19 Maggio 2014 - Categoria: eventi culturali

Ricordando la focolarina sarda Maria Bonaria Monni (Dorgali,1930- Cagliari 2013) di Elena Mele

Maria Bonaria Monni (Maribò)

Maria Bonaria Monni (Maribò)

Maria Bonaria nasce a Dorgali il 30 maggio 1930.  Aveva solo 18 mesi quando mamma Elena se ne va in paradiso lasciando 8 figli, la maggiore dei quali ha 19 anni, e sarà lei la nuova mamma di M.B. coadiuvata dalle altre sorelle e dalla zia materna Caterina.
In età scolare frequenta l’Azione Cattolica e già in quegli anni comincia ad accusare mancanza di vista.  Quando aveva 11 anni la sua famiglia lascia Dorgali per prendere residenza a Iglesias dove M.B. coltiva le prime amicizie e fa lunghi percorsi a piedi per recarsi in Chiesa in città.
Dopo la morte del padre (1945) vive per qualche anno a casa della sorella maggiore (sempre a Iglesias) che consulta diversi specialisti senza trovare alcuna cura efficace contro il glaucoma che procedeva.  Questo suo stato, comunque, non le impediva di incontrare ragazzi e ragazze che abitavano in campagna, ai quali parlava di Gesù e insegnava loro il catechismo di base preparandoli così alla Prima Comunione e alla Cresima. Queste persone ancora oggi sono grate a M.B. per quanto hanno da lei ricevuto.

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17 Maggio 2014 - Categoria: eventi culturali

P. Samir: La condanna a morte di Meriam, un concentrato di crudeltà e di offese ai diritti umani di Samir Khalil Samir

SUDAN-ISLAM» 16/05/2014 15:52
La donna sudanese, educata nel cristianesimo, è stata condannata a morte per apostasia e a ricevere 100 frustate per adulterio, avendo sposato un cristiano. Il radicalismo islamico sta diffondendo la violenza nel mondo. Per i musulmani è tempo di denunciare questo islam violento, scegliendo “l’islam della città”, non “l’islam beduino del deserto”.

Beirut (AsiaNews) – Una donna sudanese è stata condannata ieri all’impiccagione per apostasia. Essendo incinta di sette mesi, la sentenza sarà ritardata di due anni. Ma intanto la donna dovrà anche ricevere 100 frustate per adulterio, avendo lei, considerata musulmana – contratto matrimonio con un cristiano, ciò che non è permesso dalla legge islamica. La vicenda definita “stupefacente e orribile”, è un concentrato di umiliazioni per i diritti della persona.

Meriam Yehya Ibrahim Ishag – questo è il nome della donna, 27enne – è nata da padre musulmano. Ma avendo l’uomo abbandonato la famiglia alla sua nascita, la piccola è stata educata dalla madre, un’etiope ortodossa, alla religione cristiana. La donna ha poi sposato un cristiano del Sud Sudan. Dal 1983 a Khartoum vige la sharia e un tribunale islamico ha condannato Meriam alla morte. La condanna è avvenuta l’11 maggio, ma i giudici le hanno dato quattro giorni per ripensarci e tornare alla fede islamica. La donna, nella gabbia degli accusati, ha risposto: “Sono cristiana e non ho mai fatto apostasia [dall’islam]”. Alla sentenza di morte i giudici hanno aggiunto la pena di 100 frustate per “adulterio”. La donna era stata arrestata nell’agosto 2013 proprio per adulterio. La corte islamica vi ha aggiunto l’accusa di apostasia dopo che la donna si era dichiarata cristiana, e non adultera.

Dopo la sentenza, alcune decine di persone amiche di Meriam hanno manifestato per chiedere la sua liberazione. Gli avvocati della donna pensano di ricorrere in appello e fanno notare che la sentenza (e la legge islamica) contraddice la costituzione. Sul caso di Meriam, che sta suscitando forti interessi e critiche nella comunità internazionale, AsiaNews ha chiesto il parere dell’islamologo Samir Khalil Samir. Ecco quanto ci ha detto.

