14 Maggio 2012 - Categoria: lingua/limba

Studi storici sui dialetti della Sardegna Settentrionale, V, di Mauro Maxia


Un’antica epigrafe in gallurese

È invalsa, fra gli studiosi, l’opinione che la colonizzazione còrsa del Nord-Est della Sardegna e la conseguente introduzione del dialetto gallurese siano un fatto relativamente recente, da inquadrare fra il XVII e il XVIII secolo. 67 In realtà si tratta di una visione tradizionale mai sottoposta a verifica.

Una serie di dati consente infatti di retrodatare la presenza còrsa in Gallura almeno alla metà del ’500 e, relativamente alla contigua regione dell’Anglona, al pieno ’400. Sotto questo profilo ci occuperemo qui di un’epigrafe che si osserva all’esterno dell’abside della chiesa romanica di Santa Vittoria del Sassu (Perfugas, Sassari).

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12 Maggio 2012 - Categoria: versi in italiano, versos in limba

Sigo a ti chircare di Giangavino Vasco a cura di Domitilla Mannu

Giangavino Vasco

Tottue apo chircadu

  de te un’assimizu,

cun sa fortza ‘e s’ammentu chi s’istiga

in coro m’at lassadu,

bogandeminde a pizu

tottu su chi m’as dadu, cando amiga

fis de sos tempos mios,

cando s’abba ‘e sos rios

infundiat, in cussa muta antiga,

su pettus nudu meu,

faghìndemi connoscher su recreu.

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11 Maggio 2012 - Categoria: cristianesimo, cultura

I primi cristiani e le divinità nuragiche di Massimo Pittau


È un fatto ben conosciuto dagli storici che il cristianesimo primitivo non negava affatto l’esistenza delle divinità pagane, ma sosteneva che si trattava di “divinità malefiche”, cioè di “demonî”. Pertanto il cristianesimo primitivo in effetti procedeva a “demonizzare” le divinità pagane, rispetto alle quali invitava i fedeli a guardarsene con la massima cura e in tutti i modi. Ebbene per la Sardegna antica, nel periodo di passaggio dall’epoca classica a quella cristiana, abbiamo sufficienti elementi per ritenere che anche rispetto ad alcune divinità dei Nuragici i primi cristiani hanno appunto proceduto a “demonizzarle”.

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9 Maggio 2012 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

Ché le città d’Italia tutte piene son di tiranni, e un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene. (Purg. c. VI vv. 121 e ss.) di Ange de Clermont.

Dopo la commedia francese ecco la farsa italiana: una marea di presunte invenzioni che renderebbero l’Italia ricca, anzi opulenta. Il genio comico del secolo non è Benigni e nemmeno Crozza, ma lui, dalla faccia di leone: Beppe Grillo. Siamo alla farsa, un comico, milionario, ben pagato, ha osato scendere in politica con altrettanti grilli in ogni città italiana chiamata al voto. Bisognerà attendere domenica per conoscere l’esatta portata di questa vittoria, per contare gli spiccioli, per sapere esattamente coi numeri, la portata di questo comico di professione. Non dobbiamo meravigliarci, tra novecento e duemila, vanno alla grande i piazzisti sia che vendano buoni prodotti sia che vendano fumo.

Colpa di una classe dirigente che si è creduta eterna, che non ha curato le nuove leve, che ha pensato ai propri interessi e che ora si agita nella palude rischiando di scomparire nelle sabbie mobiii, permettendo alle rane e ai rospi di saltellare di qua e di la nell’occupare spazi di erbe palustri. I venditori di fumo abbondano specie sull’web e Grillo è uno di questi. Per altri versi in questa tornata elettorale tengono banco gli eterni biliosi come Leoluca Orlando Lo Cascio, divenuto amico del trebbiatore abruzzese, mentre il caprone celtico padano affonda nel ridicolo delle spese del partito saccheggiate dalla famiglia. Sapevamo che era Roma la ladrona ora veniamo a sapere che anche i varesotti non scherzano affatto. L’Italia come tutto l’impero occidentale col dollaro e con l’euro sembravano fortezze inespugnabili, ma sono cadute nel ridicolo dei mercati degli speculatori più afferati che l’impero del mercato ha partorito. Siamo tutti in sofferenza perché i primi della classe hanno scoperto l’ovvietà delle tasse più efferate che ci riducono tutti in braghe di tela. Oh genio europeo, oh genio statunitense, oh scienza finanziaria, dove andate negletti e nudi?

Di fronte a questa situazione nazionale e internazionale disastrosa ecco spuntare uno dei più locupleti buffoni d’Italia, con quella faccia e criniera leonina ed ecco tanti emuli dare l’assalto a quei comuni dove la burocrazia, per merito di Bassanini, è diventata la vera padrona delle carte e degli atti e dove i sindaci contano quanto il due di picche. Eppure i giornalai gridano alla vittoria del grillo, allo sfascio dei caproni celtici. Tutta bella gente.

