2 Maggio 2012 - Categoria: recensioni

IL CONDAGHE DI SAN MICHELE DI SALVENNOR di Massimo Pittau

Per la storia della Sardegna medioevale rivestono una importanza straordinaria i cosiddetti condaghes (dal bizant. kontákion). Sono questi altrettanti «registri» scritti in lingua sarda, i quali riportano gli atti riguardanti negozi giuridici, decisioni giudiziali, donazioni, permute, ecc. di altrettanti monasteri sardi. I principali sono: Condaghe di San Pietro di Silki (Sassari), Condaghe di San Nicola di Trullas (Semestene), Condaghe di Santa Maria di Bonarcado (Bonarcado).

Tutti sono importanti, dato che offrono un quadro minuto e particolareggiato delle leggi e delle usanze che vigevano in Sardegna in epoca medioevale. Ma sono anche molto importanti per il fatto che, scritti in lingua sarda, offrono una preziosissima testimonianza delle condizioni lessicali e grammaticali della nostra lingua in quell’epoca. Su questo particolare piano siamo in grado di affermare che la lingua sarda ha la fortuna di avere le più ampie ed antiche testimonianze scritte fra tutte le lingue neolatine o romanze, ossia fra quelle derivate dal latino. Sia sufficiente dire che le più antiche schede dei condaghi di San Pietro di Silki e di San Nicola di Trullas risalgono alle seconda metà del secolo XI.

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1 Maggio 2012 - Categoria: memoria e storia

Il ricordo di Lucia Pittau, madre e pianista – di Prof. Fabio Pruneri

Prof. Fabio Pruneri

Di Lucia ho un ricordo nitido e preciso, nonostante da tre anni l’avessi persa di vista. Non potrei definirla mia amica, ma trattenevo con lei quel tanto d’intimità d’avere il suo cellulare tra i miei contatti e dal fare, quando mi era possibile, il viaggio in sua compagnia. Perché in realtà questo, soprattutto ci rendeva complici, il percorrere insieme, per recarci al lavoro in Sardegna, il tratto da Milano a Sassari che, come si sa non è poca cosa, diventando anzi, talvolta, un’avventura.

La rammento il lunedì mattina alle prime luci del mattino, quando ancora il freddo e la nebbia avvolgevano l’aeroporto di Linate entrare, quasi sempre all’ultimo minuto, in sala vip, perché il titolo di frequent flayer Lufthansa questo onore concedeva, a noi modesti pendolari. Uno sguardo, la ricerca di comuni amici, e poi: “Ah ci sei anche tu?” La conversazione manteneva sullo sfondo le domande di sempre, comuni a tutti noi pendolari: “Ma chi ce l’ha fatto fare? Partire all’alba e con questo freddo” e, ancora: “Fino a quando durerà?”.

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30 Aprile 2012 - Categoria: narrativa

Una favola (vera!) di Sardegna: pitzinnos minores, o degli incauti dei fichi d’India! di Luigi Ladu

 

di Luigi Ladu. A Nuoro da qualche tempo si era dato inizio alla costruzione del santuario della Madonna delle Grazie (ndr il nuovo, edificato negli anni 50). Il santuario sorgeva nel quartiere di Ponte ‘e Ferru (1), un luogo bello, amato, specie dagli anziani che, seduti sul vecchio muraglione in granito, accanto a una fontanella d’acqua sorgiva, trascorrevano momenti di conversazione godendosi la salutare frescura e spettegolando i fatti della comunità. Quel sito piaceva pure ai bambini, che vi si muovevano e destreggiavano in libertà.

Tra questi c’erano Luiseddu e Gratzianeddu, i quali erano diventati ottimi amici e amavano giocare insieme nei pressi della chiesa in costruzione. Di tanto in tanto, tzia Grassiarosa, la madre di Gratzianeddu, concedeva al figlio il permesso di accompagnare Luiseddu a su cunzau (2), e di  trascorrervi addirittura la notte, in qualche rara occasione di restarci persino per una settimana. Fu così che il loro rapporto divenne così forte che i due venivano scambiati per fratelli.

