7 Marzo 2010 - Categoria: recensioni

Il poema dell’Uomo-Dio di Maria Valtorta, vol. I

Ho terminato di leggere il volume primo dell’opera in più volumi della mistica Maria Valtorta e ne sono rimasto positivamente colpito. Si narra in pratica la vita di Gesù dall’annunciazione alla Vergine fino alla morte di San Giuseppe. Le rivelazioni sulla vita nascosta di Maria, Giuseppe e Gesù sono davvero consolanti e ci dicono che la famigliola sacra ha condotto una vita semplice, piena di tribolazioni e nella massima umiltà. Se non si trattasse della vita della nuova Eva, del grande e umile patriarca San Giuseppe, potrebbe rassomigliare ad una delle tante vicende familiari di povera gente: nascita di Maria da genitori anziani e presto persi, suo ingresso nel collegio femminile del tempio e profonda preparazione sulle scritture, ritorno nella sua casa verso i 15 anni e gradevole riscoperta delle sue mura domestiche.

La casetta con quanto vi poteva essere di essenziale: un piccolo orto interno con fiori e alberi da frutta. La sua dedizione alle attività domestiche: filatura,lavoro al telaio, cucito, ricamo, vita sobria e molto tempo dedicato alla preghiera. Vi giunge promessa sposa a Giuseppe, un falegname intemerato, che già per conto suo si era votato a Dio nella castità. Entrambi, secondo la legge ebraica debbono sposarsi, ma entrambi hanno già deciso di dedicare la lora vita a Dio nel lavoro domestico la prima e nella sua attività artigianale il secondo. Ecco ciò che fa la differenza rispetto ai comuni promessi sposi. Per entrambi uno straordinario evento li colpisce: lei apprende dalla comparsa dell’angelo d’essere la “gratia plena” e lui, improvvisamente catapultato nel dramma del misterioso concepimento di Maria, tra il dubbio e la certezza dell’onestà della promessa sposa, riceve in sogno un messaggio così come il Vangelo degli Apostoli racconta.

Comincia così la vita tribolata di Maria e Giuseppe e le tribolazioni crescono, dopo la nascita di Gesù in una povera grotta, le prime gioie di un figlioletto, e poi la fuga in Egitto.

Non voglio raccontare tutto e mentre scrivo so che debbo procurarmi gli altri 9 volumi, questo primo me lo son trovato in casa perché regalato, addirittura nel ’93, da un’amica di mia figlia. L’ho preso in mano per curiosità, ho subito pensato a pie intuizioni prive di riscontri scientifici, poi per pura curiosità ho iniziato a leggerlo e sinceramente ne sono rimasto avvinto.

La Valtorta, una paralitica spentasi nel 1961 e nata nel 1897, scrive in modo scorrevole e appropriato, ma soprattutto avvincente. Mi auguro di rintracciare gli altri 9 volumi, (l’opera è in 10 volumi), così da poter conoscere nell’ordinarietà della famiglia di Nazarhet (paesino di scarsa importanza, al tempo, se non vi fosse vissuto Gesù, non solo falegname),la straordinarietà degli eventi, tutt’altro che profeta nel suo paese dove un giorno cercarono di buttarlo da un dirupo.

Benedetta Valtorta! Leggere gli altri 9 m’incuriosisce come non mai. Spero di rintracciarli tra i libri usati se non potrò acquistarli da qualche editore. Forse, qualche amico, dirà che sto uscendo di senno, Maria Valtorta non è mica Santa Teresa d’Avila o San Giovanni della Croce. Magari lo diverrà nel 2097, all’epoca io non ci sarò di certo, tanto vale che mi legga la sua opera in attesa di diventare barone nella tomba di famiglia.

