27 Aprile 2013 - Categoria: c'est la vie, memoria e storia, politologia

International email di Frantzisca Passiu

Unknown-9“Qui tutto scorre liscio e questi ultimi due giorni il sole ci ha concesso la sua presenza anche in questo paese che sembra dimenticare spesso.

In questo giorni ho scritto sulle cose che mi piacciono e quelle che non mi piacciono dell’Inghilterra: le due facce della stessa medaglia.

Considero Londra un “mondo a parte” e credo che abbia più cose in comune con altre metropoli come New York o Sidney piuttosto che con qualsiasi altra città dell’Inghilterra o del Regno Unito.

Detto questo, l’elenco che segue rischia di cadere inevitabilmente in una serie di stereotipi, ma spero di non offendere la sensibilità di nessuno. In ogni caso, ecco alcune riflessioni e osservazioni su Londra e dintorni.

L’inghilterra è indubbiamente popolata da una grande varietà di etnie di diversa provenienza, con propria lingua, religione e cultura. Questo fa sì che il razzismo come lo intendiamo noi venga ridotto ai minimi termini, dato che non esiste un gruppo etnico dominante rispetto agli altri.

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27 Aprile 2013 - Categoria: storia

La città di Roma fondata dagli Etruschi ? di Massimo Pittau

Unknown-8Molti autori greci, ormai soggiogati anche sul piano psicologico e su quello culturale, dalla potenza dei dominatori Romani, fecero a gara per dimostrare che in effetti Roma era una “fondazione greca”. Uno dei più importanti di questi autori, Dionigi di Alicarnasso, si lasciò sfuggire a denti stretti la frase secondo cui «molti degli scrittori sostennero che la stessa Roma era un città Tirrena» (cioè Etrusca). Ebbene, numerose e consistenti prove linguistiche sono in grado di dimostrare che effettivamente Roma come città fu fondata, non dai Latini o dai Sabini, bensì dagli Etruschi.

Many Greek authors, at that time also psychologically and culturally captivated by the power of the Roman rulers, competed in demonstrating that in reality Rome was a “Greek foundation”. One of the most important of these authors, Dionysius of Halicarnassus, let out reluctantly the sentence: “several writers told that Rome itself was a Tyrrhenian city”(that is, Etruscan). Well, much consistent linguistic evidence does demonstrate that in fact Rome was founded by Etruscans and not by Latins or Sabines. 

È cosa abbastanza nota che dopo la conquista della Grecia da parte dei Romani, molti autori greci, ormai soggiogati non soltanto sul piano militare e politico ma anche su quello psicologico dalla potenza dei dominatori, fecero a gara per dimostrare che in effetti Roma era una “fondazione greca” (κτίσις ελληνική). E ciò fecero anche fondandosi sulla paretimologia del nome di Roma, fatto derivare abusivamente dall’appellativo greco ρώμη (rhōmē) «forza». Era questa indubbiamente una etimologia del tutto campata in aria, anche perché è illogico ritenere che all’inizio, quando Roma non era altro che un piccolissimo centro abitato, coloro che le diedero il nome potessero prevedere l’incredibile sviluppo futuro, militare politico e culturale, di Roma, che sarebbe finita con l’essere considerata il caput mundi.

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23 Aprile 2013 - Categoria: eventi straordinari, memoria e storia

Il discorso di un uomo saggio e responsabile ai grandi elettori alla Camera dei Deputati

Aula della Camera dei Deputati, 22/04/2013

 

Unknown-5Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni,

lasciatemi innanzitutto esprimere – insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate – la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E’ un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia.

So che in tutto ciò si è riflesso qualcosa che mi tocca ancora più profondamente : e cioè la fiducia e l’affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l’istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani – uomini e donne di ogni età e di ogni regione – a cominciare da quanti ho incontrato nelle strade, nelle piazze, nei più diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale.

Come voi tutti sapete, non prevedevo di tornare in quest’aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da Presidente della Repubblica.

