26 Febbraio 2013 - Categoria: politologia

Dalle urne un’Italia da riformare. Una legge elettorale inadeguata determina l’ingovernabilità di Marco Bellizi


Unknown-7Il risultato peggiore che molti paventavano dalle elezioni politiche italiane alla fine si è materializzato. Il Paese non ha al momento un Parlamento in grado di esprimere una maggioranza politica. Registrato il sostanziale pareggio di centrosinistra e centrodestra, dalle urne sono usciti due vincitori. Uno è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che alla Camera diventa il primo partito italiano. Ma a trionfare è soprattutto la legge elettorale, perfetta per rendere il Paese ingovernabile. Che i partiti non abbiano voluto cambiarla è la più grande colpa di cui ora sono chiamati a rispondere. Ignorati gli appelli reiterati del capo dello Stato, centrodestra e centrosinistra hanno preferito lasciare al Paese un sistema di cui nei fatti sono ora ostaggio.

In questo quadro, appare impensabile un imminente ritorno alle urne. A esserne convinte sono praticamente tutte le forze politiche. Il centrosinistra di Pierluigi Bersani – avendo ottenuto il premio di maggioranza alla Camera e il più alto numero di seggi al Senato – reclama la gestione delle operazioni nello scenario postelettorale: proverà a fare una sua proposta di Governo, nel tentativo di verificare in concreto quali forze sono disponibili a cooperare magari sui singoli provvedimenti. Un tale modello opera già in Sicilia, dove Movimento 5 Stelle e centrosinistra collaborano nell’amministrazione regionale. Ed è presumibile ritenere che Giorgio Napolitano, in linea con quanto disposto dalla Costituzione, accordi in prima battuta a Bersani l’incarico di esplorare la possibilità di dare vita a un Esecutivo.

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23 Febbraio 2013 - Categoria: archeologia

Ballatoi terminali e modellini di nuraghi mai esistiti di Massimo Pittau

 Nel quadro generale di assurdità e di ridicolaggini relative alla civiltà nuragica tracciato da alcuni archeologi, ad iniziare da Antonio Taramelli fino a qualcuno vivente – quadro che è perfino offensivo per la intelligenza di noi Sardi – entrano anche la storiella del «ballatoio o terrazzino terminale» che avrebbero avuto i nuraghi e la storiella dei «modellini di nuraghi». Purtroppo non c’è opera o studio, sia che aspiri ad essere scientifico sia che abbia un intento di divulgazione, che non presenti i nuraghi col ballatoio terminale, come quello delle torri medioevali e post-medioevali. Ed invece questi “ballatoi” e quei “modellini” non esistono affatto e non sono esistiti mai.

I supposti “ballatoi”

L’archeologo che ha scavato il Nuraxi di Barumini ha ritenuto di poter affermare l’esistenza del ballatoio terminale nel grande nuraghe in base al ritrovamento, non in situ, ma sparsi nel terreno, di lunghi massi che egli ha considerato “mensoloni”, i quali appunto avrebbero sostenuto il “ballatoio” terminale dell’imponente edificio.

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21 Febbraio 2013 - Categoria: memoria e storia

Ricordando Vanda Erre, già ottima docente di francese e di sostegno all’Istituto d’Arte di Sassari di Angelino Tedde

UnknownVanda, una donna di carattere, un’amica affabile, una professoressa preparata e impegnata, ci ha lasciati il 22 del gennaio scorso dopo un quadriennio di cure intensive, con pause di speranza, lasciando desolata la madre di 96 anni, le due sorelle e il fratello e tutti i parenti, gli amici di studi, i colleghi (si era congedata alcuni anni fa dalla scuola) e gli stessi amici e conoscenti del condominio dove abitava.

Era nata a Sassari il 16 novembre del 1948, cresciuta in una famiglia numerosa e vivace, tre ragazze e un ragazzo, aveva avuto modo di socializzare vivacemente tanto in casa quanto nel suo quartiere del Monte Rosello. Successivamente la famigliola rimase orfana del capo famiglia e la generalessa Vincenzina non andava tanto per il sottile nel richiamare e correggere le figliole e il figlio.

Da figlia minore doveva seguire l’esempio delle sorelle maggiori sia nell’educazione come anche negli studi.

Frequentate le scuole elementari e medie s’scrisse  all’Istituto Magistrale Margherita di Castelvì, conseguendo brillantemente l’abilitazione magistrale che le aprì le porte della Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Pisa nel corso di lingue straniere dove in quattro anni, potè conseguire brillantemente la laurea in lingua Francese. Di quel periodo ci ha dato un esemplare ricordo uno dei compagni di studi Salvatore Patatu, scrittore e studioso di lingua sarda anche lui laureato in Francese a Pisa mettendone in chiara lucee il serio impegno negli studi e la puntualità nel dare gli esami e nel laurearsi.

