22 Dicembre 2011 - Categoria: toponomastica

Turris Libisonis di Massimo Pittau

 Turris Libisonis (odierno Porto Torres) – Il primo componente del toponimo è chiaramente l’appellativo lat. turris «torre», ma molto probabilmente costituisce la traduzione di un precedente vocabolo nurache, nuraghe. Col che intendo sostenere che è molto probabile che il centro abitato derivasse la sua denominazione da un nuraghe che costituiva l’«edificio cerimoniale, religioso-comunitario» della sua popolazione.

È del tutto irrilevante il fatto che di questo nuraghe sembra che attualmente non esista alcuna traccia, dato che purtroppo per lungo tempo in tutta l’Isola molti nuraghi sono stati distrutti da privati cittadini per usarne il materiale litico per la costruzione delle loro abitazioni (vedi Torralba). D’altronde in quest’ordine di cose non è privo di significato il fatto che l’odierno Porto Torres è tutto circondato di nuraghi e di tombe nuragiche.- Si deve dunque con buona verosimiglianza pensare ad una fondazione del centro abitato da parte degli antichi Protosardi o Nuragici. Non si può infatti accettare l’idea che essi non potessero avere interesse al sito. Questo era caratterizzato dall’estuario del riu Mannu, che ne costituiva il sicuro porto naturale, situato di fronte ad un golfo pescoso ed inoltre aperto ai contatti con le terre della Corsica, dell’Iberia, della Gallia e della Liguria e soprattutto situato di fronte alla “rotta fluviale dello stagno e dell’ambra”, che portava questi minerali nel Mediterraneo dalle regioni del Mare del Nord e del Baltico attraverso i fiumi Senna e Rodano (StSN § 58).

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Sardinian Brass Quintet in concerto per Natale a Chiaramonti il 22 dicembre 2011 alle ore 11:00

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18 Dicembre 2011 - Categoria: archeologia

ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHEOLOGI SARDEGNA di Francesco Bellu

 (foto: SassariNotizie.com)

(foto: SassariNotizie.com)

SASSARI. A piccoli passi con risultati importanti. L’annuale riunione dell’Associazione nazionale archeologi-Sardegna (Ana-Sardegna), in Università centrale, ha messo stamattina sul tavolo quelli che si possono definire i primi punti di svolta sulla tutela della figura dell’archeologo. Il riconoscimento professionale ora è diventato campo di battaglia condiviso da tutti gli attori in causa, inclusi finalmente Università e Soprintendenze. Dopo anni di definizione su chi “sia l’archeologo” e cosa comporti da un punto di vista lavorativo, si è passati ora al “come” fare in modo che questa professione sia finalmente inserita all’interno delle norme che tutelano i Beni Culturali. Perché, ironia della sorte, nel cosiddetto “Codice Urbani”, cioè il codice di leggi che regola il patrimonio culturale non compare da nessuna parte la parola di archeologo. Sul piano pratico questo ha comportato, e comporta tutt’ora, un vero e proprio “Far west” in cui i primi a perderci sono gli archeologi stessi che si ritrovano in una situazione di precariato diffuso e poche garanzie previdenziali e sociali. L’Ana è nata proprio per porre fine a tutta questa situazione e dare finalmente dei paletti che tutelino questa professione una volta per tutte.

Da questo punto di vista, Giuseppina Manca di Mores, presidente dell’Ana Sardegna, ha sottolineato come l’inserimento dell’archeologo all’interno del contratto collettivo nazionale per gli studi professionali sia un punto di non ritorno fondamentale. Per la prima volta, infatti, agli archeologi viene applicato un contratto di tipo professionale simile a categorie come architetti o notai, all’interno dei vari livelli retributivi e con un compenso minimo di base per chi è libero professionista. Questo va ad aggiungersi alla legge sulla archeologia preventiva che era, sino ad ora, l’unica norma che dava garanzie dal punto di vista lavorativo e previdenziale. L’approvazione di un tariffario nazionale, presentato all’ultima Borsa del turismo di Paestum alla presenza di tutti gli attori in causa (Ministero dei Beni Culturali e le varie associazioni di categoria) ha finalmente colmato anche gli aspetti più delicati e dibattuti. Perché fare archeologia non significa solo scavare, ma fare anche progettazione, interventi di tutela, affiancare i Comuni nella realizzazione di un Puc, fare ricerca in biblioteca, lavorare a tutta la documentazione di uno scavo in vista di una pubblicazione, scrivere una relazione preliminare. Insomma c’è dietro un lavoro talmente complesso che aveva necessità di avere dei punti fermi anche dal punto di vista remunerativo. Quanto costa il lavoro dell’archeologo? Ecco il tariffario nazionale, suddiviso per tipologie e mansioni ora dà finalmente una risposta pratica a questa domanda.

