16 Aprile 2015 - Categoria: cultura

Vedute del territorio di Chiaramonti a cura di Matteo e Angelino Tedde

LIcheni su Murrone

LIcheni su Murrone

Tutte le volte che capita qui dal Continente il mio primogenito ce ne andiamo lungo il territorio di Chiaramonti per un safari fotografico. La sua ottima macchina fotografica, ma anche le sue doti riescono a ritrarre paesaggi con fauna e flora locale davvero suggestivi. Ecco i LIcheni de Su Murrone sulle rocce della necropoli delle domus de Janas. Asinelli a ClermontFotografate le domus la nostra attenzione si volge verso un branco di asinelli dell’azienda G. Tedde. Prima sembrano spaventarsi, poi si avvicinano timidamente e il fotografo scatta la sua originale ripresa.

Falco a Sassu Giosso

Falco a Sassu Giosso

 

Guardiamo in alto, anzi guarda, io non posso per i limiti della vista e vede un falco volteggiare alto in cerca di preda.
Quale sarà stata la sua preda? Una permice? Una lepre? Un gatto selvatico? Buon pranzo signor falco.

Da Sassu Giosso ci spostiamo verso Sas Punta de sas Tanchitas-Sassu ChiaramontiCoas, Giunturas (il grande rio che ha un letto  di granito rossastro, a tratti sembra d’essere in Africa). Saliamo Sa Punta de sas Tanchitas (casa Fiore) e nella carreggiata notiamo una grossa tartaruga in pericolo di vita. Ci fermiamo, Matteo la prende e la mette in salvo e poi con pazienza la riprende mentre procede verso un sito più sicuro. Non vorremmo lasciarla, io vorrei prendermela, ma la legge irroga 5000 euro di multa per ogni tartaruga catturata. Ci ripenso. Davanti alla legge e alla multa salata non si scherza.

Tanca Nina ManzinedduProcediamo lentamente verso San Giuseppe, una piccola enclave dove venne edificata ai primi del Novecento una chiesetta in stile liberty per le allora popolose frazioni o stazzi della Gallura chiaramontese, prima di giungere a rio Filighesos notiamo un gregge che bruca voracemente l’erba della finalmente giunta Primavera. Riprendiamo le pecore pascenti.

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1 Aprile 2015 - Categoria: narrativa, recensioni

“Alzati, rivestiti di luce” di Maria Cristina Manca, recensione di Angelino Tedde

unnamedTra i danni provocati dalla rottura del disco rigido del server cìè stata anche la cancellazione di svariati contributi compresa la recensione di questo romanzo di Maria Cristina Manca che ora recuperiamo al blog.

Yakoov de Montfort, Alzati, rivestiti di luce, Casa Editrice Abbà.

Mattia, architetto, ricco uomo attempato, amante dei riti esoterici, s’imbatte casualmente con Teresa, impiegata, donna dalla solida fede cattolica e spiritualmente fervorosa, diretta spiritualmente da don Roberto, un prete parroco di grande spiritualità e carisma.

Mattia e Teresa sono i veri protagonisti-antagonisti del romanzo. Saremmo tentati di dire in merito ai protagonisti: il diavolo e l’acqua santa, ma forse non diremmo tutto. Dicono gli esorcisti che cacciare via il diavolo da un indemoniato non è facile e occorrono preghiere, penitenze, digiuni e tempo. Mettere alla prova un’anima innamorata di Dio, invece, viste le astuzie diaboliche e le legioni di diavoli che accorrono per indurla in tentazione, sembra abbastanza facile. Anche l’anima spiritualmente corroborata, con tanto di direttore spirituale, può improvvisamente cedere alla superbia, all’amor proprio, al desiderio del potere. Teresa, infatti, non è ricca, ma ha del fascino che le deriva dalla sua luminosità spirituale che perdura finché è sorretta dall’umiltà, ma che crolla quando si lascia tentare dalle astuzie diaboliche.

I due protagonisti s’incontrano nella chiesa di una città il cui nome resta nel mistero, ma gli scorci e le vie conducono ad una città isolana… Individuare qualche personaggio-comparsa, per chi conosce il cuore della città, è ugualmente agevole; per i lettori resta tutto comunque nel mistero.