Rientrata a Sassari si era data da fare per l’insegnamento che svolse a Ozieri, Nughedu San Nicolò, e in vari paesi della Gallura tra cui Monti, altri centri, ma soprattutto Oschiri.

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20 Febbraio 2013 - Categoria: memoria e storia

Una lunga catena di uomini di Costanza Miriano

BXVI

 

Come mamma credo di essere valutata tollerabile dai miei figli, persino simpatica a tratti, vecchia ma non decrepita, e passabilmente poco racchia, in confronto alla media delle vecchie. Purtroppo però ho l’insanabile difetto di essere femmina, e quindi vengo estromessa da tutte una serie di attività valutate maschili: posso accompagnare a una partita ma non assistervi; invitare amici dei figli, ma non parlarci per più di quindici secondi, nel timore che venga colta da un attacco di “io-ti-conosco-da quando-eri-piccolo-così”; fornire informazioni, sapendo però che verranno sottoposte al vaglio della verifica (se lo dice anche il babbo, allora è proprio vero).

Anche oggi dunque mio figlio Bernardo si è dovuto rassegnare ad essere accompagnato alla partita non da una ma da ben tre femmine (anche le sorelline). Cacciate subito dagli spalti, ci siamo trovate all’ombra della Basilica di san Paolo fuori le Mura, e la grandezza di una delle quattro basiliche papali ha colpito le mie bambine, che mi hanno chiesto di visitarla.

Ovviamente l’attrazione numero due è risultata la cioccolata dei monaci benedettini, ma la numero uno, e di parecchio, sono stati inaspettatamente i “bolloni”, cioè gli enormi tondi con dentro i ritratti dei papi, dal primo, san Pietro, a Benedetto XVI, illuminato da un fascio di luce. Le mie bambine sono rimaste a bocca aperta a cercare di contarli, quegli oltre 250 ritratti lungo tutte le navate, la centrale e le laterali. Una fila ininterrotta, una muraglia fondata su quella prima pietra che ha portato fino a noi il depositum fidei. Una muraglia che ha vacillato, e forse vacillerà ancora, che forse si assottiglierà, magari fino a trasformarsi in un ponte lungo e stretto sul quale dovremo camminare uno dietro l’altro per non cadere giù. Ma anche così, diroccate ed esposte ai venti, le mura non cederanno, ce lo ha assicurato Gesù (un mio figlio è stato convinto per anni che Gesù avesse detto le porte dei pifferi non prevarranno, e non si spiegava perché ce l’avesse tanto con l’innocuo strumento musicale).

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20 Febbraio 2013 - Categoria: eventi straordinari

Il dramma messianico: Dio sceglie il suo Re

Salmo 2

images-1Riconosciamo in Gesù il re di cui parla il salmo. Facendolo risorgere, Dio gli ha dato la vittoria, lo ha costituito Signore e Mediatore. Soltanto aderendo a lui, gli uomini entreranno nella via della salvezza e saranno felici.

Perché questa rivolta di popoli
queste assurde pretese delle genti?

Contro il Signore e il re da lui scelto
si ribellano i re, cospirano i capi e gridano:
<Liberiamoci dal loro dominio
spezziamo le nostre catene.>

Dal suo trono nel cielo
ride il Signore e li disprezza.
A loro si rivolge adirato
e, spargendo terrore, proclama:
<Sono io che ho posto il mio re
in Sion, montagna a me sacra>.

Questo è il decreto del Signore al suo re:

<Tu sei mio figlio;
io oggi ti ho generato.
Chiedi: ti darò i popoli in possesso
sarà tua tutta la terra.
Potrai distruggerli con scettro di ferro,
ridurli a pezzi come vasi d’argilla.>

Signori e potenti del mondo,
Mettete giudizio, ascoltate:
Servite il Signore con rispetto
adoratelo con grande timore:
ché non scoppi improvviso il suo sdegno
e voi non perdiate la vita.>

Felice chi confida nel Signore.

 

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15 Febbraio 2013 - Categoria: eventi straordinari

Le impressioni sulle dimissioni del Papa scritte in latino e tradotte in italiano dal prof. Giuseppe B. nato a Cagliari, ma sassarese di adozione

Ho chiesto all’amico Giuseppe (preferisce restare anonimo) di scrivermi le sue impressioni in latino sulle dimissiomi di Benedetto XVI. Mi ha accontentato e lo ringrazio di cuore. Capita ogni tanto che ci scriviamo in latino delle email per il gusto di tenerci in esercizio.

