e l’altre de’ genovesi, ciocch non posso osservare. Si sono parimente scoperti dei sepolcri fatti rozzamente….”.

images-7E il 10 Agosto : “All’anzidetto v. Conte di Monteleone si consegna pure il disegno dell’Orto Botanico, la di cui spesa non può essere di considerazione a vista che i trasporti della terra ormai terminati si sono eseguiti coll’opere de’ Forzati, buona parte de’ Materiali si trovano nell’escavazioni, e così l’acqua, e la sabbia come già ebbi l’onore accennarle. Ora si sta profittando dell’opera de’ remiganti delle Regie Galere, rincrescendomi, che il v. cav.di Blonay mi abbia fatta istanza per la restituzione de’ Maestri Muratori li quali dice dover essere impiegati a Villafranca.”.

e il 20 Agosto : “Dal Sig. comandante di essa squadra si sono lasciati a terra sei Maestri Muratori dei dieci, che si erano destinati alla Fabbrica del Muro di cinta dell’Orto Botanico…”.

E il 18 Settembre : “…A seconda della prevenzione in cui mi ha posto riguardo all’Orto Botanico, e formazione del muro di cinta, che va ad intraprendersi, si procede colla maggior economia, ed insensibile spesa…”.

images-8E il 19 Ottobre “…L’Autore del disegno dell’Orto Botanico, cui ho comunicato l’articolo del di Lei foglio de’ 4 Settembre a spiegazione co’ numeri delle varie parti diferentemente delineate, ha recato la qui giunta Memoria, ed ho rimesso le avvertenze del Sig. D.re Allione al Sig. professore di Cirurgia Plazza che saprà farne uso per rendere più utile esso stabilimento. In proposito dell’accennato Professore ho il piacere di dirle, che nella di Lui scuola si vanno aumentando gli studenti a segno, che si sono dovuti aggiungere de’ Banchi, ed oltrepassano il numero di 30, tutti diligente coltivati. Fra essi ven’è uno mantenuto dal zelante Monsignor Pilo, la cui Diocesi è molto mal fornita in esso genere di Periti…”.

Il Dottore Allione menzionato era il professore di Botanica dell’Ateneo torinese abate Carlo Allioni, autore della monumentale “Flora Pedemontana”.

images-8E ancora, lo stesso giorno : “…Il lavoro dell’Orto Botanico a cagione della molta Economia, che si fa osservare, si continua con qualche lentezza, non essendo per ancoterminato il muro di cinta, a cui si sta travagliando, senzacché quindi si tralasci di porre in stato li quadri lunghi, onde verso la metà dell’entrante mese si comincino li piantamenti, quello della alea, alla diritta entrando, è di già compito. Tralascio di trasmetterle il disegno della Porta per essere riuscito troppo dispendioso, cioè di 5/mm di Piemonte circa di spesa, che fa ridurre ad un ordine più semplice, ed insieme decente, e consisterà in un cordone, ossia cornice fiancheggiata da due lezene con un quadrato per la breve iscrizione col venerando nome di S.M. e sopra di essa l’arma reale sostenuta dai supporti postati sudi alta cornice su entrambi i due lati. Le linee dei contorni sono raddrizzate, e rettificate in maniera che il pubblico se ne compiace, e possono servire di modelloagli altri regnicoli. sono rimasto ben soddisfatto della maniera, con cui li Regolari, Cause Pie, e Proprietari de’ fondi vi hanno contribuito, cedendo volentieri il terreno necessario ad esso restauramento con la compensa, che loro n’è potuto risultare di altra terra, ed ora si stanno perfezionando con qualche spesa dalla città, e di queste ne trasmetterò la pianta antica, e moderna dappoiché saranno terminate…”.

E il 23 febbraio 1762 : “Venendo all’orto botanico la porta in prima disegnata si è ridotta ad un ordine più semplice come osserverà dall’unito disegno del v. Cap.no Ing.e cav. Bimages-9elgrano, ed in vece della pietra forte si era determinato surrogarvene d’altra qualità detta “Tramezzaria” la quale resiste ai venti, è poscia riuscito di darla ad impresa per Scuti 100 prescindendo dall’arma Regi, ed a vista di si tenue spesa, quando mi pervenne il di lei foglio, già si era posto mano all’opra, per modoché si trovava formato il zoccolo, e le lezene laterali dell’altezza di due piedi, ho fatto sospendere il lavoro in attenzione del diswgno, che mi fa sperare del v. Architetto Borra, e di quelle determinazioni che mi farà pervenire. Quello che ho costì trasmesso del divinato orto botanico non essendo stato accompagnato da veruna esposizione, come V.E. mi ha accennato, epperò ad ogni buon fine ho l’onore di dirle, che questa si trova declinare 22 gradi da mezzodì a Levante in luogo elevato, ed in prospetto all’entrata del porto dalla parte di S. Elia, epperciò mi sembravano ben collocate le Armi di S.M., le quali non eccederebbero la spesa di 40 in 60 Scuti. Parmi dovernela prevenire, che all’ingresso in questo Golfo si presentavano de’ pantani lungo la spiaggia, ed in vicinanza degli orti, e campi attigui, e l’aspetto di Cagliari dal mare riesciva meno vantaggioso. Essi terreni erano paludosi a segno, che escavando la terra luogo a luogo alla profondità di un palmo vi sorgeva l’acqua dal mare, permodoché in quest’anno, in cui le pioggie sono state straordinariamente copiose, ed il mare burrascoso, si andavano a formare uno stagno con grave pregiudizio della salubrità dell’aria alle porte della Citt, nè sarebbero più state transitabili le strade, che vanno al Santuario della V. di Bonaria, e delle Saline se non se con troppo gravi spese. A ciò si è riparato in tempo con li trasporti considerevoli di Terra, onde viene tolto il temuto pericolo, e ad un tempo si è formata un’ampia strada coi fossi laterali il piantamento di alberi, ed il colo delle acque, ed in tal guisa si sono raddrizzate le altre de’ contorni, abbattute le folte siepi, in mezzo alle quali si sono commessi fino degli omicidi, in qualche governo, cosicché il colpo d’occhio riesce parimente vago alla vista, altresì dal Porto, e l’anzidetto Orto botanico forma parimenti un esteriore ornamento, che mi è parso suscettibile delle Armi Reali. La Fabbrica poi delineata nel disegno compirebbe l’opra, e fra le altre utilità ne risulterebbe quella dell’adunanza de’ Sig. associati dell’Accademia privata di Agricoltura, che sarebbero a portata di vedere li sperimenti, e nel giardino della stessa Botanica, e ne’ terreni vicini, ne’ quali all’opportunità si possano fare delle prove col consenso, e senza pregiudizio de’ Padroni de’ fondi, quale adunanza in luogo 3° servirebbe al disimpegno della delicatezza, onde gli uni non vogliono recarsi a casa degli altri. Del resto il mentovato Orto a me pare possa portarsi al segno d’essere utilmente qui in relazione coi celebri . naturalità di codesta capitale e delle altre colte Nazioni…”.

Il 19 Giugno 1762, il nuovo Vicerè, cavaliere Giovanni Battista Pellegrino Alfieri di Cortemiglia scriveva al ministro Bogino : “Starò in attenzione semprechè si tratterà d’opere urgenti al pubblico giudicio specialmente in materia d’Architettura Civile, acciò no si devenga alla esecuzione de’ disegni senza la previa approvazione, e si farà mettere in opera quello addattamente formato di buon gusto dal celebre Sig. Architetto Borra della Porta di questo Orto botanico, colle segnate direzioni, prescindendo dallo altro, di cui è parlato nel foglio H, con i rilievi fttivi. Tostochè il Sig. capitano Ingegnere Belgrano, incaricato di formare il calcolo della spesa necessaria alla costruzione della fabbrica delineata nel primo piano, vi avrà compito, le lo farò pervenire accompagnato da un certo specifico di quella sin qui fatto attorno al medesimo Orto…”.

images-10E il 26 Giugno successivo : “…In attenzione del calcolo della spesa necessaria alla costruzione della fabbrica delineata nel primo piano dell’Orto botanico, che mi riserbo farle pervenire, comincio a trasmetterle il conto specifico di quella sin qui fatta attorno il medesimo daccui si compiacerà rilevare, che se si fossero date ad Impresa le opere fin’ora eseguite, avrebbero importato L. 9454, dovecchè ad economia la spesa ascende a L. 2084 di questa moneta, risultandone il risparmio di L. 7369.16.6…”.