Accadde infine che un giorno di tarda estate, Luiseddu e l’amico Gratzianeddu, sebbene avessero entrambi solo sette anni, si recarono da soli nella tenuta di su Grumene. Giocarono tutta la mattina, arrampicandosi sugli alberi alla ricerca di nidi d’uccelli e mostrando ciascuno le proprie abilità. Venuto mezzogiorno sentirono fame e poiché in sa sa domo (3), non vi era niente da mangiare, e l’uva, anche se non ancora matura, li aveva stufati, armati di alcuni coltelli, mossero verso un boschetto macchiato di piante di fichi d’india.

Giunti sul posto, alla maniera di tziu Badore, si costruirono una scopetta di lentischio che usarono per liberare i frutti dalle spine. Dopo averli raccolti, cominciarono a sbucciarli, acquistando maggiore pratica con il passare del tempo e una volta sbucciati… subito in bocca!

Forse molto poté la fame, sta di fatto che quei fichi ancora un poco acerbi parvero loro più gustosi del solito e li divorarono tutti. Sazi ma non appagati i bambini rifletterono se non fosse il caso di coglierne altri.

Gratzianeddu, che normalmente aveva meno occasioni di stare in campagna, e quindi di gustare quelle delizie, disse: “Dai che ricominciamo, io ho ancora tanta fame! E poi, sono veramente buoni!”.

Luiseddu sapeva però che non era bene mangiare troppi fichi d’india perché era un frutto… astringente.

Gratzianè – disse, infatti, il ragazzino – mamma e anche babbo, mi hanno sempre raccomandato di non mangiarne tanti, perché fanno male e non potremo più andare al gabinetto…”.

Davvero, Luiseddu? Fanno questo effetto?”.

Certo, dobbiamo fermarci, e appena rientreremo a Nuoro mangeremo qualcosa a casa… Dai, lasciamo stare e andiamo”.

Luisè, ciò che dici mi sembra molto interessante…. Se fosse vero, mangiando fichi dIndia in abbondanza, si potrebbe chiudere per sempre con il “problema” del gabinetto: pensa soltanto al tempo risparmiato e a quanto tempo in più si avrebbe per giocare, non credi?”.

Luiseddu, perplesso, ma quasi affascinato dal discorso di Gratzianeddu, rifletté per un poco e poi convenne: “Certo, recuperare tutto il tempo che perdiamo per andare di corpo, sarebbe veramente bello!”. Gratzianeddu incalzò:“Dai Luisè, io inizio a raccoglierli: datti da fare anche tu! Vedrai, sarà la nostra fortuna!”.

E così, di buona lena e in gran sintonia, Luiseddu e Gratzianeddu raccolsero, sbucciarono e divorarono fichi d’India in quantità industriale. Ne mangiarono talmente tanti che a un certo punto dovettero fermarsi sfiniti, mentre il ventre pieno sembrava essere stato gonfiato con l’aria compressa.

Passato qualche minuto Gratzianeddu si lamentò: “Ohi, mi duole la pancia! Non riesco a resistere: penso che dovrò abbandonare lidea di non andare più di corpo!”.

Pure io, l’abbandono all’istante!” ribatté Luiseddu correndo dietro un cespuglio prima di calarsi i calzoni corti che indossava. Subito Gratzianeddu ne seguì l’esempio ed entrambi si applicarono con pazienza per riuscire nel lorointento ma… senza risultato! “Dai, ancora un piccolo sforzo – lo esortò Luiseddu, – altrimenti saranno guai seri!”. Gli innumerevoli tentativi, tuttavia, non portarono a nulla e i due amici cominciarono a perdere la speranza: la paura cresceva e grossi lacrimoni rigavano le loro guance.

Basta, non ci riesco: dobbiamo rientrare immediatamente a Nuoro, ci porteranno dal dottore e lui saprà come comportarsi. Ajo, Gratzianè!” ordinò infine Luiseddu. Subito i ragazzini si incamminarono verso la lontana cittadina. Quando ebbero percorso alcuni chilometri di strada, Luiseddu si fermò: “Dai Gratzianè, io forse adesso ci riesco, mi sento spingere in modo terribile, ci provo nuovamente!”.

