10 Giugno 2014 - Categoria: versi in gallurese

“Chissa me’ palti d’anima” di Maria Teresa Inzaina

Pa Valentina: ogghj è lu so’…..esimu compleannu. Chista poesia la scrisi candu era cumincendi a fassi signorinetta…E inn’iddha mi vidìa eu, cu li matessi sonnii e spiranzi. Auguri fiddhola, a cent’anni!

Chissa me’ palti d’anima
( a Valentina)

ValentinaFiddhola
d’impruisu m’avvicu
chi ti sei fendi manna
e dilicati premini
frueddhi di folmi
sutt’a li ‘istiri toi.
Andarài
lu socu
attraissendi
tennari stasgjoni
e ghjà t’accendi
fochi illi puppìi
lu celu limpiu
di chista primmaera
nóa e prummissa
luciósu spantu
di frisca mela
illi to’ mani.
Cussì ancor’eu
siriàa franetichi
e inchiittugghjni dulci
brusgiendi illi pinseri
sirintini di ‘arru
troppu lenti a passà.
E abà timu
lu tempu chi curri
e lassa signi
sempri più accarrati
ma.. m’agghjuta
la to’ brama di ‘ita
palchì s’annóani
illi spiranzi tói
li mei mattessi di tandu
e insemb’ a te camina
chissa me’ palti d’anima
filmata ancora steddha.

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7 Giugno 2014 - Categoria: filologia

Le magistrature degli etruschi di Massimo Pittau

MagistratureCome è abbastanza noto, nella massima parte le iscrizioni in lingua etrusca sono funerarie, sono cioè “epitaffi”, che, in quanto tali, riportano spesso anche il nome delle magistrature che i defunti avevano ricoperto in vita e inoltre le volte in cui le avevano ricoperte.
In primo luogo è da osservare che delle magistrature degli Etruschi una sola era ereditaria, quella di luχumu «lucumone», due erano elettive e temporanee, quella di zilc, zilac(-), zilat «console» e anche «pretore», come fa intendere il frequente participio passivo zilaχnu = «fatto o eletto console oppure pretore», due venivano nominate o assegnate, quella di maru, marunuc «marone» e quella di camthi, canthe «censore».
È quasi del tutto certo che le elezioni dei due citati magistrati, console e pretore, era effettuata dai soli cittadini maschi in possesso, nella città-stato etrusca, di tutti i diritti di cittadinanza. Pur avendo la donna etrusca di certo una emancipazione superiore a quella delle donne greca e romana, essa non aveva il diritto di elezione e tanto meno il diritto di essere eletta ad una magistratura.

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5 Giugno 2014 - Categoria: eventi culturali

“Lager Rapsodie” critica del musical sassarese a cura del “critico in erba” Francesco Dettori, vincitore del premio provinciale ad uno studente delle Scuole Medie

Lager “Lager Rhapsodie” , musical realizzata dalla Cooperativa Teatro e/o Musica di Sassari. regia a cura di Emanuele Floris, regista e attore nel  ruolo di un ufficiale nazista Klaus Uberein , l’arrangiamento musicale a cura di  Luca Sirigu. Sul palco anche i musicisti Matteo Desole (Adam) Luca Chessa (Moishele), Diego Desole (David) e Elena Idini (Rebecca O Sara), Jasmin Ghera (Bambina) Silvia Marinu (Soldato russo). Luci Marcello Cubeddu, effetti sonori e Fonica Eliana Carboni, Claudio Dionisim costumi. Il musical è stato presentato al teatro civico di Sassari agli studenti delle scuole di Sassari e Provincia. Le migliori critiche sono state premiate in denaro. L’azione si svolge in un lager tedesco, in Germania, nel 1945 poche ore prima dell’arrivo dei soldati russi, americani e inglesi. Gli eserciti di liberazione alleati sono già entrati in Germania e gli altoparlanti e la radio lanciano l’ultimatum per chiedere la resa delle forze naziste. Il furer è morto. La guerra è finita, ma non gli orrori del regime hitleriano.  Nel lager  il delirante Ubrain continua ad accanirsi contro tre musicisti ebrei, inermi e rassegnati costretti a suonare la loro lugubre sinfonia d’addio: Chopin, Wagner, Gershwin, Berlin, Beethoven, Grieg e Prokofiev. Il pezzo che pubblichiamo è stato premiato (La redazione).

