29 Luglio 2016 - Categoria: c'est la vie, vita urbana

“Poco importa al mondo” di Sarah Savioli

images-1Sette del mattino.
La nebbia copre i campi, accarezza i tronchi dei pioppi, i cespugli sulle rive dei fossi.
Ma no, il vecchietto a quaranta in macchina no….devo andare, ma sta a casa a letto, a quest’ora. Ma devi romper l’anima a me che devo andare a lavorare?

Poco importa al mondo che è una vita che al mercato del paese vicino ci vai presto, come quando entravi in fabbrica alle 7, e compravi la verdura presto “che poi restano solo gli scarti, se vai tardi”.
Poco importa al mondo che man mano che va avanti, la vita si riempie di buchi, di assenze. E ognuna è più difficile dell’altra, le ali per affrontare il volo sempre più stanche.
Poco importa al mondo se il tuo amore se n’è andato via, fra le tue braccia e tu sei ancora lì, nella cucina silenziosa e fredda al mattino, a tirar fuori ancora due tazze da appoggiare sul tavolo, due cucchiaini.

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29 Luglio 2016 - Categoria: eventi straordinari, memoria e storia, storia

Monte Zebio: l’intervento di Gian Paolo Brizzi sulla prima medaglia d’oro della Brigata Sassari

Guido_Brunner_(militare)Voglio ricordare la figura di Guido Brunner, prima medaglia d’oro della Brigata Sassari, caduto in combattimento a Selletta Castelgomberto giusto un secolo fa (8 giugno 1916). Brunner era un irredento, uno dei 1041 irredenti triestini rifugiatisi in Italia, poca cosa in apparenza per una città  che contava 240.000 abitanti, ma il valore simbolico del loro sentimento di italianità e l’uso propagandistico che se ne fece serviva a oscurare l’orientamento lealista assai diffuso nella città giuliana; Brunner era un disertore, fuggito con un espediente mentre era destinato a Lubiana per frequentare il corso di allievo ufficiale nell’esercito del Kaiser, una scelta estrema che lo iscriveva già nella lista dei condannati a morte; questa decisione poneva al giovane Brunner più di un caso di coscienza, poiché lo esponeva ad una guerra fratricida, giacché l’intero clan dei Brunner, una delle più ragguardevoli famiglie della città con interessi nei settori dell’industria della finanza e del commercio internazionale, era impegnato anche finanziariamente nel sostegno al governo asburgico e i cugini indossavano la divisa asburgica; inoltre come membro della comunità ebrea ben sapeva che i rabbini del Litorale austriaco erano tutti favorevoli al Kaiser. Per capire l’origine del suo gesto bisogna considerare che la madre Regina Segrè nutriva invece un forte spirito di italianità al pari del fratello Salvatore. I due cognati Rodolfo, padre di Guido, e Salvatore lo zio, rappresentavano emblematicamente le due anime politiche e culturali della città giuliana: Rodolfo apparteneva a quella élite economica che si legittimava nella tradizionale fedeltà all’impero. Salvatore Segré era su posizioni liberal-nazionali e dal precipitare degli eventi si avvicinò sempre più ai nazionalisti. Nei mesi che precedettero la dichiarazione di guerra si trasferì a Roma assumendo la presidenza dell’Associazione degli italiani irredenti che gli consentì di stabilire un rapporto diretto con esponenti del governo e delle forze armate, ruolo che gli giovò dopo il conflitto un seggio nel Senato del Regno e un titolo comitale. La storia del tenente Guido Brunner si inquadra in questa cornice familiare: la trasgressione alla volontà paterna, una piena condivisione con le opzioni estreme dell’irredentismo e il trasparente tentativo della madre e dello zio di mitigare le scelte più rischiose. Nel febbraio del 1915 attraversò clandestinamente il confine e raggiunse Venezia poi Bologna iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza, qui richiamato dalla presenza del triestino Giacomo Venezian professore di Diritto, leader carismatico degli studenti interventisti, ed ebbe l’opportunità di partecipare all’addestramento paramilitare di un battaglione universitario organizzato dallo stesso Venezian; in rispetto al principio di fornire con una nuova identità uno schermo protettivo a quegli irredenti che chiedessero di arruolarsi da quel momento Brunner fu per tutti Giovanni Berti . All’indomani del 24 maggio, allo scopo di accelerare l’arruolamento, si trasferì a Roma ove poteva contare sull’aiuto dello zio Salvatore Segré, grazie al quale fu subito inquadrato in un reggimento di cavalleggeri destinato in zona di guerra a Palmanova. Brunner non tardò ad accorgersi che la scelta dello zio era stata guidata da un intento protettivo: la cavalleria non era coinvolta nei duri scontri che si succedevano sull’Isonzo e oltrettutto Palmanova si trovava ad una manciata di chilometri da Cavenzano ove i Brunner possedevano una grande tenuta con un’elegante villa del XVII secolo ove la madre di Guido si era trasferita a vivere dopo la partenza del figlio. Fra i fanti che si battevano in quei mesi sull’Isonzo sopraffatti dalla capacità difensiva delle linee nemiche, ricorreva un adagio che per Brunner, ansioso di battersi in prima linea, suonava come una beffa: “l’artiglieria spara, lo stato maggiore fa carriera, la cavalleria fa l’amore, la fanteria muore”.

