24 Luglio 2013 - Categoria: memoria e storia

Ricordando Teresa Soddu di Angelino Tedde

Teresa Soddu 2Le persone buone se ne vanno prima: muore giovane chi è caro al cielo, ma a noi, la cugina dolce e amabile ci sarebbe piaciuta viva. Come la maggior parte delle donne che hanno amato e servito con dolcezza, quando se ne vanno, lasciano un profondo vuoto nel cuore e non riusciamo a darci pace. Teresa è stata una madre e una sposa dolcissima, una parente affettuoso e un’amica sincera per tutta la vita sia che vivesse con i suoi genitori a Pattada, a Laerru, a Chiaramonti in casa dei suoi genitori con i fratelli e con le sorelle sia che, una volta sposata vivesse a Nettuno, a Nuoro ad Alghero. Sempre in movimento la vita di chi ha un genitore e uno sposo al servizio dello Stato. Sempre pronti a partire appena arrivato l’ordine. Un sacrificio non leggero per una donna che prepara il nido per il marito e per  i figli: il padre cantoniere, il marito della polizia di Stato sono stati sempre pronti ad obbedire agli ordini finché si era in servizio, poi, finalmnte, con il pensionamento del marito aveva contribuito a scegliere di vivere ad Alghero dov’era stimata nella comunità ecclesiale e nella rete parentelare e amicale che i coniugi hanno sempre curato. Non sono mancati periodi di rtorno a Chiaramonti da dove era partita sposa, legandosi a Pietrino, un ragazzone forte e simpatico, campione di judo, ma che si calmava  al dolcissimo sorriso di Teresa.

Io conobbi questa cugina nel ’59-’60 quando fui ospite a casa di zio Giommaria e di zia Pietrina in un periodo critico della mia esistenza. Uscivo dal seminario e non avevo fissa dimora e accettavo ben volentieri l’accoglienza affettuosa dei parenti. Passai a contatto con gli zii con Teresa e la quasi coetanea sorella Mariangela una settimana splendida: la mattina presto si andava alla s. messa e fatta una passeggiatina si ritornava a casa dove si aveva modo di parlare del più e del meno guardando con speranza al futuro. Non dimenticai mai quella settimana e spesso, in paese, in occasione delle feste ci s’incontrava e si dialogava sempre di ricordi importanti per chi in paese non aveva più la residenza. Teresa sapeva scherzare e sorridere, sapeva essere briosa ma anche irremovibile sui principi cristiani. Qualche volta con mia moglie Domitilla fummo ospiti graditi a casa loro e tra i parenti Soddu nella nostra famiglia furono i prediletti. Ho saputo tardi della scomparsa di Teresa e me ne rattristai con mia moglie moltissimo e non la dimentichiamo nelle preghiere, mentre attendiamo d’incontrare Pietrino. Coi figli ci siamo sentiti per email o per telefono ed è bello constatare quanto collimasse l’idea che ci siamo fatti di Teresa con quella rimasta nel cuore dei figli e dei fratelli.

Mi scrive la figlia  Angela da Perfugas dove lavora e ha messo su famiglia:

-Grazie per le belle parole su mia madre, è trascorso poco più di un mese e sono ancora sconvolta e incredula per aver perso la persona più importante della mia vita nonché la persona migliore che abbia mai conosciuto. Non è facile riprendersi da una perdita tanto grave ma quello che mi da la forza di reagire è la consapevolezza che aver conosciuto una persona cosi straordinaria ed essere tanto amata da lei è stata una grande fortuna e una ricchezza che mi porterò sempre nel cuore. Un abbraccio a te e a Domitilla-

Non meno affettuoso è il ricordo del fratello Salvatore, noto Faricu:

-Ti ringrazio di cuore per la condivisione del nostro dolore per la scomparsa di mia sorella Teresa. Tutti siamo rimasti addolorati, sebbene le condizioni in cui si trovava non davano buone speranze di ripresa, i danni provocati dall’ictus erano devastanti e anche rimanendo in vita non so che vita sarebbe stata. Sapevo dei buoni rapporti di amicizia che intercorreva tra voi, d’altronde una amicizia vera da sempre con tutti voi l’abbiamo  avuta. Abbiamo trascorso una settimana a Sassari, per stare vicino a lei e ai familiari, lei era in coma, ma ho avuto la netta sensazione che ci abbia riconosciuto, in particolare quando l’ho salutata, chiedendo alla Madonna il miracolo della sua guarigione, come segno ho visto le sue palpebre inumidirsi. Un addio, o un arrivederci secondo il disegno di Dio. Mi mancherà tanto, la Sardegna, Alghero non è più come prima senza lei.