Lager Rapsodie

naziL’opera “Lager Rapsodie” racconta gli ultimi giorni di potere dello spietato ufficiale nazista Klaus Uberein; Il 30 aprile del 1945, Adolf le truppe alleate si stanno avvicinando e le SS scappano dai lager.
La rappresentazione è ambientata proprio in un campo di concentramento. In apertura della scena appare il protagonista, l’ufficiale Uberein, con una bandiera nazista in mano, inginocchiato in adorazione pensando alla grandiosità e superiorità dei nazisti, obbliga i tre musicisti ebrei all’esecuzione di un concerto d’addio. Ripercorre brevemente la sua vita, ricordando che prima di essere un ufficiale lavorava come postino. Con il pensiero si sofferma sulla sua carriera di adorazione e devozione del semidio Hitler sulle note di una propria, personalissima, rapsodia. Il personaggio ha un carattere duro, egoista, da superuomo, a volte assume un aspetto allo stesso tempo comico e drammatico. Uberein non potrà sfuggire alla colpa, alla consapevolezza degli orrori compiuti, ai ricordi del male commesso. In questo momento predominano in lui sentimenti contrastanti come orgoglio, dolore, rammarico e rabbia. Con l’aiuto di un carrello porta sul palcoscenico una ragazza ebrea, con la quale ha una relazione amorosa segreta, che alla fine.

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2 Giugno 2014 - Categoria: versi in italiano, versos in limba

Qoélet boltadu in limba sarda dae Maria Sale

Qoèlet – Capitolo 11  pastedGraphic.pdf

Maria Sale

Maria Sale

[1]Getta il tuo pane sulle acque, perché con il tempo lo ritroverai. [2]Fanne sette od otto parti, perché non sai quale sciagura potrà succedere sulla terra.

[3]Se le nubi sono piene di acqua,
la rovesciano sopra la terra;
se un albero cade a sud o a nord,
là dove cade rimane.
[4]Chi bada al vento non semina mai
e chi osserva le nuvole non miete.
[5]Come ignori per qual via lo spirito entra nelle ossa dentro il seno d’una donna incinta, così ignori l’opera di Dio che fa tutto.
[6]La mattina semina il tuo seme
e la sera non dar riposo alle tue mani,
perché non sai qual lavoro riuscirà,
se questo o quello
o se saranno buoni tutt’e due.
[7]Dolce è la luce
e agli occhi piace vedere il sole.
[8]Anche se vive l’uomo per molti anni
se li goda tutti,
e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti:
tutto ciò che accade è vanità.
[9]Stà lieto, o giovane, nella tua giovinezza,
e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù.
Segui pure le vie del tuo cuore
e i desideri dei tuoi occhi.
Sappi però che su tutto questo
Dio ti convocherà in giudizio.
[10]Caccia la malinconia dal tuo cuore,
allontana dal tuo corpo il dolore,
perché la giovinezza e i capelli neri sono un soffio.

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1 Giugno 2014 - Categoria: versi in italiano

“Allo spuntar di giugno” di Ange de Clermont

nebbiaAllo spuntar
di giugno
va levandosi
immensa
di nebbia
nube
dall’immacolata
valle
che diventa un lago.

Dorme
affogato
di rosso nepente
il borgo antico.
Un cane
impertinente
abbaia
senza sosta
rompendo
la solitudine
silente.
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28 Maggio 2014 - Categoria: eventi straordinari, memoria e storia

Ricordando Giovanni Unali (1918-2014). “Addio caro padre” di Mario Unali

Pubblichiamo, con affetto fraterno, l’addio al padre Giovanni, appena scomparso a 95 anni, dell’amico. Mario Unali, cultore non solo di archeologia chiaramontese.
 Uomo burbero, ma profondamente umano, dalla vita laboriosa e dalla memoria vivace. Mentre abbracciavo Mario gli ho sussurrato “Adesso hai un santo contadino che in Cielo prega per te e per la tua famiglia”. In effetti zio Giovanni ha tribolato nel corso della sua esistenza, lasciando nei due figli e nella figlia un patrimonio di affetti, di laboriosità, e una ricca memoria storica che il figlio Mario sta utilizzando magistralmente a vantaggio della memoria e storia del paese. Un testimone del Novecento se n’é andato, ma grazie a Mario, di quel periodo restano racconti, eventi ed episodi di un mondo contadino con le sue fatiche, contrassegnato dalla vita dei campi, dall’economia del suino domestico, del grano, dei legumi, della frutta e del vino. Che il Signore doni al caro scomparso la beatitudine eterna!  (A.T.)

