28 Gennaio 2012 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, sassari e dintorni

Francesco Antonio Soddu, chiaramontese, parroco della cattedrale di Sassari è stato nominato direttore della Caritas italiana

 Sarà presto a Roma, mons. Francesco Antonio Soddu, (nato a Chiaramonti nel 1960) per assumere il suo incarico di nuovo direttore della Caritas Italiana, nominato dal Consiglio permanente della Cei. Mons. Soddu, finora direttore della Caritas diocesana di Sassari e parroco della cattedrale del capoluogo sardo, subentra a mons. Vittorio Nozza, che ha diretto la Caritas Italiana dal 2001 ad oggi. 52 anni, mons. Soddu ha compiuto gli studi teologici presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. “La nomina a direttore della Caritas Italiana – ha confidato – crea in me uno stato di vertigine indescrivibile”. Francesca Sabatinelli lo ha intervistato:

 R. – Ho accolto questa notizia con molta meraviglia e la sto vivendo con molta trepidazione. Capisco più che mai lo stato d’animo degli Apostoli, di tutti i profeti, quando sono stati chiamati da Dio. In un primo momento il loro atteggiamento poteva forse sembrare riluttante, ma dinanzi ad una chiamata così grande, tutte le forze e le sicurezze vengono chiaramente a mancare. Davanti alla chiamata autentica di Dio non si può che rispondere: “Eccomi!”. Con questa risposta si vuole dire che si è pieni di fiducia e che il Signore saprà agire attraverso la nostra incapacità ed anche il nostro essere indegni.

 D. – Lei dal 2005 è stato direttore della Caritas diocesana di Sassari ed ora riveste quest’importante incarico. Quali sfide sente di dover affrontare arrivando a Roma, alla Caritas italiana?

 R. – La prima sfida è verso me stesso, perché ho ancora molto da imparare. Sotto questo punto di vista sono ancora molto spaventato, ma metterò in pratica quello che è il metodo della Caritas, che cercherò di portare avanti e di incarnare nella mia persona: ascoltare, osservare e discernere. Credo che questa sfida possa essere ben superata.

 D. – Viene spontaneo pensare al fatto che il suo trasferimento coincida con un periodo non certo facile per l’Italia…

 R. – Tutte le stagioni e tutte le epoche sono state particolari per chi le ha vissute. Questo è il nostro tempo. In questo nostro tempo, ed in questo nostro Paese, la Chiesa deve testimoniare sempre il suo amore preferenziale per i poveri, partendo dagli ultimi, rispecchiando la legalità e tutti quelli che sono i capisaldi del messaggio evangelico.

 D. – In conclusione, cosa augura a se stesso?

 R. – Auguro a me stesso di essere all’altezza di ciò che il Signore, mediante la Chiesa, mi sta affidando. Quasi 27 anni fa – vi faccio questa confidenza – quando diventai sacerdote, nel santino della prima Messa che generalmente si dà, ho fatto stampare la frase della Sacra Scrittura: “Signore, io vengo per fare la tua volontà”. Soltanto in nome della volontà di Dio si affronta tutto ciò che la Chiesa ci affida, con quel grande senso di fiducia che si accompagna a quel sano timore che non deve mai mancare, altrimenti si possono creare un po’ di pasticci.

Radiogiornale vaticano del 28.o1.2012

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28 Gennaio 2012 - Categoria: memoria e storia

“Controfigure” di Jadwiga Maurer Quando non c’era memoria ma solo trauma di Anna Foa

“Controfigure” è una raccolta di racconti di Jadwiga Maurer – a cura di Laura Quercioli Mincer (Firenze, Giuntina, 2011, pagine 213, euro 14) – una scrittrice polacca che vive negli Stati Uniti e scrive in polacco, ignota ai lettori italiani perché di lei era stato finora tradotto solo un racconto.

Jadwiga nasce in Polonia, a Kielce, nel 1932, in una famiglia di intellettuali ebrei al tempo stesso molto vicini al mondo della cultura ebraica e molto identificati con la patria polacca. La sua famiglia riesce a sfuggire alla sorte che le è riservata attraverso l’uso di “documenti ariani” e, come suggerisce la curatrice del libro, anche grazie “a una rimozione quasi totale del proprio passato, all’assunzione di biografie e fedi religiose posticce”.