Corse di nuovo dietro un altro cespuglio di lentischio, calzoni giù, gambe piegate e la…. consueta pausa. Stimolatoda Luiseddu, Gratzianeddu lo imitò. Però, in barba alla spasmodica attesa, l’evento non si verificò neppure nell’occasione mentre invece aumentavano i dolori al basso ventre.

Basta – piangeva Luiseddu sollevandosi i pantaloni, – io mi sento morire, dobbiamo tornare a Nuoro”.

Hai ragione: mi sento morire pure io!” concordò il compagno di sventura.

Rapidi e piangenti ripresero il cammino verso casa. Vi giunsero sfiniti e disperati e quasi non ebbero la forza di salutarsi quando ciascuno si diresse alla sua abitazione. “Mamma, sto morendo, mi fa molto male la pancia, non resisto!” pianse Luiseddu non appena scorse tzia Francisca. La donna, allarmata, afferrò il figlio e gli chiese: “Fizu mè, ite tàt sutzessu?(4)”.

Ho mangiato tanti fichi dindia e non riesco più ad andare di corpo: chiamate dottor Marcello, altrimenti muoio!”.

Quante volte ti ho detto che quei frutti sono astringenti e che si devono mangiare con moderazione, soprattutto se sono freschi?”. Così dicendo tzia Francisca si avvicinò ad una vasca collocata nel cortiletto di casa, prese un pezzo di sapone preparato artigianalmente con il lardo di maiale e la soda, lo tagliò in forma di suppostine e disse: “Dai Luisè, abbassati i pantaloni che cercheremo di fare qualcosa!”.

La paura, più che il dolore impedì a Luiseddu di replicare ma la donna lo fece poggiare sulla vasca e cominciò ad infilargli i frammenti di sapone nel sederino. In quello stesso istante si sentirono delle urla terribili provenienti dalla casa vicina. Lia, una delle sorelle di Luiseddu, corse fuori e poi tornò di corsa verso tzia Francisca: “Mamma, benide, beste Gratzianeddu disperau! (5)”. Ad un tempo, non cessavano i lamenti di Luiseddu la cui agitazione e il cui nervosimo crescevano.

Venuta a sapere che i due bambini erano stati insieme in su cunzau, e dato che tzia Grassiarosa, la mamma di Gratzianeddu, era fuori città per commissioni, tzia Francisca si sentì in dovere di intervenire anche con quest’ultimo. “Lia, portami subito Gratzianeddu qui!” ordinò alla figlia. Quando infine il bambino, mani sul basso ventre e schiena piegata, si presentò davanti a lei, gli intimò: “Falati sos pantalones e poneti incurbiau comente a Luiseddu (6)”.

Sebbene impaurito il piccolo obbedì: si calò i calzoni e permise a tzia Francisca di ripetere su di lui la stessa operazione con le… suppostine. Passarono diversi minuti ma non accadde nulla. Però il sapone cominciava la sua azione e i dolori si facevano intollerabili. Assordata dalle urla e dalle strilla inumane, tzia Francisca si decise ad usare tutte le pastiglie su entrambi i piccoli.

Quando anche lei stava cominciando a perdere ogni speranza e stava decidendo di chiamare il medico, un rumore idraulico nel ventre di Luiseddu anticipò l’arrivo di diverse serie esplosive di feci che imbrattarono di escrementi le gambe del fanciullo, il pavimento, finanche la vecchia vasca.

Pochi minuti e il “miracolo” si ripeté anche con Gratzianeddu:“Laudau siete Zesu Gristu (7)” esclamò tzia Francisca alzando gli occhi al cielo. Quindi impugnò il tubo di gomma che normalmente collegava al rubinetto della vasca per pulire e rinfrescare il cortile, e con la pressione al massimo indirizzò il getto d’acqua nella direzione dei due malcapitati. E mentre l’acqua lavava, Luiseddu e Gratzianeddu continuarono ad eruttare feci ed escrementi vari…. Infine, dopo innumerevoli altri tuoni e fulmini, tzia Francisca diede ai bambini un asciugamano e li invitò ad asciugarsi, mentre lei terminava di sciaquare il cortile.