E il 12 Luglio : “ …Qui unito troverà il calcolo, che viene di rimettere il Sig. Capitano Ingegnere Belgrano della spesa della fabbrica dell’Orto Botanico,la quale dandola ad impresa ascenderebbe a L. 6200, e ad Economia a L. 2200; non considerati li boscami necessarj pei solari, incatenamento, e coperto, che si prenderebbero dai Regi Magazzini…”

E il 24 Agosto : “…Col medesimo l’Intendente Capo (Cassiano Vacca) si concederà il tempo di far porre mano alla Fabbrica dell’Orto Botanico, onde si compisca l’opera, che non può non essere vantaggiosa…”

A seguito della improvvisa morte, il 1 Aprile 1763, del vicerè Alfieri di Cortemiglia, lo sostituì, in attesa della nomina del nuovo Vicere, il cavaliere don Carlo Giuseppe Solaro di Govone. Il nuovo Vicerè, don Francesco Luigi Costa della Trinità, balì dell’Ordine di Malta, nominato con Patenti del 30 Luglio, giunse a Cagliari il 5 Settembre.

images-11Il 30 Settembre il Vicerè Costa della Trinità scriveva al Bogino : “…e rispetto all’Orto Botanico mi conformerò alle Regie Intenzioni nel riservarmi trasmetterle una breve Relazione dello Stato in cui si trova che sta distendendo il Sig. Professore di Cirurgia Plazza. la scuola di essa facoltà continua a fare felicemente dei progressi, onde non può il Pubblico non rimanerne convinto all’evidenza de’ vantaggi, che ne risultano dall’anticipato utilissimo provvedimento, di cui procurerò viepiù promuovere l’avanzamento…”.

Il Bogino, considerato l’enorme esborso finanziario che fino a quel tempo era stato profuso dall’Intendenza Generale, per la realizzazione dell’opera faraonica quale sembrava dovesse infine risultare l‘Orto Botanico, così scriveva il 20 Giugno 1764 al Vicerè : “ …L’Orto Botanico è opera intrapresa, e stabilita avanti il governo di V.E. la quale non deve farsene carico di modo alcuno. Si contenti però, che la ponga in avvertenza di non lasciarsi dire, che intanto non si è trasmesso il conto, che Le avevo dimandato, perché sapevasi che il Sig. Intendente Capo era attorno a farlo ricavare, come si esprime nel di Lei dispaccio, non essendo ciò assolutamente vero, poiché io scrissi a V.E. di mandarmi detto conto fin dai 30 agosto passato, e non m’indirizzai al nominato Sig. Intendente, se non ai 25 d’Aprile scaduto, quando vidi, dopo si lungo tempo, che non m’era avvenuto di riceverlo per il di Lei canale. Ora lo stesso Sig. Intendente viene appunto di rimettermene una nota in dettaglio, di cui mi unisce il ristretto a V.E., con dirle quanto sia stata la mia sorpresa, colla quale si è dovuto vedere qui la somma grandiosa, a cui ascendono dette spese, quando, allorché trattasi d’assumere l’impegno, si fece comparire si modico il costo, come l’E.V. potrà riconoscere dai Dispacci, di cui per maggiore sua facilità unisco in foglio a parte la data col ristretto di ciò, che portano su questo riguardo. E’ vero, che la manutenzione de’ forzati, come la paga del Misuratore ed Algozino sarebbe egualmente occorsa, prescindendo anche da’ lavori seguiti attorno detto Orto, ma si sarebbono almeno potuti impiegare gli uni, e gli altri in opere di vantaggio all’azienda, ed al pubblico, mentre si sa, che nè anche gli agrumi, e Piante comuni possono sussistere nell’Orto Botanico, non che le altre Piante, ed erbe singolari, come V.E. sopra luogo è in caso di saperlo meglio di me, potendo ora sentire anche il Sig: D.re Paglietti, che ho incaricato di trasmettermene una relazione distinta . Ciò, che riesce più sensibile, si è, che il contante impiegato inutilmente in quest’oggetto, si sarebbe potuto spendere con tanto vantaggio in varj altri di certa utilità alla Cassa, ed al Regno, che per difetto appunto di pecunia sono finadora rimasti senza esecuzione, e fra gli altri la fabbrica della polvere, ed i Magazzini, e pendaggi pe i Tabarchini. Si contenterà pertanto V.E. d’informarsi chi siano stati i Consultori, e promotori di dett’opera, che qui però non s’ignorano, e chi ha date le informative, per fargli sentire se questo è il modo di servire il Re, e di sorprendere la sua approvazione, con dare alle cose un si diverso aspetto, e lasciar ignorare il vero. Riflettendo intanto a tutti i casi possibili, ove mai si fossero continuati i lavori intorno detto Orto, non ostante l’incarico portato dalla suddetta mia de’ 31 Agosto di sospendere il proseguimento, V.E. darà ordine per farli cessare dal momento. Dal complesso di tutto ciò verrà anche a rilevare l’E.V. quanto facilmente s’insinuano costì gl’impegni di opere all’apparenza di utilità, e con poco accertamento delle spese, che nell’esecuzione vanno poscia crescendo a dismisura, E non dubito, che piglierà norma da questa medesima sperienza, in cui Le replico non aver Ella avuto parte alcuna, per ben maturare ogni cosa prima di prestarsi a proporre, od intraprendere degli assunti…”

E aggiungeva un:

Ristretto delle spese fatte in Sardegna attorno l’Orto Botanico

Moneta sarda Moneta di Piemonte

Acquisto del Campo

Provvista materiali

Paghe dei lavoranti 7288.17 11662.3.2

Rinfresco a’forzati

Gratificaz. e valore degli utigli, ed effetti

estratti dai Regi Magazzini (non compresi gli utigli) ed effetti tuttavia esistenti e che possono restituirsi, sebbene deteriorati dall’uso.

Manutenzione de’ Forzati 7588.16 12142.1.7

paga dell’Algozzino 510 816

Paga delMisuratore che ha assistito a detti lavori 1173.6.8 1893.6.8

Totale 16560.10.8 26513.11.5

Ricavo d’Articoli di Dispacci relativi all’orto Botanico di Cagliari

Dispacci del Vicerè Dispacci di Segreteria

21/12/1760 Essendo parso opportuno 31/1/1761 Qualora la spesa non rilevi

al Vicerè il pensiero delProfessore un oggetto di entità, a vista della

di Chirurgia Plazza, di comperare situazione, in cui allora era la Cassa;

un campo, onde formarne un Orto S.M. approva che si devenga alla

Botanico per varie produzioni Compera divisata. naturali; ne informa, prevenendo che la spesa non avrebbe dovuto essere considerevole.

21/371761 S’andava ad ordinar 25/4/1761 Non rimane che replicare la compera del campo per l’Orto sulla detta Compera, senonché è Botanico al prezzo di 270 circa e approvata da S.M., in un col pensiero si pensava di poterlo far cingere d’impiegare i forzati alla costruzione di muro con altrettanta spesa del muro di cinta per rendere meno impiegandovi però i forzati. sensibile la spesa. 270, 540.

8/6/1761 Si progetta, colla 2/7/1761 Si comprende l’oggetto di congiuntura dell’Orto Botanico, tale eccitamento: ma il pensiero d’erigere qualche monumento cade in tempi infelici; oltreché per segnare il governo di S.M. sonovi altre opere, da cui conviene cominciare. Quando però la spesa fosse modica, non si lascierebbe di dare la mano.

27/771761 L’idea si manifesta 21/8/1761 Si rinnova l’avvertenza nell’aspetto grandioso, che si di rendere modica la spesa conviene, ed il Pubblico crede che la spesa sia egregia, ma non è così, anzi sarà modesta, a vista dell’Economia, che si osserva in tutto, e che i materiali si trovano in parte nell’escavazione, e si è già rinvenuta a portata la sabbia ed acqua.

images-1210/8/1761 La spesa non può essere 4/11/1761 Non si crede di dover di consideraz.ne stante l’opera de’ rinnovare l’avvertenza dalla possibile forzati, ed i motivi addotti nella riserva ed economia, essendosi precedente     persuaso, che nulla s’ometterà di ciò, che possa render la spesa insensibile.

