1 Gennaio 2010 - Categoria: eventi culturali

At nobis, pax alma, veni, Anno Domini 2010!

imagesTutti vogliamo la pace, ma spesso facciamo scattare dinamiche di guerra. Non la pensi come me? Ti dichiaro guerra! Per fortuna a parole.

La tolleranza sembra un metodo sconosciuto ai più. D’altra parte ognuno di noi si batte per la verità, per la sua verità, per cui si finisce per entrare in contrasto tra  moglie marito, tra genitori e figli, tra gli stessi fratelli, tra parenti, tra amici. Il precetto  cristiano di amare il prossimo come se stesso è spesso obsoleto.

UnknownCome faccio però ad amare chi semina l’odio, chi uccide in modo reale e virtuale? Posso solo perdonare per alti motivi spirituali, ma l’istinto ci porta a ribattere colpo su colpo. Ognuno crede di avere in serbo l’unica verità: il carnefice e l’ucciso. E’ una selva inestricabile. Chi può darci la pace vera è solo Iddio per i credenti, per cui non ci resta che pregare.  La pace, però, quella vera, possiamo augurarcela agli inizi del 2010, sapendo che con la pace gli uomini hanno tanto da guadagnare per lo spirito e per il corpo. Meditiamo, una volta tanto, images-1sui versi di Albio Tibullo: “Interea Pax arva colat. Pax candida primum duxit araturos sub iuga curva boves. Pax aluit vites et sucos condidit uvae, funderet ut nato testa paterna merum; pace bidens vomerque nitent. At trista duri militis in tenebris occupat arma situs.”  ” […] At nobis, pax alma, veni spicamque teneto, perfluat et pomis candidus ante sinus.” (1)

La pace coltiva i campi. La pace per prima condusse sotto i gioghi ricurvi i buoi per l’aratura. La pace alimentò le viti e produsse il vino, perché col calice il padre potesse offrirlo  al figlio. Con la pace risplendono l’aratro e il bidente e le armi del feroce soldato giacciono in un’oscura armeria.  Tu, alma pace, vieni, stringendo una spiga e davanti alla tua candida veste  ci sia abbondanza di frutta. (1) (Libera traduzione di A. T. )

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18 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Festeggeremo ancora il Natale del Signore Gesù a 2009 anni dalla sua nascita!

UnknownSono passati 2009 anni dalla nascita di Gesù, secondo alcuni, 2002, ma non stiamo a giudicare gli errori dei dotti del passato, che tutto sommato, scoprirono tante verità, se messi a confronto con i dotti del presente che un giorno si e un giorno no vorrebbero riscrivere tutto lo scibile dell’umana pochezza e svanitezza.

images Rallegriamoci anche questo Natale, perché i giudici di Strasburgo, da laici re magi, non hanno sentenziato ancora d’imporre, all’areligiosa  Europa, che, per non offendere la suscettibilità dei laici e di tutti gli aderenti  ad altre religioni, il calcolo del tempo  dalla fuga di Maometto da Medina oppure dall’inizio del Terrore della Rivoluzione francese, e perché no, dalla Rivoluzione d’ottobre o anche dalla stessa nascita di Maometto, di Robespierre, Hitler, Lenin o Stalin: preclari esempi tutti di uomini che hanno massacrato o continuano a massacrare i cristiani. Gli stoccafissi d’Europa, nella loro funerea supponenza, potrebbero decidere, prima o poi, cose amene come quello di togliere i crocifissi dai luoghi pubblici perché Dio è morto. Meglio il ritratto di qualche uomo illustre, magari di un giudice , di quelli con la faccia truce però, non bonario, da spaventare grandi e piccoli, magari che somigli ad uno spaventapasseri.

Noi, in attesa del Natale del Signore Gesù, ci accontentiamo di preparare il presepio, ascoltando le nenie natalizie, di cantare in parrocchia la novena e di acquistare l’agnello.

AUGURI_Cisui_per_il_2003Il Santo giorno di Natale,dopo la partecipazione alla Santa Messa in parrocchia e lo scambio di auguri con i correligionari, torneremo a casa e, col caminetto acceso, imbandiremo un grande desco per i familiari più prossimi e meno prossimi, intoneremo prima del pranzo “Astro del ciel” e consumeremo in gioia intima e partecipata il pranzo che i nostri antenati pastori ci hanno tramandato. Per un giorno penseremo e ci augurireremo che tutto il mondo sia in pace e che a nessuno manchi il cibo con la gioia.

images-1A tutti i collaboratori e ai cinque lettori dell’accademia sarda (e italiana) facciamo i più fervidi auguri e mandiamo un abbraccio di pace. Alla nostra bella Isola e ai suoi abitanti, alla Penisola e all’Europa, al Mondo intero, auguriamo che il nato Signore, l’unico vero re della Pace, doni copiose grazie per il corpo e per lo spirito, ma soprattutto porti a tutti la Pace, anche a quelli che non la vogliono e che amano vivere in guerra perenne.

