Costanza Miriano è nata 41 anni fa a Perugia e vive a Roma.
Sposa e mamma di quattro esseri che sarebbe ottimistico e incauto definire bambini, due di razza maschile e due femminile, un tempo era laureata in lettere classiche, ma attualmente studia le tabelline.
Aspirante casalinga, attualmente è giornalista alla RAI, tg3 nazionale.
E’ cattolica fervente, e, convinta che in cielo si vada solo per raccomandazione, cerca sempre dei canali preferenziali per arrivare al Capo Supremo. Trova che la messa e il rosario siano quelli che funzionano meglio.
Non c’è molto altro da aggiungere al suo curriculum, se non che ha corso varie maratone, il che poi è venuto utile nel gestire una famiglia estrema. Costanza Miriano, Spòsati e sii sottomessa. Spòsati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura, Vallecchi Editore, Firenze 2011, pp. 252 € 12,
Costanza Miriano
L’uomo ha quello sguardo da cacciatore che potrebbe rivelarsi utilissimo se una beccaccia sfrecciasse in salotto, ma che lo rende totalmente inetto a reperire il burro nel frigo. La donna si lamenta, e vorrebbe che lui le dicesse quanto è brava, eroica e meravigliosa: lui, ammesso che sia rimasto nella stanza ad ascoltare, cercherà una soluzione rapida al problema.
Sposare un uomo, che appartiene irrimediabilmente a un’altra razza, e vivere con lui, è un’impresa. Ma è un’avventura meravigliosa. È la sfida dell’impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte. L’uomo deve incarnare la guida, la regola, l’autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell’emancipazione e riabbracciare con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio. Sta alle donne, è scritto dentro di loro, accogliere la vita, e continuare a farlo ogni giorno. Anche quando la visione della camera dei figli dopo un pomeriggio di gioco fa venire voglia di prendere a testate la loro scrivania. In questa raccolta di lettere originali ed esilaranti Costanza Miriano scrive di amore, matrimonio e famiglia in uno stile inedito: se fosse per lei produrrebbe delle encicliche, ma siccome non è il Papa mescola i padri della Chiesa e lo smalto Chanel, la teologia e Il grande Lebowski, sostenendo con ferrea convinzione la dottrina cristiana del matrimonio senza perdere d’occhio l’ultima borsa di Dior. D’altra parte, come scriveva Chesterton, «non c’è niente di più eccitante dell’ortodossia».
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Una chirca sotziulinguìstica e sos afficcos de sos Sardos
Pagos annos como sa Regione Autònoma de Sardigna ordinzeit una chirca sotziulinguìstica in su chi pertoccaiat a sas attividades de sa “Commissione tecnica – scientifica sullo stato delle lingue in Sardegna”. Custa commissione, sigundu su chi risultat dae sos attos pubblicados in su 2007, approveit s’ischeda de intervista chi a pustis isteit impreada pro sa chirca, in prus de sas proceduras de campionamentu. Sa chirca isteit assignada a sas universidades de Casteddu e de Tàttari chi la fattein peri sos dipartimentos de Ricerche economiche e sociali e de Scienze dei linguaggi[1]. Sas intervistas istein fattas in su 2006 dae tres gruppos de rilevadores chi si movein in tres zonas geogràficas chi faghian cabu a Casteddu, Nùoro e Tàttari. S’ammanizu e sas valutatziones de sos datos istein contivizados dae unu gruppu de ispecialistas de sas duas universidades[2].
In cuss’annu ebbia isteit imprentadu unu volùmene chi pertoccaiat a una chirca subra a s’impreu de sos còdices linguìsticos in tres comunas de sa Sardigna de Susu e chi fit istada fatta ses annos innantis[3]. Una de sas tres comunas in chistione (Erula) faghet parte de su stock de 50 comunas imbistigadas dae sa chirca regionale. Puru pro custu motivu, finas dae sa pubblicatzione de su rapportu de sa chirca regionale si podiat bider chi, in mesu a àtteras cosas, b’aiat tzertas faddinas in sa mappadura de sas variedades. Faddinas chi dae unu puntu de vista istatìsticu sun de un’importu mannu a manera de poder burrare sa valentzia iscentìfica de paritzos datos.
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Foto di Matteo Tedde
Il pomeriggio venne insieme al conturbante archeologo Andrea Galanu nella caserma di Miramonti. L’archeologo dalla mappa segreta e dai molti sospetti si presentò ai militi come Lucifero davanti a San Michele Arcangelo, pronto alla battaglia, se doveva esserci battaglia.
Il brigadiere Carrigni, appena ferito da Cupido per la bella Anghela Nigoleddu, non aveva nessuna voglia di dar retta ai sospetti delle comari del borgo, rapide nella diffusione delle notizie e dei sospetti, ma pronte a professare che la loro anima era da considerarsi libera dal prendere le chiacchiere come la verità definitiva sui fatti. Tra uomini del resto, più che tra donne, quelle chiacchiere diventavano indizi gravi, tra i pastori dalla mente piuttosto statica, meno grave per i contadini più ingegnosi a causa del dover combattere ogni giorno la battaglia della vita come prestatori d’opera verso possidenti che univano la sobrietà del remunerare alle pretese dell’avere. Inoltre gli uomini più che con le chiacchiere con sguardi, con gesti,con mezze parole dicevano e non dicevano, quasi facenti parte di una commedia di mimi.
