3 Giugno 2010
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storia

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È un anniversario particolare questo dei 60 anni dalla Dichiarazione Schuman, atto di avvio di quel ricco e tormentato percorso di integrazione che ha condotto all’attuale Unione Europea. Ventisette Paesi membri (e altri sarebbero pronti all’ingresso), quasi 500 milioni di abitanti, oltre 4 milioni di chilometri quadrati di superficie e, ad oggi, lo spazio economico più importante al mondo. Chi avrebbe scommesso in un’evoluzione di questo genere il 9 maggio 1950, poco dopo le 18 nella sala dell’Orologio del Quai d’Orsay, dopo aver ascoltato le parole dell’allora Ministro degli Esteri francese Robert Schuman? Ebbene, il 9 maggio 2010 la costruzione europea ha vissuto il suo “giorno più lungo”, con i ministri delle finanze dell’Ecofin che, dopo una lunga maratona notturna e i frenetici colloqui tra i principali capi di Stato e di governo e il presidente americano Obama, hanno varato il primo pacchetto di aiuti salva-Grecia e soprattutto sono scesi in campo per offrire tutto il sostegno possibile alla moneta unica.
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Angheleddu de Abbaidamonte, cando fit minore, non fit malu, ma comente sutzedit in pitzinnia, si lassaiat giughere dae sos cumpanzos de giogu. Una bolta tiu Nieddone, torrende dae tribagliu e passende a caddu a s’ainu in carrela Garibaldi incominzat a narrere:
-Fizos mios in sa Rughe bi sunt sos caos a furriadura pruite ant bogadu dae pagu su triguindia, si bos cherides fàghere sos boes andade a bos nde leare, fetendel’ischire primu a mama bostra, bos recumando!-
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Arrivai a Stintino in una plumbea giornata di ottobre del 1962. La strada era costituita da una sterrata che per 30 chilometri procedeva a forma di serpente. Il borgo fatto di case basse e imbiancate mi parve come un gregge di pecore brucanti l’erba su una lingua di terra lambita da entrambi le parti dal mare uggioso e grigio anch’esso. Scesi con pochi passeggeri dal vecchio pullman, andai dal parroco che si presentò con una talare unta e bisunta. Mi accompagnò dai coniugi Benenati e in men che non si dica mi ritrovai in una stanzetta che sarebbe stata mia per un anno, Con gli anziani coniugi viveva anche una giovane nipote, Speranza, invisibile. La vidi pochissimo nel corso di un anno, gli zii la tenevano molto riservata. Dopo qualche giorno mi recai a scuola e così conobbi questi bei campioni di adolescenti che avrai portato dalla prima alla terza media.
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26 Maggio 2010
- Categoria:
storia
Pubblichiamo volentieri il profilo di un vescovo algherese del Settecento interessato all’alfabetizzazione dei fanciulli della diocesi. Autore del profilo è il prof. Giuseppe Zichi, professore, a contratto, di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Sassari. Di nostro abbiamo aggiunto il suo episcopato a Saluzzo così come viene descritto nel sito storico della diocesi.
( A. T. )
Giovanni Battista Lomellini nasce a Carmagnola, in Piemonte, il 12 marzo 1670 da nobile famiglia. Frate domenicano dell’Ordine dei Predicatori e maestro in Sagra Teologia, fu parroco e poi priore nella Chiesa della Minerva a Roma; rivestì inoltre l’incarico di penitenziere nella chiesa di Santa Maria Maggiore della stessa città. Il 16 aprile 1726, secondo il sistema del Regio Patronato, Benedetto XIII su proposta del Re di Sardegna Vittorio Amedeo II, gli affidò la cura della diocesi di Alghero consacrandolo nella Cappella di S. Pio V in Vaticano. Appare opportuno ricordare che il pontefice, come scrive Damiano Filia ne La Sardegna Cristiana, avrebbe preferito innalzare alla sede vescovile un romagnolo, avuto come vicario generale in Benevento, ma il marchese d’Ormea fece pressione per destinarvi il domenicano Giovanni Battista Lomellini.