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27 Gennaio 2012 - Categoria: memoria e storia

Dalla Sardegna alla parrocchia romana di Santa Lucia creando una rete di soccorso per gli ebrei perseguitati di Gabrile Rigano

 

La scelta di Vittorio

Storia di un fascista cattolico convinto che rinnegò il Duce e divenne Giusto tra le Nazioni

Nel giardino dei Giusti tra le Nazioni, a Yad Vashem, dal 1997 c’è un albero dedicato a Vittorio Tredici (1892-1967). Un nome sconosciuto ai più. A volte però i percorsi biografici degli uomini poco noti ci aiutano ad addentrarci nelle pieghe di un’epoca, per capirne i drammi, i dilemmi, le attese, le speranze e penetrare negli intimi recessi della storia: lì dove le azioni dei singoli si incontrano con i grandi eventi e ognuno è chiamato a compiere delle scelte.

Vittorio Tredici aveva già compiuto le sue scelte: nella Sardegna natia era passato dal Partito Sardo d’Azione al fascismo, raggiungendo posizioni di responsabilità nella politica economica mineraria, di cui era un esperto, e divenendo prima commissario prefettizio (1924-1926) e quindi podestà di Cagliari (1927-1928). Negli anni Trenta si trasferì a Roma. In quel periodo la sua identificazione con il fascismo era piena: il suo universo, come scrisse nel 1933, era illuminato da “due fari”, il Vicario di Cristo e il Duce. Ma alla fine degli anni Trenta le sue convinzioni entrarono in crisi. La politica imperialistica avviata dal regime (che poneva l’attività mineraria al servizio dell’industria bellica), l’avvicinamento al nazismo, in cui erano presenti forti suggestioni anticattoliche, e la politica razzista e antisemita fascista, che turbò i rapporti tra i due “fari”, misero a dura prova la fedeltà di Tredici al fascismo.

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26 Gennaio 2012 - Categoria: c'est la vie

Pseudoartisti mendaci e privi del rispetto dovuto ai credenti in Cristo di Angelino Tedde

Un microcefalico, volontario del cornuto, che si spaccia per artista, ha presentato, con fare pseudopensoso una farsa idiota, paragonabile alla merde d’artiste di una sedicente mostra di alcuni anni fa, fregandosene del sentimento religioso di milioni di credenti, accostando,  in questa autentica bazzinata pseudoteatrale , lo sterco al Santo volto di Cristo e poi a  far piovere liquame sullo stesso volto e a farlo colpire da un gruppo di bambini come ha fatto in Francia o da qualche adulto con oggetti vari. Preoccupato che gli spettatori non  capissero il suo stercoso pensiero, ha fatto scrivere, sullo sfondo del palco -Tu sei (e non)  il mio pastore.-

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21 Gennaio 2012 - Categoria: cultura, versi in italiano

Cantico dei Cantici: dialogo d’amore tra l’amata e l’amato


Capitolo 1

TITOLO E PROLOGO

[1]Cantico dei cantici, che è di Salomone.
La sposa
[2]Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
[3]Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
[4]Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!

PRIMO POEMA
La sposa

[5]Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
[6]Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l’ho custodita.
[7]Dimmi, o amore dell’anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

Il coro
[8]Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso le dimore dei pastori.

Lo sposo
[9]Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
[10]Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
[11]Faremo per te pendenti d’oro,
con grani d’argento.

Duetto
[12]Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
[13]Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
[14]Il mio diletto è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
[15]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
[16]Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
[17]Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.

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21 Gennaio 2012 - Categoria: cultura

La vecchiaia nell’era della tecnologia e del consumo di Adriano Pessina

Una parola da non dire

il vecchio di Leonardo da Vinci

Nel 1971 esce in Italia, La terza età, traduzione di un testo di Simone de Beauvoir che, molto più realisticamente, si intitolava La vieillesse. Molto tempo è passato da quando la pensatrice francese denunciava una sorta di congiura del silenzio intorno al fenomeno della vecchiaia e ai suoi problemi specifici, non soltanto sanitari: oggi parliamo già di quarta età e continuiamo a preferire la nozione di anziano (letteralmente “nato prima”) a quella di vecchio. Ma ciò non significa che sia cresciuta la consapevolezza che la vecchiaia sia il tempo proprio di ogni uomo che vive a lungo e che è parte integrante della nostra condizione umana.

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16 Gennaio 2012 - Categoria: recensioni

Spòsati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura di Costanza Miriano

Costanza Miriano è nata 41 anni fa a Perugia e vive a Roma.