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15 Maggio 2014 - Categoria: eventi culturali

I guerrieri di Monti Prama. Nuova scoperta che però non lo è del tutto di Massimo Pittau

Guerrieri di Monte Prama

Guerrieri di Monte Prama

Nei due quotidiani della Sardegna, il 14 maggio, è stata pubblicata la notizia di una nuova scoperta a Monti Prama di Cabras: il ritrovamento di due blocchi scolpiti di arenaria, i quali escludono che le statue dei Guerrieri fossero in un cimitero. Io, in un libretto del 2009, avevo già scritto e dimostrato che nel sito c’era un tempio, quello del Sardus Pater, già segnalato dal geografo greco-alessandrino Claudio Tolomeo e del quale ho perfino presentato una ricostruzione verosimile. Quel mio libretto andò esaurito in soli 6 mesi, tanto che che subito dopo la Editrice Democratica di Sassari (EDES) pubblicò una seconda edizione ampliata e migliorata. In questa II edizione, a pag. 53, ho perfino pubblicato l’ombra satellitare di una probabile grande tomba di gigante esistente nel sito.

Rispetto a quanto ho scritto in quel mio libretto intendo fare oggi queste precisazioni:

  1. La pianta ricostruita del tempio arieggia chiaramente il “tempio etrusco” (si veda quello ricostruito a Villa Giulia di Roma).
  2. La interpretazione delle statue come quelle di altrettanti “guerrieri-pugilatori” è una “baggianata” che offende l’intelligenza di noi Sardi, dato che in nessun luogo e in nessun tempo i guerrieri hanno fatto la guerra coi “guantoni da pugili”. Il bronzetto di Dorgali che aveva dato lo spunto a questa baggianata non è quello di un “guerriero-pugilatore”, bensì è quello di un “cuoiaio” che muove sul capo un cuoio che ha lavorato, come giustamente aveva scritto l’acuto e autorevole archeologo Doro Levi.
  3. La ricostruzione che è stata fatta di recente di un “guerriero-pugilatore”, che avrebbe sul capo lo scudo per parare i pugni dell’avversario – ricostruzione che fa bella mostra di sé nel Museo e in tutte le raffigurazioni pubblicitarie – è un’altra “baggianata”, questa costruttiva: lo scudo posto sopra il capo, come una specie di “parapioggia”, risulta adesso fatto col cemento armato, fornito della relativa “struttura metallica”: ma – obietto io – non sono tutte le statue dei guerrieri di Monti Prama fatte esclusivamente di pietra arenaria, la quale mai avrebbe consentito quella specie di parapioggia?

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13 Maggio 2014 - Categoria: recensioni

“Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell’agnello” di Costanza Miriano

copertina agnello ridotta

di Costanza Miriano

Ore 19 e 02. Calcolando che la strada è rallentata dai lavori, basta uno in doppia fila che faccia scendere la nonna finta invalida e posso contare ancora in un’ora e diciotto minuti prima che gli ospiti arrivino. Devo solo: preparare la cena, tutta tranne la carne – quella l’ho già bruciata (ho dovuto mettere la muta alla Barbie surfista nel momento decisivo, e secondo me lei era un po’ ingrassata) – apparecchiare (ho solo sei forchette uguali, ma pare che la tavola spaiata faccia molto degagee), correggere due dettati e riascoltare storia, fornire a quattro figli quattro travestimenti da ragazzi a modo, possibilmente della taglia giusta o con una ragionevole approssimazione, più alcune rapide formalità tipo demolire il fortino costruito sul divano con le insegne delle femmine (“io mi lamento per principio” e “vietato ai maschi”), nascondere con poche abili mosse orsi dentro a ripostigli e furetti sotto i letti.

