“Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua! Gesù Cristo, incarnazione della misericordia di Dio, per amore è morto sulla croce e per amore è risorto. Per questo oggi proclamiamo: Gesù è il Signore!
La sua Risurrezione realizza pienamente la profezia del Salmo: la misericordia di Dio è eterna, il suo amore è per sempre, non muore mai. Possiamo confidare totalmente in Lui, e gli rendiamo grazie perché per noi è disceso fino in fondo all’abisso.
Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci salvezza. Solo Dio può riempire col suo amore questi vuoti, questi abissi, e permetterci di non sprofondare ma di continuare a camminare insieme verso la Terra della libertà e della vita.
L’annuncio gioioso della Pasqua: Gesù, il crocifisso, non è qui, è risorto ci offre la consolante certezza che l’abisso della morte è stato varcato e, con esso, sono stati sconfitti il lutto, il lamento e l’affanno. Il Signore, che ha patito l’abbandono dei suoi discepoli, il peso di una ingiusta condanna e la vergogna di una morte infame, ci rende ora partecipi della sua vita immortale e ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza. Il mondo è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito, mentre le cronache giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche, e di conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove.
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Una vera Settimana di Passione: le studentesse di Valencia, morte per la poca professionalità di un autista che probabilmente, invece di dormire, ha fatto festa. Le stragi di Bruxelles. Non ce la facciamo più a vivere in mezzo a queste stragi. Tutto va ad associarsi al massacro dell’uomo Dio.
Per nostra fortuna abbiamo la speranza nella Fede e non tutto si perde. In questo momento però il dolore è forte e vengono meno le parole. Tante ragazze alle quali è stato spezzato il sogno del futuro, tanti cittadini incolpevoli falciati dalla furia di energumeni impazziti. Ci resta il pianto e una ferita profonda nel cuore. L’Europa, inebetita, per l’ennesima volta, annaspa, impotente, per l’accaduto, mentre tanti adolescenti di entrambi i sessi, privi di formazione umana, plaudono sull’web. Diavoli, pieni di livore e di minacce crescono ovunque. Le ferite al cuore, le lacrime non bastano a calmare il nostro atroce dolore, quando si sparge tanto sangue innocente. Vorremmo che questi efferati delitti non ci fossero mai stati, ma ci sono stati e le precauzioni non servono a nulla quando il demonio criminale infuria come un ciclone nefasto. Passa la morte! Chi la fermerà per il futuro? L’ineducazione a qualsiasi fede nell’uomo porta a questi orrori e a nulla pare servire che dentro ogni anima ci sia scritto a lettere cubitali NON UCCIDERE!
Signore, solo tu puoi trasformare i nostri cuori, non lasciarci soli. Sei morto per amore, salvaci per amore e liberaci dal maligno! Non guardare altrove, ma mostraci il tuo volto di Padre misericordioso. Accogli nella tua eterna dimora celeste quest’innocenti e cambia il cuore di pietra degli assassini in cuori di carne. Noi viviamo morendo! A.T.
Vivimus morzende
Non bi la faghimus pius a vivere morzende cun totu custos mortos de Ispagna e de Brusselles. Non s’inde cumprendet pius nudda de custu mundu chi s’est fatu unu grande masellu de omines e de feminas chi chena peruna maladia chena peruna diagnosi s’inche sunt mortos.
Parimus torrados che si mai mai! Gia in custas dies intervistende sos betzos pro un’istoria de fida ap’ischidu de una femina brujada a bezina in domo sua, de un omine bocchidu a rustaglieddu chena misericordia, de una familia isterminada propriu in su ’26, totu roba de innoghe. Apo pro fortza pensadu a sa trragedia mia de pitzinnu de deg’annos appena giompidos. Totu cosas mi trapassant su coro. Unu passat una vida pro ismentigare su male passadu, ma custas tragedias faghent torrare a mente s’istoria de sa nostra idda e edducas de sa pitzinnia; Giuliu Murrutzulu, Padre mi cherzo e chentu ateras tragedias de idda nostra.
Sempre sambene, sambene a rios dae cando Cainu at bochidu Abele.
E poi sa gherra de Ispagna (apo pius de 30 intervistas de reduces sardos), sa prima e sa segunda gherra mondiale, sos mortos nostros in Africa in totue. Sempre sambene, sembre pugnaladas a su coro! Ateru che campare chent’annos. Innoghe finimus chi pro sos dispiagheres nonch’andamus prima a s’ateru mundu. Ite che faghet in vida un omine a bider totu custos massacros? Cun totu chi non bido dae meda sa televisione, chi non leggio giornales, in custas occasiones non poto restare tzegu e surdu e tando totu sos ammentos sunt recuidas tristas.