18/9/1761 A seconda della prevenzione 6/1/1762 Dalle premure fatte al Vicerè si procede colla maggior economia per la maggior economia in questo ed insensibile spesa. assunto, ha dovuto rilevare che non si sarebbe approvata l’indicata spesa. Si prende quindi occasione d’accennareche, ogniqualvolta occorrano nuove  costruzioni, dovranno prima trasmettersi i disegni per essere approvati. Intanto si previene, che se ne manderà uno prospettato dal Sig. Architetto Borra, semplice, e vago insieme, e di poca spesa; riservandosi l’arma R.le con qualche maggior ornamento per la porta dell’Università degli Studj. 23/271762 Ridotto ad un ordine 27/4/1762 Siccome, a vista del segno, più semplice il disegno della Porta, cui è solamente portato il lavoro della già si era posta mano all’opera, a Porta, si giudica potersi ricondurre vista della tenue spesa di Scudi facilmente sul disegno del Sig. Architetto 100, quando ricevutosi l’annunzio Borra; non avrà, che ad eseguirsi, del nuovo disegno promesso, si fece riservando le Armi R.li per la Porta sospendere la continuazione del lavoro. dell’Università. Rispetto poi alla costruzione della fabbrica delineata nel primo piano dell’Orto Botanico; prima di prendere nuovo impegno, si desidera il calcolo della spesa necessaria, accompagnato da un conto specifico di quella, che già si è fatta attornoil medesimo Orto.

19/6/1762 Si eseguiranno gli 11/7/1762 Si vedrà volentieri il conto  ordini ricevuti al proposito, accennato a fine di darvi esecuzione e si trasmetteranno i calcoli a tempo proprio. Il Sig. Conte Tana domandati. aveva già prevenuto della tenue spesa fattasi come meglio si rileva dal conto annotato.

26/6/1762 Si riserva tuttavia 5/8/1762 A vista della tenue spesa, non di inviar il conto della spesa per s’avrebbe difficoltà, che si la fabbrica delineata nel primo intraprendesse la fabbrica progettata. piano dell’Orto Botanico. Ed Ma siccome continuando a mancar intanto si comincia a mandar le estrazioni, sarà angustiata la R.a quello della spesa fatta fino Cassa. Così converrà farne parola allora intorno al med.mo, da coll’Intend.e Capo, per addattare i cui si rileva,che, se si fossero passi alle circostanze. date ad impresa le opere eseguite avrebbero importato L. Sarde9454 quando ad economia rilevano solamente 2084 onde risulta il risparmio di 7369.

24/8/1762 Si concerterà collo 31/8/1763 si crede, che non sarà Intendente Capo il tempo di por ancora stata eseguita essa opera; mano a detta fabbrica, che no n ed in ogno caso s’ordina di può non essere vantaggiosa. sospendere l’eseguimento; desiderandosi intanto di sapere cosa siasi già operato, e che si trasmetta un conto esatto di tutto lo speso attorno all’Orto suddetto.

30/9/1763 Si conformerà alle Regie Intenzioni, e si riserva di mandar una breve relazione dello Stato in cui l’Orto si trova.

Il 20 luglio 1764, il Vicerè al Bogino : “…Sul complesso di ciò, che mi scrive intorno all’Orto Botanico ne interpellai il Segretaro di Stato (Avvocato Giuseppe Antonio Maria Ponza di Casale) a dirmi com’era andata la cosa, ed egli confesò ingenuamente, che quando trattossi di una tal opera ha commendato a S.E. il Sig. conte Tana l’impresa, creduta tantoppiù opportuna, che quindi i Regnicoli avrebbero potuto imparare a conoscere i semplici, de’ quali abbonda il Regno, sebbene per difetto di perizia si facessero venire da fuori. la idea è paruta tale a secondare con efficacia le clementissime Regie Intenzioni, onde colla erezione della cattedra di Cirurgia, ha voluto prevedere alla salute e conservazione de’ Popoli, motivi questi, onde il prefato Sig. Conte Tana, animato dal conosciuto di lui zelo, ne ha promossa l’idea con impegno, e gliene spiaceva la lentezza della esecuzione, che dovesse essere tenue la spesa lo persuadeva la sorgente d’acqua sopra luogo, e l’arena pure trovatasi, non meno che la pietra, che si aveva senza costo dalla vicina carriera, trattone il trasporto, che per la maggior parte si fece da forzati, giunta l’opera di essi, e le attenzioni del Sig. Professore Plazza.

Del resto quanto all’Economica direzione disse di non avervi presa alcuna ingerenza, salvo quella dell’estensione dell’ordine de’ S.S.ri Vicerè da nedesimi firmato alla R.le Intendenza di andare somministrando, sulle richieste del Sig. Capitano Ingegnere, le partite e robe necessarie per portare l’opera a compimento. Soggiunse, ch’egli vedendo gli operaj come andassero adagio nel Lavoro, si spiegò replicatamente dol medesimo Sig. Conte Tana, che prevedeva non lo avrebbe visto terminato, non ostanti gli ordini da lui dati, affinchè si accelerasse. Premessi gli accennati vantaggi dell’acqua, pietra, ed arena, e de’ Forzati, è sembrato dovesse essere ben moderata la spesa. Si crede, che l’anzidetto Sig. Conte Tana si vorrà ben sovvenire degl’intoppi occorsi in sul principio, ed in progresso, che hanno rese inefficaci le di lui economiche mire. Nel mio particolare le dirò, che fino dalla prima volta, che mi recai a visitare il sito scelto non l’ho trovato proprio per un Orto Botanico, e che dissi al Sig. Intendente Capo di farne sospendere la Fabbrica progettata.

E il 15 Agosto 1764, il Bogino al Vicerè “ …I riscontri, che V.E. mi reca intorno all’impresa, e successivo avvanzamento dell’Orto Botanico, sono coerenti all’idea, che da buon tempo la M.S. se n’era formata, che il Professore Plazza, ed il Segr.o di Stato hanno invaghito il Sig. Conte Tana col pensiero di lasciare un monumento perenne del suo Consolato, senza prima accertarne il vantaggio, e la spesa; e, quello, che è più, con aver sorpresa su questi due punti la di lui Religione, e la medesima approvazione del Re con informative meno sincere, come Ella lo vedrà dai dispaccj, di cui le ho trasmesso il ricavo. Può credere, che sono più mesi, che me ne spiegai col suddetto Sig. Conte Tana. ma intanto le spese son fatte, e si vede gettata al vento la somma egregia consontasi, siccome sono riusciti inutili tutti i disturbi, e la lunga scritturazione, che ha portata una tal intrapresa. Mi accenna V.E., che fin dalla prima volta, che si recò a visitare il suddetto Orto, non trovò il sito proprio ad un tal fine, onde disse al Sig. Intendente Capo di sospendere la fabbrica progettata. Dai Mensuali però, che si trasmettono regolarmente alle R.e Finanze, ed all’Ufficio del Controllo Gen.le, si rilevano continuate le spese attorno lo stesso Orto anche dopo il di Lei arrivo in codesto Regno, e per ordine di V.E. medesima; come potrà far riconoscere dagli stessi Mensuali, che saranno registrati sia a codesto Ufficio di Controllo, come in quello dell’Intendenza; cosa, ch’io non posso altrimenti combinare, se non con dire, che sia anch’Ella stata sorpresa nell’ultima, o nell’altra parte. Ad ogni modo io ho dato ordine al Sig. Intendente di non far più corrispondere a tal titolo nè anche un soldo dalla Regia Cassa; onde V.E. potrà condursi sul medesimo principio. E’ vero, che sìè mandato qui un diegno di Fabbrica, e d’una Porta, che io ho fatto rettificare, con approvare indi, che si mettesse la mano, concertando poi coll’Intendente il tempo di dare eseguimento alla Fabbrica. Ma ciò fu sulle continue rappresentanze del vantaggio, e riuscita dell’opera, e della modicità della Spesa, come risulta dai Dispaccj, a’quali mi riporto. E se il fatto si rappresenta con circostanze, che non sussistano, le provvidenze non possono, se non essere corrispondenti. Da questo successo, in cui sìè profuso tanto inutilmente il denaro del Re, che poteva impiegarsi con si gran vantaggio in molti altri oggetti, l’E.V., ed io possiamo prender norma a non lasciare con facilità impegnare negli assunti, che s’insinuano costì assai leggermente, senza riflettere più che tanto all’accerto nè della spesa, nè del vantaggio…”.

E il 31 Agosto 1764, il Vicerè : “…Egli è vero, che fino dalla prima fiata, che mi recai a visitare l’Orto Botanico dissi al Sig. Intendente Capo di sospendere la Fabbrica della Casa progettata, quanto però alla cisterna, alla di cui volta già si era posto mano, ho creduto si..(?)”.

