Categoria : narrativa

Giovannetta della pace di Ange de Clermont

 

A mia nipotina Alice maria Z.

Giovannetta faceva parte della compagnia di una decina di ragazzini del rione Sa Niera (la Ghiacciaia), in via Garibaldi, di un paese di alta collina dove le case come pecore al pascolo con le loro facciate bianche e i tetti rosso-oscuri si arrampicavano sulle pendici di due colline sorelle. La via era ravvivata non solo dai loro schiamazzi, ma anche dalla presenza di asini e cavalli, legati vicino alle loriche delle porte.
Le galline, poi, ripulivano le strade di tutte le bricciole di pane che i bambini mangiando e giocando inavvertitamente lasciavano cadere.
Giovannetta, tra le cinque ragazzine e i cinque ragazzini che formavano la compagnia appariva la più assennata e disponibile. La sua più bella virtù era quella di interporsi garbatamente tra le risse e di favorire la pace, evitando che le fanciulle si tirassero i capelli e i fanciulli si prendessero a pugni. Appena stava per partire qualche scontro, tutti all’unisono gridavano: – Giovannetta, corri, Ico e Tore stanno per picchiarsi!-
Giovannetta correva, abbracciava quello più accalorato, e gli sussurrava:
– Se devi picchiare qualcuno, picchia me!-
-No, che non ti picchio.- rispondeva il ragazzo, imbarazzato.
– E allora fate la pace!-
I due rissosi, loro malgrado, erano costretti a fare la pace.

Un’altra volta, Margherita e Antonietta, in modo maldestro stavano per tirarsi i capelli e darsi degli schiaffi non si sa per quale motivo:
-Giovannetta, Giovannetta, corri, Marita e Tetta, s’azzuffano!-
Giovannetta correva, buttandosi tra le braccia della più rossa di livore e l’abbracciava.
La contendente non si scagliava contro Giovannetta, così delicata e dolce nell’abbraccio.
-Fate pace, su!- mormorava e così le due guerriere erano costrette alla pace.

Le madri della compagnia dei dieci potevano allontanarsi sia per attingere l’acqua da bere all’acquedotto sia al lavatoio dell’iniziovalle, sicure che Giovannetta, la paciera li rassereneva se i compagni andavano in collera.
Un giorno però Giovannetta si ammalò e fu accompagnata dalla madre, in corriera, all’ospedale della città, distante trenta chilometri dal paese. Si venne a sapere che Giovannetta era affetta da una malattia che quando colpisce i ragazzi li porta via per sempre. I ragazzi appena lo seppero invocarono nella chiesa di Santa Croce la Vergine per la guarigione di Giovannetta, ma Giovannetta non guarì e in un giorno in cui le campane suonarono a festa, Giovannetta, addormentata per sempre, in una bara bianca, fu accompagnata al cimitero e seppellita nel campo dei ragazzi.
-Chi muore giovane- disse il vicario- è caro al Cielo e Giovannetta così buona e portatrice di pace tra voi ragazzi è stata chiamata lassù per ricordare al Signore tutti voi, perché cresciate buoni.-

Tutti coloro che parteciparono alle esequie, grandi e piccoli, singhiozzando, dopo aver gettato una manciata di terra sulla bara di Giovannetta, abbandonarono il Camposanto.

Il ricordo e la presenza di Giovannetta, però, non mancò tra i ragazzini e le ragazzine di via Garibaldi e ogni volta che qualcuno stava per prepararsi alla zuffa, gli altri gridavano:
-Giovannetta, corri Giovannetta!-

Udendo quel nome i due rissosi, quasi sentendo il misterioso dolce abbraccio di Giovannetta, smettevano e facevano la pace.

Giovannetta, invisibile come un angelo, era rimasta fra di loro, per continuare la sua missione di pace.

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