9 Maggio 2012 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

Ché le città d’Italia tutte piene son di tiranni, e un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene. (Purg. c. VI vv. 121 e ss.) di Ange de Clermont.

Dopo la commedia francese ecco la farsa italiana: una marea di presunte invenzioni che renderebbero l’Italia ricca, anzi opulenta. Il genio comico del secolo non è Benigni e nemmeno Crozza, ma lui, dalla faccia di leone: Beppe Grillo. Siamo alla farsa, un comico, milionario, ben pagato, ha osato scendere in politica con altrettanti grilli in ogni città italiana chiamata al voto. Bisognerà attendere domenica per conoscere l’esatta portata di questa vittoria, per contare gli spiccioli, per sapere esattamente coi numeri, la portata di questo comico di professione. Non dobbiamo meravigliarci, tra novecento e duemila, vanno alla grande i piazzisti sia che vendano buoni prodotti sia che vendano fumo.

Colpa di una classe dirigente che si è creduta eterna, che non ha curato le nuove leve, che ha pensato ai propri interessi e che ora si agita nella palude rischiando di scomparire nelle sabbie mobiii, permettendo alle rane e ai rospi di saltellare di qua e di la nell’occupare spazi di erbe palustri. I venditori di fumo abbondano specie sull’web e Grillo è uno di questi. Per altri versi in questa tornata elettorale tengono banco gli eterni biliosi come Leoluca Orlando Lo Cascio, divenuto amico del trebbiatore abruzzese, mentre il caprone celtico padano affonda nel ridicolo delle spese del partito saccheggiate dalla famiglia. Sapevamo che era Roma la ladrona ora veniamo a sapere che anche i varesotti non scherzano affatto. L’Italia come tutto l’impero occidentale col dollaro e con l’euro sembravano fortezze inespugnabili, ma sono cadute nel ridicolo dei mercati degli speculatori più afferati che l’impero del mercato ha partorito. Siamo tutti in sofferenza perché i primi della classe hanno scoperto l’ovvietà delle tasse più efferate che ci riducono tutti in braghe di tela. Oh genio europeo, oh genio statunitense, oh scienza finanziaria, dove andate negletti e nudi?

Di fronte a questa situazione nazionale e internazionale disastrosa ecco spuntare uno dei più locupleti buffoni d’Italia, con quella faccia e criniera leonina ed ecco tanti emuli dare l’assalto a quei comuni dove la burocrazia, per merito di Bassanini, è diventata la vera padrona delle carte e degli atti e dove i sindaci contano quanto il due di picche. Eppure i giornalai gridano alla vittoria del grillo, allo sfascio dei caproni celtici. Tutta bella gente.

I giornali, per vendere, producono notizie anche per un sussurro del presidente Napolitano, per un mormorio del presidente Monti. L’Italia, già finita per un ventennio, ad un comico mezzo maestro e mezzo giornalista  si appresta a finire in mano ad una marea di teatranti della farsa.

Dante, autentico vate d’Italia, aveva previsto tutto da settecento anni fa, ma ha preso un abbaglio, forse era miope, perché le città d’Italia tutte piene son di buffoni, e un Marcell diventa ogni villan che parteggiando viene.

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7 Maggio 2012 - Categoria: c'est la vie

Il ritorno della comédie française: monsieur le président Hollande di Ange de Clermont

L’ex compagno di Ségonele ha trionfato su Sarkosi di stretta misura, non si capisce se di 3 o di 4 punti percentuali. Non è stato un plebiscito. Hanno vinto gli arrabbiati della Francia in cui sono compresi molti musulmani antifrancesi, proletari e morti di fame, mantenuti dallo Stato e quei pochi scalzacane radicali che puntano alle nozze tra maschi e maschi, tra femmine e femmine, e che pretendono il diritto di adozione in una unione in cui si annebbia il genere maschile e femminile. Nuovi bambini cresceranno con babbo a destra e babbo a sinistra o con mamma a destra e mamma a sinistra: sarà sicuramente un singolare esperimento antropotecnico, un qualcosa di simile alla Spagna del malandato Zapatero, del quale l’uomo della strada francese, dal disordine familiare, farà la stessa fine, previsioni del tempo. Pensate quattro figli da Ségonele, la compagna di 30 anni con la quale dover, per via dei 4 rampolli, confabulare e i 3 figli dell’attuale compagnetta, solo 5 anni di convivenza. Sarà un festeggiamente a tre non triangolare e a 7 rampolli, non ho capito se veri o adottati da Hollande, il cui nome ondeggia come una barca in mare.

