8 Novembre 2020 - Categoria: eventi luttuosi

“Visita al Camposanto di Chiaramonti” di Ange de Clermont

Dopo la Messa domenicale, oggi officiata da don Bigasbaby, ma anche di suffragio per i compagni di collegio senza famiglia, Oreste le cui ceneri navigano sul mare della Cina, Eugenio, sepolto a Sassari in un loculo sempre infiorato, ci siamo recati al nostro meraviglioso Camposanto, inaugurato nel 1879.  Abbiamo innaffiato i fiori collocati in abbondanza nella tomba di famiglia, non sia che mia suocera Tarsilla si faccia vedere nel sogno per rimproverarci di averne messo pochi, quindi abbiamo innaffiato in altra tomba incompleta i fiori abbondanti collocati per Franca, morta prematuramente a soli 56 anni e un pò d’acqua anche nei fiori di mio zio Giovannandrea (1906-1990) privi del tutto d’acqua e della seconda moglie Maria Antonia Gallu, nota Antonina (1911-1998).

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7 Novembre 2020 - Categoria: eventi straordinari

” In Paradisu cun tia Giorzia” de Anghelu de sa Niéra

Cabidulu XX. Su Paradisu.
Manu manu chi pigaimus in altu diventaimus lezzeros e unu entareddu dulche nos attiraiat sempre pius. Su Chelu, isconfinadu e coloradu de rosa, mandaiat unu profumu de eranu fioridu e sas animas prima, che puddones in d’un’arvure de mendula, s’aberiant e si serraiant che fiores. In zirculos semper pius mannos sas animas isijiraiant bestidas in tunicas como biancas che.i.su latte e pustis rosas. Sas caras fint totu giovaniles e totu sutta sos vint’annos, sas concas coronadas cun istellas lughentes e su movimentu issoro produiat una musica misteriosa chi ti trabassaiat su coro.
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5 Novembre 2020 - Categoria: memoria e storia

“Notte d’azzardo e di pietà nello storico cimitero di Chiaramonti” di Carlo Patatu

Notte di terrore in cimitero
L’apertura furtiva di una bara, in piena notte e al lume di candela, per accertare l’identità della salma di un prode soldato caduto al fronte durante la Grande Guerra
di Carlo Patatu
Inaugurato nel 1879, in origine il nostro cimitero constava delle sole quattro aree, comunemente definite quadri e delimitate dai viali che s’intersecano nel punto in cui sorge la colonna sormontata da una croce di ferro. Il resto è venuto dopo. Molto dopo.
In quei campi erano interrate le salme, allora racchiuse in casse di solo legno. Le sepolture erano contraddistinte da un tumulo di terra con a capo una croce di legno grezzo recante nome e cognome del defunto, seguito dalle date di nascita e di morte scritte più spesso con la matita copiativa. E che pioggia e umidità facevano sparire nel breve periodo. Meno male che tiu Pedrantòni, il vecchio custode, aveva memoria buona e ricordava nomi e cognomi di quelli che chiamava bonariamente i suoi ospiti.
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30 Ottobre 2020 - Categoria: letteratura sarda, memoria e storia

Giovanni Corona (Santulussurgiu,1914-Caglari,1987), un maestro elementare, scrittore e poeta di Giovanna Elies

 

Giovanni Corona

Giovanni Corona nacque a Santulussurgiu (OR) il 17 dicembre 1914. Perse il padre tragicamente  a 4 anni. Frequentò le scuole elementari  e il ginnasio nel suo paese nativo, il corso magistrale a acgliri. Diplomatosi maestro elementare insegnò per tutta la vita nel suo paese. Lesse moltissimo sia i poeti italiani che europei. A parte qualche parentesi per il servizio militare non lasciò mai la Sardegna. Condusse vita molto appartata e non si sposò ne ebbe figli a parte i suo scolari che come ogni buon maestro predilesse e cercò d valorizzare.

Mario Luzi

Pubblicò un solo lavoro durante la sua vita, mentre gli altri furono pubblicati postumi. I suoi versi furono apprezzati dal grande poeta italiano  Mario Luzi, suo coetaneo, (1914-2006). Oltre le pubblicazioni postume restano di lui circa 400 scritti inediti  e la parte specialistica della sua biblioteca costituita da 400 volumi, lasciata a sua nipote Francesca Manca. I rimanenti libri li ha lasciati alla biblioteca parrocchiale. Morì a Cagliari il 12 dicembre 1987 a 73 anni.

Giovanni Corona di Giovanna Elies

Nei nostri paesi, dove la Storia ha lasciato tracce profonde, indelebili, le micro storie personali vanno ad incrociarsi con quelle del territorio e vi restano aggrappate, come muschi e licheni alle rocce.

Santulussurgiu, un paese, una Storia: Giudicato di Torres fino al 1259; giudicato di Arborea fino al 1410, poi dopo la battaglia di Sanluri è passato  sotto le dipendenze di Arborea.

