26 Giugno 2012 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances, cultura

Fresco da Sharm El Sheik di Mattew Tellew

L’aereo era in ritardo e siamo arrivati stamattina alle 7,30 io ho dormito un paio di ore poi sono andato a lavorare, sono cotto dal sole e dal sonno.

La vacanza è andata bene. Sole mare e temperature intorno ai 40 gradi giorno e 30, di notte.

Tanti Russi (una cosa vergognosa) sono cafoni e villani. Che popolo di barbari!

Per il resto fa piacere nell’anno 2012 vedere musulmani con ben due mogli in spiaggia vestite con guanti e calzari, fanno il bagno vestite e le tante Famiglie Egiziane con minimo 3 figli fino a 5!

 Se devo essere sincero questi egiziani mi hanno rotto. Non fanno altro che fermarti per la strada per venderti qualsiasi cosa e accumulare euro euro ed euro. Se ti individuano iniziano a parlarti e seguirti ripetendo la solita storia di Italiani! Italia uno! Roma! Milano! Pasta etcc..

Studiano geografia e fanno finta di essere stati in Italia citando questa e quella città, il tutto per accattivarsi fiducia e rifilarti una delle tante pastrocchie per turisti a 5, 4, 3, 2, 1 euro… du balle.

Per poco non ne picchio uno, (con la famosa stumbata) ….stringeva la mano di S. per presentarsi.. scambiandola per americana o russa e non mollava.. Minchia!!! Guai a guardargli l’alluce della moglie in Burka rigorosamente in nero, che tiene segregata sotto vestiti soffocanti o meglio chiusa in casa e si permette di toccare la straniera… zzzarola !!! Però alla turista in pantaloncini ti permetti di tenergli la mano!!!

Si ti bigliu ti fozzu TUTAN KAMEN!! CABBU DI SINDRIA!!!!

 A parte le incazzature per il luogo turistico geograficamente allocato al di sotto del gruppo montuoso del Sinai per il quale si vantano della conquista a scapito degli isdraeliani, il mare è ancora intatto (sempre che una delle tante petroliere che passano per Suez non perda qualche venefico carico e di punto in bianco si trovino ad avere una pozza di olio o quant’altro. Quelli con i quali ho potuto interloquire sono sfiduciati per la situazione politica. I “Fratelli musulmani” di Morsi non convincono per l’incapacità a Governare e chi lo afferma è anche convinto che Morsi farà come Mubarak. Per quanto concerne gli altri capeggiati da uno del vecchio regime e acclamato dai militari (in Egitto son tutti militari) sarebbe in grado di tenere a bada i circa 80 milioni di Egiziani (senza contare i non censiti che vivono come beduini nel deserto o nei Cimiteri nella Città dei morti del Cairo ma rifarebbe anche lui politica di sfruttamento della popolazione. Un lavoratore guadagna circa 100/ 150 euro mensili.

Sharm El Sheik è stata costruita con il contributo degli italiani circa 30 anni orsono. Ha il suo aeroporto sempre attivo giorno e notte per il trasporto di turisti da tutto il mondo. I russi in questo ultimo frangente la fanno da padroni. Bevono, ruttano, spingono e urinano dove gli pare. Gli Egiziani si adattano e parlano anche il russo meglio dell’italiano. Vi è anche da considerare che S. li individua ad un miglio di distanza come un sassarese individua Lu Sussincu maccu nel mar di Prata beach.

 Anche gli Egiziani in confidenza affermano di non sopportare la tracotanza e la presunzione dei putiniani che girano bevendo vodka e dandosi arie da mafiosi. Le donne russe, quelle belle, sono statuarie e affascianti (quando non aprono bocca) per il resto possono pesare tra i 90 e i 160 kg.

Tra gli italiani i chiassosi Romani sono formichine rispetto ai russi. Vanno in Egitto e li senti parlare sempre e costantemente delle solite cose che sentivamo noi 30, 40 anni fa all’isola rossa .. A Roma ce sta questo, a Roma ce sta quello, a Roma famo così, a Roma famo colà.. Er Colosseo, A Prenestina, A Tibbburtina….. Maaaaannnnaaaattteeveeeneaaaaaffare (…)  romanacci de m (…)!!!

 Ma.. Poi ti racconto…. vado a dormire un po!

 A parte tutto ci siamo riposati, ogni tanto fa bene fermarsi dal lavoro.

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24 Giugno 2012 - Categoria: versos in limba

In custa notte ‘e lucore de Antoni Brundu de Orane a contivizu de Domitilla Mannu

 

In custa notte ‘e lucore
pàsida tunda e fozida,
drinnin in s’àghera nida
battor corfos a tenore.