Ange de Clermont

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4 Marzo 2010 - Categoria: recensioni

Morte e resurrezione dei Gesuiti (1759-1814) a cura di Paolo Bianchini

Paolo Bianchini,(a cura di), Morte e resurrezione di un Ordine religioso. Le strategie culturali ed educative della Compagnia di Gesù durante la soppressione (1759-1814), Vita e Pensiero, Milano 2006, pp. 232.

imagesE’ risaputo che la formidabile Compagnia di Gesù fu soppressa manu civili et manu ecclesiastica nel 1759 e fu restaurata nel 1814. I componenti della Compagnia, composta da oltre quindicimila unità furono espulsi dalle varie nazioni, eccettuata la Russia, e si può ben dire dispersi in tutta i paesi europei. I gesuiti spagnoli furono espulsi dalla Spagna, dotati di una magra pensione, e per qualche anno relegati in Corsica. I gesuiti sabaudi di Terraferma furono allontanati e costretti all’emigrazione fin dal 1720 e i loro collegi privati di qualsiasi prerogativa per il conferimento di gradi accademici e successivamente soppressi. Alcuni gesuiti residenti in Sardegna come il Cetti e altri continuarono ad insegnare nelle università sarde.

La stessa sorte toccò ai gesuiti austriaci, mentre più varia fu la sorte dei gesuiti inglesi che scacciati da una parte fondarono collegi in altra parte del Regno Unito. In Italia si spostarono a seconda del gradimento dei vari sovrani e vescovi alcuni dei quali detestavano la Compagnia mentre altri  simpatizzavano con essa.

images-1E’ evidente però che i singoli figli di Sant’Ignazio non potevano scomparire così come le foglie al vento. In realtà furono attivissimi in tutte le nazioni europee come singoli intellettuali e particolarmente combattivi e impegnati in Francia nel dibattito culturale nella pubblicistica e nell’editoria. Fondarono riviste, le diressero o ne furono collaboratori, intrapresero iniziative editoriali e pubblicarono molte opere a volte avendo di mira l’illuminismo, a volte combattendolo a viso aperto, a volte sotterraneamente. Un certo numero di essi si iscrissero alle logge massoniche, per entrare in contatto coi dibattiti e con la cultura del tempo. La Russia offrì a molti l’opportunità di continuare ad esistere anche come Compagnia e intal modo essi poterono dirigere collegi e addirittura l’Accademia di Polock (1812-1820) irradiando cultura e saperi la cui consistenza soltanto ai nostri giorni gli storici stanno rivalutando data la forte presenza di padri di varie nazionalità, alcuni dei quali chimati poi negli Stati uniti a dare il loro contributo a svariati collegi e università.

I collegamenti fra loro furono tenuti sia dai vari superiori generali sia da quelli provinciali e si può dire che in genere non venne meno un modo per tenersi in contatto. Ci furono anche quelli che abbandonarono l’ordine, ma non abbandonarono né rinnegarono la loro formazione ignaziana. Un esercito di quindicimila intellettuali (qualcuno parla di venttitremila) non si potevano bloccare con il semplice scioglimento delle strutture formali all’interno delle quali si erano formati.

images-2Il libro a cura di Paolo Bianchini, ricercatore in Storia dell’educazione presso la Facoltà di Scienze della formazione presso l’Università di Torino, cerca di dare risposta sia pure non esaustiva alla domanda su che cosa avvenne alla Compagnia di Gesù dopo che fu messa la bando. “Gli oltre quindicimila gesuiti che vivevano e operavano in ogni parte del mondo rinunciarono davvero alla regola di Sant’Ingnazio?”

Gli studiosi Nicolò Guasti, Paolo Binachini, Maurice Whitehead, Bruno Signorelli, Antonio Trampus, Paul Shore, Sabina Pavone, Marek Inglot S. J., provano a dare una loro risposta alla domanda loro posta dal comune impegno euristico.

