Turris Libisonis di Massimo Pittau
Turris Libisonis (odierno Porto Torres) – Il primo componente del toponimo è chiaramente l’appellativo lat. turris «torre», ma molto probabilmente costituisce la traduzione di un precedente vocabolo nurache, nuraghe. Col che intendo sostenere che è molto probabile che il centro abitato derivasse la sua denominazione da un nuraghe che costituiva l’«edificio cerimoniale, religioso-comunitario» della sua popolazione.
È del tutto irrilevante il fatto che di questo nuraghe sembra che attualmente non esista alcuna traccia, dato che purtroppo per lungo tempo in tutta l’Isola molti nuraghi sono stati distrutti da privati cittadini per usarne il materiale litico per la costruzione delle loro abitazioni (vedi Torralba). D’altronde in quest’ordine di cose non è privo di significato il fatto che l’odierno Porto Torres è tutto circondato di nuraghi e di tombe nuragiche.- Si deve dunque con buona verosimiglianza pensare ad una fondazione del centro abitato da parte degli antichi Protosardi o Nuragici. Non si può infatti accettare l’idea che essi non potessero avere interesse al sito. Questo era caratterizzato dall’estuario del riu Mannu, che ne costituiva il sicuro porto naturale, situato di fronte ad un golfo pescoso ed inoltre aperto ai contatti con le terre della Corsica, dell’Iberia, della Gallia e della Liguria e soprattutto situato di fronte alla “rotta fluviale dello stagno e dell’ambra”, che portava questi minerali nel Mediterraneo dalle regioni del Mare del Nord e del Baltico attraverso i fiumi Senna e Rodano (StSN § 58).
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