Categoria : memoria e storia

III. “Quattro figli e quattrocento poponi, una vacanza da non dimenticare” di Ange de Clermont

La famiglia

La famiglia

La prima giornata al mare fu fantastica: vedere i figli che nuotavano come pesciolini non molto lontano dalla spiaggia fu davvero un piacere. Il piccolino si rotolava nel grande asciugamano a colori steso sulla sabbia, alternando il gioco alle poppate.


Ogni mattina dovevo alzarmi  ancora assonnato per fare la fila con due grossi bidoni davanti alla fontanella della piccola frazione. L’acqua serviva per bere e per cucinare, mentre per il bagno e per lavare i piatti la si prendeva direttamente dal mare. La mancanza di una doccia di acqua dolce faceva diventare la nostra pelle leggermente bianca per il sale che andava attaccandosi. Mani salate e salati erano i bacetti dei bambini. Poco male, era il modesto costo del sole splendido, dell’abbondante iodio che si respirava e della grande libertà della quale godevano i piccoli.
Passati tre o quattro giorni, guardando nella sterrata verso l’alto notammo un carro da buoi carico di tanta mercanzia, ma da lontano non la si distingueva. Aspettavamo con ansia che giungesse da Santa Maria, la bassa valle dei poponi, un carro preannunciatoci da Ziu Dominigu, con angurie, meloni, cetrioli e verdure varie.
Mentre alla porta guardavamo i bimbi che scorrazzavano nella piazzola sterrata, ecco una voce:-Setti voi li signori Tedde?-
Rispondemmo di sì e l’uomo avvicinò il carro dei buoi davanti alla porta e lì si fermò. Tolse il telone che ricopriva la mercanzia ed ecco spuntare il ben di Dio tanto atteso.
-Chisti poponi so’ pa’ voi e si cumpareddi tutu bastani vintimila franchi. Un preju bonu a chi seddi amighi di Ziu Duminigu.-
Mia moglie mi guardò poi andò ad osservare attentamente i poponi e chiese all’uomo:- Immagino che siano maturi, non ci farete uno scherzo?- Senza risponderci il carrualnte fece scegliere a mia moglie un’anguria e senza indugiare ce la spaccò in due. Il colore e la freschezza non lasciarono dubbi. Aprì anche un melone. Stessa musica.
-Va bene, disse mia moglie, ce li collochi tutti in questo gradone. Nel frattempo i bambini si erano avvicinati e mia moglie, tagliando in quattro il popone dimostrativo, sperimentando la prova qualità. Inutile dire che  facendo delle fette una specie di organetto in breve tempo i ragazzi fecero fuori il primo popone. Il piccolino protestò e allora mia moglie tagliando una fetta sottile gliela pose sulle labbra e il piccolo cercò di gustare la sua quota di popone.
L’uomo nel frattempo andava svuotando il carro da buoi e collocava sull’ampio gradone angurie e meloni senza fine al punto che mia moglie si avvicinò a me e mi disse sottovoce:- Comincia  a prenderli e a collocarli in camera da letto!-
Mi seguirono nell’operazione di collocamento poponesco anche i due grandetti. Nel frattempo l’uomo vuotò il carro, prese i soldi, e tornò a risalire la sterrata col carro completamente vuoto, dopo aver gridato:- Chi Deu vi dogghia la so’ benedizioni!-
Diede una mano anche mia moglie e così i due grandicelli, io e mia moglie, lavorando intensamente, riempimmo l’intero pavimento della camera da letto di poponi. Per scaramanzia non li contammo, ma erano tanti che ad un certo punto ne piazzammo parecchi anche  sotto il letto a castello dei bambini e quelli avanzati in un angolo della saletta che fungeva da soggiorno. Forse erano quattrocento, forse trecento, fatto sta che come nelle favole la casetta bassa e piccola si era trasformata nella casa dei poponi.
Durante tutta l’estate ne mangiammo noi e ne mangiarono anche gli amici che la sera si attardavano seduti nel nostro gradone e davanti alla casa. All’Isola Rossa mancava l’illuminazione pubblica, c’era l’insegna dell’Ichnusa dell’adiacente birreria. I villeggianti si ritiravano in casa al tramonto del sole dietro l’Isolotto e il silenzio passeggiava ovunque tra le poche case, le vacche magre di Ziu Pidreddu, che pascolavano  nei tancati adiacenti alla nostra casa e durante il giorno ai bordi della Spiaggia Longa. Noi in quel silenzio, facendo crocchio con le prime coppie di amici, davamo scandalo col parlottare e poiché disturbavamo, il gestore della birreria- tabacchi- edicola, talvolta, telefonava ai carabinieri che si avvicinavano invitandoci ad andare a dormire. Offrivamo qualche fetta anche a loro che però rifiutavano dimostrando l’incorruttibilità dell’Arma.
Quando eravamo costretti ad andare a letto mia moglie ed io ci trasformavamo in ballerini: piedi ritti, movimenti incerti, fino a raggiungere il conquistato letto. Anche sotto la culla del piccolo non mancavano i poponi ed era un problema per mia moglie poggiare i piedi per terra, con i poponi sopra, per dare le poppate al piccolo nel cuore della notte. Insomma, poponi e poppate!
Gli amici e i loro figli erano consapevoli che la nostra piccola casetta di fronte al mare era diventata “la casetta dei poponi” e ogni scusa era buona per fermarsi a chiacchierare da noi e a ingollarsi di grosse fette di poponi.
Ma una sera, uno degli amici, arrivò con tre casse di Vermentino…
Se me la sentirò, alla prossima puntata. (Fine I parte).

Commenti

  1. Eh, no. Adesso devi continuare, anche perché immagino che se i carabinieri venivano causa poponi, posso pensare immaginare che con le casse di Vermentino … Adesso capisco i tuoi problemi con il fegato!

    Paolo
    febbraio 27th, 2016
  2. Continua pure: ottima storia per i ventenni di oggi che non conoscono l’entusiasmo, la generosità, la semplicità con cui i ventenni della nostra generazione sapevano affrontare la vita, creare una famiglia

    Paolo
    febbraio 28th, 2016
  3. Fermentino, Paolo?
    Forse volevi dire Vermentino che l’Angelino non beve in quanto astemio, ma che allora beveva (1971).

    oreste detto Gavino
    marzo 1st, 2016
  4. ma che allora beveva (1971).
    Perche’ l’hai aggiunto,visto che io da Hong Kong non l’ho scritto.

    oreste detto Gavino
    marzo 4th, 2016

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