1 Gennaio 2013 - Categoria: narrativa

Maddalena presa dai suoi pensieri di Ange de Clermont

Seduta accanto al focolare Maddalena, che aveva assistito già la madre ammalata, ormai morta, rifletteva a quando era rimasta sola col padre, ammalato anche lui. La sua vita di giovane donna, tra i 40 e i 50 anni, era trascorsa così, assistendo la madre, per cinque anni, e badando all’azienda in Bados de Lové, una forra sperduta in Sassu Giosso, e per altri cinque, assistendo il padre ammalato e curando come poteva l’azienda dove le mucche pascolavano senza pastore, ma attendevano pazienti che lei provvedesse a mungerle ogni giorno. Apprezzamenti, lettere, telefonate d’innamorati, erano tanti che non ci badava più. I genitori erano al primo posto e dopo di loro l’azienda che dava da vivere a lei e ai genitori. Una sorella e un fratello avevano messo su famiglia ed erano andati via di casa. Le avevano detto:-Occupati tu dei genitori e tieni pure quanto essi lasceranno alla loro morte.- Bontà loro, ma non pensavano che anche Maddalena aveva un cuore per amare, del resto era bella e affascinante, ma anche l’amore passava al terzo posto, cioè nell’oblio. Ogni tanto montava a cavallo e si perdeva tra balzi e anfratti, immergendosi nella natura selvaggia dei suoi terreni aspri e bizzarri. Cavalcava per tutto il tempo che gli era concesso dai mali dei genitori. Poi tornava ad essere l’angelo del focolare. Prima aveva assistito  la madre, poi il padre, che quasi a conclusione dell’anno se n’era andato anche lui.

Era trascorso qualche mese, l’anno era concluso ed era giunto il Capodanno di un anno nuovo. Tutti in paese festeggiavano, dalle case vicine si udiva lo strepito delle bottiglie di spumante aperte, tutti beneauguravano, qualcuno aveva osato timidamente invitarla, ma lei era in lutto e come di consueto aveva declinato l’invito. Qualche lettera, qualche cartolina in cui gl’interessati alla sua mano porgevano le condoglianze e lasciavano intendere la loro disponibilità, ma Maddalena rifletteva dicendo tra sé e sé:- Non voglio più sposarmi. Il tempo è passato. Certo sono ancor bella, ma il tempo della giovinezza è finito. Non posso avere più figli. Perché addossarmi un uomo che mi creerebbe più fastidi che altro. Ho i miei  animali da accudire, la mia casetta bene arredata, linda dalla mattina alla sera. Il ricordo dei miei genitori è ancora troppo vivo perché si aggiri in essa qualche estraneo che non capirebbe perché tutto è organizzato in questo modo. Non avrei più la libertà di continuare ad allevare le mie mucche, i vitelli, a correre a cavallo, a godermi nei mesi estivi il concerto notturno nella casa di campagna. No, no, un uomo sarebbe di peso e poi non ho mai conosciuto uomo e sono intatta. Così sono e così voglie vivere e morire.-

Nel frattempo il fuoco andava spegnendosi e pensò di ravvivarlo. Le teneva compagnia insieme al cagnetto che abbaiava di tanto in tanto nel cortile. Il campanello non squillava e la sua serenità era garantita. Anche i vicini pensavano a lei, avrebbero voluta invitarla, ma conoscevano già la sua risposta; avrebbero voluto visitarla, ma sapevano anche che significava fare gl’impiccioni per cui la lasciavano al suo lutto e ai suoi pensieri. Il giorno di Capodanno era andata a mungere le mucche, aveva raccolto il latte e sistemato nel punto in cui passavano i depositi del caseificio e poi era rientrata in paese dove aveva consumato un sobrio, ma sostanzioso pranzo, si era seduta accanto al focolare, aveva acceso il fuoco ed ora si lasciava cullare dai pensieri a tratti dolci a tratti mesti dei suoi genitori che se n’erano andati per sempre. Aveva fatto il suo dovere e questo l’appagava.

La sera scendeva nebbiosa, richiamò il suo cagnetto dentro casa e chiuse gi sportelloni, stette ancora davanti al focolare e poi lasciò che il fuoco man mano si spegnesse. Passò nella sua camera da letto, recitò le orazioni per i suoi, s’infilò tra le lenzuola profumate e si addormentò. Il secondo giorno dell’anno Maddalena avrebbe fatto quanto compiuto nel primo e così per tutto l’anno.

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31 Dicembre 2012 - Categoria: versi in gallurese

“Passi toi e mei” de Maddalena Spano Sartor

Passi toi e mei
Appugghjata a me, moi
passi incelti e timurosi.
Una ‘olta eri tu a
tinemmi in pedi
illu pamentu di la ‘ita.
Tu mi rigghji cu la spiranza,
eu cu l’affasciu.

Unu, dui, tre, cattru…
l’ossi, lizzinati da la malatia,
sò fraggili comu ali di mariposa.
No dei trambuccà!
Agghju in manu la to’ ‘ita,
mamma, comu un tempu tu
rigghji la mea.

