13 Agosto 2016 - Categoria: versi in italiano

Alla Vergine Assunta in Ciel di Ferragosto di Ange de Clermont

imagesGran festa per la Vergine a Ferragosto, a Clermont c’è una discreta partecipazione anche se, per il caldo, non è facile per gli anziani partecipare alla processione della Vergine dormiente.
Questi versi fanno parte della Claramontana Commedia in 10 canti dell’Inferno, pubblicati in questo blog. Li dedico alla Vergine di Efeso (1), dove visse, in una modesta casupola la Vergine Maria per 9 anni, non lontano dalla casa di San Giovanni, al quale Gesù l’aveva affidata prima di morire. Presumibilmente la Vergine, madre di Dio, visse 57 anni, dei quali, dai 3 ai 15  anni nell’educandato del Tempio, dai 15 ai 17 tra Palestina ed Egitto nella forzata emigrazione, dai 17 ai 45 tra Nazareth e la sequela di Gesù. Dopo l’Ascensione al Cielo di Gesù visse a Efeso dove San Giovanni si era ritirato e dove scrisse il Vangelo e l’Apocalisse. La Vergine dopo 9 anni a Efeso si assopì e fu assunta in Cielo in Anima e Corpo. Era nata il 5 agosto secondo le rivelazioni di Maria Valtorta e dei veggenti di Medjugorje. Per il dogma dell’Assunzione la Chiesa, smpre prudente, ha atteso 1950 anni.
L’invito al ringraziamento è di Dante che mi accompagna nell’Inferno.

“Ringrazia sol la Vergine Maria
che mosse i passi per la mia venuta
per ricondurti nella retta via
dopo le sette volte sette e una caduta.” 86

Allor dal core sorse una preghiera
Per la Signora di sol rivestita
Che mai permise che venuto a sera
Non ricevessi tosto la sua aita. 90

-Madre mia dolce dal riso celeste
Che sempre proteggesti questo figlio
Dal dì che giunser le giornate meste
E persi matre e patre in un sol piglio. 94

Tu di me il pianto, cogliesti ogni sera
Degli anni giovanili e degli adulti
Nei tempi amari di grande bufera
Nei giorni che mi diedero gl’insulti. 98

Tu non mi abbandonasti nell’errore
Mi riportasti nel retto sentiero
Ed io sento per te profondo amore
E d’essere tuo figlio i’ son fiero. 102

Mentre il percorso volge della vita
E i miei giorni vengono alla fine
Dammi vigore per questa salita
Addolcisci col riso queste chine. 106

Ai figli e alla donna del mio cuore
Dona luce e vigore nell’andare
Porta presso di lor Nostro Signore
Così che tutti in Ciel li possa amare. 110

Agli amici a tutto il mondo intero
Dona pace e manda via la guerra
Fa che l’umanità da Santo Piero
Possa essere accolta nella serra . 114

Tu Madre, tu Figlia del Creatore
Tu preservata da ogni imperfezione
Donaci fede speranza e amore
E dentro il cuor sincera compunzione.” 118

(1) Alcuni archeologi austriaci, tra il 1898 e il 1899, basandosi sulle visioni della Emmerick tracciarono una mappa topografica, riportando alla luce, a 9 km da Efeso, alcuni resti (mura perimentrali e focolare) di una casa che attribuirono al I secolo d.C. e che identificarono come l’antica abitazione nella quale la Vergine Maria e Giovanni Evangelista avevano vissuto dopo la morte di Gesù.[5] Il sito si chiama oggi Meryem Ana.

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13 Agosto 2016 - Categoria: versos in limba