Angelino Tedde

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14 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Lo coppia innominabile dei due iettatori

images-13Forse non erano passate manco 24 ore da che lo iettatore abruzzese aveva preannunciato violenza ed eccoti la violenza di un presunto psicolabile che dichiara di odiare il presidente del consiglio. Forse se quella statuetta di marmo se la fosse data in testa sarebbe anche rinsavito. Lo iettatore con le corna però non si da pause e continua imperterrito ad ignorare che la costituzione italiana garantisce l’inviolabilità della persona. Al nostro buddoolegghiavi non interessa nulla. Nella scelta di un cammino tortuoso come quello dello iettatore non si ferma. Egli continua imperterrito, corre finché non gli darà di volta il cervello  come a Tartaglia. L’uomo senzacongiuntivi non ha bisogno d’essere commentato. L’analfabeta pol-piem-dep è come un fiume puteolente in piena. Chi lo ferma più. Ora diventa pure iettatore perciò ce ne guarderemo bene dal images-14nominarlo come ce ne guarderemo bene dal nominare la pasionaria alla quale non è bastato vedere il suo maestro in una pozza di sangue, ucciso da assassini sedicenti rossi, ma che erano solo neri assassini. Un bel matrimonio fra iettatori non c’è male. Le regole costituzionali vengono infangate, i milioni di votanti vengono insultati, ma a questa carrozza funerea nuziale che porta la coppia dei due iettatori  presso un cimitero dissacrato, per celebrare le nozze alla luce dei satanassi non importa niente. Per costoro il premier è morituro. Questa coppia funesta, insuflata ormai da satana, va evitata anche in digitale e sulla carta stampata perché porta jella!

A. T.

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7 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Premiati con “Lo stilo d’oro 2009” Fulvio De Giorgi e Fabio Pruneri

“IL PREMIO LO “STILO D’ORO” 2009

9788835023210gE’ stato assegnato allo storico dell’educazione   Fulvio De Giorgi  per il saggio Il medioevo dei modernisti, Editrice La Scuola, l’ambito Stilo d’oro al XX Premio Internazionale Raffaele La Porta 2009 per la sezione Pedagogia storica.

30226Il riconoscimento, ex aequo, con il saggio di Fabio Pruneri L’istruzione popolare dall’unità d’Italia all’età giolittiana, è stato votato all’unanimità dalla giuria composta dai professori Gaetano Bonetta (presidente), Franco Cambi, Rosella Frasca, Fulvio Luciani e Lucia Capozzi. La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 5 dicembre a Pescara presso il Palazzo della Provincia, in piazza Italia 30, a partire alle  ore 10″.

ll volume di De Giorgi, che coniuga la storia dell’educazione e della pedagogia con quella della cultura italiana tra Ottocento e Novecento, focalizza l’attenzione sul periodo del modernismo. Partendo dallo studio di Fogazzaro, Gallarati Scotti, Semeria e Murri fino a Tocco e Prezzolini, la ricerca mette in luce come questi intellettuali abbiano recuperato figure-chiave dell’età medievale, fornendo modelli di comportamento fungibili sul piano dell’educazione e dell’autoeducazione. Da questo intervento nasce una pedagogia della libertà che vuole ripsondere alle sfide del nietzschianesimo: il Santo come alternativa al Superuomo.

Per cogliere i meccanismi evolutivi del sistema formativo italiano gli studiosi hanno impiegato paradigmi interpretativi di lungo periodo e i contributi offerti dallo studio di singole istituzioni educative. Questi due versanti storiografici si intrecciano nel lavoro di Fabio Pruneri che vuole essere, da un lato, uno studio sul processo di alfabetizzazione e formazione dei ceti popolari in Italia dopo l’Unità, dall’altro una verifica di quanto le istituzioni nazionali hanno prodotto in ambito scolastico in una porzione ristretta di territorio. Nel periodo preso in esame, dall’Unità d’Italia all’età giolittiana, la scuola primaria fu il luogo della trasmissione del leggere, scrivere e fare di conto, ma tra i banchi e nelle aule si giocò anche la partita della costruzione dell’identità nazionale, particolarmente avvertita dalla classe dirigente locale. La ricerca condotta in questo volume parte dallo studio delle pratiche didattiche nella scuola elementare tra Otto e Novecento e si estende fino ad assumere i tratti una storia sociale e della formazione nella città di Brescia (politiche assistenziali, forme di animazione giovanile, istituzioni educative per l’infanzia e i lavoratori). Attraverso l’impiego di documenti inediti, dà voce agli attori di questo processo: gli amministratori, gli educatori, i maestri, nella loro quotidiana lotta all’ignoranza.