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Nel salone dell’Auditorium del Seminarietto, in Sassari, alla presenza dell’Arcivescovo mons. Paolo Atzei, del Rettore Magnifico dell’Università degli Studi di Sassari, Prof. Attilio Mastino, del famoso ottuagenario Prof. Manlio Brigaglia, della Prof. ssa Assunta Trova, di una piccola rappresentanza di Pie Sorelle Educatrici e di Suore del Getsemani e di un piccolo gruppo di signore e signorine, in tutto non più di 25 persone , oratori compresi, il direttore di Libertà don Michele Murgia ha dato inizio alle celebrazioni. I tre relatori Giuseppe Zichi, Angelino Tedde hanno rievocato le figure che nel 1910 diedero vita al settimanale in un clima di grossi scontri politici tra clericali, (così venivano chiamati i cattolici), e progressisti che in città controllavano tutte le istituzioni: Comune, Provincia, industrie piccole e medie, e la stampa per mezzo del quotidiano “La Nuova Sardegna”. Perfino il collegio ed educandato dell’Orfanotrofio delle Figlie di Maria.
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Sos pitzinnos de sa carrela intitulada a Garibaldi in sa bidda de Abbaidamonte fint una vintina, nàschidos dae su 1935 a su 1940, ma comente sunt nàschidos, sunt crèschidos, sunt diventados mannos e manu manu si che sunt andende a s’ateru mundu. Arrivit primu a ue Santu Pedru Ico Lumbau e dimandat a ue est destinadu: Santu Pedru chircat s’anàgrafe de sos tre istados de s’àteru mundu: Paradisu, Purgadoriu e Inferru e chirca chirca agatat su destinu de custu mortu a segundu sos pensamentos, sas peràulas, sas òberas e sas omissiones fatas. Giamat a Ico e li narat: “Tue fis emigradu in Frantza e custu ti salvat dae s’inferru ca gia nd’as passadu meda de dolores e de matanas, però fizu meu caru as passadu sa vida chen’andare a missa e custa est un’omissione chi ti che lampat in Purgadoriu nessi pro tantos annos cantas sunt sas missas chi no as iscultadu!
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13 Maggio 2010
- Categoria:
cultura
ERA SARDO, NON CARTAGINESE
È del tutto certo che su noi linguisti incombe in maniera permanente il grave pericolo di farci condizionare, nelle nostre scelte ermeneutiche ed etimologiche, dalle lingue che effettivamente conosciamo e soprattutto da quelle della nostra esatta specializzazione. Per la nostra Sardegna è un esempio paradigmatico quello del canonico Giovanni Spano che, all’apice della sua lunga carriera di benemerito studioso, pubblicò il suo Vocabolario Sardo geografico, patronimico ed etimologico (Cagliari 1875), nel quale si dette da fare per spiegare con la lingua fenicia – che egli del resto conosceva in maniera superficiale – moltissimi toponimi sardi, la massima parte dei quali sono invece di sicura ed anche evidente matrice od origine latina. Il grande linguista tedesco Max Leopold Wagner ha adoperato il vocabolo «feniciomania» per bollare alla radice il tentativo fallimentare messo in atto dallo Spano.
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«I vinti non lasciano archivi!»
Sarà perché la mia opera «Origine e parentela dei Sardi e degli Etruschi» è uscita nel 1995 ed è ormai esaurita e l’altra mia opera «Storia dei Sardi Nuragici» è recente, dato che è uscita appena nel 2007 (Selargius, edit. Domus de Janas), sta di fatto che nessuno di coloro che in questi ultimi mesi sono entrati nella vivace discussione sulla eventuale “scrittura nuragica” ha mostrato di conoscere queste mie opere, nelle quali risulta un ampio ed impegnato capitolo sul tema «I Nuragici e la scrittura». Ed allora, per ovviare a questo silenzio, casuale oppure voluto, con questo mio odierno intervento riassumo quanto ho scritto in quel capitolo.
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