9 Novembre 2013 - Categoria: versi in italiano

“Via Redipuglia” di Maria Teresa Inzaina

Olbia:via Redipuglia

Olbia:via Redipuglia

Mattino di splendido tepore
Via Redipuglia
mattino di splendido tepore:
Buon giorno professore
da tempo non la vedo, come sta?-
-Non  bene ultimamente
ma ora mi riprendo
anche se lentamente..
Piuttosto lei.. la vedo con piacere.
In giro al sole?  Le sue poesie.. –
E gentili parole..calde come quel sole.
Non l’ho rivisto più da allora.
Ma ieri che passavo qualche ora
bighellonando a caso tra i pensieri
un flash l’ha riportato d’improvviso
nitido alla mia mente
quasi un presagio un avviso
se credi che nulla accada casualmente.
E oggi lo ritrovo tra le righe più nere
del quotidiano  solito
dove  scorrono  inverni e primavere
sorrisi  affiorano  smarriti
fototessere scatti rubati
il riserbo di una vita violato
un ritaglio di festa per l’addio ritrovato.
-Io la ricorderò ora ch’è andato via
che passeggiava sul lungomare al sole
in quel tiepido giorno  d’ottobre.
E sentirò quando sinuose alle brezze
oscillano le palme e ai maceri pontili
guizza la luce tra le vecchie barche
sostano  assorti  immobili  gabbiani
quel sommesso  brusìo  di passo quieto
come di  vela   che improvvisa si tende
sospinta a largo dalla malinconia
verso la rotta che non ha ritorno.
Ma ti lascia a conforto una poesia.

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8 Novembre 2013 - Categoria: discipline scientifiche

“I veleni di Furtei (Ca)” di Paolo Amat di San Filippo

I veleni di Furtei

Panorama di Furtei (CA)

Panorama di Furtei (CA)

In questi giorni sia sulla Stampa di Torino, che sull’Unione Sarda di Cagliari sono apparsi alcuni articoli dal tono terroristico-ambientale sui fanghi e i reflui della ex Sardinian Gold di Furtei.

Tutti ricordiamo la foto di un lingotto “d’Oro”, in realtà di “Elektron” (una lega Cu/Ag), esibito, come si fa a Napoli con l’ampolla del sangue di San Gennaro, da due alti “papaveri” della politica regionale.

Il prezzo internazionale dell’oro è controllato da potentissime holding che non appena abbiano notizia che in un qualche sito della terra c’è la possibilità di poter estrarre dell’oro, si precipitano con ogni mezzo, lecito od illecito per controllarne l’estrazione, e tenerne così alto il prezzo a loro piacimento.

In Sardegna, valenti ricercatori dell’Università ne avevano individuato la presenza in alcune rocce dell’Isola, sotto forma di arseniuri, seleniuri ed altri sali complessi.

I tenori erano bassi, ma davanti all’idea che la Sardegna fosse un nuovo Eldorado, non si andò molto per il sottile quando una, prima poco nota, impresa internazionale chiese alla Regione Sarda la concessione per la ricerca e l’estrazione del prezioso metallo.

Nella frenesia del momento non furono fatte approfondite indagini sulla solidità della Compagnia, e la Regione finanziò, con una sua partecipata, l’intrapresa.

La lavorazione ebbe inizio; nel territorio di Furtei furono sbancati milioni e milioni di metri cubi di roccia ricavando, da 2-3 tonnellate di roccia, pochi grammi d’oro, argento, e rame.

Il primo onere fu l’enorme consumo di energia per cavare e macinare il materiale di cava, il secondo e più pesante fu il trattamento di cianurazione ed il recupero del metallo prezioso.

L’oro , è noto che, a meno che non sia presente allo stato puro in pepite o in pagliuzze, se è presente in forma complessa, può venir estratto per amalgamazione con mercurio, oppure per cianurazione. Ovviamente il processo di amalgamazione, oltre che molto costoso per il prezzo del mercurio, è sconsigliato per il possibile idrargirismo degli addetti e per i danni ambientali.