Non c’è da preoccuparsi, in compenso per chi è disperato, ci potrà essere l’eutanasia, vale a dire la dolce morte. La grandeur de la France si gonfierà come un pallone distruggendo ogni tradizione giuridica e,a questo punto, perché no, riconoscendo il già esistente di fatto, istituto islamico della poligamia che per correttezza istituzionale non potrà non approvare la poliandria. Oh quanto è bella la Francia che si avvia decisamente ad uscire dalla civiltà cristiana per entrare in una specie di civiltà di mezzo come la lingua sarda de mesania tra la razionalità e l’istinto, secondo l’uomo e la donna della strada, anche qui parificati. Un poveretto, questo signor presidente, che non sapeva dove andare a parare per battere il rivale Ridolini della situazione. La crucca Markel darà inizio a veri e propri dolori del parto per espellere questo stravagante monsiuer président della strada, della porta accanta, del bordello accanta, della schizofrenia accanto. Non farebbe male a scegliersi una nuova compagna, visto che pare abbia cantato o bella ciao! Una Francia da commedia dell’arte. Per il resto: Pensione a 60 anni per tutti coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni e con i contributi in regola, finanziata grazie all’aumento dello 0,1% dei contributi a carico del datore di lavoro e dei dipendenti. – Riforma delle tariffe degli ospedali pubblici. Regolamentazione degli onorari dei medici. Riforma del quoziente familiare.  Soppressione della Corte di giustizia, che giudica i reati e i delitti commessi da ministri nell’esercizio della loro funzione. Raddoppio del numero dei centri di rieducazione minorile che li dovrebbe portare a 80 in cinque anni. Creazione di 1.000 posti all’anno nella giustizia, in polizia e gendarmeria. Creazione di zone di sicurezza prioritaria. Contenimento dell’immigrazione legale basandosi su criteri «obiettivi». Contenimento del numero di immigrati economici: il parlamento fisserà ogni anno le quote. Diritto di voto per gli stranieri non comunitari alle elezioni amministrative nel 2013 dopo una revisione della Costituzione. In caso di necessità, referendum se la maggioranza dei 3/5 in Parlamento non dovesse essere raggiunta. L’alba della nuova società: diritto alle nozze e all’adozione per le coppie omosessuali. Regolamentazione dell’eutanasia. Riapertura dei negoziati sui trattati europei. Ritiro anticipato alla fine del 2012 delle truppe francesi dall’Afghanistan.

Questo ondeggiante hollande se l’onda lo colpisce a destra rischia l’affondamento, se invece lo colpisce a sinistra rischia l’affondamento: il Ridolini francese poteva far sorridere, questo proletario (sette figli non son pochi) e due compagne con cui discettare per via dei rampolli, se non starà bene attento dovrà applicare a sé stesso i principi dell’eutanasia che vuole approvare subito. La Francia marcia verso la sesta repubblica, quella del casino, monsieur le président, bon casinò!

Intanto attendiamo la reazione dei corvi finanziari, dopo aver spolpato la Grecia, aver messo a terra la Spagna e ubriacato l’Italia, attaccheranno senza misericordia questa Francia che va assumendo la forma di una piovra che scivola di qua, scivola di la! E voila la Francia! Allons enfant de la Patrie, le jour de la gloire est arrivè pour monsieur le prèsident. Se non crolla le Pantheon, andrà in frantumi la tour Eiffel!

Apprendiamo all’ultimo momento che un fulmine a ciel sereno si è scagliato sull’aereo di Hollande che grazie agli ondeggiamenti si è salvato. Ha fatto rientro alla base e con altro aereo ha raggiunto la grandiosa deretana della Germania. Donde è giunto il fulmine? Più che un fulmine non sarà stato un raggio laser tedesco che intendeva bloccare questo primo approccio tra Anghela e Hollande. Giunto a Berlino, la Merkel e Hollando sono saliti su un bilico e hanno iniziato i colloqui nel parco giochi della Cancelliera.

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5 Maggio 2012 - Categoria: versos in limba

Sighinde s’imprenta di Giangavino Vasco a cura di Domitilla Mannu

Mi ch’est colande gai custa vida,

chena perunu imprastu ne cussertu;

eppuru cantas giannas apo abbertu,

a’ cust’infadu chircande un’essida.

 

E l’intendo ch’ancora est abbramida

cust’ànima ch’in pettus apo in chertu,

dimandàndemi a ube che so fertu

po la lassare a fàmene e sidida.

