Angelo Truddaiu, un artista estroso di Chiaramonti (1935-2011) di Angelino Tedde

Foto di Mario Unali

Ho conosciuto Angelo Truddaiu per la mia vicinanza alla zia Francesca Truddaiu che era mia madrina di battesimo. Nei primi mesi del 1960 trascorsi un’intera giornata con madrina e la famiglia del fratello e così ebbi modo di conoscere Angelo, Laura, la madre e il padre nel loro casolare di Lavrone: una località amena. tutto balzi e boschi di sughere e, a valle, il fiume Giunturas tanto ricco d’acqua in inverno quanto magro d’estate. Ebbi l’impressione di conoscere una famiglia agro-pastorale semplice, laboriosa e serena. Più tardi, verso gli anni settanta, quando mi diedi alle mostre d’arte, alle stesure di articoli su artisti, particolarmente pittori, ebbi modo di incontrare Angelo, di visitare le varie composizioni scultoree che sapeva vedere in un ramo, in una radice, in un semplice tronco d’albero e la capacità  d’imprimere in oggetti lignei inanimati una dinamica leggere e sfuggente, quasi a farla danzare.

Foto di Mario Unali

Si recò in continente, mi pare a Venezia, e fu apprezzato, ma poiché carmina non dant panem, fu costretto a limitare i tempi dediti all’arte. D’altra parte, ieri e oggi, se la fortuna e gli estimatori danarosi, non mettono l’artista in condizioni di vivere, questi vive ignorato e non certamente felice di dedicarsi al solito lavoro d’artista. Forse, un giorno, preso dallo scoraggiamento, distrusse quanto aveva creato, cercando invano di dimenticare l’arte che non dà da vivere. Per lui la vista d’artista è paragonabile a quella di tanti artisti, poco apprezzati in vita ed esaltati dopo la morte. Nemmeno la salute e l’ambiente agro-pèastorale lo aiutò abbastanza per emergere e vendere le sue opere. La passione per l’arte non lo abbandonò mai e col tempo si misurò anche con la trachite producendo opere che si possono apprezzare nell’amico sito di Mario Unali (archeologosardos). La salute per Angelo non fu nemmeno tanto benigna e il suo spirito imprigionato dalla mancanza di voli e di mostre alle quali avrebbe voluto partecipare anche al di là del mare, talvolta fu preso da scoramento. Nell’ultimo periodo si era dedicato ad oggi minuscoli che cercava di vendere personalmente piazzando una bancarella nelle varie sagre paesane, ma i tempi che corrono hanno impoverito tutti e certamente Angelo non fece grandi affari. Spero di aver tempo di occuparmi di lui rileggendo le sue opere e di tracciare un profilo più ampio e dettagliato di quanto non sia questo ricordo di un amico che poco ha potuto fare per lui. Riposa in pace, caro Angelo, di certo lassù apprezzerai molto di più che su questa terra le originali doti che il buon Dio ti ha dato e che noi presi da tante cose non abbiamo saputo sufficientemente apprezzare.

Commenti

  1. era un artista sensibile e potente
    mi dispiace tantissimo

    Gianluigi Marras
    ottobre 31st, 2011

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