Joseph natione calaritanus sacerensis adoptione suo amico dilecto Angelino salutem.

 Hodie, die undecima mensis Februarii, hora sexta, nuntium ex interretiali situ vidi et audivi de Summi Pontificis abdicatione; factum quod ephemeridis scriptores et auctores colloquiorum percontativorum in voce et in video, ab omnibus mundi partibus, certe insurget. Non mihi iuvat vanas immagines disserere – nec mihi fas esse reputo -, sed amico brevem aliquam meditationem confidere malo.

 Loqui nolo de rationibus quae Benedictum XVI induxerunt ut hunc acciperet consilium, ceterum mea non interest absolute. Verum est quod usualis non sit in Ecclesia hoc genus solutionis; si excluditur Celestinus V, cuius historia bene novimus, non esse aliud exemplum referendum mihi videtur. Et ideo puto dolores et cruciatus a decessore toleratos in vitae eius novissimus diebus, in quibus magna difficultas exprimendi et impossibilitas cum fidelibus communicandi sub omnium oculis erant, non extraneos fuisse tali lectioni. Sed haec hactenus!

 Prior mea cogitatio, quae tibi propono, maioris signi et gravior haec est: sincere credo Summum Pontificem fecisse praesertim actum amoris pro Ecclesia, actum amoris qui sequitur audaciae actum cum electionem acceptaverit nunc octo anni sunt. Opinor,enim, illum credere paulum conveniens ministerium fidele et continuum pro Ecclesia cum pauca valetudine et aetate nimis praegressa.

 Benedictus XVI, optimus theologus, perfecte comprehendit Pontificem servum servorum Dei semper et ubique esse debere; et etiam necesse esse omne momentum existentiae suae ad hoc servitium assiduum… usque ad mortem. Sed si haec mors non venit tempore apto ad liberandum corpus ab omnibus terrenis laqueis, dum vigilis et compos sui homo adhuc est, pro bono Ecclesiae videtur necessaria abdicatio.

 Altera cogitatio vergit in argumentum similem et his verbis explico: amor Ecclesiae a Pontifice profusus liberum facit eum pro futuris optionibus, id est cum hic amor ipse periclitaretur a morbo et aetate nullum esse. Magnam dilectionem nos omnes vidimus in apostolicis itineribus, in variis interventibus secundum opportunitatem, in paterna deditione erga pauperes et ab omni fortuna derelictos totius mundi, quibus semper dicatus est. Pulchrum esset recordare aliquot exempla, sed hoc meis cogitationibus longe est.

 Sed aliud cogitatum me ducit ut explicem theologicam sapientiam presentem in labore apostolico et in suo pontificali magisterio: in iis pater est cui filii fiduciose confugere possunt. Sapientia magna quam effecit pluribus annis studiorum reconditorum et adsiduorum, adumbrationem teologicam in omnibus orationibus et prasertim in scriptis suis posuit. Mihi videtur iustum ipsum referre in numerum Patrum Ecclesiae qui dicuntur, et eum adsociare Ambrogio, Augustino, Basilio, Gregorio et aliis qui cum ipso pastorale onus partiti sunt; quod onus ipsi exercitaverunt non solum beneficio suae dioecesis sed pro tota Ecclesia.

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14 Febbraio 2013 - Categoria: educazione, storia

Famiglia e infanzia in Europa, Italia e Sardegna di Cristina Urgias

In Europa agli inizi dell’Ottocento, mentre le famiglie aristocratiche e borghesi di ricchi artigiani e agricoltori si avviavano verso la trasformazione dalla tipologia familiare premoderna  a quella moderna (in cui si metteva al primo posto la salute e l’educazione dei figli) le famiglie più povere, prostrate da situazioni di disagio (precarietà del lavoro, difficoltà di procurarsi un alloggio, situazioni igieniche malsane ecc.) trovavano numerosi ostacoli nel realizzare il loro ideale di vita borghese.[1]

L’andamento della vita familiare era costantemente sconvolto da eventi imprevisti che avevano delle ripercussioni sia sulla sua reale sopravvivenza sia sui destini individuali dei suoi membri. Tra questi c’era sicuramente la mortalità diffusa a tutte le età e principalmente delle donne che lasciavano i figli orfani in abbandono parziale o totale[2]. Del resto anche per gli uomini le speranze di vita media non andavano oltre i cinquant’anni.

Anche la mortalità infantile toccava delle punte drammatiche.

