14 Ottobre 2010 - Categoria: letteratura sarda

S’àndela de sa poesia dae deris a oe (I) di Luigi Ladu

LuigijpegCon quest’articolo nasce una calorosa collaborazione tra academia sarda de istoria de cultura e de limba (e la dicitura italiana) e il sito di Luigi Ladu, per intenderci tra Luigi Ladu e Angelino Tedde, tra i suoi collaboratori e  quelli nostri, o meglio, tra operatori culturali sardi che incarnano il noto detto Fortza Paris! Il sito di Luigi potrà, quando lo desidera, attingere dal nostro sito e quello nostro dal suo sito. L’unico impegno sarà quello di siglare gli articoli con i nostri reciproci link, dopo la firma degli autori naturalmente. Inutile dire che il sito di Luigi è ricco di poesia e di prosa sarda, ma anche di tante altre perle. Penso che questa collaborazione allarghi i nostri orizzonti, specialmente sul versante della “limba” sulla quale, lo affermiamo con sincerità e umiltà, noi siamo molto indietro. Però non voglio perdermi in contabilità, ma voglio sottolineare il calore di questo fraterno abbraccio, di questo scambio meraviglioso di doni, di questa corrispondenza “d’amorosi sensi” come direbbe Ugo Foscolo.

Agl’inizi di questo terzo anno di vita di Accademia (Academia) sarda credo che questo sia il più bel dono che la solidarietà tra noi e, oso dire, anche la Provvidenza ci ha fattto.
A chent’annos ! (A. T.)

Non b’at de creer chi sa poesia sarda siet naschida de repente in finitìa de su 1.400, cando su Piscamu Tattaresu Antoni Canu at iscrittu su poema subra de sos Martires Turritanos (prubbicadu in su 1557) o in su 1.500, cando leat a iscrier Ziròmine Araolla de Tattari.

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13 Ottobre 2010 - Categoria: lingua/limba

Iscriere in prosa sarda non est fatzile de Anghelu de sa Nièra

Iscriere in limba sarda, subra totu in prosa, no est tantu fatzile. Su motivu printzipale nde benit dae  sa mancantzia de unu corpus scriptorum de onzi tempus e pustis sos scriptores e i sas oberas chi amus a betada de manu las amus  o in sardu logudoresu (sa Carta de logu d’Eleonora d’Arborea, sos condaghes, sas visitas pastorales, sos chimbe liberos parrochiales, sas deliberationes de sa republica de Thatari,sos istrumentos notariles, sos istatutos de Tathari e chentu ateros documentos chi manu manu sunt benzende a pizu)o in sardu campidanesu (comente meda ateros iscritos chi manu manu sunt benzende a pizu issos puru).

E custu est gia unu problema de isciovere pro sos iscritores in limba sarda. S’atera chistione sunt sas  contaminationes conoschidas dae s’italianu, dae su castiglianu, dae su cadalanu e dae sos ateros limbarzos chi manu manu l’ant contaminada. Ca, a mie paret, chi sa limba sarda-che totu sos limbarzos-immaculada non est istada mai, ca at mandigadu pane dae sete furros, anzis l’an custrincta a mandigare.

A custas chistiones b’est pustis de annanghere  dae  cale limba umprire cando nos mancat una peraula culta, dae su latinu o dae s’italianu? Sighimus s’iscola de Sevadore Cossu e de Juanne Ispanu o intamen dae s’italianu comente narant ateras concas de ou pro la narrer a s’americana?

Su fatt’istat chi unu chi cheret iscriere in prosa sarda leat inue cheret s’importante chi epat s’ispiratzione si si tratat de unu contu e s’inteligentzia e sa cultura si si tratat de una cronaca o de ateras scientias. Assafines deo pesso chi como sos ditzionarios bene o male los amus e pertantu si unu cheret iscriere in prosa sarda calchi acorru l’agatat. S’importante est a si sutammitere a chi n’ischit prus de a  nois. E nois iscurigheddos sa mastra gia l’amos. Deo pesso chi no at a passare mancu un’ora chi issa s’at a faghere intendere puru s’est passende unu momentu feu!

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13 Ottobre 2010 - Categoria: storia

La stampa cattolica in Sardegna 1848-1910 di Emma Linda Tedde


Per avere una visione schematica della stampa cattolica sarda é bene suddividerla in tre periodi ben caratterizzati dagli avvenimenti che hanno accompagnato nelle sue diverse fasi il processo di unificazione nazionale.

Il primo periodo é segnato, da parte dei cattolici sardi, da un profondo sgomento per le leggi che limitarono i privilegi della chiesa e ne incamerarono i beni.