Su bandidore de Antoninu Maura Ena

220px-AntoninoMuraEnaAntoninu Mura Ena (Bono 1908- Roma 1994)
Custu poete bonesu est istadu preparadu a sos istudios a Lula dae su tiu preideru, a Cagliari est diventadu mastru de iscola, a Roma s’at leadu sa laurea in Pedagogia. At fatu sa segunda gherra mundiale, s’est candidadu a Roma cun su PCI a deputadu, ma l’ant cracadu, pustis at insignadu a s’Universidade de Roma cun sa libera docenza, ma su pius chi contat e chi est intradu in sa RAI, in sa setzione educativa e at giradu mesu mundu, Germania e Ispagna subra totu. Custu liberu est istadu pubblicadu a pustis de sa morte sua ch’est bennida in su 1994 a Roma inue fit cojuadu. Connoschiat bene su grecu, su latinu e ateras limbas modernas e in custu liberu at fatu tradutziones in sardu. In su liberu preparadau dae Nigola Tanda su Sussincu-Romanu, comente lu giamaio deo a s’Universitade de Tatari, de su restu su frade Ausonio Tanda fit iscultore famadu a Roma, s’ateru, Franziscu, fit pittore “famidu” a Tatari e professore de istoria de de Arte a su liceo Azuni. Nigola est bennidu a Tatari, ma est vividu sa pius parte a Roma inue insignaiat italianu in su Liceo Mamiani. Pustis est istadu giamadu a Tatari cando ant abertu su Magistero e sas ateras cosas gia las connoschides “Presidente pro tantos annos de su premiu de Othieri primma de totu”. Como est mortu, reposede in sa lughe de Deu!
Custa poesia chi bos presento est unu bandu de sa fine de sa Gherra Manna e faghet finas pianghere pro sos ultimos versos.

Su Bandidore

Su bandidore chin trumba
Corittu, su poeta bandidore
a sas otto de manzanu
hat ‘ocadu sa trumba armoniosa
e hat ghettatu su bandu
ch’it inita sa gherra gloriosa
e hat cantatu in poesia goi
-Si avvertet sa populassione
chi eri sero est inita sa gherra
in chelu, mare e terra
E in tottue.
Si avvertet sa populassione
chi truppas nostras han picatu a Trento.
e si sun isbarcatas in Trieste.
S’Austriacu a fine e tantu istrughere
zedit sas armas e benit a rughere.
Si avvertet sa populassione
chi currat totu canta a su tedeu
E a sa portessione.
E bos naro chi eris in Zustissa
a s’essida de sa Missa
m’han datu notissa
ch’est mortu Bustianu su ‘izu meu,
Si avvertet sa populassione
chi curren  tottu canta a su tedeu.

Antonino Mura Ena, Recuida, edes, Sassari, ristampa 2014 pp. 334 €.14,00
Introduzione,edizione critica e traduzione a cura di Nicola Tanda p. 279

 

 

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8 Agosto 2016 - Categoria: letteratura sarda

“Babu e fizu a pisca” di Enzo Giordano

enzo_giordanoBainzu; agabende ‘e acontzare sas presas de s’eletricu ‘e sa coghina penseit chi su sapadu pro isse fit bennidu a essere sa die pius fadigosa ‘e sa chida.
Acontza custu, pone a postu cuddu, illinimi sa jotula ‘e s’isportellu ‘e su frigo chi paret una chigula…’, e sighendebila gai fit sa memula ‘e tota die de sa muzere. Donzi sapadu sa coghina, su coro ‘e sa familia e de sa domo, aiat bisonzu ‘e illichidonzos, acontzaduras, tapuladuras e illiniros che-i sos machinarios de una frabica. Ei, su coro ‘e sa domo e de sa familia est sa frabica ‘e sos cussumos a paris cun sos verbos preigados dae su mundu ‘e sa TV.
A nde la truncare si che faleit a camasinu cun s’intentu ‘e s’approntare sa robba pro andaresiche a pisca s’incras dae chito. Cando fit seberende lenzas, cociarinos de lata e muscas fintas, intreit su fizu Andria:
– Ciau ba’! Bido ch’istas bene e chi ti ses approntende a sa pisca, Si non ti dispiaghet, ca forsis cheres restare a sa sola, dia ‘ennere deo puru.