Angelino Tedde

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1 Marzo 2010 - Categoria: versos in limba

Sardos de mundu de Anghelu de sa Niéra

images-3Popoladu est su mundu
de sese miliardos
lu giramus in tundu
ch’a semus sardos 4

Dae s’Africa niedda
a s’America bianca
in sardu tue faedda
in limba franca. 8

images-4Inue b’est s’istudiadu
inue b’hat missione
ponimus su siddadu
de su sardu sermone. 12

Dae s’Asia a s’Australia
giramus sempr’in tundu
leamus totu a bàlia
sardos de mundu. 16

images-5Zenerosu e zentile
su sardu giradore
puru senza fusile
si move che- i s’astore. 20

Nos cheren sas bajanas
ca semus de peraula
e in domos de janas
issas nos naran faulas. 24

images-6Semus tribagliadores
subra, suta sa terra
ma grandes amadores
finz’in sa gherra. 28

Zente d’ogni zenia
nos atzetat totue
ma sardos de nadia
non imbetzamus cue. 32

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27 Febbraio 2010 - Categoria: recensioni

“Pula fra cronaca e storia” di Paolo Amat di San Filippo

Paolo Amat di San Filippo,Pula fra cronaca e storia, Askòs Edizioni, Cagliari 2008
pp. 392

Premessa

images-1 Mi pare opportuno, prima di presentare la recensione del libro, premettere che Pula è oggi un comune di 7.200 abitanti a sud ovest della provincia di Cagliari, nella regione del Sulcis-Iglesiente. La cittadina è nota perché custodisce nel suo territorio le rovine della prima città- emporio fenicio della Sardegna. L’origine del paese odierno è medievale e andò incontro, tra guerre, incursioni barbaresche e cicli di peste , ad alterne vicende demografiche e urbanistiche. Rifiorì nel Settecento, grazie allo sviluppo, allora vincente in Europa, del modello economico agricolo. Alcuni decenni fa andò sviluppandosi anche il settore turistico come avvenne un pò per tutte le coste dell’Isola.

images-3Il paese conserva un suggestivo centro storico. Di grande interesse sono il Museo Archelogico Patroni, che custodisce molti reperti fenicio-punici provenienti da Nora. Nella chiesa di San Giovanni Battista (XIX secolo), in piazza Giovanni XXIII, giacciono sarcofaghi marmorei, uno dei quali contiene le spoglie di una duchessa cagliaritana. Poco distante si trova la Piazza del Popolo, che funge da salotto cittadino. Sulla strada per Nora s’incontra l’aristocratica Villa Santa Maria, costruita nella prima metà dell’Ottocento sui ruderi dell’antica chiesa omonima.

Il saggio di Paolo Amat di San Filippo

images-4Si legge con crescente interesse il corposo studio del prof. Paolo Amat di San Filippo, Pula fra cronaca e storia, perché la narrazione spazia non solo sulla cittadina e sull’Isola, ma sulle stesse vicende dell’Europa moderna. La cittadina fa da baricentro, ma lo studioso va a cogliere i raggi che da essa si dipartono e ad essa giungono dalle vicende che interessarono le potenze dell’Europa continentale e da quelle del mediterraneo. Il saggio trae la sua consistenza da numerose carte d’archivio e da preziose fotografie storiche per non parlare di preziosi dati che interessano non solo Pula, ma l’intera Sardegna.

images-6La “nuova storia” che ha dato impulso alle storie locali si è rivelata assai feconda per la stessa storiografia dei grandi eventi. In particolare, in questo studio approfondito su Tula, Paolo Amat ha cercato di cogliere, con successo, le dinamiche storico-culturali dell’identità di Pula come territorio, dei suoi abitanti, delle sue istituzioni, della varietà delle classi sociali: popolo, borghesia e aristocrazia. Si può affermare che, nel futuro, chiunque voglia cimentarsi anche con nuovi strumenti euristici sulle vicende del paese debba ricorre a questo studio come ad un classico fondamentale. Suggerirei a riguardo, qualora si dovesse ristampare una nuova edizione dell’opera, di inserire in appendice, con regesto, e testo completo in lingua originale, tutti i numerosi e preziosissimi documenti dal nostro autore rinvenuti nei vari archivi. L’appendice così predisposta (abbiamo un classico modello nei volumi di Raimondo Turtas sulla storia dell’Università degli Studi di Sassari) offrirebbe agli specialisti uno strumento unico di agevole consultazione e arricchimento di quanto l’autore giustamente non poteva trattare.