Il 12 settembre 1764,il Bogino scriveva al Vicerè : “…Vedrò volentieri le grane di chermes, e l’acqua di menta Piperina, che mi annuncia per farne esminare la qualità dell’una, e dell’altra. Ma se quest’ultima riesce più forte di quella d’Inghilterra, non sarà così facile di poterne trarre buon uso…”.

E successivamente : “…Sono ancor in tempo d’accusare a V.E. la ricevuta delle due bottiglie d’acqua di Menta detta peperina, e della piccola scatola di grana di Kermes, indirizzatemi per la scala di Nizza, unendo nel foglio N. 5 il risultato della disamina, che ne ho immediatamente fatta qui seguire, e quello, che si crede potersi operare al proposito dell’una e dell’altra; essendo due capi, che potrebbono anche farsi oggetto di qualche vantaggio al Regno per il commercio fuori di esso, oltre di provvedere all’interno uso: cosa, riuscendo, si dovrà alle incessanti attenzioni di V.E…”.

E il 19 Settembre il Bogino al Vicerè . “…Nel trasmettere qui acchiuso a V.E. il Duplicato d’una mia lettera indirizzatale per mezzo delle regie Fregate, che saranno prima d’ora partite da villafranca, stimo pure di spedirle in una scatoletta alcune foglie di menta peperita d’Inghilterra, che mi sono espressamente procurate da chi ne ha fatto venire da Londra qualche vaso, affinché possa costì riconoscersi, se quella che nasce nel regno, e con cui si è fatto il saggio d’acqua distillata trasmessomi, sia della stessa qualità, mentre allo stesso fine io aspetterò pure, che me ne spedisca le mostre accennate nella memoria annessa ad una delle mie precedenti. Mi è altresì riuscito d’avere la ricetta osservata in Inghilterra nella distillazione suddetta, e ne acchiudo copia, a tenore della quale, prescindendo da quanto si disse nella suddetta memoria, potrà farsi costì il nuovo sperimento, a cui sarà opportuno di fare aver l’occhio dal Professore di Botanica Sig. D.re De-Gioanni, affinchè segua a dovere. unisco pure la Memoria che si è ennunciata per la coltura, e raccolta delle grane di Kermes, le quali avendomi richiamata una relazione, che fece già il Sig. Professore di Cirurgia Plazza, di diverse produzioni naturali di codesto paese, fra di cui parlavasi altresì delle suddette grane, ho voluto ripigliarla, e rilevo, che al lume delle notizie di fatto costì prese la prima volta, che venne in cod.o Regno, tratta di diversi altri prodotti, i quali potrebbono utilmente coltivarsi, E sarà opportuno, che V.E. lo faccia unire coi S.S.ri professori Paglietti e De-Gioanni, per vedere, e combinare tra di essi ciò, che fia attuabile per promuovere siffatte coltivazioni, e procurare in tal parte dei vantaggi al Regno, nel che il Profess.e Plazza, il quale ben si sa, essere stato il primo motore dell’idea dell’Orto Botanico, ed essere poscia concorso insieme col Segr.o di Stato, ad invaghire, e condurre il Sig. conte di Tana nelle grandiose, ed altrettanto inutili spese fattes attorno a quest’opera, potrebbe in tal modo prestarvi colle sue attenzioni un qualche riparo dal canto suo, E con inviolabile distinto ossequio mi rinnovo… Troverà le foglie sudd.e di Menta inchiuse in un Esemplare di R.e Costituz.ni per L’Università…”.

E il 30 Settembre, il Vicerè : “…Colla prima opportunità si presenti per Nizza, o Genova avrò l’onore trasmetterle due libbre di foglia di menta piperina, ed anche del seme della medesima non meno, che dell’oglio di essenza fatto da me estrarre. Mi pervenne la memoeia, che V.E.m’inviò sul proposito, della quale ne fo uso utilmente, debbo però prevenirla, che qui le erbe hanno più forza, attività, ed aromatico…”.

E il 3 Dicembre. lo stesso : “…Promisi a E.V. coll’altra mia d’inviarle una Memoria del Sig. Professore di Botanica Degioanni su qualche produzione naturale , ma poichè sento, ch’Egli vi ha compito con inviarnela addirittura, mi restringo a darlene questo cenno. Le trasmetto bensì col ritorno del Vascello S. Carlo, e Fregata S. Vittorio due scatole, in una delle quali troverà le foglie di questa menta peperina col seme della medesima ed un vaso d’oglio essenziale, nell’altra la pianta dell’erba Maro pure con delle grane…”.

E, ancora, il 21 Dicembre . “…Penso, che a quest’ora saranno approdate a Villafranca le Regie Navi, con quale opportunità avrà ricevute le mostre di Menta Peperina, e l’acqua distillatane, insieme a quelle d’Erba Maro, come il Saggio di ferro della nota Miniera…(di Arzana e di Ilbono)”.

E il 15 febbraio 1765, sempre il Vicerè : … La supposta menta peperita, l’erba Maro, ed il rimanente contenuto nelle scatole innoltratele, furono visitate dal Sig. Professore De Gioanni, e mi rincresce, che V.E. abbia sentiti li meno piacevoli effetti nel di lei appartamento, che fu costretto far profumare. E poiché nella Memoria di codesto S.r Professore di Botanica si eccita la non dispregevole ricerca del Fungo di Malta, farò qui trarre a suo tempo il possibile partito di un tale prodotto…”.

Il Bogino , allarmato dalle spese fatte per la costruzione dell’Orto Botanico, in un momento non particolarmente felice per la finanze del Regno, a seguito di carestie e di riduzione delle esportazioni, dovette prendere la drastica decisione di fare sospendere i lavori. Dell’Orto Botanico non si parlò più. Alcune notizie d’archivio fanno cenno all’utilizzo, tempo dopo, di parte del terreno per la coltivazione di “ Semplici”, nell’ambito delle attività della Reale Società Agraria ed Economica, la cuifondazione era stata auspicata già dal Vicerè Conte Tana di Santena, pensando che il fabbricato dell’Orto avrebbe potuto ospitare le sessioni dll’Accademia che, come inizio pensava potesse operare come Società privata. E’ interessante sottolineare, che già nel 1761 si suggeriva d’adottare, nell’Isola, un carro con le ruote rotanti sull’asse fisso, perché il tradizionale carro sardo, che aveva le ruote solidali con l’albero che ruotava sotto il pianale del carro, soprattutto in curva presentava degli inconvenienti, ed inoltre aveva i cerchioni dentati. Si giunse, solo nel 1831 a imporre l’adozione del nuovo tipo di carro con un Editto Regio, Editto che, per l’ostilità dei sardi nei riguardi delle innovazioni che venivano da fuori, venne recepito addirittura nel 1835, dopo la costruzione della strada “Carlo Felice”, e in particolare perché tali carri, con le ruote dentate, creavano grossi danni al manto di quella importante via di comunicazione.

Nel 1783, al professor Michele Plazza, cattedratico di Chirurgia dal 1759, viene assegnato un “Trattenimento” di 300 lire di Piemonte . Nel Maggio del 1789, dopo 30 e più anni di servizio, il professor Plazza chiese ed ottenne d’essere giubilato dalla sua Cattedra, per cui gli vennero assegnate 1000 Lire di Piemonte, vita natural durante, pagabili “a quartieri maturati” . Il 25 dello stesso mese, gli venne concesso un ulteriore assegnamento annuo di 500 Lire di Piemonte . Subentrò al Plazza, nella cattedra di Chirurgia dell’Ateneo cagliaritano, Giuseppe Maria Galleani di Roburent, al quale vennero assegnate, in aggiunta alle 800 Lire di stipendio, altre 200 lire . Nel 1805, alla “Botanica”, passata all’Università, furono preposti due accademici con l’incarico di seguire le sperimentazioni e, a cura della Reale Società Agraria e Economica, istituita a rango d’Accademia, vi furono piantate, a livello sperimentale, alcune piante esotiche. La sua gestione, però fu assegnata ad una commissione in stretto contatto con la sezione Agricoltura della stessa Società. Quando non veniva effettuata la sperimentazione, nella “Botanica” venivano coltivate le erbe medicinali per conto della Facoltà di Medicina. Nel 1807 l’appezzamento della “Botanica” fu recintato e dotato di un custode .

Si pensò ad un nuovo Orto Botanico e ne caldeggiò la realizzazione, stendendone un progetto, il Professor Ignazio Cossu, cattedratico di Materia Medica.