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17 Dicembre 2011 - Categoria: lingua/limba

LA FARSA OFFENSIVA DELLA “SCRITTURA NURAGICA” di Massimo Pittau

Caro Coordinatore del sito Accademia sarda

 

Prof. Massimo Pittau

tu sicuramente sei al corrente del fatto che esiste un blog tenuto da un giornalista sardo, nel quale c’è anche una sezione dedicata prevalentemente a una cosiddetta “scrittura nuragica”, sezione mandata avanti da 5 o 6 anni da un ex-professore di Liceo e da una ricercatrice di Foto-biologia dell’Università di Parma – come in un lungo duetto musicale – e con alcuni fan che intervengono a bacchetta per applaudire e per offendere. La storia è cominciata con una placchetta di metallo che il professore aveva detto essere scritta in “lingua nuragica”, mentre alcuni archeologi erano intervenuti subito ad affermare che la placchetta era una rifinitura di armatura bizantina, fornita di semplici segni ornamentali. Poi nel discorso mandato avanti per anni e con interventi numerosissimi, ora brevi ed ora lunghi, i due dialoganti hanno allargato la questione a macchia d’olio, toccando tutti, dico “tutti” gli alfabeti antichi: sumerico, aramaico, elamitico, paleocananeo, ugaritico, minoico, fenicio, greco, etrusco e latino e inoltre presentando una lunga serie di disegni e di simboli di ogni genere, presi dalla Sardegna antica e pure da tutto il vicino Oriente, perfino dallo Yemen. L’”alfabeto nuragico” però non è stato mai mostrato e tanto meno è stata mostrata e tradotta una sola frase di «lingua nuragica» scritta in “alfabeto nuragico”.

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16 Dicembre 2011 - Categoria: Il marchio dalla protòme taurina

X. Anghela Nigoleddu e la sua famiglia di Ange de Clermont

Archivio Mario Unali

Brigadiere e carabiniere discesero i numerosi gradini dell’ingresso della caserma, svoltarono in via Pala de Carru, passarono per lo Stradone, risalendo la piazzetta della parrocchiale, e svoltarono nella Piazza principale del paese, detta appunto Piatta.

Le  bottegaie avevano aperto i loro negozi, mentre tanto il fabbro col suo martellare sull’incudine quanto il falegname con la sega avevano dato inizio al concerto della giornata. I militari se la presero con calma come di consueto risalendo sa Piatta ed ecco che, sorpassata la bottega del fabbro, si affacciò alla porta Anghela Nigoleddu. Il brigadiere la squadrò rapidamente e, visto che la ragazza lo fissava, ebbe l’ardire di  farle l’occhiolino. Anghela arrossì e rientrò dentro casa, riflettendo sulla sfacciataggine del brigadiere e da quel momento cominciò a chiedersi che cosa frullasse per la testa al capo della stazione di Miramonti.

 I due militari risalendo per s’Ulumu, svoltarono a destra, discesero i gradini de s’Arcu, rivedendo affaccendata l’anziana zitella che qualche giorno prima avevano visitato, la salutarono, discesero i gradini della stradetta che declinava verso la piazzetta della parrocchiale e senza ripassare nella Piatta rientrarono in caserma.

Il brigadiere Carrigni, sfregandosi le mani per il messaggio inviato alla bella ragazza entrò nel suo ufficio, si sedette e poco dopo si presentò in caserma Bustianu Pittarru, noto Fizedomus. L’uomo, tutto nervi e ossa, salutò e si sedette davanti all’ufficiale dell’Arma col viso imbronciato.

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16 Dicembre 2011 - Categoria: recensioni

Il contesto storico in cui è fiorito il genio di Antoni Gaudí. Tessitore di pietre e costruttore di futuro di Silvia Guidi

“Un Atlante che trasporta sulle spalle il mondo del suo tempo, e soprattutto il tempo del suo mondo, con la noncuranza di un bambino che se lo mette in tasca”; così Ricard Torrents ha definito Antoni Gaudí, l’artista che viveva solo, accampato nel suo studio all’interno del cantiere della Sagrada Família, ricco esclusivamente del suo genio e di quella fede semplice che – come assicura la provocazione perennemente inattuale del Discorso della montagna (Matteo, 5, 3-10) – permette di vedere Dio ed ereditare la Terra.

