29 Gennaio 2014 - Categoria: cristianesimo, cultura, eventi straordinari

“I rotoli di Marega e i primi cristiani in Giappone” di Asianews

I Rotoli di Marega “importantissimi non solo per la Chiesa, ma per tutto il Giappone”

GiapponeL’ambasciatore di Tokyo presso la Santa Sede, Teruaki Nagasaki, commenta ad AsiaNews l’accordo fra Giappone e il Vaticano per tradurre e catalogare i documenti sulla presenza e sulla persecuzione dei cristiani nel Sol Levante: “Atti di enorme rilevanza storica. L’anno prossimo celebriamo i 150 anni dalla riemersione dei ‘cattolici nascosti’. Speriamo che il Papa festeggi con noi questo avvenimento!”.

Roma (AsiaNews) – L’accordo fra la Biblioteca vaticana e il governo giapponese per tradurre e catalogare i Rotoli di Marega “è importantissimo non solo dal punto di vista dei cattolici, ma anche da un punto di vista storico. Sono molto felice di questa decisione: penso che in Giappone ci siano molti ricercatori che aspettano questi testi per gettare una luce migliore su quel periodo. E ovviamente è molto bello che sia nata questa collaborazione”. È il commento rilasciato ad AsiaNews dall’ambasciatore nipponico presso la Santa Sede, Teruaki Nagasaki, sulla decisione presa ieri dagli enti interessati.

I “Rotoli di Marega”sono una raccolta di circa 10mila documenti, che descrivono la presenza e la persecuzione della comunità cattolica in Giappone. Coprono un periodo temporale che va dal 17mo al 19mo secolo, e furono portati in Vaticano dal missionario italiano Mario Marega negli anni ’40 del 20mo secolo. Da allora sono rimasti negli archivi vaticani fino al 2010, quando sono stati ritrovati dal ricercatore Delio Proverbio.

I documenti sono scritti su carta di riso, talmente delicati che devono essere toccati solo con guanti speciali. Mons. Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca apostolica vaticana, li ritiene “la più ampia collezione di documenti di questo tipo”. L’accordo durerà 6 anni ed è stato stipulato fra la Biblioteca e 4 Istituti storici giapponesi.

 Il primo dei testi è datato 1719, e parla dell’arrivo del cristianesimo in Giappone nel 1549 grazie ai missionari gesuiti. Per descrivere quanto si fosse diffusa la fede cristiana nel Paese, in uno dei testi ritrovati si legge che quattro nobili giapponesi si recarono a Roma nel 1585 per assistere all’elezione di papa Sisto V. Ovviamente una larghissima parte dei documenti parla della persecuzione ordinata dallo Shogunato contro la nuova comunità, e descrive nei particolari il martirio dei 26 cristiani di Nagasaki che portò al bando del cristianesimo nel 1612.

Proprio l’esempio dei cristiani giapponesi è stato da poco ricordato da papa Francesco, che durante l’udienza generale del 15 gennaio ha detto: “La storia della comunità cristiana in Giappone è esemplare. Sentite bene: essa subì una dura persecuzione agli inizi del secolo XVII. Vi furono numerosi martiri, i membri del clero furono espulsi e migliaia di fedeli furono uccisi. In Giappone non c’era più nessun prete, tutti sono stati espulsi. Allora la comunità si ritirò nella clandestinità, conservando la fede e la preghiera nel nascondimento, e quando nasceva un bambino, il papà e la mamma lo battezzavano, perché tutti noi possiamo battezzare. Quando, dopo circa due secoli e mezzo, i missionari ritornarono in Giappone, migliaia di cristiani uscirono allo scoperto e la Chiesa poté rifiorire. Erano sopravvissuti con la grazia del loro battesimo!”.

