10 Aprile 2017 - Categoria: cristianesimo

“La nostra Pasqua è l’amore” di Pietro Meloni, vescovo.

Osanna al Figlio di David!

La “Domenica delle Palme” è la festa dei bambini. Era la festa del popolo che attendeva il Messia perché solo Lui poteva riaccendere nei cuori la speranza. È la festa oggi dei credenti che accolgono l’Emanuele, riconoscendo in Lui il Figlio di Dio: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.

La “Domenica della Palme” preannunzia la gioia della Pasqua e inaugura la “Settimana Santa”, la Settimana che è il cuore dell’Anno Liturgico. La comunità cristiana oggi va incontro a Gesù per partecipare all’esultanza del suo ingresso nella Chiesa e in ogni Famiglia, e si incammina con Lui sulla Via della Croce per giungere alla gloria della Risurrezione. E sente la voce del Risorto che, camminando accanto ai suoi discepoli, dice: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Luca 24,26). Gli uomini che vivono e soffrono con Cristo ascendono con Lui alla gioia della Pasqua.

Testimoni di Gesù Cristo! Noi cristiani siamo chiamati dal Papa e dalla Chiesa a svelare al mondo che Gesù è vivo e vuole abbracciare tutti gli uomini con il suo amore. Gesù è fedele alla sua promessa e rimane con noi nel Pane dell’Eucaristia “ogni giorno, sino alla fine dei tempi”. Nel Giovedì Santo la celebrazione della “Cena del Signore” ci fa sentire presente il Figlio di Dio che, inchinandosi verso di noi nell’umile gesto della lavanda dei piedi, dona a noi il Pane della Vita, il Pane della Carità, il Pane dell’immortalità. La “Santa Messa del Crisma”, che in quel giorno vede unita tutta la Comunità Diocesana, con i suoi presbiteri attorno al Vescovo nella Chiesa Cattedrale, è il segno visibile che l’Eucaristia è fonte dell’unità. L’unità dei cristiani è sorgente di pace per tutta l’umanità.

Il Mistero dell’Eucaristia ravviverà la nostra fede e farà crescere la comunione dei cuori in ogni famiglia e nella nostra Chiesa. Diciamo grazie a Dio per il grande dono di Cristo che è il “Sacramento della Carità”. Il “Pane della Vita” dona agli uomini la gioia della pace. La Chiesa “si fa voce della domanda di pace e di riconciliazione che sale dall’anima di ogni persona di buona volontà, rivolgendola a Colui che è la nostra pace e può rappacificare popoli e persone, anche dove falliscono i tentativi umani” (Sacramentum Caritatis 49).

Maria ci guida alla Pasqua di Cristo. Celebriamo s’incontru del Cristo Risorto con sua madre Maria. Lei ci guida a Gesù Eucaristia. Viviamo la Pasqua accogliendo da Maria e dal suo figlio Gesù il pane dell’amore della fraternità: “la vera gioia è riconoscere che il Signore rimane tra noi, compagno fedele del nostro cammino” (Sacramentum Caritatis 97).

Bonas Paschas!

+ Pietro Meloni

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8 Aprile 2017 - Categoria: memoria e storia