Ma la vita continua, e il compito più difficile è quello di Pietrino e Gian Piero. Teresa in quella casa era tutto, come si usava una volta quando il compito del marito era quello di provvedere a portare a casa lo stipendio e la donna, sarda in particolare, teneva il bilancio familiare in tutti i sensi. Si dovrà abituare alle nuove esigenze, i nipotini e il volontariato che con Teresa faceva saranno la sua salvezza, anzi mi raccontava,( lo sento spesso), che non ha fatto cancellare il nome di Teresa, e lui farà la sua parte e anche quella di Teresa nel dare una mano nella Caritas.-

Non meno affettuoso è il ricordo del fratellino, cioè del minore dei sette fratelli, Tonino, che alle mie condoglianze risponde:

-Ti ringrazio della vicinanza,è stato un brutto colpo,perche’ è capitato tutto cosi’ in fretta.Poi per me,in modo particolare,essendo il piu’ piccolo,a lei ero molto legato.Era una persona stupenda, bella, solare, incoraggiava sempre tutti, nonostante avesse i suoi problemi,che nascondeva molto bene….Ora è in cielo, perché lei era una santa del quotidiano! Un abbraccio grande.-

Non diverso da questi fratelli il pensiero di Peppino, il maggiore dei fratelli, che pure l’aveva lasciata ancora ragazza in casa essendosi allontanato per lavorare altrove da giovanissimo.

Del resto, la famiglia di zio Giommaria Soddu e di zia Pietrina Tolis era un’autentica famiglia cristiana dove si badava molto alla preghiera, al lavoro serio e onesto e alla famiglia. Confessavano candidamente che il loro  era stato un matrimonio combinato dai grandi, ma ciononostante nel tempo era diventato un grande nido d’amore da cui presero il volo i sette figli e figlie che certamente hanno onorato l’educazione  cristiana ricevuta dai genitori.

A cari immanueros e consorti porgo da questo mio blog il mio cordoglio e quello di mia moglie e dei miei famigliari, certi che Teresa nella comunione dei santi è con noi e implora grazie per tutti. A noi l’amabile dovere di ricordarla nella preghiera e di confortare Pietrino a cui Teresa manca moltissimo essendo fortemente legati sia in famiglie sia nella cerchia famigliare sia in quella ecclesiale e degli amici.

Teresa sarà certamente nella nostra memoria e nel nostro cuore. Teresa la piccola eroica donna che ha operato nel silenzio degl’impegni familiari e nel volontariato a favore degli ultimi. Che Iddio le conceda la beatitudine eterna!

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17 Luglio 2013 - Categoria: assistenza, beneficenza, educazione, istituzioni educative

L’asilo infantile di Chiaramonti (1931-1970) di Cristina Urgias

I

DOCUMENTI DELL’ARCHIVIO (1862-1983):

A)  DEL COMUNE DI CHIARAMONTI

B)   DELLA DIREZIONE DIDATTICA DI PLOAGHE

C)  DELL’ARCHIVIO DELLE POVERE SUORE SCOLASTICHE DI NOSTRA SIGNORA DI GORIZIA

1862 settembre 28, Sassari

 

Lettera del Regio Ispettore delle Scuole Primarie e Magistrali di Sassari indirizzata al Sindaco del Comune di Chiaramonti, nella quale lo si invita ad istituire un asilo infantile concepito come struttura assistenziale e preparatoria alla scuola primaria.

A Co Ch, Fald. 215

“L’esperienza di parecchi anni ha dimostrato al sottoscritto che la maggior parte dei genitori obbligati a valersi dell’opera dei loro figlioli, appena questi sono atti a qualche fatica, li tolgono troppo per tempo dalle scuole elementari  e li privano così di quella istruzione che deve essere il patrimonio di tutti.

A rimediare a siffatto inconveniente e a rendere di vero vantaggio e ad un tempo più brevi i corsi elementari, giovano gli asili o le semplici scuole infantili.