 Per l’ambasciatore Nagasaki, queste parole “sono molto belle e molto importanti. Siamo stati molto felici di sentire le parole del Papa sui cristiani giapponesi! Tra l’altro, proprio l’anno prossimo festeggiamo i 150 anni della riemersione dei ‘cristiani nascosti’, i “kakure kirishitan” di cui parla Francesco. La comunità cattolica e il Giappone in generale sarebbero molto felici di ricevere una visita del Papa, e questo anniversario è molto importante. Sappiamo che ha ricevuto tanti inviti, ma speriamo lo stesso in un suo viaggio in Giappone”.

http://www.asianews.it/notizie-it/I-Rotoli-di-Marega-importantissimi-non-solo-per-la-Chiesa,-ma-per-tutto-il-Giappone-30163.html

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28 Gennaio 2014 - Categoria: filologia, onomastica

Sardi Nuragici, Pelasgi ed Etruschi di Massimo Pittau

Nuragici

Nuragici

“4. Da più di trenta autori antichi, greci e latini, vengono chiamati Pelasgi/Pelasgói “naviganti e pirati” che risultavano segnalati in quasi tutta la Penisola italiana e poi in quella greca e infine in molte località del Mar Egeo.

Nel mondo antico correva una etimologia di questo vocabolo: Pelasgós = pelargós «cicogna» (uccello migratore); ma in realtà questa non era altro che una paretimologia o “etimologia popolare” (cioè errata), conseguente al fatto che i Pelasgi si spostavano spesso dal Mar Tirreno a quelli Ionio, Adriatico ed Egeo. E come dimostra soprattutto il fatto che i Pelasgi o Pelasgói sono citati dagli autori antichi, greci e latini, quasi sempre e soltanto in questo esatto modo.

A mio avviso, invece, Pelasgus/Pelasgós significava anch’esso «costruttore e abitante delle torri, torrigiano, turritano», derivando dalla glossa latino-etrusca fala «torre di legno, torre d’assedio» (DELL). E c’è da precisare che dell’appellativo fala i Glossari latini riportano pure la variante phala e inoltre che le alternanze delle vocali A/E e delle consonanti F/PH/P sono ampiamente accertate nella lingua etrusca (DICLE 13; LIOE, LLE Norme).

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26 Gennaio 2014 - Categoria: cultura, eventi culturali

“Le vicende della famiglia ebraica dei Carcassona tra Alghero e Chiaramonti ” di Angelino Tedde

A. Denti, Cognomi ebraici nel nord Sardegna prima e dopo il 1492, Youcanprint Self – Publishing, Sennori,Sassari 2014 pp. 167  €. 23,00   (Presso Kioné, VIa Roma, Sassari))

Pro. Antonietta Denti

Pro. Antonietta Denti

L’affascinante prof. ssa Antonietta Denti, sposata, con due figli, docente delle Scuole Medie Statali, ieri sera in Chiaramonti, con la collaborazione dei professori universitari Marco Milanese e Giuseppe  Mele, archeologo il primo e storico moderno il secondo, ha presentato il suo ultimo lavoro di storica, avendo già pubblicato il saggio Chiese e villaggi abbandonati nel territorio di Sennori. Documenti inediti sulla Romangia, Carlo Delfino editore, Sassari 2006, pp. 168 €. 29. Con le immagini e con la parola, naturalmente, ha illustrato il suo lungo e faticoso itinerario di ricerca per ricostruire le vicende della famiglia ebraica dei Carcassona, poi sicuramente convertita, per amore o per convenienza  al cristianesimo, attestata ad Alghero fin dal secolo XV e poi trasferitisi in Anglona dove del resto già da tempo dovevano avere i loro interessi commerciali. Con molta perizia la Denti ha illustrato l’origine e le ragioni di questa illustre famiglia ebrea ad Alghero dove resta ancora il palazzo avito dei Carcassona. Per la Denti: “I documenti da me individuati  e in buona parte inediti riferiti ad Alghero dimostrano che la sinagoga ebraica, che sino ad ora gli studiosi ritenevano si trovasse sotto la Chiesa di Santa Croce, è in realtà in un’ altra via, e ne colloco esattamente la posizione nella mappa della città.”  In questa città collegata, per secoli alla dirimpettaia Barcellona e Marsiglia, questi ebrei di sicura origine di Carcassonne, in Francia, presero residenza nella città catalana e secondo le loro propensioni continuarono ad essere attivi nonostante le disposizioni dei sovrani spagnoli di cui erano anche finanziatori. Da Alghero i Carcassona si mossero probabilmente in seguito alla peste barocca del secicento, prendendo dimora in  Chiaramonti, Nulvi e Martis. La studiosa ha individuato fino a 6o cognomi Carcassona dal 1595 al 1857 in Chiaramonti, di cui si favoleggia anche una sinagoga sotto l’antico oratorio di Santa Croce, oggi parrocchiale di San Matteo (intervento di Alma Casula) e la loro presenza nel paese è anche accertata per tutto l’Ottocento e del resto uno dei palazzi che guardano la fiancata nord ovest del vecchio Municipio risulta appartenente a Francesca Carcassona. Insomma, quasi quattro secoli di presenza dei Carcassona in Chiaramonti e negli altri paesi menzionati dell’Anglona.