Quarantennale del Magistero di Sassari (1970-2010) di Pietro Meloni

A suo tempo, incaricato di predisporre la Guida dello Studente con tutti i programmi delle varie discipline, dedicai per tre anni l’introduzione alla storia della Facoltà di Magistero, divenuto poi, Facoltà di Lettere. Per meglio approfondire i dati consultai tutte le guide, da quella abbastanza sottile dei primi anni a quelle più voluminose degli anni successivi. Non pago di questo invitai due mie laureande: Antonietta Virdis ed Elisa Pala ad occuparsi della memoria storica della Facoltà dal 1970 al 2000, la prima studentessa attingendo ai verbali dei comitati tecnici e la seconda a catalogare tutti i laureati  con i titoli delle rispettive tesi di laurea inserendoli in una banca dati come parte integrante della tesa. Come capita per la maggior parte delle  tesi  restano poi lì a riempire gli scaffali senz’alcuna utilizzazione fino al macero. Le due tesi furono discusse nell’anno accademico 2002-2003. Prima di andare in pensione nel febbraio del 2002. Nel rinnovamento dei programmi, fu tolta la Storia della Scuola  insieme alla Storia della Chiesa, quando il titolare andò in pensione. Leggerezze che si spiegano soltanto nella insaziabile brama di poter espandere la propria disciplina a scapito delle altre. Per fortuna giunse poi il prof. Fabio Pruneri e la Storia della Scuola tornò ad essere insegnata e alcuni anni più tardi anche la Storia della Chiesa fu restaurata con un incarico.
La tirchieria o la parsimonia o il desiderio di digitalizzare tutto tolse di mezzo anche la Guida dello Studente, peraltro apprezzata alla Sorbona da una collega direttrice del dipartimento dell’educazione che osservò che nemmeno loro avevano una Guida dello Studente così curata. Otto anni dopo il mio pensionamento furono festeggiati i 4o anni della Facoltà. Questo è l’intervento inedito di mons.  Pietro Meloni, (vescovo emerito di Nuoro), già professore associato di Storia di letteratura cristiana antica, che poté partecipare a quell’anniversario e, sebbene con sette anni di ritardo, accademiasarda.it pubblica il suo intervento, assai prezioso perché degli altri interventi non se ne sa nulla. (Angelino Tedde)

I 40 anni della Facoltà di Magistero di PIetro Meloni

C’era un’aria di festa la mattina del 13 marzo 1970 nell’Aula Magna dell’Università di Sassari per l’annuncio alla popolazione studentesca della nascita della Facoltà di Magistero. Il giorno precedente era avvenuto l’incontro dei docenti con i tre membri del Comitato Tecnico, del quale era presidente il Prof. Alberto Boscolo con il Prof. Antonio Quacquarelli e il Prof. Pier Angelo Catalano.

Finalmente, ad Anno Accademico 1969-70 ormai inoltrato, veniva inaugurata la nuova Facoltà dinanzi ad una marea di studenti universitari, molti dei quali già iscritti all’ Università di Cagliari si affrettavano a chiedere il trasferimento a Sassari. Nel pomeriggio dello stesso giorno avevano inizio le “lezioni”, frequentate sempre con grande interesse e con l’euforia tipica del tempo pionieristico, e l’attività didattica fu protratta sino alla fine del mese di giugno “alla ricerca del tempo perduto”. La Facoltà di Magistero era nata senza una sede e per il primo tempo si affidava alla generosità dei professori di Giurisprudenza; ogni nostro docente con i suoi allievi attendeva pazientemente il termine della lezione dei colleghi per conquistare un’aula, mentre qualche lezione si svolgeva sulle scalinate dell’ Ateneo ed anche ai Giardini Pubblici.

Tra le discipline umanistiche c’era la “Lingua e Letteratura Latina”, simpatica ancora a tanti anche se non a tutti, e a risvegliare la simpatia per il Latino era la voce di zio Antonino, che allo scoccare dell’ora apriva la porta dell’aula e, suonando l’antica campanella, gridava a voce spiegata “finis”: gli studenti capivano bene il suo latino e all’istante obbedivano. Questa funzione rituale sembrava elevare il Signor Antonino al rango di “Rettore ad honorem”.

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8 Aprile 2017 - Categoria: cristianesimo, cultura, memoria e storia

II.”Il Rifugio la Madonnina di Santulussurgiu: c’era una volta” di Angelino Tedde

Nel cuore di Montiferru, al centro di un vulcano spento da milioni di anni, protetto da un foltissimo bosco di lecci e querce, sorge imponente e austero il “Rifugio” di ”La Madonnina”.
Singolari risultano in questo susseguirsi lussureggiante di boschi e cime vulcaniche, le antenne del ripetitore di Badde Urbara, simbolo, forse, di quelle invisibili antenne che dal “Rifugio” irradiano “parole di vita” per chi, assetate di Dio, cerca in Sardegna una “indicazione” un “riferimento” cristiano alla soluzione dei problemi dell’uomo moderno.
Il rifugio sorge al Km 9 della strada provinciale che collega Santu Lussurgiu a Cuglieri, a 6 Km da San Leonardo di Siete Fuentes. Ad appena 22 Km è sita la spiaggia di Santa Caterina di Pittinuri e la zona archeologica di Cornus. Un tempo al confine tra le province di Cagliari e Nuoro, oggi la località fa parte della provincia di Oristano.