Unu, dui, tre, cattru, cincu…
dugna dì un passu in più.
Lu rilociu sona lenti rintocchi,
è ora di spunì.
Ti posi comu puppia stracca,
abbandunata da lu ghjocu.

Di lu dulori l’umbra d’una
agrima vicu illu salutatti.
Ti salutu in pressa, palchì
ancor’eu agghju l’occhj appannati
da lagrimi trattinuti, chi
no voddhu mustrà
a te, a me, a l’intrinata.

 

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25 Dicembre 2012 - Categoria: versi in italiano, versos in limba

Nadale e Natale di Nino Fois

Notte iscura, muda,                                                            Notte buia, muta,

no ischimuzu de feras,                                                            non frastuono di fiere

non boghes in s’istérrida alva.                                                non voci nella bianca distesa.

Sos isteddos sunt pianghende                                                Le stelle stanno piangendo

làgrimas de astràu.                                                            lacrime di gelo.

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22 Dicembre 2012 - Categoria: cristianesimo, eventi straordinari

“Non sono venuto a portare la pace, ma la spada” (Mt 10-34):Natale 2012 Dopo Cristo di Ange de Clermont

Siamo dunque al 2012 dopo Cristo, anno più anno meno, e i cristiani di tutto il mondo festeggiano questa ricorrenza che è momento forte del ciclo liturgico della Chiesa Cattolica di cui facciamo parte toto corde pur sapendo che in essa c’è da una parte la radiosa luce di Cristo e dall’altra la miseria degli uomini per i cui peccati Cristo è morto e risorto ed è salito al Padre e che verrà nella gloria alla fine dei tempi per giudicare il mondo. Questo mondo che in questo particolare momento storico attraversa una crisi economica rilevante. Anche in Italia come ben sanno le famiglie la recessione si fa sentire e a cui si è cercato di far fronte spremendole con numerosi balzelli. Speriamo che si mettano dei limiti a questa efferatezza e che i famosi e famigerati tecnici riescano a dare un avvio alla ripresa diversamente, prima o poi, questi nostri governanti potrebbero finir male.

La disoccupazione di giovani e meno giovani produce solo sconforto e talvolta disperazione al punto che non è raro sentire che molti ricorrono al suicido per la disperazione di non poter far fronte alle difficoltà. La macchina mostruosa e tristemente efficiente messa su dai cervelli freddi e senza cuore di Equitalia porta via soldi, beni e spesso l’unica casa in cui sia possibile abitare. Ogni debito si moltiplica senza fine in modo automatico calpestando tutto e tutti. Non si guarda in faccia a nessuno e se non si paga ti mettono all’asta la casa che i corvi neri, con moneta contante, a vil prezzo, acquistano per incrementare il proprio arricchimento. Una vergogna assoluta in una nazione che si dice cristiana. I befera partoriscono altri befera che ingrassano sulle spalle dei poveri siano essi giovani siano adulti siano anziani. La classe dirigente comunemente detta casta ingrassa anch’essa fino al giorno in cui l’indignazione popolare non riporterà, davanti alle piazze del potere, la ghigliottina, per tagliare la testa a questi miserabili che sul lavoro della gente onesta hanno creato i loro privilegi. Cominciamo tutti a non poterne più di queste squallide soperchierie. I rincari dei beni essenziali per vivere non finiscono più e lo stipendio o la pensione si assottiglia sempre più. Miliardi di euro si spendono per tenere all’ingrasso degli autentici maiali dal volto stolido i cui stipendi aumentano anch’essi automaticamente. Enti di sottogoverno vanno ad accrescere il portafoglio di chi è già un privilegiato. Si vedano le fondazioni bancarie! Gli strati più indifesi della popolazione vengono espropriati dell’essenziale per vivere.

Pare che la rivoluzione cristiana, obliata dai maiali ingrassati, non serva più. Si aggiunga a questo la perdita della fede nelle aspettative escatologiche e la riduzione dell’uomo a vile materialità. Da tutto questo può nascere la disperazione delle masse e la brutalità di una carneficina che produrrà solo desolazione.

I porci ingrassati, gli sfruttatori, le variegate mafie, il malgoverno e la giustizia grifagna, gli esattori senza scrupoli riflettano perché se Iddio volge il suo volto altrove la loro fine con la peggiore delle morti è segnata. Bastino gli esempi della rivoluzione francese e russa, e le atrocità della prima e della seconda guerra mondiale come esemplare ammonimento.

Cristo è certamente il re mite della pace, ma è anche il giudice severo per il quale ogni torto sarà appianato sia in questa vita sia nella vita eterna. Il soffio beffardo di Satana pervade gli animi dei più variegati sfruttatori del popolo di Dio e l’Arcangelo San Michele è impaziente di eseguire gli ordini che riceve per fare giustizia di tutti coloro che di umano hanno solo il volto, ma dentro sono soltanto dei demoni destinati al braciere eterno. Il Dio Bambino non è venuto a portare la pace, ma la spada (Mt 10-34). Chi ha orecchie per intendere intenda!