Semus in chida de passione e pensamus a s’ipissa comente ant leadu s’Innotzente pro antonomàsia, l’ant leadu in s’oliariu, ant comintzadu a lu mazare, l’ant presu a chintu, l’ant trazadu che un animale selvaticu, l’ant leadu a faladas de pe’, a ciaffos, l’anti gitu dae Anna a Caifa, da Pilatu a Erode, l’ant massacradu a colpos de fuetes puntudos, l’ant postu una corona de ispinas, l’ant tolstadu pro lu ponner in rughe, l’ant fatu morrer in rughe.
Gesù Cristu meu, comente che semus falende in basciu. Gai ant fatu e feghent d’ogni die in pius de chimbanta gherras de su mundu.
Nos paret de vivere, ma vivimus morzende!
A.d. N.
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CI SENTIAMO VICINI AI PARENTI E AGLI AMICI DELLE STUDENTESSE ERASMUS DELLA SPAGNA.
AI PARENTI E AGLI AMICI DELLE VITTIME DEL TERRORISMO DEL BELGIO.
IL TERRORISMO NON PREVARRA’
PER IL NOSTRO BLOG E’ LUTTO GRANDE.
Donaci la Pace,
o Dio,
liberaci da coloro
che seminano
terrori di morte.
Non far prevalere
il Maligno
che insidia
la nostra vita.
Accogli chi è caduto
sotto i colpi
degl’iniqui.
Guarisci
chi è ferito.
Liberaci
da chi ci odia.
Ridonaci
la Pace.
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Ricordo di Gabriella Mondardini Sassari,
Aula Eleonora D’Arborea, 16 marzo 2016 ore 17:00
Da storico mi rendo perfettamente conto dei rischi e dei limiti di una testimonianza su Gabriella, e forse anche lei da antropologa avrebbe qualche cosa da ridire circa una narrazione ancora a caldo, perché sono ancora troppo vive le emozioni e i ricordi dei momenti vissuti insieme a lei. Si compiono, proprio in questi mesi, quindici anni di mia docenza in Sardegna. Quanto siano quindici anni lo attesta mia figlia Irene, alla quale indirettamente debbo la mia avventura sarda, dato che accettai un contratto di docenza proprio perché mia moglie, godendo del congedo per maternità, poteva accompagnarmi nell’isola. Non sono sicuro che le cose siano cambiate a Sassari quanto é cambiata mia figlia da lattante a sedicenne di un metro e settanta! Certo sono molto mutato io grazie agli incontri e posso dire alle amicizie che qui ho sperimentato. Ecco partirei dalla parola amicizia, un termine non propriamente accademico che, dall’avvento di Face book, ha bisogno di qualche precisazione.
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Gabriella Mondardini
(1941.2014)
Questo blog vuole ricordare così Gabriella Mondardini, prematuramente scomparsa. Una collega, un’amica di tanti anni.
In comune l’amore per l’Isola Rossa e il mondo dei pescatori.
I suoi colleghi, più vicini a lei, la ricorderanno domani.
Non possiamo essere presenti, ma con i ricordi di Pietro Clemente e di Franco Lai vogliamo ricordarla ai nostri visitatori. (A.T.)
Una iniziativa in ricordo di Gabriella Mondardini.
Gabriella Mondardini (1941-2014) è stata ordinaria di Antropologia culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari ed è scomparsa l’anno scorso ad appena 73 anni.
Parteciperanno all’incontro del 16 marzo 2016 Sala Eleonora d’Arborea Università Centrale di Sassari.
Alberto Merler (Università di Sassari)
Domenico Branca (Università di Barcellona)
Fabio Pruneri (Università di Sassari)
Franco Lai (Università di Sassari)
Luciano Caimi (Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia)
Pietro Clemente (Università di Firenze)
Silvia Pigliaru (Dottore di Ricerca, Università di Sassari)
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Mi sono appena alzato dal letto. Apro la finestra e poi gli sportelloni che lascio mezzo aperti al centro per vedere il giorno.
Giù un verde da schianto, a tratti con ombre violacee, il cielo è livido, La tentazione è quella di rintanarmi a letto, poi ci ripenso e mi vesto come posso alla bella meglio, al lavandino mi spruzzo un pò d’acqua in faccia, scendo in cucina, mi sbatto le medicine sul muso, bevo come un assetato un quarto di latte e mi rifugio nello studio dopo aver acceso il riscaldamento. Ah, il mio adorato Mac, l’amico fedele della mia grama esistenza. La mia nobile consorte è andata a Sassari a visitare l’appartamento di cui sente costante e profonda nostalgia, ma io ormai sono tornato claramontano anche di residenza usque ad obitum.