Poco più tardi, silenziosi, dolenti e umiliati, Luiseddu e Gratzianeddu corsero a nascondersi in un angolo tra i gradini che portavano al piano superiore della casa. Quando tzia Francisca li raggiunse per rimproverarli, capita la loro angoscia, la donna si limitò ad ammonirli:“Oggi avete constatato di persona cosa significa esagerare e cosasignifica disobbedire. Avete avuto una grande lezione: ricordatevela!”.

Così fu e così termina la favola (vera!) degli… incauti dei fichi d’India!

1) Ponte di ferro – punto di collegamento tra via La Marmora e Corso Garibaldi (ex via Majore)

2) Orto o giardino coltivato.

3) La casa di campagna.

4) Figlio mio, che ti è accaduto?

5) Mamma, venite subito che c’è Gratzianeddu disperato!

6) Calati i pantaloni e mettiti come Luiseddu!

7) Sia lodato Gesù Cristo!

Nota: tratta da “Pitzinnos minores” di Luigi Ladu. Adattamento in forma di favola per Rosebud di Rina Brundu.

Fotografia nell’articolo di Luigi Ladu: Nuoro vecchia.

http://www.google.it/search?hl=it&source=hp&q=Luigi+ladu&gbv=2&oq=Luigi+ladu&aq=f&aqi=g1g-v9&aql=&gs_nf=1&gs_l=hp.3..0j0i15l9.1144.3448.0.4147.10.10.0.2.2.0.153.875.3j5.8.0.KEmrwicsIcc

 


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25 Aprile 2012 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

Il territorio comunale di Chiaramonti, 1970, I , a cura di Angelino Tedde

 

CONFIGURAZIONE DEL TERRITORIO COMUNALE

Foto Mario Unali

Il territorio comunale di: Chiaramonti, coi suoi 111,500 Kmq ha la massima estensione geografica tra i comuni dell’Anglona.

I limiti ricordano la  forma di uno strano animale dal corpo di volatile in riposo, la zampa e la testa di elefante ,il dorso è rivolto verso Perfugas; la parte inferiore verso Tula ed Ozieri, fino alla zampa anteriore.

L’estremità di questa e la coda toccano Ploaghe, se il volto dell’elefante dovesse muoversi rivolgerebbe i suoi passi verso Ozieri.

Geograficamente, dunque, Chiaramonti confina a Nord con Nulvi, dalla confluenza del Riu Iscanneddu nel Riu Badu Olta, Monte Pertust, (m. 423), Crastu Biancu (m. 466) a Ovest con Ploaghe lungo la linea Crastu Biancu cm. 466); Riu Crapianu, Riu Badu Ebbas, Costa Ortigia, Riu Conca de Fossu, Riu Polcalzos, Riu Frundidu, Riu Badde Pittiris, C. Pertusu, Serra di Monte Pittu (m. 408); a Sud, Sud Ovest col comune di Ozieri, lungo la linea contrassegata da Monte Pittu, Funtana Su Laccheddu, Funtana Cupidasiligo, su Carralzu, Monte Elighia (m. 559, Punta S’Arrocu (m. 500), Punta di Pittia (m. 630), Zappareddu, Funtana Finnialzu, Ghirralza, Su Crabione, Frades Cossittu, Sa Chessa Ruia, Contraedra, Sa Fiurida, Baddios de Pira, Funtana Sa Ruinosa (m. 633), queste ultime località toccano il territorio di Tula); a Est con Perfugas lungo la linea prima sinuosa ed elevata poi meno sinuosa e bassa delle località di Montelidone (m. 487), Su Ballarianu (m. 475), Su Montigiu ‘e S’Omine (m. 464), C. de Basile (m. 426), Nuraghe Pubaddu (m. 395), C. Giagone (315), Scala Modelzu, Corrameana (rn. 208), Frades Contoness (m. 102), al confine col territorio di Martis); a Nord Ovest col territorio comunale di Martis (lungo le località sempre più basse di Baldedu (m. 127 Nuraghe Paulusedda (m. 167), in territorio di Martis, e quelle più elevate di Monte Attallzu (313), Tanca Ide (m. 227), Riu Bide (m. 233). S’Erva Nana, Monte Jscultis (m. 363), Riu Badu Olta (m. 273)~che segna il limite tra il territorio di Chiaramonti, Martis e Nulvi sopra descritto).