”La Madonnina”, come preferisce chiamarla chi la frequenta, dista 130 Km da Sassari. Il rifugio è aperto tutto l’anno, E’ dotato di circa 150 stanze tutte col lavabo e un buon numero con bagno singolo. Parecchie verande e sale di soggiorno e di lettura. Una biblioteca, un auditorium, due cappelle, un bar e una cabina telefonica. I pasti sono impartiti ad orari precisi e rapidamente da studentesse-lavoratrici la cui modestia è pari alla cortesia e rapidità con cui servono gli ospiti. La cucina è squisitamente familiare, diretta dalla signorina “Luigina” che non ha nulla da invidiare a tanti pubblicizzati chef dei migliori alberghi italiani. L’altimetria (960 m. sul mare) e i quaranta ettari di bosco circostante danno all’ospite una meravigliosa sensazione di silenzio e di raccoglimento. Il paesaggio intatto, immerso nel silenzio, dà ristoro al fisico ed allo spirito.
Il Rifugio “ La Madonnina” non è tuttavia un luogo in cui uno possa vivere da “Vegetale” coi “Vegetali” . Per queste sensazioni esistono le terme del continente e le località turistiche isolane, qui si vive in “tensione”. La migliore qualifica del Rifugio, infatti, deriva dalla sua incessante attività. Si tratta di un centro di vita culturale e religiosa. L’atmosfera che vi regna è fatta per stimolare l’intelletto e per commuovere il cuore. Qui si fa autentica “ricerca”. Si “ricerca” per conoscere l’uomo nella sua dimensione genuinamente umana e per offrirgli, se lo desidera, il respiro della fede.
Il personale, invisibile e discreto, del Rifugio fa in modo che l’ospite venga accolto con tale naturalezza da sentirsi a suo agio fin dal primo momento del suo arrivo. La disponibilità per tutte le iniziative, autenticamente impegnate, è totale.
Ai corsi di formazione cristiana per religiosi e laici si alternano corsi di aggiornamento didattico per insegnanti di qualsiasi scuola; ai corsi di formazione cinematografica si alternano stages per lavoratori sindacalisti. Avviene di frequente che insieme ad un corso di esercizi spirituali per religiose, si svolga un seminario “Conventuale” di qualche organizzazione giovanile politica e sindacale del movimento operaio.

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I. “Mons. Giuseppe Budroni (1924-1990) maestro di fede, di cultura, di vita” di Pietro Meloni, vescovo emerito di Nuoro

 

     “Maestro di fede, di cultura e di vita” è stato il sacerdote Don Giuseppe Budroni, che la Chiesa Diocesana di Sassari desidera ricordare il prossimo venerdì 13 maggio, giorno anniversario della sua morte, con la concelebrazione della Santa Messa presieduta da Padre Paolo Atzei nella Chiesa Cattedrale di Sassari e con un incontro di testimonianze sulla missione dell’indimenticabile educatore della gioventù. Sono trascorsi ventisei anni dal giorno del suo pellegrinaggio dalla terra al cielo e le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo potranno rinverdire la memoria di un sacerdote che ha segnato la storia della Chiesa di Sassari e della Sardegna.

     Giuseppe Budroni era nato a Castelfranco Emilia il 18 luglio 1924, figlio primogenito di Matteo e Maria Luisa Carboni, che dal nativo paese di Bonnanaro erano emigrati in Emilia, dove il babbo prestava servizio nella “Polizia Penitenziaria”. Tornarono in Sardegna con Giuseppe, e con i fratelli Costantino e Giovanni, quando nell’isola dell’Asinara il babbo divenne Comandante della Colonia Penale.