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Il 23 maggio 2014 è mancato mio padre Giovanni, aveva novantacinque anni e avrebbe compiuto il 96°, il 13 di Novembre prossimo. Di forte carattere, burbero e introverso manifestava con difficoltà atteggiamenti affettivi con noi familiari e con gli altri, perché li riteneva femminei e non adatti a un uomo. Sono rari gli episodi che mi vengono alla mente di un padre che evidenziava il suo benvolere, in un certo senso “si vergognava” di darci carezze e abbracci che, secondo lui erano solo debolezze femminili. Nacque nel 1918 a Chiaramonti e solo quando aveva tre anni, restò orfano di mia nonna Maria Chiara Manca. Mio Nonno Foeddu si risposò per altre tre volte, lui crebbe con la matrigna e come un piccolo pacco tra la famiglia del fratello maggiore zio Antonino e quella di zia Maria. Ragazzo di pochi anni fu accolto nella casa della sorella di mia nonna Gavina Manca condividendo l’infanzia con il cugino Giuseppe e Sebastiana Cossiga. Per questo motivo io e i miei fratelli chiamavano “giaja” quella che era solo una zia ma, che allevò babbo come un figlio. Presto ancora giovanotto andò teraccheddu pastore a lavorare con tiu Chiccu Cossiga, cugino di nonna Manca. Poco più che sedicenne andò a lavorare alla bonifica nella piana di Chilivani; vi andava a piedi e rientrava alla fine della settimana in paese, sempre apiedi, per rinnovare le misere provviste. Fu in quell’attività lavorativa, che nonostante la sua giovane età, percepiva il compenso giornaliero uguale agli adulti. Non si lesinava negli sforzi lavorativi e anzi qualche adulto con la scusa di fumare una sigaretta gli scaricava la sua parte di lavoro. Impiantò e coltivò amorevolmente il vigneto di Giombachis con annesso frutteto e oliveto. Non vi mancavano la coltivazione di fave e piselli, lenticchie e fagioli, con pattate, cipolle, aglio e prezzemolo con discrete quantità di camomilla.

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22 Maggio 2014 - Categoria: versi in gallurese, versi in italiano

“Chiriàsgi” “Ciliegie per voi” di Maria Teresa Inzaina

Agghju diversi galitài di frutta illa cólti, ma mi mancani li chiriàsgi…Però..cantu mi piàcini e cantu n’agghju magnatu, cand’eru steddha, di dugna scéra ( primaticcia, ghinda , carruffali, nieddha, aresta) da l’alburi illa ‘igna di zia Marietta. E tantu mi so’ filmati chiss’ammenti e chissi saóri, ch’agghju scrittu una puisìa. No vi possu uffrì un piattu di chiriàsgi ma vi dedichigghju la puisìa.

Ciliegie

Cilegie per voi…Ciliegie
E quando le colline
sorridono di macchie acquerellate
e sui balconi si rinnovano i fiori
vivo com’era allora di tutti i suoi colori
mi si risveglia dentro
in un viaggio a ritroso del cuore
il ricordo del tempo felice
tra corse giochi scrosci di risate
l’eco che rimbalzava per le strade
fino a quando felpata la sera
serena scivolava e leggera
lungo il piano inclinato del giorno
spargendo lembi di nuvole rosate
per affidarli al vento e alla sorte.
Quel tempo ardito
delle scalate agli alberi
nel fitto del fogliame fino ai rami
più carichi e svettanti delle ciliegie rosse
da cogliere e mangiare a guance piene
i semi sputati poi per sfida
nella mira a un bersaglio lontano.
Quel tempo poi dei pomeriggi languidi
quando l’estate nuova credevo senza fine
sfogliati pigramente a occhi chiusi
i sensi all’erta l’orecchio a carpire
il canto di un cucù da interrogare:
– Cucù dai piedi belli
Cucù dalle belle mani
fra quanti anni mi potrò sposare?-
E già correvo con la fantasia
inseguendo miraggi nei bagliori
che con gli stormi in volo
saettavano tra il cielo e l’orizzonte
così vicini sbalzati contro il sole
che quasi li toccavo con le mani.
Come quelle ciliegie sui rami..
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21 Maggio 2014 - Categoria: versi in italiano, versos in limba

Qoélet boltadu in limba sarda dae Maria Sale, cabidulos 9 e 10

 

Maria Sale

Maria Sale

Deviamus pubblicare sos cabidulos 7 e 8, ma pro isbagliu amus pubblicdos custos e pro non fagher meda fadiga oe l’amus a fagher apena podimus. (AdsN)

Qoèlet – Capitolo 9

La sorte

[1]Infatti ho riflettuto su tutto questo e ho compreso che i giusti e i saggi e le loro azioni sono nelle mani di Dio.
L’uomo non conosce né l’amore né l’odio; davanti a lui tutto è vanità.
[2]Vi è una sorte unica per tutti,
per il giusto e l’empio,
per il puro e l’impuro,
per chi offre sacrifici e per chi non li offre,
per il buono e per il malvagio,
per chi giura e per chi teme di giurare.

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