3 Marzo 2013 - Categoria: storia

La diffusione degli asili aportiani in Italia di Cristina Urgias

images-3In seguito all’istituzione del primo asilo aportiano, sorto a Cremona nel 1828, ed al senso con cui fu accolta questa iniziativa, anche nel resto della penisola nacquero numerose società con l’intento di promuovere l’istituzione di asili infantili.

Da Cremona, l’asilo aportiano si diffuse in tutto il Lombardo Veneto. Un asilo sorse nel 1835 a Treviglio, in seguito all’iniziativa del sacerdote Carlo Carcano, che per riuscire meglio nell’opera si mise in corrispondenza con l’Aporti. L’asilo ospitava 140 fanciulli e riscosse un tale successo che attirò diversi visitatori tra cui lo stesso Aporti.[1]

Un asilo sorse a Brescia nel 1835 per iniziativa dell’avvocato G. Salari. Nel 1836 ne sorse uno a Milano promosso da G. Sacchi. Dopo pochi anni, a Milano, gli asili aportiani erano diventati 8, di cui 7 di carità ospitanti 1100 ragazzi ed uno a pagamento con 107 fanciulli appartenenti a famiglie agiate. A Mantova nel 1847 l’Aporti coinvolse nel progetto l’arciprete L. Matrini, il conte Arrivabene e don E. Tarozzi.

Altri asili sorsero nel 1838 a Bergamo ad opera di don C. Botta, a Como, a Pavia e a Soresina in provincia di Cremona.

Dopo la Lombardia, anche in Veneto furono istituiti diversi asili.

Ben 5 asili sorsero a Venezia fra il 1836 ed il 1839, a Cremona e Vicenza nel 1837, a Treviso nel 1838 e nello stesso anno a Udine .

Anche la sponda adriatica subì questo benefico influsso. Si fondò un asilo a Capo d’Istria nel 1840 in grado di ospitare 40 fanciulli che presto salirono a 60; né rimasero indifferenti il Tirolo, la Svizzera italiana, con fondazioni a Lugano, Locarno e Tesserete.

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28 Febbraio 2013 - Categoria: discipline scientifiche

Durante l’ultima udienza generale Benedetto XVI abbraccia la Chiesa sparsa nel mondo Non mi sono mai sentito solo E il Papa spiega che resta in modo nuovo presso il Signore Crocifisso nel recinto di san Pietro

Unknown-6Non un ritorno alla vita privata né un abbandono della Croce di Cristo, ma un servizio di preghiera svolto sempre “nel recinto di san Pietro”. Così Benedetto XVI ha spiegato il significato della sua rinuncia al papato alla grandissima folla di fedeli che ha gremito piazza San Pietro mercoledì mattina, 27 febbraio, per l’ultima udienza generale del pontificato.

 “Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato!

Distinte Autorità!

Cari fratelli e sorelle!

Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa mia ultima Udienza generale.

Grazie di cuore! Sono veramente commosso! E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell’inverno.

Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le “notizie” che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola realmente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo. Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr. Col 1,9-10). In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia.

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28 Febbraio 2013 - Categoria: lingua/limba, narrativa

Sa caminera de sa mura ispantosa di Vittorio Sella

 Unknown-8Sa caminera, canno de iverru proiat in manera bunnante, si prenaiat de lutrau, e pro cussu su locu fiat connotu dae sos ‘inzateris e dae sos massaios cun su numene de sos lutraos.

Su ruvu creschiat a un’ala e s’atera de su caminu chi si tramutait in astrintogliu. De istiu ‘essiant sas ‘ozas virdes, sos frores e a pustis sa mura, unu fruttu chi si ‘achiat mannu cantu sa conca de unu poddiche. In su mese de agustu sa caminera fiat sicca e tanno su lutrau ruju paríat unu pamentu. Su sole, dae canno ‘achiat die, isparghiat rajos de ocu e sas abbas iverriles si sicaiant.

Michelli e Grassia, duos pitzinnos minores, ischiant chi in cussu locu bi creschiat meta mura e sos seros, canno su sole cupaiat, bi andaiant pro nche la goddire. De ‘ortaedie non si bi presentaiant, ca potiat cumbinare de imbenner boes muscatos currenne puntos dae sa musca caddina.

