Che cos’è rimasto dell’UE? di Furio Ferraresi

1. La caduta di Gheddaffi e l’ambiguità europea

 I temi di rilevanza europea affrontati dalla stampa austriaca nel quadrimestre maggio-agosto sono stati essenzialmente due: la crisi libica e quella dell’Eurozona. La trattazione della questione libica ha subìto un’evoluzione nel corso dei mesi, segnalata dal passaggio del tenore dei commenti dall’iniziale scetticismo riguardo alla missione Nato e alla latitanza dell’Ue alla soddisfazione per la sconfitta delle truppe fedeli al rais libico e a un prudente ottimismo circa il futuro del Paese nell’era post-Gheddafi. Se in maggio, infatti, si parlava di “dilemma Gheddafi”, ossia del fatto che “la fine della guerra non è pensabile senza la fine del leader libico” (1) – vietata dal mandato delle Nazioni Unite -, e ci si lamentava che “gli europei non sono in grado di garantire ordine e sicurezza nella loro immediata sfera di interesse” (2), in agosto i toni sono cambiati e ci si è interrogati sulla transizione democratica della Libia in un contesto reso caotico e incerto dalla guerra civile (3). La missione Nato ha avuto conseguenze profonde sugli equilibri europei. Innanzitutto, ha messo in evidenza la “strategia del disimpegno” statunitense e fatto emergere un nuovo protagonismo delle due maggiori potenze europee, Gran Bretagna e Francia, che di fatto hanno gestito politicamente e militarmente l’operazione. Alcuni vi hanno voluto vedere un riflesso neo-coloniale, una replica rovesciata della crisi di Suez del 1956. L’impegno in prima linea di francesi e britannici ha però surrogato la latitanza dell’Ue, a ulteriore conferma dell’inesistenza di una politica estera comune. Ma ha soprattutto offuscato il dato significativo del disimpegno tedesco, contestato in patria da ampi settori dell’opinione pubblica e dai partiti della sinistra (Spd e Verdi), indice della debolezza dell’attuale politica estera di Berlino e gravido di conseguenze per gli assetti futuri dell’Ue (4).

2. La crisi dell’Eurozona

Ma a tenere banco è stata la crisi economico-finanziaria dell’Eurozona, che ha conosciuto in questi mesi un’accelerazione “sistemica” senza precedenti. Gli analisti hanno parlato di “grave crisi” del “progetto europeo”, alimentata dall’idea che la rinazionalizzazione in senso populistico della politica europea sia l’unica risposta appropriata alla crisi dell’euro. Ha cominciato la Danimarca con la reintroduzione del controllo alle frontiere, contro la lettera e lo spirito di Schengen, hanno proseguito Parigi e Roma con la vicenda degli immigrati irregolari di Lampedusa e ha finito Budapest con la sua Costituzione e con le imbarazzanti dichiarazioni dei suoi vertici istituzionali (5). È stato giustamente sottolineato come “l’egoismo nazionale, il populismo e le competizioni elettorali nazionali danneggino il progetto europeo” (6) e come la “disastrosa gestione della crisi” (7) abbia fatto riemergere i demoni mai sopiti della storia europea (8), compresa, in Austria, una persistente e imbarazzante nostalgia per il nazionalsocialismo tra le fila della Fpö (9). Sul carattere epocale della crisi tutti ormai concordano. Essa è uno spartiacque tra un “prima” e un “dopo”, che mette profondamente in discussione le modalità di costruzione dell’Ue: l’illusione che l’Europa dei mercati e dell’euro avrebbe agito da catalizzatore e da volano per l’Europa politica, o almeno per la realizzazione di un governo comune dell’economia (10). Ma altrettanto forte è la consapevolezza che la responsabilità della crisi non è solo delle banche o dei mercati, ma anche dell’assenza di politica e di regole (11), che ha consentito a un certo modello di capitalismo neoliberale e a una certa finanza di ottenere un’egemonia di fatto sulla politica che oggi, dopo più di trent’anni di neoliberismo, comincia ad apparire a molti come la causa del problema e non come la sua soluzione (12). Il risultato è una “democrazia sotto tutela” in alcuni Paesi europei – Grecia e Portogallo in primis – da parte delle istituzioni finanziarie internazionali (13). Che fare? Molti continuano a sostenere le ragioni di un’Europa più solidale e politicamente più forte, in grado di sottrarsi alla “dittatura” dei mercati e delle agenzie di rating, dotata di un Fondo monetario stabile capace di intervenire efficacemente sui Paesi in difficoltà, anche tramite l’emissione da parte della Bce di obbligazioni come strumenti di garanzia europea del debito dei singoli Stati (14). Resta da superare l’ostilità della Germania, sempre più ripiegata su se stessa, nonostante il tentativo recente di rilanciare l’asse franco-tedesco (15). Il risultato provvisorio potrebbe essere il ridimensionamento dell’Eurozona – l’uscita dall’euro di un certo numero di Paesi -, la creazione di un’Unione ristretta tra i Paesi più virtuosi e di una più stretta unione fiscale tra di essi (16).

(1) Ch. Prantner, Das Gaddafi-Dilemma, Der Standard, 2-5-2011.

(2) Ch. Prantner, Gaddafi kann warten, Der Standard, 5-5-2011.

(3) P. Lendvai, Von der Diktatur zum Chaos?, Der Standard, 23-8-2011.(4) Ch. Prantner, Den Frieden gewinnen, Der Standard, 23-8-2011.

(5) W. Böhm, Ein Rückbau der EU in die nationale Beschaulichkeit, Die Presse, 13-5-2011.

(6) A. Föderl-Schmid, Die EU zerbröselt, Der Standard, 13-5-2011.

(7) A. Föderl-Schmid, Desaströses Krisenmanagment, Der Standard, 11-6-2011.

(8) F. Frischenschlager, Europa im Rückwärtsgang zu 27 nationalen Festungen, Die Presse, 21-5-2011.

(9) H. Rauscher, Wenn die Unbelehrbaren im Vormarsch sind, Der Standard, 28-5-2011.

(10) Ch. Rainer, Die EU? Gibt es nicht, Profil, 6-6-2011.

(11) G. Verhofstadt, Die Selbstblockade der Europäischen Union, Der Standard, 22-6-2011; Ch. Rainer, Euro fragwürdig, Profil, 27-6-2011.

(12) G. Tichy, Europas Finanzkrise: Das Große Versagen der Politik, Die Presse, 10-8-2011.

(13) Th. Sautner, Europas Demokratie in Koma, Der Standard, 9-7-2011.

(14) S. Schlmeister, Europäische Währungsfond: fünf dringende Maßnahmen, Der Standard, 10-8-2011.

(15) R. Göweil, Euro ohne Deutschland, Wiener Zeitung, 25-8-2011 e G. Hoffmann-Ostenhof, Vorwärts Deutschland!, Profil, 22-8-2011.

(16) M.A. El-Erian, Droht dem Euro das Endspiel?, Die Presse, 20-8-2011.

http://www.europressresearch.eu/

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