(Recensioni degli editori La scuola e Vita e Pensiero)

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6 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Benide a l’adorare di Nino Fois

Rappresentassione  sacra  de Nadale leada dae sa Sacra Iscrittura

PERSONAZOS

Boghe de Deus

Boghe de Adamu

Boghe de Eva

Zaccarìa

Lisabetta

Maria

Anna

Zuseppe

Unu pastore

Sos tres Res :

FORA DE CAMPU:

BOGHE DE DEUS, DE ADAMU E DE EVA

DEUS         Adam!… Adam!… Adam, e inue ses?!…

Adam, e inue ses?!…

ADAMU    Inoghe so, Deus Meu!…

Inoghe, intuppadu in su padente

ca apo frittu e m’impudo de esser nudu…

Apo s’astrau intro de sos ossos

e in sas venas

m’est currende sa traschìa…

DEUS       E comente custu frittu?!…

E comente t’impudas de esser

nudu?!

Ell’e comente t’apo fattu eo?

Non t’apo fattu nudu?

…Tue non m’as postu mente!…

Tue as mandigadu su fruttu

preubidu!

ADAMU    Issa mi l’at dadu!

Sa fémina chi m’as accostazadu!

E ite neghe nd’apo eo?!…

DEUS         Ell’e de chie est sa neghe? Sa mia est ?!… T’apo dadu sa libertade

pro seberare su bene dae su male

e tue as fattu su chi as chérfidu

sena rispettare sa voluntade mia!…

ADAMU Tue mi l’as accostazada

cussa malassortada…

DEUS        E tue ti ses ismentigadu

de su chi t’aia cumandadu eo!

Issa at sa neghe sua e tue sa tua!

Eva!

EVA          Tenzo frittu, Segnore!

Unu frittu chi non resesso a poderare!

Mi so affianzende cun sos pilos

ma non bi la faghent

a mi catzare s’astrau dae sos ossos

e-i sa traschia dae sas venas!

… E mi nd’impudo a mi resentare

ca non so bestida…

DEUS        Frittu e impudu…

Custas non sunt cosas chi connoschisti…

… E ite m’as cumbinadu!?…

Tue as leadu de su fruttu   preubidu, nd’as mandigadu

e nd’as dadu finas a Adamu…

EVA                   Deus Meu, sa neghe no est sa mia…

Una colora mi l’at nadu e deo, pro timória,

apo fattu su chi issa m’at nadu…

DEUS       Cussa colora

fit su dimóniu maleìttu

e tue l’as postu mente!

Tue e-i su cumpanzu tou Adam.

E dae oe ambos duos

azis a cattigare sa terra

chi, pro neghe bostra,

at a esser malaitta

e ant a brotare ispinas finas in sos fiores.

Tue, Adam, pro sustentare a tie

e-i sa zente tua, as a peleare sa vida arreminzende che-i sos pegos in pàsculu siccu e, die pro die t’as a suerare su pane.

Sa colora s’at a lassinare in terra

pro sempre e una Fémina l’at a ischitzare sa conca e bois andade pro totta vida peleende pro campare fin’a morte

ca a morte bos cundenno!

A bois, a fizos bostros

e s’erentzia bostra.

Tue, Eva , as a dare fizos

cun dólimas mannas

e gai los as a pesare

finas a cando no at a benner

su Servadore a bos abberrer custas giannas chi bos so serrende.

ZACCARIA

E  nde sunt colados bellos annos !

Barantamiza !

Barantamiza annos che sunt colados dae sa prommissa a sa bénnida de su Messia !

E deo ap’àpidu sa fortuna de leare parte a sa lómpida de su tempus finas si non b’apo crétidu sena proas…

In su témpiu fia sa die offerinde sa timanza a Deus Soberanu.

Deo, ùmile satzeldote, intradu in tempus e cojuadu cun duna fémina istóiga.

