0. Premessa

Nel ringraziare l’Assessorato per avermi invitato a intervenire su un argomento così interessante come quello rappresentato dalla situazione sociolinguistica oggi in Sardegna, premetto subito che dirò delle cose che a taluni potranno sembrare nuove o sorprendenti ma che non lo sono affatto, se non nella misura in cui un aspetto importante della realtà linguistica della Sardegna era finora poco noto o sottovalutato.
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Commenti disabilitati su La situazione sociolinguistica della lingua sarda settentrionale (2008) di Mauro Maxia . Leggi tutto
Roma 15 dicembre, San Bacco Dahah, il giovane. Il giorno successivo alla staffilata su quel volto di cartone di Fini, il triole RuFiCa, si è incontrato nella cantina della Camera dei deputati, e dopo aver assunto, un goccio di vecchia romagna butòn ha giurato davanti ad una vecchia crosta degli Orazi di coalizzarsi in parlamento e costringere comunque alle dimissioni il governo BeBò. Tra i finiani però si diffonde il malcontento e si avvertono le prime frane.
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Commenti disabilitati su Il triole RuFiCa fa trening di coraggio- di Ciccio Romano . Leggi tutto
Conobbi Piero Montresori a casa di Toto Luche con altri amici, ora scomparsi, e diventammo discretamente amici anche se io capii da subito che non ero fatto per la politica. Mi colpì in lui, la buona educazione, la discrezione e la schiettezza.
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Commenti disabilitati su Piero Montresori (1935-2010). Un uomo garbato, un politico discreto-di Angelino Tedde . Leggi tutto
Le sepolture non sono semplicemente il luogo di riposo eterno di chi visse nel passato sono anche contenitore di informazioni su chi fosse il defunto in esse contenuto. Queste sono la testimonianza ultima della sua vita, che con esse viene consegnata ai posteri.
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Su Comitadu pro sa limba sarda, riunidu in Fonne pro sa Cunferèntzia regionale de sa limba sarda, in ocurrèntzia de sa “Die mundiale de sos deretos umanos/Human right day 2010 ”, at cumintzadu unu protzedimentu de reclamu pro sa violatzione de sos deretos de s’òmine in contu de mesuras discriminatòrias in relatzione cun su no-imparòngiu de sa limba sarda e de sas limbas alloglotas in sas iscolas italiana in Sardigna, violatzione fata dae s’Istadu italianu chi nde tenet cumpetèntzia costitutzionale.
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L’aspettativa della fine di Berlusconi o per meglio dire dei tre polli del pollaio di Destra (Berlusconi, Bossi, Fini) o più semplicemnte del governo BEBOFI pervade gl’italiani più chiassosi e caciaroni, i media correlati: Corriere della Sera, Repubblica, Mattino di Napoli e Messaggero di Roma (in conto suocero di Casini), il Secolo XIX di Genova (in conto Fini), e tutte le altre frattaglie provinciali ad essi collegati; aggiungiamo anche il TG3 dell’affascinante Bianca Berlinguer, spazi del TG 2 (la coppia Santoro-Travaglio con il resto dell’ammucchiata), La7 del Tronchetti Provera, le frattaglie delle TV Sky del santo Sinistro denaro Murdoc, i 30 giornali provinciali del mite e san Carlo De Benedetti, patrono della Sinistra, (sta costruendosi a Dogliani il mausoleo defuntorio) e non perdiamo tempo a contare cetera media tubarum settimanali e altri periodici.Di fronte a questi TG1, Canale 5, Italia 1, Rete 4, e altre frattaglie su Sky sono bazzecole. Eppure in Italia non c’è libertà di stampa a sentire gli exagitati del centro-sinistra. Per fortuna la maggioranza degl’Italiani non legge, non vede la TV e non ascolta la radio perché in tutt’altre faccende affaccendata. Pensate ai cacciatori, ai pescatori, alle tifoserie, ai religiosi, alle monache di clausura, agli ammalati, ai moribondi, ai naviganti, ai volontari (11 milioni), agli anziani autosufficienti e degenti (il 25% della popolazione) che non pensano a leggere, che si rompono i timpani per queste manifestazioni, o a quelli che prima di morire vogliono trovare l’ultima morosa. Uno crede di parlare agl’italiani e poi scopre che appena il 20% li ascolta, posto che la TV non venga tenuta accesa per farsi coraggio e per conciliare il sonno. La più beffarda vendetta degli utenti come reazione al circo senza cavalli delle piazze d’Italia, delle Università, dei Lavoratori con la L maiuscola, perché tutti gli altri li campa Babbo Natale!