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27 Ottobre 2020 - Categoria: letteratura sarda

Storia materiale del paese:”La luce a Chiaramonti” di Carlo Patatu

Essendo nato nel 1937 mi son potuto godere l’illuminazione elettrica fin dalla nascita, visto che quando nacqui a Chiaramonti le turbine la producevano già da 10 anni e quando da piccolo girapaese, mi capitava talvolta di vedere zio Giovanni Patatu entrare in quella cabina che ritenevo micidiale  mi chiedevo come potesse fare a regolamentare quell’energia sconosciuta  e temibile, mamma mia!. La lampada in s’appusentu mannu si acceendeva all’imbrunire e se ne andava all’alba. La gente diceva che l’illuminazione era a frofré visto che il termine a forfait era di difficile pronuncia. In s’appusentu minore dove c’era il focolare per scaldarci, ma anche per la cottura del cibo. si accendeva il fuoco con la legna che prendevamo dalla nostra stalla dove c’era il forno per il pane e “su mannale” da ingrasso che ci forniva lardo per tutto l’anno per i condimenti.
Io miravo spesso la lampadina mentre ricordavo la canzone che cantava mia madre in sardo e che non era altro che Rosamunda. “Rosamunda, Rosamunda,
Rosamunda sa carrela non ch’at  lughe e candela o che felicità!” E’ meritoria e piacevole questa storia della vita materiale del paese ai tempi dell’economia del maiale come la chiamano gli storici della “Nuova storia”. E bravo Carlo, vedi che senza saperlo hai aperto uno squarcio di storia materiale del paese.
(Angelino Tedde)
La luce a Chiaramonti dal 1927 grazie alla Ditta Budroni&R0tt9gni

di Carlo Patatu

E anche a Chiaramonti la luce fu

Una mezza dozzina d’anni dopo la fine della Grande Guerra (1914-18) fecero capolino anche in paese lampadine elettriche, che mandarono in pensione i lumi a olio e le candele steariche
di Carlo Patatu
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17 Ottobre 2020 - Categoria: versi in italiano

“Io lascerò” di Maria Teresa Inzaina nel giorno del suo genetliaco

Maria Teresa Inzaina

Io lascerò..

Io lascerò
che il tempo
giochi con il mio viso
come bimbo col seno della madre.
Che disegni
i suoi solchi intorno agli occhi
perché più luce di vita
sia nelle pupille.
Che accompagni
i sorrisi
col filo d’ombra della malinconia
ai lati delle labbra
come i tramonti d’ autunno
accesi e intensi
accompagnano
d’ombre lunghe intrecciate
sere struggenti
che più non torneranno.
Che ferisca
il mio corpo
e allenti qua e là
la turgida freschezza
di stagioni che già lontane sento.
Che confonda
di tanto in tanto la mente
sparigliando e rubandomi ricordi
perché sia meno gravoso il passo
senza il fardello di troppi rimpianti.
Sarà il tempo
che passa su me
fedele amico pietoso e gentile.
Le sue mani di vento
mi spingeranno come vela leggera
dove è scritto che il viaggio finisca
al di là di quell’ultima tempesta
con tutte le rughe della vita
ogni ruga
uno sbaglio una gioia
una ferita
ricordo che fa male o che consola
segni preziosi trame delicate
d’una poesia
che dentro mi ha cantato.
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17 Ottobre 2020 - Categoria: memoria e storia

“Eva Mameli Calvino” di Adriana Biffis Ottelli

Per dare  un’idea più chiara della studiosa sarda di cui tratta Adriana Biffis Ottelli presentiamo ai lettori una scheda su questa scienziata sassarese offertaci di Raimnda Lobina.

“Sembravo timida ma non lo ero per niente.
Dentro di me sentivo una gran voglia di imparare.
Non avevo ancora idea di cosa avrei fatto,
però sapevo che desideravo scoprire per essere utile.
A chi o a che cosa lo ignoravo,
ma l’idea di diventare qualcuno
mi accompagnò sempre in quegli anni.”

Giuliana Luigia Evelina Mameli, detta Eva, nasce il 12 Febbraio 1886 a Sassari, da una famiglia alto-borghese, quarta di cinque figli: la madre è Maria Maddalena Cubeddu, il padre Giovanni Battista è colonnello dei carabinieri. La famiglia Mameli è molto unita e l’educazione dei figli si basa su principi quali il valore dello studio e il massimo impegno nella vita e nella professione.

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12 Ottobre 2020 - Categoria: memoria e storia

Mons. Giuseppe Budroni (Castelfranco Emilia,1924-Tempio,1990) di Pietro Meloni

 “L’acqua! Sul Monte Limbara a Galaricciu c’è l’acqua!”. Brillavano gli occhi di Don Giuseppe Budroni quando scoprì che nel terreno che il Comune di Tempio stava per donare alla Gioventù di Azione Cattolica di Sassari vi era una sorgente d’acqua e quindi si sarebbe potuto realizzare il sogno di edificare una casetta per i campeggi alle pendici del Giogantino non lontano da Vallicciola. Erano trascorsi otto anni dal primo campo diocesano, che si era svolto nell’anno 1949, e il Limbara era diventato la casa estiva degli Aspiranti e dei Giovani di Azione Cattolica di Sassari. Il sogno era il desiderio di edificare una piccola “casa della gioventù”, mentre fino a quel tempo i ragazzi erano stati ospitati nell’accampamento delle tende accanto ai capannoni della Guardia Forestale.

       Sorgenti d’acqua ce n’erano molte sui monti ed erano diventate i “santuari” ai quali si andava in “pellegrinaggio”, marciando per ore e ore e cantando allegramente. La ridente pianura di Vallicciola invece era povera d’acqua e la sua antica fonte pareva vicina a esaurirsi. La presenza dell’acqua alimentò un sogno che non si realizzò mai. Ma quel giorno la scoperta dell’acqua fece sussultare di gioia il grande “sognatore” don Giuseppe Budroni, sacerdote entusiasta e capace di contagiare il suo entusiasmo a tutti i giovani.

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