Il 21 Marzo 1820, il vicerè Ignazio Thaon di Revel, conte di Pratolungo, così scriveva al conte Prospero Balbo : “…Ho veduto il progetto del Professore di Materia Medica Cossu (Ignazio) per l’acquisto del predio di Palabanda (il recinto dell’antico teatro sotto la dominazione dei Romani) per lo stabilimento dell’Orto Botanico, e riconosco al primo aspetto la difficoltà, che bisogna superare dalle nozioni, che ho cominciato a prenderne. il vantaggio della posizione, la conformazione del luogo fra gli scavi dell’antico edifizio, la comodità di riunirvi le acque piovane presentano l’apparenza di un successo, che invano potea sperarsi nel terreno anticamente destinato all’Orto Botanico, e con immense spese a ciò preparato, come rileva il Professore Cossu nella sua mem., al tempo stesso la difficoltà di indurre il possessore a disfarsene, l’estensione del territorio, che eccederebbe i bisogni di un orto botanico proporzionato al paese, la mancanza dei mezzi all’acquisto, ed allamanutenzione formano degli ostacoli che non potrebbero facilmente conciliarsi. Altronde la Società Agraria possiede l’antico orto botanico per cessione avutane di speciale ordine di S.M. per abilitarla a pagare il canone dell’altro che ha acquistato per le sue esperienze, e coll’incarico di ammettere in quest’ultimo il Professore e gli alunni di Botanica alle occorrenti lezioni, e vi ha già una competente collezione di piante, e di erbe, anche esotiche ch può fornire sufficiente occupazione, w forse il commodo delle intiere lezioni:nè mancano sul posto libri analoghi, e fabricato, che favorisca all’occorrenza un ricovero dalle pioggie, e dai venti.

Nullameno io promuoverò la discussione del progetto, o quell’altro che le circostanze possano conciliare per mezzo di Monsignore Arcivescovo Cancelliere dell’Università, e di quell’altro membro del Magistrato, il quale non crederei dover scegliere fra i primari, che distolti dalle gravi occupazioni delle loro cariche non possono discendere a queste minute particolarità, ed a questi aggiungerò il vice presidente della Società Agraria, che per l’accennato rapporto dee avervi tanto interesse…”.

Le bacchettate che il Bogino aveva dato ai vicerè Tana di Santena e Costa della Trinità, a proposito del precedente Orto Botanico, induceva anche il Thaon di Revel ad agire con i piedi di piombo, e con l’obiettivo di non ripetere l’errore d’aver speso ingenti fondi senza raggiungere gli obiettivi, per cui in un’altra lettera del 22 Aprile scriveva, sempre al conte Balbo . “…Segue la memoria del congresso che si è tenuto per discutere il progetto del professore Cossu per l’acquisto del predio di Palabanda ad uso dell’Orto Botanico, che il Magistrato sopra gli Studj ha ripigliato nella precedente, ed in vista delle difficoltà che si presentano non meno per l’acquisto, che per l’impegni contratti colla Società Agraria non potendo l’oggetto essere per ora maturo, stimerei intanto a proposito un eccitamento di V.E. alla Società istessa per mettere il suo orto sperimentale in grado di prestare sufficiente commodo alle lezioni di Botanica finchè si possa decisivamente risolvere sul nuovo piano…”.

E il successivo 2 Maggio : “…Avendo col dispaccio suddetto n.1, art. 12, inoltrato la memoria della giunta che ha discusso il progetto del Professore di Materia medica per l’acquisto di Palabanda ad uso di orto botanico, ed i riflessi, che ha ripigliato il Magistrato degli Studi sul medesimo assunto nel suo progetto dei mezzi di miglioramento dei redditi dell’Università, ho luogo a credere che V.E. riconoscerà molto più adattati alle circostanze i mezzi di conciliazione che divisanella destinazione dello stesso Professore in membro nato della reeale Società Agraria, affinché sia in grado di cooperare alla coltivazione delle parti botaniche nell’Ortosperimentale della medesima, o di tenere ivi le sue lezioni, siccome però non mi sembra possibile di ottenerlo per semplice via d’insinuazione allo stato deiriflessi rispettivamente eccitati, potrebbe forse con miglior successo essere l’oggetto delle decisioni da emanare sul proposito…”.

In pratica il vicerè pensava di utilizzare la vecchia “Botanica” utilizzata parzialmente dalla Reale società Agraria per esperimenti agrari, come orto botanico e luogo ove tenere le lezioni universitarie di Botanica, almeno fino a quando non si sarebbero potuti trovare i fondi necessari per l’acquisto e l’impianto del nuovo Orto Botanico. probabilmente, però, probabilmente aveva constatato delle contrarietà da parte di qualche membro della Reale Società Agraria, per ovviare alle quali propose al conte Balbo di nominare membro “nato “, ossia con pieni diritti, il professore di Materia Medica Cossu.

E il 3 Giugno successivo : “…Non tratterò davvantaggio V.E. sul progettato acquisto per l’orto botanico, giacchè sui riflessi che ebbi l’onore di inoltrarle approva il mio pensiero per attivare la tenuta dell’orto sperimentale della reale Società Agraria che assunse coll’antica Botanica il carico di coltivare il commodo delle lezioni colla coltivazione delle piante anche esotiche raccolte ad esercizio dell’Accademia…”.

Nel 1832 la Reale Società Agraria ed Economica fece venire, a sue spese, un certo Genovesi, maestro d’agricoltura, per insegnare agli orfanelli dell’Ospizio di Carità il sistema degli innesti che venivano eseguiti da un orfanello appunto nella “Botanica” .

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7 Settembre 2009 - Categoria: storia

Fuoriusciti garibaldini e mazziniani in Sardegna di Paolo Amat di San Filippo

images-1Il 1850 è un anno importante per lo sviluppo della Sardegna. Con Cavour Capo del Governo approdarono nell’Isola molti patrioti che avevano preso parte ai moti mazziniani e garibaldini scoppiati in varie pari della Penisola, repressi dalla restaurazione. Molti personaggi, che avevano rivestito anche incarichi importanti nelle istituzioni liberali e mazziniane che erano state stroncate dalla reazione conservatrice, facevano parte, come lo stesso Cavour, della Fratellanza Massonica, per cui la loro trasferta in Sardegna godeva di un certo appoggio governativo.

Era il momento in cui nell’Isola stava decollando l’industria mineraria; Giovanni Antonio Sanna stava cercando di ottenere la concessione della miniera di Montevecchio, e la banca Nicolay stava acquisendo la miniera di Monteponi.

Già nel1849 il modenese Enrico Misley, fervente carbonaro amico di Ciro Menotti, fortemente appoggiato da Torino, aveva chiesto di poter tagliare, in Sardegna, 100.000 quercie, ma la sua richiesta era stata bocciata per intervento di Alberto La Marmora.

La richiesta invece del romagnolo conte Pietro Beltrami fu accettata in considerazione dei suoi meriti patriottici. Il Beltrami, nato nel 1812 a Bagnacavallo, già da studente si era distinto come attivo propagandista liberale tra i colleghi dell’Università di Bologna. Diciannovenne si era arruolato nelle truppe rivoluzionarie del generale Zucchi, partecipando alla sfortunata battaglia di Rimini del 25 marzo 1831. Proscritto e poi graziato, aveva partecipato ai moti di Romagna del 1846, a seguito dei quali era stato costretto ad emigrare in Francia, dove si era occupato di bonifiche nel delta del Rodano. Rientrato in Patria a seguito dell’amnistia concessa da Pio IX nel 1848, aveva partecipato alla I Guerra d’Indipendenza. A Venezia col generale Giovanni Durando, dopo la sconfitta di Custoza si era ritirato a Torino dove era entrato in stretto rapporto col Cavour. Il suo operato in Sardegna è stato molto criticato al punto che lui venne definito “l’Attila delle foreste sarde”. Egli in verità disboscò indiscriminatamente molte parti dell’Isola, ma a sua discolpa bisogna considerare che molti Comuni dell’Isola, che dopo il riscatto dei feudi avevano ricevuto in demanio estese foreste, erano stati ben lieti di raggranellare qualche soldo dalla vendita del legname di queste, sia per ottenerne carbone che traversine ferroviarie, stante il boom dello sviluppo ferroviario dell’Europa in quel periodo.

