30 Marzo 2012 - Categoria: narrativa

LIDONE SU NEGUSCERI de Minnia Pani

Minnia Pani

Mi naro Lidone, assiat nùmene, no est beru?

No b’at pessadu duas bias mama mia e babbu meu pro mi l’ atibbiare pro tota canta vida.

Pruite nachi cando fia criadura giughia unu coloridu biancu e ruju, e in sa ‘inza de babbu meu, bi fit cust’ àrvure de su lidone chi li piaghiat meda, cando s’àrvure giughiat su frutu fit un’ispantu a lu ‘idere e duncas registradu m’ at in su comune cun custu nùmene.

A s’incomintzu no est chi mi piaghiat meda, però cun su tempus mi so abbituadu.

Ite trabàgliu fato?

Ma ite trabàgliu podet fàghere unu cun su nùmene comente su meu?

No fato nudda de istranu!!

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28 Marzo 2012 - Categoria: eventi culturali, storia

Un tuffo nel passato nell’Aula Magna dell’Università di Sassari di Angelino Tedde

Non so da quanti anni mi mancava quell’aula magna già tante volte frequentata per congressi e convegni. Forse da 8 o forse da 9 anni. Già son  dieci anni in pensione e sinceramente uscire nel secondo pomeriggio da casa per rientrare alle 23 non è cosa di tutti i giorni. Non amo più andare a convegni e a congressi anche perché a volte mi tocca di sorbirmi cose tante volte sentite e oratori non tanto vivaci. Ieri però si trattava di fare una cortesia agli amici venuti a Sassari da fuori per la presentazione del libro del giovane amico, quasi figlio, Fabio Prùneri, che ha colmato una lacuna della storia patria.

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27 Marzo 2012 - Categoria: cristianesimo, eventi culturali

Dagl’interrogatori alla condanna a morte di Gesù secondo Maria Valtorta di Angelino Tedde

Maria Valtorta (1897-1961)

Secondo Maria Valtorta, la mistica. per chi ci crede, e la visionaria ubriaca, per un mio amico agnostico, sia gl’interrogatori di Gesà dal sacerdote Anna, da Caifa, da Erode e da Pilato furono contrassegnati da una disumanità atroce per il presunto reo di blasfemia, di dissolutezza, di re da burla, di folle. La vera e propria canaglia, spinta dai santi e dai saggi del Tempio (sic) non ebbe né riguardi né un minimo di pietà umana per Cristo. Lo aggedì furiosa, lo prese a pugni e a sputi, gli sferrò calci, schiaffi, gli tirò barba e i lunghi capelli, gli scosse la testa, gli spaccò naso e labbra. La stessa soldataglia romana cui fu affidata per la flagellazione lo colpì a tutto tondo, mezzo nudo, al dorso e al petto, alle gambe e in faccia così tanto che se non fosse stato dotato di un corpo atletico sarebbe morto durante o subito dopo la flagellazione.

Non bastando queste percosse e umiliazioni gl’ infilarono sulla testa una corona di spine che andò oltre la cute del cranio, gli gettarono una clamide raccolta dalla colaca del pretorio, gliela posero addosso, lo fecero sedere su un tinello rovescito, gli misero la canna in mano e s’inginocchiarono davanti a lui a schernire ulteriormente la sua presunta regalità. Forse  e senza forse nella storia non  ci fu martirio così ignominioso verso un innocente. Anzi registi, teatranti, scrittori dozzinali da un capo all’altro d’Europa continuano a perpetuare alla sua memoria tutte queste atrocità, da ultimo quel bradipsichico regista, premiato dalla Francia e non so da quale masnada di diavoli in altre regioni sataniche del mondo.

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26 Marzo 2012 - Categoria: c'est la vie, cultura, eventi culturali

Bilanci, giudizi e salami di Costanza Miriano

“Come è difficile capirsi, mio caro” – ho detto ieri sera appunto al mio caro, dopo un banalissimo malinteso, indossando un sorriso da mogliettina anni ’50. “Cosa esattamente non capisci?” – mi ha stroncato lui, marito anni 2000 impermeabile a ogni moina (è un genio). E’ perché ho un marito che mi risponde così, e nonostante questo non volevo né andare in analisi né prendere a craniate la credenza lillà che mi sono risolta a scrivere un libro. Per imparare la lingua maschile. E’ evidente che non ci sono riuscita.

 E per di più la cosa ha avuto degli effetti collaterali, non tutti necessariamente positivi. Voglio dire, ventimila copie, sì, un sacco di riconoscimenti, inviti, attestati di stima, molte nuove amicizie preziosissime, alcune diventate fondamentali. Ma da un punto di vista spirituale, mi chiedo, cosa ha significato questo ciclone che è entrato nella mia, anzi nella nostra vita?