       Giuseppe, compiuti gli studi nelle Scuole Elementari di Bonnanaro, nel 1935 fu mandato a Sassari per frequentare la Prima Ginnasiale. L’anno successivo tutta la famiglia andò ad abitare nella città perché i ragazzi potessero frequentare la Scuola al Ginnasio e al Liceo “Azuni”. Si iscrissero poi alla Facoltà di “Medicina e Chirurgia”. Frequentarono la parrocchia di Santa Caterina e si iscrissero al Circolo “Silvio Pellico”, dove nella “Gioventù di Azione Cattolica” Giuseppe divenne “Delegato Aspiranti”.

     Nella Parrocchia di San Giuseppe, dove i “Pellicani” andavano alla Messa Sociale, incontrò Dottor Giovanni Masia, che lo invitò a far parte del “Cenacolo di Spiritualità” e lo designò Presidente dell’Associazione GIAC “Sacro Cuore”, fondata nel 1940 dopo l’emigrazione della “Robur et Virtus” al seguito di Don Antonio Piga nella nuova Parrocchia del Sacro Cuore. In quel tempo anch’io facevo parte dell’associazione come aspirante. Giuseppe fu presidente e delegato juniores per gli anni sociali 1946-47 e 1947-48, dopo i quali entrò a Roma in Seminario.

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3 Aprile 2017 - Categoria: letteratura sarda

Giovanna Campus: una fine pittrice claramotana ora iconografa anche in Corsica di Ange de Clermont

Giovanna Campus è chiaramontese e dipinge da ragazza rose e fiori e altri soggetti, ma non ha fatto mai vanto e pubblicità al suo impegno artistico  di pittrice silenziosa e raffinata. Da tempo oltre ai soggetti più amati si è data all’iconografia e con pazienza certosina. Per fare un’icona ci vogliono tecnicamente circa sei mesi. Le misure dell’icona sono simboliche ,il legno duro e stagionato, febeau, africano tagliato dal falegname.Si pulisce con l’alcol denaturato, quindi, l’autore prega con una formula tradizianale tramandata da secoli. Prende la tavola e scrive a matita le benedizioni a favore del committente.
Compiuto questo rito  si prende la colla di coniglio e si stende sul legno e successivamente si applica una tela di lino per 10,15 giorni. Dopo che asciuga si passano col pennello sette strati di gesso di Bologna per icone e si lascia asciugare per sette giorni. Passati i quali si  disegna l’icona così come tramandata dai monaci.

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2 Aprile 2017 - Categoria: c'est la vie

Padroni e padroncini cinesi evasori. Non registrano i servizi, non pagano i loro dipendenti cinesi trattati come schiavi. Vendono incassano e volano in Cina col malloppo di euro. Che fa la Guardia di finanza e l’ufficio provinciale del lavoro di Sassari? Predda Niedda invasa da questi manigoldi che evandono le tasse e schiavizzano i dipendenti!

Hanno paura di parlare gli schiavi dei cinesi di Predda Niedda, Piazzetta compresa. I rapaci titolari di ditte che scaricano e vendono merce, non pagano una lira di tasse, evadono il fisco e trattano da schiavi i dipendenti. Molte le presenze di cinesi minorenni sfruttate. Occorrerebbe l’esercito per snidare questi manigoldi provenienti dalla Cina che vengono a rapinare con ferocia insolita.
Occorre arrestarli e introdurre se possibile l’ergastolo a vita o spedirli senza misericordia nel loro paradiso per il taglio della testa. Occhio polizia, occhio guardia di finanza, occhio buon costume, occhio UPL,

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2 Aprile 2017 - Categoria: cultura

Mulini a vento in Sardegna

Documentazione Storica
La Gualchiera
Il Mulino
Barbagie Nuorese Ogliastria
Fluminese Arburese Guspinese
Gallura Monte Acuto
Meilogu Logudoro Goceano
Montiferro Planargia Marghine
Oristanese Barigadu
Sarcidano Trexenta Marmilla
Sassarese Anglona
Sulcis Iglesiente Campidano
GUALCHIERE
CARTINA
Mulini di Sardegna