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Commenti disabilitati su I cinque polli del pollaio di Centro- Sinistra. Riflessioni di Ghigno di Tonca . Leggi tutto
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Analisi topografica
L’area da me analizzata mediante ricognizione archeologica è nota nella cartografia catastale come San Matteo[1], ma viene chiamato popolarmente Monte e’cheja, ovvero “monte della chiesa”. La toponomastica riporta dunque memoria dell’antica parrocchiale di San Matteo, traslata poi nell’attuale sede nel 1888[2], e non serba traccia dell’antico castrum.
Effettivamente la prima ubicazione del castello nel sito è quella dell’Angius, seguito poi dal La Marmora e quindi dagli altri studiosi di storia sarda, nella prima metà dell’800. Ancora il Mamely de Olmedilla, nella sua Relazione del 1769[3] (scritta l’anno prima), descrive la parrocchiale[4], “…grande e non brutta né in cattivo stato…[5]“; ci dice inoltreche la pianura dove è situata in passato doveva essere popolata, “…secondo quanto indicano le fondamenta di abitazioni…[6]” senza però far menzione di eventuali torri o apprestamenti militari.
L’Angius[7] è invece il primo che identifica il sito della chiesa parrocchiale con l’ubicazione dell’antico castello. Al momento in cui scrive “…sta ancora tutta intera una torre, perché fattasi servire a campanile; sono di un’altra visibili alcune parti, ed è qualche vestigio delle mura, tra le quali la cisterna scavata nella roccia…”[8]. Il generale Della Marmora, che visitò il paese nel 1834[9], riteneva invece che della costruzione militare non restasse traccia e che sul suo perimetro fosse sorta la chiesa[10].
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M.Ruzzu, La Chiesa Turritana dall’Episcopato di Pietro Spano ad Alepus (1420-1566), Sassari 1974, pp. 174-176
Costituzioni del vicario generale Giovanni Serra [1]
Joanne Serra canonigu in spirituale et temporale vicariu generale pro su Rev.mu Segnore don Salvatore de Allepus archiepiscopu de Turres et episcopu de Sorra et Pioagua que a boys ateros qualesisiat aquiesas cosas infratas hant pertener in qualunque modu salude in su Redentore nostru. Desiande pro su carrigu et officiu nostru in su quale vigilamus pro su serviciu de Deu intender in su convenit assu redressu dessas cosas et persones ecclesiasticas hapidu maduru colloquiu cun sos Rev.dos dessu capidulu turritanu si sunt fatas et decretadas sas ordinaciones infratas sas quales per effectu et executione de cuddas et pro qui nexunu depottat allegare ignorantia, cumandamus esser affixas in su choru dessa seu dessa presente citade in virtude dessa sancta obedientia et suta pena de excomunigacione premittendo sa monitione canoniga et dessa qui in cuddas si expressa tengiades et observedes et non contrafattades nen vengiades per alguna causa vja /o/ raxione atteramente hamus pro ceder contra su deljnquente conforme a justicja.
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Commenti disabilitati su Costituzioni in lingua sarda del 1549 del vicario generale Giovanni Serra a cura di Mario Ruzzu . Leggi tutto