Capita in campo elettrico che i due poli, l’uno positivo e l’altro negativo, si attraggano, capita anche nelle relazioni umane che un fervido credente s’imbatta con un nemico giurato della fede.

Fra Teresa e Mattia esplode l’amore vicendevole con tutte le battaglie spirituali immaginabili da una e dall’altra parte, a tratti sembra prevalere una parte, a tratti sembra prevalere l’altra. L’amore, si sa, genera ansie, dolori, esaltazioni a tempi alternati.
Don Roberto assiste a volte da vicino a volte da lontano a queste battaglie senza poterci fare niente se non curare quell’amicizia umana, spesso base sicura, di un inizio di conversione, ma anche l’inizio di una perversione da parte dell’amata figlia spirituale che finisce davvero in una situazione spirituale problematica. La morte dolorosa del sacerdote, divenuto ormai amico e occasione di conversione di Mattia, è quasi caparra per il ritorno alla fede cattolica dell’uomo e il recupero di una figlia spirituale che finalmente trova la serenità sia dello spirito sia del cuore. Passerà ancora del tempo prima che le due anime e i due cuori possano incontrarsi per coronare il loro sogno d’amore.
Il racconto, condotto con grande maestria dall’autrice, che qui si nasconde con uno pseudonimo, è avvincente e quando lo si inizia non lo si lascia prima di averlo letto tutto. La fabula del romanzo è dominata da Mattia che è il vero protagonista, e l’intreccio è variegato e geniale.
I capitoli sono brevi e leggeri e, talvolta, l’autrice, con colpi magistrali, interrompe un racconto che potrebbe scivolare nell’ovvietà, e va oltre.
La visione della narrante è quella profondamente cristiana e psicologicamente acuta. Gli scavi nell’anima dei protagonisti sono perspicaci e profondi.
La scrittura è gradevole e brillante. La scrittrice, della quale ignoriamo la storia umana, è di tempra cristallina e pervasa di una profonda spiritualità.
Inutile dire che ne consigliamo la lettura a tutti.

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27 Marzo 2015 - Categoria: cultura

Editoria, libri e librai in Sardegna (1983) di Umberto Manca

Umberto Manca

Umberto Manca

Ringraziamo la figlia di Umberto Manca, Maria Cristina, per l’intervista inviataci, quasi un documento storico che c’informa sulle difficoltà della diffusione libraria in Sardegna, all’epoca. La lettura dei libri è sempre un fatto piacevole e creativo. Me ne rendo conto io che per un calo drammatico della vista ho dovuto smettere di leggere 7 libri interessantissimi e sperare che con l’estate la luce mi offra più opportunità.

Per mia fortuna sul Mac posso ingrandire i caratteri delle stampe digitali e riuscire a leggere ancora anche se il bianco del Mac mi disturba non poco. Un grazie a Maria Cristina, scrittrice raffinata di romanzi. (A.T.)

Trascrizione dell’intervista a Umberto Manca sull’Unione Sarda di mercoledì 30 novembre 1983 (pagina 3) a cura del giornalista Giovanni Mameli. Umberto Manca direttore della filiale di Cagliari delle Messaggerie Libri, parla dei problemi della distribuzione editoriale in Sardegna, delle scelte operate dai librai e dei gusti del pubblico. A detta di chi c’è andato, la trentacinquesima Fiera del libro di Francoforte (tenutasi nell’ottobre scorso) si è svolta in un clima di euforia e rinnovata fiducia per un prodotto “difficile” come il libro. Lungi dal dimostrarsi una nemica, l’elettronica può giovare al libro; e le profezie sinistre di chi parla di morte della carta stampata vengono smentite dalla realtà più recente. Tra novità e ristampe, l’editoria nazionale e quella regionale stuzzicano i lettori con proposte sempre più seducenti. Per l’uomo moderno la lettura è diventata una funzione fisiologica, un bisogno e un vizio allo stesso tempo. Continuando la nostra esplorazione del mercato sardo, che è più vitale e ricco di quanto non pensino gli scettici, siamo andati a trovare Umberto Manca che dirige la filiale di Cagliari delle Messaggerie Libri (una società di distribuzione a carattere nazionale).

