12 Marzo 2010 - Categoria: versos in limba

Sas poesias de sos minores contivizadas dae Domitilla Mannu I

Publicamus sas poesias de sos pitzinnos de s’iscola de s’obbligu premiadas in su prèmiu de poesia ammanizadu dae sa Circoscrizione N^ 2 de Tàtari sa die 6 de martu . Ant bìnchidu totu sos prèmios una tropa de pitzinnas de Santu Lussurgiu, chi sunt istadas ghiadas dae Francesca Manca, una mastra de balia chi animat s’assotziu culturale Elighes ‘Uttiosos, nòdidu pro s’impignu in s’ammanizu de manifestassiones culturales pro sa crèschida de sa limba e de sa cultura sarda.

1^ Prèmiu
” SA ‘ISIONE         de Giovanna Guspini – 12 annos

Serra sos ogos
e ti atzappas
in sas alas de unu dragu
chi ti faghet ‘olare
prus allargu de sos confines
de su munnu
suba una nue
de tzùccaru modde
po porrer iscultare
sa melodia de sos puzones
in unu regnu incantadu
in ue òmines, animales e natura
biven in paghe.

Tottu poden ‘isionare!

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12 Marzo 2010 - Categoria: versos in limba

Sas Poesias de sos minores contivizadas dae Domitilla Mannu III

Publicamus sas poesias de sos pitzinnos de s’iscola de s’obbligu premiadas in su prèmiu de poesia ammanizadu dae sa Circoscrizione N^ 2 de Tàtari sa die 6 de martu . Ant bìnchidu totu sos prèmios una tropa de pitzinnas de Santu Lussurgiu, chi sunt istadas ghiadas dae Francesca Manca, una mastra de balia chi animat s’assotziu culturale Elighes ‘Uttiosos, nòdidu pro s’impignu in s’ammanizu de manifestassiones culturales pro sa crèschida de sa limba e de sa cultura sarda.

MENTZIONE DE ONORE

UNA NOTTE DE LUNA PRENA  de Gloria Casula- 9 annos

Silènziu,
iscuru…
In su buscu
sos animales de sa notte
si cuan in sas molas.
Sos rampos de sas àlbures,
illuminados
de sa luna prena
ti appressan
comente pantamas!
Su tzìrriu de sos lupos
ti faghet fuire
in cricca de amparu.

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12 Marzo 2010 - Categoria: storia

L’immigrazione a Cagliari tra ‘700 e ‘900 di Paolo Amat di San Filippo

Centro Sardo di Studi Genealogici e di Storia Locale

Convegno su: ”L’immigrazione a Cagliari fra il ‘700 e il ‘900”

Cagliari 13 Dicembre 2005

“L’immigrazione nel cagliaritano nell’ambito del progetto del Bogino per il rifiorimento della Sardegna”

Passata la Sardegna sotto i Savoia, i primi tre sovrani: Vittorio Amedeo II, Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III cercarono di modificare, elevandolo, il livello economico e culturale dell’Isola. Il livello economico e sociale del nuovo regno era infatti molto basso, l’economia si basava su qualche sporadica esportazione di grano, di formaggio, e di bestiame da carne, era del tutto inesistente l’industria.

L’artigianato, in assenza d’idee e di modelli nuovi, vivacchiava imbrigliato nelle pastoie del gretto conservatorismo dei Gremi, come obbedisse a un ordine che anni dopo divenne la parola d’ordine: “a su Connottu!” degli allevatori che contestavano la Legge delle Chiudende. Sporadicamente qualche commerciante forestiero operava nell’Isola.

Sotto Vittorio Amedeo I, nel 1721, a Stefano Durante, e al suo socio sardo don Pietro Nieddu, fu concesso di estrarre e commercializzare la galena, in sardo “sa galanza”.

Sotto Carlo Emanuele III, il ministro per gli Affari di Sardegna Giovanbattista Bogino di Migliandolo, iniziò una politica intesa a sfruttare e potenziare le risorse dell’Isola incentivando attività industriali, e incrementare la cultura dei sudditi isolani aprendo scuole e re-istituendo le Università.