Meno costoso è il processo di cianurazione, infatti l’oro viene complessato dal cianuro formando dei cianoaurati, solubili, dai quali è molto più semplice ricavare il metallo giallo.

Come è noto i sali più noti dell’Acido Cianidrico (HCN) sono il Cianuro Sodico NaCN e quello Potassico KCN; meno noti sono i sali complessi con svariati metalli, fra i quali sono più noti il Ferrocianuro“K4 [ Fe (CN)6 ]3 . 3H2O”, ed il Ferricianuro potassici “K3[Fe(CN)6] .

Il Cianuro è ampiamente utilizzato nella doratura o nell’argentatura galvanica di manufatti di ottone, per elevarne il pregio.

L’Acido Cianidrico è il famoso Ziklon B (Acido Cianidrico liquefatto per compressione, adsorbito su supporto inerte quale Kieselgur o Farina fossile). Questo composto era stato brevettato per la disinfestazione di manufatti di legno o tessuti d’importazione da paesi del lontano oriente trasportati via mare. Vista l’efficacia, i tedeschi lo utilizzarono nei loro vari lager, per assassinare milioni di Ebrei per realizzare la “End Lösung, Soluzione finale”.

Negli Stati Uniti, dove era in funzione la “Camera a Gas” al condannato a morte veniva fatto inalare dell’Acido Cianidrico, ottenuto facendo cadere delle pastiglie di KCN in una vaschetta d’Acido Solforico posta sotto la sedia alla quale era legato il condannato.

L’HCN è un gas incolore con un leggero odore di mandorle amare, è un acido molto debole, che viene liberato dai suoi sali persino dall’acido carbonico che è considerato un acido debolissimo,  componente fondamentale delle bevande gassate quali il  Seltz, le gazzose, le aranciate e simili.

Al limite, alitando su una soluzione acquosa di Cianuro (Sodico o Potassico che sia) si può correre il rischio di venire uccisi dai vapori di Acido Cianidrico che si svolgono per reazione con l’anidride carbonica del nostro alito.

A fronte di un enorme scoop giornalistico che portò fama momentanea ai politici che sostennero l’intrapresa, di un po’ di stipendi ai dirigenti, impiegati e maestranze della Sardinian Gold, dopo il fallimento dell’intrapresa, rimase il territorio sconvolto sia dagli scavi che dall’enorme quantità degli sterili prodotti, dei quali non era stato realizzato il ripascimento e la successiva copertura vegetale che pur erano stati imposta ed accettati in fase della stipula del contratto di concessione.

Altro problema insoluto, ma questo è comune a tutte le attività minero-metallurgiche realizzate nel corso del tempo in vari luoghi dell’Isola, è quello dei fanghi di cianurazione, stoccati in lagoni.

Di questi viene parlato negli articoli apparsi sulla stampa nazionale in termini apocalittici.

Facciamo alcune considerazioni sulla possibile loro composizione chimica.

Ioni ferro, sia allo stato bivalente “ferrosi” che trivalente “ferrici”, in presenza presenza di ioni cianuro formano i corrispondenti complessi stabili di colore blu intenso: Ferrocianuro ferrico “Fe4[Fe(CN)6], impiegato come pigmento, denominato Blu di Turnbull o anche Blu di Parigi, e Ferricianuro ferroso KFe[Fe(CN)6] anch’esso usato come pigmento blu, denominato Blu di Berlino o anche Blu di Prussia.

Il Ferricianuro ferroso è usato in farmacia come antidoto in caso di avvelenamento da Tallio e da Cesio radioattivo: Dopo la sua somministrazione, non viene assorbito dall’organismo eviene totalmente eliminato con le feci. La sua forma farmaceutica è una confezione contenente 30 capsule rigide. La sua posologia  per adulti è di 250 milligrammi/giorno per chilo del paziente, in 4 dosi.La somministrazione orale deve essere continuata fino a totale scomparsa, del Tallio, nelle feci e nelle urine. Non si conoscono controindicazioni. Viene usato anche come chelante nel trattamento degli avvelenamenti da metalli pesanti. La sua non tossicità è dovuta al forte legame tra gli ioni cianuro e gli ioni sia ferrosi che ferrici. I ferro e i ferricianuri sono, infatti, o molto stabili; vengono decomposti, liberando HCN gassoso, solo in presenza di acidi forti (HCl e H2SO4) concentrati.