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28 Luglio 2016 - Categoria: cultura, onomastica, storia, toponomastica

Mauro Maxia: Perfugas e la sua comunità, il 5 agosto verrà presentato il 2° volume nel patio della Madonna degli Angeli.

Mauro Maxia

Mauro Maxia

“E’ appena uscito il secondo volume dell’opera Perfugas e la sua comunità di Mauro Maxia. E’ una ricerca onomastica storico descrittiva sulla evoluzione di Perfugas come insediamento umano e come comunità. L’opera si articola in due volumi di circa 450 pagine ciascuno. Il primo volume, uscito nel 2010, si sofferma sull’articolazione territoriale e sull’insediamento sia urbano sia rurale offrendo, tra l’altro, un repertorio analitico di tutti i cognomi attestati nelle fonti scritte degli ultimi 900 anni.
In questo secondo volume si approfondiscono alcune questioni relative all’azienda di San Giorgio de Ledda, a diversi atti testamentari che vanno dal Seicento all’Ottocento e ad alcuni documenti relativi al territorio e all’alienazione dei terreni ademprivili. Il volume è dotato di due ricche appendici documentarie in cui sono trascritti o regestati circa 230 documenti, quasi tutti inediti, che vanno dal Trecento fino all’Ottocento. Complessivamente sono citati oltre 2.700 antroponimi e più di 1.600 toponimi. I documenti sono quasi equamente divisi tra testi scritti in sardo del 1600-1700 e in spagnolo e italiano del 1700-1800.
Il volume sarà presentato a Perfugas venerdì 5 agosto nella piazza di fronte al Pozzo Sacro con inizio alle ore 19,30.
Per leggere il programma completo basta cliccare il link di Mauro Maxia.

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26 Luglio 2016 - Categoria: cultura

Premio Letterario “Il mondo di Grazia” a cura di Mauro Maxia

Pro loco Nuoro via Trieste,88 08100 Nuoro proloco.nuoro@gmail.com

La Pro loco di Nuoro e il Comitato “Nuoro 2000” comunicano che la scadenza del Premio letterario “Il mondo di Grazia”, di narrativa e poesia in lingua sar- da, dedicato alla scrittrice Grazia Deledda in occasione degli ottanta anni dal- la sua morte e dei novanta anni dal conferimento del Premio Nobel per la let- teratura, è stata rinviata per motivi tecnici al 20 agosto 2016. Presidente della Giuria è il decano dei linguisti sardi prof. Massimo Pittau. La Giuria sarà composta da esperti, studiosi e noti autori di lingua sarda, intellettuali, giornalisti e rappresentanti delle associazioni organizzatrici. Questo il bando: Sezione “Poesia in lingua sarda” Art.1. Possono essere presentate solo poesie a tema, inedite, dedicate alla figura e al mondo della scrittrice Grazia Deledda. Art. 2. Le opere dovranno avere solo un testo in limba, in una sua qualsiasi varietà locale, senza traduzione a fronte. Art. 3. Le poesie potranno essere in rima o a verso libero, per un massimo di 50 versi. Sezione “Narrativa e saggistica in lingua sarda” Art. 4. Possono essere presentate opere di narrativa o saggistica in lingua sarda, in una qualsiasi varietà locale, sulla figura o sul mondo della scrittrice Grazia Deledda. Art. 5. Le opere possono essere costituite da racconti, novelle o saggi dedicati alla figura e al mondo della scrittrice Grazia Deledda. Si richiede un numero di righe non inferiore a 60 (circa 4500 battute). Art. 6. Le opere devono essere inedite, e mai premiate in altri concorsi, e avere solo un testo in lingua sarda, senza traduzione a fronte.
Norme comuni Art. 7. Le opere dovranno essere inviate, con lettera di partecipazione al concorso, in una sola co- pia purché accompagnata da un file digitale in formato PDF su un CD o DVD, alla sede della Pro loco, via Trieste 88, entro il 20 agosto 2016. In mancanza del file digitale sono richieste sette copie dattiloscritte. Il materiale inviato non sarà restituito. Le opere devono essere inviate in maniera anonima, firmate con uno pseudonimo. In un’altra busta chiusa, con lo stesso pseudonimo riportato all’esterno, dovranno essere indicate le ge- neralità dell’autore. Art. 8. Sarà assegnato un primo premio per entrambe le sezioni. Sono anche previste tre menzioni, e tre segnalazioni speciali. La giuria potrà anche assegnare attestati di merito. I concorrenti con la loro partecipazione accettano le norme del bando. La data della premiazione verrà comunicata ai partecipanti. Art. 9. Il giudizio della giuria è insindacabile. Art. 10. Il comitato si riserva di pubblicare le opere in un volume. Prima della pubblicazione saranno effettuate, se necessario, eventuali correzioni ortografiche da parte della giuria di esperti. Per gli autori delle poesie che saranno pubblicate non è previsto alcun compenso.

