28 Febbraio 2015 - Categoria: memoria e storia

Gigina Campus, una donna imponente e burbera, ma dal cuore d’oro di madre e di credente di Ange de Clermont

unnamedDa tempo mi sono proposto di tracciare dei profili di donne  comuni di paese che vissute nel silenzio del lavoro di casa o di esercizi commerciali e che se ne sono andate ugualmente in silenzio, ma la cui mancanza si avverte, perché quando nei nostri modesti rioni qualcuno se ne va, s’inaridiscono le relazioni, si accorciano i discorsi e il silenzio prevale. Da questo rione negli ultimi anni se ne sono andate Marianna Soma, i coniugi Piriottu,Mauro Savioli, i coniugi Giuliano ed Enedina Truddaiu, Mario Piras, Giovanna Patatu e Massimo e Giulio Schintu e numerosi altri. Tutte persone comuni, ma non comuni negli affetti e nella simpatia dei familiari e del vicinato.

GiginaEsattamente due anni fa è scomparsa Gigina (all’anagrafe Giorgina) Campus. Chi non poteva notarla per la sua imponenza e la sua sobrietà nel parlare? Spesso si sedeva a sferruzzare nel gradino di casa sua accanto ai suoi fiori. Chi non poteva notarla nella varietà e ricchezza di fiori che curava nella vicina chiesa di San Giovanni? Chi non poteva notarla nella sua assidua frequenza alla messa domenicale, al Rosario presso la Vergine di Lourdes piazzata nella curva per Martis? E  chi non poteva notarla scendere silenziosa in questa strada dalla pendenza faticosa per visitare la stessa Vergine? Non parlava molto Gigina ed era molto ritirata da che i mali avevano colpito la sua casa. Prima il marito e poi il figlio prediletto di cui si prendeva amorosa cura. Non trascurava però anche il figlio Gianpaolo, sostegno sicuro della famiglia. Il vicinato le attribuiva, data la sua imponenza, una lunga vita, ma il suo cuore aveva dato segni di stanchezza. Del resto Gigina non h condotto certo una vita quieta, ma si è data sempre da fare per il sostentamento della famiglia. Per anni si è dedicata al commercio accanto al marito e per anni ha poi gestito una mescita pubblica, luogo dove si esercita la pazienza in massimo grado non dimenticandosi di accudire .anche alla famiglia.

Gigina era nata nata a Fonni nel 1938 dal padre chiaramontese, che era brigadiere di  quelle stazione dell’Arma benemerita e da madre bonorvese. La famiglia successivamente si era spostata alla stazione di Bonarcado, dove era nata u’altra figlia, Lina. Andato in pensione il padre non visse molto, lasciando la moglie in attesa dell’ultima figlia, Giovanna.
Con la vedovanza della madre, essendo la più grandicella, dovette diventarne il braccio destro  nell’educazione e crescita delle due sorelline. Tutte queste occupazioni non le impedirono di frequentare le scuole elementari e dalle 16 alle 20 l’educandato delle suore che gestivano l’asilo sia per la formazione cristiana sia per l’apprendimento delle arti femminili quali il disegno, il cucito, il ricamo, la maglia,il lavoro all’ dell’uncinetto. Più in là frequentò per tre anni la ricamatrice Maria Teresa Satta, perfezionando l’arte del ricamo.
Nel 1964 si sposò col giovane Domenico Budroni, gestore di un esercizio commerciale di Frutta e Verdura al centro del paese.
L’anno successivo nacque il figlio primogenito Gianpaolo, mentre il secondo figlio Davide venne alla luce nel 1968.

Le aumentate esigenze familiari spinstro i coniugi all’acquisto di un bar, svolgendo con perizia e abilità uno delle più delicate e difficili gestioni sul mercato a contatto con un pubblico variegato.
Giunta l’età pensionabile si ritirò in casa affrontando sia le difficoltà della fragile salute del coniuge sia quella successiva  del figlio minore.

Di lei nel vicinato ricordano il buon cuore, la cura della vicina Chiesa di San Giovanni, la grande devozione alla Vergine di Lourdes. Raramente mancava alla S. Messa domenicale, per il resto visse presa dagl’impegni familiari, e quasi nascostamente, dalle sofferenze fisiche e morali  che le causavano i disturbi al cuore e le preoccupazioni familiari.

Nel 2013, dopo un breve ricovero in ospedale, resa la sua anima di cristiana devota al Signore, lasciando nell’angoscia i figli e il marito che vivono nel ricordo di una madre esemplare e affettuosa. Il vicinato avverte la sua mancanza e la piazzetta sembra più deserta da quando prematuramente, ad appena 75 anni,  ci ha lasciato Gigina.
Le doni il Signore la beatitudine eterna!