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7 Agosto 2016 - Categoria: memoria e storia, recensioni

“Perfugas e la sua comunità” presentazione di Angelo Ammirati

Mauro Maxia, Perfugas e la sua comunità. Profilo onomastico storico descrittivo, 2, Tafros, Olbia 2016 pp. 446, €. 20

 imagesSarebbe stato più prestigioso se a presentare l’opera fosse stato uno storico di fama nazionale che evidenziasse tutti i meriti che l’opera presenta. Voi cittadini di Perfugas siete fortunati. Dovreste essere orgogliosi di avere un concittadino come il Prof Maxia, che ha saputo proporre la ricetta per combattere l’Alzaimer, malattia che fa perdere la memoria e la personalità. Con le sue opere, ed in particolare con questo secondo volume, Prof. Maxia è riuscito a far rivivere i ricordi più ancestrali della Comunità di Perfugas e renderli conoscibili da tutti. Ha donato nuova vita a storie di singoli individui, di povera gente, ma anche di preti, canonici, nobili più o meno onesti. Storie riportate nei tanti documenti consultati.
mauro-2La funzione del documento è proprio quella di tramandare la memoria di un fatto, di un avvenimento, ai posteri, a futura memoria per coloro che non erano presenti all’accadimento del fatto, prima che il fatto stesso si perda nella notte buia del tempo. Senza memoria non c’é Comunità. Essa si fonda su valori ed esperienze condivise, che hanno segnato la vita e la storia della Comunità nello scorrere dei secoli. In sardo si usa  un’espressione molto bella per esprimere questo concetto il: SU CONNOTTU. Esso rappresenta il conosciuto, i valori, condivisi da tutti i membri della stessa comunità. Se ne accettano le regole che sono alla base dei rapporti sociali e si rispettano. E guai a colui che osa infrangere tali regole. E’ come se facesse un affronto a tutta la comunità e quindi merita l’ostracismo, essere allontanato dalla società. Già nel titolo dell’opera si scorge l’amore che l’autore ha per la sua terra e la sua Comunità. Il territorio e la gente che su esso vive, formano una comunità. La Comunità è una colla che unisce gli abitanti di uno stesso territorio. La Comunità è una mini patria che identifica un popolo. Il territorio e la sua popolazione vivono in simbiosi, il territorio viene modellato in base alle caratteristiche ed ai valori della gente che lo frequenta e lo abita. Anche il territorio è un bene culturale che va rispettato perché conserva le tracce dell’agire dell’uomo. Il merito di Prof. Maxia è stato quello di aver fatto rivivere, riportando alla luce, storie e fatti che hanno caratterizzato l’antropizzazione del territorio, attribuendo ad esso macro e mini toponimi nel corso dei secoli, alcuni dei quali scomparsi da tempo anche dalla memoria dei più anziani del paese, altri invece hanno resistito sino ai giorni nostri con immancabili trasformazioni, che il Prof. Maxia ha saputo ricondurre alle origine.

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6 Agosto 2016 - Categoria: cahiers de doléances

Nella notte urlano le sirene: si dovevano cacciare i piccioni di Mauro Tedde

images-1E all’improvviso, un incessante fragore di sirene da ogni dove, squarciò la notte. Nessuno era stato informato, ma chissà chi aveva deciso di fare una ‘sirenata ai piccioni”. Qualche sera fa a Chiaramonti si è verificato un curioso episodio che ha destato molta curiosità (ma anche qualche iniziale preoccupazione). Di questa ‘impresa” parla un narratore, il prof. Angelino Tedde, che vi ha assistito di persona.

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1 Agosto 2016 - Categoria: memoria e storia

La Brigata Sassari di Paolo Antolini

Fanteria – 151° e 152° reggimento, brigata Sassari.
“Sa vida pro sa Patria”

Brigata SassariMovimenti della Brigata Sassari, 151° e 152° reggimento fanteria, sui fronti di guerra.
BIBLIOGRAFIA
Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-18: vol. IV, Brigate di fanteria Ministero della Guerra, Stato Maggiore del R. Esercito, Ufficio Storico 1926 Roma Provveditorato generale dello Stato
E’ tra le Brigate più decorate della Grande Guerra; come ricompensa per il valore e l’eroismo dei suoi fanti alle Bandiere furono concesse 2 Medaglie d’Oro per ciascun reggimento, ebbe 4 citazioni speciali sui bollettini del Comando Supremo, alle fanfare dei reggimenti il Re, motu proprio, concesse le drappelle Reali (scudo sabaudo e stemma di Sardegna), durante la ritirata sul Piave la Brigata venne citata dal Comandante della retroguardia, Tenente Generale Di Giorgio, all’ammirazione della Nazione e dell’Esercito per l’abnegazione e l’eroico contegno tenuto. Ufficiali e soldati della Brigata furono decorati con 9 Medaglie d’Oro, 286 Medaglie d’Argento, 417 Medaglie di Bronzo. Altri 6 ufficiali ricevettero l’Ordine Militare di Savoia. Le perdite furono in proporzione: 12923 uomini tra morti, feriti e dispersi; poiché una Brigata inquadra circa 6000 soldati, la Sassari fu “ricostituita” due volte e, per farlo, si dovette ricorrere anche al trasferimento dei sardi che militavano in altri reggimenti. Gli austriaci impararono ben presto a temere i fanti dalle mostrine bianche e rosse, che prima di ogni assalto cantavano l’inno di guerra della Brigata (” Dimonios”) sventolando un fazzoletto con eguali colori. I sardi non facevano prigionieri.