 

Isbïoridu como onzi colore

a sos ojos istraccos s’est mustrande

e donz’ispera intendo in finitia.

 

Ma intro ancora so comente fia,

ca m’est sa gana ‘e viver azuande

a sighire s’imprenta de s’amore.

 

7 settembre 2010

1°Premio alla III Edizione del Premio di Poesia “S’isciareu” – FLUSSIO 11.12.2010

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Maggio 2012 - Categoria: recensioni

IL CONDAGHE DI SAN MICHELE DI SALVENNOR di Massimo Pittau

Per la storia della Sardegna medioevale rivestono una importanza straordinaria i cosiddetti condaghes (dal bizant. kontákion). Sono questi altrettanti «registri» scritti in lingua sarda, i quali riportano gli atti riguardanti negozi giuridici, decisioni giudiziali, donazioni, permute, ecc. di altrettanti monasteri sardi. I principali sono: Condaghe di San Pietro di Silki (Sassari), Condaghe di San Nicola di Trullas (Semestene), Condaghe di Santa Maria di Bonarcado (Bonarcado).

Tutti sono importanti, dato che offrono un quadro minuto e particolareggiato delle leggi e delle usanze che vigevano in Sardegna in epoca medioevale. Ma sono anche molto importanti per il fatto che, scritti in lingua sarda, offrono una preziosissima testimonianza delle condizioni lessicali e grammaticali della nostra lingua in quell’epoca. Su questo particolare piano siamo in grado di affermare che la lingua sarda ha la fortuna di avere le più ampie ed antiche testimonianze scritte fra tutte le lingue neolatine o romanze, ossia fra quelle derivate dal latino. Sia sufficiente dire che le più antiche schede dei condaghi di San Pietro di Silki e di San Nicola di Trullas risalgono alle seconda metà del secolo XI.

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1 Maggio 2012 - Categoria: memoria e storia

Il ricordo di Lucia Pittau, madre e pianista – di Prof. Fabio Pruneri

Prof. Fabio Pruneri

Di Lucia ho un ricordo nitido e preciso, nonostante da tre anni l’avessi persa di vista. Non potrei definirla mia amica, ma trattenevo con lei quel tanto d’intimità d’avere il suo cellulare tra i miei contatti e dal fare, quando mi era possibile, il viaggio in sua compagnia. Perché in realtà questo, soprattutto ci rendeva complici, il percorrere insieme, per recarci al lavoro in Sardegna, il tratto da Milano a Sassari che, come si sa non è poca cosa, diventando anzi, talvolta, un’avventura.

La rammento il lunedì mattina alle prime luci del mattino, quando ancora il freddo e la nebbia avvolgevano l’aeroporto di Linate entrare, quasi sempre all’ultimo minuto, in sala vip, perché il titolo di frequent flayer Lufthansa questo onore concedeva, a noi modesti pendolari. Uno sguardo, la ricerca di comuni amici, e poi: “Ah ci sei anche tu?” La conversazione manteneva sullo sfondo le domande di sempre, comuni a tutti noi pendolari: “Ma chi ce l’ha fatto fare? Partire all’alba e con questo freddo” e, ancora: “Fino a quando durerà?”.

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30 Aprile 2012 - Categoria: narrativa

Una favola (vera!) di Sardegna: pitzinnos minores, o degli incauti dei fichi d’India! di Luigi Ladu

 

di Luigi Ladu. A Nuoro da qualche tempo si era dato inizio alla costruzione del santuario della Madonna delle Grazie (ndr il nuovo, edificato negli anni 50). Il santuario sorgeva nel quartiere di Ponte ‘e Ferru (1), un luogo bello, amato, specie dagli anziani che, seduti sul vecchio muraglione in granito, accanto a una fontanella d’acqua sorgiva, trascorrevano momenti di conversazione godendosi la salutare frescura e spettegolando i fatti della comunità. Quel sito piaceva pure ai bambini, che vi si muovevano e destreggiavano in libertà.

Tra questi c’erano Luiseddu e Gratzianeddu, i quali erano diventati ottimi amici e amavano giocare insieme nei pressi della chiesa in costruzione. Di tanto in tanto, tzia Grassiarosa, la madre di Gratzianeddu, concedeva al figlio il permesso di accompagnare Luiseddu a su cunzau (2), e di  trascorrervi addirittura la notte, in qualche rara occasione di restarci persino per una settimana. Fu così che il loro rapporto divenne così forte che i due venivano scambiati per fratelli.

