8 Marzo 2013 - Categoria: discipline scientifiche

Festeggiare le donne non far loro la festa di Ange de Clermont

Mimose per le donne

Mimose per le donne

Festa della donna o Festa alla donna? Mi sa che si cerchi di fare la festa alla donna: in famiglia, nei mass media, nei posti di lavoro. Esser donna significa esser madre, ma oggi a quante donne è concesso d’esserlo davvero?Esser donna significa esser sposa, m a quante è data l’opportunità di trovare dei bamboccioni seriamente desiderosi di metter su famiglia? Va di moda la donna usa e getta come del resto anche il maschio usa e getta. Non parliamo del mondo dello spettacolo di cui la donna tiene una gran fetta, ma come la tiene? Spesso con la commercializzazione pubblicitaria dove conta il prodotto da vendere più che la donna che vende? Viviamo in un mondo in cui con la teoria del genere ha messo in crisi la stessa identità di maschio e femmina. Insomma pare che lo spirito del male stia scombussolando la vita umana beffandosi in primis della donna e poi dell’uomo.
Non voglio oggi stancarvi cari amici di fb con discorsi difficili. Noi, nati alla fine degli anni trenta del secolo scorso, amiamo fare la festa delle donne per quel che rappresentano come madri, spose, figlie, educatrici e insegnanti, lavoratrici e libere professioniste per cui offriamo sia pure virtualmente a ciascuna donna presente nel nostro gruppo di amici un bel mazzo di mimose e augurare a tutte e a ciascuna una giornata felice, ricca di coccole e di omaggi, di gioia e di amore sponsale, filiale, paterno e materno e di serenità nel lavoro e nell’educazione dei figli. Alle sorelle consacrate auguro quella serenità che si prova a donarsi totalmente al Signore, alle nubili un futuro radioso oppure una scelta da single decorosa e socialmente importante! Auguri, auguri a tutte!

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5 Marzo 2013 - Categoria: archeologia

“Quandoque bonus dormitat Homerus” L’epigrafista Raimondo Zucca di Massimo Pittau

UnknownIo ho sempre dimostrato grande stima del collega Raimondo Zucca come studioso e talvolta l’ho fatto anche in forma pubblica. Però un suo recente ampio studio (di 70 pagine) dedicato alla cosiddetta “scrittura nuragica” e pubblicato nel «Bollettino di Studi Sardi» (5 – 2012), mi ha sorpreso abbastanza e non mi trova d’accordo in tutto. Egli infatti ha tracciato – molto bene – la lunga storia della questione sulla esistenza o meno di una scrittura fra gli antichi Nuragici, ma insieme ha allargato enormemente il suo campo di analisi, a tutto il Mediterraneo antico, dalla Sardegna all’Iberia, a Micene, a Cipro, alla Fenicia, all’Egitto, ecc. Io però non mi sento di interloquire col collega Zucca in un campo così vasto e precisamente sulla lingua iberica, su quella micenea, su quella fenicia, ecc., perché non sono stati questi miei campi di studio specifico e pertanto temerei di essere superficiale sull’argomento.

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3 Marzo 2013 - Categoria: storia

La diffusione degli asili aportiani in Italia di Cristina Urgias

images-3In seguito all’istituzione del primo asilo aportiano, sorto a Cremona nel 1828, ed al senso con cui fu accolta questa iniziativa, anche nel resto della penisola nacquero numerose società con l’intento di promuovere l’istituzione di asili infantili.

Da Cremona, l’asilo aportiano si diffuse in tutto il Lombardo Veneto. Un asilo sorse nel 1835 a Treviglio, in seguito all’iniziativa del sacerdote Carlo Carcano, che per riuscire meglio nell’opera si mise in corrispondenza con l’Aporti. L’asilo ospitava 140 fanciulli e riscosse un tale successo che attirò diversi visitatori tra cui lo stesso Aporti.[1]

Un asilo sorse a Brescia nel 1835 per iniziativa dell’avvocato G. Salari. Nel 1836 ne sorse uno a Milano promosso da G. Sacchi. Dopo pochi anni, a Milano, gli asili aportiani erano diventati 8, di cui 7 di carità ospitanti 1100 ragazzi ed uno a pagamento con 107 fanciulli appartenenti a famiglie agiate. A Mantova nel 1847 l’Aporti coinvolse nel progetto l’arciprete L. Matrini, il conte Arrivabene e don E. Tarozzi.