Le città murate e i centri rurali erano in condizioni igienico-sanitarie alquanto precarie: contaminate da escrementi umani, odori nauseabondi, acque luride, cibi putridi, rumori assordanti. I grandi centri urbani erano neri e fuligginosi per la diffusione delle industrie che bruciavano carbone.[3]

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11 Febbraio 2013 - Categoria: cristianesimo, eventi straordinari, lingua/limba

Su Paba Beneitu XVI, betzu e malaidu, lassat sa ghia de sa Cresia pro s’eletzione de una paba pius zovanu e forte de Anghelu de sa Niéra

Beneitu XVI

Su Paba, Beneitu XVI, lassat su tronu de Santu Pedru ca li pesant sos annos e siguramente est puru malaidu. Custas cosas las podimus cumprendere nois chi no che semus imbetzende. Issu at nadu chi pro guvernare sa Cresia bi cheret pius fortza fisica e coraggiu. Pro a mie at fatu bene e cun s’elegantzia e signorilidade chi at sempre dimostradu in totu sa vida sua. Tzertamente sos dispiagheres chi lis ant dadu sos prideros, paritzos piscamos e pius de unu cardinale e tzertas concas de ou de cristianos, ammitimus fina su populu cristianu ch’est diventadu a pagu a pagu revessu, apostata, e criticaiolu l’ant copidu a su coro. Meda de a issos, ismentighende chi sunt partes de sa Cresia santa cattolica apostolica e romana, non faghent che narrer male de su Paba. Non bastat chi semus pecadores e pecamus a onzi passu chi ponimus, amus su coraggiu de nond’essire finas dae su masone de Cristos pro narrer male de su Paba ca diat esser tropu ricu, tropu estidu de oro:unu fiotu de ballas chi no istant ne in chelu ne in terra. Pensade chi zente meda, puru istudiada, no ischit distighere su filu indorardu dae s’oro e tando cando ident lutzigare sa mitria o sas bestes liturgicas la leant pro bestes de oro. Meda bortas apo devidu ispiegare a tzente lega e istudiada chi una cosa est su filu e una cosa est s’oro, ma deo naro chi puru si ant esser istadas de oro Deus meneressit s’oro e onzi bene pretziosu chi at fatu in cust’universu mannu. Su fat’istat chi cando unu est conchi boidu o de malanimu no bi sunt peraulas a bi lu fagher cunprenderee tando si ch’andent a sas caldans de s’Inferru, anima mia libera! A onzi modu, torrende a Beneietu XVI, devimus reconoschere ch’in sos annos chi at tentu su timone de sa Barca de Santu Pedru at passadu tempestas de onzi manera: sa denuntzia giara e tunda de su chirigos pedofilos, de sos teologos istravagantes, de sas natziones chi ant abbandonadu in totu sa fide catolica, apostolica romana che sa Germania, sa Franza, sa pius apostata, su Belgiu e ateras natziones. Cun sas entziclicas Beneitu XVI at faeddadu giaru nende de custu mundu tecnologicu ch’est perdende sos sentimentos umanos e cristianos, at denuntziadu su fatu chi onzunu si faghet sa legge morale a conca sua, faeddende de soggetivismu eticu e de relativismu, puru a cussa conca tosta che.i. sa pedra de cussu imbumboinadu de Umberto Eco, su maccarrone internatzionale ch’amus in Italia e chi si che podet betare puru dae sas turres de Bologna, sempre anima mia libera! at nadu cosas contra su Paba chi sun dignas de unu cochi macu O a cuss’ateru conchi boidu de Eugeniu Iscalfari chi si creet Paba e Babbu Eternu, cand’est solu unu giornalista miliardariu chi no ischit mancu ue ch’etare su inari balanzadu cun faulas e fauleddas como chi si s’est acurtziende a sa morte.

Cust’omine chi est diventadu Paba a 78 annos at fatu 21 viaggios apostolicos internatzionales, at incontradu milliones de omines e de feminas, at faeddadu a su mundu intreu meda bortas. Cando l’ant eleggidu at nadu ” So un oberaiu in binza de Nostru Segnore” e gai at fatu dae prideru, professore in Telogia, piscamu e cardinale. At trabagliadu pro tantos annos cun Giuanne Paulu II, si podet narrer chi est bistadu su bratzu drestu sou, ca cantu Giuanne Paulu fit istudiadu in Filosofia, Beneitu XVI l’est in Teologia.

Nois semus meda dispiaghidos pro custu abbandonu dolorosu,intamen semus cuntentos chi unu Paba, finas ritirendesi pro si preparare a sa vida eterna nos dat s’esempiu chi totu at una fine e cando no bi la faghimus pius a fagher su dovere nostru nde devimus faghere a mancu.

Le dichiarazioni del Papa ai cardinali

vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.
Benedetto XVI
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