Sempre aia disizadu de aer unu fizu…

Deo e-i sa fémina mia, ma pro largos annos non b’at àpidu mediu perunu.

Sa die, propiamente cando fia fattende su dovere in su témpiu, si m’est appresentadu un’anghelu de su Segnore a un’ala de s’altare.

Timória manna m’at leadu ma s’ànghelu m’at nadu: “ Non timas, Zaccaria, su chi at disizadu totta vida, Deus Bonu ti l’at accansadu: muzere tua t’at a dare unu fizu chi as a giamare GIUANNE.

Nd’as a gosare tue e medas pro custu naschimentu ca custu piseddu at a esser mannu a cara a Deus. No at a buffare binu e ne àteros licores e at a esser pienu de Ispiridu Santu dae intro de sas intragnas de sa mama.

Isse ch’at a torrare sos fizos de Israle a su Deus insoro. Isse at a approntare su pobulu pro sa bénnida de su Messia.”

Eo non b’apo crétidu nèndeli chi fia betzu eo e finas sa fémina mia.

S’ànghelu, tando, m’at nadu chi isse fit Grabiele, imbiadu dae su Segnore pro custu nùntziu e chi pro no aer crétidu a sa peràula sua mi esseret mancadu su faeddu fin’a sa die de sa nàschida de su piseddu.

Àteru sinnu amus àpidu, deo e-i sa fémina mia, cando est bénnida a visitare a Lisabetta sa sorrastra Maria, fiza de Anna e de Giuachinu.

Elisabetta fit in ses meses e-i su piseddu, comente est arrivida sa tia at brincadu in sas intragnas de sa mama.

Sa fémina mia tando at connotu in sa sorrastra sa mama de su messia e l’at nadu:

LISABETTA

“Beneitta ses tue intro de tottu sas féminas e beneittu est su fruttu de sas intragnas tuas. E ite merìtu nd’apo eo chi sa mama de su Segnore benzat fin’a domo mia? Mi’, su piseddu, comente ses intrada, s’est siddidu intro de a mie.

E abbiada a tie chi as crétidu a sa peràula de Deus.”

ZACCARIA

, tando Maria, a boghe alta e giara, comente cantende, at isoltu a s’aera custas peràulas:

MARIA

“Magnificat s’anima mia su Segnore

e si nd’allegrat s’Ispiritu meu in Deus salude mia.

Ca at sebestadu s’umilidade de s’anchilla sua

allu chi pro custu a biada m’ant a narrer tottu sas zenerassiones.

Ca a mie m’at fattu cosa manna

su chi est potente e santu est nomen sou

E-i sa misecordia sua dae zenìa a zenìa

subr’e sos chi lu timent

Sa fortza at manizadu de su bratzu sou

ch’at isantiadu sos superbos in sos sentidos de su coro issoro

Nd’at faladu sos potentes dae sa sea

e alabadu at sos umìles

At acculumadu de benes sos famidos

e-i sos riccos ch’at dispacciadu a manos bóidas

At amparadu a Israele servidore sou

ammentendesi de sa misericordia sua

Comente aiat imprommissu a sos mannos nostros,

a Abramu e a su sèmene sou in sos sèculos”

ZACCARIA

Comente est nàschidu fizu meu, Giuanne, a mie m’est torrada sa peràula.

E accó chi Maria e Zuseppe, su maridu, tuccant a Bellem pro ponner mente a sa leze de Roma chi cheriat chi onzunu si esseret assentadu in su logu de nadìa.

Su Messia fit a proa a nascher.

Anna, sa mama de Maria, sa onnamanna de su piseddu, at imbaradu in domo sua, in Nazaret, oriolada pro sa fiza chi si deviat illierare.

ANNA

Deus Soberanu Onnipotente,

Deus de sos Mannos Nostros,

Deus de Abramu, de Isaccu, de Giacobbe,

Deus Liberadore e Amparadore de su póbulu tou,

Deus Mere de sa Terra e de sos chelos,

de su mare e de sos bentos,

de sos montes e de sos rios,

de donzi vida chi est in terra, in abba, in aèra,

Deus de paghe e de amistade,

de miserigórdia e de  zustìssia,

Deus de sa lughe, de su sole,

de sa luna e de sos isteddos

sena numeru,

Deus Meu, umìle anchilla

che pedra liddìa

in s’abba curridina

de sa Grascia Tua,

pro giompare su riu a s’àter’ala

m’as seberadu…E pro cuss’est chi no apo patidu

sas penas de su partu.