Accadde infine che un giorno di tarda estate, Luiseddu e l’amico Gratzianeddu, sebbene avessero entrambi solo sette anni, si recarono da soli nella tenuta di su Grumene. Giocarono tutta la mattina, arrampicandosi sugli alberi alla ricerca di nidi d’uccelli e mostrando ciascuno le proprie abilità. Venuto mezzogiorno sentirono fame e poiché in sa sa domo (3), non vi era niente da mangiare, e l’uva, anche se non ancora matura, li aveva stufati, armati di alcuni coltelli, mossero verso un boschetto macchiato di piante di fichi d’india.

Giunti sul posto, alla maniera di tziu Badore, si costruirono una scopetta di lentischio che usarono per liberare i frutti dalle spine. Dopo averli raccolti, cominciarono a sbucciarli, acquistando maggiore pratica con il passare del tempo e una volta sbucciati… subito in bocca!

Forse molto poté la fame, sta di fatto che quei fichi ancora un poco acerbi parvero loro più gustosi del solito e li divorarono tutti. Sazi ma non appagati i bambini rifletterono se non fosse il caso di coglierne altri.

Gratzianeddu, che normalmente aveva meno occasioni di stare in campagna, e quindi di gustare quelle delizie, disse: “Dai che ricominciamo, io ho ancora tanta fame! E poi, sono veramente buoni!”.

Luiseddu sapeva però che non era bene mangiare troppi fichi d’india perché era un frutto… astringente.

Gratzianè – disse, infatti, il ragazzino – mamma e anche babbo, mi hanno sempre raccomandato di non mangiarne tanti, perché fanno male e non potremo più andare al gabinetto…”.

Davvero, Luiseddu? Fanno questo effetto?”.

Certo, dobbiamo fermarci, e appena rientreremo a Nuoro mangeremo qualcosa a casa… Dai, lasciamo stare e andiamo”.

Luisè, ciò che dici mi sembra molto interessante…. Se fosse vero, mangiando fichi dIndia in abbondanza, si potrebbe chiudere per sempre con il “problema” del gabinetto: pensa soltanto al tempo risparmiato e a quanto tempo in più si avrebbe per giocare, non credi?”.

Luiseddu, perplesso, ma quasi affascinato dal discorso di Gratzianeddu, rifletté per un poco e poi convenne: “Certo, recuperare tutto il tempo che perdiamo per andare di corpo, sarebbe veramente bello!”. Gratzianeddu incalzò:“Dai Luisè, io inizio a raccoglierli: datti da fare anche tu! Vedrai, sarà la nostra fortuna!”.

E così, di buona lena e in gran sintonia, Luiseddu e Gratzianeddu raccolsero, sbucciarono e divorarono fichi d’India in quantità industriale. Ne mangiarono talmente tanti che a un certo punto dovettero fermarsi sfiniti, mentre il ventre pieno sembrava essere stato gonfiato con l’aria compressa.

Passato qualche minuto Gratzianeddu si lamentò: “Ohi, mi duole la pancia! Non riesco a resistere: penso che dovrò abbandonare lidea di non andare più di corpo!”.

Pure io, l’abbandono all’istante!” ribatté Luiseddu correndo dietro un cespuglio prima di calarsi i calzoni corti che indossava. Subito Gratzianeddu ne seguì l’esempio ed entrambi si applicarono con pazienza per riuscire nel lorointento ma… senza risultato! “Dai, ancora un piccolo sforzo – lo esortò Luiseddu, – altrimenti saranno guai seri!”. Gli innumerevoli tentativi, tuttavia, non portarono a nulla e i due amici cominciarono a perdere la speranza: la paura cresceva e grossi lacrimoni rigavano le loro guance.

Basta, non ci riesco: dobbiamo rientrare immediatamente a Nuoro, ci porteranno dal dottore e lui saprà come comportarsi. Ajo, Gratzianè!” ordinò infine Luiseddu. Subito i ragazzini si incamminarono verso la lontana cittadina. Quando ebbero percorso alcuni chilometri di strada, Luiseddu si fermò: “Dai Gratzianè, io forse adesso ci riesco, mi sento spingere in modo terribile, ci provo nuovamente!”.

Corse di nuovo dietro un altro cespuglio di lentischio, calzoni giù, gambe piegate e la…. consueta pausa. Stimolatoda Luiseddu, Gratzianeddu lo imitò. Però, in barba alla spasmodica attesa, l’evento non si verificò neppure nell’occasione mentre invece aumentavano i dolori al basso ventre.