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25 Marzo 2015 - Categoria: lingua/limba, narrativa

“Sas corzolas” di Luigi Ladu

luigi_ladu1-251x300In cussos tempos Crissantu Melone fidi occupadu comente maniale in su cantiere comunale de rimboschimentu. Fini prantendhe una pinetta noa in sos trettos de “Sos Cuccuros” a una paja ‘e chilomitros dae Lòrena, una bidhitzola de otto o noighentas animas a lacanas cun Nugoro e Lollobe.

Crissantu, babbu de sette fizos, teniada una barantina de annos e fidi connottu in totta Lòrena comente omine abile ma de bona furchetta. Tzertu pro podere campare sette fizos, triballandhe pro contu de attere, deppiada essere de abberu abile, proite in domo bi cheriat sia pane carasau che petta.

Accurtzu de domo sua, in paccos metros de terrinu bi teniada annu ch’in annu una paia de sughes, e gai nessi in familia, sa petta non mancaiada.

A mesudie in cantiere custumaiana de manigare pane carasau e carchi bicculu de casu erbeghinu. Ma a Crissantu cussu non fidi su pastu chi li cumpiaghiada meda, pro cussu, isse, si distinghiada ca pro incomintzu deppiada manigare carchi cassarola de tzitzones cundhidos cun d’una bona bagna, da poi carchi picculu de petta de erbeghe.

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25 Marzo 2015 - Categoria: cultura, eventi straordinari

Verso il Getsemani con undici apostoli. L’agonia spirituale e la cattura. Secondo Maria Valtorta

310px-Giotto_-_Scrovegni_-_-31-_-_Kiss_of_Judas La via è tutta silenziosa. Solo una fontanella che ricade in un bacino di pietra mette un suono in tanto silenzio. Lungo i muri delle case, dal lato d’oriente, vi è ancora oscurità, mentre dall’altro lato la luna comincia a fare bianco il sommo delle case e, dove la via allarga in una piazzetta, ecco che il latteo argenteo della luna scende a far belli anche i ciottoli e la terra della via. Ma sotto i frequenti archivolti che vanno da casa a casa, simili a ponti levatoi od a puntelli a queste vecchie case dalle scarsissime aperture sulle vie, e che in quest’ora sono tutte chiuse e buie come fossero case abbandonate, vi è l’oscurità perfetta, e il rossastro della torcia portata da Simone acquista una singolare vivezza e un’ancora più grande utilità. I visi, in quella luce rossa e mobile, si mostrano con un rilievo netto e, tanti quanti sono, rivelano altrettanti e diversi stati d’animo. Il più solenne e calmo è quello di Gesù. Per quanto una stanchezza lo invecchi marcandolo di linee che solitamente non ha e che fanno già apparire la futura effigie del suo volto ricomposto nella morte. Giovanni, che gli è al fianco, gira uno sguardo stupefatto, dolente, su tutto quanto vede.

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23 Marzo 2015 - Categoria: eventi straordinari