Accomi inoghe, torra,

Deus Meu,

a ti dare su chi emmo

pro chi sa voluntade tua siet fatta.

Custa fiza mia

dae s’Amore Tou seberada,

intrego a Tie

che anzonedda pretziada,

innossente e pura

pro chi su Fruttu siet Su chi cheres Tue in sa sabidorìa Tua Soberana.

Pro more de sa leze de sos ómines

cun Zuseppe s’est tuccada,

ràida manna, a Bellem,

Terra de sos mannos.

E deo so inoghe

oriolada ca so mama,

cun s’afficu de s’amparu Tou.

Gai at Chérfidu

su Segnore Soberanu.

E gai siet.

Sa manu sua est segura

e sena fine est sa bonidade

e sena làcanas sa miserigórdia.

“At a nascher unu fizu…”

Gai at nadu s’Ànghelu a fiza mia

“ e l’azis a ponner Gesus,

chi tiat cherrer narrer : Deus cun nois “

Coro de mama, fiza mia!…

Tott’issa at fattu,

incoraggida dae s’Ànghelu de su Segnore,

at ingrusciadu sa conca e at nadu chi “emmo”

cunfromma a sa voluntade de Deus.

… E Zuseppe!…

Omine santu, Zuseppe!…

Isse puru

a sa muda at ingrusciadu sa conca

a su chi Deus at chérfidu.

Como sun ambos duos fora de domo

pro ponner mente a sa leze

e pro fagher sa voluntade de Deus.

Su Segnore at a abberrer sas alas suas subra de issos

ca lu sérvinint cun fide.

ZACCARIA

E naschidu est finas su Messia, in Bellem, in duna corona de pastores e Maria, sa mama, l’at accollocadu intro de una mandigadorza ca no aiat bàntzigu.

MARIA CANTAT SU NINNIDU

Anninnia anninnare

ti cherìa pasare

anninna anninna

Pasare ti cheria

drommi sienda mia

anninna anninna

Sienda mia de oro

m’as alluttu su coro

anninna anninna

M’as alluttu de fiama

drommi fizu de mama

anninna anninna

Drommi de mama fizu

geniosu che lizu

anninna anninna

Che lizu geniosu

ti siat sa vida gosu

anninna anninna

Gosu sa vida siat

sa fortuna ti riat

anninna anninna

Ti riat sa fortuna

pàsadi cun sa luna

anninna anninna

Cun sa luna ti pasa

drómmidi fin’a crasa

anninna anninna

Drómmidi fiore meu

Gesus Fizu de Deu

anninna anninna

(BOGHE FORA DE CAMPU)

Accò in chelu un’istella lughìda

e pius de sas sorres est riende:

a tottu s’Univressu paret nende:

“In sa terra torrada est sa vida”!

In s’istella una lughe bianca nida

da’ sa mandigadolza risplendende

allùghet sos ànghelos cantende:

“Gloria a Deus e paghe infinida”

Tuccan sos pastores, poverittos:

giughent in manos sas penas insoro.

A su Pitzìnnu dae chelu faladu

àteru non li podent aer dadu…

Isse ch’ischit lègger in su coro,

sos pastores iscaldit, chi fint frittos.

SU CONTU DE SOS PASTORES

(intrant sos patores)

S’ama fit chenadorzende.

Innida fit s’aera e-i sos isteddos

fint pioende prata mìscia a lentore.

Sos piccarolos fin tinniende

a tinnu continu che-i sas arveghes,

conchibàscias,

fint paschende pàsidas e sulènas.

A cando, tott’in duna,

si paret dae s’ala de Bellem,

unu bulione de ambaghe bianca

giutta dae sa frinighedda

de su notte.

Non bi ponet meda

a s’accurtziare a nois.

Si frimmant sos piccarolos de tinnire

e-i sos canes restant inconados.

Sa nue de ambaghe leat a si partire

in nuittas chi manu manu leant fromma: ànghelos sunt!

Ànghelos falados de su chelu.

Nos inghiriant cantende

cun boghe melodiosa:

“Glória a Deus

in su pius altu de sos chelos

e paghe in terra a sos ómines

de bona voluntade.

Ponìde fattu:

In duna corona azis a bider,

una criaduredda in sa mandigadorza,

sa mama a un’ala

e-i su babbu a s’àtera:

est su Messia !

su Salvadore

promissu dae Deus

e chi bois

sezis isettende dae semper!…

… E tuccadu amus,

cun sas féminas e cun sos parabenes.