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11 Marzo 2010 - Categoria: versos in limba

Poesias de sos minores contivizadas dae Domitilla Mannu II

Publicamus sas poesias de sos pitzinnos de s’iscola de s’obbligu premiadas in su prèmiu de poesia ammanizadu dae sa Circoscrizione N^ 2 de Tàtari sa die 6 de martu . Ant bìnchidu totu sos prèmios una tropa de pitzinnas de Santu Lussurgiu, chi sunt istadas ghiadas dae Francesca Manca, una mastra de balia chi animat s’assotziu culturale Elighes ‘Uttiosos, nòdidu pro s’impignu in s’ammanizu de manifestassiones culturales pro sa crèschida de sa limba e de sa cultura sarda

3^ PREMIU

SOS OGOS SUOS  de Mariangela Deriu – 12  annos

Ammajados
profunnos
prenos de allerghia.
A s’iscurigada
ddos abbaido,
sun sos primos isteddos
a s’illuminare.
In sos ogos suos
‘io ànghelos,
non potzo fagher a mancu
de ddos abbaidare.
Sa mirada sua
paret mi invitet
a unu ballu reale.
‘Io su munnu,
sa vida mia
paris a sa sua.
Nois duos solos
accumpanzados
dae su lughe lugh’ ‘e sos isteddos.
Ma…. mi acatto
ca sos isteddos prus mannos
sun sos ogos suos.

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7 Marzo 2010 - Categoria: recensioni

Il poema dell’Uomo-Dio di Maria Valtorta, vol. I

Ho terminato di leggere il volume primo dell’opera in più volumi della mistica Maria Valtorta e ne sono rimasto positivamente colpito. Si narra in pratica la vita di Gesù dall’annunciazione alla Vergine fino alla morte di San Giuseppe. Le rivelazioni sulla vita nascosta di Maria, Giuseppe e Gesù sono davvero consolanti e ci dicono che la famigliola sacra ha condotto una vita semplice, piena di tribolazioni e nella massima umiltà. Se non si trattasse della vita della nuova Eva, del grande e umile patriarca San Giuseppe, potrebbe rassomigliare ad una delle tante vicende familiari di povera gente: nascita di Maria da genitori anziani e presto persi, suo ingresso nel collegio femminile del tempio e profonda preparazione sulle scritture, ritorno nella sua casa verso i 15 anni e gradevole riscoperta delle sue mura domestiche.

La casetta con quanto vi poteva essere di essenziale: un piccolo orto interno con fiori e alberi da frutta. La sua dedizione alle attività domestiche: filatura,lavoro al telaio, cucito, ricamo, vita sobria e molto tempo dedicato alla preghiera. Vi giunge promessa sposa a Giuseppe, un falegname intemerato, che già per conto suo si era votato a Dio nella castità. Entrambi, secondo la legge ebraica debbono sposarsi, ma entrambi hanno già deciso di dedicare la lora vita a Dio nel lavoro domestico la prima e nella sua attività artigianale il secondo. Ecco ciò che fa la differenza rispetto ai comuni promessi sposi. Per entrambi uno straordinario evento li colpisce: lei apprende dalla comparsa dell’angelo d’essere la “gratia plena” e lui, improvvisamente catapultato nel dramma del misterioso concepimento di Maria, tra il dubbio e la certezza dell’onestà della promessa sposa, riceve in sogno un messaggio così come il Vangelo degli Apostoli racconta.

Comincia così la vita tribolata di Maria e Giuseppe e le tribolazioni crescono, dopo la nascita di Gesù in una povera grotta, le prime gioie di un figlioletto, e poi la fuga in Egitto.

