14 Febbraio 2012 - Categoria: pedagogia

Epistemologia della vecchiaia di Baingia Bellu

Simone de Beauvoir [1], cerca di offrire un contributo alla comprensione della cosiddetta terza età, attraverso la ricerca delle varie epistemologie della vecchiaia presso tutti i popoli.

Secondo lei, l’atteggiamento della società nei confronti dell’anziano è di fondamentale importanza in tutte le epoche. Si tratta di un fatto culturale ed è lo stesso contesto sociale a determinare se il vecchio può essere considerato un peso o al contrario una risorsa, una fonte di saggezza. A questo riguardo elenca vari tipi di società: nelle società divise che attraversano dei momenti rivoluzionari prevalgono i giovani, mentre nelle società molto organizzate e ripetitive gli anziani assumono un ruolo maggiore. Per quanto riguarda il privato, ossia la famiglia, il ruolo dell’anziano dipende dal tipo di famiglia nel quale vive.

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14 Febbraio 2012 - Categoria: c'est la vie, versi in italiano, versos in limba

Dies de atunzu di Domitilla Mannu

Rilettura e versione in sardo della poesia di Ange de Clermont
Istasero non drommo
intendo ebbia
s’ùrulu ‘e su ‘entu
mujinende sas fozas
in carrela.
In s’iscuru
de sa note
mi pissighis.
Su pessamentu tou
no isvanessit,
e prego cussu ‘entu
chi si lu giutat
cun issu.
Cun su ‘entu
e cun sas fozas
s’at a isghelare
s’ammentu tou
trista chida
atunzina.

A Marisa, una studentessa che aveva colpito   il cuore del poeta, ma che a sua volta non era stata colpita, forse meravigliata e  felice d’essere oggetto d’amore. Il poeta trasforma lo smacco in una fugace intemperie autunnale,

A Marisa di Ange de Clermont

Non dormo.
S’ode solo
il fischio
del vento
che mulina
le foglie
della via.

Nel buio
della notte
tu m’insegui.
Invano cerco
d’obliarti.

Col vento
e con le foglie
si dileguerà
il tuo ricordo
settimana
autunnale


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11 Febbraio 2012 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

Sciando sulla neve a Chiaramonti (SS) di Ange de Clermont & Mario Unali

Chiaramonti 11.2.012 Foto Mario Unali

Chiaramonti, quasi un metro di neve (non abbiamo l’occhiometro, scusateci), con tanto di sci, visto che siamo abituati a recarci a Cortina, infatti l’ultima volta ci hanno scoperto tra i grandi evasori (multe da centomila euro a testa), ma per noi che abbiamo scoperto su Siddadu dei Madau scavando sotto la stalla dei cavalli non ci fa né caldo né freddo. Con gli sci planiamo lievi su via Garibaldi, per raggiungere Piatta. Tutti dormono in questa che un tempo era la via più chiassosa del paese, falegname, fabbro, negozianti sono tutti passati a miglior vita, tolto Pendulo, che si barcamena ancora con una scopetta e un cocuzzolo di neve sulla testa. Scattiamo le foto, ma il nostro orami stagionato coiffeur ci impone di spegnere il flash, Mario spegne e procediamo oltre.

Passando davanti alla Parrocchia di San Matteo e della Santa Croce Mario scatta e scatta immagini, Santa Giusta, un pò gelosa, cì invita ad entrare, ma fare l’ingresso nella parrocchiale con gli sci non è agevole, c’inchiniamo e procediamo verso  s’Istradone dove non c’è anima viva tolta quella de tiu Nanneddu, fotografo ed orologiaio e, a tempo perso, teatrante. Passa ridacchiando. Ha ottenuto licenza dall’aldilà, ma non ci vuol dire da dove. Appena ci avviciniamo a lui sentiamo un caldo infernale e ce ne allontaniamo. Approfittiamo della vicinanza del fu parco e scattiamo foto su foto. Il Milite ignoto ci zompa con una bocciata in testa ciascuno.

Chiaramonti 11.2. 012 Foto di Mario Unali

Zia Maria Me cerca di allontanare la neve dalla porta e il nerboruto figlio di Giuseppe vuol vendere gelati freschi ai piccioni che vogliono qualche chicco di grano. L’uomo s’infuria e spacca tutte le foto antiche che tiene appese sui muri della gelateria. Ha aperto il negozietto la giovane signora Muzzoni de sa Pattada che ci offre  ricotta fresca ancora calda, a gratis, per quel che costa non fa fatica a darcene un bel cucchiaione e senza interporre tempo dalla stessa porta, a causa degli sci, ci abboffiamo. C’imbrattiamo i giubbotti, ma ci pensa un fiocco di neve a a ripulirci. Andiamo oltre e vediamo affacciati alla finestra i vecchi genitori di Mario. Ci riconoscono e ci chiamano. Rispondiamo che siamo in servizio giornalistico e non possiamo permetterci di prendere nemmeno un caffé. Procediamo davanti alla casa di Sergio Luca, il pensionato sempre indaffarato, pare stia raccogliendo neve per venderla di contrabbando a quelli di Martis dove la neve per dispetto non si è voluta fermare. Lo salutiamo con due colpi ei flash e andiamo oltre.