L’utilità di queste scuole, ove essi accolgono i bambini di ambo i sessi da 4 a 6 anni, è così universalmente riconosciuta che il sottoscritto ritiene inutile ogni parola in proposito.

Egli si limita perciò a far presente alla Signoria Vostra e per di lei mezzo al Consiglio Comunale che il Ministro della Pubblica Istruzione si è riservato un fondo particolare da distribuirsi in premio a quei comuni che nel prossimo anno scolastico si mostreranno più solleciti o zelanti nello stabilire di tali scuole. Tali premi consisteranno in una somma proporzionata alla spese fatte, che sarà pagata a titolo di sussidio e per rimborso del governo nelle spese di prima istituzione.

Oltre le spese di primo impianto, questo Consiglio Provinciale Scolastico è anche disposto a concorrere per una somma annuale non inferiore al quarto, nello stipendio che secondo la classificazione delle scuole, spetterebbe alla maestra.

Il sottoscritto, che conosce la illuminata filantropia che anima codesta amministrazione, confida che anche questa volta vorrà rispondere sollecita alle calde raccomandazioni del Ministero della Pubblica amministrazione colla istituzione per il nuovo anno scolastico, se non un asilo, e una scuola per i bambini di ambo i sessi. Così sperando codesto Comune si renderebbe benemerito della patria e non tarderebbe a trovare per se stesso i benefici della sua intelligente carità.

La Signoria Vostra è pertanto pregata di trasmettere a questo ufficio la deliberazione che verrà presa in proposito prima del giorno 10 del p.v. Ottobre, e ciò per norma del sottoscritto nella proposta che Egli sta per fare del riparto del sussidio che la Provincia e il Governo vogliono annualmente accordare a favore delle scuole elementari.

                                                   Firma illeggibile

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1906 luglio 04, Chiaramonti

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Lettera di Giorgio Falchi, Presidente della Società di Beneficenza di Chiaramonti, indirizzata al Consiglio di amministrazione del Comune di Chiaramonti nella quale si richiede l’istituzione di un asilo infantile indicando anche le risorse finanziarie, i locali, le risorse umane.

A Co Ch, Fald. 215

L’idea di dotare questo Comune di un asilo infantile dovrebbe esser accolta con giubilo da quanti hanno a cuore la sorte degli adolescenti soliti di vagare per le vie dell’abitato, abbandonati dai loro genitori e privi del tutto di salutare ammaestramenti.

Ne l’attuazione di esso sarebbe insormontabile in un villaggio come lo è il nostro, ove impari tempo sorsero le società di assicurazione del bestiame e di beneficenza che la Cooperativa in grano in favore dei suoi bisogni, le quali tutte se non traggono vita rigogliosa, nondimeno apportano segnalati benefizi agli associati.

Invero il comune possiede un convento che in tempo non lontano cadrà in rovina, sia perché disabitato che perché mancante delle necessarie riparazioni.

Ora in tale edifizio avrebbe a sorgere l’asilo con profitto degli interessi del comune perché più obbligato dall’            con vantaggio rilevante degli adolescenti che in tal luogo verrebbero avviati nel sentiero della virtù e del sapere.

A provvedere perciò ai bisogni dell’asilo si potrebbe in oltre accorrere come appresso:

1) Col destinarsi tanto la rendita che il Comune ritrae dell’affittamento dei terreni annessi, quanto quella che tutti gli anni esso percepisce dell’amministrazione del Fondo per il Culto. Perché tanto l’una che l’altra, sia per dispositura contrattuale, che per volere di legge debbono essere unicamente rivolte alla manutenzione del convento e della chiesa annessa.

Laonde il Comune con la razione di tali rendite fatte all’asilo, costituito dopo anni in ente morale, altro non farebbe che dare allo stesso la dovuta destinazione ed in pari tempo occorrere ad un pubblico e sentito bisogno.

2) Similmente onde provvedere all’adattamento del convento ad uso di asilo, dovrebbe restituire quanto in sino al presente ebbe a riscuotere dalla predetta amministrazione del Fondo per il Culto. Tenendosi più che pago di quanto in sino al presente ebbe ad incassare dall’affittamento dei terreni e dalla pigione dei magazzeni, in rimborso delle spese incontrate nei restauri eseguiti nel convento.