Non so da che parte iniziare tra il tanto lavoro che debbo portare avanti, sono come una mucca tra tante balle di fieno a destra e a sinistra. Dove mi butto stamane? Sulla biografia di Armando Fumera, il miglior sindaco che abbia avuto Claramonte e il più grande industriale? Oppure nella lineare, ma lunga vita della nostra centenaria zia Lisedda che, mentre si avvia a compiere i suoi 102 anni, ha attraversato il secolo scorso? I documenti del primo e l’intervista alla figlia aspettano.
Oppure mi arrostisco sugli eventi del borgo paragonabile a Peyton Place per i suoi peccati passati e presenti?
Non lo so dove mi condurrà stamane questo cervello bizzarro.
Suona il campanello! Mi chiedo chi possa essere alle dieci del mattino. Vado ad aprire la porta e mi si presente una signora magrissima con abito viola e un cappello nero a falde larghe. Rimango stupito e mi chiedo se non si tratti della Strega di Benevento.
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Othieri 2 de Capidanni 1672
Su babbu e sa mama de Sebastiana Satta Achena de Othieri istabilint sa dote cun attu pubblicu pro sa fiza chi si devet cojuare cun Selvadore Sanna de sa idda de Tzaramonte, in su Sechentos, giamadu Claramonte.
Su notariu est Antoni Seche Madau de Othieri.
Leonardu Sanna e Potronilla Tinteri, maridu e muzere da sa idda de Claramonte, promittint totu su chi ant a dare a su fizu una borta chi su contratu matrimoniale siat fatu.
A cussos tempos s’Universidade de Thatari, a intender sos istoricos de sa materia, non fint preparados bene e tando nos acuntentamus de s’atu isterridu cun totu sos errores de ortografia dae su notariu fentomadu subra e suta. A nois nos interessat a los leggere ca gai fatende imparamus a conoschere sa vida e sos affares matrimoniales chi si faghiant ca’ semus interessados a comente a cusss tempus si viviat. Dae custa memoriale, presempiu, si connoschet comente s’eredidade si dividiat cant’e pare tra mascios e feminas. Meda bortas nos ponimus a riere cando sos istadunidenses prima de si cojuare faghent sos acordos finza de cantas bortas a sa ghida s’omine podet fagher s’amore cun sa femina (leggidebos in meritu sos acordos de sa batia muzere de Kennedy cun Onassis). All’ischides chi pro tzertas cosas sos istadunidenses sunt frimmos a su Sechentu.
Calchi cosa bos devo ispiegare. Ittem cheret narrer similemente; unu pabillone si legget pabiglione e cheret narrer unu baldacchinu cun sas devanteras suas cherret narrer cun sas guarnitziones: si tratat de bi ponner unu velu ruju contra sa tzintzula cando ses drommende in su lettu (non fint tontos sos othieresos); belos rujos de anpua cheret narrer de Ampurias o de Casteddusardu; unu sanau o savanau de pane, cheret narrer unu pannu pro ponner su pane; bestida de sargetta tanada fradetta e jupone cun sos fardellinos chi portat in dorsu cheret narrer bestida in costumine; benes istantes et mofentes cheret narrer benes immobiles e mobiles; e pro la finire podimus narrer chi custos duos isposos fint analfabetos ca faghent frimmare dae sos Pulighitos, Matheu e Jorzi.
Como leggidebos s’atu o su memoriale comente l’apo copiadu.(A.T.)
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Commenti disabilitati su Su memoriale innantis de si cojuare una femina othieresa cun d’unu tzaramontesu in su 1672 a cura de Angelino Tedde . Leggi tutto

Prof. Mario Ladu
Mario Ladu (1917-2014)
Mario Ladu, era nato a Nuoro nel gennaio del 1917 e quindi ha vissuto gli avvenimenti più tragici e più entusiasmanti della storia italiana del ventesimo secolo. è stato uno studente brillante e si è laureato giovanissimo in Fisica, dopo il biennio in matematica e Fisica presso l’Università di Cagliari si era trasferito per il biennio successivo e per il conseguimento della laurea all’Università di Pavia dove insegnava la professoressa Brunetti già direttore dell’Istituto di Fisica cagliaritano.
La tesi di laurea verteva ovviamente su argomenti di spettroscopia che era l’argomento obbligatorio per gli allievi della Brunetti. La disavventura della seconda guerra mondiale interruppe la carriera di ricercatore di Mario Ladu che riprese i contatti con il mondo accademico alla fine degli anni quaranta quando venne nominato assistente della cattedra di Fisica dell’Università di Cagliari.
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