Non voglio raccontare tutto e mentre scrivo so che debbo procurarmi gli altri 9 volumi, questo primo me lo son trovato in casa perché regalato, addirittura nel ’93, da un’amica di mia figlia. L’ho preso in mano per curiosità, ho subito pensato a pie intuizioni prive di riscontri scientifici, poi per pura curiosità ho iniziato a leggerlo e sinceramente ne sono rimasto avvinto.

La Valtorta, una paralitica spentasi nel 1961 e nata nel 1897, scrive in modo scorrevole e appropriato, ma soprattutto avvincente. Mi auguro di rintracciare gli altri 9 volumi, (l’opera è in 10 volumi), così da poter conoscere nell’ordinarietà della famiglia di Nazarhet (paesino di scarsa importanza, al tempo, se non vi fosse vissuto Gesù, non solo falegname),la straordinarietà degli eventi, tutt’altro che profeta nel suo paese dove un giorno cercarono di buttarlo da un dirupo.

Benedetta Valtorta! Leggere gli altri 9 m’incuriosisce come non mai. Spero di rintracciarli tra i libri usati se non potrò acquistarli da qualche editore. Forse, qualche amico, dirà che sto uscendo di senno, Maria Valtorta non è mica Santa Teresa d’Avila o San Giovanni della Croce. Magari lo diverrà nel 2097, all’epoca io non ci sarò di certo, tanto vale che mi legga la sua opera in attesa di diventare barone nella tomba di famiglia.

Ange de Clermont

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4 Marzo 2010 - Categoria: recensioni

Morte e resurrezione dei Gesuiti (1759-1814) a cura di Paolo Bianchini

Paolo Bianchini,(a cura di), Morte e resurrezione di un Ordine religioso. Le strategie culturali ed educative della Compagnia di Gesù durante la soppressione (1759-1814), Vita e Pensiero, Milano 2006, pp. 232.

imagesE’ risaputo che la formidabile Compagnia di Gesù fu soppressa manu civili et manu ecclesiastica nel 1759 e fu restaurata nel 1814. I componenti della Compagnia, composta da oltre quindicimila unità furono espulsi dalle varie nazioni, eccettuata la Russia, e si può ben dire dispersi in tutta i paesi europei. I gesuiti spagnoli furono espulsi dalla Spagna, dotati di una magra pensione, e per qualche anno relegati in Corsica. I gesuiti sabaudi di Terraferma furono allontanati e costretti all’emigrazione fin dal 1720 e i loro collegi privati di qualsiasi prerogativa per il conferimento di gradi accademici e successivamente soppressi. Alcuni gesuiti residenti in Sardegna come il Cetti e altri continuarono ad insegnare nelle università sarde.

La stessa sorte toccò ai gesuiti austriaci, mentre più varia fu la sorte dei gesuiti inglesi che scacciati da una parte fondarono collegi in altra parte del Regno Unito. In Italia si spostarono a seconda del gradimento dei vari sovrani e vescovi alcuni dei quali detestavano la Compagnia mentre altri  simpatizzavano con essa.

images-1E’ evidente però che i singoli figli di Sant’Ignazio non potevano scomparire così come le foglie al vento. In realtà furono attivissimi in tutte le nazioni europee come singoli intellettuali e particolarmente combattivi e impegnati in Francia nel dibattito culturale nella pubblicistica e nell’editoria. Fondarono riviste, le diressero o ne furono collaboratori, intrapresero iniziative editoriali e pubblicarono molte opere a volte avendo di mira l’illuminismo, a volte combattendolo a viso aperto, a volte sotterraneamente. Un certo numero di essi si iscrissero alle logge massoniche, per entrare in contatto coi dibattiti e con la cultura del tempo. La Russia offrì a molti l’opportunità di continuare ad esistere anche come Compagnia e intal modo essi poterono dirigere collegi e addirittura l’Accademia di Polock (1812-1820) irradiando cultura e saperi la cui consistenza soltanto ai nostri giorni gli storici stanno rivalutando data la forte presenza di padri di varie nazionalità, alcuni dei quali chimati poi negli Stati uniti a dare il loro contributo a svariati collegi e università.