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26 Febbraio 2015 - Categoria: lingua/limba, narrativa, recensioni

Romanzu de Jordi Buch Oliver, Ghjacumu Thiers e Antoni Arca, traduidu in sardu dae Antoni Buluggiu a cura de Mauru Maxia

Tilda de Reni, atora

Mauro Maxia

Mauro Maxia

Romanzu de Jordi Buch Oliver, Ghjacumu Thiers e Antoni Arca, traduidu in sardu
dae Antoni Buluggiu.
Editziones NOR, Ilartzi, 2014, pp. 170, € 10,00 e-book € 2,49.
1. Como pagas dies in Tàttari s’est presentadu su romanzu Tilda de Reni atora.
Un’òpera chi est guasi una novidade ca essit foras dae sos ischemas, sende iscritta a tres manos dae tres autores de natzionalidades differentes. Làstima a non b’esser pòttidu andare sende arressu in domo. Finas ca nd’aiamus faeddadu
cun Antoni Arca carchi mese faghet cando, sempre in Tàttari, isse fit bènnidu a sa presentada de unu romanzu meu chi paris cun cussu in chistione, sun sos primos duos de sa collana “Isteddos” de custa domo editora noa fundada dae Frantziscu Cheratzu, su matessi editore de Condaghes. E finas ca custa presentada fit, in su matessi tempus, un’ammentu de Antoni Buluggiu, un’amigu chi connoschia dae guasi baranta annos, cando issu fit segretariu de su Partidu Sardu e deo ebbia bi tenia carchi responsabilidade in cussu partidu. De Antoni Buluggiu appo postu un’ammentu, curtzu ma sintzeru, sa die ettottu chi aia ischidu chi si nde fit andadu (http://maxia-mail.doomby.com/pagine/interventi- interventos.html).

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26 Febbraio 2015 - Categoria: cristianesimo

Santa Brigida di Svezia e le Brigidine

www.brigidine.org/

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23 Febbraio 2015 - Categoria: cahiers de doléances

Il nuovo mondo e il vecchio che si attarda di Ange de Clermont

imgresDa tempo conoscenti, amici e parenti non fanno che dir male dell’università in generale (oggi è di moda mormorare sulle istituzioni) ed è sufficiente che essi abbiano letto tre o quattro libri, spesso scritti da statunitensi alla ricerca di money che intendono ricostruire le scienze del mondo universitario. In parole povere si sostiene che gli studiosi hanno bloccato la scienza dimostrando che come minimo sono presuntuosi perché non hanno la minima idea della letteratura di ogni disciplina universitaria, delle continue scoperte che si fanno, almeno quelle mediche, chimiche, atomiche, subatomiche, non parliamo di quelle umanistiche che sono spesso invisibili ai più al punto che spesso certi termini che hanno un significato finiscono per averne un altro come ad esempio “acculturato” che significa culturalmente colonoizzato, ma che viene usato per dire che uno ha un minimo di cultura che ha un altro significato.

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21 Febbraio 2015 - Categoria: versi in gallurese, versi in italiano

“Drommi abali” “Dormi adesso” di Maria Teresa Inzaina

Drommi abali…

Lu caniDrommi  abali
illa  tarra calpita di stiu:
pochi monti assintati
a signali di te
naracheddhu
illa sicca lascùra
ingrughita sgrivita
cu li tuppi di mucchju
ghjà di fiori sfruniti
e la bureddha albina
a punti d’oru sitìti.
Igniru  licci  tolti
li cupp’ infitt’ umbrosi
illi  so’  frondi  accoddhjni
lu  ‘entu  chi alluttu da l’alturi
frusciulinu canniulendi ni fala
o bulbutti saliti n’arreca
di  lu mari a chiddh’ala.
E  una mùita  frimenti
lu  filumestu  canta
d’un cani chi pussenti
cu lu ‘entu currìa
pa li  sterrit’abbalt’ a marranìa
bivu lu murru di lintori ‘nfusu
impissimi li sensi l’aria  nuschendi
la préda a sirià. A la miccata
prontu di la passon’amica
fianc’a fiancu  sighita
un carignu  la paca bramita.
Com’un omu a  vicchjésa
chissu  briu  t’ha lassatu
l’occhj spinti  fissuri ‘ncilati
vidian’ umbri di tani sbuitati.
Ma  illi to’ sonni stracchi
risettu  da li peni
un ghjummeddhu d’aleni
sempri più culti e leni
fors’ ancora ghjannendi currìi
cu l’antica balìa prédi di fantasia
e frond’ alzat’a celi  da buffuli di ‘entu
in mulineddhi solu pal te d’abbentu.