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12 Maggio 2014 - Categoria: recensioni

Il romanzo “Porta di speranza” di Maria Cristina Manca a cura di Angelino Tedde

Maria Cristina Manca, Porta di speranza, Grafica del Parteolla, Dolianova (Ca), 2012 pp. 116  €.12

Speranza Ben poco sappiamo dell’autrice Maria Cristina Manca al di fuori di quanto è scritto nella retrocopertina del libro.
Ideatrice e fondatrice della Casa Editrice Abbà in cui ha pubblicato man mano i suoi lavori: I.La via stretta che conduce al Cielo,II. Alzati e rivestiti di luce, III. Santi e preghiere, breve raccolta (di profili) di santi beati e servi di Dio,IV. Possa tu avere molta gioia, ricerca di versetti biblici e spirituali sulla gioia.
Da quest’esperienza emerge chiaramente una delle tante storie di Sardegna che contava numerosi piccoli editori, spinti più dalla passione per le opere da pubblicare che per far denaro. Ci voleva l’insipienza politica di qualche presidente della Regione Sarda, per farli fuori tutti, negando i contributi e favorendo i grossi editori che se indubbiamente diffondono i libri, per tanti versi si dimenticano degli autori non remunerandoli, spesso facendo pagare loro le pubblicazioni e incassando i guadagni per crescere.
A Cristina Manca va indubbiamente il plauso per questa iniziativa che per tanti versi ci accomuna. Siamo stati anche noi piccoli ideatori e piccoli editori a favore di parecchi colleghi universitari e non e possiamo capire le ansie e le fatiche della scrittrice.

Del resto noi come tantissimi altri, attraverso il blog, continuiamo a mandare avanti libri, studi e contributi vari di numerosissimi autori. I libri come i blog ti danno delle evidenti soddisfazioni. Quale ad esempio il numero dei lettori, ma anche il consistente numero dei visitatori quotidiani
Dal contenuto dei titoli delle opere pubblicate dalla scrittrice  emerge subito la tematica trattata che è quella dello spiritualismo cristiano che non solo abbraccia la conoscenza dei principi e della pratica della fede, ma quell’itinerario dell’anima verso Dio che è la mistica.

L’ambizione di Maria Cristina Manca è proprio quella di scavare nelle forti contraddizioni che agitano l’anima umana contemporanea, la stessa vita umana, la quotidianità del vivere e condurre tutto verso la porta della speranza umana e trascendente.
L’autrice non ha scritto un trattato mistico, né un saggio spirituale o la biografia di  santi, ma un breve romanzo la cui lettura è avvincente, la cui scrittura è gradevole e la cui trama è quel filo d’oro che conduce i protagonisti ad affrontare la vita e nelle piccole e grandi tragedie dell’anima a varcare una soglia, che è la soglia della porta della speranza.
Non ci si trova di fronte ad uno strumentale movimentato romanzo giallo come si usa di frequente fare dagli scrittori di gialli più o meno improvvisati o alla ricerca di descrivere la fenomenologia degli eventi personali o delle saghe familiari, ma di fronte ad una delicatissima scrittrice che percorre le vie dell’anima, quasi chiedendo il permesso di entrare negli eventi lieti o tristi di una famiglia e dei singoli protagonisti. Le soluzioni alle difficoltà del vivere, con gli eventi favorevoli o contrari, le si trovano in fondo all’anima: la saggezza umana e quella cristiana.
L’autrice, dotata di particolare perspicacia introspettiva, sicuramente attinta alle fonti di qualche grande maestra spirituale, scava con maestria nei misteri dell’anima dei protagonisti che finiscono per risolvere nella speranza cristiana i loro conflitti e problemi.
In questa breve recensione sarebbe fuori luogo riassumere le peripezie dei protagonisti dello “speciale” romanzo, occorre leggerlo per intero.

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12 Maggio 2014 - Categoria: versos in limba

Qoélet boltadu dae s’Italianu in Sardu dae Maria Sale capp. 4 e 5

Maria Sale cuitat lezera e galana a boltare dae s’italianu a su sardu logudoresu custu liberu de sa Bibbia de 12 cabitulos. A leggere Qoélet in limba sarda est de aberu unu grande gosu e tzertos cuntzetos parent naschidos in sardu:Sos bisos benint da-e sos pensamentos, /e-i su discussu ‘e tontu da-e sa  ciarra.” Bellu puru custu chi paret unu diciuMezus piseddu poveru ma abistu, /che une re chi siat betzu e macu”. Maria Sale poi connoschet meda sa limba e guasi guasi bi leat gustu a bi giogare.(A.d.s.N.)