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25 Luglio 2016 - Categoria: storia

Minerva Armata. Le Università e la Grande Guerra

imagesAd Asiago si svolgerà un convegno organizzato dal Centro Italiano per la Storia dell’Università di Bologna(CISUI). Per leggere il manifesto occorre cliccare su brochure del convegno  sotto indicata.
Minerva armata Le università e la Grande guerra Asiago, 29-31 luglio 2016
Venerdì 29 luglio ore 15.00 – Teatro Millepini Saluti delle autorità e introduzione al convegno Piero Del Negro (Università di Padova),
Prima della guerra: l’esperienza padovana del battaglione di S. Giusto Elisa Signori (Università di Pavia), Perché la guerra? Voci e argomenti della comunità accademica italiana 1914-1919 Jean-Yves Frétigné (Université de Rouen), Professori e studenti francesi di fronte alla Grande guerra Tomás Irish (Swansea University), British Universities and the First World War Loretta De Franceschi (Università di Urbino), Il dibattito sulla Grande guerra ne «L’Università Italiana. Rivista dell’Istruzione Superiore»
Sabato 30 luglio ore 9.30- Teatro Millepini
Stefano Biguzzi (Istituto veronese per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea), Cesare Battisti e la questione universitaria tra irredentismo e interventismo Simona Salustri (Università di Bologna), «La nostra guerra». I docenti universitari e la propaganda per la mobilitazione durante il primo conflitto mondiale
Daniela Novarese (Università di Messina), «L’Europa è sconvolta da una guerra di cui non si è vista mai l’eguale». Gli atenei siciliani di fronte al primo conflitto mondiale
Martina Bečvářová (Czech Technical University in Prague), Prague University as an example of the university in Austro-Hungarian Monarchy
Andrea Romano (Università di Messina), La prolusione accademica ai corsi del 1917 del prof. Ettore Ciccotti, ordinario di Storia antica, nell’Università degli Studi di Messina
Angelo Guerraggio (Università Bocconi), Dibattito e partecipazione tra matematici, fisici e chimici
Sabato 30 luglio ore 15 – Teatro Millepini Paolo Mazzarello (Università di Pavia), Golgi e la Grande guerra
Silvano Montaldo (Università di Torino), «La guerra è un atavismo!». Antropologia criminale e medicina forense alla prova del fuoco
Luigi Pepe (Università di Ferrara), La matematica in Italia: i disastri della guerra Stefano Arieti (Università di Bologna), La Scuola di Medicina di Bologna e la prima guerra mondiale: nuove esperienze in chirurgia ortopedica e maxillo-facciale Stefano Morosini, Andrea Silvestri, Fabrizio Trisoglio (Politecnico di Milano), Gli ingegneri del Politecnico di Milano e la Grande guerra Fabio Martelli (Università di Bologna), La celebrazione degli studenti caduti: esame delle epigrafi presenti negli atenei italiani
Domenica 31 luglio
In mattinata cerimonia presso il cimitero di guerra di Monte Zebio con la partecipazione della fanfara della Brigata Sassari. Interventi di Aldo Accardo (Università di Cagliari) e Gian Paolo Brizzi (Università di Bologna)
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22 Luglio 2016 - Categoria: cristianesimo