3) siccome poi il legato lasciato dal benefico fu Pancrazio Spanu è destinato a beneficio dei poveri di questo Comune perciò anche tale rendita dovrebbe destinarsi all’asilo; si anche lascerebbe di avere la sua legittima destinazione, perché rivolta a benefizio degli adolescenti poveri, e quindi alla gente povera.

4) Ne infine a tal pio e filantropico istituto avrebbe a mancare annua sovvenzione da parte della Società di beneficenza e della Cooperativa in grano, nonché da questi abitanti, sia in mezzo di questue da farsi che merce privata offerta. Per cui ne seguirebbe che ai suoi urgenti bisogni sarebbe provveduto, indipendentemente dai sussidi che la provincia e lo Stato elargissero in favore di tali benefiche spese.

5) L’amministrazione dell’asilo dovrebbe poscia esser affidata ad una speciale commissione, della quale dovrebbero altresì far parte taluni membri della Congregazione di Carità e di questa Società privata di beneficenza. Ciò perché in breve tempo si avesse ad operare per la fondazione del nuovo istituto, e perché all’infuori degli inciampi burocratici la sua azione avesse a funzionare spedita.

5) Siccome infine le suore Domenicane residenti in Sassari sono disposte di assumersi la gestione dell’asilo nonché di impartire l’istruzione e l’educazione degli adolescenti; perciò alle stesse dovrebbe essere affidata tale nobile missione.           sulla considerazione che, oltre di occuparsi di istruzione, rivolgono in special modo la loro sollecitudine ad avviare le fanciulle povere nei lavori domestici, con notevole giovamento di quante dovrebbero diventare un giorno le sagaci ed operose massaie. Trattandosi di un’opera filantropica d’attuare nella sola qualità di Presidente di questa Società di beneficenza ho creduto mio dovere intrattenermi in sul proposito, lasciandovi poscia pienamente libero negli apprezzamenti. Premonendovi in tanto che la propizia occasione di fare il bene non sempre si           per cui il trascurarle se non è colpa è per lo meno errore gravissimo, che il futuro non riesce il più delle volte ad aiutare a riparare.

                                                Giorgio Falchi.

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14 Luglio 2013 - Categoria: lingua/limba

Sas familias e s’Iscola sarda chena inari pro sos mastros de Mauro Maxia

UnknownSa die 24 de gennargiu s’assessore Milia at informadu, cun tonu de suddisfatzione, chi sas famìlias sardas podiant pedire pro sos figios issoro s’insinniamentu de sa limba sarda in s’annu iscolàsticu 2013-14 (mira s’artìculu “Per le famiglie è possibile scegliere l’insegnamento del sardo al momento dell’iscrizione” in http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=219709&v=2&c=220&t=1). Medas famìlias dd’ant pigadu in paraula e, nessi in sas iscolas ue sos dirigentes ant aprontadu sos mòdulos de iscritzione (medas no ant fatu mancu cussu) ant pedidu s’insinniamentu de su sardu pro sos figios chi in s’annu imbeniente ant a fàghere sa prima classe de sas iscolas maternas, primàrias e medias.

In certas iscolas (Pèrfugas, Tzaramonte, Erula, Laerru, Martis e àteras) sas famìlias chi ant pedidu s’insinniamentu de su sardu sunt resurtadas prus meda de 80%. E como? E como cussas famìlias sunt isetende chi dae su mese de cabidanni a sos figios issoro in iscola ddis insinnient finas su sardu. Ma a dolu mannu paret chi custu disigiu apat de isetare unu disigiu. Difatis, paret chi sa Regione Sardegna no apat istantziadu su dinare necessàriu pro custu tipu de insinniamentu. Solu in pagas iscolas e bia su sardu at a èssere insinniadu dae pagos mastros de ruolu chi connoschent sa limba sarda e chi, cun ispìritu de missioneris, ant a insinniare finas su sardu paris cun s’italianu e sas àteras materias curriculares. Ma in sas iscolas (e sunt casi totus) ue non ddue at mastros capaces o giai formados, s’insinniamentu de su sardu at a isetare solu unu disigiu. A su chi paret sa Regione at istantziadu carchi cosighedda solu pro sighire in cuddos progeteddos isperimentales de custos ùrtimos annos (pagas oras de letzione in duos meses e in pagas iscolas), est a nàrrere nudda ite fàghere cun s’insinniamentu curriculare de una limba. Pro s’insinniamentu de su sardu e de sas àteras variedades de Sardigna ddue cherent istantziamentos gasi comente cale si siat àtera limba.