E, propiamente

comente aiant nadu sos ànghelos,

amus agattadu sa criaduredda

in sa mandigadorza,

inter sos pegos

chi teniant caldu su logu.

A un’ala e a s’àtera,

sa mama e-i su babbu

chi nos ant retzìdu

cun bonas maneras

e atterettantu ant atzettadu

sos parabenes chi che l’amus giuttu.

Cando sas féminas

si basaiant sa mama de sa criadura

e li daiant su “MAMA DICCIOSA”,

issa torraiat gràtzias

piùs cun sos ojos

chi non cun sas laras.

In cussa grutta

tottu nois

amus leadu sentore de chelu.

ZACCARIA

E no ebbia sos de sa cussorza sunt andados a sa grutta a adorare su Messia, ma dae tottu su mundu nd’est bénnida de zente.

Finas sos res de sa terra si sun móvidos a visitare e a adorare su Segnore

SOS TRES RES

1° – S’istella sua amus bidu in oriente e bennidos semus a l’adorare

A su re Erode nos semus presentados pro nos inzitare su logu inue deviat nascher su Messia ma isse de mala carena e malamente inchizadu nos at nadu de torrare a sa regia sua torrendennòche a sas terras nostras

pro li narrer de pretzisu su logu

chi fimis chirchende ca finas isse

esseret andadu a adorare su re pitzinnu.

2°  –  Un’ànghelu, ma però, amus bidu tottos tres in su sonnu chi nos at avvértidu de non passare a inue Erode ca fit chirchende su Piseddu pro lu bocchire.

3°  –  Pro nos che torrare amus a leare un’àtera filada.

Sos parabenes nostros sunt:

s’oro pro sa dinnidade reale de Gesus;

sa timanza pro l’adorare ca est Deus;

sa mirra chi est s’indìcu de sa dinnidade satzerdotale e de sa sufferéntzia.

ZUSEPPE

Finas a mie est bénnidu un’anghelu in su sónniu e m’at nadu de leare a Maria e su Piseddu e fuire attesu in Egitto ca Erode cheret bocchire sa criadura.

E, diffattis semus prontos pro tuccare.

PREGADORIA DE ZUSEPPE

Deus Soberanu Onnipotente,

a mie, umìle mastruàscia

as seberadu

pro amparare a fizu tou

nàschidu dae sas  intragnas

de sa Fémina mia,

de custa criadura tua

chi as chérfidu preserbare

dae su primu peccadu de s’umanidade.

E deo, cun custas manos corriatas

dae su tribàgliu,

comente fatto a carignare

cust’angheleddu dae chelu faladu,

a lu leare a palas, Segnore…

Ma, si tue lu cheres e mi lu cumandas,

at a esser un’àteru “emmo”

a sa fide chi mi das

finas si de custu assuntu

no isco cantu nde so dignu.

Cun s’aggiudu Tou,

Deus Soberanu,

ap’a esser amparu  e ghia de ambos duos :

mama e fizu, pro more Tou

si custa est sa voluntade Tua Santa.

So intrende in tempus ma,

si cheres Tue,

eo so prontu

a mi fagher babbu in terra

de fizu Tou Divinu

finas a cando

no at a aer sas fortzas

de caminare dae perisse

in custu mundu iscameddosu e iscuru.

E Isse at a esser sa lughe de su mundu,

su sale de sa terra,

s’abba cristallina pro sa zente sidida.

Abba de vida nos at a dare

pro nos attonare

de s’Ispiridu Tou,

Babbu Onnipotente Soberanu.

B’apo a ponner tottu sas fortzas

de su corpus meu e de s’anima mia

ca a fagher su chi cheres Tue

est unu giuale dulche

finas si pesosu.

Su piseddu at a imparare su chi isco deo

pro chi iscat ite est tribàgliu e pelea.

E deo, imparende a Isse,

cantas cosas apo a imparare!

Deus Soberanu Onnipotente,

fatta siet sa voluntade tua

dae como fin’a sa morte.

INTREGU

(Nostra Segnora intregat su Fizu a su mundu)

Allu in bratzos mios su Messia:

che a nois est criadura su Criadore.

Nàschidu est in su frittu, in sa traschìa

pro dare a sos òmines s’amore.

At a passare vida in tribulìa,

at a patire penas e dolore,

at a suffrire cust’Anima mia,

at a morrer in rughe cun rigore.

At a lassare a nois un’eréu

pérdidu pro sa neghe de su peccadu,

pecchende cun superbia contr’a Deu.