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21 Aprile 2012 - Categoria: politologia

Lettere internazionali : Nicolas Sarkosy di Riccardo Brizzi

Sarko o l’Apocalisse. Approdato all’Eliseo in qualità di alfiere del volontarismo politico, scandendo lo slogan “insieme tutto diventa possibile”, Nicolas Sarkozy si ritrova paradossalmente a correre per la propria rielezione incarnando l’inadeguatezza del potere di fronte a una crisi senza fine. Nel 2007 l’idea di “rottura” interpretata dal candidato Ump aveva veicolato una sorta di catarsi collettiva per un Paese “bloccato”, desideroso di riscattarsi dal mesto crepuscolo dell’era Chirac.

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20 Aprile 2012 - Categoria: filologia, lingua/limba

Il Condaghe di San Michele di Salvennor di Mauro Maxia

 

Mauro Maxia a sx con Mario Unali

Segnaliamo la pubblicazione del saggio di Mauro Maxia sul Condaghe citato. Cliccare sul link sotto scritto per saperne di più. Avremo modo più avanti di presentare una recensione.

 

 

 

http://www.saribs.it/scheda.asp?id=SBS-978-88-7356-185-9&ver=it&currency=eur.

 

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19 Aprile 2012 - Categoria: cultura

Ricordando Lucia Pittau: una brillante pianista e docente di pianoforte e clavicembalo a cura di Angelino Tedde

 

Ad appena 47 anni se n’è andata una brillante artista di Sassari, Lucia Pittau. La ricorda così un altro bravo musicista sssarese Mariano Tedde:

La pianista Lucia Pittau

– La conoscevo da anni, ma solo negli ultimi avevo iniziato ad avere un po’ di confidenza. Era simpatica e molto appassionata alla musica in generale e ultimamente al jazz che stava iniziando ad approfondire. Suonava molto bene, credo abbia studiato parecchio nella vita. Si era realizzata bene professionalmente e i suoi allievi la stimavano molto, ho letto i commenti qua e la. Questo dimostra il fatto che fosse molto umana e generosa con loro. Questa cosa mi ha intristito parecchio…povera Lucia.-

Lucia Pittau si era diplomata in pianoforte presso il Conservatorio “L.Perosi” di Campobasso ed in clavicembalo presso il Conservatorio “G.Verdi” di Milano.

Per cinque anni si era perfezionata con il M° Fausto Zadra all’ “Ecole Internationale de Piano” di Losanna;successivamente ha frequentato alcune Master Classes tenute dai Maestri Piero Guarino e Dario De Rosa.

Per la Musica da Camera si era perfezionata con Felice Cusano, Mariana Sirbu, Alexander Brussilowski e Maja Jokanovich nel repertorio sonatistico per violino e pianoforte, e con Conrad Klemm nel duo flauto e pianoforte.

Nel 1991 aveva conseguito il Premio “Mozart Giovani Pianisti” esibendosi ad Acireale come solista con la Camerata Mozart.

Come collaboratrice pianistica aveva lavorato per le “Vacanze Musicali di Alghero” e per l’ “Accademia Internazionale di Musica di Novara” .

Lucia Pittau

Nel 1994 vince il Concorso nazionale a Cattedre nei conservatori di Musica per l’insegnamento di pianoforte principale.

Aveva svolto intensa attività concertistica in Italia e in Europa come solista o in complessi cameristici anche per prestigiose associazioni concertistiche(“La concertante” di Parigi, Conservatorio di Jyvaskyla, Accademia Sibelius di Helsinki, Festival di Ay, Fondation CIEM -Mozart di Lausanne, Teatro Verdi di Pisa, Rosetum di Milano, Teatro Coccia di Novara ,Amici della Musica di Sondrio ecc.) effettuando inoltre registrazioni per la terza rete R.A.I.

Per dieci anni era stata ospite del Festival di musica da camera “Les Rencontres de Louvergny”(Francia) nel quale alternava i ruoli di pianista e clavicembalista.

Aveva inciso un CD edito dalla casa discografia TACTUS che raccoglie l’integrale dell’opera di Giuseppe Martucci e Giovanni Sgambati per violino e pianoforte in duo con Luca Braga. Aveva tenuto corsi di perfezionamento di pianoforte a Framura (La Spezia) e di musica da camera a Quarna (Verbania ).