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24 Gennaio 2014 - Categoria: eventi culturali

Un ricordo romantico di 30 anni fa: il mio Mac di Ange de Clermont

Unknown58-150x150Sapevo di non essere nato per le materie scientifiche, ma l’esame di maturità con la febbre a 39°, dopo aver sostenuto da privatista la sezione scientifica degli esami me lo confermò, in quel famoso luglio aversano del 1959. Portavo una valigia di libri che avevo sia pure diligentemente studiato anno per anno nel seminario maggiore del PIME di Via Rainulfo Drengot 45 ad Aversa (13 Km da Napoli) col simpatico e disincantato, dotato di barbetta, padre Taddeo. Di fronte alla Chimica e alla Fisica il mio cervello pareva annebbiarsi anche se poi procedendo lentamente la mia acuta, ma lenta razionalità mi faceva capire le bellezza delle formule chimiche e quella dei principi di Fisica. In effetti l’esame fu un calvario e i professori riuscirono a capire che nonostante la mia evidente  fatica riuscivo a capire i meccanismi e le dinamiche delle due discipline, ma dovevano darmi tempo e così con quel viaggio al calvario ero riuscito a procurarmi un prezioso 6/10. Non fu così per l’amico Loreto che dovette sorbirsi Chimica e Fisica per tutta l’estate. Io capii che per riuscire ad assimilare le scienze e le discipline affini avevo bisogno di toccarle con mano, se no addio!

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23 Gennaio 2014 - Categoria: istituzioni educative

“Fabio Prùneri, giovane studioso dell’Uniss, ha vinto il concorso nazionale di professore ordinario di storia dell’educazione” di Angelino Tedde

Prof. Fabio Prùneri

Prof. Fabio Prùneri

Sono stati pubblicati gli esiti del concorso nazionale a professore di II fascia (associati) e a professore di I fascia (ordinari) e come in ogni concorso ci sono coloro che non sono passati e quelli che hanno superato le forche caudine di questo nuovo genere di esami che possiamo definire di professori a confronto. Dei docenti delle due Università sarde c’è chi ha vinto e c’è chi ha perso. Nelle due Università insegnano sia docenti d’origine e di formazione sarda e docenti d’origine continentale che, pur continuando a scavare nel loro settore disciplinare, si sono immersi con passione a studiare anche le vicende della Sardegna, in quegli spazi rimasti per tanti versi trascurati dagli studiosi precedenti della disciplina. In questo caso la disciplina è la storia dell’educazione in Italia, isola di Sardegna compresa. quindi Per quanto il giovane professore, del quale pubblichiamo il giudizio collegiale, sebbene si sia misurato con ricerche riguardanti ambiti nazionali e internazionali, non ha dimenticato la terra che lo ha accolto a suo tempo (nel 2000) e che lo ha visto man mano crescere come professore associato e oggi come vincitore dell’abilitazione a professore ordinario in attesa di chiamata con la nuova qualifica. Il giovane studioso del quale parliamo è Prof. Fabio Prùneri, 46 anni, trevigliese, formatosi agli esordi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, alla scuola di Luciano Pazzaglia e poi cresciuto in Sardegna presso l’Università degli Studi di Sassari nella vecchia Facoltà di Lettere e Filosofia, continuando a mantenersi legato alla comunità pazzagliana, ma allargando il suo raggio di interessi sia alla terra che lo ha accolto, la Sardegna, sia estendendo le sue esperienze formative a livello internazionale con periodi all’estero a contatto con le altre scuole europee.