Altro patriota che approdò nell’Isola fu Patrizio Gennari, nato a Moresco, in provincia d’Ascoli Piceno, il 24 novembre 1820, da Giuseppe e Rosa Amurri.

Laureato in Medicina all’Università di Bologna il 1 luglio 1842, fu, nel 1844, Professore di Botanica e Materia Medica nell’Università di Macerata e, nel 1846, membro del Collegio Medico-Chirurgico di quell’Università.

Nel 1848 prese parte, come volontario, alla I Guerra d’Indipendenza.

Presentandosi come milite, fu, per acclamazione, eletto sergente furiere. Durante la Campagna fu promosso sergente maggiore e venne annotato fra i cinque distinti per valore nella relativa pubblicazione del Ministero della Guerra e, dopo i fatti di Cornuda, Treviso, Vicenza, dove riportò una ferita allo zigomo sinistro, avendo dichiarato di non voler servire nelle truppe di linea, ottenuto il congedo definitivo il 15 ottobre 1848, fu nominato sottotenente nella Milizia Cittadina.

Fu membro del Comitato di Pubblica Sicurezza a Macerata, con funzioni politiche e amministrative (voto popolare confermato con Decreto Ministeriale) e rappresentante del Popolo all’Assemblea Costituente Romana (doppia elezione nei Collegi di Fermo e Macerata nel 1849).

imagesCollaboratore del Professore di Botanica dell’Università di Genova per la sistemazione dell’erbario, nel 1850, nel 1853 fu nominato Assistente presso quell’Orto Botanico.

A seguito di concorso per titoli nel 1857, resse, nell’Università di Cagliari, la cattedra di Storia Naturale.

Nel 1858 fu Preside del Collegio e della Scuola di Farmacia di quell’Ateneo, e direttore reggente del locale Museo di Storia Naturale.

Nel 1859 fu nominato direttore interinale di quel Museo d’Antichità.

Nello stesso anno divenne Professore effettivo di Storia Naturale e direttore del Museo di Storia Naturale.

Nel 1860 fu direttore della Scuola di Farmacia.

Nel 1863 fu nominato Professore di Botanica Mineralogica, e Zoonormia zoologica. Nel 1864 fu nominato direttore dell’Orto Botanico, nel 1865 direttore della Scuola di Farmacia. Nel 1868 fu nominato Professore Ordinario di Botanica, Mineralogia e Geologia dell’Università di Cagliari

Nel 1869 fu nuovamente nominato direttore della Scuola di Farmacia.

Fu Rettore Magnifico dell’Ateneo cagliaritano nel 1873 e nel 1874.

Nel 1874 fu Professore Incaricato nell’Istituto Tecnico di Cagliari e, nel 1875 fu nuovamente direttore della Scuola di Farmacia.

Membro dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’Accademia Medico-Chirurgica di Genova, dell’Accademia degli Aspiranti Naturalisti di Napoli, di quella dei Fisiocratici di Siena, di quella di Scienze Naturali di Cherburg, della Reale Società Agraria ed Economica di Cagliari, della Società d’Agricoltura e Industria di Macerata, della Società di Storia Patria di Palermo, e dell’Accademia d’Agricoltura, Commercio e Arti di Verona , e della Società Scientifico-Letteraria di Faenza.

Decorato delle medaglie “Pugna strenua ad Vincentiam pugnata” (1849), e “Roma rivendicata ai suoi liberatori” (1871). Cavaliere della Corona d’Italia (1869) e Ufficiale dello stesso Ordine (1877).

Autore di molte note scientifiche, tenne gratuitamente corsi e incarichi vari, organizzò l’Orto Botanico cagliaritano e introdusse nell’Isola svariate nuove specie botaniche.

Queste notizie sono state desunte dal registro del personale dell’Università cagliaritana, nel quale sono annotate, di suo pugno.

Collocato a riposo il 1 dicembre 1893, morì, compianto, a Cagliari l’1 febbraio 1897.

Un altro patriota fu il bolognese Giuseppe Galletti. Già generale dei Carabinieri Pontifici ed ex ministro di Pio IX, fu Presidente della Costituente della Repubblica Romana.

Approdato in Sardegna, aspirava ad una Cattedra di Diritto all’Università di Sassari, ma l’allora ministro della Pubblica Istruzione don Cristoforo Mameli non accolse la sua richiesta in quanto il Galletti si era rifiutato di sottoporsi ad un esame di qualificazione.

Per intercessione del Cavour su Nicolay, nel 1851 fu nominato direttore della miniera di Monteponi, dove però rimase solamente 19 mesi. Giovanni Antonio Sanna lo nominò direttore della miniera di Montevecchio dove rimase per 10 anni.

Sostituito nella direzione dall’ingegner Giorgio Asproni, nel 1862, ritornò a Bologna. Fu deputato al Parlamento nella IX Legislatura. Morì nel 1873.

Giulio Keller. Nato a Raab, in Ungheria, dal nobile Erminio consigliere aulico dell’imperatore d’Austria-Ungheria, Il Keller studiò all’Accademia Mineraria di Schemnitz e, laureatosi in ingegneria, entrò nel Servizio Minerario dell’Impero Asburgico. Di sentimenti liberali, scoppiati i moti rivoluzionari capeggiati dal Kossuth , rinunziò ad una promettente carriera governativaper unirsi ai patrioti ungheresi. Capitanod’artiglieria nell’armata rivoluzionaria, ferito ad un braccio fu costretto a riparare in Turchia. Tornato in Patria a seguito dell’intervento russo, per benevolenza nei riguardi del padre fu condannato al servizio militare perpetuo, tuttavia, in un secondo tempo, gli fu permesso di emigrare a Torino. Conosciuto a Genova, Giovanni Antonio Sanna, al quale era stata appena accordato il permesso di ricerca e coltivazione dei filoni di Montevecchio, fu incaricato da questi di dirigere i lavori nella miniera. Il Keller, fatti arrivare minatori dalla Germania, iniziò, nonostante l’imperversare della malaria che falcidiava i minatori stranieri, un’attività che si mostrò subito prospera e promettente. Dopo tre anni di direzione fu chiamato alla direzione di Monteponi, in sostituzione di Giuseppe Galletti che passò alla direzione di Montevecchio.

Giulio Keller diresse Monteponi dall’ottobre 1852 al febbraio 1856; colpito da una grave forma di malaria si dedicò all’attività di consulente per molti imprenditori minerari e perfino per il Corpo Reale delle Miniere.

Nominato, nel 1865, direttore della miniera di Masua, la cui concessione era stata rilasciata alla società genovese Decamilli, costruì, a Funtanamare, una laveria dotata di 10 cassoni tedeschi e 44 crivelli sardi, e una fonderia dotata di sei forni a vento le cui soffianti erano mosse da una macchina a vapore da 12 HP.

Quella fonderia rimase in esercizio per 22 anni.

Associatosi con l’imprenditore iglesiente Angelo Nobilioni, diede inizio ai cantieri minerari di San Giorgio e San Giovanni, costruì la piccola laveria di Fontana Coperta, ed acquistò i cumuli di antiche scorie metallurgiche che si trovavano nei pressi di Domusnovas, scorie che in un secondo tempo, trattate nella fonderia di Domusnovas fecero la fortuna dell’amico Enrico Serpieri e in quella di Fluminimaggiore, dei suoi figli Attilio e Cimbro. Dalla moglie sarda Anna Caracoj il Keller ebbe: Giulietta, Camilla e Francesco.

Dopo trent’anni di vita di miniera, Giulio Keller morì a Cagliari il 5 luglio 1877.

Enrico Serpieri. Nato nel 1809 a Rimini da una famiglia di industriali e commercianti, sì iscrisse, a 18 anni, in Medicina a Bologna. Nel 1831 partecipò ai moti rivoluzionari militando nella “Legione Pallade”. Per evitare d’essere coinvolto nella repressione, si rifugiò a Marsiglia, ma espulso dalla Francia, riparò a San Marino, ospite dell’amico patriota Lorenzo Simoncini. Da questa Repubblica continuò a cospirare d’intesa con i patrioti di Rimini, utilizzando la vetreria di famiglia per gli incontri e le riunioni con gli adepti della Giovane Italia.

Nel 1833 il Serpieri osò schernire pubblicamente insultandoli, i volontari papalini che sfilavano, in città, scortati da soldati croati.

Sfaldatasi, in Romagna, la Giovane Italia, i patrioti romagnoli fondarono la “Legione Italica”, della quale, oltre al Serpieri, facevano parte il conte Pietro Beltrami e Giuseppe Galletti.