Tando, duas preguntas e bia: sas leges chi prevident custu tipu de insinniamentu ant a sighire a isetare lìtera morta comente in sos ùrtimos bìndighi annos? E s’annùnciu fatu in gennargiu fut solu un’annùnciu? Ca, si est gai, diat èssere istadu megius a pònnere bene in craru chi sas famìlias tenent solu su deretu… de pedire.

Mauru Maxia

Istudiosu de limbas minorizadas

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9 Luglio 2013 - Categoria: c'est la vie

No at bidu nudda daeboi de sas istellas: Magarida Hac de Anghelu de sa Niéra

A 91 annos est morta s’iscentziada H. Grande femina, famada in totu su mundu pro s’astrofisica, iscoberidora no isco da cantas istellas e subra totu iscroberidora de sa consistentzia issoro cun sos rajos ulltravioletos. At iscritu meda liberos de iscientzia in modu chi totu in custa nostra natzione esserant connotu istellas mannas e minores. Segundu paritzos istudiados at dadu a s’Italia unu logu de onore in custa dissiplina iscientifica. Sa femina difatis fit non solu grande iscentziada, ma puru grende conferentziera de su chi aiat iscobertu. In pius aiat boghe alta e tosta e no aiat perdidu sa pronuntzia frorentina. Fit cojuada cun d’un omine, ma dae cando si fit cojuada, in cheja, aiat detzisu de no aer fizos (cosa chi rendet invalidu su matrimoniu pro su Coditze Calonigu) e aiat leadu a fizos otto batos e dae sos batos aiat leadu una tzerta atza aggressiva.

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6 Luglio 2013 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

Portorotondo, anzi no, Portobuzzurro di Ange de Clermont

images-4E così ieri sera, dopo essere stato a Messa chez San Simplicio,lo scrivente si è ritrovato in piazza un gruppo musico-rumorale, che affilava gli strumenti e ha messo a dura prova i suoi timpani e forse la stessa stabilità della Basilica dell’XI secolo. Stava per cadere il campanile di Mores (a suo tempo) per il passaggio continuo di camion e container, immaginiamoci se non imploderà la Basilica di circa mille anni di vita. Gli Olbiesi dovrebbero trovare un campo bovino vasto per queste disgustose feste di fine settimana dove tra la messa in prova dei timpani e dello stomaco la gente rimbecillisce. Rumori orrendi e bancarelle maleodoranti rovinano il gusto e la serenità che promana dal tempio più antico della Sardegna settentrionale. Stordito da quel fracasso mentre l’anima respirava il primo venerdì del mese di luglio, ho inviato subito il mio angelo custode per sollecitare la figlia, la matriarca e la nipotina affinché venissero a togliermi da quell’impiccio. Dopo una decina di minuti sono arrivate e mi hanno tolto da quella piazza, da quella fumeria di arrosti e da quegli orrendi rumori del gruppo dei rumori. Oh la dolce musica dei concerti classici o delle messe cantate e l’orchestra che la natura sul far della sera invia sul nido d’aquila della casetta del nostro borgo medievale, quando anche lì la pro loco non ammannisce ai paesani gruppi fracassoni. Preferiti i sardi cantori e poeti e il nostro amato cantautore Franco Sechi che dal silenzio dei campi trae le sue sussurrate liriche dal palco di Piazza Repubblica, alias Piazza San Giovanni.
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4 Luglio 2013 - Categoria: narrativa

IL PROFUMO DEGLI ASFODELI (romanzo) DI ANTONIO LEDDA

  Antonio Ledda, Il profumo degli asfodeli, Tas, Sassari 2006, pp. 125

Unknown-5L’autore nel rispetto della legge sulla privacy ha evitato la citazione di nomi e di fatti che possano in qualunque modo favorire il riconoscimento di persone luoghi e avvenimenti. Poiché è possibile e in alcuni casi probabile che esistano persone reali con lo stesso nome e negli stessi luoghi e alcune caratterristiche dei personaggi di questo romanzo. L’autore assicura che si tratta di pura coincidenza: non è di loro che si racconta qui. La pubblicazione in questo blog avviene con l’autorizzazione dell’autore.