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14 Dicembre 2011 - Categoria: filologia

Lamina di Magliano (CIE 5237; TLE 359; ET (AV 4.1) ) di Massimo Pittau

Premessa

La cosiddetta Lamina plumbea di Magliano (antica Heba, in provincia di Grosseto) (di cm 8 x 7) ha una forma lenticolare, somigliante a un “cuore”, e porta incisa sulle due facce, con un andamento a spirale dall’esterno verso l’interno, una lunga iscrizione di almeno 70 vocaboli. Soprattutto alla fine della seconda spirale la lettura delle lettere è alquanto difficile e anche dubbia. Il documento risale probabilmente alla metà del V sec. a. C.

A parere dello scrivente la lamina era custodita in una piccola borsa di cuoio oppure di panno, che era appesa al collo di una donna a modo di scapolare e quindi vicina al suo “cuore”. La lamina contiene una specie di “giaculatoria” che la donna ripeteva, forse ogni giorno, a suffragio del Mane o dell’anima di suo marito, morto a 80 anni e anche dei suoi parenti defunti in generale. Nella faccia B della lamina in particolare sono indicati gli obblighi religiosi e rituali ai quali la donna si era impegnata. Ovviamente c’è da ritenere che una simile pratica magico-religiosa fosse molto più consentanea a una vedova che a un vedovo, pure per una questione di età.

Nella Sardegna agro-pastorale fino a 50 anni fa si usava il bréu «breve, amuleto, scapolare», costituito da un astuccio d’oro a forma di “cuore”, che conteneva un foglietto con una preghiera propiziatoria e che si portava appeso al collo.

D’altronde dappertutto, a livello popolare, è molto diffusa l’usanza delle vedove di portare appeso al collo un pendaglio a forma di cuore con la fotografia in miniatura del marito morto.

Ovviamente la mia traduzione implica alcuni punti dubbi.

 Testo Etrusco e traduzione

(A) e (B)

CAUTHAS TUTHIU AVILS LXXX EZ XIMTHM CASTHIALTH LACTH HEVN AVIL NEŚL MAN MURINAŚIE FALZATHI AISERAS IN ECS MENE MLATHCE MARNI TUTHI TIU XIMTHM CASTHIALTH LACTH MARIŚL MENITLA AFRS CIALATH XIMTHM AVILSX ECA CEPEN TUTHIU THUX IXU TEVR HEŚNI MULVENI ETH ZUCI AM AR

 (Sia) protezione di Cautha all’80enne (deposto) quest’anno nella fossa purificata in tutto; il Mane del compianto (?) defunto (sia) nella torre degli dèi; da me stessa l’ho affidato al Marone per protezione, nella fossa purificata in tutto dal fanciullo Maris il Donatore. Nel trigesimo dei parenti ogni anno o quel sacerdote porta protezione. Equo giudizio finale si dia (sui miei defunti). Fa’ che (tutto) questo insieme sia!

(A) e (B)

 / MLAX THANRA / CALUSC ECNIA \ IV \ AVIL MI MENICAC MARCA LURCAC ETH TUTHIU NESL MAN RIVAX LEŚCEM TNUCASI ŚURIS EIS TEIS EVITIURAS MULSLE MLAX ILAXE TINS LURSTH TEV \ HUVI THUN \ LURSTH SAL \ AFRS NACES

 Ed io ho fatto il voto di donare a Thanr e a Calus l’Infuocato per 4 anni merce e cibo per la protezione del defunto Mane e per la casa in lungo e in largo (protezione) dal dio Suri; per il tempo di un mese offro il voto di idromele nella festività di Tinia Glorioso; aggiudica un obolo nella festività del Glorioso, due per la (cura della) fossa dei (miei) parenti

Estratto dall’opera di Massimo Pittau, «I Grandi Testi della Lingua Etrusca – tradotti e commentati», Carlo Delfino editore, Sassari 2011, tel. 079/262621, fax 261926.

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13 Dicembre 2011 - Categoria: politologia

Oltre la congiuntura economica la crisi dell’uomo europeo di Michele Dau

 Mentre l’Europa sembra avere preso le decisioni tecniche necessarie per la stabilità finanziaria, e per la garanzia dei debiti sovrani, un contributo a una riflessione di prospettiva sembra necessaria. Quegli strumenti dei quali concitatamente si è parlato per mesi – in un susseguirsi di vertici a due o a tre, intervallati da summit tanto ampi quanto purtroppo inconcludenti – si vanno finalmente configurando, anche se ci vorrà ancora del tempo per vederli in funzione e per registrarne gli effetti positivi.

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