Dopo 10 anni di schermaglie con la polizia papalina, nel 1844 fu arrestato a Rimini, incarcerato a San Leo, e condannato, a Roma al carcere a vita. Egli aveva tre figli: Giambattista, Attilio e Cimbro.

Scarcerato per l’amnistia concessa da Pio IX, nel 1846, negli anni 1848-1849 fu deputato di Rimini nella Costituente Romana. Caduta la Repubblica Romana, riparò prima a San Marino, e poi, nel 1849 a Torino, dove lo sconfitto Piemonte accoglieva gli esuli, ma cercando di neutralizzare, allontanandoli, i repubblicani più accesi, per timore che potessero congiurare anche contro il regno sabaudo.

Nel 1850 il Serpieri sbarcò con i figli in Sardegna dove si occupò della miniera di Gibas, presso Porto Corallo della genovese “Società dell’Unione Miniere – Sulcis Sarrabus in Sardegna “.

Nel 1855 la miniera di Gibas, a seguito di un alluvione, si allagò, e il Serpieri finì sul lastrico. Rivoltosi all’amico conte Beltrami che aveva ottenuto il permesso di tagliare

i boschi in molte parti dell’Isola, fu assunto dall’ex patriota milanese Francesco Calvi, che operava a Macomer per conto del Beltrami, come sovraintendente alla produzione ed al commercio del carbone di legna dell’azienda. L’anno dopo, essendo giunto a Macomer il patriota cesenate avvocato Gaspare Finali, Enrico Serpieri riuscì a far assumere, con mansioni amministrative, anche il secondogenito Attilio.

In questa nuova attività, che lo portava a percorrere vaste plaghe dell’Isola, il Serpieri ebbe la ventura di vedere le grandi distese d’antiche scorie metallurgiche abbancate presso Domusnovas.

Entrato in contatto con alcuni fonditori di Marsiglia che acquistavano in Sardegna piombo e carbone, propose all’officina Bouquet di associarglisi per riutilizzare quelle scorie. A titolo di prova ne inviò in Francia 949 tonnellate, che presentarono facile fusibilità e soddisfacente resa in piombo.

Venne, pertanto, costruita, nel 1858, una fonderia a Domusnovas. In questa le macchine funzionavano a vapore, i forni avevano una capacità di 1,5 m3 ed erano in grado di trattare circa 10 tonnellate di scorie al giorno, con una produzione giornaliera di 0,5 tonnellate di piombo d’opera, contro un consumo di combustibile pari al 20%.

Dei 9 forni ne funzionavano giornalmente 5 o 6, nella stagione calda la fonderia si fermava per non far correre, agli addetti, il rischio di beccarsi la malaria.

Affrancatosi dal Bouquet, grazie al sostegno finanziario di una banca di Marsiglia presso la quale il primogenito Giambattista, impiegato, si era guadagnato stima e credito, il Serpieri costruì una nuova fonderia a Fluminimaggiore, che fece gestire dai figli Attilio e Cimbro, che erano reduci dalla II Guerra d’Indipendenza.

Nel 1862 Enrico Serpieri produceva il 56% del piombo d’opera sardo.

Egli fu il primo presidente della Camera di Commercio fondata in quell’anno a Cagliari.

Nel 1866 Attilio e Cimbro Serpieri lasciarono Fluminimaggiore per arruolarsi come volontari con Garibaldi per l’imminente III Guerra d’Indipendenza.

Dopo la seconda disfatta di Custoza i due fratelli tornarono alla loro fonderia di Fluminimaggiore.

Accordatosi con i commercianti livornesi Modigliani, che avevano acquistato, in Sardegna, il Salto di Gessa, già feudo dei visconti Asquer, Enrico Serpieri iniziò la ricerca mineraria nella zona di Baueddu (Malacalzetta), di proprietà dei Modigliani.

Nel 1867 Attilio e Cimbro Serpieri non poterono rispondere alla chiamata di Garibaldi, infatti la malaria li aveva rapiti prematuramente.

Chiusa la fonderia di Fluminimaggiore, il Serpieri n’eresse un’altra a Funtanamare, sotto la direzione dell’amico Giulio Keller.

Enrico Serpieri morì a Cagliari l’8 novembre 1872 e fu sepolto nel cimitero monumentale di Bonaria; il suo monumento funebre è ornato da bassorilievi con scene delle Guerre d’Indipendenza. Un suo bellissimo ritratto giganteggia nella sala conferenze della Camera di Commercio di Cagliari.

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7 Settembre 2009 - Categoria: storia

Regie Provisioni a cura di Paolo Amat di San Filippo

image001Regie Provvisioni

ASCa, Vol. 28 (1/4-12/10/1806)

17/7/1806 – carte 62 bis e 63 – Regolamento per gli armatori in Corsa contro i Barbareschi.

I – Il primo oggetto del Corsale sarà di non impegnare la bandiera per non rendersi meritevole di un rigoroso castigo, e quindi di non attaccare il nemico che colla possibilità di vincere.

II – Riuscendo di predare qualche legno nemico deve tanto il capitano, quanto il rimanente dell’equipaggio del Corsale comportarsi verso i prigionieri di guerra con tutta la dovuta umanità, somministrar loro il cibo, e tutto il necessario in sufficiente quantità, non toglier loro i vestimenti, e non usar coi medesimi superfluo rigore, ma solamente quanto basti per non mettere in pericolo il bastimento: se fra tali prigionieri di Guerra si trovassero feriti, in tal caso per dovere d’umanità si userà la cura possible per la loro guarigione, e non potranno in verun modo cedere tali prigionieri pria di riportar la declaratoria della legittimità della preda.

III – Seguita la resa del nemico, lo scrivano con due altri del bordo del predatore si porterà a bordo del bastimento predato, e chiamato il Padrone, e lo scrivano si farà consegnare le chiavi tutte, e le scritture, che avrà a bordo, le sigillerà in un sacco, o cassetta, ed in seguito passerà a raccogliere quanto esista a bordo, con fare un inventaro sottoscritto non meno dallo scrivano del bastimento predatore, che dall’altro, prendendo le opportune misure, affinchè il carico sia gelosamente custodito.

IV – Il capitano predatore dovrà lasciar a bordo del bastimento predato le carte sigillate, e due almeno degli altri marinai ufficiali di bordo, compreso il capitano, sotto pena della privazione della metà della preda applicabile a sovvenire le famiglie degli armatori, e principalmente di quelli, che fossero stati uccisi, feriti, o fatti prigionieri nella forma che crederà più propria.

V – Sarà proibito al capitano, ed a tutte le persone dell’equipaggio dell’armatore di prendere cosa alcuna di quanto si troverà nel bastimento predato, sotto pena d’essere puniti come rei di furto, e di perdere la porzione che potrebbe pertornar loro nella preda, la quale cederà agli altri, e si dividerà tra essi ugualmente, coll’avvertenza, che se ne assegnerà unaa duplice porzione al denunziatore.

VI – Non potranno gli armatori condurre le prede in porti di potenze straniere, né in altri porti del Regno che in questo di Cagliari, se non che vi fossero costretti dal cattivo tempo, o da altre circostasnze, ed in tal caso non potranno esservi ammessi in pratica, e dovranno proseguire il loro viaggio per questo porto subito che potranno così eseguire.

VII – Qualore deliberassero di proseguire il Corso dovranno mandare la preda al più presto in questo porto coll’inventaro, ed altri recapiti necessari.

VIII – Condotta la preda in detto porto, ed osservate le solite regole di sanità, si dovrà presentare immediatamente colle suddette carte alla Capitania Generale, da cui si destineranno le guardie, si formerà il processo verbale, si riconosceranno gli effetti predati dall’inventaro, si descriveranno quelli che potrebbero esservi omessi, e si certificherà il tutto al piede di detto inventaro, e dovrà quell’atto esser sottoscritto da due scrivani, e da chi vi procederà, indi si deverrà alle interrogazioni da farsi al capitano, e persone dell’equipaggio, e si sentiranno in contradditorio sulla legittimità della preda I due capitani, ed altri interessati, che potessero presentarsi, riducendo le loro allegazioni sommariamente in scritto.

IX – Le sentenze sulla legittimità della preda verranno proferte dalla Capitania Generale, e sintantoché sia proferta la sentenza non potranno i Corsali disporre in verun modo delle cose predate, se non che vi fosse pericolo, che potessero guastarsi, in qual caso fattone l’estimo se ne potrà ordinare la vendita, con che se ne depositi il prezzo.