Presentazione  di Angelino Tedde

La vena narrativa di Antonio Ledda non si è esaurita con la sua terza opera Le ali della memoria (2005) nella quale era gradualmente passato dall’autobiografismo al vero e proprio romanzo.

In questa sua ultima fatica la sua vena narrativa si libera e costruisce una ben congegnata storia d’amore dove sarebbe inutile ricercare qualsiasi riferimento autobiografico.

L’autore in questo romanzo racconta con autentica vena sentimentale e spesso poetica la storia degli amori giovanili del protagonista Giovanni Ruiu, anzi soprattutto l’indimenticabile storia d’amore per Lidia, donna appassionata che dopo un primo breve e meraviglioso incontro col protagonista scompare lasciando nel giovane una nostalgia struggente.

A questo punto le vicende dei due principali protagonisti si svolgono in direzioni diverse.

Lei è costretta dai genitori a unirsi in matrimonio con un brav’uomo che le garantisce sicurezza e decoro sociale, ma le toglie l’entusiasmo del cuore.

Il protagonista, d’altra parte, preso dalla sua carriera scolastica, pensa con rimpianto a quell’amore tanto breve quanto coinvolgente trovato e perduto così in fretta e non avrebbe certo immaginato che cosa gli teneva in serbo la sorte.

Passano gli anni, Lidia, ormai sposa e madre di un bambino, conduce una vita scialba e senza grandi passioni, Giovanni, ancora scapolo, segue il ciclo della sua carriera scolastica in una città nella quale non avrebbe mai immmagino di incontrare l’amore perduto.

La donna, accompagnando a scuola l’unico figlio, ha la sorpresa di incontrare tra gl’insegnanti Giovanni.

Fra i due si riaccende quell’ardente passione d’amore che sembrava spenta per sempre dopo il meraviglioso primo incontro.

Le vicende tra i due riprendono in un contesto naturale dove il paesaggio, il mare, il cielo paiono rendersi complici di una nuova indimenticabile stagione d’amore.

Gl’incontri furtivi, le occasioni propizie, la complicità della natura, il contesto sociale favoriscono questa passione incontrollabile e proibita, nonostante affiorino rimorsi e pentimenti da parte di lui che spesso, dopo i buoni propositi, si lascia travolgere dalla passione.

Un evento propizio alla carriera di Giovanni sarà risolutiva della storia d’amore.

Il romanzo lo si legge d’un fiato con interesse e curiosità alla ricerca di vedere come la storia volverà.

La scrittura è leggera e tersa, la sintonia dei due amanti col paesaggio è armonica.

Il lessico è in sintonia coi sentimenti e col racconto.

Si può ben affermare che l’autore ha abbandonato per sempre quello stile asciutto dei suoi precedenti scritti per immergersi nei palpiti del cuore e del mondo che lo circonda.

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2 Luglio 2013 - Categoria: versos in limba

Cando giamant su bechinu de Anghelu de sa Nièra

Unknown-3Cando giamant su bechinu

tando ses bell’ e che mortu
issu atis su baule
pro ti che tzacare intro
e no podes denegare.
Battor omines umpare
ti leant a codd’issoro
ca tue ses su tesoro
de sa die fatoria.
Cando falas in sa tumba
pro aer paghe e reposu
mi diventas putzinosu
ca su corpus s’arruinat
e poi diventas liju
che carena ‘e barca
fraziga.
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1 Luglio 2013 - Categoria: storia

L’asilo infantile Falchi-Madau di Chiaramonti: conclusioni e bibliografia generale di Cristina Urgias

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A Chiaramonti si inizia a parlare dell’istituzione di un asilo infantile già dal 1862 quando il sindaco ricevette, da parte del regio ispettore delle scuole primarie e magistrali di Sassari, un invito ad istituirlo. Purtroppo non è stata rinvenuta alcuna risposta in merito.

Questo invito viene rinnovato da parte di un intellettuale benestante del paese, G. Falchi, nel 1906. Egli si preoccupa di individuare quella che potrebbe essere la sede di tale istituto e le eventuali fonti finanziarie necessarie per il suo sostentamento. Prende inoltre degli accordi con la superiora delle suore domenicane di san Sisto Vecchio di Sassari per la direzione dell’asilo.