Nei fanghi di Furtei la colorazione blu denunziata su “La Stampa” da Nicola Pinna nel numero di Lunedì 4 Novembre, alla pagina 6 con il suo articolo dal titolo: “Contaminato dal cianuro il lago che nascondeva l’oro” come: “…il mostro è tutto blu e fa molta paura…”è dovuta alla presenza appunto del Ferrocianuro ferrico e del Ferricianuro ferroso, composti del tutto innocui.

La colorazione rossa evidente in alcuni punti dei lagoni, dal canto suo è dovuta alla degradazione, della pirite (FeS2) proveniente dalle rocce di partenza e contenuta nel fango, sotto l’azione degli agenti atmosferici, degradazione ossidativa che trasforma la Pirite in solfato ferrico Fe2(SO4)3, il quale, a sua volta si idrolizza a Fe(OH)3 e H2SO4. L’idrossido ferrico si disidrata a Ematite Fe2O3 formando del fango rosso (vedansi: a Iglesias la discarica dei fanghi della deferrizzazione delle soluzioni di solfato di zinco da sottoporre all’elettrolisi: a Funtana raminosa le Piriti derivanti dalla flottazione selettiva dei minerali solfurati di quella miniera

La Pirite ormai è un materiale senza più valore, per cui in molte miniere viene abbancata a discarica. E ciò da quando l’Acido Solforico viene preparato direttamente dallo Zolfo, in particolare se proveniente dalla Saras di Sarroch dove risulta un capomorto della desolforazione idrogenante dei prodotti petroliferi.

L’ignoranza associata alla malafede può trarre in inganno molti e creare terrorismo ecologico, che spesso è il tema preferito di sedicenti ecologi.

Se la presenza dei temuti “Cianuri” è così pericolosa, basterebbe ossidarli a “Cianati” con un semplice trattamento con Ipoclorito sodico (la comunissima Varechina), e una volta essiccati i fanghi per esposizione ai raggi solari, aspettare cento o duecento anni fino a quando la Scienza e la Tecnologia non abbiano trovato metodi e tecniche più economiche per recuperarne i metalli contenuti.

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6 Novembre 2013 - Categoria: memoria e storia

“Petru Giovacchini e il sogno sfumato” di Mauro Maxia

Mauro Maxia

Mauro Maxia

Ringrazio Paolo Brizzi per avermi fatto avere il documento, Antonio Maria Murgia da Pinerolo per aver trascritto su file il dattiloscritto e Mauro Mauro Maxia per averlo contestualizzato. (A.T.)

L’amico Angelino Tedde mi chiede un’opinione riguardo al dattiloscritto inedito intitolato “Usi e costumi di Corsica” e avente per sottotitolo “La festa nuziale”. Lo accontento volentieri anche perché l’oggetto del dattiloscritto riguarda una particolare tradizione attestata fino al secolo scorso in Corsica, isola della quale mi interesso da molti anni in relazione alle sue varietà linguistiche.

Lo scritto in questione costituisce una assai breve descrizione di alcune tradizioni relative agli usi nuziali presso le comunità dei villaggi corsi, probabilmente della stessa zona di cui il relativo autore era originario.

Il dattiloscritto occupa poco più di una pagina e mezzo ed è firmato da Petru Giovacchini, che tra parentesi si autodefinisce “corso” e, ancora tra parentesi, riporta la dicitura “IV° Grp.Art. 149/12”. Conviene partire proprio da questa enigmatica sigla per andare a inquadrare la persona cui si deve il breve scritto. Egli, di fatto, dice che fa parte del IV Gruppo di Artiglieria dell’esercito italiano durante il ventennio fascista e che tale gruppo aveva in dotazione gli obici da 149/12. Dunque, al momento in cui scrisse le sue scarne note sugli usi nuziali corsi, Giovacchini doveva essere inquadrato militarmente in uno specifico gruppo del corpo di artiglieria.