Qoèlet – Capitolo 4  pastedGraphic.pdf

La società

Maria Sale

Maria Sale

[1]Ho poi considerato tutte le oppressioni che si commettono sotto il sole. Ecco il pianto degli oppressi che non hanno chi li consoli; da parte dei loro oppressori sta la violenza, mentre per essi non c’è chi li consoli. [2]Allora ho proclamato più felici i morti, ormai trapassati, dei viventi che sono ancora in vita; [3]ma ancor più felice degli uni e degli altri chi ancora non è e non ha visto le azioni malvage che si commettono sotto il sole.

[4]Ho osservato anche che ogni fatica e tutta l’abilità messe in un lavoro non sono che invidia dell’uno con l’altro. Anche questo è vanità e un inseguire il vento.

[5]Lo stolto incrocia le braccia
e divora la sua carne.
[6]Meglio una manciata con riposo
che due manciate con fatica.

[7]Inoltre ho considerato un’altra vanità sotto il sole: [8]uno è solo, senza eredi, non ha un figlio, non un fratello. Eppure non smette mai di faticare, né il suo occhio è sazio di ricchezza: «Per chi mi affatico e mi privo dei beni?». Anche questo è vanità e un cattivo affannarsi.

[9]Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica. [10]Infatti, se vengono a cadere, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi. [11]Inoltre, se due dormono insieme, si possono riscaldare; ma uno solo come fa a riscaldarsi? [12]Se uno aggredisce, in due gli possono resistere e una corda a tre capi non si rompe tanto presto.

[13]Meglio un ragazzo povero ma accorto,
che un re vecchio e stolto
che non sa ascoltare i consigli.

[14]Il ragazzo infatti può uscir di prigione ed esser proclamato re, anche se, mentre quegli regnava, è nato povero. [15]Ho visto tutti i viventi che si muovono sotto il sole, stare con quel ragazzo, il secondo, cioè l’usurpatore.[16]Era una folla immensa quella di cui egli era alla testa. Ma coloro che verranno dopo non avranno da rallegrarsi di lui. Anche questo è vanità e un inseguire il vento.

[17]Bada ai tuoi passi, quando ti rechi alla casa di Dio. Avvicinarsi per ascoltare vale più del sacrificio offerto dagli stolti che non comprendono neppure di far male.

Qoèlet – Capitolo 5  pastedGraphic_1.pdf

[1]Non essere precipitoso con la bocca e il tuo cuore non si affretti a proferir parola davanti a Dio, perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra; perciò le tue parole siano parche, poichè

[2]Dalle molte preoccupazioni vengono i sogni
e dalle molte chiacchiere il discorso dello stolto.

[3]Quando hai fatto un voto a Dio, non indugiare a soddisfarlo, perché egli non ama gli stolti: adempi quello che hai promesso. [4]E’ meglio non far voti, che farli e poi non mantenerli. [5]Non permettere alla tua bocca di renderti colpevole e non dire davanti al messaggero che è stata una inavvertenza, perché Dio non abbia ad adirarsi per le tue parole e distrugga il lavoro delle tue mani. [6]Poiché dai molti sogni provengono molte delusioni e molte parole. Abbi dunque il timor di Dio.

[7]Se vedi nella provincia il povero oppresso e il diritto e la giustizia calpestati, non ti meravigliare di questo, poiché sopra un’autorità veglia un’altra superiore e sopra di loro un’altra ancora più alta: [8]l’interesse del paese in ogni cosa è un re che si occupa dei campi.