Sposa e mamma di quattro esseri che sarebbe ottimistico e incauto definire bambini, due di razza maschile e due femminile, un tempo era laureata in lettere classiche, ma attualmente studia le tabelline.

Aspirante casalinga, attualmente è giornalista alla RAI,  tg3 nazionale.

E’ cattolica fervente, e, convinta che in cielo si vada solo per raccomandazione, cerca sempre dei canali preferenziali per arrivare al Capo Supremo. Trova che la messa e il rosario siano quelli che funzionano meglio.

Non c’è molto altro da aggiungere al suo curriculum, se non che ha corso varie maratone, il che poi è venuto utile nel gestire una famiglia estrema. Costanza Miriano, Spòsati e sii sottomessa.  Spòsati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura, Vallecchi Editore, Firenze 2011, pp. 252 € 12,

Costanza Miriano

L’uomo ha quello sguardo da cacciatore che potrebbe rivelarsi utilissimo se una beccaccia sfrecciasse in salotto, ma che lo rende totalmente inetto a reperire il burro nel frigo. La donna si lamenta, e vorrebbe che lui le dicesse quanto è brava, eroica e meravigliosa: lui, ammesso che sia rimasto nella stanza ad ascoltare, cercherà una soluzione rapida al problema.

Sposare un uomo, che appartiene irrimediabilmente a un’altra razza, e vivere con lui, è un’impresa. Ma è un’avventura meravigliosa. È la sfida dell’impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte. L’uomo deve incarnare la guida, la regola, l’autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell’emancipazione e riabbracciare con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio. Sta alle donne, è scritto dentro di loro, accogliere la vita, e continuare a farlo ogni giorno. Anche quando la visione della camera dei figli dopo un pomeriggio di gioco fa venire voglia di prendere a testate la loro scrivania. In questa raccolta di lettere originali ed esilaranti Costanza Miriano scrive di amore, matrimonio e famiglia in uno stile inedito: se fosse per lei produrrebbe delle encicliche, ma siccome non è il Papa mescola i padri della Chiesa e lo smalto Chanel, la teologia e Il grande Lebowski, sostenendo con ferrea convinzione la dottrina cristiana del matrimonio senza perdere d’occhio l’ultima borsa di Dior. D’altra parte, come scriveva Chesterton, «non c’è niente di più eccitante dell’ortodossia».

Il libro si può acquistare anche sul sito della Vallecchi. Clicca qui.

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16 Gennaio 2012 - Categoria: cultura, lingua/limba

“Sos ispecialistas istùdien: sa limba est de chie la faeddat” di Mauro Maxia

Una chirca sotziulinguìstica e sos afficcos de sos Sardos

 

Pagos annos como sa Regione Autònoma de Sardigna ordinzeit una chirca sotziulinguìstica in su chi pertoccaiat a sas attividades de sa “Commissione tecnica – scientifica sullo stato delle lingue in Sardegna”. Custa commissione, sigundu su chi risultat dae sos attos pubblicados in su 2007, approveit s’ischeda de intervista chi a pustis isteit impreada pro sa chirca, in prus de sas proceduras de campionamentu. Sa chirca isteit assignada a sas universidades de Casteddu e de Tàttari chi la fattein peri sos dipartimentos de Ricerche economiche e sociali e de Scienze dei linguaggi[1]. Sas intervistas istein fattas in su 2006 dae tres gruppos de rilevadores chi si movein in tres zonas geogràficas chi faghian cabu a Casteddu, Nùoro e Tàttari. S’ammanizu e sas valutatziones de sos datos istein contivizados dae unu gruppu de ispecialistas de sas duas universidades[2].

In cuss’annu ebbia isteit imprentadu unu volùmene chi pertoccaiat a una chirca subra a s’impreu de sos còdices linguìsticos in tres comunas de sa Sardigna de Susu e chi fit istada fatta ses annos innantis[3]. Una de sas tres comunas in chistione (Erula) faghet parte de su stock de 50 comunas imbistigadas dae sa chirca regionale. Puru pro custu motivu, finas dae sa pubblicatzione de su rapportu de sa chirca regionale si podiat bider chi, in mesu a àtteras cosas, b’aiat tzertas faddinas in sa mappadura de sas variedades. Faddinas chi dae unu puntu de vista istatìsticu sun de un’importu mannu a manera de poder burrare sa valentzia iscentìfica de paritzos datos.

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