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6 Novembre 2013 - Categoria: versi in italiano

“D’ombra e di silenzio” di Maria Teresa Inzaina

InzainaIn questo giorno….dei ricordi, parafrasando Ungaretti:
” Ma nel mio cuore nessuno di voi manca”
E questa invece è mia, per i miei genitori !
“D’ombra e di silenzio..”
…..Ma a voi
torneranno ancora
i miei passi.
Mi aspetterete
col sorriso appena schiuso
che più nessun dolore
farà impallidire.
Verrò a cercare conforto
e con l’anima tesa
a trapassare la pietra
che vi cela
nel mistero della vita
oltre il tempo
vi dirò
parole senza voce
sperando che l’amore
possa guidarle
al vostro letto
d’ombra e di silenzio.
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1 Novembre 2013 - Categoria: memoria e storia

I monelli di via Garibaldi (1940-47) a Chiaramonti di Angelino Tedde

Via Garibaldi

Via Garibaldi

Eravamo un gruppo di nove ragazzini, in Chiaramonti, nel rione de Sa Niera: nei pochi metri quadrati di via Garibaldi 17, il più grandicello era Giuanninu mentre Angelinu, Ico, Faricu quasi coetanei; le ragazze: Margherita, Giannedda, Giuannina, Toiedda e Matteuccia, queste, mie sorelle. Si giocava insieme dalla mattina alla sera, scorrazzando tra la casa Grixoni e quella meno agevole dei fratelli Pisanu: Placida, Ottavio, Giulio, Toeddu. Corsa, bagliaroculos, imbrestia (gioco al sasso piatto) monteluna e le ragazze, a brucio, saltellando ad una gamba dentro i quadrati disegnati con la carbonella.

Spesso si sconfinava nella stradina a larghe scaline che portava in via Cavour, quasi dentro la casa di zia Lucia Tedde e più in là di zia Ziziglia, la più insopportabile insieme a zia Mariantonia, che vigilava da un piano sopraelevato, all’angolo, del vicoletto, che portava alla strada più alta de sa Niera. Non potevamo che stare insieme dal momento che Giuanninu, Ico, Margherita e Giuannedda erano figli di zio Peppeddu Biddau e di zia Leonarda Porcheddu che abitavano il piano sopraelevato al nostro di proprietà di zia Filomena Tedde, emigrata a Perfugas con zio Bachisio Ortu.

Sotto, in quella che era stata la casa prima di mio bisnonno Antonio e poi di mio nonno Matteo, stavamo noi, figli di Angelinu Tedde, senior, e di Serafina Linda Piras.

Nostri dirimpettai erano Giuannina e Faricu, figli di zia Marietta Succu e di zio Giuanne Tolis.

Casa Tedde

Casa Tedde

Quanto era silenzioso mio padre, altrettanto era chiassosa mia madre, di padre nulvese e di madre chiaramontese, educata per sei anni a Luras da cui aveva preso l’abitudine alla cordialità gallurese, spesso fraintesa dalle donne educate in Chiaramonti. Più chiusa zia Marietta e giovialissimo zio Giuanne. Scandaloso, sbracato zio Peppeddu che, suonando la fisarmonica, aspettava il sole dell’avvenire, mentre zia Leonarda Porcheddu sgobbava come una mula dalla mattina alla sera.

Zia Lucia Tedde era affettuosa anche se molestavamo la sorella Domenica alla quale il Signore non aveva voluto dare un minimo di comprendonio insieme al vicino di casa Giuseppe. Da monelli abusavamo della loro loquela confusa e del loro stravagante gesticolare ed agire. Condotta da riprovare severamente anche nei piccoli quando si comportano in modo disumano verso coloro che la natura ha voluto colpire così crudelmente.