Basta – piangeva Luiseddu sollevandosi i pantaloni, – io mi sento morire, dobbiamo tornare a Nuoro”.

Hai ragione: mi sento morire pure io!” concordò il compagno di sventura.

Rapidi e piangenti ripresero il cammino verso casa. Vi giunsero sfiniti e disperati e quasi non ebbero la forza di salutarsi quando ciascuno si diresse alla sua abitazione. “Mamma, sto morendo, mi fa molto male la pancia, non resisto!” pianse Luiseddu non appena scorse tzia Francisca. La donna, allarmata, afferrò il figlio e gli chiese: “Fizu mè, ite tàt sutzessu?(4)”.

Ho mangiato tanti fichi dindia e non riesco più ad andare di corpo: chiamate dottor Marcello, altrimenti muoio!”.

Quante volte ti ho detto che quei frutti sono astringenti e che si devono mangiare con moderazione, soprattutto se sono freschi?”. Così dicendo tzia Francisca si avvicinò ad una vasca collocata nel cortiletto di casa, prese un pezzo di sapone preparato artigianalmente con il lardo di maiale e la soda, lo tagliò in forma di suppostine e disse: “Dai Luisè, abbassati i pantaloni che cercheremo di fare qualcosa!”.

La paura, più che il dolore impedì a Luiseddu di replicare ma la donna lo fece poggiare sulla vasca e cominciò ad infilargli i frammenti di sapone nel sederino. In quello stesso istante si sentirono delle urla terribili provenienti dalla casa vicina. Lia, una delle sorelle di Luiseddu, corse fuori e poi tornò di corsa verso tzia Francisca: “Mamma, benide, beste Gratzianeddu disperau! (5)”. Ad un tempo, non cessavano i lamenti di Luiseddu la cui agitazione e il cui nervosimo crescevano.

Venuta a sapere che i due bambini erano stati insieme in su cunzau, e dato che tzia Grassiarosa, la mamma di Gratzianeddu, era fuori città per commissioni, tzia Francisca si sentì in dovere di intervenire anche con quest’ultimo. “Lia, portami subito Gratzianeddu qui!” ordinò alla figlia. Quando infine il bambino, mani sul basso ventre e schiena piegata, si presentò davanti a lei, gli intimò: “Falati sos pantalones e poneti incurbiau comente a Luiseddu (6)”.

Sebbene impaurito il piccolo obbedì: si calò i calzoni e permise a tzia Francisca di ripetere su di lui la stessa operazione con le… suppostine. Passarono diversi minuti ma non accadde nulla. Però il sapone cominciava la sua azione e i dolori si facevano intollerabili. Assordata dalle urla e dalle strilla inumane, tzia Francisca si decise ad usare tutte le pastiglie su entrambi i piccoli.

Quando anche lei stava cominciando a perdere ogni speranza e stava decidendo di chiamare il medico, un rumore idraulico nel ventre di Luiseddu anticipò l’arrivo di diverse serie esplosive di feci che imbrattarono di escrementi le gambe del fanciullo, il pavimento, finanche la vecchia vasca.

Pochi minuti e il “miracolo” si ripeté anche con Gratzianeddu:“Laudau siete Zesu Gristu (7)” esclamò tzia Francisca alzando gli occhi al cielo. Quindi impugnò il tubo di gomma che normalmente collegava al rubinetto della vasca per pulire e rinfrescare il cortile, e con la pressione al massimo indirizzò il getto d’acqua nella direzione dei due malcapitati. E mentre l’acqua lavava, Luiseddu e Gratzianeddu continuarono ad eruttare feci ed escrementi vari…. Infine, dopo innumerevoli altri tuoni e fulmini, tzia Francisca diede ai bambini un asciugamano e li invitò ad asciugarsi, mentre lei terminava di sciaquare il cortile.

Poco più tardi, silenziosi, dolenti e umiliati, Luiseddu e Gratzianeddu corsero a nascondersi in un angolo tra i gradini che portavano al piano superiore della casa. Quando tzia Francisca li raggiunse per rimproverarli, capita la loro angoscia, la donna si limitò ad ammonirli:“Oggi avete constatato di persona cosa significa esagerare e cosasignifica disobbedire. Avete avuto una grande lezione: ricordatevela!”.

Così fu e così termina la favola (vera!) degli… incauti dei fichi d’India!