images-8Ritengo che egregiamente abbia illustrato i contenuti dello studio il prof. Lorenzo del Piano che ha scritto la prefazione: ” Il lavoro di Paolo Amat di San Filippo (…) raccoglie in circa 400 pagine, articolate in 14 capitoli,quel che c’era da dire e meritava d’esser detto su Pula, il suo territorio i suoi abitanti fino all’abolizione dei feudi. Molti sono i documenti riportati dall’Amat, tratti dopo anni di ricerche dagli Archivi di Stato di Cagliari e di Torino, dall’Archio dell’ordine Mauriziano di Torino e dall’Archivio Arcivescovile di Cagliari e che ha tradotto dal catalano e dal castigliano. Non mancano pertanto all’opera le notizie, spesso di prima mano, sul feudo di Quirra e sulla baronia di Pula che di essi faceva parte, nonché sulle più importanti famiglie nobili e borghesi, che vi abitarono e sulle attività da loro esercitate.

images-10Di non minore interesse quanto viene detto sulle incursioni barbaresche dalle quali,per secoli, fu necessario difendersi con le torri costiere e, a Pula in particolare, con cinque di queste, delle quali l’autore dà notizie in gran parte inedite e sull’armamento e sulle guarnigioni. Altrettanto importante la storia delle due commende mauriziane istituite a Pula: quella di Sant’Agostino della famiglia Grondona nel 1780 e quella di San Pietro apostolo (Santu Perdixeddu) della famiglia Cossu Madao nel 1798. Curioso, tra l’altro, l’elenco dei soprannomi affibbiati a persone del paese dal 1721 ad oggi (…).”

images-9L’opera ponderosa, tra i suoi pregi, contiene una vera galleria fotografica non solo di singoli personaggi, ma anche di gruppi familiari. L’autore sviscera non solo la storia civile, ma anche quella religiosa, ma soprattutto mette in luce dati interessantissimi sull’economia. Per chi appassionato di storia patria, nativo o no di Pula, si troverà di fronte ad uno studio magistrale il cui modello, applicato ad altri centri dell’isola, offrirebbe piste dagli esiti davvero fecondi.

Angelino Tedde

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16 Febbraio 2010 - Categoria: eventi culturali

Toccata e fuga a Bologna di Ange de Clermont

page4-1002-thumbNon è la prima volta che nel cuore dell’inverno, per raggiungere alcuni miei familiari, sono costretto a lasciare l’isola luminosa di Sardegna, per immergermi nelle brume di Treviglio, nella Bassa Padana, nella località in cui fu ambientato dal regista Olmi il film L’albero degli zoccoli. La nebbia che ti carezza il volto, il paesaggio che sfuma mi sono ormai familiari. Del resto, oltre a mia nipotina che cresce a vista d’occhio, ho delle amicizie trevigliesi che in un certo senso mi rendono gradevole la permanenza nella ridente cittadina di 26 mila abitanti e 26 banche e uno sterminato numero di piccole, medie e grandi industrie. Oltre agli affetti familiari e amicali a Treviglio ritrovo un caloroso ambiente cattolico nella giovane parrocchia di San Pietro e nella lettura del Popolo cattolico. Quest’anno poi, grazie al mio amico Mario, ho scoperto San Zeno con le vetrate calde e vivaci del pittore Longaretti e il suadente oratore parroco don Enrico.

images-17Nei primi anni, a parte le visite alla Basilica di Caravaggio, qualche fuga a Bergamo e a Crema, il mio percorso quotidiana mi portava all’edicola, alla parrocchia e poi mi chiudevo in casa ad ascoltare le vivaci chiacchiere di mia nipotina. Solo quando il mio amico Fabio era disponibile visitavo le città vicine e  Brescia, per pranzare con l’amico Luciano, all’ombra dell’Università Cattolica. images-10L’anno scorso, su invito dell’amico bolognese Paolo, ci siamo spinti fino a Bologna, in un’ora di treno da Milano, per visitare l’allestimento del Museo Europeo degli studenti (Meus) e per degustare i tortellini che io preferisco in brodo.