La stalla si è fermata al '47

La stalla si è fermata al ’47

Terribile per tutti la ploaghese zia Mariantonia, che penso passasse la giornata osservandoci, per sgridarci appena possibile, imprecando contro le nostre mamme. Sconfinando giù oltre gli scalini, in via Cavour, a destra, incontravamo talvolta assorto zio Giuannandria Tedde-Corda e zio Peppe Tedde-Birraldu, marito di zia Ziziglia, identica a zia Mariantonia alle porte della piazza del retrocaserma dove zio Federico Ruju, proprietario di una macelleria, al massimo ci esortava a fare silenzio e a tornare nella nostra strada in via Garibaldi 17. Nelle serate estive però non potevamo obbedirgli tanta era la passione per catturare i pipistrelli con le canne ricoperte in cima da stracci bianchi. Noi monelli non usavano pietà per questi bistrattati volatili. Altra riprovevole cattiveria.

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29 Ottobre 2013 - Categoria: c'est la vie, memoria e storia

VI.Padova: gelosia retroattiva: Priscilla minaccia di andarsene, ma poi desiste di Ange de Clermont

Riprendo a trascrivere dal diario del “Viaggio di nozze di Priscilla e di Andrea”.

Basilica del Santo

Basilica del Santo

Il treno, diretto a Venezia, che da Firenze il 18 settembre del 1963 ci portò a Padova, si fermò alla stazione e noi scendemmo non senza notare subito la grassa attrice del film Amarcord. Era una donnona davvero pingue e il film non aveva esagerato. C’incamminammo sereni alla ricerca di un alberghetto e finalmente lo trovammo un pò lontano dalla Basilica del Santo. Ci sistemammo nella piccola, ma accogliente camera mansardata e dopo un pò uscimmo a mangiare qualcosa. Ci colpì subito l’offerta dei ristoranti. Si poteva mangiare con 500, 1000, duemila lire e su di lì. Non ricordo se mangiammo come primo piatto pasta oppure minestrone, fatto sta che ci riempimmo a sufficienza. Girammo per i portici e programmammo per l’indomani la visita alla basilica di Sant’Antonio, mentre il giorno successivo avremmo preso il treno per  Venezia da cui saremmo tornati all’albegheto di Padova.

La stanchezza cominciava a farsi sentire e così prendemmo sonno forse verso le 22, pensando ancora alle belle chiese, piazze e monumenti di Firenze. La sposina era gioiosa e in forza e fin lì non si era mai alterata, anzi aveva manifestato la sua felicità. L’indomani mattina, 19 settembre, ci svegliammo a buonora, purtroppo dalla finestra notammo che stava piovendo e così ci trattenemmo a conversare di più a letto. Tra i tanti discorsi toccati ce ne fu uno spinoso.

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18 Ottobre 2013 - Categoria: c'est la vie

I pascoli tornano ad ammantarsi di verde e Checco è felice di Ange de Clermont

CappelloUn’ora fa mentre mi vestivo, ho spostato la tenda dalla finestra e attraverso gli sportelloni che lasciavano intravedere lo colline mammillari della valle sottostante la mia casa, ho notato che pian piano i pascoli s’ammantavano di verde. Poi ho aperto gli sportelloni e lo spettacolo è davvero incantevole. Il verde leggermente conquista la valle, miracolo della pioggia abbondante dei primi giorni di ottobre. Tra una settimana sarà del tutto scomparso il giallo che ci ha accompagnato per tutta l’estate, ora si va verso l’autunno  accogliente e ad ogni sguardo nella valle rinascono le speranze nel cuore.

Il verde infatti è uno dei colori più riposanti nelle sue variazioni di verde-pisello, verde vescica, verde-smeraldo. Le greggi cominciano a brucare l’erba con piacere e il pastore mille volte stupito guarda con gioia al futuro dicendo tra sé:

-Tutto latte per il caseificio e acconti mensili per le mie tasche povere di contanti.-

Ha ragione Checco che osserva i suoi pascoli nella valle di Bados de Lové, ma son felice anch’io, chissà che visitando la valle si sbrigli la fantasia per portare a compimento il giallo noir rosa che ho lasciato a metà. Ho abbandonato da mesi, qui nel mio blog, il marchio dalla protòme taurina,con due archeologi accoppati nelle domus de Janas e non so ancora chi li abbia mandati all’altro mondo, sì, non pensiate che conosca già il killer, lo scoprirò negli ultimi capitoli, per ora gl’indiziati sono almeno tre, ma non so chi sia il vero. Ci vuole un pò di consultazione con la matriarca che non fa che leggere gialli su gialli che si ammucchiano sul suo comodino nella sua stanza da notte, anzi nella camera matrimoniale dove in quella che ogni morte di papa è la mia parte, si ammucchiano riviste e libri.