Francesco: Costituzione apostolica vultum Dei quaerere sulla vita contemplativa femminile

 Papa Francesco1. LA RICERCA DEL VOLTO DI DIO attraversa la storia dell’umanità, da sempre chiamata a un dialogo d’amore con il Creatore.1 L’uomo e la donna, infatti, hanno una dimensione religiosa insopprimibile che orienta il loro cuore alla ricerca dell’Assoluto, a Dio, del quale percepiscono – non sempre consapevolmente – il bisogno. Questa ricerca accomuna tutti gli uomini di buona volontà. Anche molti che si professano non credenti confessano questo anelito profondo del cuore, che abita e anima ogni uomo e ogni donna desiderosi di felicità e pienezza, appassionati e mai sazi di gioia. Sant’Agostino nelle Confessioni lo ha espresso con efficacia: «Ci hai fatti per te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te».2 Inquietudine del cuore che nasce dall’intuizione profonda che è Dio a cercare per primo l’uomo, attraendolo misteriosamente a Sé. La dinamica della ricerca attesta che nessuno basta a sé stesso e impone di incamminarsi, alla luce della fede, per un esodo dal proprio io autocentrato, attratti dal Volto del Dio santo e insieme dalla «terra sacra che è l’altro»,3 per sperimentare una più profonda comunione. Questo pellegrinaggio alla ricerca del Dio vero, che è proprio di ogni cristiano e di ogni consacrato in forza del Battesimo, diventa, per l’azione dello Spirito Santo, sequela pressius Christi, cammino di configurazione a Cristo Signore, che viene espresso con singolare efficacia dalla consacrazione religiosa, e in modo particolare dalla vita monastica, fin dalle origini considerata come un modo particolare di attuazione del Battesimo. 2. Le persone consacrate, che per la stessa consacrazione «seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico»,4 sono chiamate a scoprire i segni della presenza di Dio nella vita quotidiana, a diventare interlocutori sapienti che sanno riconoscere le domande che Dio e l’umanità ci pongono. La grande sfida per ogni consacrato e ogni consacrata è la capacità di continuare a cercare Dio «con gli occhi della fede, in 1 Cfr CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. Gaudium et spes, 19. 2 I,1,1:PL32,661. 3 Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 169: AAS 105 (2013), 1091. 4 Lett. ap. A tutti i consacrati in occasione dell’Anno della Vita Consacrata (21 novembre 2014), II, 2: AAS 106 (2014), 941.
un mondo che ne ignora la presenza»,5 riproponendo all’uomo e alla donna di oggi la vita casta, povera e obbediente di Gesù come segno credibile e affidabile e divenendo, in questo modo, «esegesi vivente della Parola di Dio».

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22 Luglio 2016 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

“Linguaggio ostrogoto del tecnico internet” di Sarah Savioli

SarahInternet non funziona. Di nuovo. Mesi che la situazione va così. Sfiancante.
Chiamo il numero dell’assistenza.
“Ciao cliente di xxx, se vuoi donarci tutti i tuoi averi digita 1, se vuoi informazioni sulle nostre offerte digita 2, se devi segnalare guasti digita la soluzione della seguente equazione differenziale che dovrai risolvere a mente in 30 secondi, se devi fare un reclamo digita il primo numero primo ancora non scoperto e fallo saltellando su un piede”
Ok, non so come, ma riesco a fare il numero per i guasti.
“Buon giorno, sono PPP come posso aiutarla?”
“Buon giorno. La rete purtroppo salta in continuazione ed è una cosa che va avanti da mesi nonostante i ripetuti interventi dei vostri tecnici. Oggi è un dramma”
“Lei ha una connessione ftr o gsx o plen o mmmmew?”
“Non mi risultano sigle note…Questa è un’informazione che posso dedurre dalla bolletta che ho davanti?”
“No, guardando il modem però sì”
“Lo guardo, ma non ci sono scritte sopra.”
“Mh….”
“Come posso darle questa informazione?”
“Mh…”
“E’ bianco, rosso e…”
“Va bene. Il led swptcxs è acceso, spento o lampeggia?”
“Scusi….ci sono tanti led quanti quelli che ci sono in una torre di controllo…di che led parla?”
“Del led swptcxs”
“Allora…chiariamo. Io sono una povera massaia. Non so cosa sia il led swptcxs. Le pago però mensilmente 31 euro che sono validi come quelli di un ingegnere informatico. Non mi è stato richiesto un corso di abilitazione PER CUI lei ora comunicherà con me dicendo “il terzo led da sinistra-quello con il simbolo del mondo o quello a birillino”. Sono stata chiara?”
“Sì, signora. Il quarto led da sinistra.”
“Bravo. Lampeggia.”
“La trwpclk è attiva? Ha provato a connettere il cavo usb alla porta gleicmsj e vedere dal pc se compariva la finestra fotperhk?”
Il ragazzo non ha capito il concetto.
“Senta, ma lei dal suo terminale non dovrebbe riuscire a vedere praticamente tutti i cc. miei? luci, lucette, dati etc etc?”
“Sì”
“E allora cosa li chiede a fare alla massaia qui presente? Se rispondo giusto vinco un premio?”
“Aspetti signora, mi faccia in effetti controllare a terminale” tic tic tic “Sì, c’è un problema. Ho capito dov’è il guasto, le mando il tecnico”
“Bene. La ringrazio. Gentilissimo. Però oggi quando va a casa dalla sua mamma  spero che non le dia da mangiare se lei non gli dice correttamente la ricetta delle lasagne”