Avevo già nello scorso dicembre pubblicamente dichiarato di condividere l’autorevole convinzione che la non rielezione, al termine del settennato, è “l’alternativa che meglio si conforma al nostro modello costituzionale di Presidente della Repubblica”. Avevo egualmente messo l’accento sull’esigenza di dare un segno di normalità e continuità istituzionale con una naturale successione nell’incarico di Capo dello Stato.

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18 Aprile 2013 - Categoria: eventi straordinari

Saluto (affettuoso e commosso) a Papa Francesco di Luciano Caimi

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il saluto che Prof. Luciano Caimi,professore ordinario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano-Brescia ci ha inviato in occasione dell’elezione di Papa Francesco.

Unknown-1Nessuno (o quasi) lo indicava nella prima fila dei papabili, anche se l’eco dell’ampio consenso ricevuto, a quanto sembra, nel precedente Conclave non si era del tutto spenta. Ma, ancora una volta il collegio cardinalizio ha saputo sorprendere. Così la scelta è caduta sull’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, ben noto agli «addetti ai lavori» per le qualità distintive del suo ministero episcopale all’insegna di una forte spiritualità, di un grande senso della sobrietà e di un’intensa vicinanza ai bisognosi.

In un tempo di sempre più esasperata esposizione mediatica della figura del papa, i primi gesti e le prime parole del neo-eletto, subito diffusi su scala planetaria, assumono grande rilievo. È stato vero anche nel caso di Francesco. Già la scelta del nome contiene un programma d’inequivocabile chiarezza. Come per il «Poverello» d’Assisi, il nuovo Papa, venuto «dalla fine del mondo», è chiamato a mettere tutte le sue energie di mente e di cuore per il rinnovamento della comunità ecclesiale. Ecclesia semper reformanda, recita un antico adagio. Oggi lo avvertiamo particolarmente vero. In questi anni, troppe «rughe» hanno deturpato il volto della santa Chiesa di Dio. Non è il caso di comporre la lista delle «deviazioni», tanto è chiara a ciascuno di noi. Purtroppo, molte contro-testimonianze sono giunte anche dai vertici della gerarchia. A distanza di tempo, sentiamo risuonare in tutta la sua drammaticità la denuncia della «sporcizia» nella Chiesa da parte dell’allora card. Ratzinger, nel commento a una Via Crucis al Colosseo (forse l’ultima presieduta da Giovanni Paolo II).

Le prime parole e i primi gesti di un Papa, dicevo, sono rivelatori. Nei media, l’apparizione di Francesco al balcone della basilica vaticana è stata scandagliata in ogni piega. Vale comunque la pena richiamarne gli aspetti salienti.

imagesSul piano teologico-ecclesiologico, la ricercata insistenza circa la funzione di vescovo di Roma, a partire dalla quale prende consistenza il ministero petrino, inteso come il «presiedere nella carità» la vita della Chiesa universale che pulsa nelle Chiese locali, costituisce una sottolineatura di grande importanza. Riafferma un dato di dottrina ben noto, ma non sempre tenuto vivo. La ragione di ciò sta nella debordante enfasi sulla figura del papa, cresciuta in modo esponenziale negli ultimi decenni a seguito di almeno due fattori concorrenti: l’applicazione dei media nella «narrazione» quasi quotidiana della vita dei pontefici e l’effetto mediatico di una personalità straordinaria come quella di Giovanni Paolo II (effetto continuato, ma non con la stessa forza d’impatto, sotto Benedetto XVI). Oso auspicare che anche su questo versante si possa giungere a maggiore sobrietà espositiva.