Ammentemunnos su chi nos at nadu:

“Donzunu in custu mundu est frade meu”

… Cun sa morte sa vida nos at dadu.

(BOGHE FORA DE CAMPU)

Notte iscura, muda,

no ischimuzu de feras,

non boghes in s’istérrida alva.

Sos isteddos sunt pianghende

làgrimas de astràu.

S’aèra in mudèsa

càntigu est cantende

soberanu,

in s’àmina l’intendo.

Torrat Nadale.

Falat dae chelu

in chéjas lughìdas,

in piàttas e carrelas

a festa tramunadas,

in domo de su riccu

dae saràu incoronada,

inoghe, igùe…

inue bi ses tue

cun sa bértula piena…

Eàllu,

trazende pes,

che pedidòre

cun s’umbra sua

est avantzende…

Non b’at in ziru un’animale:

nottèsta est Nadale.

Isse est torrende

sena saccu,

sena pane,

frunidu ‘e penas:

su dolore

si l’idet in su chizu.

Est Nadale,

sa festa tua, Fizu…

Sa festa de su perdonu e de s’amore,

sa festa de su dolore,

sa festa de su tribagliu

sueradu santamente,

sa festa de sa zente

sidida de paghe,

festa de òmines

de bona voluntade.

(BOGHE FORA DE CAMPU)

Si esseres naschidu in terra mia

finas inoghe in sa mandigadorza

t’aìmis postu sos de sa cussorza

chi passan sa vida in tribulia.

Si esseres naschìdu in terra mia

ch’aimus dismittidu sa resorza

in manu pro leare messadorza

a messare laores a porfìa

Si esseres in terra mia naschidu

a pes tuos sas malas bideas

aimis postu pro nos mezorare.

Sos Sardos tando aèren vividu

sana sa vida e sena pelèas

pares cun pares pro nos rispettare.

F  I  N  E

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5 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Le fantasie di Spatuzza che Berlusconi rintuzza

Contro la criminalità

imagesIn un momento in cui l’Italia, con udienze da pagliettari, la mafia attacca il presidente del consiglio, con il solito: mi ha detto Graviano che avevamo in mano l’Italia perché il padrone di Canale 5  e un nostro compaesano erano al governo. La Repubblica più che riportare in sintesi il processo attacca Berlusconi, altri giornali mettono i punti interrogativi, altri se ne lavano le mani come Ponzio Pilato.Per fortuna Il Giornale, Libero e il Foglio espongono i fatti e aggiungono i commenti e dicono dell’insipienza e della stupidità del pentito che come Provenzano se la passa tra immaginette e Bibbia.

images-1Anch’io tanti anni fa ho sentito dire che un noto giornalista che aveva fondato un giornale scandalistico per seguire i politici democristiani anche in bagno aveva detto che i peti di Piccoli, al contrario di quelli di Andreotti, erano più odorosi. Me ne sono guardato dal riferire il tutto alle autorità sanitarie in quanto io, per mia fortuna, non avevo sentito né i peti dell’uno né i peti dell’altro. Non sarei stato un teste credibile e avrei fatto la figura di una lavandaia che dice dice ogni male possibile delle comari, per sentito dire. Alle lavandaie come ai barbieri non si dà credito. In certe sentine di piemme anche l’aver sentito parlare di un peto è prova provata del peto effettuato e del profumo raccolto. Poi ci meravigliamo se il mondo ci ride addosso. Ora, alla luce dei fatti, la bocca-ano di un omicida reo confesso del images-2delitto Borsellino, (di cui si era accusato anche un altro pentito),del ragazzo sciolto nell’acido, del colpo alla nuca di quel santuomo di don Puglisi, di altri  40 e più omicidi speteggia e narra di questo incontro da Quartiere Latino, di un suo capo, verso cui prova tanta riverenza, che gli avrebbe detto e via dicendo. Sembrano cose di questo mondo, ma non lo sono. Fantasie malate che contattano il surreale dove le orecchie scambiano il cerume per sinfonie, il naso profumi D&B per peti,  l’ano per  bocca,le lucciole per lanterne. Il palcoscenico dei tribunali italiani per avanspettacolo. Nei nostri 70 anni di vita dovevamo vedere tutto questo.

images-3Italia Italia quanto voli basso

cercando la giustizia con gli spettri

del mondo sei il paese più bagasso

e sotto terra più di mille metri.

