800 esimo articolo del blog.
di Mons. Antonio Grappone – Pontificio Consiglio per i Laici
Dopo la bella sorpresa di “Sposati e sii sottomessa”, Costanza Miriano ci regala un altro frutto delle sue insonni notti letterarie: “Sposala e muori per lei”. Stavolta la copertina del libro è azzurra, non rosa. Il che già delinea un compito più complicato. Il titolo è ancora ispirato a san Paolo, alla Lettera agli Efesini, e nuovamente suona provocatorio: sposarsi per morire, un concetto che contraddice tutte le aspettative sentimentali che resistono abbarbicate al declinante concetto di matrimonio.
Tuttavia l’effetto deflagrante del celebre “sii sottomessa” non c’è stato, né era atteso, credo, dalla stessa Miriano. Infatti, se il primo libro andava a scuotere i pregiudizi e le posizioni ideologiche del femminismo militante e dominante, il secondo piomba nel vuoto assoluto, nel nulla desolato della condizione maschile come è effettivamente e come appare nelle sue rappresentazioni di oggi.
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Commenti disabilitati su Una recensione da sogno di autori vari di Mons. Antonio Grappone . Leggi tutto
Ittiri (Íttiri) (paese della provincia di Sassari). Il toponimo compare nel Condaghe di Silki (CSPS) (85, 95, 400, 437) come Ithir e dopo negli elenchi dei villaggi della diocesi di Sorres che nella metà del sec. XIV versavano le decime alla curia romana come Itiri, Issir, Isser, Isir (RDS) e inoltre nel quattrocentesco Codice di Sorres come Ittyr, It(t)iry, Ittiri, Yttyri, Yssyr (CSorr). Per queste forme che risultano alquanto devianti io cito una norma fonetica del sardo che era sfuggita a M. L. Wagner: quando è vicina a una /r/, la consonante intervocalica –t– tende a spirantizzarsi, ossia a diventare –th-, anche con un successivo passaggio in –ss-. Invece la caduta dell’ultima vocale è da spiegarsi col fatto che sarà stata scambiata per una vocale paragogica od epitetica (GLSL 36-37).
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Commenti disabilitati su NOSTRA SIGNORA D’ITRIA e i toponimi ITTIRI e ITTIREDDU di Massimo Pittau . Leggi tutto
Le prime fondazioni delle Figlie della Carità a Sassari
Le Figlie della Carità si erano diffuse a macchia d’olio in Italia subito dopo il loro arrivo a Torino (1832) grazie a numerose vocazioni locali. La loro abilità nell’attività infermieristica presso gli ospedali pubblici e nell’attività educativa negli istituti di educazione del Piemonte divenne presto riconosciuta dalle amministrazioni pubbliche, sicché, grazie a quest’apprezzamento acquistato sul campo, le Figlie della Carità furono chiamate anche in Sardegna (1856).
Quando arrivarono, nonostante le riforme introdotte dal re Carlo Alberto, l’isola si trovava in una situazione socio-economica disastrosa. L’isolamento geografico con la difficoltà delle comunicazioni non solo con l’esterno, ma anche all’interno stesso dell’isola; le carestie, il basso profilo del clero ed il triste fenomeno del banditismo rendevano la Sardegna poco desiderabile. Ancora nel ‘900 quando una Figlia della Carità veniva destinata in Sardegna era uso chiamare questa destinazione Le petit étranger, ovvero la piccola missione estera, perché per arrivarvi in bastimento si impiegavano tre giorni completi. Le “grandi missioni estere” erano invece le altre parti del mondo più lontane. Le Figlie della Carità dunque arrivarono in un periodo assai difficile della vita isolana.