Sobrietà, del resto, che mi sembra cifra connotativa di papa Francesco. Lo abbiamo notato la sera dell’elezione e nei giorni successivi, osservando i suoi paramenti liturgici (per nulla ricercati) e l’abbigliamento personale: quelle scarpe nere così cromaticamente distoniche rispetto al bianco della talare, ma nel medesimo tempo quasi icona plastica di un desiderio di mettersi in cammino con tutti i fratelli e le sorelle nella fede! Sì, perché quella del camminare insieme da parte del vescovo di Roma con il suo popolo è stata un’altra chiara indicazione venuta dal balcone di San Pietro. Rinvia inequivocabilmente alla splendida immagine della Chiesa come «popolo di Dio», evocata dal II cap. della Lumen gentium. Un’immagine densa anche d’implicanze pastorali. Purtroppo non posta in adeguato rilievo nella riflessione e nella corrente prassi ecclesiale.

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13 Aprile 2013 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

Il pessimismo ce lo regala il demonio (Papa Francesco) di Ange de Clermont

Unknown-17Ho appena letto, su un blog di matrice paesana, un pezzo per un verso esaltante sulle iniziative del passato e per altro deprimente sul presente. Io penso che dobbiamo andare gloriosi delle iniziative del passato: industrie, sport, locali ricreativi e iniziative varie, ma non dobbiamo deprimerci se ora queste industrie e iniziative di vario genere sono passate come sono passati gli uomini di Chiaramonti o no che le hanno realizzate. Fugit irepparabile tempus, il tempo passa inesorabilmente e con esso le realizzazioni e gli uomini che ne sono stati protagonisti. Tutto ciò che è stato fatto di positivo passa alla storia vale a dire alle ricostruzioni degli storici che avranno voglia di rievocarle, mentre noi dobbiamo vivere nel ricordo positivo di ciò che è stato, ma guardare al presente. Quel mondo evocato faceva parte di un mondo contadino e di una rivoluzione che è detta agraria prima e industriale poi dagli studiosi, ora viviamo in un’epoca post-moderna ed esattamente in quella dell’informatica che da pure molti frutti anche se i progetti virtuali che pure producono lavoro e denaro, letteratura e opere d’arte non si possono vedere con  la monumentalità del passato. A parte il momento critico che noi, insieme all’economia globale viviamo, non possiamo certo dire che stiamo peggio del passato e che non possiamo procurarci i prodotti che vogliamo, semplicemente cliccando sul nostro calcolatore.

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12 Aprile 2013 - Categoria: versos in limba

“Bollu bivi” di Angelica Piras

Unknown-16Narant chi seu maca

sceti poita ca mi fatzu
basai sa buca de sa vida
àtzia e cala
s’arrùbiu bisòngiu e disigiosa
mi lassu andai a issu.
Narant chi non andu beni
poita ca non sciu abarrai frima,
ma deu bollu bivi
aguantendi dònnia alenu asullu
e non bollu incungiai s’amori
chi tengu arrimau aintru
custu coru innamorau.
Pobera anima
fustigada de custa genti prena de feli e àstiu
e pòberus bosàtrus chi seis tzurpus,
ma deu, tengu ogus de pampa
candu biu su mari chi dantzat
fastiggendi su soli
accudiu de su bentu de beranu,
m’incantu castiendi unu scurigadroxu,
su ballu de is follas e de is froris,
su celu scurpiu de is steddas
poita ca tottu custu
est un’ adòbiu de luxi e misteru
e colorant su coru.
Bollu gosai de custus cantus de allirghia
currendi avatu a custa vida
a fragu de soli mari e bentu
e bollu morri respirendi
e bisendi.


In www.luigiladu.it/Vedi profilo di Angelica e altre poesie e prose 
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12 Aprile 2013 - Categoria: narrativa

“Dialogo” di Valerio Scalas

Unknown-14– “Fammi sentire che ci sei, che esisti.”

“Sono stanca.”

– “Parlami ancora”

– “Non posso”

– “Fatti vedere”

– “Non voglio”

– “Ti prego, Io credo in Te”

– “Non so neanch’Io se credere in Me Stessa”

– “Senza di Te Io non ci sarei.”

– “No, senza di Me non esisteresti.”

– “Aiutami; non ce la faccio: muoio”

– “Muori?”