Chiaramonti 11.2,012 Foto di mario Unali

I pensionati devono arrangiarsi come possono, mentre Mario scatta e scatta verso l’altana dei Madau e verso Putugonzu. La neve si mette in posa e danza vanitosamente sollevando anche le gonne, ma le gambe ghiacciate non ci interessano.

Lasciamo perdere il rione de La Croce, non ci andiamo se no troviamo il notabile di Chiaramonti che ci legge i discorsi di Churcill. L’uomo, ormai monumentale, adesso si sta dando ai discorsi. Passiamo a Caminu ‘e Litu e prendiamo una panoramica alla casa rifatta e ingrassata dalla parsimoniosa anima di Clelia, i figli si sono incavolati, troppo spreco con i contributi dello Regione, ma la supercritica d’arte, Alma, forte di una decina di volumi d’arte, si è imposta su tutti. -Mudos e chito a Tathari, trattasi d’una pregevole casa storica nonché di un bazar e si no  bonc’andades a sas caldanas comente naraiat tiu Tigelliu, chitarrista, cantore e dalle battute fulminanti-

Mario continua a scattare, mentre l’anima di tia Pedruzza Saba, infreddolita, si mette a voci: gli scatti della micidiale macchina di Mario le danno fastidio. Procediamo e arriviamo davanti alla casa dei Grixoni, trasformatasi dopo il restauro da un monumento settecentesco in un cascinale agropastorale da Sassu Giosso. I nuovo proprietari hanno rottamato finestre e portoni storici, scale e acquasantiera.  Pazienza, si saranno riscaldati un pò, l’arte non è di moda in paese. -Eh, Alma, Alma, già potevi controllare, mandrona!  Così passa la gloria del mondo!

Passiamo davanti alla casa de s’Avvocadu, scattiamo centinaia di foto, dopo il restauro è davvero suggestiva. Una finestra si apre e s’Avvocadu, saluta  e poi chiude la finestra.

Chiaramonti 11.2.012 Foto di mario Unali

C’è un freddo cane e Mario non ce la fa più ha le mani cancarate, per stamattina abbiamo fatto tanto. Io ho riempito il mio taccuino e lui ha quasi consumato lo spazio concessogli dalla digitale. Mentre risaliamo Piatta, con passo da fondisti, incontriamo Bainzeddu che se ne va in campagna a mani in tasca con dei guanti di lana di capra. Mantonna gli urla di lasciar perdere e di tornare a casa e scende con una scopa per colpirlo, ma l’uomo si mette a correre all’impazzata e noi intirizziti dal freddo non possiamo seguire la scena. Torniamo a casa di Mario, un bottino prezioso che inseriremo nell’ANSA: il mondo vuol sapere come vanno le cose a Chiaramonti, specie dopo il ghigliottinamento degli alberi del parco e le continue  chiassose contestative assemblee degli stornelli che sono stati costretti ad emigrare a Putugonzu e a rompere i timpani ad Antoni Minudu e ai maiali ruspanti del suo allevamento. Pare che si sia arrabbiato anche Mario Loche e tutti gli abitanti della valle, compresa la Berchiddese dell’albergo-agroturistico, Franca.

Ci accoglie in casa Pierina col caffè caldo e  ci rimprovera perché siamo entrati in casa con gli sci ai piedi.

-Toglieteveli che mi rovinate i tappeti, io dico che siete dei matti da legare. Vi pagassero bene almeno queste foto, potrei farmi qualche altro pellegrinaggio.-

Ch. San Matteo Foto di Mario Unali

Io rispondo che dopo la scoperta de su Siddadu, grazie al Cielo, non abbiamo bisogno di nulla. Siamo paghi e non ci dà ordini nessuno. Il fuoco nel caminetto sta crepitando, l’acqua nei termosifoni sta bollendo e Pierina tra poco ci offrirà una polenta che ci ripaga di questa immane fatica mattutina dell’11 febbraio 2012. I chiaramontesi, una volta tanto felloni, davanti alla nevicata si trattengono a letto, mentre ogni moglie (benedette sante donne) preparano una polenta o una favata “fae e lardu”! Anzi sembra che stiamo allestendola nella ghiacciaia di Codinarasa.

Solo alcuni ragazzini giocano a bocce e sciano con i calzoni ormai rotti e il sederino infreddolito. Non si può avere tutto nella vita.

Finalmente seduti a tavola, ci sciacquiamo la bocca con un robusto cannonau di Sorso,(a quanto pare regalato a Pierina dai compatrioti nulvesi), gustiamo un pezzo di salsiccia calda e poi via sulla polenta ben condita e gustosa. Mario esclama:

-Cosa ne dici Angeli’, a mons, Soddu che va a Roma chiediamo che proponga la causa di beatificazione di Pierina, anzi Santa Pierina della Polenta!-

Mi squilla il cellulare, sento la voce di Domitilla, divenuta Lapponilla(tanto resiste alla neve):

– Vuoi tornare o non vuoi tornare a Sassari senza romperti le costole, viene a prenderti Matteo con il suo Terrano 4×4. Non muoverti da lì, testa matta!-

Chiudo il cellulare e riprendo a mangiare.