Si era dedicata prevalentemente alla musica da camera in duo , trio e quartetto e quintetto.

Dopo aver insegnato per sei anni pianoforte e musica da camera nel biennio specialistico di II livello presso il Conservatorio di Sassari e per due in quello di Mantova attualmente era docente di Pianoforte Principale al Conservatorio “L.Marenzio” di Brescia.

Da alcuni anni si era dedicata anche allo studio di nuovi linguaggi musicali jazz e questo suo interesse l’ha portata a formare insieme a Mario Milani e a Loris Stefanuto il TocoTicoTrio.

Studiava piano jazz con Paolo Alderighi e Mario Zara. Nell’estate del 2010 aveva partecipato ai Seminari di Nuoro Jazz 2010.

Frequentava da un paio di anni i corsi di Improvvisazione individuale e collettiva del M° Annibale Rebaudengo a Roana (VI) e al Conservatorio “G.Verdi “ di Milano.

A noi resta il rimpianto per la perdita incolmabile di una nostra artista che ci ha fatto ben figurare oltre l’Isola, al marito e ai tre figli il dolore inesprimibile per la perdita di una madre e di una sposa. Al padre, prof. Massimo Pittau, illustre docente dell’Università degli Studi di Sassari e nostro stimato collaboratore resta il dolore profondo per una figlia ottima e impegnata nel suo cammino artistico fin da ragazza a Sassari.

Tutti i collaboratori di Accademia sarda si uniscono ai suoi cari con la mestizia consapevole di una perdita irreparabile. Resta l’esempio di una donna impegnata, madre e sposa amabile, e docente stimata e adorata dai suoi allievi. Solo la Fede in Gesù risorto ci consola. Lucia è andata a rallegrare con la sua musica il Paradiso, il suo ricordo ci accompagnerà sempre.


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18 Aprile 2012 - Categoria: archeologia

Scuola Estiva di Archeologia Medievale a Bidda Noa Montesantu di Siligo

La Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Sassari, in collaborazione con il Comune di Siligo (SS) e la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Province di Sassari e Nuoro, organizza la seconda Scuola Estiva di Archeologia Medievale (SEAM) nei mesi di giugno e luglio 2011, nel cuore della Sardegna nord-occidentale, in un territorio detto Meilogu (luogo di mezzo). Le attività di scavo archeologico si svolgeranno nel sito rurale di Bidda Noa, presso la chiesa di San Vincenzo Ferrer, dove sorgeva il villaggio medievale e postmedievale di Villanova Montesanto. La campagna di scavo intende continuare ad indagare i depositi archeologici medievali e postmedievali presenti nell’area, nonché acquisire sequenze stratigrafiche complete del sito anche per l’età protostorica, onde definire meglio la cronologia di occupazione. I partecipanti saranno chiamati a svolgere tutte le attività inerenti l’indagine archeologica, dallo scavo al rilievo, alla pulizia e schedatura dei reperti

La scuola si articolerà in due turni di due e tre settimane ciascuno e per ogni turno è prevista la partecipazione di 25 allievi (15 posti saranno lasciati a disposizione degli studenti). Il raggiungimento del numero minimo dei partecipanti non è vincolante per lo svolgimento della campagna. Oltre alle attività di scavo è previsto un ciclo di lezioni sul tema dell’archeologia medievale della Sardegna, tenute da docenti universitari e dai collaboratori della Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Sassari, che si svolgeranno presso il Complesso Culturale “Bidda Noa”, ubicato nel comune di Siligo a breve distanza dallo scavo archeologico.

Le domande di iscrizione, secondo il format scaricabile dai siti internet www.archeomedievale.uniss.it e http://www.comunesiligo.it/, dovranno pervenire all’indirizzo di posta elettronica gianluigimarras@alice.it entro il 20 maggio 2012. Per partecipare alla scuola non sono richieste esperienze precedenti di scavo archeologico, ma eventuali curriculum con esperienze pertinenti saranno tenuti in considerazione. L’ammissione alla scuola avviene su insindacabile giudizio degli organizzatori.

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