I collegamenti fra loro furono tenuti sia dai vari superiori generali sia da quelli provinciali e si può dire che in genere non venne meno un modo per tenersi in contatto. Ci furono anche quelli che abbandonarono l’ordine, ma non abbandonarono né rinnegarono la loro formazione ignaziana. Un esercito di quindicimila intellettuali (qualcuno parla di venttitremila) non si potevano bloccare con il semplice scioglimento delle strutture formali all’interno delle quali si erano formati.

images-2Il libro a cura di Paolo Bianchini, ricercatore in Storia dell’educazione presso la Facoltà di Scienze della formazione presso l’Università di Torino, cerca di dare risposta sia pure non esaustiva alla domanda su che cosa avvenne alla Compagnia di Gesù dopo che fu messa la bando. “Gli oltre quindicimila gesuiti che vivevano e operavano in ogni parte del mondo rinunciarono davvero alla regola di Sant’Ingnazio?”

Gli studiosi Nicolò Guasti, Paolo Binachini, Maurice Whitehead, Bruno Signorelli, Antonio Trampus, Paul Shore, Sabina Pavone, Marek Inglot S. J., provano a dare una loro risposta alla domanda loro posta dal comune impegno euristico.

Angelino Tedde

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1 Marzo 2010 - Categoria: versos in limba

Sardos de mundu de Anghelu de sa Niéra

images-3Popoladu est su mundu
de sese miliardos
lu giramus in tundu
ch’a semus sardos 4

Dae s’Africa niedda
a s’America bianca
in sardu tue faedda
in limba franca. 8

images-4Inue b’est s’istudiadu
inue b’hat missione
ponimus su siddadu
de su sardu sermone. 12

Dae s’Asia a s’Australia
giramus sempr’in tundu
leamus totu a bàlia
sardos de mundu. 16

images-5Zenerosu e zentile
su sardu giradore
puru senza fusile
si move che- i s’astore. 20

Nos cheren sas bajanas
ca semus de peraula
e in domos de janas
issas nos naran faulas. 24

images-6Semus tribagliadores
subra, suta sa terra
ma grandes amadores
finz’in sa gherra. 28

Zente d’ogni zenia
nos atzetat totue
ma sardos de nadia
non imbetzamus cue. 32

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27 Febbraio 2010 - Categoria: recensioni

“Pula fra cronaca e storia” di Paolo Amat di San Filippo

Paolo Amat di San Filippo,Pula fra cronaca e storia, Askòs Edizioni, Cagliari 2008
pp. 392

Premessa

images-1 Mi pare opportuno, prima di presentare la recensione del libro, premettere che Pula è oggi un comune di 7.200 abitanti a sud ovest della provincia di Cagliari, nella regione del Sulcis-Iglesiente. La cittadina è nota perché custodisce nel suo territorio le rovine della prima città- emporio fenicio della Sardegna. L’origine del paese odierno è medievale e andò incontro, tra guerre, incursioni barbaresche e cicli di peste , ad alterne vicende demografiche e urbanistiche. Rifiorì nel Settecento, grazie allo sviluppo, allora vincente in Europa, del modello economico agricolo. Alcuni decenni fa andò sviluppandosi anche il settore turistico come avvenne un pò per tutte le coste dell’Isola.

images-3Il paese conserva un suggestivo centro storico. Di grande interesse sono il Museo Archelogico Patroni, che custodisce molti reperti fenicio-punici provenienti da Nora. Nella chiesa di San Giovanni Battista (XIX secolo), in piazza Giovanni XXIII, giacciono sarcofaghi marmorei, uno dei quali contiene le spoglie di una duchessa cagliaritana. Poco distante si trova la Piazza del Popolo, che funge da salotto cittadino. Sulla strada per Nora s’incontra l’aristocratica Villa Santa Maria, costruita nella prima metà dell’Ottocento sui ruderi dell’antica chiesa omonima.