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Ritengo opportuno esporre e spiegare quali siano state le circostanze favorevoli che mi hanno spinto e convinto a tentare l’impresa, certamente molto ardua, della interpretazione e traduzione dei testi più lunghi e anche più difficili della lingua etrusca.
1ª) Fin da ragazzo, familiari, amici e compagni hanno riconosciuto in me una particolare caratteristica che mi sono portato dietro per tutta la vita: la “perseveranza” o – chiamamola pure – la “caparbietà”: non arrendersi di fronte alle difficoltà, non stancarsi di provare, fare innumerevoli tentativi per risolvere un problema. Da ragazzo e da adolescente accettavo la sfida coi compagni a risolvere problemi che qualcuno aveva già risolto: «Se ce l’hai fatta lui – dicevo – ce la farò anche io, sia pure in un tempo più lungo». Questa mia caratteristica mi è servita parecchio nella mia educazione scolastica, soprattutto nella mia preparazione linguistica: studiando il latino e il greco mi ero imposto di non ricorrere mai ai noti libri di “traduzioni interlineari” degli autori classici, che invece erano e sono di uso generale fra gli studenti, e con questo mi dovetti imbarcare nella dura fatica di tradurre i testi classici, vocabolo per vocabolo, frase per frase.
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Luigi Ladu, Pitzinnos Minores, Roma 2011, pp. 144.
Erano tempi sicuramente difficili, per il ceto sociale di appartenenza del piccolo Luiseddu, di scuola materna, non solo, non si parlava, ma con molta probabilità, non vi era nessun riferimento circa la sua esistenza. Appunto per questo, il primo approccio diretto con le istituzioni e le sue attività culturali, sociali e di aggregazione, era sicuramente la prima classe della “Scuola Elementare”.
Per quel birbante di fanciullo, quel fatidico giorno, si avvicinava in modo più che veloce, mentre le giornate sembrava corressero celermente. Così con l’emozione, anche la paura, che a dir poco, erano seriamente intense e angoscianti.
Malgrado questo stato d’animo, l’incontro con una più ampia e vasta mole di coetanei, stuzzicava, nel fanciullo, una vigorosa fantasia con mille interrogativi, che purtroppo e inesorabilmente restavano senza una giusta risposta.
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A quattro mesi dal primo turno delle elezioni presidenziali francesi, fissato il 22 aprile 2012, la corsa verso l’Eliseo si presenta sotto tratti inediti rispetto a quelle che l’hanno preceduta. Il primo elemento di discontinuità rispetto al passato è legato al contesto di crisi in cui si svolge la campagna. La pesante situazione economica, le pressioni sul debito sovrano e le difficoltà dell’euro hanno fatto calare sulla competizione un notevole senso di precarietà: a preoccupare non è soltanto l’annunciato declassamento da parte di Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch della tripla “A”, ma soprattutto la prospettiva di un attacco speculativo in grande stile contro i titoli francesi.
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Commenti disabilitati su La lunga corsa verso l’Eliseo di Riccardo Brizzi (12/2011) . Leggi tutto
Che’ su sole in s’abréschida ‘e sa vida
accherada ti ses in custu coro,
prenàndelu ‘e sa lughe chi cheria,
cando in àndalas, solu, m’ismarria,
attraessande tottus sos insoro
ordiminzos, in chirca ‘e un’essida.
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Commenti disabilitati su Abbas pàsidas di Giangavino Vasco a cura di Domitilla Mannu . Leggi tutto
I bei vegliardi dallo scettro d’oro
che per la neve, sotto il ciel sereno,
sostar sommessi alla mia porta udìa,
la notte della santa Epifanìa,
o son morti di freddo, o son malati,
nei paesi del sole,
i bei vegliardi dallo scettro d’oro!
Quando la mia scarpetta in sul verone
tutta avvizzita facea la rugiada,
e tu madre, domestica regina,
la colmavi di doni alla mattina,
io ricciuto avea il crin, candida l’alma,
e ogni alba che venìa
di giornate regali il don mi offrìa.
Un giovin Sire senza scettro d’oro,
ma cui nutrian d’aromi e terra e cielo,
e una corte di sogni e di speranze
complimentava fra beate stanze,
era in quei giorni io stesso:
io che il perduto imper sospiro adesso!
I bei vegliardi dallo scettro d’oro
che per la neve, sotto il ciel sereno,
sostar sommessi alla mia porta udìa,
la notte della santa Epifanìa,
o son morti di freddo o son malati
nei paesi del Sole,
i bei vegliardi dallo scettro d’oro!
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