Scambi tu l’ano per la bocca chiara

un mostro con un santo lindo e puro

i peti suoi per  un’ essenza rara

un casto monte per il bieco muro

images-4O pagliettari neri come i corvi

vi trastullate ancor come dementi

con pigli insulsi e con gli sguardi torvi

la mafia vi propina i suoi fomenti.

Aprite ben le orecchie pien di cera

l’usar codesti falsi criminali

d’inferno vi propina sorte nera

images-5usateli soltanto da orinali.

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2 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Il regalo di Natale di Fini a Berlusconi

images-4Primo. Non bastava la richiesta, a quanto pare più presunta che verace, della non ancora separata consorte bolognese, checché ne abbiano scritto quotidiani e settimanali che pare ignorino la legge sulla separazione legale prima, (gestibile giudizialmente, con le mene, fino a dieci anni) e il divorzio, ugualmente gestibile giudizialmente per altri dieci anni, entrambi con due udienze l’anno. Solo entro quattro mesi la signora avrà diritto alla separazione personale e al modesto (tanto per dire) assegno per campare, non si sa mai che da Bologna non le portino i tortellini.

images-5Secondo. Non era sufficiente la richiesta immediata da parte di quel poveraccio di De Benedetti, (che nel frattempo, a Dogliani, sta ingravidandosi la villa) di 750 milioni di euro.

images-6Terzo. Non bastava il regalo dato generosamente dalla Consulta, sinistrorsa di timbratura, con la bocciatura del Lodo Alfano.

images-7Quarto. (Quattro bara!) ci voleva prima di Natale, sempre con la bivoce di Scalfari-De Benedetti, a mezzo del megafono di Repubblica, anche il bel regalino di Fini a Berlusconi.

Gli ammonimenti di Napolitano ai  queruli e boriosi piemme non bastano. Un buon lavoro sui condannati al 416 bis , una via di liberazione redentiva, qual è la collaborazione di giustizia, e si apre la fontanella delle luride tubature (leggi gola), dell’ assassino del parroco don Puglisi, finito con un colpo alla nuca, ed eccoti chiocchiolare dal rubinetto (leggi bocca) la verità sacrosanta su tutte le nefandezze mafiose: ieri di Andreotti, domani di Berlusconi, entrambi attori affezionati di mafia e politica.

images-8Accanto al presepio mettiamo il pentito Spatuzza, l’immondo assassino, convertito alla parola, al verbo, alla verità e presto, con un processo a catena durante il quale scopriremo che l’uomo al quale abbiamo dato il consenso è autore delle trattative tra mafia e stato, il riciclatore del denaro sporco, anzi l’amministratore delegato di tutte le mafie, l’organizzatore dell’assassinio di Falcone.

Il profeta Trumballo, amante della poesia romantica e delle teorie astronomiche dei piemme, che gli hanno procurato qualche spicciolo,  aveva visto chiaro! E non era creduto! Cassandraccia!!!

Ed io, detentore di un solo voto, il mio, l’ho pure sprecato per un uomo oggi in odore d’essere l’ad  della mafia.

Miei cinque lettori amici, questo Natale non nascerà Gesù Bambino, ma Spatuzza. La bocca della verità, ben intonata dai grandi orecchi dei limpidi nostri piemme.

Arrivati a questo punto, per i 21 milioni  e mezzo di fan di Berlusconi si apre solo il mare e una macina al collo.

Pensate, abbiamo mandato al potere il mafioso dei mafiosi: Silvio Berlusconi, il siur Brambilla milanese, che ha battuto in breccia la mafia campano-puglio-calabro-sicula.

images-9Il sacrestano che porterà il regalo nelle nostre case, sapete chi è? L’ex missino bolognese, il convertito alla democrazia: Gianfranco Fini, la terza carica dello Stato itagliano, camerati!

Non c’è che da premiarlo, eleggendolo subito a Presidente del Consiglio!

Ora capisco perché il mio concittadino Francesco Cossiga aveva suggerito a Berlusconi di andare al voto!

images-10De Benedetti, che va ingrassando la villona di Dogliani, che presto incasserà 750 milioni di euro per la sua esausta CIR, farà un gioioso e santo Natale.

Din din din/din din din/sono io il Natale!

A. T.

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29 Novembre 2009 - Categoria: versi in italiano

Il cielo autunnale di Ange de Clermont


Il cielo autunnale

images-105si copre

di plumbei nuvoloni

su cui

tuoni scorrazzano

saette e tuoni.

Il mare

images-106gelido lago

occhio immane

fra la nebbia

piange.

Col pianto

images-107sulla mobile pupilla

trascorrere

vediamo

il fantasma autunnale.

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