Quest’anno, viste le nevicate, non intendevo muovermi da Treviglio: l’indisponibilità dell’amico trevigliese, impegnato in Sardegna con esami e tesi di laurea, avevano mortificato il programma che in genere la mia euforia congenita mi spinge a fare ogni volta che solco il mare. Per la verità non mi aiuta molto la vista e l’età che per quanto la definisca “giovane anzianità” comincia a pesarmi.

images-12Un bel giorno mi telefona l’amico di Bologna e m’invita a prendere i treni per recarmi nella città. Mi assicura che non ci sarà la neve come a Treviglio, prendo il coraggio a due mani, grazie all’innocente incoraggiamento di mia nipotina appena quattrenne e, per quanto brontolando, il giorno fissato mia figlia mi accompagna fino alla carrozza del treno per Milano e con mille raccomandazioni mi lascia partire per Bologna. Restava il cambio-treno per Bologna a Milano. Arrivo al binario 18 e mi avventuro tra gli altri binari chiedendo a destra e a manca da quale binario parta la frecciarossa per Bologna. images-14Mi dicono al binario 21, ma non mi fido visto che la freccia rossa è diretta a Napoli e così interpello altre tre persone, prima di salire nella corrozza 10 chiedo ancora conferme e avuto l’assenso vado a cercare la poltrona 27, ma questa era bella e occupata. Sto per far sloggiare l’intruso, ma questi gentilmente mi chiede il biglietto e mi spiega che la mia poltrona e la 12, strabuzzo gli occhi e vedo che ha ragione. Torno indietro e trovo la 12 occupata da due avvenenti signorine: l’una bionda e l’altra, quella che occupava la mia poltrona, bruna. Presento il biglietto e lei sorridendo si alza e mi cede il posto. Prendo il cellulare e avverto l’amico bolognose: “Sono nella carrozza 10, poltrona 12, vedi di farti trovare al punto giusto.”

images-15Il treno corre in mezzo alla neve ad una velocità tale che sembra fermo. Gli alberi che sfumano mi dicono che comunque è in movimento. Alle 11,00 sono a Bologna , per mia fortuna come previsto si ferma e non faccio a tempo a scendere che sento l’amico “Oh, Angelino, ce l’hai fatta!” Felice come un eroe del Polo Nord, lascio la stazione e noto subito che la città è innevata, l’amico mi aveva pietosamente nascosto l’evento. Prendiamo il tram e scendiamo al centro. Visitiamo varie strutture universitarie e la chiese adiacenti. Giunta l’ora del pranzo l’amico mi conduce presso uno dei tanti ristoranti e naturalmente i tortellini in brodo la fanno da padrone. Segue un’insalata di frutta e quindi troviamo serenità presso un’altra accogliente struttura culturale.

imagesSi chiacchiera del più e del meno, invito l’amico a leggersi un mio pezzo sulla morte apparecchiata su un sito del mio paese  e poi passiamo il tempo parlando di cose solite come se ci si vedesse tutti i giorni. Discutiamo sui nostri avanzati Mac, cerco di convincerlo a gestirsi un sito, ma non mi ascolta, perché ha tanto da fare che a mala pena riesce a sbrigare la posta giornaliera. Per le 16 e 40 siamo alla stazione: carrozza 10 e finalmente poltrona 27. Appena il tempo per un abbraccio caloroso e un sorriso e addio Bologna e amico.

images-16Nel frattempo la neve non se ne sta con le mani in mano e comincia a scendere ininterrottamente fino a Milano, dove ritrovo il binario giusto per il rientro a Treviglio: per quanto di scarsa vista questa volta riesco a leggere vicino al numero del binario le scritte gialle che indicano le fermate del treno diretto a Verona. Salgo, dopo varie richieste a viaggiatori fettolosi. “A Treviglio il treno si ferma!” Tutti unanimi. Sono a cavallo e posso considerarmi a casa. La neve scende: Lambrate, Pioltello affogano nella neve, a Treviglio si è rifiutata di scendere. Puntuale arriva mia figlia, mi carica sulla sua auto. Entro in casa e mia nipotina fa: ” Hai visto nonno che sei andato e tornato!” Rispondo ormai consapevole d’aver visitato il Polo Nord e d’essermi condotto da solo così lontano. Insomma, non starò diventando un giramondo?