 

Cando s’alenu ‘e sa luna
su chelu ‘e prata ingalenat,
s’anima a bellu m’illenat
allughende a una a una
lantieddas de fortuna
chi si pasan che lentore
in sas laras chi s’amore
basan a bolu, cantende
ballos ch’ ‘ido lampizende
in custa notte ‘e lucore.

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24 Giugno 2012 - Categoria: storia

VI. La fondazione della Casa Divina Provvidenza (1910-1970) di Baingia Bellu

La Casa Divina Provvidenza per i Cronici  derelitti di Sassari, iniziò la sua opera nel 1910, per merito delle Dame della Carità, alla cui associazione aderivano in qualità di socie effettive o onorarie, le donne più attive nel caritatismo dell’aristocrazia e della borghesia sassarese, assistite spiritualmente da padre Manzella[1].

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22 Giugno 2012 - Categoria: Il marchio dalla protòme taurina

XII. Ange de Clermont, il narratore del Marchio dalla protòme taurina sfugge all’attentato di un killer

Dopo l’uccisione dell’archeologo Antonio Pidde mi spostai lungo  il corso del rio Filighesos per visitare la domus de Bados de Lové dov’era nato Fizedomus, dalla piccola bisaccia che porto sempre appresso tolsi il taccuino e la matita, per descrivere il luogo. Con l’aiuto di una stearica cercai di penetrare nell’anticamera della domus dove pensavo che non ci fosse nessuno. Mentre tenevo il busto e la testa abbassata cercando di vedere le altre stanza,  vidi muoversi l’ombra di un uomo, chiesi subito: chi sei? L’ombra stette ferma, ripetei la domanda, ma per tutta risposta fui raggiunto da una nuvola di cenere sul volto. Feci appena in tempo a scuotermela e ad uscire fuori della domus. Buttai all’aria la stearica e cominciai a correre all’impazzata giù verso l’ansa del fiume. Mi raggiunse rotolando un masso tondeggiante che riuscii appena a schivare. Corsi all’impazzata sul greto del fiume e appena vidi una salita come via di scampo mi ci arrampicai, ben sapendo che qualcuno dietro a me stava attentando alla mia vita. A stento e con tanta fatica riuscii a raggiungere un pianoro ricoperto di macchia mediterranea del genere lentisco e procedendo a zig zag e nascondendomi dietro i macchioni riuscii a sfuggire a qualcuno che non era riuscito a risalire la ripida salita che partiva dal fiume. Tolsi dalla bisaccia una bottiglia d’acqua di Santa Giusta e cominciai a bere, mentre il sudore mi bagnava la fronte. La febbra sembrava attanagliarmi e provvidi subito a gettarmi sulla testa e sul viso il resto dell’acqua che non riuscivo a bere. Mi sentii rinfrescato e scorto un sentiero che conduceva alla località di Su Murrone dove abitavano dei parenti pastori mi diressi decisamente verso le cinque pinnette della vasta tanca. Dei cani iniziarono ad abbaiare e mi vidi un’altra volta perso, ma per fortuna ecco stagliarsi con la solita calma la nota figura di zio Martine Pedde che vedendomi così mal ridotto mi porse un braccio dicendomi:

– Dove diavolo ti sei cacciato? Non sai che Sassu Giosso è un inferno anche per noi? Devi essere più prudente, qui c’è gente sana di testa, ma ce n’è anche malata. Vieni in pinnetta a mangiare e a bere qualcosa e poi, se lo vorrai, ti accompagno a cavallo a Miramonti!-

Quest’accoglienza e soprattutto le ultime parole mi rassicurarono e mi passò la tensione, ma caddi anche per terra perdendo i sensi. Mi ripresi dopo che l’esperto zio mi getto un bel pò d’acqua sulla testa e sul viso e mi  fece bere un bel pò di latte caldo appena munto. Mi offrì pane e ricotta e così potei riprendere le forze. Accanto a zio Martine era arrivata anche la moglie e i due figli piccoli che ridevano vedendomi così malconcio. Ebbi finalmente la forza di ringraziare. Zio Martino mosse la testa come per dire che per un parente si faceva questo ed altro, ma dopo un pò riprese a parlare dicendomi suadente:

– Caro nipote, io credo che con questa vita da spia di questi delitti, non puoi tirarla a lungo. In paese sono stufi di quanto scrivi, gli archeologi se potessero ti farebbero fuori e carabinieri e pretori, dopo la storia del pretore lombardo, non ti vedono di buon occhio, stai attento tutto questo potrebbe costarti la vita. Lascia che le leggi che regolarno questa vita di pastori vada avanti per conto suo, che in paese i possidenti continuino a fare il bello e il cattivo tempo e non parlare più delle donne, quelle se potessero ti farebbero a pezzi. E poi che cosa hai da dire sempre su quelle santicche? Non sai che sono dei parafulmini davanti a Dio per tutte le malefatte che noi pastori combiniamo.  Chi è derubato oggi, ruba a sua volta domani e così tutto si appiana. Se hai cara  la pelle, vacci più piano come cronista di questi morti ammazzatti. Ora tocca a sos archeologos de Susu, oggi a me domani  a te. Ma a proposito che cosa ne pensi di Andria Galanu?-

-Zio Marti’, volevo chiederlo a voi?- Rispose:

-Marrascu est marrascu, ma nessuno l’ha mai trovato sul fatto anche se si muove su tutto il territtorio come una volpe. Pare che non solo conosca i sentieri, ma anche tutti i cunicoli del territorio di Miramonti. Quando manco te l’aspetti, lo incontri! Deve stare attento però anche lui è un uomo mortale.-

Mentre parlava, zio Martine, aveva finito di sellare il cavallo, si mise in sella e facendo del braccio una leva m’invito a salire sul sellino posteriore e si partì per Miramonti.

Si andò avanti in silenzio, ma io davo uno sguardo con una certa ansia timoroso che da qualche muro a secco della mulattiera non piovesse un rosone di pallettoni che mi mandasse a raggiungere il parente archeologo, passato col marchio del toro sulla fronte all’altro mondo.

Nonostante tutto, continuerò a indagare questi delitti e a descriverli. Certo, me la son vista brutta!

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20 Giugno 2012 - Categoria: cultura, lingua/limba, memoria e storia

Santu Sperau. Bortadu dae Tiziana Sotgiu

Santu Sperau de Attilio Mastino est s’artìculu beru chi aia bortadu pro Logosardinia n 1 Cabidanni 2008

Su beranu longu de Santu Sperau est cumintzadu como baranta annos, in su 1968, a pustis de su biàgiu de Pinùccio Sciola in Ispanna e posca in una Parigi in alborotu pro su bentu de sa contestatzione de su maju istudentescu e a pustis in Mèssicu, in sa cherta de un’edade mìtica bisada e desigiada dae meda: cun custu volùmene a incuru de Ottàvio Olita semus giutos a manu tenta in sas intervistas de medas protagonistas de tando a torrare a iscoberrer sas rajones pro sas cales sa bidda de massajos de su Campidanu s’est ischidada dae unu sonnu millenàriu, cando totus sos abitantes suos de repente si sunt apassionados de arte, ant crètidu in sa revolutzione de s’iscàngiada de laras, sunt cròmpidos a un’àndala culturale chi est istada puru un’esperièntzia colletiva chi podimus reconnoscher intrada comomai in s’istòria de Sardigna. Sas immàgines in biancu e in nieddu de Nanni Pes faeddant prus de sas paràulas cun una profundidade de pranu chi ispantat, faghent torrare a biver sos tempos colados de sa bidda de terra crua chijinada dae sa bisura de pantàsima chi de repente est devènnida bianca nida, at iscobertu torra sos colores, sas figuras, sas emotziones, at cundividu sa passione, sas curiosidades, sos disìgios de unu piseddu comente àteros, cramadu a ghiare totu sa gente sua, chi no est abarrada pompiende ma s’est fata amajargiare e puru seduire, at bìvidu e sufertu agiomai una maladia comente s’esseret perseghidu dae un’epidemia bona.

Leghende custas pàginas m’est bènnidu a conca su fatu istraordinàriu contadu dae Luciano de Samosata in s’abbistu volùmene suo Come si deve scrivere la storia chi agiomai non tenet sos duamìgia annos suos: «narant chi in su tempus de su rennu de Lisìmaco a pustis de sa morte de Alessandro Magno, una maladia aiat fertu sos Abderitos, sos abitantes de Abdera, una tzitade de sa Tràcia: pustis de esser andados a teatru e aer ascurtadu s’atore tràgicu Archelao chi retzitaiat s’Andròmeda de Eurìpide, in antis totu paris aiant leadu sa calentura, forte de repente dae cando fiat intrada e a continu; pustis a probe a su de sete die unos cantos perdiant sàmbene meda dae nares, àteros fiant cobertos de suore, custu puru bundante, chi los aiant liberados dae sa frea. Aiant però bortuladu sos cherbeddos issoro. Totu difatis diliraiant pro sa tragèdia, sonaiant giambos e si pesaiant a tzichìrrios malos. Cantaiant mescamente sas monodias de s’Andròmeda de Eurìpide e daiant un’interpretesa canora a su chistionu de Perseo. E sa tzitade fiat prena de totus custos tragedos de su de sete die, biancos nidos e illangigados, chi a boghes postas tzichirriaiant unos cantos versos. E custu pro meda, finas a cando intradu s’ierru cun fritu mannu los aiat bogados dae s’ammachiadura issoro».