Ai collaboratori, agli amici, ai visitatori del nostro blog facciamo i più affettuosi auguri di un Natale del Signore sereno e di un anno di giustizia e di pace.(A. T.)

 

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21 Dicembre 2012 - Categoria: eventi culturali, recensioni

La raccolta poetica “Versos de vida paesana” di Giuseppe Concas “Mutzigone” pubbilcata dalla collana curata da Lugi Ladu di Cristoforo Puddu

 Giuseppe Concas (classe 1932 e noto come “Peppe Mutzigone”) è poeta dalla riflessione ed ispirazione “veloce”, attinta dal ricco coltivo della vitale tradizione lirica popolare e scuola estemporanea, che nel suo continuo e puntuale versificare in rima plasma unici quadri dal carattere e sapore “licantzu” locale.

A buon titolo, dopo la recente stampa di “Versos de vida paesana”, il poeta nativo dello storico rione “Coronas”, è ora da annoverare come “memoria storica” della comunità di Bolotana. La monumentale pubblicazione di oltre cinquecento pagine -curata dal cireneo e appassionato cultore della poesia in limba Luigi Ladu che, con caparbio impegno e competenza, porta avanti ormai da diversi anni l’apprezzata collana “Poètas de Sardigna”- è da considerarsi una vera e propria “Opera omnia” dell’autore marghinese. In considerazione della vasta produzione poetica proposta dal Concas, viene da credere che il “poetare” -in cui concilia forma e contenuti; ossia una poesia significante e di significato- sia il suo linguaggio d’uso comune e identificativo del suo abituale discorrere, ragionare e comunicare. La capacità narrativa e di sintesi del poeta è rappresentata, in modo chiaro, dal blocco di sonetti (ben oltre gli ottanta) che chiudono l’opera con un vasto campionario di argomenti trattati. Nelle composizioni di “Peppe Mutzigone”, sviluppate con senso della memoria e rivissute con una emozione presente e partecipe, figurano soprattutto gli amici di una vita; le vicende umane, sociali, politiche e le manifestazioni di fede religiosa che hanno caratterizzato e caratterizzano tuttora il centro del Marghine. L’offerta poetica del Concas è rappresentata da tanto e significativo materiale “documentario” per garantire la conservazione di quel prezioso patrimonio della memoria storica locale.

Luigi Ladu, nella prefazione a “Versos de vida paesana”, ripercorre la biografia umana e poetica dell’autore e ne sottolinea la semplicità e naturalezza dell’autodidatta dai sani e tradizionali valori.

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19 Dicembre 2012 - Categoria: versos in limba

“Mi lu naras?” de Giangavino Vasco de Bortigali

“,Mi lu naras, o mama

it’est chi depo fagher
po diventare mannu e virtuosu?”
Fizu meu diciosu,
cherio cumpiagher
custu disizu ch’in coro as a brama.
Ammenta, prenda mia,
ch’in cussos ojos tuos
sa vida ancora s’est como atzendinde;
su coro s’est tinghinde,
in custos tempos cruos,
de su colore ‘irde ‘e pitzinnia.

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15 Dicembre 2012 - Categoria: versos in limba

Sighimi de Giuanna Elies de Osile

Sighimi, si pro te est amore
e ti ripito sighimi
fin’a fundu, fin’a macchine
in custa terra amena cando pioet
e nues mannas passan in chelu.
Sighimi, ‘ettadi e lassadi andare
in sas currentes de su pessamentu
e lassa, frimma, frimma su corpus tou
debile debile a sas forzas mias.

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15 Dicembre 2012 - Categoria: lingua/limba, narrativa

S’istòria de amore de Elia e Diamante- Contu de foghile- de Teresa Serra a contivizu de Domitilla

S’istòria de amore de Elia e Diamante -Su mulinu ‘e su ‘entu e su lagu segretu de Codinarasa-

Elia fit su fizu de su padronu de su mulinu ‘e su ‘entu, fit unu giovanu bravu e trabagliadore. Su babbu cando andaiat in chirca de molenda lu lassaiat in molinu a nde contivizare s’andamentu, teniat contu sos afares, grascias a Deus de molenda nd’aiant meda e cando bi andaiat calchi poberitu a marghinare su trigu, issu nde li torraiat sempre in pius, e gai est chi s’aiat fatu sa fama de benefatore.Su mulinu de su ‘entu est collocadu in sa punta de Codinarasa, ma Elia cando podiat falaiat a intro de ‘idda pro agatare sos amigos. Una die faeddende cun un’amigu, benit a ischire de una damigella chi essiat a ispassizare cun sa mamatita, totu naraiant chi fit una bellesa, Elia fit curiosu de la ‘idere.Su giualzu de sa famìlia de sa damigella, beniat a su mulinu a marghinare su laore pro su bestiamine e su trigu pro sos bisonzos de sa domo.

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