Paolo spalatore 2 tiffSquilla i cellulare: “Angelino, qui nevica senza fine!” E’ l’amico di Bologna che l’indomani mi manda per via email una foto degna della ritirata dalla Russia. La Stalingrado italiana era sotterrata da 20 centimentri di neve e l’amico in completo costume sovietico, manca la stella rossa sul colbacco, spala la neve davanti alla sua abitazione. L’ho scampata bella, rischiavo la prigionia della neve.  Per l’anno prossimo sono ormai pronto, Bologna è a due passi da casa: vado e torno senza neve, naturalmente; quella la lascio all’amico che, da buon bolognese, è attrezzato a spalare.

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10 Febbraio 2010 - Categoria: versi in italiano

Ti saluto Bologna di Ange de Clermont

Ti saluto Bologna cara e bella
con gli amici del cuore tutti quanti
sei liquorosa come caramella
sei buona e virtuosa coi tuo’ santi.

 Passa la storia nei tuoi bei palazzi
nelle piazze e le vie la giovinezza
e se pur gli studenti fanno i pazzi
tu promani malìa di gran bellezza.

Io vengo ogni anno a rivederti ancora
e vado visitando chiese e strade
dove arte e momoria mi dan gioia.

Il tuo sguardo cangiante si colora
e dal mio cuor ogni tristezza cade
quando riparto par che vita muoia.

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1 Febbraio 2010 - Categoria: archeologia

Archeologia fenicio-punica diMassimo Pittau

ARCHEOLOGIA FENICIO-PUNICA IN SARDEGNA

Per i tipi della casa editrice cagliaritana CUEC, in elegante veste tipografica, il professore nella Facoltà di Lettere di Sassari Piero Bartoloni ha di recente pubblicato un libro intitolato Archeologia Fenicio-Punica in Sardegna – Introduzione allo studio. A mio giudizio si tratta di un’opera di notevole spessore scientifico, la quale tanto più si fa apprezzare, se viene confrontata con una precedente opera di Ferruccio Barreca, intitolata La Sardegna fenicia e punica, pubblicata in prima edizione nel 1974. Nonostante la sua fortuna editoriale, quest’opera del Barreca era nella sostanza inficiata da quella che non riesco a definire meglio, “ubriacatura di feniciomania e punicomania”. Nella Sardegna antica il Barreca vedeva Fenici e Punici o Cartaginesi numerosi e dappertutto. Sia sufficiente fare riferimento alla cartina degli insediamenti fenicio-punici in Sardegna (tav. II) e si constata che ne sono indicati ben 118, quasi in tutte le sue zone, nelle coste ma anche nelle zone interne e perfino in quelle montane. D’altronde il Barreca era stato preceduto, di qualche anno, da un altro autore, Sabatino Moscati, il quale nella sua opera Fenici e Cartaginesi in Sardegna (Milano 1968, pgg. 24-25) li aveva indicati presenti anche a Orgosolo, Gavoi, Teti, Aritzo e Meana. E in effetti i due autori avevano finito col trasformare i Fenici e i Cartaginesi, da naviganti e commercianti come tutti ritenevamo di sapere, in veri e propri conquistatori e montanari.

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25 Gennaio 2010 - Categoria: versi in italiano

L’incontro con Bologna di Ange de Clermont

Come una sconvolgente donna bella,
dolce Bologna m’hai rubato il cuore
tanto che alle tue torri starei in sella
dall’alba chiara all’ultimo bagliore.

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