Gli ultimi ritrovamenti >>>
(aggiornato al 16-03-2017)

La consultazione della cartografia
storica e recente della Sardegna
ha consentito di individuare, allo
stato attuale, oltre 800 opifici
idraulici (mulini e gualchiere), riferibili
ad un periodo compreso tra i primi
decenni dell’800 fino ai nostri giorni.
Le immagini aeree e i sopralluoghi
hanno permesso di verificare finora la
presenza di resti fisici di un numero
superiore a 300 opifici, oltre 290 dei
quali vengono qui sinteticamente
descritti nei loro caratteri costruttivi
e tecnologico – funzionali e, sulla base
delle fonti disponibili, nei lineamenti
storici. Si presume l’esistenza di
testimonianze nel territorio relative
a oltre 400 opifici idraulici (mulini
e gualchiere).

“..la Sardegna ha più di quattrocento
mulini idraulici. La sola città di Sassari
ne ha più di trenta, la sola villa di
Seneghe più di venticinque. In tutta
l’isola ne potrebbero girare assai di più;
se non fosse che i Sardi preferiscono
le macine, le quali fanno miglior farina
che si fatti mulini ne fanno”.
(Dissertazioni storiche apologetiche
critiche delle Sarde Antichità scritte
dall’Abate Matteo Madao – Tomo
primo. Cagliari M. DCC. XCII).
Mulino Campomela – Cargeghe (SS)

Mulino Vezzu – Olzai (NU)

Lu Mulinu – Arzachena (OT)

Mulino Ibba – Scano Montiferro (OR)

Mulino Caparedda – Nuoro (NU)

Mulino Pisano – Osilo (SS)

Su Molinu – Ardauli (OR)

Mulino San Lussorio – Musei (CA)

Mulino Bergusada – Bortigali (NU)

Mulino Tirizzas – Samugheo (OR)

Mulino (rif.191)
Comune: Cuglieri

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Mulino (rif.343)
Comune: Tonara

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Mulino (rif.637-638)
Comune: Seneghe

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Molino Margiateddu (rif.600)
Comune: San Vero Milis

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31 Marzo 2017 - Categoria: cahiers de doléances

Trump: il presidente deficiente di Ange de Clermont

Gli Stati Uniti d’America hanno avuto presidenti più o meno intelligenti politicamente, ma credo che un presidente così deficiente come Trump non l’abbiano ancora avuto. Basta guardargli la mimica facciale, per scoprire che l’uomo ha più di un deficit intellettivo. Un presidente dopo le votazioni dovrebbe unire, invece questo separa e crea muri tra le stesse fasce sociali.

Ora vuol tassare la Vespa con un raddoppio dei costi e non pensa che molte officine che sulla Vespa campavano dovranno chiudere e riconvertirsi a locomotori americani che si sa valgono quel che valgono. Vuol tassare i prodotti alimentari italiani preferiti dagli americani, ebbene, si dovranno accontentare delle schifezze dei Donald e rovinarsi ulteriormente il sistema cardiocircolatorio con quelle porcherie che già mangiano. Pensate alla goffaggine dei loro abiti! Le donne americane dovranno tornare alla moda ancestrale dei pionieri: gonfie, goffe e a mezza anca.
Un presidente più deficiente di così non potevano eleggere.

Sono certo inoltre che tra alcuni mesi l’uomo dovrà sloggiare dalla casa Bianca per via degl’intrallazzi elettorali che ha combinato coi Russi e che salteranno fuori appena i suoi ex fans cominceranno ad aprire il becco.
Aspettiamo e ne vedremo delle belle. I suoi avversari forse erano eccessivamente intellettuali, ma questo fa la figura dell’analfabeta dell’economia. La patria del liberalismo di botto mi diventa la patria dell’autarchia.Tramp tu te trompe!

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