Io nella mia stanza ho soltanto una piccola Radio Maria, una lampada da comodino, il rosario e tre pacchi di fazzoletti e niente più, a letto non leggo, prego per le anime sante del Purgatorio del vicinato, del parentado, per gli amici defunti; per il papa, per i cardinali, per i vescovi, per i sacerdoti, per i cristiani perseguitati, per la salute spirituale e fisica delle donne, per i miei gravi peccati che in 76 anni di vita ho indubbiamente commesso (qui a Chiaramonti o a Sassari o in Sardegna mica fioriscono i santi come gli asfodeli) e quando dimentico d’esser peccatore c’è mia moglie, perfetta matriarca e contabile, che me li ricorda uno per uno.

Lasciamo però i miei peccati da parte e ritorniamo all’autunno verde del nostro suggestivo paesaggio e al pastore che finalmente  senza troppa fatica incasserà i pascoli che DomineDio gli manderà gratuitamente e che lui si dimentica spesso di ringraziare. Non Checco però che è diventato un buon cristiano. Non che prima fosse uno scavezzacollo, però qualche licenza se la prendeva, ma la bellissima Caterina lo ha condotto all’altare e presto presto gli ha regalato  tre figli. In parole povere Checco si è fatto serio, ha scoperto la bellezza della campagna e alleva ecologicamente il suo bestiame. Carne pregiata per i suoi figli (e per gli amici). Pochi, lo sanno, ma Checco è felice della sua piccola azienda e adesso che il verde è tornato si rallegra per le sue pecore pronte a ingrassare.

Non è solo Checoa a rallegrarsi perché più su, nelle valli di Oloitti, una sarda pastora, Maddalena, alleva i suoi vitellini con molta cura, levandosi presto, e provvedendo ai suoi animali: le mucche gravide, quelle bisognose di cure, i vitellini di sostenere e curare, i maiali e poi c’è il terreno da arare con le macchine che guida con la perizia di un uomo e cento altre cose da fare che chi non è vissuto in campagna con le bestie come me non riuscirà mai a capire.

Il tempo è mite se non si muove il vento, il sole, mister sole, colui che tutti i santi giorni ci prende in giro fingendo di sorgere e di tramontare, non è più caldo come durante l’estate. Le giornate s’accorciano e le notti man mano s’accrescono, si, perché si va verso l’inverno che certo non piace per il freddo, ma è necessario per la natura che si riposa, per esplodere poi  di nuovo a primavera. Non andiamo troppo in fretta, per ora fermiamoci all’autunno e se volete sentirlo vibrare nell’animo andatevi ad ascoltare e a leggere la canzone napolentana Malinconico autunno e poi fatemi sapere. La troverete su you tube, gratis.

Dimenticavo, non mancano molti giorni alla commemorazione dei defunti e la matriarca mi chiama perché vuol salire al cimitero dove io vado a meditare e lei a ripulire la tomba di famiglia. Quante Marte al mondo, bisogna avere pazienza! Io porterò i secchi d’acqua per lavare la tomba e lei la ripulirà e poi innaffierà i fiori.