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19 Giugno 2012 - Categoria: filologia

LESSICO ETRUSCO-LATINO, I, di Massimo Pittau

condo ordine dell’alfabeto latino;

X, χ = ch; Φ, φ = ph; Θ, ϑ = th)

Aϑarine Atarenus

aϑene at(t)ena, attana/us

aϑna attana/us, at(t)ena

Aϑti Atius, Attius

Aϑuni, [A]tune Atonius

[A]talena Atalenus

[A]χila Agylla

acala Accalia

Acale Acca Larentia

Acestie Acestius

Aciie Accius

Acila Acilius

Acle Aclius

Aclini Aclenius

Aclus Acca Larentia

Acnaine Agnaeius, Agnanius

Acnatrual(-c) Agnatius

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16 Giugno 2012 - Categoria: onomastica

I COGNOMI SARDI ARIPPA, GARIPPA e l’appellativo lat. agrippa di Massimo Pittau

I cognomi sardi Arippa, Garip(p)a, Garribba sono molto rari e poco diffusi nell’Isola. Anche se ormai risultano attestati rispettivamente Arippa a Cagliari, Muravera, Nùoro, Quartu, Quartucciu, Serramanna, Garip(p)a a Fonni, Fordongianus, Macomer, Oliena, Orgosolo, Oristano, Sagama, Sassari, Siapiccia, Tonara, Garribba a Sassari. A me sembra di intravedere che la loro zona originaria fosse la Sardegna centrale (Fordongianus, Fonni, Oliena, Orgosolo, Tonara), con epicentro a Fordongianus, l’antico Forum Traiani\1\. È più ovvio infatti ipotizzare che un cognome raro si sia diffuso da un’area isolata verso la periferia, che non il processo contrario.

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16 Giugno 2012 - Categoria: versos in limba

Istella de Antonello Bazzu a contivizu de Domitilla Mannu

Antonello Bazzu est nàschidu in Tàtari in su 1947. At passadu sos annos de sa pitzinnia intre Tàtari e Osidda, sa bidda de sa nadia de su babbu, sa mama, imbetzes, fit de Cossoine. At sempre àpidu sa passione pro sa poesia e sa fotografia. Pro su pius iscriet in logudoresu, sa limba de s’ànima, imparada dae su babbu e dae sa mama, ma impreat fintzas su tataresu, sa limba de sa tzitade inue  at vìvidu tota vida. At trabagliadu in su setore finantziàriu, e cando nde faeddat li piaghet a nàrrere, chi sa poesia l’at agiuadu a si nche istesiare dae cuss’ambiente.

Dae como 10 annos est unu de sos poetes pius premiados in Sardigna. Est segretàriu de su prèmiu de poesia de sas Circoscritziones LiPunti-Latte Dolce, e faghet parte puru de àteras giurias de cuncursos literàrios. Est un’òmine pienu de passione pro sa limba e sa cultura sarda e lu mustrat ammanizende atopos de poetes, resadas e presentadas de libros.

In su 2004 at pubblicadu “Arrejonende cun s’anima – Arrasgiunendi cu’ l’anima” unu libru de poesias in logudoresu e tataresu.  In su 2008  at pubblicadu su segundu libru de poesias, iscritu  in tataresu  ” Di fori, di peni e d’amori”.  Su de tres, at bessire intre s’istiu.

Collaborat cun su Laboratòriu Musicale e Literàriu Humaniora, est autore de sas peràulas de “ Pensabi” una cantone in tataresu chi faghet parte de s’òpera musicale literària “POESIAS”imprentada dae Fratelli Frilli Editori in su 2001.

Pro su chi pertocat s’àtera passione sua, sa fotografia, est autore, impare cun àteros, de sas fotografias de suta de mare de Sardegna da salvare, Il Mediterraneo e la sua vita. imprentadu in su 1991 dae A.F.S.” e de sa  Guida pratica alla flora e fauna marina della Sardegna, A.F.S. in su 1993.

 

Cando in notte selena

m’abbratzat sa mudesa,

lèbia m’inghiriat sa lugh’ ‘e sa luna

e m’asat lughente s’istella

de chenadorzu. Est tando chi penso

e luego lu sero

chi dae meda mi mancan

caldos carignos de amore

ch’ischidaian

s’ierru de su coro meu.

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