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21 Febbraio 2015 - Categoria: cahiers de doléances

Un campione di giovinastri olandesi, ubriachi e drogati, mettono al sacco Roma di Ange de Clermont

sacco di RomaRicordo che il mio collega  Toti (1962-1965) , passato a miglior vita da tempo, era un laudator dell’Olanda non solo per la libertà che vi si godeva, ma in particolare per l’accoppiamento pubblico con ragazze olandesi e con prostitute permesso davanti ai giardini reali. Allo stesso modo con cui con grande disinvoltura ogni giorno fissano i prezzi del caffé e altri generi. Secondo l’intellighentzia laica, ogni libertà era ed è concessa in Olanda. Aborto, droga libera (goduria del noto politico sassarese  Manconi), sesso sfrenato libero, libera prostituzione, manca giusto libera pedofilia, tutto il resto è permesso, eutanasia per grandi e per piccini e ogni altro genere di libertà. Ebbene tutto ciò esalta questo campione di giovinastri scesi a Roma con lo scopo di dissacrare ogni tipo di bellezza storica dopo essersi ubriacati di birra e droga. Pensate a come racconteranno le imprese compiute, questi autentici figli del diavolo, che se la caveranno semplicemente con qualche multa e potranno narrare ai loro figli, sicuramente abbandonati, queste imprese barbariche. Per tanti versi sono assimilabili a quei pazzi criminali dell’ISIS. Questi aspiranti criminali erano conosciuti e a quanto pare sono stati segnalati dai servizi olandesi, ma nonostante tutto sono entrati nella città eterna, in quel santuario di arte sacra e profana che fa di Roma il gioiello del mondo. A Roma si dovrebbe entrare col biglietto da visita e non così e se il calcio è causa di distruzione delle opere d’arte, cancelliamo le partite da Roma e facciamo i campi sportivi possibilmente presso laghi ripieni di liquami dove, a conclusione delle partite questi pazzi possano gettarsi per scuffare nel peggior brago esistente.

C’è da augurare all’Olanda, visto che produce campioni del genere, la maledizione di Dante per Firenze. Per ora, se l’Olanda produce simili figli, forse è meglio che il mare si riprenda il suo posto e gli olandesi ripieni di birra e di droga nuotino tra le onde sfasciandole come credono. Faranno meno danno e si procureranno il riposo eterno nell’infinito mare di cavoli e di tulipani che così bene coltivavano. Se la grande libertà di cui l’Olanda gode, al punto che un pazzo ferrarese ha lasciato anni fa la Sardegna per ripararsi nella libera Olanda, genera questi cretini, lasciamo che restino fuori d’Italia che di barbari l’Italia ne ha già tanti dentro i suoi confini, per dover accogliere anche questi forestieri pazzi.

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18 Febbraio 2015 - Categoria: eventi straordinari

Elegia in morte di Pallino di Ange de Clermont

 

Pallino (2005-2015)

Pallino (2005-2015)

Aih, Pallin, micio lucente e nero
Che per anni hai reso felice la mia vita
Correndo tra gli arbusti forte e fiero
Mi hai fatto sempre più l’anima ardita.

Di giorno addormentato sul divano
Di notte andavi a caccia al chiar di luna
E quante volte t’ho dato una mano
Quando ti negavan di varcar la cruna.

Quando passavi sopra gli alti muri
Avevi il portamento d’un sovrano
I passi e i voli eran sempre sicuri
E gli altri gatti si rodevano invano.

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17 Febbraio 2015 - Categoria: cahiers de doléances

Gli atei, agnostici e razionalisti si lamentano di vivere in un’Italia cattolica e miagolano come gatti. Nei paesi islamici sarebbero spazzati via. In Italia vorrebbero spadroneggiare.

satanaQuesta volta  la congrega  degli atei, agnostici, razionalisti sono andati a miagolare all’Espresso, parlando dei soprusi che sono costretti a subire, secondo loro, in Italia che vorrebbero far diventare un paese perfettamente adatto a loro. Oh quanti soprusi poveretti! Ad esempio, promuovono i cosiddetti sbattezzi e la chiesa accoglie le disdette, ma forse vorrebbero un premio di consolazione? Fanno una propaganda bolsa e irriverente in un paese generalmente cattolico e vorrebbero ponti d’oro? Sicuramente vorrebbero dare lo sfratto ai parroci, ai cappellani militari, ai professori di religione e a cento altre istituzioni, pensate, “cattoliche”. Io mi chiedo, ma questi soggetti dal cervello affaticato, per usare un termine banale, dove credono d’esser nati?
Un’esigua minoranza della comunità nazionale vorrebbe imporre alla maggioranza una condotta estranea alla storia e alla cultura italiana. Nessuno li riprende se decidono di non credere più in Dio, se decidono di comportarsi da agnostici, di darsi il titolo abusivo di razionalisti, ma penso che tanto meno dovrebbero agitarsi contro i credenti  per questo.

Questo pusillus grex dovrebbero studiare un pò la storia di questa nazione e cercare di capirci qualcosa e poi invece di piagnucolare per i continui soprusi si dedichino all’ippica, badando sempre che non si tratti di un cavallo benedetto da qualche cappellano del maneggio. Se invece vogliono il martirio emigrino, sono liberi di farlo, nei paesi islamici o magari in Francia o in Belgio, ma anche in Olanda,(lì nessuno darebbe loro attenzione) in Italia sono nati per sbaglio, questa non è la loro nazione o almeno quella che vorrebbero. L’ultimo consiglio sarebbe quello di avere pazienza, quando fra dieci secoli avranno catturato alle loro idee tutta l’Italia, finalmente potranno vivere in pace, ma c’è da giurarlo finché non incontreranno il loro mentore.

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