Altri asili sorsero nel 1838 a Bergamo ad opera di don C. Botta, a Como, a Pavia e a Soresina in provincia di Cremona.

Dopo la Lombardia, anche in Veneto furono istituiti diversi asili.

Ben 5 asili sorsero a Venezia fra il 1836 ed il 1839, a Cremona e Vicenza nel 1837, a Treviso nel 1838 e nello stesso anno a Udine .

Anche la sponda adriatica subì questo benefico influsso. Si fondò un asilo a Capo d’Istria nel 1840 in grado di ospitare 40 fanciulli che presto salirono a 60; né rimasero indifferenti il Tirolo, la Svizzera italiana, con fondazioni a Lugano, Locarno e Tesserete.

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28 Febbraio 2013 - Categoria: discipline scientifiche

Durante l’ultima udienza generale Benedetto XVI abbraccia la Chiesa sparsa nel mondo Non mi sono mai sentito solo E il Papa spiega che resta in modo nuovo presso il Signore Crocifisso nel recinto di san Pietro

Unknown-6Non un ritorno alla vita privata né un abbandono della Croce di Cristo, ma un servizio di preghiera svolto sempre “nel recinto di san Pietro”. Così Benedetto XVI ha spiegato il significato della sua rinuncia al papato alla grandissima folla di fedeli che ha gremito piazza San Pietro mercoledì mattina, 27 febbraio, per l’ultima udienza generale del pontificato.

 “Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato!

Distinte Autorità!

Cari fratelli e sorelle!

Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa mia ultima Udienza generale.

Grazie di cuore! Sono veramente commosso! E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell’inverno.

Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le “notizie” che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola realmente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo. Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr. Col 1,9-10). In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia.

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28 Febbraio 2013 - Categoria: lingua/limba, narrativa

Sa caminera de sa mura ispantosa di Vittorio Sella

 Unknown-8Sa caminera, canno de iverru proiat in manera bunnante, si prenaiat de lutrau, e pro cussu su locu fiat connotu dae sos ‘inzateris e dae sos massaios cun su numene de sos lutraos.

Su ruvu creschiat a un’ala e s’atera de su caminu chi si tramutait in astrintogliu. De istiu ‘essiant sas ‘ozas virdes, sos frores e a pustis sa mura, unu fruttu chi si ‘achiat mannu cantu sa conca de unu poddiche. In su mese de agustu sa caminera fiat sicca e tanno su lutrau ruju paríat unu pamentu. Su sole, dae canno ‘achiat die, isparghiat rajos de ocu e sas abbas iverriles si sicaiant.

Michelli e Grassia, duos pitzinnos minores, ischiant chi in cussu locu bi creschiat meta mura e sos seros, canno su sole cupaiat, bi andaiant pro nche la goddire. De ‘ortaedie non si bi presentaiant, ca potiat cumbinare de imbenner boes muscatos currenne puntos dae sa musca caddina.

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26 Febbraio 2013 - Categoria: politologia

Dalle urne un’Italia da riformare. Una legge elettorale inadeguata determina l’ingovernabilità di Marco Bellizi


Unknown-7Il risultato peggiore che molti paventavano dalle elezioni politiche italiane alla fine si è materializzato. Il Paese non ha al momento un Parlamento in grado di esprimere una maggioranza politica. Registrato il sostanziale pareggio di centrosinistra e centrodestra, dalle urne sono usciti due vincitori. Uno è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che alla Camera diventa il primo partito italiano. Ma a trionfare è soprattutto la legge elettorale, perfetta per rendere il Paese ingovernabile. Che i partiti non abbiano voluto cambiarla è la più grande colpa di cui ora sono chiamati a rispondere. Ignorati gli appelli reiterati del capo dello Stato, centrodestra e centrosinistra hanno preferito lasciare al Paese un sistema di cui nei fatti sono ora ostaggio.