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26 Febbraio 2013 - Categoria: politologia

Dalle urne un’Italia da riformare. Una legge elettorale inadeguata determina l’ingovernabilità di Marco Bellizi


Unknown-7Il risultato peggiore che molti paventavano dalle elezioni politiche italiane alla fine si è materializzato. Il Paese non ha al momento un Parlamento in grado di esprimere una maggioranza politica. Registrato il sostanziale pareggio di centrosinistra e centrodestra, dalle urne sono usciti due vincitori. Uno è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che alla Camera diventa il primo partito italiano. Ma a trionfare è soprattutto la legge elettorale, perfetta per rendere il Paese ingovernabile. Che i partiti non abbiano voluto cambiarla è la più grande colpa di cui ora sono chiamati a rispondere. Ignorati gli appelli reiterati del capo dello Stato, centrodestra e centrosinistra hanno preferito lasciare al Paese un sistema di cui nei fatti sono ora ostaggio.

In questo quadro, appare impensabile un imminente ritorno alle urne. A esserne convinte sono praticamente tutte le forze politiche. Il centrosinistra di Pierluigi Bersani – avendo ottenuto il premio di maggioranza alla Camera e il più alto numero di seggi al Senato – reclama la gestione delle operazioni nello scenario postelettorale: proverà a fare una sua proposta di Governo, nel tentativo di verificare in concreto quali forze sono disponibili a cooperare magari sui singoli provvedimenti. Un tale modello opera già in Sicilia, dove Movimento 5 Stelle e centrosinistra collaborano nell’amministrazione regionale. Ed è presumibile ritenere che Giorgio Napolitano, in linea con quanto disposto dalla Costituzione, accordi in prima battuta a Bersani l’incarico di esplorare la possibilità di dare vita a un Esecutivo.

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23 Febbraio 2013 - Categoria: archeologia

Ballatoi terminali e modellini di nuraghi mai esistiti di Massimo Pittau

 Nel quadro generale di assurdità e di ridicolaggini relative alla civiltà nuragica tracciato da alcuni archeologi, ad iniziare da Antonio Taramelli fino a qualcuno vivente – quadro che è perfino offensivo per la intelligenza di noi Sardi – entrano anche la storiella del «ballatoio o terrazzino terminale» che avrebbero avuto i nuraghi e la storiella dei «modellini di nuraghi». Purtroppo non c’è opera o studio, sia che aspiri ad essere scientifico sia che abbia un intento di divulgazione, che non presenti i nuraghi col ballatoio terminale, come quello delle torri medioevali e post-medioevali. Ed invece questi “ballatoi” e quei “modellini” non esistono affatto e non sono esistiti mai.

I supposti “ballatoi”

L’archeologo che ha scavato il Nuraxi di Barumini ha ritenuto di poter affermare l’esistenza del ballatoio terminale nel grande nuraghe in base al ritrovamento, non in situ, ma sparsi nel terreno, di lunghi massi che egli ha considerato “mensoloni”, i quali appunto avrebbero sostenuto il “ballatoio” terminale dell’imponente edificio.

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21 Febbraio 2013 - Categoria: memoria e storia

Ricordando Vanda Erre, già ottima docente di francese e di sostegno all’Istituto d’Arte di Sassari di Angelino Tedde

UnknownVanda, una donna di carattere, un’amica affabile, una professoressa preparata e impegnata, ci ha lasciati il 22 del gennaio scorso dopo un quadriennio di cure intensive, con pause di speranza, lasciando desolata la madre di 96 anni, le due sorelle e il fratello e tutti i parenti, gli amici di studi, i colleghi (si era congedata alcuni anni fa dalla scuola) e gli stessi amici e conoscenti del condominio dove abitava.

Era nata a Sassari il 16 novembre del 1948, cresciuta in una famiglia numerosa e vivace, tre ragazze e un ragazzo, aveva avuto modo di socializzare vivacemente tanto in casa quanto nel suo quartiere del Monte Rosello. Successivamente la famigliola rimase orfana del capo famiglia e la generalessa Vincenzina non andava tanto per il sottile nel richiamare e correggere le figliole e il figlio.

Da figlia minore doveva seguire l’esempio delle sorelle maggiori sia nell’educazione come anche negli studi.

