In occasione del trentesimo anniversario della morte dell’avv. e on. Battista Falchi, commendatore dell’Ordine Equestre Pontificio, intestatario di una via a Sassari, abbiamo pensato di dedicargli un certo spazio in accademiasarda.it. I motivi sono diversi. In primo luogo perché l’ho conosciuto e mi ha soccorso e voluto bene quand’ero in completa miseria, in secondo luogo per la devozione che gli ho visto praticare nei confronti della madre alla quale obbediva quasi fosse un ragazzo, quando gli ordinava di regalarmi una discreta somma di denaro ogni volta che andavo a visitarla, in terzo luogo perché ho avuto la fortuna di conoscerlo quando era ammalato e costretto a letto senza potersi muovere come avrebbe voluto. Vi è da aggiungere però che Battista Falchi non si è mai esibito, non ha fatto sfoggio né della sua cultura né degl’incarichi avuti, né delle importanti conoscenze che aveva e nemmeno si è mai lamentato delle sue prove come ben mette in chiara luce mons. Enea Selis in questo scritto del 1991 e che è finito nel volume a cura sua: Enea Selis, Chiesa Turritana del novecento. Avvenimenti e personaggi, a.v.e. , Roma 1991, pp. 165-171.
Chiunque desiderasse contribuire a questo ricordo di un chiaramontese, vissuto più nel nascondimento che nell’esibizione delle sue benemerenze sarà bene accolto. (A.T.)
Contributo di Mons. Enea Selis
Nel terzo anniversario della morte di Battista Falchi, sento il dovere di ricordarlo alla Chiesa Turritana, non solo perchè mi pare che dopo la sua dipartita nessuno nella diocesi abbia più scritto di lui, e si corre il rischio che lo avvolga l’oblio, ma perchè egli è stato certamente – anche se ciò può sorprendere – il personaggio più eminente del laicato cattolico della Chiesa Turritana del novecento.
Sono sollecitato a ricordarlo non solo perchè non venga dimenticato, non solo perchè è stato un autentico maestro di vita, un testimone e una guida, ma anche perchè è un dovere ricordare le persone che ci hanno preceduto sulla via della Fede e della vita cristiana.
Ce lo ricorda la Sacra Scrittura: “Ricordatevi di quelli che vi hanno guidato, e vi hanno annunziato la parola di Dio. Pensate come sono vissuti e come sono morti, ed imitate la loro Fede” (cf. Eb. 13,7).
Che Battista Falchi sia stato un testimone, una guida, e che, col suo esempio, abbia annunziato la parola di Dio, nessuno di coloro che lo hanno veramente conosciuto, oserebbe metterlo in dubbio.
Attingendo a quella che Giuseppe Capograssi chiama “provvista di memorie”, ( ed io purtroppo ne ho poca), e dando uno sguardo retrospettivo al laicato della Chiesa Turritana del novecento, mi pare di scorgere alcune figure, ( non intendo parlare di uomini politici), che sono emerse nella vita cattolica diocesana; da Giovanni Zirolia, agli inizi del secolo, ad Antonino Biddau, negli anni venti e, più vicini a noi e a molti di noi contemporanei, da Gildo Motroni a Luigi Desole, da Giovanni Lamberti a Remo Branca – per citare solo i più noti -, ma ritengo che nessuno di costoro abbia raggiunto le dimensioni di Battista Falchi.
Ecco perchè bisogna ricordarlo e riproporlo ai cattolici turritani del nostro tempo.
Io poi ho particolari motivi per ricordarlo, con affetto e gratitudine. Quando andai a Milano per fequentare l’Università Cattolica, fu lui che era allora giovane laureato in giurisprudenza nel prestigioso Studio dell’Avv. On. Clerici, ad accogliermi, a farmi ospitare nel pensionato universitario “Cardinal Ferrari”; fu lui che m’introdusse nella FUCI ambrosiana, immettendomi in un ambiente spirituale e culturale qualificato e per me nuovo; fu lui che mi fece conoscere ed amare quel singolare mondo culturale cattolico, che aveva allora come grandi maestri Mounier, Maritain, Sertillanges, sui cui testi si sono formate generazioni fucine.
Tutto ciò fu per me una provvidenziale e grande avventura, cui penso sempre con nostalgia e gratitudine.
Io devo a Battista Falchi – e non gli sarò mai sufficientemente grato – la mia (se così posso dire) formazione fucina.
Era il periodo d’oro della FUCI che aveva allora Assistenti ecclesiastici che erano eccezionali maestri di spirito: Mons. Pini, Mons. Montini, Mons. Guano, Mons. Costa.
La FUCI ambrosiana integrava magnificamente quanto mi veniva insegnato nell’Università Cattolica, e Battista Falchi era per me l’esempio tipico dell’uomo, del professionista, del cristiano e, posso dire con orgoglio, di aver imparato da lui a vivere da laico, onestamente e cristianamente. E non è cosa da poco.
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