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17 Ottobre 2013 - Categoria: c'est la vie, memoria e storia

V. Il viaggio di nozze: le prodezze della sposina a Firenze in Piazza delle Signorie di Ange de Clermont

Mi scuso con i visitatori del blog, ma tante cose mi hanno distratto ed io ho lasciato perdere il diario di nozze di Andrea e Priscilla di 50 anni fa, lo riprendo su rschiesta di più amici. (AdC)

ProserpinaI due sposini erano arrivati a Firenze e avevano trovato su indicazione dei passeggeri del treno una pensione all’angolo della stazione. Dopo aver pranzato e riposato lasciarono la pensione e si avviarono verso il centro della città dantesca. La prima chiesa che visitarono fu Santa Croce e così entrambi si entusiasmarono per le tombe dei grandi italiani: Galilei, Foscolo, Vittorio Alfieri e altri, ne ammirarono la facciata e il campanile e poi si diressero alla cappella medicea dove la sposina restò estasiata di fronte alle quattro sculture delle stagioni e alla ariosa costruzione michelangiolesca. Andrea finalmente fu soddisfatto, la sposa dopo i giorni di apnea col pupetto ora si dava all’arte, parlava d’arte e restava finalmente stupita di tanto genio.  Capitarono tra una chiesa e l’altra in Piazza delle Signorie. La sposina non ci pensò due volta a salire sul piedistallo del ratto di Prosperpina e farsi fotografare quasi aerea, non bastò, vide la mole di un leone e in men che non si dica, con un’agilità inusitata, salì sul monumento e vi si sedette sopra. Inutile dire le paure di Andrea sia perché la sposa appena diciannovenne rischiava di cadere sia per i vigili urbani che comparendo da un momento all’altro potevano affibbiarle una bella contravvenzione.

sul leoneSi sa che sui monumenti non si deve salire e tanto meno si possono usare come cavalli a dondolo. Per fortuna i vigili non comparvero, ma comparvero due sardi, uno giovane e l’altro più vecchio, per brevità li definiremo il gatto, quello grasso, e la volpe, quello magro. Erano due pubblicista del quotidiano locale che ci proposero di unirci a loro per raggiungere San Marino. Andrea subodorò il pericolo e declinò ogni invito dicendo che loro avevano una tabella di marcia e non potevano allontanarsi da quella e che soprattutto erano in viaggio di nozze e non in gita scolastica. A Firenze visitarono Santa Maria novelle e una serie di altri monumenti che qui non sto ad enumerare. Per farla breve Andrea fu davvero pieno di entusiasmo per la full immersion nell’arte fiorentina,  Gli sposini comprarono un servizio da tavola all’americana, una cravatta per Andrea e due capelli di paglia per la sposa e per lo sposo che in quanto a cappelli era un appassionato. Nella pensione furono compiti e gentilissimi, ma dopo tre giorni fiorentini il viaggio di nozze proseguì per Padova!  Di buon mattino salirono sul treno che li avrebbe portati nella città del santo dei miracoli e i due, dotati di buone speranze, di un pupo in viaggio, non possedevano altro; né casa, né mobili, né lavoro sicuro e tanto meno soldi all’infuori di quelli del viaggio di nozze recuperati durante il pranzo freddo organizzato dopo la cerimonia: centocinquanta mila lire. L’atmosfera mondiale, italiana e paesana erano pervase dall’entusiasmo, in America governava Kennedy, in Russia Krusciov, a Roma era papa Giovanni XXIII, insomma, si era in buona compagnia. Andrea guardò l’orologio: erano le 9 del mattino del  17 settembre 1963, luna nuova, martedì. Trovarono posto in uno scompartimento di gente sorridente, per lo più di mezza età. Gli anelli brillavano e la gente sorrideva e quasi accarezzavano gli sposini con gli occhi. La sposina, con abito dichiaratamente premaman, lasciò che fosse lo sposo a sistemare la valigiona, e si sedette accanto al finestrino. I suoi occhi cangianti brlllavano, i capelli castani ondulati erano ben sistemati su una fronte ampia e un volto romantico, il sorriso tra l’accogliente e l’ironico per via di due denti leggermente accavallati. Si sedette accanto anche lo sposo,   magro, dal volto ascetico e dal sorriso largo e gli occhi quasi neri penetranti. I compagni di viaggio sorridevano e non vedevano l’ora di sapere il perché di quegli anelli che brillavano. Il treno fischiò e lasciò Firenze, felicissima tappa nuziale.

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