– “Finalmente Ti vedo… quanto sei bella… ed Io… sono così stanco; la Vita è la mia prigione, il dolore la mia quotidianità… non mi rispettano, mi calpestano, affliggono, insultano, mortificano, uccidono, giorno dopo giorno…”

– “Chi osa farTi del male?”

– “Lo sai bene: Lui… Loro…

Non posso intervenire. Io dipendo da Loro, anche Tu. Siamo costretti ad attendere, aspettare la fine; non la nostra, sia chiaro. Noi esisteremo sempre, seppure come flebili speranze, remote ma indispensabili possibilità di scelta, e Lui lo sa, Loro lo sanno. A Lui il compito di conoscerci, pensarci, a loro il dovere di garantirci la Vita.”

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10 Aprile 2013 - Categoria: cahiers de doléances

L’incontro tra due ex chierichetti di Bettola e di Milano: si erano giurati odio eterno. Pare un avvenimento epocale, ma siamo alle solite comiche all’italiana.

Unknown-12San Michele Arcangelo (Bersani) incontra Satana (Berlusconi)! A tanto siamo in questa nostra democrazia giunta alle comiche. Il primo di 62 anni, il secondo di 76, potrebbero essere padre e figlio anche se la pelata di Bersani lo rende più vecchio e il trapianto di Berlusconi lo ringiovanisce stranamente. Bersani è più alto, Berlusconi è più piccolo. Bersani ha imparato  dal seno materno le Ave Maria e così Berlusconi. Entrambi sono battezzati e cresimati e cresciuti come chierichetti in famiglie democristiane. Bersani ha uno zio missonario, richiamto dalle missioni per far rinsavire il nipote che da chierichetto si era trasformato in giovane comunista, Berlusconi adorava la zia suora. Quindi  i due hanno trascorso l’infanzia e l’adolescenza nella culla del cattolicesimo. Poi l’uno studiando dai salesiani non poteva che continuare ad essere cattolico, l’altro divenuto comunista non poté non essere bene  indottrinato alle Frattocchie (scuola d’indottrinamento marxista-leninista del PC) e forse ha fatto il sacramentale viaggio in Russia. Poi si arriva al crollo del comunismo e Bersani deve seguire le giravolte di Occhetto prima e di D’Alema poi e, infine, approdare al PD, un minestrone,  tra cattolici adulti, ormai ridotti all’osso, e vecchi comunisti duri e puri nonostante il cambio del nome.  Non possono che avere un’identità debolissima. Bersani si laurea in Storia e Filosofia, a Bologna con 110 e lode, con tesi su Gregorio Magno, ma ha dato una marea di esami di storia, Berlusconi si è laureato in Giurisprudenza a Milano anche lui con 130 e lode con una tesi sull’inserzione pubblicitaria.  Mentre il giovane Bersani, fatto il militare a Macomer (Oristano), insegna qualche annetto, abbandona quella che avrebbe potuto essere la sua professione e si dona, penso remunerato, anima e corpo al partito. Il chierichetto cattolico si trasforma in chierichetto del PCI. Entrambi si sposano, ma Berlusconi, benestante e imprenditore edile di successo, come tanti imprenditori edili diventano turisti del sesso non si capisce se in Brasile o alle Maldive, bisognerebbe chiederlo presso le ditte di Sassuolo che distribuiscono, si fa per dire, gratuitamente, questi viaggi erotici. Bersani si sposa e pare che, con le due figlie, viva ancora castigatamente con la moglie, Berlusconi, consuma la prima moglie con due fgli e passa nelle mani di una spregiudicata attricetta di buone speranze, bolognese, le concepisce tre figli, vivendo morganaticamente, e poi continua la sua vita di imprenditore-puttaniere, rovinando per sempre anche il rapporto con la seconda moglie. Ottiene il cavalierato della Repubblica nel ’77 e poi scopre l’importanza della scatola televisiva e della pubblicità e mette su un impero massmediatico che niente ha a che fare con un impiego e incarichi politici della grama storia di Bersani.

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