X – Resta vietato ai Corsali di offrire danari, né altri effetti a veruno di quelli che fossero a bordo del bastimento arrestato perché dichiarino esser le mercanzie degli inimici, o per qualsivoglia altro fine, e venendo a scoprire in ciò trasgressione, se l’attestazione risultasse falsa, saranno castigati corporalmente, oltre la rifazione dei danni, e se fosse vera, perderà la robba predata che verrà applicata come sovra al § 4.

XI – Resta vietato al predatore di concertarsi col Padrone o Sopracarico del bastimento predato per lasciarlo continuare il viaggio liberamente, come pure di sbarcare passaggieri ancorché sudditi di potenza neutrale, od alleata, sotto pena di pagare il doppio di quanto avranno ricevuto, applicabile come nel § 4, e sotto una pena corporale a S.M.tà arbitraria.

XII – Osservando un armatore, che qualche legno con sardo paviglione fosse inseguito da Corsali nemici, dovrà accorrere per liberarlo, e se mai fosse stato già predato, e loro riuscisse di riprenderlo se fossero passate le 24 ore dal tempo in cui fu predato, apparterrà al ripredatore; se però non fossero scores le 24 ore, in tal caso non gli apparterrà che il terzo della cosa ripredata.

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30 Agosto 2009 - Categoria: cultura

Antonino Pilo, artista in rame di Chiaramonti (Italian and English)


100_1612Antonino Pilo (Sassari 1958) già milite della Benemerita per tanti anni, da questa sua esperienza ha saputo trarre il rigore necessario per la lavorazione del rame che l’attività presso una ditta apposita gli ha permesso di conoscere.

L’artista vive e pratica l’arte  in Chiaramonti, sua patria di elezione da quasi un trentennio.

La sua passione per questo materiale da plasmare lo ha indotto a partire indifferentemente da soggetti complessi come il volto di padre Pio o da scene di una Via Crucis  a quelli più semplici come può essere un braccialetto ornamentale da polso, oppure un  anellino simbolico di benedizione o un altro oggetto simbolico beneaugurante sulla scia della tradizione delle donne presso tutte le civiltà non solo del Mediterraneo.

Altri oggetti lavorati in rame sono costituiti da temi floreali (rose, lilium) e faunistici (farfalle) e da utensili come le bugie portacandela e lampoade a muro, esterne e interne.

fregio-arma-carabinieri-nr-14Particolare abilità ha saputo porre nella scultura in rame dello stemma dell’Arma dei Carabinieri alla cui figurazione ha saputo imprimere un gradevole dinamismo. Da menzionare la Sardegna con la bandiera dei quattro mori, una caravella colombiana,  il volto di Cristo, svariati orologi, guerriero shardana, la dea madre, targhe di case e ville, rose con portancandela.

La diffusione dei suoi lavori avviene in occasione di sagre civili e religiose in tutta l’Isola a cui partecipa senza interrompere la sua attività.

Nel corso di queste manifestazioni egli continua con pazienza e maestria a lavorare di bulino sul rame, offrendo così ai visitatori l’osservazione delle lavorazioni e, per chi lo desidera, opportunità didattiche. Una delle sue ambizioni è infatti quella di poter portare il laboratorio nelle scuole  non solo per i normodotati, ma anche in quelle riservae a sviluppare la manualità dei soggetti diversamente abili noti per lo sviluppo della abilità manuali. lampada-a-parete-nr-16Al momento l’artista sta progettando formelle e riquadri di ispirazione religiosa da collocare su monumentali tombe cimiteriali.

Con la sua opera il rame acquisterà di sicuro nuovo lustro  dal momento che l’artista è particolarmente affascinato dalle opere del Mantegna forse il più grande artista di incisioni fatte con lastre di rame.

L’artista vive e lavora a tempo pieno a Chiaramonti nel suo attrezzato laboratorio di via Fratelli Cervi,10. Posta elettronica: pilo.antonino@tiscali.it

Gli artisti di varia arte si sono costituiti in associazione onlus dal nome ARTINPA che indica ARTE- INGEGNO E PASSATEMPO.

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 “This is a machine translation with google”

La cernia di rame Ch. 2011Pilo Antonino (Sassari 1958) already Soldier of Praise for many years, from this experience has been able to get the necessary rigor for copper processing capacity at a company that has the appropriate allowed to know.

 The artist lives and practices the art in Chiaramonte, his country of election almost thirty years.

 His passion for this material to be molded has led him from subject no matter how complex the face of Padre Pio or scenes of the Via Crucis to simple as can be Ornamental wrist bracelet, ring, or a symbolic Another blessing or a symbolic object in the wake of good wishes tradition of women in all civilizations, not only in the Mediterranean.

 Other objects are made of machined copper floral (roses, lilies) and fauna (butterflies) and tools like the lies Candle and lampoade wall, external and internal.

 Particular skill has been able to put in the copper sculpture of the coat of arms Carabinieri whose representation has been able to give a pleasing dynamism. To be mentioned with the flag of the Sardinia four died, a caravel of Colombia, the face of Christ, several watches, Shardana warrior, the mother goddess, plates of houses and villas, roses with candle holder.  The dissemination of his works was made at festivals, and civil religious throughout the island in which it participates without interrupting its activities. During these events, he continues with patience and skill to work on the copper engraving, giving visitors the observation of working and, for those who want them educational opportunities. A its ambition is indeed to be able to bring the laboratory in schools not only for the able-bodied, but also those in riservae develop skills of disabled persons known to the development of manual skills. When the artist is planning panels and panels of religious monuments to be placed on Cemetery graves.

 With his work the copper will acquire a new luster as safe The artist is fascinated by the works of Mantegna perhaps the greatest artist of recordings made with copper plates. The artist lives and works full time in Chiaramonti (Sassari), Sardinia, Italy, in his fully equipped workshop in Via Fratelli Cervi, 10. Mail mail: pilo.antonino @ tiscali.it

 The artists of various arts formed a non-profit association by name that indicates ARTINPA ART AND HOBBY-engineer.

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29 Agosto 2009 - Categoria: eventi culturali

Inaugurazione della Mostra ad Alghero a cura di Marco Milanese

6774_1151773565355_1558129751_372208_6179945_sVerrà inaugurata Lunedì 31 Agosto 2009 alle ore 11 ad Alghero in via Carlo Alberto (Sala R.Sari) , alla presenza del Sindaco di Alghero avv. Marco Tedde, dell’Assessore Regionale ai Beni Culturali Dott.ssa Maria Lucia Baire e del Rettore Eletto dell’Università di Sassari Prof. Attilio Mastino, la Mostra Antica Gente di Alghero, che illustra il ritrovamento, avvenuto durante i lavori in corso nell’ex complesso gesuitico di Alghero, dei resti del grande cimitero medievale di San Michele. In particolare la mostra propone un allestimento fotografico di alcune delle 14 sepolture collettive finora ritrovate e riferibili ad una devastante epidemia di peste che ha colpito la città nel Cinquecento, probabilmente quella del 1582/83.6774_1151773525354_1558129751_372207_523715_s
La mostra, ideata e progettata dal Prof. Marco Milanese, Ordinario di Archeologia nell’Università di Sassari, direttore scientifico degli scavi nel centro storico di Alghero, ha un taglio didattico e parla un linguaggio semplice, per consentire ai visitatori una comprensione immediata dei contenuti, illustrati in circa 30 pannelli, ricchi di immagini e brevi didascalie. La suggestione proposta dalla Mostra è quella della passeggiata virtuale nello scavo del cimitero: le immagini delle sepolture collettive, stampate su un supporto fotografico continuo, della lunghezza di 6 metri, sono posizionate a terra, in modo da permettere ai visitatori di camminare attorno a questo particolare allestimento.
6054_1178590475761_1558129751_456627_1433938_sLa Mostra illustra in modo chiaro e comprensibile un complesso lavoro scientifico in corso sul terreno, quale lo scavo del vasto cimitero medievale e di prima età moderna di Alghero. Si tratta di uno scavo preventivo, tuttora in corso, determinato dal cantiere di riqualificazione del complesso architettonico del Quarter di Alghero. La Mostra esprime dunque il modello concettuale di “scavo aperto”: non essendo infatti possibile per motivi di sicurezza, consentire al pubblico la visita dei lavori in corso, l’esposizione permette una visita in differita a quanto – quasi in tempo reale- gli archeologi stanno portando in luce nel limitrofo scavo.

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