Chi raccoglie i dolori del mondo! di Ange de Clermont

images-14Il nostro immaginario è di cicli: ciclo della vita, ciclo del tempo, ciclo agrario, ciclo liturgico, ciclo dell’anno civile.
Nel corso di questi cicli memorie di umane tragedie se ne ricordano a centinaia: aerei superbi che s’inabissano nei mari, transatlantici giganteschi che affondano, treni a velocità sostenuta ch deragliano, autotreni che seminano stragi nelle autostrade. Fin qui incidenti dovuti a errori umani o a guasti meccanici. Centinaia di morti, di pianti e di lutti. Non parliamo delle numerose guerre che agitano le popolazioni specie dell’Africa con violenze sui bambini, sulle donne sugli anziani. Migliaia di morti. Morti anche nei momenti del divertimento più innocente come lo sciare, il nuotare, il deltaplanare, i lanciarsi dagli aerei.
Che dire poi delle morti da inquinamento atmosferico
o da materiali inquinanti?
Quando una cinquantina d’anni fa eravamo qualche miliardo sul nostro pur affascinante globo le morti erano inferiori, ma adesso che siamo circa sette miliardi le morti non si contano più. Ora madame morte non si stanca mai e ogni giorno svolge la sua attività nei modi più impensabili. Sembra pagata a cottimo, più morti fa e più incassa.
Che cosa incassa? Polvere e ombra.
Le lacrime degli uomini se dovessero essere convogliate in un solo alveo costituirebbero il fiume più grande del mondo e se i loro singhiozzi fossero convogliati nelle onde herziane oppure nel sistema binario digitale darebbero luogo a lamenti funebri infiniti.
Perché tutta questa umana tragedia? Chi raccoglie il fiume di dolore, di lacrime? Sono forse inutili? Hanno senso?
Non avrebbero senso se un giorno sul Monte Calvario un uomo-Dio, infinito in tutte le dimensioni, non avesse accolto su di sé l’umano patire da Abele in poi. I fiumi dell’umano soffrire si riversarono e tuttora si riversano su lui, appeso alla croce, dopo essere stato colpito per ben 5840 volte, secondo Brigida di Svezia ed aver versato secondo la stessa santa ben 30 mila gocce di sangue. Dalla cattura sul Monte degli Ulivi alla crudelissima crocifissione senza contare la fuga e la permanenza in Egitto, il cauto ritorno in un villaggio che certamente aveva sempre da dire sulla sua dubbia nascita dal Giuseppe, sulla intemeratezza della madre Maria, sulla vita grama, grazie a tutti coloro che una volta ordinata e ricevuta la prestazione d’opera si dimenticavano di pagare. Trent’anni di vita sobria e onesta, trent’anni di sorrisi e di accoglienza, ma agli inizi del trentunesimo anno il rischio della rupe da cui i suoi stessi compaesano volevano gettarlo. Si proclamò figlio di Dio e non vollero credergli come del resto oggi moltissimi non vogliono accoglierlo. Per credergli, forse, dovranno aspettare il giudizio universale dipinto da Michelangelo. Sarà troppo tardi?
Leggendo il Vangelo vado considerando questo evento che ha cambiato il mondo, quest’uomo-Dio al quale va ad associarsi tutta intera la nostra umana tragedia, quella che tutti ci riscatta per restituirci i doni che,ricevuti, abbiamo gettato nel fango con un atto di superbia, sospinti dall’angelo della luce che è diventato così operando l’angelo delle tenebre, che con le sue ali immense di orrido pipistrello si rallegra degl’immani dolori della stirpe umana, destinata al Cielo da cui lui è stato cacciato per sempre, per macerarsi per l’eternità in un oceano di odio verso il Creatore.

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16 Marzo 2015 - Categoria: assistenza, beneficenza, istituzioni educative

Statuti di istituzioni varie e “memoria del Rifugio a cura di Angelino Tedde

imagesAppendce documentarie del libro

Angelino Tedde, Protagoniste cattoliche di azione sociale in Sardegna tra Otto e Novecento, Il Torchietto, Sassari

Per meglio capire lo spirito che animava i promotori degli asili infantili e degli istituti educativi a Sassari e provincia ci è parso utile offrire la lettura degli statuti anche perchè in queste norme sono menzionati chiaramente i promotori, i fini e i beneficiari di queste strutture per l’infanzia.

Presso l’archivio storico comunale di Alghero sono stati rintracciati gli statuti dell’asilo infantile del 1870, quello del laboratorio Sonnino del 1874, lo statuto della locale Congregazione di Carità del 1875, nell’archivio storico dell’asilo infantile di Ozieri, invece, lo statuto della “Sezione di orfanelle” dello stesso asilo, presso l’archivio del Rifugio la “memoria storica del “Rifugio Gesù Bambino” di Sassari, stilata da una segretaria dello stesso Rifugio e successivamente da alcune Superiore delle Figlie della Carità che sulla scia della memoria delle suore anziane ne hanno tracciato annalisticamente le vicende più importanti.

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13 Marzo 2015 - Categoria: beneficenza

Domenica 15 Marzo a Chiaramonti presso i giardini pubblici

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