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11 Ottobre 2010 - Categoria: archeologia, storia

Il Castello di Chiaramonti di Gianluigi Marras

Introduzione

Il castello di Chiaramonti è da sempre noto agli storici sardi, che tuttavia hanno generalmente fornito solo laconiche informazioni sulla sua storia ed evoluzione nello scorrere del tempo, sulla sua ubicazione e sulle eventuali strutture materiale superstiti. La vulgata ha in particolare tramandato le notizie di un castello appartenuto dapprima ai Malaspina, poi ai Doria (Matteo, Brancaleone e Niccolò), la cui torre è stata poi riutilizzata come campanile della parrocchiale del centro di Chiaramonti.

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10 Ottobre 2010 - Categoria: cultura

Il martello di Atropo etrusca e dell’accabbadora sarda di Massimo Pittau

Di recente è stato messo in dubbio che sia mai esistita in Sardegna l’usanza dell’accabbadura, ossia della “buona morte” od “eutanasia”, praticata dalle accabbadoras (ma anche dagli accabbadores) (due cc e due bb !) su individui in lunga e dolorosa agonia. Chi ha sollevato questo dubbio evidentemente non ha letto l’articolo di Maria Giuseppa Cabiddu, pubblicato nei «Quaderni Bolotanesi» del 1989, num. 15, pagg. 343-368. Si tratta di uno studio molto accurato, circostanziato di fatti, di testimonianze e di bibliografia, il quale non lascia spazio a ragionevoli dubbi intorno al fenomeno studiato ed esposto dalla ricercatrice. Costei presenta anche una lunga testimonianza fàttale da un suo concittadino di Orune, nato nel 1910, testimonianza che praticamente riportava indietro i fatti narrati soltanto di qualche decennio.

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9 Ottobre 2010 - Categoria: eventi culturali

Accademia sarda di storia di cultura e di lingua compie due anni di Angelino Tedde

Sono trascorsi 24 mesi dal giorno in cui il sito accademia sarda ha perso l’incedere statico e e personale per diventare un luogo di discussione e di partecipazione aperto non solo ai soci, ma anche a tutti coloro che hanno voluto inviarci i loro contributi sulle varie discipline che man mano sono emerse.

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8 Ottobre 2010 - Categoria: cultura

I nobel per la chimica. Se Pallade aiuta gli architetti delle molecole di Maria Maggi

Il vero protagonista dei Nobel quest’anno pare essere il carbonio. Se il premio per la fisica era andato agli inventori del grafene, materiale formato da uno strato sottilissimo di atomi di carbonio, quello per la chimica è toccato a Richard Heck, Ei-ichi Negishi e Akira Suzuki per avere sviluppato metodi innovativi per legare gli atomi di carbonio, utilizzando il palladio, in composti molecolari, che hanno avuto applicazioni in medicina, in agricoltura e nell’elettronica.

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30 Settembre 2010 - Categoria: politologia

Meno ideologia e più soluzioni di Paolo Pombeni

Editoriale I Settembre 2010: Unione Europea: rom e cittadini europei.

Il dibattito suscitato dalle misure predisposte dal presidente francese Sarkozy non è pienamente convincente. Il parlamento europeo ha condannato la politica francese, ma l’impressione è che si sia trattato più della solita presa di posizione di una (falsa) buona coscienza che non della seria presa in considerazione di un problema. L’intervento dell’ex presidente francese Giscard D’Estaign su «Le Point» avrebbe meritato più attenzione di quanta ne abbia ottenuta. Il suo ragionamento può essere riassunto così. Una frettolosa integrazione di Bulgaria e Romania nella UE ha scaricato su tutti i paesi il problema della minoranza rom che in quelle due nazioni è trattata molto male, in modo da spingerla ad emigrare, riprendendo antiche sue tradizioni. Però le altre nazioni europee non sono in grado di integrare rapidamente quote di popolazione considerevoli e prive di una previa acculturazione alle way of life dei nuovi luoghi in cui vanno a vivere. La conseguenza sono problemi di sicurezza, di capacità di offrire condizioni di vita accettabili e via dicendo, con il risultato di creare sacche a rischio devianza e tensioni con le popolazioni residenti. Senza giustificare metodi brutali impiegati per gestire questa contingenza, è però difficile negare che il problema esista e che sia difficile risolverlo con le buone parole. Il tema dell’immigrazione, al di là di tutto, è ben presente, e successi come quello del libro di Thilo Sarrazin in Germania dimostrano che ci sono quote non piccole della popolazione europea che lo guardano con crescente preoccupazione. L’illusione di risolverlo spazzando la polvere sotto il tappeto, cioè ghettizzando le comunità immigrate in pseudo-riserve in cui si consentirebbe loro di vivere come vogliono, purché non cerchino di contaminare le comunità circostanti è svanita molto presto.

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