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20 Luglio 2016 - Categoria: lingua/limba, narrativa

Su Frailarzu de Luigi Ladu

Luigi LaduUna duminiga manzanu in Coronas, una idhizola posta a pes de sos montes de Iscuvudè, Cristolu ‘essidi a si faghere unu ziru peri sa ‘idha, e gai, fattos pagos passos, bintrada a su tzilleri de Zuannantoni pro biere si b’est carchi amigu e bufare in cumpanzia una o duas ridotas de ‘inu ‘e Tonnoro.

“Sàlude a totus, bellu manzanu oje”. Sàludada intrandhe a intro, Cristolu.
Rispondhendhe a su sàludu, Chicu, unu cumpanzu de pitzinnia, chi cun àteros tres fedales, zughene unu mesu litro in su bancu, narada: “Sàlude a Tie caru Cristolu, accurtzia a sa cumpanzia e assaza custu ‘inu chi Zuannantoni ad’ ‘attidu dae s’Ozastra, narada ch’est meda ‘onu”.
“Non mazis a narrere chi ada essere menzus de su ‘e Tonnoro”, rispondhede Cristolu.
“Ma, de su restu assazamulu puru custu ‘inu, cun sàlude!” e gai andhada a tastare custa novidade ozastrina, lu ponede in lavras e, samunandhesi sa ‘ucca, adhurada unu pagu pensendhe, dapoi faghindhe de conca: “Mi pàrede chie er bonu de aberu, este meda pastosu e fortzis est’indicadu meda, mandhigandhe fae e lardu o chin carchi porchedhu”
“Zuannantoni! beni a inoghe e ‘atti atteru mesu litro e ponelu in su contu meu”. Ordinada a su tzillerarzu Cristolu.
Dae una ridota a s’atera, a Chicu, li ‘enidi in mente de àere intesu chi, in sa idha de Sos Alinos, sunu cumintzandhe a faghere unu fraile mannu, inue dian deppere collocare medas triballadores. “Caru Cristolu, mi parede chi tue candho fisi imigradu in s’estero, àsa imparadu su frailarzu. Diad’essere de gabale unu triballu in fraile, atteru che ponnes fatu a sa roba, peri sos montes e in cada intempèrias”.
“Tzertu diad’essere una bona cosa, ma Sos Alinos ch’est allargu, e dapoi, su bestiamine non lu cherzo tzedere a neiune” – Cristolu, e sighidi – “E pesso chi, sos meres de su fraile àna a essere de cussos puzones continentales, chi enini a inoghe a nos colonizzare, comente àna fatu in s’Etiopia e una parte de s’Africa”
“Acabala, chin custos ammentos de ateros tempos, chi non semus in tempus de gherra. Cherendhe, sa roba la podes sighire a mantendhere, faghene petzi otto oras de triballu e su manzanu che cumintzana a candho su sole est giai artu. Si ti pare bene, unu postale biazada a manzanu e sero. A s’inpodhile murghes su bestiamine e dapoi partis, tante, sas bestias, su ziru lu faghene a sa sola”. Torrada, su cumpanzu.

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