1) Ponte di ferro – punto di collegamento tra via La Marmora e Corso Garibaldi (ex via Majore)

2) Orto o giardino coltivato.

3) La casa di campagna.

4) Figlio mio, che ti è accaduto?

5) Mamma, venite subito che c’è Gratzianeddu disperato!

6) Calati i pantaloni e mettiti come Luiseddu!

7) Sia lodato Gesù Cristo!

Nota: tratta da “Pitzinnos minores” di Luigi Ladu. Adattamento in forma di favola per Rosebud di Rina Brundu.

Fotografia nell’articolo di Luigi Ladu: Nuoro vecchia.

http://www.google.it/search?hl=it&source=hp&q=Luigi+ladu&gbv=2&oq=Luigi+ladu&aq=f&aqi=g1g-v9&aql=&gs_nf=1&gs_l=hp.3..0j0i15l9.1144.3448.0.4147.10.10.0.2.2.0.153.875.3j5.8.0.KEmrwicsIcc

 


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25 Aprile 2012 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

Il territorio comunale di Chiaramonti, 1970, I , a cura di Angelino Tedde

 

CONFIGURAZIONE DEL TERRITORIO COMUNALE

Foto Mario Unali

Il territorio comunale di: Chiaramonti, coi suoi 111,500 Kmq ha la massima estensione geografica tra i comuni dell’Anglona.

I limiti ricordano la  forma di uno strano animale dal corpo di volatile in riposo, la zampa e la testa di elefante ,il dorso è rivolto verso Perfugas; la parte inferiore verso Tula ed Ozieri, fino alla zampa anteriore.

L’estremità di questa e la coda toccano Ploaghe, se il volto dell’elefante dovesse muoversi rivolgerebbe i suoi passi verso Ozieri.

Geograficamente, dunque, Chiaramonti confina a Nord con Nulvi, dalla confluenza del Riu Iscanneddu nel Riu Badu Olta, Monte Pertust, (m. 423), Crastu Biancu (m. 466) a Ovest con Ploaghe lungo la linea Crastu Biancu cm. 466); Riu Crapianu, Riu Badu Ebbas, Costa Ortigia, Riu Conca de Fossu, Riu Polcalzos, Riu Frundidu, Riu Badde Pittiris, C. Pertusu, Serra di Monte Pittu (m. 408); a Sud, Sud Ovest col comune di Ozieri, lungo la linea contrassegata da Monte Pittu, Funtana Su Laccheddu, Funtana Cupidasiligo, su Carralzu, Monte Elighia (m. 559, Punta S’Arrocu (m. 500), Punta di Pittia (m. 630), Zappareddu, Funtana Finnialzu, Ghirralza, Su Crabione, Frades Cossittu, Sa Chessa Ruia, Contraedra, Sa Fiurida, Baddios de Pira, Funtana Sa Ruinosa (m. 633), queste ultime località toccano il territorio di Tula); a Est con Perfugas lungo la linea prima sinuosa ed elevata poi meno sinuosa e bassa delle località di Montelidone (m. 487), Su Ballarianu (m. 475), Su Montigiu ‘e S’Omine (m. 464), C. de Basile (m. 426), Nuraghe Pubaddu (m. 395), C. Giagone (315), Scala Modelzu, Corrameana (rn. 208), Frades Contoness (m. 102), al confine col territorio di Martis); a Nord Ovest col territorio comunale di Martis (lungo le località sempre più basse di Baldedu (m. 127 Nuraghe Paulusedda (m. 167), in territorio di Martis, e quelle più elevate di Monte Attallzu (313), Tanca Ide (m. 227), Riu Bide (m. 233). S’Erva Nana, Monte Jscultis (m. 363), Riu Badu Olta (m. 273)~che segna il limite tra il territorio di Chiaramonti, Martis e Nulvi sopra descritto).

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21 Aprile 2012 - Categoria: politologia

Lettere internazionali : Nicolas Sarkosy di Riccardo Brizzi

Sarko o l’Apocalisse. Approdato all’Eliseo in qualità di alfiere del volontarismo politico, scandendo lo slogan “insieme tutto diventa possibile”, Nicolas Sarkozy si ritrova paradossalmente a correre per la propria rielezione incarnando l’inadeguatezza del potere di fronte a una crisi senza fine. Nel 2007 l’idea di “rottura” interpretata dal candidato Ump aveva veicolato una sorta di catarsi collettiva per un Paese “bloccato”, desideroso di riscattarsi dal mesto crepuscolo dell’era Chirac.

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