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10 Febbraio 2012 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances, memoria e storia

La neve: memoria e storia di 75 anni di Ange de Clermont

Foto di Sonia Ledda

Da ragazzo, anni 1937-1947, sono innumerevoli i ricordi della neve. Credo che nel quartiere della Niera, che vuol dire Ghiacciaia, la neve si fermasse non solo d’estate nei depositi, ma era presente spesso in inverno, probabilmente nel giorno stesso della mia nascita il 10 gennaio. Chissà se i miei padrini, Francesca Truddaiu e Sebastiano Tedde, mi portarono con mio nonno materno a battezzarmi il giorno 12 ,camminando sulla neve. Mio padre, mi dicono le carte, era già a Cadice, in lotta con i rojos, mia madre probabilmente fresca puerpera sarà rimasta a casa. Io naturalmente non ricordo nulla a due giorni dalla nascita. Fatto sta che che per tutta la vita, 75 anni non son pochi, davanti alla neve sono stato sempre fortemente euforico. Da bambino, in via Garibaldi, era un divertimento prenderci a bocce di neve ed era una delizia, la mattina, buttare giù dalle tegole, i ghiaccioli pendenti e leccarli adagio adagio come gelati.

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9 Febbraio 2012 - Categoria: archeologia

Epigrafi di Orria Pitzinna, agro di Chiaramonti, di Giuseppe Piras

In seguito ad una segnalazione effettuata nel mese di maggio del 1998 si è potuta verificare l’esistenza di materiale epigrafico di notevole interesse custodito presso i locali che ospitavano in quel periodo il laboratorio di restauro della Soprintendenza BSAE per le province di Sassari e Nuoro[1]. L’esame dei reperti, eseguito nei successivi sopralluoghi compiuti tra lo stesso 1998 e il 1999[2], ha dunque consentito di ravvisare nel materiale indicato più precisamente due iscrizioni provenienti da Ardara ed un’altra della quale luogo, data e circostanze di rinvenimento restavano purtroppo ignoti.

Le due epigrafi ardaresi sono risultate essere in effetti due tituli già noti in letteratura: il primo è un epitafio assegnabile al V-VI secolo[3] inciso in una lastra di calcare riutilizzata come copertura di un’urnetta litica posta al centro dell’ara “a blocco” che in antico fungeva da altare maggiore della chiesa palatina di Santa Maria del Regno[4] mentre del secondo era stata fornita per la prima volta notizia nel racconto Un giorno ad Ardara del 1899 di Enrico Costa[5] dove lo scrittore sassarese ne aveva proposto un’arbitraria attribuzione alla «lastra tombale» di Barisone I Torchitorio che regnò sul giudicato di Torres nella seconda metà dell’XI secolo[6]. Una meticolosa e reiterata indagine autoptica e lo studio seguente condotto da chi scrive sul testo epigrafico hanno rivelato che in realtà si è in presenza di una stele recante un’iscrizione sepolcrale, risalente quasi certamente al I sec. d.C., relativa ad un tal Orcoeta (oppure Orgoeta) soldato della cohors III Aquitanorum, un reparto ausiliario giunto dall’Aquitania i cui distaccamenti erano acquartierati nella stazione militare di Luguido (localizzata a Nostra Signora di Castro, nei dintorni di Oschiri)[7].

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8 Febbraio 2012 - Categoria: c'est la vie

Gridano disperati li pastori/Urlano senza fine i coldiretti di Zizu Molotzu

O sarda terra dalle antiche torri

Che per millenni sono state mute

Verso il progresso come pazza corri

Senza badare alla tua fragile cute.

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8 Febbraio 2012 - Categoria: c'est la vie

Echi lontani della commedia delle vestali della scuola di Ange de Clermont

 Il covo di Letizia

 

Per me si va nel covo di Letizia

Per me si va nel brodo sindacale

Per me si va nell’eterna mestizia

Per me si va al casìn parlamentare 4

 

Concionerò soltanto della guerra

Che vede tante proffe nella pugna

Per via dello punteggio che le inserra

Che sul diritto  ha passato la spugna 8

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3 Febbraio 2012 - Categoria: narrativa

La voce del silenzio di Dio di Gianfranco Ravasi

Riflessioni sul messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

Lo scorso 24 gennaio, quando la liturgia celebrava san Francesco di Sales, scrittore e comunicatore, patrono dei giornalisti, Benedetto XVI anticipava la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – che si celebrerà il 20 maggio – con un messaggio di forte intensità spirituale dedicato alla Parola e al silenzio. E concludeva con questa considerazione: “Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo è particolarmente importante per gli agenti dell’evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo”.

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