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25 Marzo 2012 - Categoria: versi in italiano

La Primavera di Francesco Petrarca e i ricordi di I Liceo di Ange de Clermont

Mandorli in fiore di Matteo Tedde

A volte, quando mi prende la tristezza per come vanno le cose del mondo, prendo conforto dalla fede e dalla letteratura sia in prosa che poesia. Ai miei tempi, in seminario, senza scioperi e senza occupazioni d’istituti, ogni giorno puntuali in classe, si studiava davvero. Non solo, ma la poesia. italiana e latina, si studiava anche a memoria. Io che non volevo perdere tempo prezioso in studio per le poesie, le trascrivevo sui foglietti e poi durante le lunghe passeggiate studiavo a memoria le poesie senza per questo lasciar di scherzare di tanto in tanto coi compagni. Le grandi pulizie, le passeggiate erano riservate al giovedì che secondo un’antica consuetudine collegiale era il giorno libero dalle lezioni e per almeno due o tre ore era destinato all’aria aperta.

Ormai da tempo su face book, rifuggo da discorsi di argomento banale e politico, e mi ricreo con composizioni dedicate al tempo, alla terra e al sole o ad argomenti che hanno rallegrato la mia infanzia e la mia giovinezza.

 Ora che la bacheca centrale di face book si è trasformata in una vera pagina da blog, le fotogrfie non mancano e anche quelle dicono del tempo e del paesaggio naturale con foto mie o dell’amico Mario Unali,  o di un figlio che frequenta spesso la fotografia. Dopo aver postato la foto di un figlio sui meravigliosi alberi di mandorli in fiore, mi è venuta in mente la Primavera del Petrarca uno dei poeti più amati e così, ricoordando a memoria la poesia, l’ho rintracciata su google in versione corretta e la pubblico per la gioia dei visitatori.

Nel Petrarca la nota malinconica finale non fa dimenticare la bellezza dello splendore della Primavera delle prime quartine di questo sonetto. Leggiamolo se possibile con un sottofondo musicale andante e brioso.

Zephiro torna, e ‘l bel tempo rimena,
e i fiori et l’erbe, sua dolce famiglia,
et garrir Progne et piange Philomena,
et primavera candida et vermiglia.

 

 

Ridono i prati, e ‘l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.

 

Ma per me, lasso, tornano i piú gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;

 

et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e ‘n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge.

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I dialetti della Sardegna Settentrionale, IV, di Mauro Maxia

Interferenze corse in documenti dei secc. XIV-XV

La Corsica

Sotto il profilo storico la questione della colonizzazione còrsa della Sardegna settentrionale è rimasta a lungo inesplorata. Soltanto di recente una serie di studi sta mettendo in luce una realtà che era sottesa da una salda presenza linguistica 54. In realtà una forte presenza dei còrsi è attestata, per la città di Sassari, fin dai secoli XIV-XV 55.

L’epigrafe di Santa Vittoria del Sassu (v. cap. 5) in apparenza sembrerebbe rappresentare un documento avulso da un contesto linguistico che finora gli studiosi avevano ritenuto caratterizzato dalla presenza del solo logudorese.

In realtà è sufficiente gettare uno sguardo attento su alcuni documenti bassomedievali per rendersi conto che il còrso vigeva da tempo nel settentrione sardo e che forse in alcune zone stava già soppiantando la lingua originaria. Sotto il profilo fonetico non è difficile dimostrare che diversi prestiti del dialetto gallurese furono acquisiti prima del ’500. Basti pensare a risoluzioni come dècchitu “elegante” dove la velare sorda, al pari dell’identica forma del moderno logudorese, si è cristallizzata senza seguire la regolare evoluzione k > g. La forma gallur. suiɖɖátu “tesoro nascosto” risulta più arcaica rispetto allo stesso logud. siɖɖádu. Essa parrebbe derivare dal logud. ant. sigillu evolutosi fin dal Duecento in siillu col regolare dileguo della velare sonora intervocalica 56.

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21 Marzo 2012 - Categoria: eventi culturali, recensioni

Radio Maria un mezzo moderno di evangelizzazione cristiana di Angelino Tedde

il Papa saluta Padre Livio

Radio Maria per chi non lo sa è forse la radio più efficiente e moderna che funzioni in Italia. Si tratta di 24 ore di trasmissioni chiare, senza guasti né intoppi, da Erba (Como) e da tutte le parrocchie, monasteri, cappelle d’ospedali, comunità religose e terapeutiche e istituzioni simili in Italia, in Corsica e Svizzera. Accanto a Radio Maria si può ascoltare Radio Radicale che però non ha la limpidezza né la varietà di Radio Maria. L’utenza della Radio é variegata, dal carcerato all’ammalato, dall’anziano al giovane, ai bambini. Si può ben dire che i circa due milioni di utenti hanno a disposizione non solo una voce cristiana che giunge dentro casa, ma una voce competente come quella dei vari specialisti medici. Una madre di famiglia mentre accudisce ai lavori di casa può ascoltare il pediatra e il ginecologo, l’ortopedico e dermatologo e così via gli specialisti vari, in genere di estrazione universitaria. Da Radio Maria si possono ascoltare anche servizi internazionali come quelli del Padre Gheddo e Cervellera del Pontificio Istituto Missioni Estere, i vari radiogiornali vaticani e le anticipazioni sugli articoli che appariranno di lì a poco sull’Osservatore Romano, organo della Santa Sede.