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Commenti disabilitati su Orfanotrofio “Figlie di Maria” in Sassari. L’opera educativa delle Figlie della Carità di Erminio Antonello (c.m). . Leggi tutto
Presso l’ex-lavatoio pubblico fascista, architettoninicamente riqualificato, e alla presenza di una ventina di amatori della storia patria le professoresse Silvana Lucia Posadinu e Giovanna Sanna, entrambe di Nulvi, coordinate dallo scrivente, hanno illustrato le loro interessanti tesi di laurea. La Posadinu ha trattato del suo lavoro presso il Centro Interdisciplinare per la Storia dell’Universià di Sassari (CISUS) presso cui, alla guida illuminata del prof. Gian Paolo Brizzi, ha lavorato per mesi su registri del Settecento e del Primo Ottocente, per stilare le schede di coloro che si sono graduati in quella università in Teologia, Leggi, Medicina. In tutto 1482 schede contenenti i momenti nodali della carriera universitaria di religiosi e laici, colti nel momento in cui conseguirono il magistero delle arti (di due o tre anni), il bacellierato (di due anni), la licenza privata e pubblica, la laurea privata e pubblica.
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Commenti disabilitati su “Su Siddadu” di Nulvi illustra le ultime tesi di Laurea sul paese: Graduati all’Uniss (1766-1825) di Silvana Posadinu e”La collegiata” di Giovanna Sanna di Ange de Clermont . Leggi tutto

Staséra chistu ‘èntu
vèn’e mi ciòcca ‘ndrèntu
fìnz’a la ‘ìritài.
A lù me cori in pèna
istrìgni una catèna
chi nò allena mài.
E l’ànimu riòlta
tòrr’a lu mari ‘sciòlta
da lù poltu la nài.
Vèntu chi veni e ciòcchi
lu tèmpu chi bramài
ìllu sintitu tòcchi
ca’ fùsini l’aggrài!
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Commenti disabilitati su Ventu chi veni e ciocchi de Gianfranco Garrucciu . Leggi tutto
Mese di ottobre 2012-Prima pagina per Nazione-
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Il 24 novembre ha avuto luogo la commemorazione dei centottant’anni di vita dell’Istituto delle Figlie di Maria di Sassari, già Regio Orfanotrofio, presso l’attuale sede di via Muroni, di fronte ad un numeroso uditorio composto in grande parte dai famigliari degli alunni dell’Istituto. A corredo dell’evento, una mostra con disegni degli alunni e con fotografie e documenti, che testimoniano alcuni momenti della lunga vita dell’Istituto, visitabile anche nei prossimi giorni.
Dopo i saluti del dott. Tanferna, commissario straordinario dell’Istituto, dell’arcivescovo di Sassari, Paolo Atzei,del rettore dell’università degli Studi prof. Attilio Mastino, dei rappresentanti del Comune, della Provincia e dell’Assessorato regionale alla Pubblica istruzione, della provinciale delle suore Figlie della Carità, suor Rina Bua e della superiora generale delle Pie sorelle educatrici, Madre Aurora Cambilargiu, sono state consegnate due targhe ricordo: la prima ad una anziana signora, presente nell’Istituto fin dalla tenera età e la seconda a suor Stefania, abile e instancabile organizzatrice dell’evento.
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Commenti disabilitati su Rievocati a Sassari i 180 anni di storia dell’Orfanotrofio delle Figlie di Maria di Francesco Obinu . Leggi tutto
In the last 70 years, in Italy, with regard to Etruscan language, several and authentic linguistic “obviousnesses” have been ignored, neglected and contradicted. Namely, some very simple and even obvious procedures and methods, that are usually applied every day in the study of any language, belonging to any language family, by all glottologists and historical linguistics in particular, have been ignored and not applied.
Ignorance and the failed application of such methodological “obviousnesses” and hermeneutical or interpretative procedures in the study of Etruscan language depended on a certain and clear fact:
in the last 70 years the study of Etruscan language has been gained, monopolized and ruled by the “Italian archaeological school”, that is, by the archaeologists of the country and of the geographical area exactly where the great “Etruscan civilization” flourished.
1) The first “obviousness” which was ignored, neglected and contradicted by Italian archaeologists is the following: no man of culture exists, who does not know and understand that between archeology on one hand and glottology or historical and comparative linguistics on the other hand there is an ocean of differences, both regarding the subject of study and the methods that are employed. Thus any and all intervention that any archaeologist tries to make regarding the Etruscan language is completely illegitimate, over-ambitious and destined to failure.
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Commenti disabilitati su ON ETRUSCAN LANGUAGE ignored and contradicted obviousnesses and the philological and linguistic failure of Massimo Pittau . Leggi tutto