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30 Luglio 2016 - Categoria: cultura, memoria e storia, storia

Medaglia d’oro: Bruner Guido

image009Brunner Guido
Sotto Tenente
Ufficiale 152° reggimento fanteria luogo di nascita: Trieste (TS) Data del conferimento: 23- 8- 1916 M.P.S. alla memoria. Motivo del conferimento: Comandante di plotone nella difficile e contrastatissima difesa di Monte Fior, conscio della suprema importanza del momento resistette, impavido, sulla linea del fuoco per dodici ore, dirigendo ed animando col suo entusiasmo il proprio reparto ed altri rimasti senza ufficiali, accorrendo ove maggiore era il pericolo, sempre audace, sereno, instancabile finché, colpito al cuore, cadde gridando “Qui si vince o si muore! Viva l’Italia. Monte Fior, 8 giugno 1916. Nota: da Trieste 152° Reggimento Fanteria (nome di guerra Berti Mario) “Comandante di plotone, nella difficile contrastatissima difesa di Monte Fior, conscio della suprema importanza del momento, resistette, impavido, nella linea del fuoco per dodici ore, dirigendo ed animando col suo entusiasmo il proprio reparto ed altri rimasti senza ufficiali, accorrendo ove maggiore era il pericolo, sempre audace, sereno, instancabile, finchè colpito al cuore, cadde gridando: “qui si vince o si muore! Viva L’Italia”.
Monte Fior

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29 Luglio 2016 - Categoria: memoria e storia, storia

Il CISUI e il Comune di Asiago di Gian Paolo Brizzi

sedi_2007Il Cisui, un centro di ricerca sulla storia delle università, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Città di Asiago, ha voluto inserire nei propri programmi un convegno che intende approfondire i molteplici aspetti in cui le vicende belliche di un secolo fa si intrecciarono con il mondo accademico, con studenti e professori. Circa 80 appuntamenti fra aprile e settembre nell’alto vicentino fra conferenze, convegni, rievocazioni storiche, eventi teatrali, espositivi e musicali dedicati al tema della grande guerra. Dal 2014 la comunicazione pubblica, non solo quella italiana, pare aver scoperto la Grande guerra, suscitando un interesse inatteso. Per comprendere tale fenomeno vanno considerati due fattori. Il primo rinvia alla rilevanza politica e militare di quell’evento, al ruolo che la I guerra mondiale ebbe nel processo di riassestamento degli equilibri di potere in Europa e nel Mondo che tutte le parti in causa battezzarono subito come Grande Guerra, Great War, Grossen Krieg, Grande Guerre. Il secondo fattore riguarda la partecipazione diffusa a quegli eventi che hanno dato luogo ad una folta produzione storiografica che si intreccia e interagisce con la disseminazione di una miriade di frammenti di memoria che ogni famiglia conserva, frutto della pietà domestica suscitata dagli oltre 16 milioni di morti e 20 milioni di feriti o mutilati. Minerva armata è il titolo scelto per questo convegno, giacché la figura mitologica di Minerva presiedeva sia le attività intellettuali sia, all’occorrenza, le guerre per giusta causa. Questa duplicità ben si presta a rappresentare il tema proposto, l’intreccio fra le università e la Grande guerra, una relazione che va inquadrata nella crescente politicizzazione del mondo universitario, assai vivace agli inizi del XX secolo.

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