I giornali, per vendere, producono notizie anche per un sussurro del presidente Napolitano, per un mormorio del presidente Monti. L’Italia, già finita per un ventennio, ad un comico mezzo maestro e mezzo giornalista  si appresta a finire in mano ad una marea di teatranti della farsa.

Dante, autentico vate d’Italia, aveva previsto tutto da settecento anni fa, ma ha preso un abbaglio, forse era miope, perché le città d’Italia tutte piene son di buffoni, e un Marcell diventa ogni villan che parteggiando viene.

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7 Maggio 2012 - Categoria: c'est la vie

Il ritorno della comédie française: monsieur le président Hollande di Ange de Clermont

L’ex compagno di Ségonele ha trionfato su Sarkosi di stretta misura, non si capisce se di 3 o di 4 punti percentuali. Non è stato un plebiscito. Hanno vinto gli arrabbiati della Francia in cui sono compresi molti musulmani antifrancesi, proletari e morti di fame, mantenuti dallo Stato e quei pochi scalzacane radicali che puntano alle nozze tra maschi e maschi, tra femmine e femmine, e che pretendono il diritto di adozione in una unione in cui si annebbia il genere maschile e femminile. Nuovi bambini cresceranno con babbo a destra e babbo a sinistra o con mamma a destra e mamma a sinistra: sarà sicuramente un singolare esperimento antropotecnico, un qualcosa di simile alla Spagna del malandato Zapatero, del quale l’uomo della strada francese, dal disordine familiare, farà la stessa fine, previsioni del tempo. Pensate quattro figli da Ségonele, la compagna di 30 anni con la quale dover, per via dei 4 rampolli, confabulare e i 3 figli dell’attuale compagnetta, solo 5 anni di convivenza. Sarà un festeggiamente a tre non triangolare e a 7 rampolli, non ho capito se veri o adottati da Hollande, il cui nome ondeggia come una barca in mare.

Non c’è da preoccuparsi, in compenso per chi è disperato, ci potrà essere l’eutanasia, vale a dire la dolce morte. La grandeur de la France si gonfierà come un pallone distruggendo ogni tradizione giuridica e,a questo punto, perché no, riconoscendo il già esistente di fatto, istituto islamico della poligamia che per correttezza istituzionale non potrà non approvare la poliandria. Oh quanto è bella la Francia che si avvia decisamente ad uscire dalla civiltà cristiana per entrare in una specie di civiltà di mezzo come la lingua sarda de mesania tra la razionalità e l’istinto, secondo l’uomo e la donna della strada, anche qui parificati. Un poveretto, questo signor presidente, che non sapeva dove andare a parare per battere il rivale Ridolini della situazione. La crucca Markel darà inizio a veri e propri dolori del parto per espellere questo stravagante monsiuer président della strada, della porta accanta, del bordello accanta, della schizofrenia accanto. Non farebbe male a scegliersi una nuova compagna, visto che pare abbia cantato o bella ciao! Una Francia da commedia dell’arte. Per il resto: Pensione a 60 anni per tutti coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni e con i contributi in regola, finanziata grazie all’aumento dello 0,1% dei contributi a carico del datore di lavoro e dei dipendenti. – Riforma delle tariffe degli ospedali pubblici. Regolamentazione degli onorari dei medici. Riforma del quoziente familiare.  Soppressione della Corte di giustizia, che giudica i reati e i delitti commessi da ministri nell’esercizio della loro funzione. Raddoppio del numero dei centri di rieducazione minorile che li dovrebbe portare a 80 in cinque anni. Creazione di 1.000 posti all’anno nella giustizia, in polizia e gendarmeria. Creazione di zone di sicurezza prioritaria. Contenimento dell’immigrazione legale basandosi su criteri «obiettivi». Contenimento del numero di immigrati economici: il parlamento fisserà ogni anno le quote. Diritto di voto per gli stranieri non comunitari alle elezioni amministrative nel 2013 dopo una revisione della Costituzione. In caso di necessità, referendum se la maggioranza dei 3/5 in Parlamento non dovesse essere raggiunta. L’alba della nuova società: diritto alle nozze e all’adozione per le coppie omosessuali. Regolamentazione dell’eutanasia. Riapertura dei negoziati sui trattati europei. Ritiro anticipato alla fine del 2012 delle truppe francesi dall’Afghanistan.

Questo ondeggiante hollande se l’onda lo colpisce a destra rischia l’affondamento, se invece lo colpisce a sinistra rischia l’affondamento: il Ridolini francese poteva far sorridere, questo proletario (sette figli non son pochi) e due compagne con cui discettare per via dei rampolli, se non starà bene attento dovrà applicare a sé stesso i principi dell’eutanasia che vuole approvare subito. La Francia marcia verso la sesta repubblica, quella del casino, monsieur le président, bon casinò!