Qoélet cabidulu 4

Sa sotziedade

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9 Maggio 2014 - Categoria: cristianesimo, eventi straordinari, memoria e storia

“Nostra Sennora de su Regnu” di Ardara, rievocazione poetica di Stefano Tedde

ArdaraI fiori lilla dei siliquastri ai lati del viale si confondono con i colori sgargianti delle bandiere in processione, addossate forse le une alle altre, mentre procedono quasi zoppicando al suono di trombe e grancassa. È la banda musicale, che –da quando sono nato- vedo ogni anno dare solennità alla festa della Vergine. E i suoni secchi e martellanti delle mannaie dei venditori di torrone sembrano quasi dare il tempo cadenzato ai festeggiamenti. Oh, festa di maggio, quanto ti aspettavano gli ardaresi, quando, tutti contadini, cavalcavano nell’Ottocento puddedros e caddos e scendevano nelle corse e nei palii lungo la strada che passava davanti alla basilica. Già chi sezis esalta subra ogni gerarchia…

Assistidenos Maria de su Regnu Intitulada!
E i bambini, tra i più poveri, andavano in giro per gli antichi sentieri rurali e raggiungevano i grandi caseggiati dei prinzipales per chiedere latte e yogurt “pro Nostra Sennora”. Dai racconti che mi fecero emergono le figure di “carriolanti” e pellegrini che trascorrevano i tre giorni della festa a Coroneddis, appena oltre l’abitato, e giunti da tanti paesi (vicini e lontani), onoravano con la loro fede semplice e profonda la Madonna di Ardara.
Custa idda trionfante siat de sos inimigos…
Suspendide sos castigos chi at meritadu bastante!
10247277_714006928645016_2144820009111182348_nCome ti aspettavano gli storpi e gli accattoni, assisi sul sagrato, pronti ad allungare la mano a chiedere un soldo in cambio di qualche santo stampato o di una candela. Come ti aspettavo io da bambino, quando i primi ambulanti montavano le tende dei giocattoli o gli hombres del comitato tendevano tra una casa e l’altra i fili delle bandierine di carta, fazzoletti di ogni colore pronti a dare allegria al primo graffiare del vento. E il profumo delle noccioline americane, del torrone, dei mostaccioli rinsecchiti, della vernice fresca data ad ogni casa prima di quei fatidici tre giorni; pèperu, festa manna e festighedda. Le giostre poi, chi le potrà mai dimenticare? L’emozione di alzarsi in volo, la musica assordante, la frenesia infantile, le luci che baluginavano nello splendore della campagna sarda, verde e in fiore come una sposa pronta per le nozze. Poi si ritornava alla quotidianità, alla scuola, alle poesie ancora da mandare giù a memoria (nessuno osava studiare in quei tre giorni), e nelle strade, cariche di rifiuti, rimanevano solo quelle mitiche figure di “imbreagones”, avvinazzati cronici, infelici come prima che cominciasse la festa, o forse morti per la troppa felicità delle bevute. E ancora per poco il verde avrebbe accompagnato i giorni, pronto al viraggio cromatico che preannuncia l’estate…
Assistidenos Maria de su Regnu intitulada!

Stefano A. Tedde.

(nella foto b/n: La festa di Ardara nel 1951. “Sa bessida de sa missa bida dae

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5 Maggio 2014 - Categoria: versi in gallurese, versi in italiano

“Più d’uno scroscio d’acqua a Primavera” “Più d’una fatta d’ea in primmaera” di Maria Teresa Inzaina

A mio figlio

Maria Teresa Inzaina

Maria Teresa Inzaina

Nulla
dura alla tua età
più d’uno scroscio d’acqua
a primavera.
Ti portano
passi leggeri senz’affanno
e sul viso ti ride
l’allegria schietta e accesa
di melagrana rossa
quando s’apre.
Cammina sempre così:
non ti spaventi il tuono
che scoppia all’improvviso
e ne trema la terra.
E il lampo
è uno squarcio nel cielo
che la luce ti svela
dell’infinito solo appena più in là.
Cerca
ricchezze
che i ladri non possano rubarti.
Cerca
una mano
da stringere lungo il cammino
un seno
per cuscino ai tuoi sogni
e un canto
che ti abbassi le ciglia
quando stanco ti fermi.
Cerca…..
E se non troverai
quello che adesso
ti fa brillare gli occhi
non rattristarti:
anche nei sogni andati in pezzi
sopra i muri svelati dal giorno
nelle ferite che bruciano
nell’anima che duole
avrai trovato
fino all’ultimo istante
la vita.

In Gallurese

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