Frequentate le scuole elementari e medie s’scrisse  all’Istituto Magistrale Margherita di Castelvì, conseguendo brillantemente l’abilitazione magistrale che le aprì le porte della Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Pisa nel corso di lingue straniere dove in quattro anni, potè conseguire brillantemente la laurea in lingua Francese. Di quel periodo ci ha dato un esemplare ricordo uno dei compagni di studi Salvatore Patatu, scrittore e studioso di lingua sarda anche lui laureato in Francese a Pisa mettendone in chiara lucee il serio impegno negli studi e la puntualità nel dare gli esami e nel laurearsi.

Rientrata a Sassari si era data da fare per l’insegnamento che svolse a Ozieri, Nughedu San Nicolò, e in vari paesi della Gallura tra cui Monti, altri centri, ma soprattutto Oschiri.

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20 Febbraio 2013 - Categoria: memoria e storia

Una lunga catena di uomini di Costanza Miriano

BXVI

 

Come mamma credo di essere valutata tollerabile dai miei figli, persino simpatica a tratti, vecchia ma non decrepita, e passabilmente poco racchia, in confronto alla media delle vecchie. Purtroppo però ho l’insanabile difetto di essere femmina, e quindi vengo estromessa da tutte una serie di attività valutate maschili: posso accompagnare a una partita ma non assistervi; invitare amici dei figli, ma non parlarci per più di quindici secondi, nel timore che venga colta da un attacco di “io-ti-conosco-da quando-eri-piccolo-così”; fornire informazioni, sapendo però che verranno sottoposte al vaglio della verifica (se lo dice anche il babbo, allora è proprio vero).

Anche oggi dunque mio figlio Bernardo si è dovuto rassegnare ad essere accompagnato alla partita non da una ma da ben tre femmine (anche le sorelline). Cacciate subito dagli spalti, ci siamo trovate all’ombra della Basilica di san Paolo fuori le Mura, e la grandezza di una delle quattro basiliche papali ha colpito le mie bambine, che mi hanno chiesto di visitarla.

Ovviamente l’attrazione numero due è risultata la cioccolata dei monaci benedettini, ma la numero uno, e di parecchio, sono stati inaspettatamente i “bolloni”, cioè gli enormi tondi con dentro i ritratti dei papi, dal primo, san Pietro, a Benedetto XVI, illuminato da un fascio di luce. Le mie bambine sono rimaste a bocca aperta a cercare di contarli, quegli oltre 250 ritratti lungo tutte le navate, la centrale e le laterali. Una fila ininterrotta, una muraglia fondata su quella prima pietra che ha portato fino a noi il depositum fidei. Una muraglia che ha vacillato, e forse vacillerà ancora, che forse si assottiglierà, magari fino a trasformarsi in un ponte lungo e stretto sul quale dovremo camminare uno dietro l’altro per non cadere giù. Ma anche così, diroccate ed esposte ai venti, le mura non cederanno, ce lo ha assicurato Gesù (un mio figlio è stato convinto per anni che Gesù avesse detto le porte dei pifferi non prevarranno, e non si spiegava perché ce l’avesse tanto con l’innocuo strumento musicale).

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20 Febbraio 2013 - Categoria: eventi straordinari

Il dramma messianico: Dio sceglie il suo Re

Salmo 2

images-1Riconosciamo in Gesù il re di cui parla il salmo. Facendolo risorgere, Dio gli ha dato la vittoria, lo ha costituito Signore e Mediatore. Soltanto aderendo a lui, gli uomini entreranno nella via della salvezza e saranno felici.

Perché questa rivolta di popoli
queste assurde pretese delle genti?

Contro il Signore e il re da lui scelto
si ribellano i re, cospirano i capi e gridano:
<Liberiamoci dal loro dominio
spezziamo le nostre catene.>

Dal suo trono nel cielo
ride il Signore e li disprezza.
A loro si rivolge adirato
e, spargendo terrore, proclama:
<Sono io che ho posto il mio re
in Sion, montagna a me sacra>.

Questo è il decreto del Signore al suo re:

<Tu sei mio figlio;
io oggi ti ho generato.
Chiedi: ti darò i popoli in possesso
sarà tua tutta la terra.
Potrai distruggerli con scettro di ferro,
ridurli a pezzi come vasi d’argilla.>

Signori e potenti del mondo,
Mettete giudizio, ascoltate:
Servite il Signore con rispetto
adoratelo con grande timore:
ché non scoppi improvviso il suo sdegno
e voi non perdiate la vita.>

Felice chi confida nel Signore.

 

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