Il consiglio comunale accetta con entusiasmo questo invito, testimoniato da diverse delibere in proposito, ma non si capisce perché l’iniziativa formalmente completata non andò avanti.

Da questo tentativo fallito di istituire un asilo passeranno diversi anni prima di sentirne parlare nuovamente. Infatti, è solo nel 1922 che si riprende l’iniziativa con un comitato Pro Asilo presieduto dal canonico Grixoni.

Questa volta l’iniziativa va a buon fine e grazie ai finanziamenti comunali, alla generosità della popolazione, che contribuisce con offerte e diversi lasciti, l’asilo inizia a funzionare. Probabilmente l’asilo è operativo già dal 1922 o al più tardi nel ’23. Questo si può dedurre dal consistente finanziamento stanziato dal comune (£. 5.000) che per legge non avrebbe potuto destinare una tale somma a favore di questa iniziativa se l’asilo non fosse stato attivato. Comunque, da alcuni documenti, è emerso che questo asilo funziona con certezza negli anni che vanno dal ’27 al ’31.

L’attività si svolgeva presso un’aula messa a disposizione dal comune, nel fabbricato della casa-comunale-scuola. Le maestre erano laiche e dall’esame di una fotografia si può affermare che esse accogliessero giornalmente circa 70 bambini.

Purtroppo quest’attività si interrompe nel ’31 e sino al ’38 non si ha traccia di attività a favore dell’infanzia.

Grazie alla tenacia del canonico Grixoni, infatti, in questo anno inizia a funzionare un asilo per la direzione del quale vengono chiamate le Povere Suore Scolastiche di Nostra Signora di Gorizia. Esse ne assumono la direzione dall’apertura sino al ’47.

Da questo anno e sino al ’53 assumeranno la direzione dell’asilo le Suore Missionarie Figlie di Gesù Crocefisso di Tempio.

Per i 3 anni successivi l’asilo viene finanziato dall’ESMAS che chiama all’insegnamento delle maestre laiche.

Per qualche tempo l’asilo rimane inoperativo sino a quando nel ’58 arrivano le suore del Getzemani di Sassari che rimangono alla direzione sino al 1970, quando il comune decide di istituire la scuola materna statale per la quale ottiene i fondi necessari. Da quel momento la struttura viene gestita da insegnanti statali e successivamente avrà un proprio fabbricato.

Le tre Congregazioni religiose svolsero l’attività didattica seguendo il metodo Agazzi e fornirono non soltanto il personale magistrale, ma anche di supporto in quanto tutte e tre attivarono un educandato per le giovani del paese.

Delle tre congregazioni, quella che ha dato un’impronta più forte è stata la prima. In seguito alla loro partenza, nell’asilo ci fu un abbassamento di tono, di rigore e di qualità delle attività.

I locali nei quali si svolse l’attività erano di proprietà dell’Ente Morale Falchi-Madau.

L’edificio si sviluppava su due piani, immerso nel verde, e con annesso un cortile nel quale i bambini venivano condotti nelle giornate più tiepide. In esso vi era anche una cappella nella quale i bambini venivano portati per assistere alle celebrazioni religiose ed essere istruiti sulle verità della fede.

I bambini accolti provenivano dai vari strati sociali. Nei primi anni non venne fornita la refezione che ebbe inizio nel maggio del ’42.

Ai bambini veniva insegnato il canto, il disegno, la numerazione e i principi elementari dell’igiene. In occasione delle feste venivano organizzate delle recite.

Si può dire che l’asilo privato ha funzionato nel primo periodo per circa 8 anni e nel secondo per 30.

Poiché la media delle presenze giornaliere era di 80 bambini e ogni bambino compiva un ciclo di 3 anni si calcola, che hanno percorso mediamente il ciclo scolastico triennale circa 1.333 bambini. Essendo la popolazione media censuaria chiaramontese, nel periodo considerato, di circa 2.518 abitanti, e tenendo conto che all’epoca la popolazione infantile rappresentava il 30% di questa, si può ritenere che la popolazione infantile dello stesso periodo considerato fosse di 4.518 bambini e che di questa abbia frequentato l’asilo il 29%.

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