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16 Marzo 2012 - Categoria: recensioni

Tradimento e cattura di Cristo secondo Maria Valtorta di Angelino Tedde

Maria Valtorta, Il Poema dell’uomo-Dio, Edizioni Pisani, Isola del Liri, 1975, vol. XI pp.448

La cattura di Gesù

Dopo la lettura del I volume, sono 10 in tutto, è passato qualche annetto, e dato l’interesse provato per le peripezie della giovane famiglia di Nazareth, costretta all’emigrazione e poi rientrata in patria, ho cercato di acquistare l’opera completa in 10 volumi, ma o per un motivo o per l’altro, il tempo è passato e non ho acquistato niente.

Sistemando gli scaffali dove i libri scoppiano,(quando si idolatrano i libri lo spazio non è mai troppo) ho rintracciato proveniente non si sa da chi e come il IX volume.

Così è cominciata la nuova lettura proprio all’inizio della Quaresima di quest’anno. Il libro dopo 5 introduzioni a vari  volumi che spaziano su varie tematiche, sempre rivelate alla Valtorta da Gesù, descrive in effetti gli avvenimenti della Settimana Santa, dall’addio a Lazzaro fino alla notte del sabato santo. Non ho voluto iniziare la lettura dal primo capitolo, ma  piuttosto dall’Ultima Cena fino alla Crocifissione e morte sul calvario, dove , prima della Crocifissione, Giovanni, il più giovane e il più coraggioso degli apostoli, (che dopo la cattura di Gesù sul Monte degli Ulivi si son dati alla fuga), conduce Maria, la madre di Gesù, accompagnata dalle pie donne: Marta, Maria di Magdala, Giovanna di Cusa  e altre parenti della stessa Madre, distrutta dal dolore. Di questo, tuttavia, parlerò dopo, mi fermo prima ad accennare alle sofferenze che  Gesù  prova pensando a ciò che lo attende: si sente abbandonato dal Padre e nuovamente terribilmente tentato da Satana che gli prospetta la possibilità di evitare le sofferenze, per scegliere la via più agevole del mondo con il lusso e la gloria a portata di mano. Gesù respinge fermamente queste tentazioni anche se Satana non si allontana e non demorde, sa che comunque vadano le cose, è il momento del suo trionfo sia pure di breve durata. Per ben tre volte Gesù va inutilmente a svegliare gli apostoli che dovevano invocare il Padre e invece sono avvinti dal sonno.  I tre della Trasfigurazione, Pietro Giacomo e Giovanni, due o tre gradoni più giù, gli altri non li cerca nemmeno,dormono profondamente anch’essi. Gesù terrorizzato dall’abbandono del Padre, da quello degli apostoli, soffre a tal punto da sudare sangue che scorre in tutto il corpo e  nella testa e scende sui capelli e sul viso. Questo racconto sia pure non nei minimi particolari è già presente nei Vangeli, ma qui è  analiticamente descritto e coinvolge fortemente il lettore. Per un uomo quasi atletico, sano, passare dalla vita alla morte, con tutti gli obbrobri che gli verranno inflitti non è certo consolante. La morte, senza essere di croce o d’insulti, ma di attenzioni nel letto di un ospedale o a casa propria, è sempre morte, immaginiamoci  per un uomo sano, ancor giovane, che cosa ha significato,  obliare e porre quasi in sordina  la divinità e preparandosi ad affrontare, per volontà del Padre, le sofferenze più atroci, rivestendo, Lui, agnello mansueto, tutte le bestialità degli uomini, dalle nefandezze di Adamo ed Eva a quelle dell’ultimo Caino. Il Padre ne ha ragione ad abbandonare il figlio che vuole espiare le colpe di tutta l’umanità peccatrice, prevaricatrice, idolatra e bastarda, non perché non abbia un Creatore, ma perché si è comportata con un’ingratitudine incommensurabile rispetto al beneficio dell’essere stato creata ad immagine e somiglianza di Dio, dell’essere stato posto in uno stato di grazia e, per superbia, d’aver seguito i consigli di Satana, calpestando con la massima leggerezza gli ordini che da Dio aveva ricevuto. Ingratitudine che perdura nella storia, anzi si fa sempre più malvagia e soprattutto più superba, quasi autosufficiente al punto da affermare che l’universo sì è creato da sé e che l’uomo fabbrica se stesso.  Si veda l’uomo fabbricato dal nazismo e quello fabbricato dal comunismo, se per caso, anche noi vogliamo vedere questo gran campione d’uomo, non dimenticando quello fabbricato dal capitalismo.

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