Il saggio di Paolo Amat di San Filippo

images-4Si legge con crescente interesse il corposo studio del prof. Paolo Amat di San Filippo, Pula fra cronaca e storia, perché la narrazione spazia non solo sulla cittadina e sull’Isola, ma sulle stesse vicende dell’Europa moderna. La cittadina fa da baricentro, ma lo studioso va a cogliere i raggi che da essa si dipartono e ad essa giungono dalle vicende che interessarono le potenze dell’Europa continentale e da quelle del mediterraneo. Il saggio trae la sua consistenza da numerose carte d’archivio e da preziose fotografie storiche per non parlare di preziosi dati che interessano non solo Pula, ma l’intera Sardegna.

images-6La “nuova storia” che ha dato impulso alle storie locali si è rivelata assai feconda per la stessa storiografia dei grandi eventi. In particolare, in questo studio approfondito su Tula, Paolo Amat ha cercato di cogliere, con successo, le dinamiche storico-culturali dell’identità di Pula come territorio, dei suoi abitanti, delle sue istituzioni, della varietà delle classi sociali: popolo, borghesia e aristocrazia. Si può affermare che, nel futuro, chiunque voglia cimentarsi anche con nuovi strumenti euristici sulle vicende del paese debba ricorre a questo studio come ad un classico fondamentale. Suggerirei a riguardo, qualora si dovesse ristampare una nuova edizione dell’opera, di inserire in appendice, con regesto, e testo completo in lingua originale, tutti i numerosi e preziosissimi documenti dal nostro autore rinvenuti nei vari archivi. L’appendice così predisposta (abbiamo un classico modello nei volumi di Raimondo Turtas sulla storia dell’Università degli Studi di Sassari) offrirebbe agli specialisti uno strumento unico di agevole consultazione e arricchimento di quanto l’autore giustamente non poteva trattare.

images-8Ritengo che egregiamente abbia illustrato i contenuti dello studio il prof. Lorenzo del Piano che ha scritto la prefazione: ” Il lavoro di Paolo Amat di San Filippo (…) raccoglie in circa 400 pagine, articolate in 14 capitoli,quel che c’era da dire e meritava d’esser detto su Pula, il suo territorio i suoi abitanti fino all’abolizione dei feudi. Molti sono i documenti riportati dall’Amat, tratti dopo anni di ricerche dagli Archivi di Stato di Cagliari e di Torino, dall’Archio dell’ordine Mauriziano di Torino e dall’Archivio Arcivescovile di Cagliari e che ha tradotto dal catalano e dal castigliano. Non mancano pertanto all’opera le notizie, spesso di prima mano, sul feudo di Quirra e sulla baronia di Pula che di essi faceva parte, nonché sulle più importanti famiglie nobili e borghesi, che vi abitarono e sulle attività da loro esercitate.

images-10Di non minore interesse quanto viene detto sulle incursioni barbaresche dalle quali,per secoli, fu necessario difendersi con le torri costiere e, a Pula in particolare, con cinque di queste, delle quali l’autore dà notizie in gran parte inedite e sull’armamento e sulle guarnigioni. Altrettanto importante la storia delle due commende mauriziane istituite a Pula: quella di Sant’Agostino della famiglia Grondona nel 1780 e quella di San Pietro apostolo (Santu Perdixeddu) della famiglia Cossu Madao nel 1798. Curioso, tra l’altro, l’elenco dei soprannomi affibbiati a persone del paese dal 1721 ad oggi (…).”

images-9L’opera ponderosa, tra i suoi pregi, contiene una vera galleria fotografica non solo di singoli personaggi, ma anche di gruppi familiari. L’autore sviscera non solo la storia civile, ma anche quella religiosa, ma soprattutto mette in luce dati interessantissimi sull’economia. Per chi appassionato di storia patria, nativo o no di Pula, si troverà di fronte ad uno studio magistrale il cui modello, applicato ad altri centri dell’isola, offrirebbe piste dagli esiti davvero fecondi.

Angelino Tedde

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