Intanto attendiamo la reazione dei corvi finanziari, dopo aver spolpato la Grecia, aver messo a terra la Spagna e ubriacato l’Italia, attaccheranno senza misericordia questa Francia che va assumendo la forma di una piovra che scivola di qua, scivola di la! E voila la Francia! Allons enfant de la Patrie, le jour de la gloire est arrivè pour monsieur le prèsident. Se non crolla le Pantheon, andrà in frantumi la tour Eiffel!

Apprendiamo all’ultimo momento che un fulmine a ciel sereno si è scagliato sull’aereo di Hollande che grazie agli ondeggiamenti si è salvato. Ha fatto rientro alla base e con altro aereo ha raggiunto la grandiosa deretana della Germania. Donde è giunto il fulmine? Più che un fulmine non sarà stato un raggio laser tedesco che intendeva bloccare questo primo approccio tra Anghela e Hollande. Giunto a Berlino, la Merkel e Hollando sono saliti su un bilico e hanno iniziato i colloqui nel parco giochi della Cancelliera.

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5 Maggio 2012 - Categoria: versos in limba

Sighinde s’imprenta di Giangavino Vasco a cura di Domitilla Mannu

Mi ch’est colande gai custa vida,

chena perunu imprastu ne cussertu;

eppuru cantas giannas apo abbertu,

a’ cust’infadu chircande un’essida.

 

E l’intendo ch’ancora est abbramida

cust’ànima ch’in pettus apo in chertu,

dimandàndemi a ube che so fertu

po la lassare a fàmene e sidida.

 

Isbïoridu como onzi colore

a sos ojos istraccos s’est mustrande

e donz’ispera intendo in finitia.

 

Ma intro ancora so comente fia,

ca m’est sa gana ‘e viver azuande

a sighire s’imprenta de s’amore.

 

7 settembre 2010

1°Premio alla III Edizione del Premio di Poesia “S’isciareu” – FLUSSIO 11.12.2010

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Maggio 2012 - Categoria: recensioni

IL CONDAGHE DI SAN MICHELE DI SALVENNOR di Massimo Pittau

Per la storia della Sardegna medioevale rivestono una importanza straordinaria i cosiddetti condaghes (dal bizant. kontákion). Sono questi altrettanti «registri» scritti in lingua sarda, i quali riportano gli atti riguardanti negozi giuridici, decisioni giudiziali, donazioni, permute, ecc. di altrettanti monasteri sardi. I principali sono: Condaghe di San Pietro di Silki (Sassari), Condaghe di San Nicola di Trullas (Semestene), Condaghe di Santa Maria di Bonarcado (Bonarcado).

Tutti sono importanti, dato che offrono un quadro minuto e particolareggiato delle leggi e delle usanze che vigevano in Sardegna in epoca medioevale. Ma sono anche molto importanti per il fatto che, scritti in lingua sarda, offrono una preziosissima testimonianza delle condizioni lessicali e grammaticali della nostra lingua in quell’epoca. Su questo particolare piano siamo in grado di affermare che la lingua sarda ha la fortuna di avere le più ampie ed antiche testimonianze scritte fra tutte le lingue neolatine o romanze, ossia fra quelle derivate dal latino. Sia sufficiente dire che le più antiche schede dei condaghi di San Pietro di Silki e di San Nicola di Trullas risalgono alle seconda metà del secolo XI.

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1 Maggio 2012 - Categoria: memoria e storia

Il ricordo di Lucia Pittau, madre e pianista – di Prof. Fabio Pruneri

Prof. Fabio Pruneri

Di Lucia ho un ricordo nitido e preciso, nonostante da tre anni l’avessi persa di vista. Non potrei definirla mia amica, ma trattenevo con lei quel tanto d’intimità d’avere il suo cellulare tra i miei contatti e dal fare, quando mi era possibile, il viaggio in sua compagnia. Perché in realtà questo, soprattutto ci rendeva complici, il percorrere insieme, per recarci al lavoro in Sardegna, il tratto da Milano a Sassari che, come si sa non è poca cosa, diventando anzi, talvolta, un’avventura.

La rammento il lunedì mattina alle prime luci del mattino, quando ancora il freddo e la nebbia avvolgevano l’aeroporto di Linate entrare, quasi sempre all’ultimo minuto, in sala vip, perché il titolo di frequent flayer Lufthansa questo onore concedeva, a noi modesti pendolari. Uno sguardo, la ricerca di comuni amici, e poi: “Ah ci sei anche tu?” La conversazione manteneva sullo sfondo le domande di sempre, comuni a tutti noi pendolari: “Ma chi ce l’ha fatto fare? Partire all’alba e con questo freddo” e, ancora: “Fino a quando durerà?”.

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