In questo quadro, appare impensabile un imminente ritorno alle urne. A esserne convinte sono praticamente tutte le forze politiche. Il centrosinistra di Pierluigi Bersani – avendo ottenuto il premio di maggioranza alla Camera e il più alto numero di seggi al Senato – reclama la gestione delle operazioni nello scenario postelettorale: proverà a fare una sua proposta di Governo, nel tentativo di verificare in concreto quali forze sono disponibili a cooperare magari sui singoli provvedimenti. Un tale modello opera già in Sicilia, dove Movimento 5 Stelle e centrosinistra collaborano nell’amministrazione regionale. Ed è presumibile ritenere che Giorgio Napolitano, in linea con quanto disposto dalla Costituzione, accordi in prima battuta a Bersani l’incarico di esplorare la possibilità di dare vita a un Esecutivo.

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23 Febbraio 2013 - Categoria: archeologia

Ballatoi terminali e modellini di nuraghi mai esistiti di Massimo Pittau

 Nel quadro generale di assurdità e di ridicolaggini relative alla civiltà nuragica tracciato da alcuni archeologi, ad iniziare da Antonio Taramelli fino a qualcuno vivente – quadro che è perfino offensivo per la intelligenza di noi Sardi – entrano anche la storiella del «ballatoio o terrazzino terminale» che avrebbero avuto i nuraghi e la storiella dei «modellini di nuraghi». Purtroppo non c’è opera o studio, sia che aspiri ad essere scientifico sia che abbia un intento di divulgazione, che non presenti i nuraghi col ballatoio terminale, come quello delle torri medioevali e post-medioevali. Ed invece questi “ballatoi” e quei “modellini” non esistono affatto e non sono esistiti mai.

I supposti “ballatoi”

L’archeologo che ha scavato il Nuraxi di Barumini ha ritenuto di poter affermare l’esistenza del ballatoio terminale nel grande nuraghe in base al ritrovamento, non in situ, ma sparsi nel terreno, di lunghi massi che egli ha considerato “mensoloni”, i quali appunto avrebbero sostenuto il “ballatoio” terminale dell’imponente edificio.

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21 Febbraio 2013 - Categoria: memoria e storia

Ricordando Vanda Erre, già ottima docente di francese e di sostegno all’Istituto d’Arte di Sassari di Angelino Tedde

UnknownVanda, una donna di carattere, un’amica affabile, una professoressa preparata e impegnata, ci ha lasciati il 22 del gennaio scorso dopo un quadriennio di cure intensive, con pause di speranza, lasciando desolata la madre di 96 anni, le due sorelle e il fratello e tutti i parenti, gli amici di studi, i colleghi (si era congedata alcuni anni fa dalla scuola) e gli stessi amici e conoscenti del condominio dove abitava.

Era nata a Sassari il 16 novembre del 1948, cresciuta in una famiglia numerosa e vivace, tre ragazze e un ragazzo, aveva avuto modo di socializzare vivacemente tanto in casa quanto nel suo quartiere del Monte Rosello. Successivamente la famigliola rimase orfana del capo famiglia e la generalessa Vincenzina non andava tanto per il sottile nel richiamare e correggere le figliole e il figlio.

Da figlia minore doveva seguire l’esempio delle sorelle maggiori sia nell’educazione come anche negli studi.

Frequentate le scuole elementari e medie s’scrisse  all’Istituto Magistrale Margherita di Castelvì, conseguendo brillantemente l’abilitazione magistrale che le aprì le porte della Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Pisa nel corso di lingue straniere dove in quattro anni, potè conseguire brillantemente la laurea in lingua Francese. Di quel periodo ci ha dato un esemplare ricordo uno dei compagni di studi Salvatore Patatu, scrittore e studioso di lingua sarda anche lui laureato in Francese a Pisa mettendone in chiara lucee il serio impegno negli studi e la puntualità nel dare gli esami e nel laurearsi.

Rientrata a Sassari si era data da fare per l’insegnamento che svolse a Ozieri, Nughedu San Nicolò, e in vari paesi della Gallura tra cui Monti, altri centri, ma soprattutto Oschiri.

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