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22 Gennaio 2014 - Categoria: lingua/limba, narrativa

Pizzinnos de como de Franceschino Satta

 franceschino_sattaPacas dies fachet, zirande a parte ’e manzanu, che so andau a finire a pratta ’e cresia. Settiu in sa “panchina” chi b’est sutta ’e un’arbore, bi fit su mastru ’e su carraleddu, signor Antoni, un’omine de una sessanttina ’e annos. Siccomente lu connosco meda bene e isco chi est una pessone de bona paragulas, mi sedo a costazu suo e chene timoria, attacco discursu. Faveddamus de tantas cosas, e tra unu discursu e-i s’ateru faveddamus peri de sa zoventude ’e como.

“Su ma’- li naro – ite nde nat de su mattemurru chi sun cumbinande sos zovanos de como? Non li paret chi che sian bortulande sa bagna? Annotet su zornale: Ragazzo drogato, Ragazzo arrestato, Giovane che…”.

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20 Gennaio 2014 - Categoria: discipline scientifiche

“Una questione assai privata?” di Riccardo Brizzi

Hollande Le President

Hollande Le President

20 gennaio 2014 Esattamente un secolo fa, gennaio 1914, la Francia si trovava nel pieno di una bufera politica alimentata da rivelazioni scandalistiche. Nel corso di una campagna stampa contro il ministro delle Finanze, Joseph Caillaux, “Le Figaro” non aveva esitato a pubblicare una serie di lettere piccanti inviate qualche anno prima dall’uomo politico – ancora sposato con la prima moglie – all’amante Henriette, con la quale era nel frattempo convolato a nozze. I pressanti appelli di Caillaux al rispetto della vita privata non ottennero particolare ascolto. Tanto più che il 16 marzo 1914 Henriette decise di mondare l’onore ferito uccidendo a colpi di rivoltella il direttore del quotidiano, Gason Calmette, e obbligando il marito alle dimissioni. Era andata meglio, qualche anno prima ad Aristide Briand, la cui luminosa carriera politica (undici volte primo ministro e premio Nobel per la pace nel 1926) aveva rischiato di interrompersi anzitempo in un prato, dove era stato sorpreso da un commissario di polizia in flagrante delitto di adulterio. L’assoluzione in appello non risparmiò a Briand il tagliente sarcasmo della stampa, che non aveva ancora smesso di burlarsi del presidente della Repubblica, Félix Faure, deceduto di arresto cardiaco il 16 febbraio 1899 all’Eliseo, mentre espletava una pratica sessuale con l’amante. Il che lo rese senz’altro più celebre per le circostanze della morte che per i meriti politici.

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18 Gennaio 2014 - Categoria: eventi culturali

Mauro Maxia, noto studioso anglonese, ha vinto il concorso nazionale di professore associato di filologia e di linguistica italiana

Mauro Maxia

Mauro Maxia

Massimo Pittau e Angelino Tedde sono lieti di comunicare ai numerosi amici ed estimatori di Mauro Maxia, sardi continentali e stranieri e al mondo accademico che egli ha superato brillantemente il concorso nazionale per professore universitario associato. Riportiamo il lusinghiero giudizio collegiale che la commissione nazionale (integrata da un commissario dell’OCSE) ha formulato su di lui:

“Il candidato Maxia Mauro è funzionario presso una pubblica istituzione. Ha svolto attività di docente a contratto presso le Università di Cagliari e di Sassari tra il 2002 e il 2012; fa parte del Comitato scientifico del progetto dell’Atlante Toponomastico Sardo e del Consiglio scientifico del Comité d’Etudes Scientifiques Informatiques Toponymiques de Corse.

 Ha partecipato con interventi a convegni nazionali e internazionali. Secondo gli indicatori quantitativi del Cineca[1] il candidato supera le tre mediane e ha un’età accademica di anni 19,751.

 Il candidato dichiara complessivamente 60 pubblicazioni, tra le quali otto monografie (anche in collaborazione) e 18 articoli o capitoli di libri. La sua prima pubblicazione è apparsa nell’anno 1993. Le attività di ricerca sono state svolte con buona continuità anche negli ultimi cinque anni e sono state condotte con rigore metodologico e, con riferimento in particolare alla dialettologia dell’area sarda, hanno consentito di raggiungere risultati innovativi.

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